riflessioni

Apologia della domanda

Una domanda è sempre uno sconfinato oceano di possibilità, è aperta ad ogni soluzione, è come un insieme di possibilità potenziali che possono condensarsi in una realtà da venire. Una domanda è guardare al futuro, una risposta è mettere il sigillo a tutto questo, porre un limite, ed è lì che inizia il passato.

Una domanda è una azione da bambini, una risposta è una roba da vecchi.

Una domanda è movimento, è sete di conoscenza, è curiosità, è vita. Una risposta è sempre rigida, a meno che non sia la più coraggiosa e rara di tutte: “non lo so”; una risposta è presunzione, è spesso saccenza e più raramente saggezza.

Una domanda è una cascata di acqua fresca che si rinnova sempre, una risposta è uno specchio di acqua stagnante.

Una domanda è malleabile, puoi riformularla, ritirarla, modificarla, adattarla a chi ti sta di fronte. Una risposta, una volta data, è come una freccia, difficilmente può tornare indietro, l’orgoglio e le leggi fisiche glielo impedirebbero.

Una domanda può fregiarsi dell’eleganza sinuosa del punto interrogativo. Una risposta ha la povertà di un misero puntino che è compreso nel punto di domanda ma giace sempre come un servo ai suoi piedi.

Una domanda può accomunare e mettere d’accordo ogni essere della terra, mentre questo è impossibile per una risposta. La tua domanda può essere anche la mia domanda ma la tua risposta difficilmente potrà essere la mia risposta.

Una domanda non è mai stupida, moltissime risposte lo sono.

La domanda è la madre del dubbio, le risposte sono le figlie dell’ignoranza.

Le domande scandiscono i momenti più importanti della vita, le domande non mentono, sono sempre sincere, è impossibile mentire se si chiede. Le risposte, invece, sembrano fatte apposta per la menzogna; sono le vesti naturali di chi vuole nascondere la realtà.

Alle domande sono associati in genere aggettivi positivi quali belle, ingenue, sfrontate, coraggiose, intriganti; alle risposte si affibbiano aggettivi di segno opposto quali sbagliata, tardiva, insensata, offensiva, tagliente.

Spesso, a domande da un milione di dollari vengono date risposte che non valgono un centesimo.

Ogni progresso umano è fondato sulle domande perchè se i grandi geni non si fossero posti quesiti folli, oggi forse saremmo ancora nelle caverne ad accendere il fuoco con le pietre. Se ci fossimo fidati delle risposte immutabili oggi crederemmo ancora ad una terra piatta al centro dell’universo e ad altre cose che oggi sembrerebbero assurdità.
Gesù non ha mai esaltato le risposte ma ha sempre posto al centro dei suoi insegnamenti il “chiedete e vi sarà dato”; del resto come potremmo mai ottenere qualcosa senza domande?

Insomma preferisco sempre coloro che fanno domande, proprio come i bambini. Un pò meno mi piacciono quelli che hanno e danno solo risposte. Una domanda non è mai sbagliata ed è solo nostra; le risposte vengono dagli altri e molto spesso sono sbagliate.

E per finire gustatevi questa chicca di pochi secondi su una distinzione tra domande e risposte tratta da un dialogo di “Per qualche dollaro in più” del mitico Sergio Leone.

Il mestiere dell’anima

Il lavoro. Questo concetto così frainteso, rincorso, desiderato, amato, odiato, atteso…forse nessun’altra parola della nostra lingua è in grado di scatenare sensazioni così diverse l’una dall’altra. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro…bum!
Spesso si spende più denaro per ottenere un titolo di studio che poi non ti garantisce nemmeno che tu riesca a rientrare delle spese sostenute per ottenerlo, ma un lavoro è il sogno di tutti. Sogno di tutti? ma è davvero così?
Il lavoro è un pò come l’amore di coppia. Da giovane lo insegui con ardore e ti senti arrivato quando lo raggiungi e poi ti impegni, passi notti insonni perchè credi che ti ricambi quello che tu gli stai dando, insomma sei stanco ma felice.
Da adulto, mano a mano che il tempo passa, inizi a stancarti, se non addirittura ad odiarlo, a sentirlo come una costrizione che ti sottrae libertà, un pò perchè ti ci sei abituato e si sa che l’essere umano si stanca presto, un pò perchè dentro senti di avere spazio per “qualcos’altro”, un qualcosa che inizia a bussare sempre più forte al tuo cuore.
E, se è vero che va così, forse nell’amore e nel lavoro c’è qualcosa che non abbiamo ancora capito bene come funziona.
Restando al tema lavoro, ritengo che l’errore risieda nel fatto che la maggior parte dei lavori di oggi non sono quasi mai la libera espressione delle reali capacità di chi lo svolge o, peggio ancora, dei suoi nascosti sogni e desideri.
Quando si chiede ad un bambino piccolo cosa vuole fare da grande, lo si fa per sorridere alla sua risposta, aspettandosi i classici stereotipi infantili del pilota di formula 1 o di aerei, dell’astronauta, del pompiere, dell’infermiera o del cuoco. Forse, però, questo succedeva un pò di tempo fa, quando i bambini erano ancora “liberi”. Oggi i bambini sono già indottrinati ad ambire a professioni sociali tramandate in famiglia, sempre qualora ne valga la pena, come avvocato, dottore o ingegnere, oppure ad emulare gli effimeri idoli del momento quali calciatori, rapper e ballerine.
Poi si cresce e la vita spinge gli ex bambini a dover intraprendere lavori “imposti” dalla società del momento e non perchè piacciono davvero, ma solo perchè ti consentono di guadagnare denaro. Per molti è il denaro che serve alla stretta sopravvivenza per sbarcare il lunario, per cui va bene tutto, anche il minatore, rischiando la vita per un boccone di pane. Per altri, più fortunati, un lavoro è solo il mezzo per guadagnare tanto, per affermarsi socialmente, ed ecco che la società riceve un’overdose di avvocati, notai, medici, ingegneri, architetti e commercialisti.
A volte mi chiedo quale pazzo aspirerebbe davvero a diventare notaio perchè si sente “nato notaio”, perchè ha la missione, nella vita, di mettere firme su stupidi pezzi di carta…ma sai che palle! Chiedete a tutti i bambini piccoli del mondo (tranne quelli che hanno il papà notaio) e vedete se ne trovate uno che vi risponde così.
Col tempo, però, affiorano quelli che io definisco i “mestieri dell’anima”, le vere passioni nascoste, soffocate dall’urlo della vita frenetica e dalla logica insulsa del “vinca il migliore” che pervade oggi la nostra società.
Ebbene sono proprio quelle le nostre ambizioni, quelle che ci renderebbero davvero felici. Avete mai chiesto alla vostra anima cosa le piacerebbe fare? Quasi nessuno lo fa. Se lo faceste ed aveste la sensibilità di ascoltare la sua flebile risposta, scoprireste cose incredibili come il musicista, lo scultore, il pittore, l’attore di teatro o lo scrittore. Tutte espressioni creative connesse con la bellezza e l’armonia, perchè un’anima è sempre bellezza ed armonia. Un’anima non è fatta per mettere firme su pezzi di carta.
Una riflessione abbastanza semplice e quasi ovvia che però aiuta a farci capire perchè oggi siamo così infelici.

Effetto Barnum

« Hai molto bisogno che gli altri ti apprezzino e ti stimino eppure hai una tendenza a essere critico nei confronti di te stesso. Pur avendo alcune debolezze nel carattere, sei generalmente in grado di porvi rimedio. Hai molte capacità inutilizzate che non hai volto a tuo vantaggio. Disciplinato e controllato all’esterno, tendi a essere preoccupato e insicuro dentro di te. A volte dubiti seriamente di aver preso la giusta decisione o di aver fatto la cosa giusta. Preferisci una certa dose di cambiamento e varietà e ti senti insoddisfatto se obbligato a restrizioni e limitazioni. Ti vanti di essere indipendente nelle tue idee e di non accettare le opinioni degli altri senza una prova che ti soddisfi. Ma hai scoperto che è imprudente essere troppo sinceri nel rivelarsi agli altri. A volte sei estroverso, affabile, socievole, mentre altre volte sei introverso, diffidente e riservato. Alcune delle tue aspirazioni tendono a essere davvero irrealistiche. La sicurezza è uno degli obiettivi principali della tua vita. »
Che ne pensate? Potreste affermare che questo profilo psicologico si adatti a voi? Con molta probabilità risponderete di si, ma questa è una delle riprove di come siamo facilmente manovrabili da chi gestisce certe tecniche, e mi sto riferendo a politici, pubblicitari, venditori, manager o chiunque, nella vita privata, voglia influenzare le vostre scelte.
Si chiama “effetto Forer” o “effetto Barnum”, dai due personaggi che si contendono la sua scoperta. L’ultimo è il fondatore dell’omonimo circo, il quale, molto cinicamente, asseriva che “ogni minuto, sulla terra nasce un pollo. Non è importante quello che vendi, ma come lo vendi ed è quello che richiama i polli”.
Bertram R. Forer è stato invece uno psicologo americano il quale, dopo aver finto di approfondire la conoscenza dei suoi studenti con questionari e colloqui, sottopose loro il profilo che avete letto all’inizio, chiedendo di esprimere con un punteggio da 1 a 5 quanto rispondente fosse la descrizione. La media delle risposte fu 4,2. Quando Forer confessò agli studenti che tutti avevano ricevuto lo stesso profilo non ci potevano credere.
In quelle poche righe è racchiusa una serie di tecniche per indurre un soggetto a convincersi della bontà delle motivazioni e della “sensibilità” dell’interlocutore che risulta così persona profonda ed affidabile.
Pensateci quando qualcuno vorrà vendervi qualcosa, convincervi a votare questo o quello o semplicemente indurvi a compiere o non compiere determinate azioni.
La vita quotidiana è disseminata di trappole e, spesso, siamo stati fregati anche quando abbiamo pensato di avere fatto le nostre scelte liberamente…ah un’ultima cosa, anche se a molti darò una delusione…tutti gli oroscopi sono basati sull’effetto Barnum.

In alto

Mi piace camminare guardando in alto, un pò con la testa tra le nuvole, perchè soltanto lassù puoi trovare qualche bella sorpresa. Le sorprese che incontri con gli occhi bassi non sono quasi mai belle; per bene che ti possa andare sono cose scontate e prevedibili.
Guardare in alto o pensare in alto ti porta in un’altra dimensione, in quella dimensione dove ci sono le idee, le scoperte geniali, le invenzioni dei folli ed i giochi dei bambini.
Solo un buon visionario può accedervi. Pensate che Albert Einstein, per mettere a punto le sue teorie sulla relatività, si immaginava a cavallo di un raggio di luce.
E’ un luogo dove tutti potremmo andare, di tanto in tanto, è un enorme negozio pieno di sorprese, peccato che l’accesso, alla fine, sia appannaggio di pochi.
Lassù non c’è più il tempo né lo spazio; un orologio sarebbe utile come un semaforo in autostrada.
Chi inspira solleva istintivamente il capo verso l’alto, mentre chi espira tende ad abbassarlo e si sa che l’inspirazione è vita, mentre l’espirazione è collegata alla morte. La prima azione di un essere umano che viene alla vita è inspirare l’aria di quel nuovo mondo in cui adesso si trova; la sua ultima azione sarà buttare fuori per l’ultima volta quella stessa aria.
In alto puoi incantarti ad osservare il volo degli uccelli, gli antichi ne traevano importanti profezie per il futuro. Abbiamo imparato fin da subito ad osservare le stelle lassù, a chiederci, piccoli ed impauriti, cosa ci fosse dietro tutto quel mistero e ne abbiamo ricavato scienza e fantasia, sogni e poesia.
In basso ci siamo attaccati, come una sorta di maledizione gravitazionale, guardare verso il muro che ci sta davanti ci sta facendo impazzire, per questo motivo l’unico modo che abbiamo di evadere verso l’infinito è sollevare gli occhi e l’anima al cielo, perchè è da lì che possiamo sperare di avere delle risposte.
Chi sogna ad occhi aperti non è ben visto nella società odierna, perchè chi immagina e sogna, al giorno d’oggi, sono rimasti i matti ed i bambini, che sono le uniche persone imprevedibili; e si sa che la società detesta l’imprevedibilità, per cui i bambini li “rieduca” ed i matti li rinchiude per evitare che vadano a rovistare tra le nuvole e scoprano certe verità.
Se non sei più un bambino, l’unica via di salvezza che ti rimane è quella di impazzire un pò…

Il mistero della Forza

Sollevare un libro è la stessa cosa che sollevare un elefante? Questione di punti di vista, chiunque direbbe “ma ovviamente no! Che razza di domanda stupida è?”

Bè, per il saggio maestro Yoda la questione è diversa, non c’è differenza tra le due cose, la differenza è nella nostra mente e quindi suggerisce al “novizio” Luke di “disimparare tutto quello che ha imparato finora” perchè l’elefante è troppo “grande” rispetto al libro. Il segreto non sta nelle dimensioni ma nella “Forza” e se ti allei con essa, ben presto scoprirai che “un potente alleato essa è”, per usare le stesse parole del maestro Yoda.

Ma cos’è questa entità misteriosa? Uso ancora le parole di Yoda: “La vita essa crea ed accresce, la sua energia ci circonda e ci lega. Illuminati noi siamo e non questa materia grezza (il corpo n.d.r.). Tu devi sentire la forza intorno a te, qui, tra te, me, l’albero, la pietra, dovunque…”

Ok, sono partito da una citazione hollywoodiana ma l’argomento non è così leggero come può sembrare perchè io sono convinto che questa forza esista, solo che non sappiamo come riconoscerla ed utilizzarla.

Chi ha saldi principi religiosi monoteisti la chiama Dio, Allah, o in qualunque modo le sue credenze lo abbiano condizionato.
Gli scienziati lo chiamano “campo di forza” o campo di Higgs, quel campo alla base di tutto da cui si formano tutte le particelle che compongono la materia e che non siamo in grado di misurare ma sappiamo che c’è.
Uno psicanalista austriaco di nome Wilhelm Reich, nella prima metà del 900 la chiamò “energia orgonica”, l’energia di cui sarebbe pervaso l’Universo e che egli credette addirittura di poter misurare.
Le discipline orientali ne fanno un fondamento della loro esistenza, il “Chi” dei cinesi, il “Ki” dei giapponesi, il “Prana” degli induisti.

Insomma chiamatela come più vi piace ma pare che siano tutti d’accordo sul fatto che esista, lo si dice da millenni e lo si dirà per millenni, perchè Yoda viene dal futuro…

Comunque la chiamiate, voi riuscite a sentirla?

C’era una volta

C’era una volta chi credevi di essere, oggi c’è qualcuno che non ti aspettavi che fossi. Hai davvero tracciato tu quel sentiero che ti ha portato sin qui? Sembrerebbe proprio di si anche se non te ne sei accorto affatto e sei finito in una selva oscura che non vuol dire che non sia bellissima.
Chi guida davvero la tua mano, le tue gambe, chi ci fa ammalare di un male inguaribile e poi ci guarisce? Cosa ci porta ad amare follemente una donna che altri hanno trovato poco interessante o addirittura odiato? Siamo davvero noi a fare cose così insensate? Ma poi davvero sono insensate o siamo noi che non riusciamo a vederne il senso?
A volte ti vengono idee geniali o magari soltanto riesci a fare con semplicità ciò che ad altri riesce impossibile. E’ merito tuo? Nessuno si è mai chiesto da dove sia scaturita quell’idea geniale, quell’abilità manuale che tu non ti sei mai sforzato di affinare ma che ti riesce così facile?
Nella vita passano dei treni a cui non facciamo caso e non perchè non siamo mai in stazione, ma soltanto perchè su un treno tutti ci siamo già e non pensiamo mai a cambiarlo e prendere la coincidenza per un’altra destinazione, forse perchè su quel treno qualcuno ci ha messo tanto tempo fa senza darci la possibilità di sceglierla quella destinazione e quindi proseguiamo seduti comodi guardando il mondo e la vita che scorre da un finestrino.
C’era una volta qualcuno che guardava senza vedere, che ascoltava senza sentire, che era contro qualcuno o qualcosa ed a favore di qualcun altro o qualcosa d’altro, qualcuno che non credeva esistessero le mezze misure, senza sapere nemmeno cosa stava misurando.
C’era una volta qualcuno che era dentro se stesso credendo che tutto il resto fosse fuori e che lo osservasse e giudicasse senza sapere che è possibile farlo da soli con se stessi, e limitarsi alla sola osservazione, lasciando il giudizio agli altri, tanto di quello non ce ne frega nulla.
C’è oggi qualcuno che domani non sarà quello che sta scrivendo oggi e che magari, visto che la selva oscura si infittisce, potrebbe essere tentato di tornare indietro senza sapere che comunque sta andando avanti.

Giochi in bianco e nero

L’essere umano è sempre stato affascinato e coinvolto dal gioco, fa parte della sua natura ed è la prima attività in cui si cimenta appena nato. Poi si cresce e, mentre per un bambino il gioco rimane una cosa seria, l’unico lavoro che conoscono, da adulti siamo portati ad associare questa pratica con una accezione negativa, chi “perde tempo” con il gioco è un fannullone, un buono a nulla, un perditempo che preferisce giocare invece che lavorare o svolgere attività “più gratificanti”. Ebbene, se questo, forse, può valere per gli ipnotici e regressivi giochi elettronici della nostra era tecnologica, non può essere fatto in generale perchè, come vedremo, esistono giochi millenari che non possono essere liquidati con il banale termine “gioco” ma rappresentano per l’essere umano molto di più.
L’essere umano sviluppa nel gioco e col gioco la sua personalità e da esso emergono le sue caratteristiche più peculiari. Dimmi come giochi e ti dirò chi sei, potremmo affermare, o, per dirla con Schiller, “l’uomo è veramente tale solo quando gioca, perchè si ritrova e si conosce”.
In genere si associa anche il gioco ai colori, più un gioco è colorato e più attrae bambini ed adulti, infatti i già citati videogames sono un’esplosione di suoni e colori che spesso arrivano a rincoglionire indirettamente persino chi vi sta attorno.
Quando si cresce, riguardo ai giochi, si raggiunge un bivio, che coincide, per come la vedo io, con il livello di sviluppo di un essere umano. La gran parte resta ancorata appunto ai coloratissimi videogames, una versione adulta e partecipativa dei cartoni animati che ipnotizzano i bambini di tutto il mondo, in cui però ti danno cannoni ed armi virtuali con cui ammazzare più cattivoni possibile e tu ti rincoglionisci come un ebete.
Ma, fortunatamente, alcuni di noi sviluppano una predilezione per il bianco e nero, colori simbolo che caratterizzano quei pochi giochi da adulti, carichi di simbolismi arcaici le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Sto parlando degli scacchi, della dama e del backgammon.
Sono giochi in cui non è sufficiente conoscere le regole per affermare di saperci giocare perchè richiedono una visione di insieme che coinvolge zone della mente molto particolari.
Sono giochi che sono più di un gioco comunemente inteso, sono intrisi di un simbolismo che in pochi riescono a percepire, sono la messa in atto dell’eterno dualismo della vita, simbolicamente combattuta dal vivo in quello che yin e yang cercano di riunire.
Una sconfitta in questi giochi non lascia l’amaro in bocca perchè ciò che conta è giocare al meglio la partita, lasciarsi assorbire da essa senza distrazioni, restando massimamente concentrati, ricavandone la suprema lezione di vivere sempre nel qui e ora, una bella lezione di vita insomma.
I giocatori non guardano mai in faccia l’avversario negli scacchi, non è importante; hanno sempre lo sguardo e la mente fissi sulla scacchiera perchè il re bianco siamo noi, ma anche il re nero siamo noi…

Corsi (e ricorsi) new age

Neanche troppo tempo fa i successi in libreria erano sempre dei soliti noti che poi resistono anche adesso, dietro di loro il vuoto letterario, riempito a stento da una caterva di romanzi rosa, rosa hard, lui sfigato lei strafiga, lei sfigata lui strafigo, straricco e strabastardo, che mena anche qualche frustatina qua e la, dove alla fine l’amore trionfa sempre in un tripudio di baci e carezze che farebbe venire il diabete ad un cobra.
Sul versante corsi e cultura imperavano, invece, seminari di storia e filosofia, filologia, semantica, letture di classici e comunque roba culturale da carbonari, che si diffondevano col passaparola, spesso tenute in sale esigue con una decina di partecipanti che ti veniva il dubbio fossero sempre gli stessi da Trapani ad Aosta.
Oggi stiamo invece assistendo ad un cambiamento totale di questo panorama cultural-letterario, perchè la gente si trova in un deserto di riferimenti, in quanto nessuno crede più a qualcosa.
Le masse hanno sempre avuto bisogno di riferimenti, di qualcosa in cui credere, e per secoli e secoli lo sono stati il potere politico e la chiesa. Oggi questi poteri sono morti, quasi del tutto spariti, la maggior parte delle persone non vogliono più sentir parlare di politici ladri e di preti sparacazzate, visto che in duemila anni non ne hanno azzeccata una ed il tempo a loro disposizione è terminato.
Però avevano un ruolo nel tessuto sociale, erano un punto di riferimento, alla pari del potere politico, e le masse si sentivano nel giusto se seguivano le regole di politici e preti.
Oggi è finalmente accaduto quello che si sperava da secoli, il punto unico di riferimento è dentro se stessi ma questo ha gettato nel panico le masse non abituate a prendere decisioni da sole ed ha messo di fronte le persone al loro più grande nemico: il loro io. Ed ecco che è esplosa l’era delle “imitazioni”, la disperata ricerca di riferimenti “esterni” laddove gli unici modelli sono quelli della TV ed è inutile che stia a spiegare quanto ciò sia devastante soprattutto per le menti dei più giovani. Pur di non scoprire come sono fatto e cosa voglio, ambisco al fisico di Cristiano Ronaldo o della modella di turno, alla posizione sociale di Briatore, al look di Lady Gaga, leggo la Gazzetta dello sport e “Chi”, guardo fiction ed X-factor e via dicendo.
Per quelli ormai non c’è speranza, sono già morti. Ma moltissimi si rifiutano di accettare questa situazione e si rendono conto che devono procedere da soli, farsi carico delle loro vere aspirazioni, progredire come individui unici anche se ciò significa soffrire, camminare al buio nella speranza di vedere una luce in fondo al tunnel. Non è facile ed ecco che, puntuali come le tasse, arrivano loro, i “nuovi guru”, gente che racconta di aver visto quella luce e quindi sarà in grado di mostrare anche a voi la retta via se seguirete il loro corso di due giorni a 500 euro o, se siete proprio dei barboni, comprate il loro libro.
Fate una ricerca su Google e vi renderete conto dell’infinito mercato di corsi e libri di automiglioramento che rappresentano oggi il boom commerciale che ha sostituito libri e corsi di cui ho parlato in apertura di post. Venghino siore e siori, la materia è così vasta e sconosciuta che non servono titoli o specializzazioni. Anche se faccio il pizzaiolo posso organizzare corsi di tuttopuoi, credicievedrai, conoscitestesso, accendilamente, seguimienontipreoccupare, basta che paghi ed io ti indicherò la via, in fondo non è vero che se ci credi accadrà? La fede smuove le montagne… e fa arricchire molta gente.
Bisogna stare molto attenti perchè, per le ragioni che ho spiegato sopra, questo è il business del momento e persone non mosse dalle migliori intenzioni (che cioè ambiscono al vostro portafogli fregandosene altamente dei vostri problemi) hanno invaso il mercato facendo danni incalcolabili.
Per puro caso, ed ovviamente senza fare nomi, per motivi connessi alla professione di penalista che ho svolto per 25 anni ho incrociato uno di questi “guru” che impera sui social, ha migliaia di “seguaci” e propina corsi abbastanza costosi… tacendo la sua conoscenza delle aule penali ed una fedina che non credo sia tanto immacolata per reiterate truffe.
Cercate quindi di diffidare dai “tuttologi”, da coloro che parlano con termini di cui ignorano persino il nome, perchè sono sicuro che di un corso di alimentazione quantistica qualcuno avrà sicuramente sentito parlare…

Guerriero

Non si è guerrieri nel senso che credete. Si usano armi invisibili che non sono associate a nessun tipo di violenza, non si fa guerra a nessuno ma ci si difende se si viene attaccati, anzi si deve avere l’abilità eccelsa di usare l’altrui aggressività come difesa.
Un guerriero lotta però ogni giorno contro i suoi dèmoni, perchè sa che il nemico più temibile di un uomo non è nel mondo esterno ma nella sua anima, e se l’anima perisce, il corpo farà la sua stessa fine mentre può non essere vero il contrario.
Vincere guerre e conquistare nazioni può rendere potenti e temuti, fare la stessa cosa con le proprie cattive abitudini e conquistare il completo controllo di se stessi ti rende invincibile.
Se non si è svegli ed all’erta sempre non si riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati allorquando ci si immerge nelle lotte quotidiane.
Il guerriero insegue i propri sogni, non quelli preconfezionati della società o degli altri, perchè sente il suo destino, lo vive nel cuore e sulla pelle come una bruciatura e non importa quanto in salita sia la strada, se quella è la sua via vuol dire che ha la forza per affrontarla.
Un guerriero non si lascia abbattere dalle difficoltà, perchè non è detto che esse siano cose negative, solo il tempo può dire se qualcosa è giusto o no per noi in un certo momento. Forse accadono per mostrargli la via, prove da superare per capire e riconoscere i nostri limiti.
Un guerriero non giudica mai, perchè sa che ogni giudizio è personale e quindi quasi sempre sbagliato. Di contro, egli si sente libero di fare ogni cosa senza vincoli sociali, perchè come è vero che non giudica, è anche vero che non gli importa affatto il giudizio degli altri. Per questo ciò che lo guida è la passione interna, mai il timore di come appare all’esterno.
Un guerriero lo riconosci dagli occhi, essi sono un misto di pace e curiosità, sanno scrutare, infondere sicurezza e trasmettere amore, sono loro la vera voce del guerriero che di solito è di poche parole.
Il guerriero coltiva solo i legami solidi e quelli sono pochi. Egli sa che solo ciò che è importante è destinato a persistere, mentre tutto ciò che è inutile è destinato inevitabilmente a scomparire.
Un guerriero vive di sostanza, mai di apparenza, le maschere non gli appartengono, egli persevera senza mai intestardirsi, perchè è consapevole che c’è un tempo per ogni cosa e l’abilità sta nel coglierlo e, di contro, sapere quando è il momento di abbandonare il campo.
Il guerriero ha fede. Non certo nei dogmi indimostrati delle religioni, bensì in se stesso, consapevole della sua unicità ed insegue i suoi sogni convinto di poterli realizzare. Come ogni guerriero, a volte vince, altre volte no, ma non per questo si lascia abbattere, perchè nella sua vita c’è sempre posto per un sogno nuovo da realizzare.
Un guerriero è sempre concentrato, quindi è attento alle piccole cose. Solo i ciechi ed i superficiali vedono esclusivamente i grandi eventi e tralasciano i particolari, facendosi sfuggire le cose più belle della vita, che di solito si nascondono nei dettagli.
Il guerriero è umano, è uomo o donna, e quindi imperfetto, sbaglia, si arrabbia, cade ma si rialza ed è sempre pronto a chiedere scusa per i suoi errori quando li riconosce come tali, ma in quella sua fragile umanità riconosciuta sta la sua corazza di guerriero.

L’estate sta finendo

e un anno se ne va… questo è stato un tormentone di una canzone dei Righeira in voga parecchi anni fa. Meglio non ricordare l’anno altrimenti il peso dell’età mi cade addosso tutto in una volta e rischio di rimanere schiacciato.
Questo periodo atteso un anno intero da tutti volge al termine ma, come tutte le cose della vita, anche questo è soltanto un punto di vista.
Lo è perché vale per noi che viviamo in questa fascia di mondo, per uno che vive in Jamaica dire che è estate o inverno non fa nessuna differenza. Provate a dire che arriva l’estate ad uno che vive in Argentina, certamente si intristisce perché la collega all’arrivo di freddo e gelo mentre si illumina quando sa che sta per arrivare l’inverno.
Insomma anche il perenne fluire delle stagioni è una questione di prospettiva, sociale, ma sempre di prospettiva. La realtà è una visione al nostro cannocchiale della vita e dobbiamo renderci conto che ciò che vedo io nel mio strumento potrebbe essere molto diverso da quello che vede un’altra persona anche se lo abbiamo puntato sullo stesso panorama. Spesso descriviamo cose diverse e perciò non ci capiamo.
A prescindere da questo, suppongo che le vacanze estive siano per la maggior parte delle persone uno dei tre grandi spartiacque dell’anno assieme al capodanno ed al compleanno. Sono le tre grandi boe attorno alle quali girano, come barche a vela durante una regata, una quantità indefinita di buoni propositi, la maggior parte dei quali, se non quasi tutti, è poi destinata a naufragare.
“Al rientro si cambia”, quante volte abbiamo sentito da altri o pensato noi stessi queste parole? Che sia per il lavoro che “così non va”, o per il fumo (“devo assolutamente smettere”) o per la tanto rinviata iscrizione in palestra o per qualsiasi altro proposito che riteniamo importante per la nostra vita, la ripresa della vita abitudinaria nelle città in cui viviamo, ci piace pensarla come una rinascita, un qualcosa che le ferie dal lavoro, comunque le si sia passate, hanno sottratto ad una monotonia che ci spinge a fare sempre le stesse cose e che ci toglie l’entusiasmo di andare a cercare qualche novità o addirittura a cambiare vita. Già, cambiare vita, perché no? Quanti di voi sarebbero disposti a cambiare tutto? A mollare il lavoro e trasferirsi altrove a ricominciare?
Tanti io credo, molti addirittura non lo ammettono neanche a se stessi, adducendo i mille problemi che impedirebbero una vera rinascita quali la famiglia, il lavoro o…boh.
Spero che, se non riuscirete ad aprire un baretto sulla spiaggia ai Caraibi o in qualche altro posto, almeno abbiate la forza di smettere di fumare o di iscrivervi in palestra…

Comunicazione inconscia

A volte capita di percepire la presenza di persone che comunicano, senza volerlo, qualcosa di importante anche senza che le conosciate, anche se le vedete per la prima volta, anche se non sapete affatto chi sono, perchè misteriosamente stimolano la vostra curiosità, da come si muovono, dagli sguardi che hanno, che non sono adatti a quelle persone con cui si accompagnano in quel momento, perchè c’è un velo di insoddisfazione che voi percepite e quegli altri no. Semplicemente non sono nel contesto adatto a loro. Sanno fingere abilmente e col sorriso, perchè sono forti, sanno che nella vita ci può essere di più di quello che stanno vivendo, ma si vivono il momento e va bene così.
Si capisce che forse sono prigioniere di una situazione che non hanno cercato ma che si fanno andar bene perchè hanno abbastanza forza per reagire ed aspettare che qualcuno, arrivato chissà come e chissà da dove, colga quel velato disagio, comprenda quell’invisibile messaggio. Quelle persone si guardano sempre attorno, al contrario di altre che si mostrano soddisfatte o rassegnate, con un sorriso triste rivolto verso il basso.
Sono messaggi inconsapevoli che trascendono i normali canali di comunicazione, ma se si impara a coglierli si può dialogare anche con un sorriso, per far capire di aver capito. Può finire lì oppure no, non ha molta importanza, il destino farà la sua parte.
Sono cose rare e sono le conoscenze teoricamente più profonde, che generano curiosità reciproca, perchè il linguaggio verbale non è la principale fonte di comunicazione, anzi.
A parte le persone profondamente innamorate e perciò già “connesse”, quel linguaggio senza parole risulta sconosciuto a chi non ha le “antenne” per captare una trasmissione che forse viene da una dimensione che non ci è ancora nota ma che esiste e che può rivelare sempre piacevoli sorprese per il futuro.

Pubblicità regresso

Premetto che da molto tempo ho smesso di guardare la TV, che reputo un mezzo inutile e dannoso finalizzato esclusivamente a rendere stupidi miliardi di persone più di quanto già non lo siano di loro.
Certo non è un’affermazione assoluta, nel senso che qualche grande evento sportivo come i tornei dello Slam di tennis o grandi incontri di boxe li guardo ancora e quando si ha a che fare con quell’arnese diabolico non si può sfuggire a quello stalking demenziale che è la pubblicità.
Tralasciando “l’inquinamento da sponsor” di ogni programma e l’inquietante fenomeno dei messaggi subliminali, volevo fare qualche riflessione sulla pubblicità più classica, quella degli spot che fracassano i marroni ogni dieci minuti ai poveri telespettatori.
Che sia TV di stato, privata o a pagamento, gli spot televisivi, in questa epoca di degrado, sono diventati messaggi di una stupidità tale che ti vien voglia di redigere un quadernetto di quelle aziende per porti l’obiettivo di non acquistare mai i loro prodotti. Ne guadagnerai in termini economici e di salute.
A parte il fatto che, per definizione, la pubblicità deve “imbrogliosamente” osannare articoli inutili (altrimenti non ce ne sarebbe bisogno), fate caso prima di tutto a cosa si riferiscono.
Uno spot su due o su tre è di automobili, che non è proprio una merce che uno acquista ogni settimana, seguono farmaci o parafarmaci o vitaminici che non servono a un cazzo e tendono a convincerti che sei malato quando sei perfettamente sano, poi, a seguire, scommesse on line, detersivi, würstel ed altri veleni di cibi pronti o surgelati, patatine fritte, bibite gassate, profumi con testimonial che cuccano come pazzi (e te credo), telefonini, shampoo antiforfora, assicurazioni, calze e mutande, lustracessi e compagnie telefoniche.
Tutta robaccia inutile, espressione del livello di follia schizofrenica di gente che vuole solo venderti ciarpame dannoso indorando il suo messaggio con il piacione, il calciatore o la figa di turno strapagati che mai useranno quegli stessi prodotti. Sono lì per arricchire se stessi e prendere te per il culo.
Si sa perfettamente che quello che fa vendere molti di questi prodotti è solo il loro status symbol, il sentirsi superiori, diversi, staccati dalla massa, ostentando qualcosa che ci renderà particolari, come se chi non ha questi autentici insulti alla ragione fosse un fallito, uno che non ha capito nulla della vita. Del resto, tutto il sistema della attuale crescita si basa sull’inutile, il dannoso, il superfluo, sull’ostentazione.
Con questa forza irresistibile supportata da una pubblicità ossessiva e costosissima, il sistema compra le menti e i voleri delle persone deboli. Torniamo a dire no. Ciò che è inutile e di cui non ho bisogno, io non lo compro. Abbiamo bisogno di aria e acqua pulita, di cibo sano, di relazioni sane, di energia pulita, di un tetto sopra la testa; non ho bisogno di quasi tutto quello che mi proponete e non lo compro. Che crolli il PIL, che chiudano fabbriche inquinanti e che la gente lavori a cose più sane, serie e soprattutto utili.