riflessioni

Polli, passeri ed aquile

“Non puoi volare come un’aquila se lavori con i tacchini” (A Bloch)

Il fine ultimo della vita e dell’esistenza umana è sempre stato quello di avere risposte ai suoi enormi ed irrisolti misteri.
Fin da bambini facciamo domande alle persone che ci stanno attorno ed in quel periodo delicatissimo della nostra vita gli unici a cui farle sono i parenti, in primo luogo genitori, fratelli e sorelle.
E qui, se ti va male, ed hai una famiglia fedele alle tradizioni, religiose e non, il meglio che ti può capitare è che non ti rispondono e ti ignorano perchè credono che le tue domande sono stupide. Solo così inizi a capire fin da subito che le risposte devi cercartele da solo e che dall’esterno ti arriveranno solo idee non tue che, a loro volta, non sono neanche di chi te le vuole proporre. Se invece ti stanno addosso e ti seguono passo passo cercando di trasferirti a tutti i costi i loro concetti di vita ideale e di giustizia, di quello che è giusto e sbagliato, di un certo dio o, addirittura di una squadra da tifare, spesso senza nemmeno aspettare che tu faccia alcuna domanda, allora la situazione si complica e le tue domande sono destinate a moltiplicarsi con il trascorrere del tempo senza che nessuno possa darti una risposta valida che vada veramente bene anche a te.
La verità è che il rapporto tra le possibili domande e le loro risposte è drasticamente sproporzionato.
Fin dal momento in cui la specie umana, per qualche misterioso motivo, separandosi da quella animale, ha iniziato a sentire l’esigenza di porsi un determinato tipo di domande, la situazione ha iniziato ad evolvere in una maniera che, ancora oggi, non sappiamo quanto sia un bene per la nostra specie. Un gatto vive e basta, senza chiedersi perchè è venuto al mondo e cosa ci è venuto a fare, non fa danni al pianeta e certe volte mi viene da pensare che è così tranquillo perchè, al contrario degli uomini, lui conosce già il suo ruolo e non se ne preoccupa.
La natura compie le sue scelte esclusivamente su una base: quella evolutiva. Se una caratteristica della specie si dimostra più valida di un’altra per la sopravvivenza di quella stessa specie, allora, con tempi lunghissimi, la caratteristica migliore inizierà a farsi strada tra le generazioni successive.
Mi chiedo quanto la nostra evoluzione cerebrale, tesa a farsi domande sull’assoluto, sia una caratteristica “evolutiva” della specie, visto che, ad oggi, quasi tutte le risposte ai nostri dubbi esistenziali sono ben lontane dal trovare una risposta soddisfacente, per cui se ne deve dedurre che, in ottica evoluzionistica strettamente intesa, la ragione è stata involutiva.
Ed ecco che una particolare specie di persone inquiete, arrivate ad un certo punto della vita, quando sente che il vegetare tra risposte preconfezionate da altri non gli basta più ed ha troppe domande sul suo taccuino, allora si mette alla disperata ricerca di quel qualcosa che possa giustificare un appagamento al senso della sua effimera esistenza su questo pianeta. E qui mi viene in mente un paragone con alcune specie di uccelli che credo renda bene l’idea.
Il primo stadio è quello della “gallina”, il classico uccello che ha le ali e non vola.
E qui ci sono le galline in batteria, che sono la maggioranza, che conducono un’esistenza segnata, si nutrono in catene industriali sempre uguali, e, quando giunge il loro momento, muoiono in maniera indecorosa anche per la loro specie. Poi ci sono le galline allevate a terra che si differenziano solo per avere uno spazio un pò più grande di quelle sopra ma che conducono un’esistenza non troppo diversa e soprattutto una fine analoga.
E, tra queste due specie, abbiamo descritto oltre il 70% dell’umanità attuale, facendo presente che una gallina non ammetterà mai di essere una gallina. E una gallina non si fa quasi mai domande.
Il secondo stadio è quello del “passero”, un simpatico uccellino dall’anonima livrea di piume marrone che almeno raggiunge l’obiettivo di sollevarsi da terra anche se non di molto. Svolazza tra le cime degli alberi ed ha una visione apparentemente privilegiata del mondo, cinguettando e compatendo le povere galline che non si staccano da terra e sono ingabbiate in percorsi segnati che portano a vite e morti prive di significato.
Il passero, col suo anonimo piumaggio marrone, incontra, durante i suoi voli di ramo in ramo, altri uccelli che volano alla stessa sua altezza, ma dalle livree colorate, con una gamma di colori che vanno dal bianco, al nero al mix di colori variopinti a cui i passeri ambiscono. Addirittura restano estasiati dai pavoni che stanno quasi sempre a terra ma che sanno volare benissimo e cercano di convincere i milioni di passeri a sforzarsi per diventare come loro, oppure cardellini, cinciallegre, canarini, falchi, rondini o qualunque altra razza volatile che non sono loro invece di spiegargli i vantaggi di essere passero.
Quest’ultimo cerca disperatamente di trovare il modo di diventare un falco, una rondine o un canarino, con gli artigli per carpire, un volo veloce per sfrecciare alto nel cielo o un suono melodioso, ma non ci riesce perchè si incasina e non potrà mai riuscirci, col risultato di avere milioni di passeri che invece di essere contenti di volare ed essere passeri cercano di essere falchi, rondini, gabbiani e canarini e per questo sono più depressi ed infelici delle ignare galline.
E siamo al 29% dell’umanità passera che, con il 70% gallina compone il 99% del genere umano.
Il restante 1% appartiene al genere aquila.
Le aquile, al contrario di galline e passeri sono animali in via di estinzione.
L’aquila vola più in alto di tutti e da lassù ha una visione privilegiata del mondo. Le galline forse neanche riesce a vederle ma sa che ci sono. I passeri riesce a scorgerli ed osserva il loro frenetico battito di ali da un ramo all’altro nella speranza di catturare una mosca o un verme per sfamarsi.
L’aquila non vorrebbe essere nessun altro uccello che non sia quello che è.
E’ in cima alla catena alimentare e può cacciare quello che vuole, ma per farlo deve scendere. La sua rapidità di scelta e di attacco non da scampo alle sue prede se decide di ghermirle, ma lo fa solo quando è necessario, non lo fa per il puro gusto di cacciarle. Rettili, mammiferi, altri uccelli come lei…se è necessario ha i mezzi per sopraffarli.
L’aquila è stata il simbolo di popoli quali i babilonesi, gli egizi per cui era l’uccello-anima, i greci, i romani con il loro impero sugli stemmi delle legioni, è citata nella Bibbia, è stato il simbolo di Napoleone ed attualmente è l’emblema degli USA.
Pare che sia l’unico uccello che possa guardare fisso il sole senza procurarsi danni alla vista. I nativi americani ambivano a farsi copricapi con le loro piume, e si potrebbe continuare all’infinito.
Ma che si dicono un’aquila, una gallina ed un passero? la gallina neanche sa che esiste una specie così, il passero le direbbe “vieni ad ascoltare il pavone e l’usignolo e vedrai che ti si apriranno mondi nuovi” .
L’aquila sorride dentro di se e prova pena per i suoi “fratelli” uccelli perchè un pavone l’ha mangiato ieri e l’usignolo neanche gli fa da oliva per l’aperitivo se ha fame.
Ma l’aquila è sola, perchè vola troppo alta ed a quelle altezze manca l’aria e non si avventura nessuno. Non deve sbattere le ali freneticamente come un passero per muoversi, perchè la sua apertura alare le consente di planare a grandi altezze senza il minimo sforzo.
Insomma le galline non si fanno domande, i passeri se ne fanno fin troppe e vanno a cercare le risposte sempre nel posto sbagliato, mentre le aquile hanno cercato a lungo quelle risposte e sono arrivate alla conclusione che, alla maggior parte di esse, non può esserci risposta allo stato attuale, per cui se ne fregano di tutto e scelgono di continuare a volare solitarie in alto nel cielo dove nessun altro può arrivare.

L’inganno delle religioni

Su questo meraviglioso e sventurato pianeta siamo in oltre sette miliardi.
Ebbene, dall’ultimo “censimento” pare che esistano ben 30.547 religioni, dottrine, scuole filosofiche, credenze, sette e culti tribali, ovviamente includendo anche quelli che si professano atei che sono oltre un miliardo.
E’ un pò come le elezioni politiche, in cui gli atei, rappresentano gli astenuti.
Il bello, il comico o il tragico…scegliete voi, è che ognuna di queste correnti di pensiero (le chiamo così per comodità) è assolutamente certa di possedere la verità assoluta e che le altre siano tutte assurde superstizioni. Questo è un incontrovertibile dato di fatto.
A tutti questi variopinti credenti bisognerebbe chiedere, e loro dovrebbero essere in grado di rispondere, pena la squalifica intellettuale, “dammi qualcosa di concreto, solido e ragionevole per cui dovrei credere che la tua religione è quella giusta e tutte le altre sono puttanate clamorose e, tutti quelli che ci credono, sono un branco di coglioni, creduloni, imbecilli, illusi e poveracci, mentre tu sei un genio illuminato che ha capito tutto”.
Il dramma è, che su queste considerazioni, da millenni ci stiamo scannando ed ammazzando senza chiederci perchè.
Eppure le soluzioni le abbiamo tutti sotto gli occhi, ma, come sempre succede, non vogliamo guardare oltre la punta del nostro naso perchè mettere in discussione quello in cui crediamo fa crollare, con una specie di effetto domino, tutto ciò che crediamo di essere.
Questo zoo delle religioni è un pò come il campionato di calcio, in cui il cristianesimo è la Juventus della situazione. Loro hanno Cristiano (sarà un caso?) Ronaldo Jesus, mentre neanche si rendono conto che esiste anche Peppino Squarracchia che gioca nella Sangiuseppese ma che, nel suo piccolo, ha i suoi 235 fan.
Era una metafora ma se tutti facessimo funzionare un pò meglio il cervello, capiremmo che siamo preda di un inganno colossale, frutto della nostra ancestrale paura della morte e di quello che ci aspetta oltre la vita e su cui pochi furbacchioni ci stanno marciando da millenni togliendoci il gusto di vivere la vita così com’è, senza porci troppe domande ed assecondando la nostra unica ed irripetibile natura che non può essere costretta in nessuna di quelle 30.547 religioni del cazzo…

Tornare bambini

Ogni essere umano nasce inconsapevole e senza nessuna ambizione. Alla pari di ogni altro essere vivente sul pianeta, egli ambisce solo a “vivere sereno” e, in particolari circostanze, a “sopravvivere”.
I bambini, alla pari degli animali, hanno il solo scopo di vivere felici: cibo, bisogni naturali e una ricerca del divertimento banale che prescinde da ogni considerazione economica. Avete mai visto un bambino aprire i regali la notte di natale? E’ contento, frastornato e sorridente, ma, dopo pochissimo tempo avrà già rotto i suoi costosi regali e lo troverete a sorridere facendo rumore con una bottiglia di plastica vuota.
Gli animali non sono diversi. Noi stupidi umani adulti compriamo ai nostri conviventi pelosi cucce varipinte, griffate e faraoniche, nonchè ogni tipo di giochi, ma loro (mi riferisco ai gatti per esperienza personale) snobbano tutto e si addormentano beati in una scatola di scarpe.
L’unica differenza tra bambini ed animali è il sorriso ed i gridolini di gioia, o, perlomeno, noi stupidi umani adulti, non siamo ancora arrivati a capire il sorriso degli animali ed a interpretare i loro vocalizzi, ma sono convinto che anche loro li hanno pressoché uguali.
Bambini ed animali sono ragionevolmente egoisti. Provate a togliere un giocattolo dalle mani di un bambino, cercherà di impedirlo con tutte le sue forze gridando “Mio!” se ha già imparato a dirlo; provate a mettere le mani nella ciotola del cane più buono mentre sta mangiando, farà un grosso sforzo per non mordervi ma di sicuro almeno ringhierà.
Ma, mentre gli animali, per loro fortuna, restano sempre animali, i bambini, purtroppo, crescono e non ricordano più nulla di ciò che erano, “uccisi” dai metodi educativi degli stupidi umani adulti che credono di fare il loro bene per garantire loro un futuro nella società. Una demenziale opera alchemica al contrario: si prende qualcosa che è oro e la si trasforma in piombo.
Ed ecco che esseri unici, destinati potenzialmente a chissà quali traguardi, vengono orrendamente irregimentati da genitori, scuole, preti e televisione che hanno la mania di creare qualcuno a propria immagine e somiglianza, con questa delirante sindrome di dio che è la rovina del genere umano.
Quell’uomo vissuto un paio di millenni fa, che noi conosciamo col nome di Gesù e di cui non abbiamo capito un cazzo di quello che voleva dire, era costretto a comunicare con parabole perchè già da allora si era reso conto che il mondo era in pessime mani e spiegare certe cose era impossibile con concetti diretti. Probabilmente per questo motivo disse che “per entrare nel regno dei cieli bisogna diventare bambini”. Inutile dire quale scempio la morale cattolica ha fatto di questa frase che, se davvero compresa, lascia a bocca aperta.
C’è anche il rovescio della medaglia in tutto questo e non credo che lo capiranno in molti. Se riesci a compiere il miracolo di tornare bambino davvero, gli adulti non ti daranno più retta, malgrado tu cercherai di avvisarli che stanno sbagliando tutto, perchè…chi vuoi che prenda davvero sul serio le parole di un bambino?

Imagine…

E’ il titolo di una delle più belle e visionarie canzoni mai scritte e probabilmente, proprio per questo, ha avuto un successo che pochi altri brani musicali possono vantare.
Il grande John Lennon ha voluto lanciare un messaggio forte con quella canzone; il suo testo era avanti di secoli sullo stato dell’umanità. Semplice e complicato allo stesso tempo.
Purtroppo quasi tutti probabilmente si sono fermati alla musicalità della sua opera, ammantata dalla fama infinita che il suo autore poteva vantare, ma il suo messaggio era rivolto molto più in profondità.
Immaginare che non esistano più paradisi ed inferni, che tutti possano vivere l’attimo presente, che le religioni ed i confini tra le nazioni scompaiano…
Visionario, certo, ma anche illuminato perchè è questo a cui il genere umano deve aspirare ma sembra così facile da dire e così difficile da attuare.
Io ci aggiungerei anche qualcosa d’altro che in pratica impedisce la realizzazione del desiderio dell’ex Beatle.

La sfida, la competizione tra le persone si è riflessa anche sul piano sportivo, scolastico, lavorativo, quindi immagina se allo stadio non andasse più nessuno a vedere uno spettacolo che, se uno ci pensa bene, è davvero demenziale.

Immagina se nessuno pagasse più l’abbonamento alle pay tv che trasmettono il calcio. Sarebbero costrette ad adeguare i programmi alle rinnovate esigenze delle persone che, ci si augura, saranno un pò più elevate.

Immagina se a votare alle elezioni non ci andasse più nessuno. I politici non sarebbero più eletti e si dovrebbe cambiare tutto il sistema. Magari ne viene fuori qualcosa di buono, perchè tanto peggio di così sarebbe davvero impossibile.

Immagina se tutti si mettessero a leggere i classici della letteratura invece che le biografie di rapper e calciatori…si svilupperebbe una consapevolezza ed una compassione incredibile e la vita di tutti cambierebbe in meglio.

Immagina se tutti lavorassero di meno. Siamo una società ipertecnologica che però non è riuscita a delegare alle macchine nemmeno un minuto del nostro lavoro, anzi lo ha persino aumentato e non si capisce come sia potuto succedere.

Immagina se tutte le persone si svegliassero davvero…

Il mestiere dell’anima

Il lavoro. Questo concetto così frainteso, rincorso, desiderato, amato, odiato, atteso…forse nessun’altra parola della nostra lingua è in grado di scatenare sensazioni così diverse l’una dall’altra. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro…bum!
Spesso si spende più denaro per ottenere un titolo di studio che poi non ti garantisce nemmeno che tu riesca a rientrare delle spese sostenute per ottenerlo, ma un lavoro è il sogno di tutti. Sogno di tutti? ma è davvero così?
Il lavoro è un pò come l’amore di coppia. Da giovane lo insegui con ardore e ti senti arrivato quando lo raggiungi e poi ti impegni, passi notti insonni perchè credi che ti ricambi quello che tu gli stai dando, insomma sei stanco ma felice.
Da adulto, mano a mano che il tempo passa, inizi a stancarti, se non addirittura ad odiarlo, a sentirlo come una costrizione che ti sottrae libertà, un pò perchè ti ci sei abituato e si sa che l’essere umano si stanca presto, un pò perchè dentro senti di avere spazio per “qualcos’altro”, un qualcosa che inizia a bussare sempre più forte al tuo cuore.
E, se è vero che va così, forse nell’amore e nel lavoro c’è qualcosa che non abbiamo ancora capito bene come funziona.
Restando al tema lavoro, ritengo che l’errore risieda nel fatto che la maggior parte dei lavori di oggi non sono quasi mai la libera espressione delle reali capacità di chi lo svolge o, peggio ancora, dei suoi nascosti sogni e desideri.
Quando si chiede ad un bambino piccolo cosa vuole fare da grande, lo si fa per sorridere alla sua risposta, aspettandosi i classici stereotipi infantili del pilota di formula 1 o di aerei, dell’astronauta, del pompiere, dell’infermiera o del cuoco. Forse, però, questo succedeva un pò di tempo fa, quando i bambini erano ancora “liberi”. Oggi i bambini sono già indottrinati ad ambire a professioni sociali tramandate in famiglia, sempre qualora ne valga la pena, come avvocato, dottore o ingegnere, oppure ad emulare gli effimeri idoli del momento quali calciatori, rapper e ballerine.
Poi si cresce e la vita spinge gli ex bambini a dover intraprendere lavori “imposti” dalla società del momento e non perchè piacciono davvero, ma solo perchè ti consentono di guadagnare denaro. Per molti è il denaro che serve alla stretta sopravvivenza per sbarcare il lunario, per cui va bene tutto, anche il minatore, rischiando la vita per un boccone di pane. Per altri, più fortunati, un lavoro è solo il mezzo per guadagnare tanto, per affermarsi socialmente, ed ecco che la società riceve un’overdose di avvocati, notai, medici, ingegneri, architetti e commercialisti.
A volte mi chiedo quale pazzo aspirerebbe davvero a diventare notaio perchè si sente “nato notaio”, perchè ha la missione, nella vita, di mettere firme su stupidi pezzi di carta…ma sai che palle! Chiedete a tutti i bambini piccoli del mondo (tranne quelli che hanno il papà notaio) e vedete se ne trovate uno che vi risponde così.
Col tempo, però, affiorano quelli che io definisco i “mestieri dell’anima”, le vere passioni nascoste, soffocate dall’urlo della vita frenetica e dalla logica insulsa del “vinca il migliore” che pervade oggi la nostra società.
Ebbene sono proprio quelle le nostre ambizioni, quelle che ci renderebbero davvero felici. Avete mai chiesto alla vostra anima cosa le piacerebbe fare? Quasi nessuno lo fa. Se lo faceste ed aveste la sensibilità di ascoltare la sua flebile risposta, scoprireste cose incredibili come il musicista, lo scultore, il pittore, l’attore di teatro o lo scrittore. Tutte espressioni creative connesse con la bellezza e l’armonia, perchè un’anima è sempre bellezza ed armonia. Un’anima non è fatta per mettere firme su pezzi di carta.
Una riflessione abbastanza semplice e quasi ovvia che però aiuta a farci capire perchè oggi siamo così infelici.

C’era una volta

C’era una volta chi credevi di essere, oggi c’è qualcuno che non ti aspettavi che fossi. Hai davvero tracciato tu quel sentiero che ti ha portato sin qui? Sembrerebbe proprio di si anche se non te ne sei accorto affatto e sei finito in una selva oscura che non vuol dire che non sia bellissima.
Chi guida davvero la tua mano, le tue gambe, chi ci fa ammalare di un male inguaribile e poi ci guarisce? Cosa ci porta ad amare follemente una donna che altri hanno trovato poco interessante o addirittura odiato? Siamo davvero noi a fare cose così insensate? Ma poi davvero sono insensate o siamo noi che non riusciamo a vederne il senso?
A volte ti vengono idee geniali o magari soltanto riesci a fare con semplicità ciò che ad altri riesce impossibile. E’ merito tuo? Nessuno si è mai chiesto da dove sia scaturita quell’idea geniale, quell’abilità manuale che tu non ti sei mai sforzato di affinare ma che ti riesce così facile?
Nella vita passano dei treni a cui non facciamo caso e non perchè non siamo mai in stazione, ma soltanto perchè su un treno tutti ci siamo già e non pensiamo mai a cambiarlo e prendere la coincidenza per un’altra destinazione, forse perchè su quel treno qualcuno ci ha messo tanto tempo fa senza darci la possibilità di sceglierla quella destinazione e quindi proseguiamo seduti comodi guardando il mondo e la vita che scorre da un finestrino.
C’era una volta qualcuno che guardava senza vedere, che ascoltava senza sentire, che era contro qualcuno o qualcosa ed a favore di qualcun altro o qualcosa d’altro, qualcuno che non credeva esistessero le mezze misure, senza sapere nemmeno cosa stava misurando.
C’era una volta qualcuno che era dentro se stesso credendo che tutto il resto fosse fuori e che lo osservasse e giudicasse senza sapere che è possibile farlo da soli con se stessi, e limitarsi alla sola osservazione, lasciando il giudizio agli altri, tanto di quello non ce ne frega nulla.
C’è oggi qualcuno che domani non sarà quello che sta scrivendo oggi e che magari, visto che la selva oscura si infittisce, potrebbe essere tentato di tornare indietro senza sapere che comunque sta andando avanti.