coscienza

Il mistero della coscienza

Coscienza è un termine che usiamo frequentemente e senza piena consapevolezza. “sei un incosciente”, rimorde la coscienza” ha perso coscienza”… ci siamo mai chiesti cosa significhi davvero?
Fa parte di noi? Nel senso che la sua sede è in qualche zona del nostro cervello? Secondo gli scienziati non è così, neanche loro hanno capito cos’è e dove si trova.
Ma se volessimo definirla come lo faremmo? La coscienza è ciò che ci rende umani e ci distingue da tutte le altre specie e le cose animate e inanimate. Le sostanze di cui siamo fatti, noi o una pietra, non sono molto differenti. Noi come loro siamo fatti di atomi e molecole, idrogeno, ossigeno, carbonio e roba simile, ma la differenza tra me ed un sasso è appunto la coscienza, la consapevolezza di essere qualcosa di più, la consapevolezza della nostra esistenza e di un ruolo conseguente, altrimenti saremmo stati come tutto il resto…incoscienti.
Ma ogni parola per definirla ci porta comunque fuori strada ed individuarla compiutamente è un’impresa disperata anche per il più preparato degli scienziati. Allora cos’è? Si è accertato che anche in pazienti con elettroencefalogramma piatto o in coma la coscienza continua ad esistere, così come continua ad esistere durante il sonno mentre sogniamo…non potremmo sognare senza una coscienza, ma allora cos’è? E’ una sorta di trucco, un’illusione che una parte del cervello fa all’altra?
Voglio azzardare una definizione personale basata sull’esperienza. La coscienza, quella vera, diversa dalla mente razionale che ci tormenta sempre, è in qualche modo la consapevolezza di esserci, di essere presenti a noi stessi in un determinato momento. La facoltà di ascoltarsi, di tenere alta quell’attenzione che ti porta a percepire qualcosa che nello stato normale di quotidianità ti sfuggirebbe.
La vita quotidiana in qualche modo è paragonabile a quello che le cellule del nostro corpo fanno ad ogni istante senza che noi si dica loro cosa fare: respirare, digerire, purificare il sangue, combattere gli invasori del corpo e tutte le miriadi di funzioni fisiologiche che avvengono in automatico senza che noi ci si renda conto. Così, al giorno d’oggi, la maggior parte delle persone vive “in automatico”: si alza, si lava, va al lavoro, guida l’auto, mangia, parla, dorme e fa sesso, il tutto in modo automatico senza essere presente a ciò che fa. Il pensiero, di solito, mentre facciamo tutte quelle cose, va al passato o al futuro e quindi a rimpianti o preoccupazioni, nella migliore delle ipotesi a progetti.
Basta questo per dire di avere una coscienza? Secondo me no; essere coscienti significa  appunto essere presenti a se stessi in un determinato momento e noi non lo siamo quasi mai. Fateci caso.
Quelle volte che riusciamo a dare ascolto alla nostra coscienza personale, e solo in quel momento, riusciamo ad avere idee, intuizioni, sprazzi di genio che non potrebbero mai capitare mentre si bestemmia imbottigliati nel traffico.
Siamo riusciti a creare computer che fanno miliardi di operazioni in un secondo, noi non ci riusciremmo (a stento riusciremmo a fare una banale divisione), ma né ora né mai si riuscirà a creare un’intelligenza artificiale che abbia una coscienza. Tutto ciò che facciamo “in automatico” potrebbe essere fatto da un qualsiasi robot (tranne il sesso, ok, ma quello è un discorso a parte), ma un robot non potrà mai avere coscienza di se stesso. Ed è qui il segreto.
Ma allora che cos’è davvero? perché siamo gli unici esseri che apparentemente ce l’hanno?
Il libro dell’immagine di testa, di un noto filosofo americano, cerca di dare una risposta a questo impossibile interrogativo, ma ognuno dovrebbe essere tenuto a dare la sua, cercando di essere…cosciente.