vita

Tecnochiesa

Ormai è noto a tutti che la Chiesa sta perdendo colpi ed è in caduta libera. Quando regnava l’ignoranza ed internet era soltanto un’utopia, i preti potevano raccontare tutte le balle che volevano e venivano creduti e temuti perché ti vendevano la cazzata che potevano decidere loro se mandarti all’inferno o in paradiso.
Oggi, con l’avvento delle nuove tecnologie e con la diffusione di una cultura sempre più accessibile a tutti, quelle baggianate non reggono più, ed ecco che disperatamente cercano di adeguarsi ai tempi con trovate che, secondo il mio modesto parere, hanno del ridicolo.
Iniziamo con la “direct line” col paradiso, una linea telefonica dedicata ai peccatori. Tutti i propri segreti confessati via telefono ad un discreto operatore.
Cosi’ una calda e confortevole voce accoglie il peccatore:
“Buongiorno e benvenuti al Filo del Signore, questo servizio vi permette di riconoscere i vostri peccati davanti a Dio e ai fratelli, se volete, e preparare il vostro cuore a ricevere la grazia divina… Per confessarvi premete 2”.
Non sto parlando di uno scherzo o di una provocazione, ma di una linea telefonica dedicata alla confessione aperta in Francia da una società specializzata.
L’iniziativa, comunque non avallata dalla Chiesa ufficiale (ma neanche condannata), propone ai cattolici di confessarsi senza dover necessariamente ricorrere ad un confessionale, al quale pero’, avverte il disclaimer nel sito, non si sostituisce, avvisando che in ogni caso, si tratta di una confessione non sacramentale: non si e’ in presenza di un sacerdote e l’assoluzione, naturalmente, non può essere data. Questo servizio e’ essenzialmente solo un aiuto alla preghiera.
Preghiera il cui costo varia a seconda se si accede al servizio piu’ economico (0,15 centesimi di euro al minuto) o a quello più costoso (0,34 centesimi al minuto); in ogni caso il 40% dell’incasso, e’ scritto nel sito, verra’ devoluto ad una non specificata organizzazione umanitaria. Ma dai…
Composto il numero, la calda e confortevole voce citata in precedenza avvisa gli utenti che per i peccati “gravi e mortali” e’ necessario confidarsi con un sacerdote vero (ergo, loro sono taroccati), perchè è l’unico che può aiutare e concedere loro il sacramento della riconciliazione.
I peccatori, premendo il tasto 1 potranno ricevere consigli utili per la loro fede, premendo il tasto 2 potranno confessarsi e premendo il tasto 3 potranno ascoltare i consigli registrati dagli altri utenti. Poiche’ ognuno e’ libero di fare la sua confessione pubblica registrando la sua dichiarazione dopo essersi pentito, il servizio garantisce a coloro che rifiutano, che le loro parole non verranno registrate o conservate.
Ma non è finita… sullo store di Apple, alla modica cifra di 2,29 Euro troverete (provare per credere), l’app Confession, che guida il peccatore verso il confessionale più vicino.
Insomma si possono raccogliere e leggere le brochure con orari e indirizzi delle funzioni religiose, ricevere in real time le notizie condivise dalla comunità, prenotare la confessione.
Insomma, le vie del Signore sono infinite, ma anche le cazzate della chiesa sembra non abbiano mai fine…

Inferno call center

“Plonto? Buongiolno signole, lei conosce il tlading? Vuole laddoppiale i suoi guadagni in modo facile e sicùlo?”
Si…culo…ma il culo è il nostro e loro lo usano come bersaglio per freccette (per non dire altro di più volgare).
Non ce l’ho con quei giovani poveracci che ti chiamano sul cellulare a qualsiasi ora del giorno, anche loro sono vittime di un sistema sbagliato, sono i nuovi schiavi che, per uno stipendio da fame, collezionano in breve tempo più bestemmie e vaffanculo di un arbitro che non concede un rigore netto alla squadra di casa.
Sei in riunione? Sei seduto sulla tazza del cesso? Stai facendo sesso? Stai dormendo sul divano per un pisolino? Ecco che il demoniaco cellulare vibra e ronza con la fatidica scritta sul display: “sconosciuto”.
Oddio, chi sarà? La Digos?, il Pronto Soccorso? Mia suocera dal Canada? No, è lui o lei, nove volte su dieci con improbabile accento straniero che vuole convincerti ad investire sul trading (ma che cazzo è?), a cambiare compagnia telefonica, della luce, del gas o venderti olio e vini a prezzi imbattibili.
Davvero non so quanti hanno la pazienza ed il garbo di declinare gentilmente l’offerta (non prendo nemmeno in considerazione l’ipotesi che ci sia qualche matto che gli dia retta), perché costoro hanno anche la rara capacità di beccarti quando sei incazzato nero (al giorno d’oggi quasi sempre). Allora immagino il callo che avranno fatto a “vaffanculo” e bestemmioni in dialetti vari, una vera palestra di vita direi.
Personalmente adotto la tecnica della “linea caduta”, la quale mi evita fegato marcio e rimorsi. Appena mi accorgo che sono “loro” ho elaborato un verso gutturo-labiale che ha richiesto settimane di allenamento che mi consente di imitare l’interferenza sulla linea, tipo “grrrfffrrrrrrccccrrrrr” e dopo un secondo schiaccio il tasto di fine chiamata. Rapido ed indolore.
Comunque, visto che ormai è diventato uno stalking, con più chiamate nell’arco di una giornata, ho cercato di informarmi come fare a farli smettere ed ho scoperto che esiste un’istituzione chiamata “Registro Pubblico delle Opposizioni” cui iscriversi, mettere il proprio numero di telefono e così si dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) evitare di ricevere chiamate pubblicitarie. A prescindere che l’home page è in inglese e non capisco perché, io ci ho provato ma mica ci sono riuscito…sia col numero di casa che con quello del cellulare non mi fa mai concludere l’iscrizione che non è neanche complicata…mistero.
Voi sapete che esiste questo registro? Ci siete riusciti ad iscrivervi? Se si, hanno davvero smesso?

Maschere

Il grande Osho diceva che noi non siamo la nostra personalità. Che questa è solo una maschera che portiamo, non è la nostra vera realtà, il nostro volto originale. Essa andrebbe quindi distrutta per scoprire la nostra individualità.
L’individualità quindi sarebbe la nostra vera essenza, mentre la personalità non è altro che quello che la società ha fatto di noi, o sta cercando di fare.
Oggi non si incentiva l’individualità, ma si forgiano personalità indirizzandole nella direzione voluta da chi ha deciso cosa è bene e cosa è male. Milioni di persone nel mondo conoscono solo la propria personalità senza rendersi conto che c’è qualcosa di molto più grande.
Sono diventati tutti attori, ipocriti, burattini nelle mani di preti, politici, genitori, insegnanti e si ritrovano a fare cose che non avrebbero mai desiderato fare e non fanno ciò che invece hanno sempre sognato di fare. E’ come fare la guerra a se stessi.
Ma la propria natura non può essere distrutta, quindi continuiamo ad avvelenarla. “La facciata di una casa non appartiene a chi ci abita, ma a chi la guarda”, recita un antico detto orientale.
Personalità deriva da “persona”, il nome della maschera teatrale che nell’antica Roma indicava l’attore della commedia. Il militare, il padre di famiglia, il mercante… tutti dovevano essere riconducibili ad una tipologia ben definita nella vita quotidiana. Insomma una maschera, e non si può indossare una maschera senza venirne alla fine pesantemente condizionati.
Possiamo quindi arrivare a concludere che il termine “persona” significa “maschera”.
Quindi siamo tutti persone e siamo tutti maschere. Se volete oltrepassare una maschera guardate l’unico spazio che quest’ultima non copre: gli occhi. Perchè le maschere hanno un grande limite, non possono coprire gli occhi.

Inseguire i pensieri

Se questa attività facesse perdere calorie, in palestra non ci andrebbe più nessuno e saremmo tutti magri come chiodi, in forma smagliante e piacevolmente sfiniti. Ma l’unico termine che si adatta a questa attività è solo l’ultimo. Inseguire i pensieri ci sfinisce e basta.
Questo perché i pensieri non si fanno mai prendere. Tutto ciò che si insegue può essere raggiunto oppure no, dipende dalla velocità di inseguito ed inseguitore, ma l’unica cosa che non può essere mai raggiunta sono i nostri pensieri, eppure continuiamo imperterriti ad inseguirli, ogni giorno, ogni ora, ogni secondo, consapevoli di non poterli agguantare, come asini davanti ad una carota legata al bastone.
Sono un’esca della nostra mente, la trappola delle trappole e, se ci va bene, sono pensieri piacevoli, sono ciò che vorremmo vedere realizzato per noi, per i nostri cari, e, per i più altruisti, per l’umanità intera. Ma non è infrequente che ci vada male, ed allora ci troviamo ad inseguire paure e preoccupazioni che spesso non hanno alcun fondamento.
Va specificato che paure e preoccupazioni riguardano il futuro, qualcosa che ancora non esiste e che non possiamo conoscere, mentre l’inseguimento dei pensieri a ritroso, verso il passato, è più corretto definirlo col termine rimpianti.
Sono entrambe direzioni sbagliate, che non ci portano da nessuna parte perché il passato è passato e non torna più, mentre il futuro ancora non esiste e nessuno può affermare di conoscerlo.
Allora, almeno una volta, smetti di inseguire ciò che ancora non hai o non puoi più avere e goditi ciò che hai nel momento presente.

Cos’è la vita?

Qui si può spaziare dalle cazzate più atroci ai pensieri più profondi. Cos’è la vita? Ci saranno tante definizioni quanti esseri umani sul pianeta. Puoi intenderla in senso biologico, religioso, spirituale, ottimista, pessimista, temporale…a voi la scelta.
Se ci pensi, non c’è concetto più indefinito e contraddittorio. C’è chi la ama al punto da sopravvalutarla, chi la odia al punto di non volerla e di togliersela. Noi siamo la vita e la vita non potrebbe esistere senza di noi. La ricreiamo continuamente attraverso i nostri figli ma non possiamo confonderla con l’amore. Quest’ultimo passa e se ne va, la vita che hai generato resta e genererà altra vita.
Puoi vederla ovunque, in un albero, in un gattino o in un cucciolo smarrito, in uno sguardo rubato, nel sole che sorge ogni mattina, e senza il quale nessuna vita sarebbe possibile sotto questo cielo.
La vita attraversa il tempo e si sa che se attraversi qualcosa, costantemente l’attrito ti consuma per questo il tempo consuma la vita che ha sempre avuto il segreto sogno di sconfiggere il tempo. Forse lo ha già fatto e non lo sappiamo perchè sono in molti a credere che la vita non sia soltanto una. I cattolici parlano di vita eterna, non qui ma in un paradiso che non possiamo conoscere, nè forse mai conosceremo. I buddisti e gli induisti parlano di reincarnazione, un percorso ciclico in cui la vita si identifica con l’anima e non con col corpo che la contiene. Non è mia intenzione farne una questione filosofica o religiosa, credete a ciò che più vi piace, ma in entrambi i casi vivetela fino in fondo.
Quanti interrogativi si porta dietro questo concetto. Viviamo in un universo di cui non conosciamo neanche le dimensioni, perchè trascendono la nostra umana comprensione, allora è possibile pensare che la nostra sia l’unica forma di vita?
Fatto sta che, comunque la si intenda, è un concetto radicato nel profondo. Siamo meccanicamente programmati per preservarla, se mi gettano addosso qualcosa alzo un braccio d’istinto per proteggermi, lo stesso meccanismo adotta la vita in tutti i suoi aspetti.
C’è anche chi gioca a fare Dio sulla terra con la vita degli altri, i medici e gli assassini. I primi a fin di bene per preservarla, i secondi per toglierla con la violenza, ma entrambi devono provare, con opposti principi, analoghe sensazioni.
Ci sono quelli per cui è una corsa in cui si battono per arrivare primi, ma ci sono anche coloro che fanno molta più strada rimanendo completamente fermi.
La vita traccia sentieri misteriosi, a volte toglie quando credevi di avere e a volte, improvvisamente, ti da tutto quello di cui hai bisogno. Per alcuni è una strada ripida ed in salita, piena di sassi ed erbacce, per altri un nastro liscio e scorrevole che però regala a tutti la possibilità di andare avanti.
Alcuni la collegano al gusto: forte, amaro, delicato, piccante, dolce, insomma un piatto da gustare senza soffocarsi.
Può essere solo una scatola vuota che ci è stata data affinchè la riempissimo di cose belle da ricordare ogni tanto o, viceversa, da dimenticare.
Forse è una cosa addirittura senza senso se ti guardi attorno, ma se riesci a nascondere la rabbia in un abbraccio, se riesci a trasformare le lacrime in una lezione e riesci a diventare il riferimento di chi non ha conosciuto la tenerezza, quando riesci a trasformare la tristezza in allegria e riesci a preservare la tua dignità nei momenti difficili o quando ami davvero, allora puoi trovarci il senso che forse essa ha…

La sindrome dell’impostore

Una delle trappole più infide che la società di oggi ha costruito artificialmente è la cd “sindrome dell’impostore”.
Essa non è altro che la paura di non essere all’altezza per ricevere i riconoscimenti e gli apprezzamenti degli altri.
Il più delle volte, quando raggiungiamo ciò che ci siamo prefissi di ottenere pensiamo che sia dovuto al caso o a fattori esterni, mai a meriti nostri e quindi o subentra la paura di non poter mantenere quel livello oppure la paura che se gli altri sapessero chi siamo veramente non ci stimerebbero così tanto.
Da qualunque lato la si guardi, c’è sempre un divario, più o meno profondo, tra come ci percepiscono gli altri e come noi ci sentiamo realmente. Può essere occasionale, ma arriva spesso a diventare un modo di essere costante perchè il nostro sistema sociale marcio incentiva questo sentire.
I modelli di oggi sono diventati i personaggi del cinema, della TV ed in genere dello spettacolo. Se non sei magro/a come tizio/a o vestito/a come caio/a, sei inferiore; se non hai l’ultimo modello di PC o di smartphone ti guardano con disgusto.
I tuoi genitori hanno fatto sacrifici per iscriverti alla tale università e tu non ottieni i risultati che si aspettano da te, quando magari il tuo sogno è stato sempre quello di recitare in teatro (ricordate “l’attimo fuggente” con Robin Williams?).
Adolescenti che hanno avuto rapporti che emarginano le amiche perchè sono ancora vergini, iniziazioni nei college o nelle scuole, in caserme, appartenenza a sette religiose, ecc. Se non sei schierato ed inquadrato in un gruppo “alla moda” non sei nessuno e da qui nasce la nostra ansia di non essere all’altezza.
Ma all’altezza di che? Ognuno di noi credo sia un essere unico ed irripetibile, come un’impronta digitale o come un fiocco di neve, non ne esistono due uguali, quindi perchè si devono costringere gli esseri umani a somigliare a questo o a quello o a possedere questo o quello per essere qualcuno? Perchè non concentrarsi unicamente sul realizzare se stessi liberi da qualsiasi condizionamento esterno? Perchè questo modo di pensare è ignorato ed anzi avversato? Parlare in prima persona, a questo punto, sarebbe già un traguardo, perchè quando ascolto qualcuno che inizia una conversazione con il “noi” fuggo via a gambe levate perchè è un morto che cammina.
Antony De Mello, a tale proposito ha scritto un libricino che vi consiglio di leggere: “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, perchè se fai nascere un’aquila in una covata di galline questa non scoprirà mai che sa volare e passerà a terra il resto della sua vita credendo di essere un pollo.

Banconote

Osservavo un video di un professore di economia che faceva notare una cosa davvero interessante a cui nessuno sicuramente ha mai fatto caso. Prendete una banconota in Euro, di un taglio qualsiasi, e noterete che accanto alle varie dizioni dell’ente che l’ha emessa, cioè la BCE (Banca Centrale Europea) c’è il simbolo del copyright che protegge i diritti d’autore.
Ma come? Sulla moneta in corso legale di un Paese sovrano c’è un simbolo di diritto privato?
Già, perchè l’Euro è la più grande truffa criminale che sia mai stata perpetrata a scapito degli ignari cittadini, perchè la BCE è un consorzio di banche privato che ha come azionisti, le banche centrali dei rispettivi Paesi che ne fanno parte. E chi sono i soci di quelle banche? andate su internet a vedere chi sono i soci della Banca d’Italia… rimarrete sconcertati. E’ tutto pubblico per chi ha voglia di scoprirlo, ma nessuno lo dice.
Ma la moneta non dovrebbe essere un istituto di diritto pubblico? Dove sono finite le scritte “pagabile a vista al portatore”? O “la legge punisce i fabbricanti e gli spacciatori di biglietti falsi”? Sulle vecchie lire c’era, oltre alla scritta “Repubblica italiana”, che testimoniava che la moneta era proprietà della Repubblica e quindi del popolo italiano.
Ma gente come Mario Monti, peraltro mai eletto dal popolo e proveniente non si sa bene da dove, ci ha imposto tutto questo, quindi adesso abbiamo una moneta che, in caso di crisi, sarebbe carta straccia perchè è come i soldi di un Monopoli al cui tavolo noi non siamo certo seduti.
Ah, dimenticavo che nessun’altra moneta al mondo ha stampato il simbolo del copyright, neanche il dollaro…
Che sta succedendo? Apriamo gli occhi ed iniziamo a porci qualche domanda…

Lo scienziato

Mi chiamo Julius e nella vita ho studiato ed appreso tanto, spinto da una sete di conoscenza che mi ha sempre tormentato, ho letto innumerevoli libri, ho cercato di carpire i misteriosi segreti dell’Universo, ma oggi, all’età di 60 anni e con tre candidature al premio Nobel, dopo tutto ciò per cui ho vissuto, posso dire che al mondo non esiste una biblioteca così vasta che possa insegnarti l’esperienza più di un solo errore che commetti.
Ho sempre amato la vita ed ho creduto che la scienza dovesse essere al servizio di quest’ultima, ho creduto anche che i segreti che l’Universo celava, e di cui io e pochi altri avevamo le chiavi, avrebbero alleviato le sofferenze dell’umanità ma mi sbagliavo.
Gli uomini sono ciechi e crudeli e, per i loro fini egoistici, non esitano a distruggere i loro simili, siano essi dei singoli o milioni di persone, questo dipende dalla quantità di potere di cui dispongono.
Ho amato la ricerca ma ho conosciuto il peccato, volevo essere vita ma sono diventato morte, il distruttore dei mondi.
Avrei potuto ricevere infiniti allori se non avessi avuto una coscienza ma ce l’ho e sono l’unico con cui ci debbo fare i conti, gli altri che ne sanno? Non è colpa mia se non ce l’hanno.
Ho scoperto che una cosa invisibile come l’atomo può avere un’energia tale da salvare il mondo… ebbene ce l’ha ma può anche distruggerlo. Sta a noi la scelta. Evolvere o allinearsi coi barbari delle prime età.
Ora che sono arrivato alla fine della mia vita non so se chiedere scusa o chiedermi perchè mi è stato dato questo “dono”.
Forse, come tutti geni di passaggio su questa terra, sono stato frainteso.

Requiem per il calcio

Volevo esprimere una considerazione sullo sport, ed in particolare sul calcio, che qui in Italia, ha praticamente superato, in numero di fan e guerre nell’arena con tanto di morti, la vecchia religione cattolica, ormai relegata ad una roba per vecchietti che sperano, in zona cesarini, di guadagnarsi un posto in paradiso dopo tutte le minchiate che hanno combinato qui sulla terra. Mi viene da ridere alla faccia che faranno quando scopriranno che non c’è proprio nulla di quello che gli hanno raccontato per una vita. I preti sono come Vanna Marchi, tu gli fai l’offerta in denaro e loro ti garantiscono un posto in paradiso… più offri e più puoi prenotare una nuvola vista Eden, insomma una bella truffa.
Ma la pretaglia ormai è in disgrazia, governa un pò sulle anime misere ed ignoranti, ma di concreto e temporale non ha più un cazzo, se non un mezzo chilometro quadrato al centro di Roma che certo vale parecchio e pare stiano pensando di vendere alla Carrefour per farci un mega centro commerciale così il Papa & co. se ne vanno tutti ai Caraibi in meritata pensione dopo duemila anni di (dis)onorata carriera.
Gli sport “minori” mantengono, in parte, quello spirito di sana competizione che parte dall’antica Grecia, quando chi veniva incoronato vincitore aveva una corona di alloro che garantiva la trasmissione del suo nome ai posteri. Soldi un cazzo, magari un vitello arrosto.
Oggi se ti nasce un figlio e vuoi investire su di lui, mica penserai di farlo iscrivere a lettere, filosofia o fisica all’università, vero? Così mi muore di fame, povera creatura. Gli regali un pallone e la maglietta della squadra per cui tifi tu e stai a vedere se riesce a fare tre palleggi di seguito.
Se non ci riesce ti deprimi e lo mandi a lavorare subito in fonderia, porta a casa i soldi e non pensare a rincorrere sogni stupidi.
Il calcio oggi è quanto di più devastante ci sia sportivamente, è un business gigantesco che sfrutta la minchionaggine di milioni di persone decerebrate che si puniscono, si sacrificano, si svenano e si deprimono e piangono di sofferenza se la loro squadra perde una partita… figuriamoci obiettivi più alti.
Ragazzini che guadagnano miliardi che vengono venduti come al mercato delle vacche, allenatori che vengono osannati non si capisce per aver fatto cosa, libri scritti in testa alle classifiche, giornalisti strapagati in trasmissioni televisive che parlano del nulla cosmico… a me sembra che siano tutti matti.
Ma la dimostrazione più eclatante della morte del calcio la stiamo avendo in questi ultimi due anni quando sono venuti a fare la spesa qui da noi i cinesi. Inter e Milan, due delle squadre storiche in Italia, ormai sono di proprietà loro e vedi in tribuna questi uomini d’affari orientali attoniti che sorridono appunto come cinesi, che neanche capiscono a che cazzo di gioco si sta giocando, ignorano le regole se non quelle del potenziale profitto economico miliardario ai danni di quella marea di coglioni che urla e si sbraccia per uno spettacolo che non ha più niente di sportivo.
Ridatemi Gigi Riva e quei calciatori che credevano in una maglia senza arricchirsi… oppure pagate e gridate coi cinesi: Fozza Inda!

La sfilata di Miuccia

Ore 19 circa, Milano centro, sto rientrando in Vespa da una spesa al supermarket necessaria, causa sottovuoto critico del mio frigorifero dove l’unica mela presente, causa depressione, aveva tentato il suicidio. Fa freddo e già mi rompe uscire, ma mi tocca, altrimenti mi devo succhiare il ghiaccio dalla vaschetta stasera per cena.
Procedo in fretta e rientro alla base, quando ad un certo punto mi rendo conto che c’è una fila di auto assurda che intasa le strade del centro al punto che neanche uno scooter riesce a passare. Metto la mente in modalità zen e aspetto paziente… Magari c’è un incidente e qualcuno si è fatto male.
Però noto che la tipologia di auto è particolare, tutte di grossa cilindrata, nere e fanno parte di noleggio con autista.
Ma che cazzo succede? Mi faccio strada a fatica, dribblando la fila e facendo il filo agli specchietti ed arrivo al cuore del formicaio, una ressa di gente fuori da una specie di capannone in pieno centro.
Mi blocco perchè non si riesce a passare e, nuovamente fermo, vedo uscire un terzetto di ragazze vestite nel seguente modo:
A) Biondona milfona con capelli giallo evidenziatore ad acconciatura alla cono gelato inguainata in un completo bianco e nero a scacchi e tacco 17 da troione di ordinanza;
B) Ragazzina dark con caschetto nero, trampoli da clown del circo bianchi e soprabito nero alla Neo di Matrix;
C) Trentenne in Tailleur verde Shrek con disegni art decò e cappello in tinta che camminava a passettini come se un cane le stesso mordendo il culo;
Intanto c’è una folla di gente che fa foto coi telefonini, un delirio che non riesco proprio a capire.
Paraculescamente chiedo alle streghe di Eastwick: “Scusate ma che è sto casino? C’è una megafesta di carnevale? Il vostro costume è fighissimo”
Si bloccano e, inorridite, mi dicono: “Ma come, non lo sai? C’è la sfilata di Miuccia Prada”
“Miuccia? Quella dell’asilo?”, rispondo con fare serio avendo capito di avere a che fare con tre imbecilli.
L’asilo in realtà è Mariuccia ma loro non colgono la battuta, mi guardano come si può guardare uno scarafaggio che attraversa la strada. Ma questo dove vive?
Poi notano il mio abbigliamento con tuta grigia modello Rocky Balboa un pò strappata da 40 Euro alla Coin ed il disgusto aumenta, quindi si allontanano parlottando e ridendo su quell’incontro con quel buzzurro ignorante.
Attendo che quella ressa di zombie sfolli un pò, passo e torno a casa a salvare la mia mela nel frigorifero per portarle un pò di compagnia…

Medicina quantistica

Visto che l’argomento ha interessato qualcuno di voi, stavolta voglio fare un passo avanti e parlare brevemente dell’applicazione di quegli strani principi in un settore che riguarda la nostra realtà più dura, e cioè la salute, il suo mantenimento o il suo recupero quando viene meno.
Oggi la medicina tradizionale è basata su una rigida differenziazione delle zone del nostro corpo. Per cui si sono sviluppate specializzazioni che sono a compartimenti stagni, cardiologia, gastroenterologia, neurologia…e potrei andare avanti a lungo. Ma questo lo sapete già. Se avete problemi di cuore andate dal cardiologo perché crediamo che lui sia uno specialista di quell’organo. Però nessun medico bada al paziente inteso come persona, come unità unica ed irripetibile. Si occupa del suo organo ammalato come un meccanico farebbe con lo spinterogeno, il carburatore o con la coppa dell’olio.
Io credo che non funzioni così, altrimenti perché certi farmaci su alcuni funzionano e su altri no? E come mai le persone guariscono anche gli viene somministrata una soluzione inerte (effetto placebo)?. Certo la medicina ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni ma questo è stato dovuto ad una medicina “sintomatica”, e poco “curativa”. In altre parole si sono cercati rimedi chimici tesi a soffocare i sintomi, quasi mai a cercare le cause che li hanno generati.
Eh già, se si agisse sulle cause il paziente guarirebbe, mentre se si opera sui sintomi, il povero sventurato resta dipendente dai farmaci come un tossico dalla droga e questo è esattamente quello che le potentissime multinazionali farmaceutiche vogliono. Un paziente guarito non crea guadagno, uno a cui curi solo i sintomi, soffocandoli, avrà sempre bisogno di te e della tua robaccia chimica quando inevitabilmente si ripresenteranno. Esattamente come un drogato con lo spacciatore. Nessuna differenza. L’unica differenza è che gli spacciatori sono fuorilegge e se li beccano vanno in galera, questi qui sono al potere a livello di governi mondiali e sono le persone più ricche del mondo.
La Medicina Quantistica è una branca della medicina estremamente nuova e in continuo divenire in cui gli studi pionieristici di scienziati e medici convergono verso la messa a punto di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici.
Al fondamento di questa nuova visione c’è un approccio che mette l’essere umano al centro della sua visione di mente, corpo, spirito ed emozioni, basandosi sui campi elettromagnetici (vibrazioni) su cui è fondata la materia vivente, sulla base delle teorie di Einstein.
Attraverso queste nuove conoscenze è necessario guardare ai sistemi di comunicazione e regolazione del corpo in un modo diverso e molto meno meccanicistico e semplicistico. In altre parole la malattia, lungi dall’essere un accidente casuale, non sarebbe altro che uno squilibrio di frequenze della cellula che, in quel dato organismo, per un certo organo, non “risuona” più all’unisono con la totalità delle altre cellule di quel corpo.
Ognuno di noi ha un suo campo elettrico e magnetico, una sua vibrazione che va ristabilita se si vuole guarire, avendo attenzione ad una visione di insieme e non più del singolo organo, come erroneamente fa la medicina tradizionale.
Se un fegato, un rene, una gamba presentano dei problemi non va isolato l’organo ma va considerato il paziente nel suo insieme, altrimenti non ne verremo mai a capo.
Solitamente, invece, la maggior parte dei medici, che risente di un gap scientifico notevole rispetto alle cognizioni odierne della ricerca (in pratica non capisce un cazzo), obietta che questo tipo di approccio non è razionale e non poggia su solide basi dimostrate. Eppure, per fare un esempio forse sconosciuto ai più, la risonanza magnetica nucleare, utilizzata grandemente in diagnostica, è basata proprio su un principio fisico di risonanza applicato agli atomi di idrogeno che compongono i tessuti corporei.
La medicina quantistica non è invasiva e si avvale di apparecchiature che nessun medico tradizionale oggi conosce. Siamo ancora a livelli pionieristici ma i risultati finora sono sbalorditivi.
Il discorso sarebbe molto lungo e complesso ma si capisce che un simile approccio va a pestare i piedi alla più grande e potente lobby mondiale: Big Pharma, le case farmaceutiche che, in caso di successo di un simile approccio terapeutico fallirebbero in poco tempo.
Nessuno ne parla, se non in circoli ristretti e selettivi…adesso sapete perché.

La ricerca della felicità

Vi siete mai chiesti cosa significhi davvero essere felici? E da cosa dipende? Dall’età? Dalla bellezza? Dall’essere ricchi? Dall’avere ciò che si desidera? No, niente di tutto questo. Io credo che sia la sensazione di essere soddisfatti della propria vita, qualunque essa sia, anche accettando i propri limiti, addirittura amandoli. E’ un concetto così importante perché è il traguardo di ogni essere umano eppure così soggettivo che non è possibile darne una definizione univoca. Può essere nell’abbraccio di chi ti ama, in un tramonto, nel sorriso di un bambino, in un bicchiere di vino con un vecchio amico, o, semplicemente, perché sei felice di essere parte, ogni mattina, appena ti svegli, di questo pazzo mondo.
Allora scopri che la felicità ce l’hai dentro e non ti viene da fuori.
Può durare un solo istante e quell’istante può valere una vita intera.
Qual’è il contrario di felicità? Verrebbe da pensare che sia la tristezza ma io non credo, perché il suo contrario è la mediocrità, la routine, l’abitudine consolidata che spegne quella meraviglia di sorprendersi a sorridere davanti a qualcosa che ci piace e che non sappiamo più rincorrere.
La felicità, il più delle volte sta nell’ignoto, nella scoperta di cose nuove che ci sorprendono e quando la senti lascia il segno. Se passi una giornata piatta non la ricordi, se vivi un solo attimo felice lo ricordi per sempre.
La felicità è la ricchezza dell’anima che cerca conforto nelle piccole cose, non nei grandi progetti, felicità non è pensare in grande ma vivere l’attimo, assaporando il gusto dolce del presente, quando è bello, senza lasciarsi illudere dal falso aroma del futuro o dal cattivo odore del passato.
Felicità può essere guardare una vecchia foto ingiallita, scoprire un diario in un cassetto in cui leggi qualcosa scritto da un altro te, lo sguardo del tuo cane, l’odore del caffè la mattina e un miliardo di altre piccole cose che non devi lasciarti mai sfuggire distraendo la mente, bensì lasciandola correre e saltare su quello che è il momento che stai vivendo.
La felicità è contagiosa ed il suo veicolo è l’amore. Se qualcuno che ami è felice, lo sei anche tu e questa è una cosa meravigliosa che dimostra quanto certi legami stiano a dimostrarci che siamo tutti connessi. Provare gli stessi sentimenti di un’altra persona è forse la più alta vetta che si possa raggiungere in un’intesa, quasi a raccogliere le briciole di quella gioia che ti senti in grado e diritto di condividere.
Forse la felicità è il polline di questa nostra misera vita, il respiro dell’anima grazie alla quale essa stessa sopravvive, e forse aveva ragione Oscar Wilde quando diceva che la felicità non è avere ciò che si desidera ma desiderare quello che si ha.
Quasi quasi mollo tutto e divento felice… (cit.)