anima

Guerriero

Non si è guerrieri nel senso che credete. Si usano armi invisibili che non sono associate a nessun tipo di violenza, non si fa guerra a nessuno ma ci si difende se si viene attaccati, anzi si deve avere l’abilità eccelsa di usare l’altrui aggressività come difesa.
Un guerriero lotta però ogni giorno contro i suoi dèmoni, perchè sa che il nemico più temibile di un uomo non è nel mondo esterno ma nella sua anima, e se l’anima perisce, il corpo farà la sua stessa fine mentre può non essere vero il contrario.
Vincere guerre e conquistare nazioni può rendere potenti e temuti, fare la stessa cosa con le proprie cattive abitudini e conquistare il completo controllo di se stessi ti rende invincibile.
Se non si è svegli ed all’erta sempre non si riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati allorquando ci si immerge nelle lotte quotidiane.
Il guerriero insegue i propri sogni, non quelli preconfezionati della società o degli altri, perchè sente il suo destino, lo vive nel cuore e sulla pelle come una bruciatura e non importa quanto in salita sia la strada, se quella è la sua via vuol dire che ha la forza per affrontarla.
Un guerriero non si lascia abbattere dalle difficoltà, perchè non è detto che esse siano cose negative, solo il tempo può dire se qualcosa è giusto o no per noi in un certo momento. Forse accadono per mostrargli la via, prove da superare per capire e riconoscere i nostri limiti.
Un guerriero non giudica mai, perchè sa che ogni giudizio è personale e quindi quasi sempre sbagliato. Di contro, egli si sente libero di fare ogni cosa senza vincoli sociali, perchè come è vero che non giudica, è anche vero che non gli importa affatto il giudizio degli altri. Per questo ciò che lo guida è la passione interna, mai il timore di come appare all’esterno.
Un guerriero lo riconosci dagli occhi, essi sono un misto di pace e curiosità, sanno scrutare, infondere sicurezza e trasmettere amore, sono loro la vera voce del guerriero che di solito è di poche parole.
Il guerriero coltiva solo i legami solidi e quelli sono pochi. Egli sa che solo ciò che è importante è destinato a persistere, mentre tutto ciò che è inutile è destinato inevitabilmente a scomparire.
Un guerriero vive di sostanza, mai di apparenza, le maschere non gli appartengono, egli persevera senza mai intestardirsi, perchè è consapevole che c’è un tempo per ogni cosa e l’abilità sta nel coglierlo e, di contro, sapere quando è il momento di abbandonare il campo.
Il guerriero ha fede. Non certo nei dogmi indimostrati delle religioni, bensì in se stesso, consapevole della sua unicità ed insegue i suoi sogni convinto di poterli realizzare. Come ogni guerriero, a volte vince, altre volte no, ma non per questo si lascia abbattere, perchè nella sua vita c’è sempre posto per un sogno nuovo da realizzare.
Un guerriero è sempre concentrato, quindi è attento alle piccole cose. Solo i ciechi ed i superficiali vedono esclusivamente i grandi eventi e tralasciano i particolari, facendosi sfuggire le cose più belle della vita, che di solito si nascondono nei dettagli.
Il guerriero è umano, è uomo o donna, e quindi imperfetto, sbaglia, si arrabbia, cade ma si rialza ed è sempre pronto a chiedere scusa per i suoi errori quando li riconosce come tali, ma in quella sua fragile umanità riconosciuta sta la sua corazza di guerriero.

Satori

Oggi ho preso uno spunto e fatto una promessa di dedicare questa riflessione a qualcuno che mi ha ispirato l’idea di questo post per cercare di descrivere qualcosa di indescrivibile, qualcosa che solo la millenaria filosofia orientale poteva intuire e che non ha un corrispondente termine nella nostra lingua. Sto parlando del “Satori”.
E’ un termine zen che si potrebbe grossolanamente tradurre con “risveglio improvviso”. E’ come varcare un cancello, ci si potrebbero impiegare anni per avvicinarsi ma potremmo non riuscire a varcarlo mai e vivere nell’inconsapevolezza come fa la maggior parte delle persone.
E’ un momento di risveglio, quel momento in cui ci sentiamo tutt’uno con ciò che stiamo facendo. Non esiste più l’osservato e l’osservatore perché questi termini finiscono per coincidere. Ed è incredibile come anche la fisica quantistica sia arrivata a questa conclusione: la realtà osservata non può essere distinta dall’osservatore.
Quante volte facciamo qualcosa mentre stiamo pensando ad altro? Forse sempre. Il satori è il momento creativo in cui siamo così presi da ciò che stiamo facendo che ci dimentichiamo di dormire, bere, mangiare, perché siamo tutt’uno con la nostra azione, è l’ispirazione di chi crea capolavori. Facile? Scontato? Non succede quasi mai! Non alla gente comune.
Per entrare nella mentalità aperta al satori, dovete semplicemente lasciarvi andare: sappiatelo e abbiate fiducia. Raccoglietevi nel silenzio o in ciò in cui siete impegnati e che vi appassiona e poi ascoltate la vostra mente. Sentirsi liberi dalla continua lotta interiore con la vita è un piacevole preliminare al satori.
Il satori è uno stato nel quale una persona si trova in armonia con la realtà esterna ed interna (interiore), uno stato nel quale la persona coglie pienamente la realtà ed è un’esperienza momentanea, infatti questa è la sua caratteristica fondamentale. Se non è improvvisa non è satori Vi è mai capitato di vivere attimi come questo?

La ghiandola pineale

Abbiamo un piccolo organo, proprio al centro del nostro cervello, che non abbiamo ancora capito bene a cosa serva. O meglio, forse qualcuno lo ha capito ma non vuole che si sappia.
Ebbene, questa piccola ghiandola, a forma di pigna (da qui l’origine del suo nome), scientificamente nota come epifisi, delle dimensioni di una lenticchia, produce una sostanza nota come DMT (dimetiltriptamina) che è una sostanza in grado di provocare viaggi extradimensionali ed extratemporali. Però il nostro corpo produce anche un enzima in grado di annullare l’effetto di questa sostanza, per cui non ci rendiamo neanche conto di averla. Mi chiedo cosa succederebbe se fosse libera… un mezzo esiste e chi l’ha provato ha raccontato cose sconvolgenti. Ne riparlerò.
Inoltre, la nostra alimentazione e l’uso di sostanze spacciate per utili, portano alla calcificazione di questo piccolo organo che è molto coinvolto nei sogni che facciamo ogni notte.
La sostanza killer della ghiandola pineale è il fluoro, che è uno dei principali additivi nelle bevande gassate, negli zuccheri raffinati ed in quasi tutti i dentifrici. Durante lo stato di veglia si attiva il processo di degrado, favorito dallo smodato uso delle suddette sostanze, mentre nel sonno e durante la meditazione, essa si “decalcifica” e riprende a funzionare.
La simbologia legata a questo piccolo organo sconosciuto è stata evidenziata da numerose immagini, anche nella chiesa cattolica, laddove è presente nel “cortile della pigna” a Roma e persino sul bastone pastorale del Papa (ferula), ma non lo sa nessuno.
Perchè? Che significa quel simbolo?
Cartesio era convinto che la pineale fosse la sede della coscienza e gli scienziati hanno scoperto che è l’unico organo da cui viene prodotta la melatonina, ormone fondamentale che regola il ritmo circadiano sonno-veglia, che regola gli ormoni ed il sistema immunitario. In più accresce la produzione di energia fisica, aumenta la sopportazione alla fatica ed è antiossidante.
Gli spiritualisti e gli sciamani affermano che sia la sede del “terzo occhio”, l’intuito che rende “sveglio” un individuo e gli dona capacità percettive.
Le sostanze che ci propinano (acqua fluorata negli acquedotti, fluoro ovunque e cibi e bevande) pare abbiano il fine di rimbambire le masse, proprio atrofizzando la ghiandola pineale.
Nessuno, in ambito scientifico, ha prestato attenzione a quest’organo misterioso, giudicato addirittura superfluo ma che così non è. Non abbiamo organi superflui.
Non sarà che questa minuscola ghiandola è la chiave tra il mondo fisico e quello spirituale che tanto stiamo cercando?

Io non sono io

Lo so, lo so, se dovessi esordire con la domanda “ma noi chi siamo veramente?” ecco che si scatenerebbe un casino.
Come, chi siamo? Io sono io, Cavalier commendator Fracazzo da Velletri, onorevole della repubblica, notaio, avvocato, ingegnere, ecc… ecc…. Tutti appellativi che in certe occasioni vengono preceduti dalla frase che personalmente reputo la più alta forma di idiozia che un essere umano può manifestare: “lei non sa chi sono io”. Mi verrebbe da chiedere: “Ma lei lo sa chi è lei veramente?” Un coglione, vabbè ma questo è troppo scontato.
Allora procediamo ad un’analisi attenta della domanda che non è poi così banale. Siamo davvero chi crediamo di essere?
Iniziamo dal nome. Io sono Mario, Giuseppe, Francesco… ok e di cognome? Rossi, Bianchi, Verdi, e così via.
Nulla da obiettare, c’è scritto anche sulla carta d’identità. Mario Bianchi, Giuseppe Rossi… e così via.
Ma questi tizi il nome se lo sono scelto? Ovvio che no, il nome che portiamo ci è stato dato dai nostri genitori senza che noi si sia potuto metter becco. Il cognome ancor peggio, scelta zero. E’ quello della famiglia in cui siamo nati, quindi chi ci ha dato il nome non ha neanche potuto scegliere il cognome.
E’ facile comprendere che non si può essere un qualcosa che ci è stato imposto, credo che siamo molto di più.
Pensate poi a quanto acquisiamo dai nostri genitori. Sicuramente i loro geni fisici, per cui, somaticamente, finiremo per assomigliare più all’uno che all’altra, nei colori degli occhi, dei capelli, nel passo, nelle movenze, ecc…
Ma il carattere ed i pensieri? Le aspirazioni? Il senso della vita? I sogni? Bè quello è tutto un altro discorso, basti pensare anche a quanta differenza di caratteri ci possa essere tra fratelli. Il più delle volte non la pensiamo mai come i nostri familiari, abbiamo ambizioni ed aspirazioni del tutto differenti e se molti seguono le orme professionali paterne o materne vuol dire che hanno soffocato il loro “Daimon” e si sono adeguati ad una vita piatta e priva di aspirazioni, rinunciando ad inseguire il proprio sogno, accontentandosi dei sogni bolliti degli altri.
Ma allora perchè abbiamo il patrimonio genetico dei nostri genitori ma non i loro sogni e le loro aspirazioni?
Perchè, secondo me, siamo su un piano diverso, siamo sul piano di quello che noi siamo veramente, un livello di anima, e l’anima viene da altrove e non ha nulla a che vedere con le leggi biologiche, anzi risponde a leggi diverse a noi totalmente sconosciute.
Millenni fa lo avevano capito, oggi noi lo abbiamo dimenticato. Forse c’è davvero un “piccolo io” che è ciò che crediamo di essere su questa terra, Gianni, Mario, avvocato, professore…
Ma esiste anche un “grande io”, immortale, che in questa vita riveste il ruolo di Gianni, Mario, ecc, come un attore può interpretare la sua parte in un film o in una rappresentazione teatrale. Può essere bravissimo a farlo ma, finita la commedia, tornerà ad essere chi è veramente.
Se avete seguito fin qui le mie folli elucubrazioni, faccio un salto logico successivo. Se dico “Io sono Mario” allora siamo due persone, Io e Mario. Cioè l’Io grande che dice di essere Mario. Ma chi è Io?
Questo lo lascio decidere a voi… se qualche matto ha letto fino in fondo questo post, magari potrà dare una risposta dopo una riflessione…

Ho sognato

Ho sognato di essere un uomo e di poter vivere la mia vita, ma mi sono accorto che quella vita non era la mia perchè mi era stata donata da altri e chissà quale magica e misteriosa congiuntura ha fatto in modo che io sia apparso in un determinato luogo in quel determinato tempo. Tutto questo ha causato il fatto che io mi sia interfacciato con determinate persone ed abbia ricevuto un’educazione che magari non era proprio in linea con la mia anima che viene chissà da dove e che è il vero mistero irrisolto.
Non siamo noi a scegliere, e questo giro di giostra o ce lo facciamo piacere rinunciando al nostro vero io, oppure soffriamo non dando ascolto alla nostra più intima natura che vorrebbe essere qualcosa di diverso in un luogo diverso.
E’ raro che che la pallina di una roulette caschi proprio nel posto su cui avete scommesso, le possibilità sono davvero molto ridotte e quindi non vi resta che continuare a scommettere finchè quella dannata pallina finisca nel posto giusto e che vi dia la felicità che meritate.
Tutti noi abbiamo questa possibilità ma la maggior parte si alza dal tavolo prima che ciò accada perchè ha paura di perdere quel poco che ha, commettendo l’errore più grande che si possa commettere nella vita: accontentarsi.
Se non mettete in gioco tutto ciò che avete non potrete mai ottenere tutto ciò che avete sempre sognato.
Ecco perchè esistono persone che sono infelici, tristi, a volte depresse; sono coloro che hanno ucciso la loro anima, soffocandola e costringendola in un mondo che non è il suo perchè lei è potente e se non la ascolti te la fa pagare cara.
Sembra tutto così semplice… nasci, cresci, ti sposi con qualcuno che credi vicino ed invece è lontano anni luce (te ne accorgi solo quando è troppo tardi), ma lo hai fatto solo perchè era la prima scelta vicina e quindi non hai saputo aspettare, come accade in tutte le cose della vita, anche quando fai acquisti futili. Come in basso, così in alto…
La vita è una cosa complicata e meravigliosa di cui abbiamo capito poco o nulla e restiamo legati sempre a ciò che quel giro di carte ci ha destinato senza chiederci se esista qualcosa di più, qualcosa che ci renda davvero felici perchè il primo giro non ci basta, non fa per noi.
Allora non dobbiamo arrenderci, dobbiamo combattere, dobbiamo rinunciare a quello che altri ci hanno preparato e che ci hanno convinto che sia giusto perchè ciò che è adatto a qualcuno non è detto che lo sia per noi.
Se la natura o chi per lei ci ha creato unici e diversi l’uno dall’altro non dobbiamo uniformarci e diventare un gregge, ma dobbiamo avere il coraggio di cercare la nostra strada, ognuno la sua, perchè ogni strada è diversa da quella degli altri e dobbiamo vedere come nemici quelli che cercano di uniformarci in una massa che alla fine diventa facile da controllare.
La vita non è facile, anzi è vero il contrario ma se vi osservate dentro senza timori scoprirete che i vostri desideri sono spesso soffocati per un compromesso che non fa parte della vostra vera felicità…

Anima terrena o spirito superiore?

Da qualche parte ho letto che Gesù una volta ha diviso le anime in terrene e spiriti superiori. Le prime, a quanto pare, avrebbero scalato la gerarchia sempre su questo pianeta nei millenni “facendo carriera” dal regno minerale per passare a quello vegetale, poi a quello animale per essere finalmente promossi, alla stregua del miglior Fantozzi, ad esseri umani e qui intraprendere un lungo e difficile cammino verso l’illuminazione definitiva. Un percorso davvero lungo e difficile.
I secondi, sempre secondo un’interpretazione condivisibile o meno, sarebbero molto più evoluti ed avrebbero vissuto non solo qui su questo piccolo ammasso di fango chiamato Terra, alla periferia di una galassia tra milioni di altre stelle, ma anche su altri mondi, con ogni probabilità più evoluti di questo (non è che ci voglia poi molto) ed in qualche modo avrebbero una maturità di anima più evoluta di chi, qualche esistenza fa era una scimmia.
E’ una teoria interpretativa delle parole di Cristo, ma se ci si guarda attorno forse l’idea non è così pellegrina.
Guardare migliaia di persone che in uno stadio urlano cori di incitamento al branco di una squadra di calcio non può non richiamare alla mente gli ululati di un gruppo di primati che inneggiano ad un pranzo nella giungla.
Resta da chiedersi se la presenza in questa era di spiriti superiori (voglio evidenziare che il concetto di superiorità non ha nulla anche fare con vanità ed ego) sia una “punizione” per pecche o manchevolezze di questi ultimi oppure una missione per cercare di migliorare questo sperduto pianeta. Opera scelta da arditi volontari che hanno deciso di incarnarsi sul “pianeta delle scimmie”, tanto per fare una citazione cinematografica.
Qui le tentazioni sono tante, ambizioni, egoismo, denaro, tutte droghe dei sensi, e qualcuno è inevitabile che si perda attratto dalle sfolgoranti luci e tette del casinò Terra…ma magari è solo una vacanza premio, con il monito di ricordarti sempre che qui puoi si divertirti, ma hai anche una missione da compiere e quindi o adempi al tuo dovere o dovrai ritornarci…e non so a quanti faccia piacere.

Il mistero della coscienza

Coscienza è un termine che usiamo frequentemente e senza piena consapevolezza. “sei un incosciente”, rimorde la coscienza” ha perso coscienza”… ci siamo mai chiesti cosa significhi davvero?
Fa parte di noi? Nel senso che la sua sede è in qualche zona del nostro cervello? Secondo gli scienziati non è così, neanche loro hanno capito cos’è e dove si trova.
Ma se volessimo definirla come lo faremmo? La coscienza è ciò che ci rende umani e ci distingue da tutte le altre specie e le cose animate e inanimate. Le sostanze di cui siamo fatti, noi o una pietra, non sono molto differenti. Noi come loro siamo fatti di atomi e molecole, idrogeno, ossigeno, carbonio e roba simile, ma la differenza tra me ed un sasso è appunto la coscienza, la consapevolezza di essere qualcosa di più, la consapevolezza della nostra esistenza e di un ruolo conseguente, altrimenti saremmo stati come tutto il resto…incoscienti.
Ma ogni parola per definirla ci porta comunque fuori strada ed individuarla compiutamente è un’impresa disperata anche per il più preparato degli scienziati. Allora cos’è? Si è accertato che anche in pazienti con elettroencefalogramma piatto o in coma la coscienza continua ad esistere, così come continua ad esistere durante il sonno mentre sogniamo…non potremmo sognare senza una coscienza, ma allora cos’è? E’ una sorta di trucco, un’illusione che una parte del cervello fa all’altra?
Voglio azzardare una definizione personale basata sull’esperienza. La coscienza, quella vera, diversa dalla mente razionale che ci tormenta sempre, è in qualche modo la consapevolezza di esserci, di essere presenti a noi stessi in un determinato momento. La facoltà di ascoltarsi, di tenere alta quell’attenzione che ti porta a percepire qualcosa che nello stato normale di quotidianità ti sfuggirebbe.
La vita quotidiana in qualche modo è paragonabile a quello che le cellule del nostro corpo fanno ad ogni istante senza che noi si dica loro cosa fare: respirare, digerire, purificare il sangue, combattere gli invasori del corpo e tutte le miriadi di funzioni fisiologiche che avvengono in automatico senza che noi ci si renda conto. Così, al giorno d’oggi, la maggior parte delle persone vive “in automatico”: si alza, si lava, va al lavoro, guida l’auto, mangia, parla, dorme e fa sesso, il tutto in modo automatico senza essere presente a ciò che fa. Il pensiero, di solito, mentre facciamo tutte quelle cose, va al passato o al futuro e quindi a rimpianti o preoccupazioni, nella migliore delle ipotesi a progetti.
Basta questo per dire di avere una coscienza? Secondo me no; essere coscienti significa  appunto essere presenti a se stessi in un determinato momento e noi non lo siamo quasi mai. Fateci caso.
Quelle volte che riusciamo a dare ascolto alla nostra coscienza personale, e solo in quel momento, riusciamo ad avere idee, intuizioni, sprazzi di genio che non potrebbero mai capitare mentre si bestemmia imbottigliati nel traffico.
Siamo riusciti a creare computer che fanno miliardi di operazioni in un secondo, noi non ci riusciremmo (a stento riusciremmo a fare una banale divisione), ma né ora né mai si riuscirà a creare un’intelligenza artificiale che abbia una coscienza. Tutto ciò che facciamo “in automatico” potrebbe essere fatto da un qualsiasi robot (tranne il sesso, ok, ma quello è un discorso a parte), ma un robot non potrà mai avere coscienza di se stesso. Ed è qui il segreto.
Ma allora che cos’è davvero? perché siamo gli unici esseri che apparentemente ce l’hanno?
Il libro dell’immagine di testa, di un noto filosofo americano, cerca di dare una risposta a questo impossibile interrogativo, ma ognuno dovrebbe essere tenuto a dare la sua, cercando di essere…cosciente.

Daimon

Riunire le teorie medico-scientifiche con gli antichi miti non è mai stata cosa facile, senza correre il rischio di apparire dei pazzi visionari da relegare ai confini della società che avvalora ed appoggia le comode abitudini consolidate che tanto piacciono alle masse (e soprattutto ai loro manipolatori). Ho appena terminato di leggere il libro di uno psicologo americano che è riuscito in questa impresa in modo magistrale, esponendo una teoria eccezionale che ritengo abbia un fondamento di verità innegabile. Lui si chiama James Hillman ed il libro è “Il codice dell’anima”. La sua teoria prende le mosse dal mito di Er di Platone in cui si afferma che in ognuno di noi esiste una “vocazione”, cioè quel qualcosa che ci rende unici ed irripetibili e che destina ogni nostra scelta. Se lo assecondiamo, la nostra vita potrà essere meravigliosa e ricca di soddisfazioni, in caso contrario, sarà un inferno. Non possiamo inimicarci il nostro Daimon, lui non ama essere trascurato e non è di questo mondo. E’ il nostro “destino”.
Siamo ciò che abbiamo scelto di essere e dobbiamo decifrare il codice della nostra anima se vogliamo vivere una vita felice e trovare il nostro posto nel mondo.
Er, morto in battaglia e risuscitato dopo dodici giorni, racconta agli uomini il destino che li attende dopo la morte, sottolineando come non sarà il dèmone a scegliere le anime, ma le anime a scegliere il dèmone, per cui la responsabilità etica non è del dio, bensì degli stessi uomini che hanno liberamente scelto tra i vari paradigmi o modelli di vita loro proposti nell’aldilà.
Il nostro modello di vita è da sempre scritto nella nostra anima, bisogna assecondare con coraggio quella che risulta essere la nostra vocazione perchè non è stato il Daimon a scegliere noi, bensì noi a scegliere lui e quanto più lo onoreremo, tanto più saremo in connessione con la parte più profonda e vera di noi stessi. La responsabilità è quindi solo nostra, non diamo la colpa a Dio o a nessun altro.
Nella maggioranza dei casi perdiamo di vista il nostro Daimon, non lo assecondiamo, lo trascuriamo per seguire i modelli che la società ci impone e lui, che non può essere ignorato perchè parte ineludibile di noi, tenta prepotentemente di riportarci sulla “nostra” via, mettendoci tutto contro e facendoci addirittura ammalare se non lo stiamo a sentire. Se ci vediamo solamente come un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali, vittime di un codice genetico, non solo avremo perso una preziosa occasione ma ci renderemo la vita un inferno perchè è stupido andare contro il nostro stesso destino, o chiamatelo Daimon, come più vi aggrada.

Cambiamente/o

Ho sempre visto con disappunto le abitudini, la routine quotidiana, quel ritmico ripetersi di comportamenti che forse hanno come solo fine quello di rassicurare se stessi e gli altri che nella vita esistono dei punti fermi, un campo delimitato in cui riuscire a trovare pace nei confronti del frenetico cambiamento che circonda tutti.

Il bello è che poi cerchiamo di rinchiudere in quel recinto anche le persone che ci sono più care, quasi per creare un mondo nel mondo, per chiudere la porta quando non vogliamo che il male e tutto quello che affrontiamo fuori, entri in quello spazio che ci affanniamo a difendere e puntellare per renderlo il più sicuro possibile.

nessuno però ci è mai riuscito se non per un breve lasso di tempo. Simili comportamenti sono contro natura. Scienza e religione hanno dimostrato che l’esistenza è un continuo cambiamento, una continua vibrazione e resistervi non ha molto senso. “Panta rei” diceva Eraclito qualche millennio fa e sembra che tutto lo confermi.

Perchè noi umani ci ostiniamo a cercare di fermare il tempo? Vorremmo non invecchiare, vorremmo non vedere i nostri figli crescere ed andare via, vorremmo sempre che coloro che amiamo restino accanto a noi, vorremmo non veder mai morire i nostri cari, vorremmo che certe situazioni durassero…già ma nemmeno i più potenti della terra ci sono mai riusciti.

Certe personalità illuminate, mi riferisco a Cristo, Buddha, ed altri non hanno neanche provato a farlo forse perchè sapevano che si trattava di cosa impossibile e se non ci sono riusciti loro vorremmo riuscirci noi, piccoli esseri insulsi?

Ciò che hanno cercato di insegnarci, infatti, è stato quello di lasciar andare, di accettare lo scorrere degli eventi, di non “reagire” al flusso infinito del divenire che governa tutto ed affidarci ad un disegno più grande di noi in cui bisogna solo credere.

Impara a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere…questa la diceva Yoda di Star Wars, ma è sempre la stessa cosa…

Il jukebox

Vi siete mai chiesti da dove diavolo vengono fuori i pensieri (belli o brutti, non importa) che ti affiorano all’improvviso nel cervello? Voglio dire: dove erano un attimo prima di intrufolarsi tra le idee che stavano vagando in tutt’altra direzione? Sono stato io a tirarli fuori da chissà quale cassetto del mio armadio delle scemenze o erano lì che svolazzavano da qualche parte e mi sono caduti in testa come una cacca di piccione?

In altre parole, erano dentro o fuori di me?

Molti si chiederanno se ho iniziato a bere anche di pomeriggio, ma voglio tranquillizzare tutti: sono sobrio. A volte queste cose mi lasciano perplesso e quasi mi convincono che i pensieri e le idee siano cose molto più materiali di come siamo abituati a concepirle.

Forse la mente è una specie di juke-box con un’infinità di pezzi, di tutti i generi e di tutte le epoche ma certe volte, dannazione, non sono io che infilo la moneta e scelgo la musica. Vi dirò, anche se può piacermi l’idea di essere un dannato juke-box, quello che non mi piace affatto è che ci sia qualcuno che mi ci infila le monete per farmi suonare quello che dice lui.

Adesso che ci penso… ieri sono andato a letto di buonumore e stamattina mi sono alzato incazzato di brutto. Sarà stato il solito DJ a cambiare il pezzo da suonare nella mia mente? Se così fosse allora c’è qualcosa che mi sfugge.

Si, è vero, quando frullano per la testa, non posso negare che i pensieri siano “miei”, in fondo quella è la mia testa e non quella di qualcun altro ma non riesco mai a capire da quale porta siano entrati.

Quasi sempre sono pensieri banali, stelle cadenti che appaiono e subito dopo scompaiono senza tornare mai più, ma a volte ti può capitare l’idea che può cambiare il mondo. Penso ad Archimede o a Newton che hanno scoperto delle leggi fondamentali mentre facevano il bagno o dormivano sotto un albero di mele. Mi viene da pensare che per farti avere idee di un certo livello devi essere rilassato, mentre dovresti cestinare subito ogni pensiero che ti passa per la testa quando sei incazzato…

Eh no, il vecchio Archie o Sir Isaac non potevano proprio avercele già dentro certe idee facendo il bagno o dormendo, quindi… quindi devono per forza venire da fuori, da qualche altra parte… oddìo però questa cosa fa un po’ paura, bisogna correre ai ripari, chiudere i cancelli della mente, potrebbero entrare cose davvero brutte… oppure… oppure potrebbe materializzarsi il lampo di genio, lo spunto per una storia incredibile, quel filo conduttore che devi solo seguire per creare qualcosa di meraviglioso che ogni uomo sogna…

Non ho a disposizione un albero di mele, quindi vado a farmi un bel bagno…

La marionetta

“Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma sicuramente penserei molto a quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di piu’; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce. Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.
Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice, mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’uscita del sole. Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh, una poesia di Benedetti, e una canzone di Serrat; sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e l’incarnato bacio dei loro petali…

Dio mio, se avessi un pezzo di vita… non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente che le voglio bene, che l’amo. Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.
Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.

Tante cose ho imparato da voi, uomini…
Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna, senza sapere che la vera felicita’ e’ nella maniera di salire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, l’ha afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto, soltanto quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, anche se piu’ di tanto non mi serviranno, perche’ quando leggerete questa lettera purtroppo staro’ morendo.
Dì sempre ciò che senti e fà ciò che pensi. Se sapessi che oggi è l’ ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti,
ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri. Se sapessi che oggi è l’ ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora. Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.

Sempre c’ è un domani e la vita ci dà un’ altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò. Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri
troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.

Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’ amore che conosci.

Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto li ami”.

Orme

Ogni volta che penso a te il tempo fa una pausa.

Sei la virgola nelle frasi dei miei pensieri,

li scandisci e ne stravolgi il senso.

Sei l’essere che non c’è ma che lascia la sua impalpabile impronta.

Chi entra in punta di piedi non lascia impronte visibili

sulla dura superficie, ma solo sul soffice strato di neve

di un’anima sensibile.