riflessioni

Corsi (e ricorsi) new age

Neanche troppo tempo fa i successi in libreria erano sempre dei soliti noti che poi resistono anche adesso, dietro di loro il vuoto letterario, riempito a stento da una caterva di romanzi rosa, rosa hard, lui sfigato lei strafiga, lei sfigata lui strafigo, straricco e strabastardo, che mena anche qualche frustatina qua e la, dove alla fine l’amore trionfa sempre in un tripudio di baci e carezze che farebbe venire il diabete ad un cobra.
Sul versante corsi e cultura imperavano, invece, seminari di storia e filosofia, filologia, semantica, letture di classici e comunque roba culturale da carbonari, che si diffondevano col passaparola, spesso tenute in sale esigue con una decina di partecipanti che ti veniva il dubbio fossero sempre gli stessi da Trapani ad Aosta.
Oggi stiamo invece assistendo ad un cambiamento totale di questo panorama cultural-letterario, perchè la gente si trova in un deserto di riferimenti, in quanto nessuno crede più a qualcosa.
Le masse hanno sempre avuto bisogno di riferimenti, di qualcosa in cui credere, e per secoli e secoli lo sono stati il potere politico e la chiesa. Oggi questi poteri sono morti, quasi del tutto spariti, la maggior parte delle persone non vogliono più sentir parlare di politici ladri e di preti sparacazzate, visto che in duemila anni non ne hanno azzeccata una ed il tempo a loro disposizione è terminato.
Però avevano un ruolo nel tessuto sociale, erano un punto di riferimento, alla pari del potere politico, e le masse si sentivano nel giusto se seguivano le regole di politici e preti.
Oggi è finalmente accaduto quello che si sperava da secoli, il punto unico di riferimento è dentro se stessi ma questo ha gettato nel panico le masse non abituate a prendere decisioni da sole ed ha messo di fronte le persone al loro più grande nemico: il loro io. Ed ecco che è esplosa l’era delle “imitazioni”, la disperata ricerca di riferimenti “esterni” laddove gli unici modelli sono quelli della TV ed è inutile che stia a spiegare quanto ciò sia devastante soprattutto per le menti dei più giovani. Pur di non scoprire come sono fatto e cosa voglio, ambisco al fisico di Cristiano Ronaldo o della modella di turno, alla posizione sociale di Briatore, al look di Lady Gaga, leggo la Gazzetta dello sport e “Chi”, guardo fiction ed X-factor e via dicendo.
Per quelli ormai non c’è speranza, sono già morti. Ma moltissimi si rifiutano di accettare questa situazione e si rendono conto che devono procedere da soli, farsi carico delle loro vere aspirazioni, progredire come individui unici anche se ciò significa soffrire, camminare al buio nella speranza di vedere una luce in fondo al tunnel. Non è facile ed ecco che, puntuali come le tasse, arrivano loro, i “nuovi guru”, gente che racconta di aver visto quella luce e quindi sarà in grado di mostrare anche a voi la retta via se seguirete il loro corso di due giorni a 500 euro o, se siete proprio dei barboni, comprate il loro libro.
Fate una ricerca su Google e vi renderete conto dell’infinito mercato di corsi e libri di automiglioramento che rappresentano oggi il boom commerciale che ha sostituito libri e corsi di cui ho parlato in apertura di post. Venghino siore e siori, la materia è così vasta e sconosciuta che non servono titoli o specializzazioni. Anche se faccio il pizzaiolo posso organizzare corsi di tuttopuoi, credicievedrai, conoscitestesso, accendilamente, seguimienontipreoccupare, basta che paghi ed io ti indicherò la via, in fondo non è vero che se ci credi accadrà? La fede smuove le montagne… e fa arricchire molta gente.
Bisogna stare molto attenti perchè, per le ragioni che ho spiegato sopra, questo è il business del momento e persone non mosse dalle migliori intenzioni (che cioè ambiscono al vostro portafogli fregandosene altamente dei vostri problemi) hanno invaso il mercato facendo danni incalcolabili.
Per puro caso, ed ovviamente senza fare nomi, per motivi connessi alla professione di penalista che ho svolto per 25 anni ho incrociato uno di questi “guru” che impera sui social, ha migliaia di “seguaci” e propina corsi abbastanza costosi… tacendo la sua conoscenza delle aule penali ed una fedina che non credo sia tanto immacolata per reiterate truffe.
Cercate quindi di diffidare dai “tuttologi”, da coloro che parlano con termini di cui ignorano persino il nome, perchè sono sicuro che di un corso di alimentazione quantistica qualcuno avrà sicuramente sentito parlare…

Guerriero

Non si è guerrieri nel senso che credete. Si usano armi invisibili che non sono associate a nessun tipo di violenza, non si fa guerra a nessuno ma ci si difende se si viene attaccati, anzi si deve avere l’abilità eccelsa di usare l’altrui aggressività come difesa.
Un guerriero lotta però ogni giorno contro i suoi dèmoni, perchè sa che il nemico più temibile di un uomo non è nel mondo esterno ma nella sua anima, e se l’anima perisce, il corpo farà la sua stessa fine mentre può non essere vero il contrario.
Vincere guerre e conquistare nazioni può rendere potenti e temuti, fare la stessa cosa con le proprie cattive abitudini e conquistare il completo controllo di se stessi ti rende invincibile.
Se non si è svegli ed all’erta sempre non si riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati allorquando ci si immerge nelle lotte quotidiane.
Il guerriero insegue i propri sogni, non quelli preconfezionati della società o degli altri, perchè sente il suo destino, lo vive nel cuore e sulla pelle come una bruciatura e non importa quanto in salita sia la strada, se quella è la sua via vuol dire che ha la forza per affrontarla.
Un guerriero non si lascia abbattere dalle difficoltà, perchè non è detto che esse siano cose negative, solo il tempo può dire se qualcosa è giusto o no per noi in un certo momento. Forse accadono per mostrargli la via, prove da superare per capire e riconoscere i nostri limiti.
Un guerriero non giudica mai, perchè sa che ogni giudizio è personale e quindi quasi sempre sbagliato. Di contro, egli si sente libero di fare ogni cosa senza vincoli sociali, perchè come è vero che non giudica, è anche vero che non gli importa affatto il giudizio degli altri. Per questo ciò che lo guida è la passione interna, mai il timore di come appare all’esterno.
Un guerriero lo riconosci dagli occhi, essi sono un misto di pace e curiosità, sanno scrutare, infondere sicurezza e trasmettere amore, sono loro la vera voce del guerriero che di solito è di poche parole.
Il guerriero coltiva solo i legami solidi e quelli sono pochi. Egli sa che solo ciò che è importante è destinato a persistere, mentre tutto ciò che è inutile è destinato inevitabilmente a scomparire.
Un guerriero vive di sostanza, mai di apparenza, le maschere non gli appartengono, egli persevera senza mai intestardirsi, perchè è consapevole che c’è un tempo per ogni cosa e l’abilità sta nel coglierlo e, di contro, sapere quando è il momento di abbandonare il campo.
Il guerriero ha fede. Non certo nei dogmi indimostrati delle religioni, bensì in se stesso, consapevole della sua unicità ed insegue i suoi sogni convinto di poterli realizzare. Come ogni guerriero, a volte vince, altre volte no, ma non per questo si lascia abbattere, perchè nella sua vita c’è sempre posto per un sogno nuovo da realizzare.
Un guerriero è sempre concentrato, quindi è attento alle piccole cose. Solo i ciechi ed i superficiali vedono esclusivamente i grandi eventi e tralasciano i particolari, facendosi sfuggire le cose più belle della vita, che di solito si nascondono nei dettagli.
Il guerriero è umano, è uomo o donna, e quindi imperfetto, sbaglia, si arrabbia, cade ma si rialza ed è sempre pronto a chiedere scusa per i suoi errori quando li riconosce come tali, ma in quella sua fragile umanità riconosciuta sta la sua corazza di guerriero.

L’estate sta finendo

e un anno se ne va… questo è stato un tormentone di una canzone dei Righeira in voga parecchi anni fa. Meglio non ricordare l’anno altrimenti il peso dell’età mi cade addosso tutto in una volta e rischio di rimanere schiacciato.
Questo periodo atteso un anno intero da tutti volge al termine ma, come tutte le cose della vita, anche questo è soltanto un punto di vista.
Lo è perché vale per noi che viviamo in questa fascia di mondo, per uno che vive in Jamaica dire che è estate o inverno non fa nessuna differenza. Provate a dire che arriva l’estate ad uno che vive in Argentina, certamente si intristisce perché la collega all’arrivo di freddo e gelo mentre si illumina quando sa che sta per arrivare l’inverno.
Insomma anche il perenne fluire delle stagioni è una questione di prospettiva, sociale, ma sempre di prospettiva. La realtà è una visione al nostro cannocchiale della vita e dobbiamo renderci conto che ciò che vedo io nel mio strumento potrebbe essere molto diverso da quello che vede un’altra persona anche se lo abbiamo puntato sullo stesso panorama. Spesso descriviamo cose diverse e perciò non ci capiamo.
A prescindere da questo, suppongo che le vacanze estive siano per la maggior parte delle persone uno dei tre grandi spartiacque dell’anno assieme al capodanno ed al compleanno. Sono le tre grandi boe attorno alle quali girano, come barche a vela durante una regata, una quantità indefinita di buoni propositi, la maggior parte dei quali, se non quasi tutti, è poi destinata a naufragare.
“Al rientro si cambia”, quante volte abbiamo sentito da altri o pensato noi stessi queste parole? Che sia per il lavoro che “così non va”, o per il fumo (“devo assolutamente smettere”) o per la tanto rinviata iscrizione in palestra o per qualsiasi altro proposito che riteniamo importante per la nostra vita, la ripresa della vita abitudinaria nelle città in cui viviamo, ci piace pensarla come una rinascita, un qualcosa che le ferie dal lavoro, comunque le si sia passate, hanno sottratto ad una monotonia che ci spinge a fare sempre le stesse cose e che ci toglie l’entusiasmo di andare a cercare qualche novità o addirittura a cambiare vita. Già, cambiare vita, perché no? Quanti di voi sarebbero disposti a cambiare tutto? A mollare il lavoro e trasferirsi altrove a ricominciare?
Tanti io credo, molti addirittura non lo ammettono neanche a se stessi, adducendo i mille problemi che impedirebbero una vera rinascita quali la famiglia, il lavoro o…boh.
Spero che, se non riuscirete ad aprire un baretto sulla spiaggia ai Caraibi o in qualche altro posto, almeno abbiate la forza di smettere di fumare o di iscrivervi in palestra…

Comunicazione inconscia

A volte capita di percepire la presenza di persone che comunicano, senza volerlo, qualcosa di importante anche senza che le conosciate, anche se le vedete per la prima volta, anche se non sapete affatto chi sono, perchè misteriosamente stimolano la vostra curiosità, da come si muovono, dagli sguardi che hanno, che non sono adatti a quelle persone con cui si accompagnano in quel momento, perchè c’è un velo di insoddisfazione che voi percepite e quegli altri no. Semplicemente non sono nel contesto adatto a loro. Sanno fingere abilmente e col sorriso, perchè sono forti, sanno che nella vita ci può essere di più di quello che stanno vivendo, ma si vivono il momento e va bene così.
Si capisce che forse sono prigioniere di una situazione che non hanno cercato ma che si fanno andar bene perchè hanno abbastanza forza per reagire ed aspettare che qualcuno, arrivato chissà come e chissà da dove, colga quel velato disagio, comprenda quell’invisibile messaggio. Quelle persone si guardano sempre attorno, al contrario di altre che si mostrano soddisfatte o rassegnate, con un sorriso triste rivolto verso il basso.
Sono messaggi inconsapevoli che trascendono i normali canali di comunicazione, ma se si impara a coglierli si può dialogare anche con un sorriso, per far capire di aver capito. Può finire lì oppure no, non ha molta importanza, il destino farà la sua parte.
Sono cose rare e sono le conoscenze teoricamente più profonde, che generano curiosità reciproca, perchè il linguaggio verbale non è la principale fonte di comunicazione, anzi.
A parte le persone profondamente innamorate e perciò già “connesse”, quel linguaggio senza parole risulta sconosciuto a chi non ha le “antenne” per captare una trasmissione che forse viene da una dimensione che non ci è ancora nota ma che esiste e che può rivelare sempre piacevoli sorprese per il futuro.

Pubblicità regresso

Premetto che da molto tempo ho smesso di guardare la TV, che reputo un mezzo inutile e dannoso finalizzato esclusivamente a rendere stupidi miliardi di persone più di quanto già non lo siano di loro.
Certo non è un’affermazione assoluta, nel senso che qualche grande evento sportivo come i tornei dello Slam di tennis o grandi incontri di boxe li guardo ancora e quando si ha a che fare con quell’arnese diabolico non si può sfuggire a quello stalking demenziale che è la pubblicità.
Tralasciando “l’inquinamento da sponsor” di ogni programma e l’inquietante fenomeno dei messaggi subliminali, volevo fare qualche riflessione sulla pubblicità più classica, quella degli spot che fracassano i marroni ogni dieci minuti ai poveri telespettatori.
Che sia TV di stato, privata o a pagamento, gli spot televisivi, in questa epoca di degrado, sono diventati messaggi di una stupidità tale che ti vien voglia di redigere un quadernetto di quelle aziende per porti l’obiettivo di non acquistare mai i loro prodotti. Ne guadagnerai in termini economici e di salute.
A parte il fatto che, per definizione, la pubblicità deve “imbrogliosamente” osannare articoli inutili (altrimenti non ce ne sarebbe bisogno), fate caso prima di tutto a cosa si riferiscono.
Uno spot su due o su tre è di automobili, che non è proprio una merce che uno acquista ogni settimana, seguono farmaci o parafarmaci o vitaminici che non servono a un cazzo e tendono a convincerti che sei malato quando sei perfettamente sano, poi, a seguire, scommesse on line, detersivi, würstel ed altri veleni di cibi pronti o surgelati, patatine fritte, bibite gassate, profumi con testimonial che cuccano come pazzi (e te credo), telefonini, shampoo antiforfora, assicurazioni, calze e mutande, lustracessi e compagnie telefoniche.
Tutta robaccia inutile, espressione del livello di follia schizofrenica di gente che vuole solo venderti ciarpame dannoso indorando il suo messaggio con il piacione, il calciatore o la figa di turno strapagati che mai useranno quegli stessi prodotti. Sono lì per arricchire se stessi e prendere te per il culo.
Si sa perfettamente che quello che fa vendere molti di questi prodotti è solo il loro status symbol, il sentirsi superiori, diversi, staccati dalla massa, ostentando qualcosa che ci renderà particolari, come se chi non ha questi autentici insulti alla ragione fosse un fallito, uno che non ha capito nulla della vita. Del resto, tutto il sistema della attuale crescita si basa sull’inutile, il dannoso, il superfluo, sull’ostentazione.
Con questa forza irresistibile supportata da una pubblicità ossessiva e costosissima, il sistema compra le menti e i voleri delle persone deboli. Torniamo a dire no. Ciò che è inutile e di cui non ho bisogno, io non lo compro. Abbiamo bisogno di aria e acqua pulita, di cibo sano, di relazioni sane, di energia pulita, di un tetto sopra la testa; non ho bisogno di quasi tutto quello che mi proponete e non lo compro. Che crolli il PIL, che chiudano fabbriche inquinanti e che la gente lavori a cose più sane, serie e soprattutto utili.

Maschere

Il grande Osho diceva che noi non siamo la nostra personalità. Che questa è solo una maschera che portiamo, non è la nostra vera realtà, il nostro volto originale. Essa andrebbe quindi distrutta per scoprire la nostra individualità.
L’individualità quindi sarebbe la nostra vera essenza, mentre la personalità non è altro che quello che la società ha fatto di noi, o sta cercando di fare.
Oggi non si incentiva l’individualità, ma si forgiano personalità indirizzandole nella direzione voluta da chi ha deciso cosa è bene e cosa è male. Milioni di persone nel mondo conoscono solo la propria personalità senza rendersi conto che c’è qualcosa di molto più grande.
Sono diventati tutti attori, ipocriti, burattini nelle mani di preti, politici, genitori, insegnanti e si ritrovano a fare cose che non avrebbero mai desiderato fare e non fanno ciò che invece hanno sempre sognato di fare. E’ come fare la guerra a se stessi.
Ma la propria natura non può essere distrutta, quindi continuiamo ad avvelenarla. “La facciata di una casa non appartiene a chi ci abita, ma a chi la guarda”, recita un antico detto orientale.
Personalità deriva da “persona”, il nome della maschera teatrale che nell’antica Roma indicava l’attore della commedia. Il militare, il padre di famiglia, il mercante… tutti dovevano essere riconducibili ad una tipologia ben definita nella vita quotidiana. Insomma una maschera, e non si può indossare una maschera senza venirne alla fine pesantemente condizionati.
Possiamo quindi arrivare a concludere che il termine “persona” significa “maschera”.
Quindi siamo tutti persone e siamo tutti maschere. Se volete oltrepassare una maschera guardate l’unico spazio che quest’ultima non copre: gli occhi. Perchè le maschere hanno un grande limite, non possono coprire gli occhi.

La ghiandola pineale

Abbiamo un piccolo organo, proprio al centro del nostro cervello, che non abbiamo ancora capito bene a cosa serva. O meglio, forse qualcuno lo ha capito ma non vuole che si sappia.
Ebbene, questa piccola ghiandola, a forma di pigna (da qui l’origine del suo nome), scientificamente nota come epifisi, delle dimensioni di una lenticchia, produce una sostanza nota come DMT (dimetiltriptamina) che è una sostanza in grado di provocare viaggi extradimensionali ed extratemporali. Però il nostro corpo produce anche un enzima in grado di annullare l’effetto di questa sostanza, per cui non ci rendiamo neanche conto di averla. Mi chiedo cosa succederebbe se fosse libera… un mezzo esiste e chi l’ha provato ha raccontato cose sconvolgenti. Ne riparlerò.
Inoltre, la nostra alimentazione e l’uso di sostanze spacciate per utili, portano alla calcificazione di questo piccolo organo che è molto coinvolto nei sogni che facciamo ogni notte.
La sostanza killer della ghiandola pineale è il fluoro, che è uno dei principali additivi nelle bevande gassate, negli zuccheri raffinati ed in quasi tutti i dentifrici. Durante lo stato di veglia si attiva il processo di degrado, favorito dallo smodato uso delle suddette sostanze, mentre nel sonno e durante la meditazione, essa si “decalcifica” e riprende a funzionare.
La simbologia legata a questo piccolo organo sconosciuto è stata evidenziata da numerose immagini, anche nella chiesa cattolica, laddove è presente nel “cortile della pigna” a Roma e persino sul bastone pastorale del Papa (ferula), ma non lo sa nessuno.
Perchè? Che significa quel simbolo?
Cartesio era convinto che la pineale fosse la sede della coscienza e gli scienziati hanno scoperto che è l’unico organo da cui viene prodotta la melatonina, ormone fondamentale che regola il ritmo circadiano sonno-veglia, che regola gli ormoni ed il sistema immunitario. In più accresce la produzione di energia fisica, aumenta la sopportazione alla fatica ed è antiossidante.
Gli spiritualisti e gli sciamani affermano che sia la sede del “terzo occhio”, l’intuito che rende “sveglio” un individuo e gli dona capacità percettive.
Le sostanze che ci propinano (acqua fluorata negli acquedotti, fluoro ovunque e cibi e bevande) pare abbiano il fine di rimbambire le masse, proprio atrofizzando la ghiandola pineale.
Nessuno, in ambito scientifico, ha prestato attenzione a quest’organo misterioso, giudicato addirittura superfluo ma che così non è. Non abbiamo organi superflui.
Non sarà che questa minuscola ghiandola è la chiave tra il mondo fisico e quello spirituale che tanto stiamo cercando?

Il primato tra i primati

Riprendo un tema che ho già affrontato poco tempo fa.
Ricordo che sin dai tempi della scuola media, nell’ora di scienze, ci veniva insegnato che i nostri antenati erano primati, in altre parole che la nostra specie deriva dall’evoluzione di quegli animali che oggi conosciamo come scimmie. Ricordo anche che, nella nostra innocente cattiveria di ragazzini, a supporto di questa tesi ci fosse anche l’aspetto fisico della nostra vecchia insegnante di scienze, che ricordo si chiamasse Mariuccia e che noi, crudelmente avevamo ribattezzato “Uccia” non per abbreviare il suo nome di battesimo ma quello riferito alla bertuccia che, come si sa, è un primate.
Ricordo ancora l’immagine sul libro con una fila di esseri che partivano da sinistra con una scimmia brutta, curva e pelosa, poi via via un bipede sempre più eretto sino ad arrivare all’ultima figura a destra che sembrava Brad Pitt con la ceretta. Una notevole evoluzione anche di barbieri ed estetiste.
Vi dirò che, a parte la maestra Uccia, a questa storia non ho mai creduto. Certo, in giro si vedeva qualcuno che faceva vacillare le mie certezze, ma ogni tanto mi guardavo allo specchio e dicevo che non era possibile, e poi neanche mi piacevano le banane e le noccioline, quindi…
Oggi non ho cambiato per niente idea ed ho aumentato la mia certezza sulla base di qualche considerazione che vi elenco semplicemente senza addentrarmi altrimenti questo post finisce che lo legge solo qualche discendente di Charles Darwin.
1) Se fosse vero, visto il perenne mutamento della natura, l’evoluzione sarebbe ancora in atto e quindi noi homo sapiens sapiens non saremmo il top dell’evoluzione, il suo punto di arrivo, come è stato detto, ma solo un’altra bestia che gli esseri che abiteranno questo pianeta tra qualche milione di anni guarderanno con orrore sui loro dispositivi didattici (dubito esisteranno ancora i libri, e me ne dispiace). Insomma questa teoria dell’antropocentrismo non mi convince affatto.
2) La seconda è più scientifica che logica: Analizzando il DNA dei fossili di primati vissuti milioni di anni fa e confrontandolo con quelle odierne, si è scoperto che è praticamente identico. In altre parole l’orango di oggi è lo stesso di quello vissuto nella preistoria. Ma allora perchè tutte le scimmie non si sono “evolute”? Perchè alcune sono rimaste tali e quali ed altre avrebbero dato origine ad una specie così diversa?
3) La terza considerazione, che ho appreso di recente e mi ha molto sorpreso, è relativa al nostro gruppo sanguigno. Avete presente le lettere RH con segno più o meno che precedono o seguono il gruppo di appartenenza? Ebbene quelle lettere stanno per “fattore Rhesus”, laddove il rhesus è una specie di scimmia. Una buona parte di noi presenta, sui suoi globuli rossi, questo fattore (quindi sarà RH +) e potrebbe essere un indizio a favore della nostra discendenza scimmiesca, ma altri, il 15% della popolazione, sono RH – e vuol dire che quell’antigene non lo hanno e quindi non hanno nessun nesso genetico coi nostri amici primati. Come la mettiamo?
Vi lascio fare le vostre considerazioni… l’unica cosa di cui posso essere certo è il fatto che la professoressa Uccia era RH +

La sindrome dell’impostore

Una delle trappole più infide che la società di oggi ha costruito artificialmente è la cd “sindrome dell’impostore”.
Essa non è altro che la paura di non essere all’altezza per ricevere i riconoscimenti e gli apprezzamenti degli altri.
Il più delle volte, quando raggiungiamo ciò che ci siamo prefissi di ottenere pensiamo che sia dovuto al caso o a fattori esterni, mai a meriti nostri e quindi o subentra la paura di non poter mantenere quel livello oppure la paura che se gli altri sapessero chi siamo veramente non ci stimerebbero così tanto.
Da qualunque lato la si guardi, c’è sempre un divario, più o meno profondo, tra come ci percepiscono gli altri e come noi ci sentiamo realmente. Può essere occasionale, ma arriva spesso a diventare un modo di essere costante perchè il nostro sistema sociale marcio incentiva questo sentire.
I modelli di oggi sono diventati i personaggi del cinema, della TV ed in genere dello spettacolo. Se non sei magro/a come tizio/a o vestito/a come caio/a, sei inferiore; se non hai l’ultimo modello di PC o di smartphone ti guardano con disgusto.
I tuoi genitori hanno fatto sacrifici per iscriverti alla tale università e tu non ottieni i risultati che si aspettano da te, quando magari il tuo sogno è stato sempre quello di recitare in teatro (ricordate “l’attimo fuggente” con Robin Williams?).
Adolescenti che hanno avuto rapporti che emarginano le amiche perchè sono ancora vergini, iniziazioni nei college o nelle scuole, in caserme, appartenenza a sette religiose, ecc. Se non sei schierato ed inquadrato in un gruppo “alla moda” non sei nessuno e da qui nasce la nostra ansia di non essere all’altezza.
Ma all’altezza di che? Ognuno di noi credo sia un essere unico ed irripetibile, come un’impronta digitale o come un fiocco di neve, non ne esistono due uguali, quindi perchè si devono costringere gli esseri umani a somigliare a questo o a quello o a possedere questo o quello per essere qualcuno? Perchè non concentrarsi unicamente sul realizzare se stessi liberi da qualsiasi condizionamento esterno? Perchè questo modo di pensare è ignorato ed anzi avversato? Parlare in prima persona, a questo punto, sarebbe già un traguardo, perchè quando ascolto qualcuno che inizia una conversazione con il “noi” fuggo via a gambe levate perchè è un morto che cammina.
Antony De Mello, a tale proposito ha scritto un libricino che vi consiglio di leggere: “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, perchè se fai nascere un’aquila in una covata di galline questa non scoprirà mai che sa volare e passerà a terra il resto della sua vita credendo di essere un pollo.

Vampiri energetici

Ebbene si, sono tra noi, sono tanti e sono difficili da scoprire. Potrebbero essere nel vostro gruppo di amici, sul posto di lavoro, al club, al bar e persino nella casa in cui vivete.
Sono chiamati anche “vampiri psichici” e non possono fare a meno di succhiare l’energia di chi ne ha in abbondanza perchè loro ne sono perennemente sprovvisti.
Può sembrare una follia ma riflettete. A chi non è mai capitato di provare un certo senso di ansia o nervosismo dopo aver parlato o interagito con una persona particolare?
Vi siete mai sentiti “svuotati”, di cattivo umore dopo l’incontro con qualcuno?
Non avete mai sentito il bisogno di fuggire quando siete a contatto con certe persone che vi irritano o che invadono la vostra sfera, magari vomitandovi addosso lamentele e problemi?
In quest’ambito ci sono vampiri “inconsapevoli”, che non si rendono conto di ciò che fanno, tenendovi magari ore a parlare narcisisticamente dei loro problemi, e (categoria peggiore), quelli consapevoli, che ti ostacolano, ti fanno sentire sbagliato, che infieriscono sui tuoi punti deboli.
Sono individui che non riescono ad affermare se stessi se non attraverso l’annientamento degli altri, perchè se ti vedo più triste di me ne posso trarre giovamento e sentirmi più potente. Non amano essere interrotti se parlano o fanno qualcosa, mentre non si pongono affatto il problema di disturbarti se hanno bisogno di qualcosa. Sono invidiosi, i tuoi successi sono colpi di fortuna, mai risultato di sforzo o fatica e quando ti danno consigli, dicono di farlo “per il tuo bene”. Diffidate sempre da chi pronuncia quelle parole.
Queste persone esistono davvero e tutti ne abbiamo consapevolezza. Vanno evitate, punto e basta. Certo se si tratta di estranei la cosa è semplice, ma non è infrequente che li si abbia in famiglia o sul lavoro e qui iniziano i problemi.
In questo caso ci vuole molta più forza, diplomazia, consapevolezza e fermezza nel non dire sempre di si, nell’acconsentire a tutto, ma occorre ritagliarsi il proprio spazio vitale e tenere fuori il vampiro per quanto possibile, senza farvi trascinare nella loro perenne sofferenza.
E voi ci credete che esistono?

L’orologio rotto

Ho un vecchio orologio rotto che porto sempre con me.
Una volta correva e segnava il tempo, un tempo fatto di ricordi, di gioie e di paure per chi l’ha guardato con ansia e trepidazione, sapendo che le sue lancette scandivano la sua vita e quella del mondo che lo circondava. Un orologio rotto, per la maggior parte delle persone, non serve più a nulla, è una cosa inutile, ma per me resta un simbolo che racchiude molti significati, una tappa dell’esistenza, una cassaforte magica.
Lo porto per ricordarmi che anche il tempo si può fermare se si blocca il meccanismo che lo misura, perchè senza quel meccanismo non sappiamo più cos’è il tempo. Quindi esso è relativo e non assoluto. Sono arrivato alla stessa conclusione di Einstein attraverso il ragionamento invece che con una formula matematica come ha fatto lui. Non mi daranno il Nobel ma fa lo stesso.
Anche noi esseri umani siamo orologi che misurano il tempo e prima o poi siamo destinati a romperci.
Ma sarebbe bello se qualcuno, in qualche maniera, ci portasse sempre con se, per il ricordo di ciò che siamo stati, per quei momenti, belli ed anche brutti, che abbiamo saputo segnare. Per quelle ore e giorni che hanno lasciato un segno indelebile in chi ci ha camminato accanto in quella scheggia di tempo segnato dai pur limitati giri di tre lancette in un quadrante.

Io non sono io

Lo so, lo so, se dovessi esordire con la domanda “ma noi chi siamo veramente?” ecco che si scatenerebbe un casino.
Come, chi siamo? Io sono io, Cavalier commendator Fracazzo da Velletri, onorevole della repubblica, notaio, avvocato, ingegnere, ecc… ecc…. Tutti appellativi che in certe occasioni vengono preceduti dalla frase che personalmente reputo la più alta forma di idiozia che un essere umano può manifestare: “lei non sa chi sono io”. Mi verrebbe da chiedere: “Ma lei lo sa chi è lei veramente?” Un coglione, vabbè ma questo è troppo scontato.
Allora procediamo ad un’analisi attenta della domanda che non è poi così banale. Siamo davvero chi crediamo di essere?
Iniziamo dal nome. Io sono Mario, Giuseppe, Francesco… ok e di cognome? Rossi, Bianchi, Verdi, e così via.
Nulla da obiettare, c’è scritto anche sulla carta d’identità. Mario Bianchi, Giuseppe Rossi… e così via.
Ma questi tizi il nome se lo sono scelto? Ovvio che no, il nome che portiamo ci è stato dato dai nostri genitori senza che noi si sia potuto metter becco. Il cognome ancor peggio, scelta zero. E’ quello della famiglia in cui siamo nati, quindi chi ci ha dato il nome non ha neanche potuto scegliere il cognome.
E’ facile comprendere che non si può essere un qualcosa che ci è stato imposto, credo che siamo molto di più.
Pensate poi a quanto acquisiamo dai nostri genitori. Sicuramente i loro geni fisici, per cui, somaticamente, finiremo per assomigliare più all’uno che all’altra, nei colori degli occhi, dei capelli, nel passo, nelle movenze, ecc…
Ma il carattere ed i pensieri? Le aspirazioni? Il senso della vita? I sogni? Bè quello è tutto un altro discorso, basti pensare anche a quanta differenza di caratteri ci possa essere tra fratelli. Il più delle volte non la pensiamo mai come i nostri familiari, abbiamo ambizioni ed aspirazioni del tutto differenti e se molti seguono le orme professionali paterne o materne vuol dire che hanno soffocato il loro “Daimon” e si sono adeguati ad una vita piatta e priva di aspirazioni, rinunciando ad inseguire il proprio sogno, accontentandosi dei sogni bolliti degli altri.
Ma allora perchè abbiamo il patrimonio genetico dei nostri genitori ma non i loro sogni e le loro aspirazioni?
Perchè, secondo me, siamo su un piano diverso, siamo sul piano di quello che noi siamo veramente, un livello di anima, e l’anima viene da altrove e non ha nulla a che vedere con le leggi biologiche, anzi risponde a leggi diverse a noi totalmente sconosciute.
Millenni fa lo avevano capito, oggi noi lo abbiamo dimenticato. Forse c’è davvero un “piccolo io” che è ciò che crediamo di essere su questa terra, Gianni, Mario, avvocato, professore…
Ma esiste anche un “grande io”, immortale, che in questa vita riveste il ruolo di Gianni, Mario, ecc, come un attore può interpretare la sua parte in un film o in una rappresentazione teatrale. Può essere bravissimo a farlo ma, finita la commedia, tornerà ad essere chi è veramente.
Se avete seguito fin qui le mie folli elucubrazioni, faccio un salto logico successivo. Se dico “Io sono Mario” allora siamo due persone, Io e Mario. Cioè l’Io grande che dice di essere Mario. Ma chi è Io?
Questo lo lascio decidere a voi… se qualche matto ha letto fino in fondo questo post, magari potrà dare una risposta dopo una riflessione…