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Le “interviste impossibili”: dialogo con la paura

Ci sono due modi per far muovere gli uomini: l’interesse e la paura” (Napoleone Bonaparte)

Eccoci ancora qui con un ospite molto gettonata in questo periodo, la protagonista assoluta della scena mondiale, presente nelle case di tutti senza essere Bruno Vespa o un influencer con milioni di like. Meglio sarebbe dire che, in fondo, è l’influencer più influenzante che ci sia, con miliardi e non milioni di dislike e proprio per questo merita questa intervista in esclusiva.

D: “Come ci si sente ad essere, in questo momento, colei che è entrata non solo nelle case di tutto il mondo, ma nella testa e nel cuore di tutti gli abitanti del pianeta?”
R: “Tengo a precisare che io ho sempre fatto parte integrante della vita di ogni essere umano, nessuno escluso. Anzi, nemmeno gli animali sono esenti dalla mia morsa, ma loro sono molto più intelligenti degli umani e si limitano a darmi ascolto solo quando esiste un motivo valido e preciso. Terminata la causa esterna che mi ha generato, un secondo dopo se ne sono dimenticati e tornano tranquilli come prima. Non mi diverto molto con loro.
Con gli umani invece si che mi diverto e mi sbizzarrisco, voi siete fantastici, così irrazionali ma allo stesso tempo così prevedibili…
Mi avete resa protagonista persino nelle fiabe per i bambini per educarli sin da piccoli alla mia presenza, loro che neanche sanno cosa sia la paura. Non hanno idea di cosa significhi davvero “avere paura”, ma voi infarcite le favole che raccontate loro prima di andare a dormire di orchi, streghe, “uomo nero” ed altre cose ridicole come queste senza rendervi conto che state creando le mie vittime preferite quando saranno grandi.
Adesso non ho neanche bisogno di creare qualcosa che faccia davvero paura, non devo neanche sforzarmi di lavorare; mi basta dire qualche parolina e riesco a scatenare un panico ingiustificato che vi rende tutti miei servitori. Cosa potrei chiedere di più?
D: “Ci può svelare quali sono i suoi trucchi per essere diventata così famosa?”
R: “Insieme alla mia famiglia, mia sorella ansia e mio fratello panico, formiamo un gruppo invincibile. Siamo molto affiatati ma di rado operiamo insieme perché gli effetti della nostra unione possono essere devastanti per la sopravvivenza stessa del genere umano, ma in questo periodo ci hanno dato il permesso di stare un pò insieme e noi naturalmente ne approfittiamo perché non capita molto spesso…ce lo consentono al massimo un paio di volte ogni secolo.
Guardi che poi non uso nessun “trucco” come lei ha detto. Non ne ho affatto bisogno ed opero alla luce del sole utilizzando i mezzi che usano tutti per farsi conoscere al grande pubblico, in primo luogo i giornali e la televisione, ed in questo periodo vengo invitata ad ogni programma che viene mandato in onda, dai Tg sino ai quiz ed i programmi più stupidi, che poi alla fine sono sempre i più seguiti. Confesso che, insieme ai miei fratelli, stiamo facendo gli straordinari per dividerci i compiti ma ci stiamo riuscendo alla grande.
Credo che il genere umano, al giorno d’oggi, sia composto da esseri di paglia e non temprati come quelli di una volta, per cui basta solo far scoccare una piccola scintilla al momento giusto nel posto giusto ed ecco che avete ottenuto un enorme incendio, difficile da domare. In fondo non devo neanche sforzarmi così tanto. Ricordo i tempi della peste nera del 1300…eh allora si che la gente aveva le palle…
D: “Quando è nata questa storia del coronavirus, vi aspettavate tutto questo successo?”
R: “Se devo essere sincera, assolutamente no. Come ho già detto, sono abituata ad agire in simbiosi con il genere umano quotidianamente fin da quando la vostra specie è apparsa sul pianeta e mi accorgo che vi sono determinate situazioni in cui la vostra risposta è sproporzionata al pericolo in atto.
Le porto un esempio; periodicamente viene sempre fuori qualche malato di mente con mille problemi che decide di farla finita magari lanciandosi con un camion su una folla di gente inerme. Ebbene, a me basta pronunciare la parola magica “terrorismo”, ed ecco che tutti mi spalancano la loro mente, smettono di ragionare, se la prendono con un nemico invisibile, ed il gioco è fatto. Ammetto che in questo genere di situazioni mi faccio aiutare da mia cugina Ira, ma l’effetto è sempre limitato geograficamente e nel tempo perché tutti pensano che quelle cose capitino sempre a qualcun altro e dopo qualche giorno di notorietà, a me già non pensano più.
Questa volta però, è stato grandioso! Qui si è messa in discussione la vita stessa, la vita di tutti indistintamente, e di fronte a quella paura ancestrale che è la morte, l’effetto è stato maestoso, oltre ogni aspettativa. Sono entrata come un pensiero fisso, come una colata di pece bollente che ha ricoperto il cuore di tutti. Sono riuscita a mettere contro intere famiglie, padri e madri che hanno rinunciato a vedere i loro figli e viceversa grazie a me, intere nazioni si lanciano accuse tremende di favorire interessi nazionali e addirittura zone geografiche di una stessa nazione, quindi fratelli contro altri fratelli che inveiscono ed insultano, sud contro nord, est contro ovest. Davvero incredibile!
Noto che, in questo clima che ho appena descritto, sono tornati a migliaia, e vanno di gran moda, i delatori, la categoria più meschina mai esistita tra le persone, che oggi invece fanno a gara per emergere. Notano magari qualcuno che sta andando a fare la spesa e pubblicano foto sui social con tanto di volto in modo che si scateni un seguito di odio ed insulti verso qualcuno che magari era in giro per ragioni valide. Era dai tempi del fascismo che non assistevo a questo fenomeno, solo che a quei tempi i delatori restavano nell’ombra per la vergogna, adesso sono fieri di esserlo.
D: “Crede che ci sia un aspetto positivo nel suo operato di questi giorni, oppure è tutto in chiave distruttiva?”
R: “Guardi, sulla base della mia millenaria esperienza, ogni circostanza non è mai soltanto negativa o solo positiva. E’ l’insegnamento che ne traete ed il senso che voi date ad un determinato evento che determina questa cosa.
Come ogni altra espressione dei vostri sentimenti più profondi, io sono una maestra di vita formidabile, quindi ci sono alcuni che traggono beneficio dai miei insegnamenti ed altri che invece dimostrano ogni volta di non aver capito niente. Dovreste fare come gli animali che, come ho detto all’inizio hanno capito fin da subito il mio insegnamento e si comportano di conseguenza.
Vi sto insegnando che certi valori che credevate fondamentali o quantomeno molto importanti sono futili ed insignificanti per la vostra vita, mentre altri che avete trascurato sono vitali.
Prendiamo l’esempio del calcio. Sino a ieri vi scannavate e siete arrivati in certe occasioni ad uccidervi l’un l’altro per difendere i colori di una maglia. Oggi, che anche il calcio è fermo, avete modo di capire quello che esso è veramente. Un circo inutile di gente inutile che non serve a nessuno, fatta eccezione per pochissime persone che lo governano al solo fine di guadagnare miliardi e miliardi alle spalle di poveracci che pagano quei miliardi di tasca loro per immedesimarsi in qualcosa di così vuoto, forse perché hanno dentro di loro un vuoto più vuoto di quello che credono di riempire con il tifo calcistico.
E lo stesso discorso potete applicarlo ad ogni settore ritenuto importante della vita sociale, come la politica e la religione. Io ho tolto il velo della menzogna su tutte le presunte certezze che avete. Il re è nudo, adesso riuscite a vederlo? Spero per voi che sia così, altrimenti sarò costretta a ritornare più duramente di quanto non stia facendo adesso.
D: “Ultima domanda in prospettiva futura. Che scenario si aspetta dopo questo suo passaggio trionfale? Che succederà dopo che si saranno spente le luci sulla ribalta di questa sua eccezionale performance?”
R: “Io so tutto sul passato ma nemmeno una come me è in grado di predire quale sarà il vostro futuro. Sulla base della mia secolare esperienza posso dire che dipende soltanto da voi e dalle lezioni che vi ho dato. Se saprete sfruttare questa incredibile occasione, come i vostri antenati sono stati in grade di fare dopo l’ultima guerra mondiale, allora ci sarà una nuova rinascita, potrete rivedere certi aspetti del sistema che non hanno funzionato e potrete apportare le modifiche necessarie. Inevitabilmente ognuno dovrà pagare un certo prezzo per rimettere in piedi le macerie di un intero sistema e, se sarete disposti ad accollarvi questo sforzo, allora in breve tempo ne sarete fuori. Ma se delegherete ancora una volta le decisioni che verranno a coloro che arriveranno presentandosi sotto le mentite spoglie dei salvatori, allora andrete ancora più a fondo, sino a perdere la vostra libertà ed altri diritti che sino ad oggi ritenevate di non poter mettere in discussione, e se questo succederà, sarà solo colpa vostra.
Se me lo consentite, resterò ancora un pò, quanto basta per completare la mia grande opera distruttiva, poi vi lascerò in pace per qualche altra decina d’anni, ma tornerò di sicuro perchè io sono voi…

Il maestro invisibile

L’errore più madornale che l’essere umano ha commesso nel corso della sua esistenza e che continua a reiterare ancora oggi in misura molto maggiore, è quello di essersi considerato la “specie eletta” del pianeta se non dell’intero Universo, unta da un dio che poi, nei momenti di maggiore necessità, è sempre da qualche altra parte e lascia i piccoli uomini a sbrigare i loro casini da soli.
Questa mania di protagonismo, con l’avanzare dei secoli, è diventata la vera pestilenza che, se non saremo in grado di arginare e guarire, ci sterminerà del tutto, specie se non saremo in grado di osservare i nostri limiti e la nostra piccolezza.
Abbiamo commesso l’imperdonabile errore di fare l’equazione “tecnologia = evoluzione e benessere” e, sotto certi aspetti, può essere anche vero.
Ma avere a casa un paio di elettrodomestici che rispondono ai nostri comandi vocali non fa di noi i signori dell’Universo.
Consideriamo gli animali esseri inferiori da sfruttare, i più compassionevoli ne fanno oggetti da compagnia che devono ubbidire, per non parlare delle piante ed addirittura consideriamo persino buona parte del nostro prossimo come risorsa da sfruttare e quindi ci sfruttiamo l’un l’altro.
Non siamo la “specie eletta”, siamo dei poveri imbecilli.
Abbiamo scoperto qualche legge dell’universo, è vero, ogni tanto qualche genio nasce tra gli imbecilli e toglie un sottile velo dall’infinita oscurità che ci avvolge.
Resta però ancora quasi tutto da scoprire ed in questi giorni, visto che in questo periodo c’è grande carenza di geni ed abbondanza di deficienti, ci ha fatto visita un grande maestro invisibile.
Viene da quella parte della natura che ancora non conosciamo e che invece siamo convinti di dominare ma è lui che in questi giorni sta dominando noi.
Gli abbiamo dato un nome regale, forse inconsciamente per riconoscergli questo ruolo ed è particolare, per chi conosce qualcosa di Kabbalah ebraica, che “corona” in ebraico si dica Keter, che è la Sephirah più alta dell’Albero della vita, il cuore dell’intera Kabbalah.
Keter è l’inconoscibile, ed infatti questo maestro è totalmente sconosciuto e ci sta spaventando, perchè noi, piccoli uomini, abbiamo il terrore dell’ignoto.
Credo che oggi saper “leggere” certi segnali possa servire per non avere quella paura, bensì per comprendere che questo “maestro invisibile” è come ogni maestro, severo con tutti quelli che dimostrano di non aver capito certe lezioni.
Con le vecchie scuole chiuse, vediamo di andare a scuola dal maestro Keter e cerchiamo di far tesoro di quello che ci sta insegnando.
Personalmente, ho capito che la Terra e tutte le sue risorse sono indispensabili per la nostra sopravvivenza, mentre la nostra specie, per il pianeta, è solo una grande rottura di maroni di cui farebbe forse volentieri a meno. La maggior parte delle persone sensibili al problema, giustamente ringrazia la Terra per tutto ciò che ci concede. Io, oggi, chiederei umilmente scusa a nome dei miei simili. Il nostro organismo dispone di anticorpi che attaccano certi agenti patogeni quando si fanno aggressivi, quindi perché la Terra, che è anch’essa un organismo vivente, non potrebbe disporre di un sistema analogo?
Ho imparato ad apprezzare il valore del tempo che ci è stato dato per riuscire a fare qualcosa di grande, di importante, prima che arrivi qualcosa di invisibile a spazzarci via tutti. Quel momento è ancora lontano dall’accadere ma questa esperienza dovrebbe insegnarci che non dovremmo accontentarci di una “piccola vita” standardizzata e sicura fatta di lavoro, stipendio, vacanze ad agosto, TV spazzatura, attesa della pensione e qualche risparmiuccio qua e là in vista di tempi più difficili, perchè non potremo mai sapere quanto “difficili” saranno quei tempi nè quando arriveranno, infatti, nella condizione attuale pensioni e risparmiucci servono a ben poco.
Bisogna a tutti i costi coltivare la fantasia, rincorrere i propri sogni, quelli veri, perchè quelli che vanno bene per tutti non potranno mai essere i vostri sogni.
Ho appreso il potere della paura, quella vera, e come questo terribile potere può distruggere le menti e le vite delle persone anche più forti ed intelligenti molto più di un banale virus. La paura nei singoli individui causa danni all’organismo ed è in grado di fare ammalare il corpo, la paura nelle masse distrugge economie e nazioni intere ed è più facile da instillare. Con la paura addosso le persone smettono di ragionare, di cercare i perchè di una situazione, convinti che quello capita sia opera del caso, di satana, dei pipistrelli, dei cinesi o di chissà chi. Se ci si fermasse a riflettere, mantenendo la mente lucida e funzionante si scoprirebbero un sacco di cose che vincerebbero la paura, perchè niente accade per caso, neanche questo virus.
Ho imparato che la gente non impara mai. Se le viene data forzosamente la possibilità di fermarsi a riflettere, a cercare di capire, a meditare, a leggere un buon libro, o a stare un pò di più in compagnia di coloro che affermano di amare, dopo un paio di giorni gli sembra di impazzire perchè persino quella routine di lavoro noioso ed aperitivi sempre uguali a parlare sempre delle stesse cose con le stesse persone gli manca, perchè è diventata la loro miserabile droga.
Ho imparato che siamo tutti sulla stessa barca e non criticherò mai più l’operato di nessuno, perchè ognuno di noi, a volte, si trova a dover affrontare situazioni difficili ed inaspettate e stare sul divano o in un bar a bere un drink dicendo “si poteva fare questo o quello e non sarebbe successo” è troppo facile e poco intelligente. Ci sentivamo superiori ad altri popoli per cultura, tradizioni, possibilità economiche, colore della pelle o diversa religione ed ecco che il maestro invisibile ha dimostrato che loro sono uguali a noi se non superiori in un momento di bisogno che noi non sappiamo affrontare e loro invece si.
Ne deriva che i confini che noi uomini abbiamo disegnato a matita sulle mappe geografiche in realtà non esistono perchè la stupidità non ha confini, qualunque idioma si parli. Nessuno è migliore di qualche altro, ma solo diverso e la diversità è una risorsa che va capita, apprezzata e valorizzata.
Ho imparato che persino nei momenti più difficili la solidarietà resta sempre insufficiente, perchè non ci si mette mai nelle vesti degli altri per sforzarsi di provare a capire una realtà diversa dalla nostra. Certo non mancano atti di aiuto disinteressato verso chi è più in difficoltà, ma voglio vedere se questa esperienza insegnerà davvero qualcosa sul punto oppure sarà come a Natale, quando tutti sono più buoni per un paio di giorni e dopo tornano a fare gli egoisti di sempre. Per non parlare di quelli che, malgrado il momento difficile dei più deboli, approfittano della situazione come sciacalli a caccia di visibilità e fama scrivendo libri e sgomitando per apparire in programmi televisivi per dimostrare che bisogna seguire soltanto loro che sono i veri specialisti del settore. Peccato che anche tra loro non c’è intesa e si contraddicono l’un l’altro.
Ho imparato ad avere più fiducia in me stesso, a fidarmi delle mie sensazioni profonde che non sono mie e che hanno generato una promessa di affetto nei confronti di tutti che spero di essere in grado di mantenere per il resto della mia vita.
Ho capito che tutti parlano senza sapere ma c’è sicuramente qualcuno che sa senza parlare e questo proprio non lo digerisco.
In conclusione, non so se ho capito qualcosa di tutta questa situazione, di sicuro ho capito di essere diventato una persona migliore.

Le “interviste impossibili”: Dialogo con l’orologio

“Gli uomini bianchi hanno gli orologi ma non hanno il tempo” (proverbio africano)

Eccoci arrivati al terzo appuntamento con le nostre “interviste impossibili”. Oggi abbiamo come gradito ospite un oggetto che si contende con il letto, già intervistato in precedenza, il primato di essere presente in tutte le case del pianeta ma anche, come egli stesso ama dire, “non solo mi trovate in tutte le case del mondo, ma in pochi di voi escono di casa senza che io li accompagni. Tutti escono con l’orologio, nessuno esce con il letto”.

D: “La prima cosa che mi viene da chiederle è quella di svelarci che cosa è il tempo, perchè credo che nessuno al mondo lo conosca meglio di lei”
R: “Questa è una domanda molto difficile persino per uno come me. Potrei dire che il tempo è un’idea, una percezione intima e personale che cambia da persona a persona, così come vi sono infiniti modelli di orologi, altrettanto infiniti sono i concetti di tempo. Non credo esista un’idea più diversa eppure uguale del tempo.
In effetti sembrerebbe uguale per tutti, sembra correre alla stessa maniera e non risparmiare nessuno. Ma chi ha bisogno di sapere che ore sono deve portare il tempo con sè e, di conseguenza, possedere un orologio. Ma anche noi orologi non segniamo mai la stessa ora, ognuno ha la sua ora diversa, quindi ha la sua stima personale del tempo ed in questo vi assomigliamo, di conseguenza c’è chi è già nel futuro e chi invece è rimasto un pò nel passato. Ognuno crede che il “suo tempo” sia quello giusto, quello a cui rifarsi per tutto ciò che ha da fare e fa dipendere la propria vita da quei ritmi. Ed infatti in un attimo si nasce ed in un attimo si può morire.
Il tempo è come il mercurio: se lo spargi, tende a ricompattarsi di nuovo, ritrovando la sua integrità.
L’uomo ha creduto di domare e possedere il tempo, rinchiudendolo nei suoi orologi. Qualcuno ha detto che conosciamo bene il valore di un orologio, ma non conosciamo affatto il valore del tempo che esso misura.
Se liberi il tempo scoprirai che scorre in maniera diversa a seconda delle persone. Per alcuni è lento e viscoso come pece, per altri fugge via ed è il metro con cui misurano la vita che passa. Ammazzare il tempo è un pò come suicidarsi quindi.
Le più grandi menti della storia, dagli antichi filosofi greci ai più moderni scienziati fino ad Einstein, hanno cercato di definirlo, di dargli una definizione, di imbrigliarlo in un concetto di fissità che fosse valido nel… tempo. Ma come si fa a fermare il concetto di tempo? Se non puoi fermare lui, come puoi fermare ciò che esso è? Noi possiamo fermarci, ma lui no.
Sant’Agostino diceva, a chi gli chiedeva cos’era il tempo, che se nessuno glielo domandava lo sapeva, ma nel momento in cui gli ponevano la domanda non lo sapeva più.
Il tempo ci rende socialmente accettabili se siamo puntuali, e riprovevoli se siamo ritardatari, il tempo è croce e delizia degli innamorati e cambia a seconda della sedia su cui sei seduto, se su una sdraio in spiaggia oppure sulla poltrona del dentista.
Il tempo passa? No, lui resta. Sono gli uomini che passano senza aver capito nulla del tempo.”

D: “Secondo lei, che valore viene dato al tempo che lei misura?”
R: “Personalmente credo che riserviamo, a ciò che vale davvero, solo gli avanzi della vita. Siamo sempre indaffarati, di corsa, ansiosi. Chi si ferma è perduto…è questo il motto della società di oggi. Niente di più sbagliato. L’uomo corre e si dimentica di vivere, come se fosse destinato a vivere per sempre.
All’uomo di oggi piace essere invischiato in mille occupazioni, impegni, appuntamenti, scadenze di lavoro…piace non avere tempo. Oggi, chi ha tempo viene considerato un fallito, ma io non credo che sia così. Il perdente è quello che è vittima del suo tempo.
La vita non è breve, siamo noi che ci affanniamo a renderla tale, sprecando quel dono prezioso che è il tempo che ci è stato assegnato. Lo diceva anche Seneca nel suo meraviglioso “De brevitate vitae”. Con ciò non voglio affermare che bisogna tralasciare i propri doveri per una presunta libertà, ma soltanto vivere la vita con una consapevolezza diversa.
Inevitabilmente, appena si ha la possibilità di aprire le porte al tempo, la vera essenza vola, libera di andare dove vuole, portandovi su quella che forse è la vostra vera strada; bisogna soltanto seguirla e potrebbe farvi scoprire realtà inimmaginabili.”

D: “Nella società di oggi lei è diventato uno status symbol, può costare cifre esorbitanti e vanta collezionisti quasi pari a quelli delle opere d’arte. Come ci si sente ad essere così importanti?”
R: “Quello che dice è assolutamente vero, i miei antenati mai avrebbero immaginato la carriera che abbiamo fatto. C’è da dire che solo una parte di noi ha raggiunto lo stato di cui abbiamo parlato e mi riferisco agli orologi da polso. La nostra progenitrice, nonna meridiana, sarebbe orgogliosa dei suoi piccoli nipotini. Siamo diventati gli influencer di questo secolo. Oggi le persone, specialmente nelle grandi città di affari, prima ti guardano l’orologio e poi il viso. Non so se è un traguardo dell’umanità oppure il contrario, ma è comunque vero che se vuoi farti un’idea abbastanza azzeccata di chi hai di fronte per la prima volta, dovresti guardare il suo orologio e le sue scarpe, con questo metodo non sbagli quasi mai.”

D: “Una domanda provocatoria: come mai ci sono così tanti tipi di orologi per misurare qualcosa che invece è unico?”
R: “Come ho già detto nella prima risposta, il tempo non è unico. La fisica ha dimostrato che esso cambia a seconda dell’altezza in cui ci troviamo e della velocità a cui andiamo. Mi fa sorridere il pensiero che, se potessimo viaggiare alla velocità della luce, il tempo si fermerebbe. Noi orologi, in questo caso limite, saremmo inutili e disoccupati. Ma sulla terra voi uomini fate caso ai secondi ed addirittura alle frazioni di secondo ed ai millesimi. I vostri “cronometri” dimostrano quanto siete pignoli e sono loro che decidono, per esempio, a chi assegnare una medaglia d’oro olimpica che può essere il traguardo di una vita. Ma i cronometri ed i vostri record hanno vita breve, noi aspiriamo a misurare l’eternità ma neanche noi, per quanto possiamo essere sofisticati, riusciamo raggiungere quel risultato.”

Polli, passeri ed aquile

“Non puoi volare come un’aquila se lavori con i tacchini” (A Bloch)

Il fine ultimo della vita e dell’esistenza umana è sempre stato quello di avere risposte ai suoi enormi ed irrisolti misteri.
Fin da bambini facciamo domande alle persone che ci stanno attorno ed in quel periodo delicatissimo della nostra vita gli unici a cui farle sono i parenti, in primo luogo genitori, fratelli e sorelle.
E qui, se ti va male, ed hai una famiglia fedele alle tradizioni, religiose e non, il meglio che ti può capitare è che non ti rispondono e ti ignorano perchè credono che le tue domande sono stupide. Solo così inizi a capire fin da subito che le risposte devi cercartele da solo e che dall’esterno ti arriveranno solo idee non tue che, a loro volta, non sono neanche di chi te le vuole proporre. Se invece ti stanno addosso e ti seguono passo passo cercando di trasferirti a tutti i costi i loro concetti di vita ideale e di giustizia, di quello che è giusto e sbagliato, di un certo dio o, addirittura di una squadra da tifare, spesso senza nemmeno aspettare che tu faccia alcuna domanda, allora la situazione si complica e le tue domande sono destinate a moltiplicarsi con il trascorrere del tempo senza che nessuno possa darti una risposta valida che vada veramente bene anche a te.
La verità è che il rapporto tra le possibili domande e le loro risposte è drasticamente sproporzionato.
Fin dal momento in cui la specie umana, per qualche misterioso motivo, separandosi da quella animale, ha iniziato a sentire l’esigenza di porsi un determinato tipo di domande, la situazione ha iniziato ad evolvere in una maniera che, ancora oggi, non sappiamo quanto sia un bene per la nostra specie. Un gatto vive e basta, senza chiedersi perchè è venuto al mondo e cosa ci è venuto a fare, non fa danni al pianeta e certe volte mi viene da pensare che è così tranquillo perchè, al contrario degli uomini, lui conosce già il suo ruolo e non se ne preoccupa.
La natura compie le sue scelte esclusivamente su una base: quella evolutiva. Se una caratteristica della specie si dimostra più valida di un’altra per la sopravvivenza di quella stessa specie, allora, con tempi lunghissimi, la caratteristica migliore inizierà a farsi strada tra le generazioni successive.
Mi chiedo quanto la nostra evoluzione cerebrale, tesa a farsi domande sull’assoluto, sia una caratteristica “evolutiva” della specie, visto che, ad oggi, quasi tutte le risposte ai nostri dubbi esistenziali sono ben lontane dal trovare una risposta soddisfacente, per cui se ne deve dedurre che, in ottica evoluzionistica strettamente intesa, la ragione è stata involutiva.
Ed ecco che una particolare specie di persone inquiete, arrivate ad un certo punto della vita, quando sente che il vegetare tra risposte preconfezionate da altri non gli basta più ed ha troppe domande sul suo taccuino, allora si mette alla disperata ricerca di quel qualcosa che possa giustificare un appagamento al senso della sua effimera esistenza su questo pianeta. E qui mi viene in mente un paragone con alcune specie di uccelli che credo renda bene l’idea.
Il primo stadio è quello della “gallina”, il classico uccello che ha le ali e non vola.
E qui ci sono le galline in batteria, che sono la maggioranza, che conducono un’esistenza segnata, si nutrono in catene industriali sempre uguali, e, quando giunge il loro momento, muoiono in maniera indecorosa anche per la loro specie. Poi ci sono le galline allevate a terra che si differenziano solo per avere uno spazio un pò più grande di quelle sopra ma che conducono un’esistenza non troppo diversa e soprattutto una fine analoga.
E, tra queste due specie, abbiamo descritto oltre il 70% dell’umanità attuale, facendo presente che una gallina non ammetterà mai di essere una gallina. E una gallina non si fa quasi mai domande.
Il secondo stadio è quello del “passero”, un simpatico uccellino dall’anonima livrea di piume marrone che almeno raggiunge l’obiettivo di sollevarsi da terra anche se non di molto. Svolazza tra le cime degli alberi ed ha una visione apparentemente privilegiata del mondo, cinguettando e compatendo le povere galline che non si staccano da terra e sono ingabbiate in percorsi segnati che portano a vite e morti prive di significato.
Il passero, col suo anonimo piumaggio marrone, incontra, durante i suoi voli di ramo in ramo, altri uccelli che volano alla stessa sua altezza, ma dalle livree colorate, con una gamma di colori che vanno dal bianco, al nero al mix di colori variopinti a cui i passeri ambiscono. Addirittura restano estasiati dai pavoni che stanno quasi sempre a terra ma che sanno volare benissimo e cercano di convincere i milioni di passeri a sforzarsi per diventare come loro, oppure cardellini, cinciallegre, canarini, falchi, rondini o qualunque altra razza volatile che non sono loro invece di spiegargli i vantaggi di essere passero.
Quest’ultimo cerca disperatamente di trovare il modo di diventare un falco, una rondine o un canarino, con gli artigli per carpire, un volo veloce per sfrecciare alto nel cielo o un suono melodioso, ma non ci riesce perchè si incasina e non potrà mai riuscirci, col risultato di avere milioni di passeri che invece di essere contenti di volare ed essere passeri cercano di essere falchi, rondini, gabbiani e canarini e per questo sono più depressi ed infelici delle ignare galline.
E siamo al 29% dell’umanità passera che, con il 70% gallina compone il 99% del genere umano.
Il restante 1% appartiene al genere aquila.
Le aquile, al contrario di galline e passeri sono animali in via di estinzione.
L’aquila vola più in alto di tutti e da lassù ha una visione privilegiata del mondo. Le galline forse neanche riesce a vederle ma sa che ci sono. I passeri riesce a scorgerli ed osserva il loro frenetico battito di ali da un ramo all’altro nella speranza di catturare una mosca o un verme per sfamarsi.
L’aquila non vorrebbe essere nessun altro uccello che non sia quello che è.
E’ in cima alla catena alimentare e può cacciare quello che vuole, ma per farlo deve scendere. La sua rapidità di scelta e di attacco non da scampo alle sue prede se decide di ghermirle, ma lo fa solo quando è necessario, non lo fa per il puro gusto di cacciarle. Rettili, mammiferi, altri uccelli come lei…se è necessario ha i mezzi per sopraffarli.
L’aquila è stata il simbolo di popoli quali i babilonesi, gli egizi per cui era l’uccello-anima, i greci, i romani con il loro impero sugli stemmi delle legioni, è citata nella Bibbia, è stato il simbolo di Napoleone ed attualmente è l’emblema degli USA.
Pare che sia l’unico uccello che possa guardare fisso il sole senza procurarsi danni alla vista. I nativi americani ambivano a farsi copricapi con le loro piume, e si potrebbe continuare all’infinito.
Ma che si dicono un’aquila, una gallina ed un passero? la gallina neanche sa che esiste una specie così, il passero le direbbe “vieni ad ascoltare il pavone e l’usignolo e vedrai che ti si apriranno mondi nuovi” .
L’aquila sorride dentro di se e prova pena per i suoi “fratelli” uccelli perchè un pavone l’ha mangiato ieri e l’usignolo neanche gli fa da oliva per l’aperitivo se ha fame.
Ma l’aquila è sola, perchè vola troppo alta ed a quelle altezze manca l’aria e non si avventura nessuno. Non deve sbattere le ali freneticamente come un passero per muoversi, perchè la sua apertura alare le consente di planare a grandi altezze senza il minimo sforzo.
Insomma le galline non si fanno domande, i passeri se ne fanno fin troppe e vanno a cercare le risposte sempre nel posto sbagliato, mentre le aquile hanno cercato a lungo quelle risposte e sono arrivate alla conclusione che, alla maggior parte di esse, non può esserci risposta allo stato attuale, per cui se ne fregano di tutto e scelgono di continuare a volare solitarie in alto nel cielo dove nessun altro può arrivare.

Essere se stessi

Ma che affermazione banale, io sono già me stesso. Questo è quello che risponderebbero miliardi di persone a queste tre semplici parole che racchiudono, magicamente, la ricetta per vivere una vita con molti meno problemi e più soddisfazioni.
E invece non è affatto vero, solo che non lo sapete.
Tutti sono “alla ricerca di se stessi” ma la verità è che non si trovano mai e quindi cosa fanno? Cercano disperatamente aiuto all’esterno in qualcuno che afferma di avere la formula magica per accendere una luce sul cammino dell’esistenza; un’esistenza che per molti sembra non avere senso e forse è proprio così. Ma nessuno vuole accettarlo.
Ed ecco che il mondo intero si divide in due categorie:
1) i batteri semplici, quelli che nascono, crescono, mangiano, si riproducono e muoiono.
A tenere a bada questi esseri monocellulari bastano le religioni tradizionali classiche, con l’idea semplice del paradiso, del dio buono e comprensivo, delle vergini, dei fiumi di latte ecc. Il concetto è banale: tu fai il buono, il povero e l’ignorante qui sulla terra ed andrai in paradiso. Peccato che non ti danno garanzie ed il paradiso non l’ha mai visto nessuno, o perlomeno mai nessuno è tronato indietro a raccontarlo. Ma alle amebe basta, e ne hanno paura, perchè se non fanno i poveri, ignoranti e buoni e non hanno paura di dio andranno all’inferno. Li riconosci perchè parlano solo di calcio, politica, contenuti televisivi, mode del momento, e gossip e vanno in chiesa la domenica perchè…non si sa mai.
2) una specie di batteri più evoluta, pluricellulare, che in generale osteggia le religioni tradizionali. E’ molto fiorente in occidente e si appropria parassitariamente delle religioni alternative orientali cercando di adattarle ad un mondo diverso, come se il pivot dei Lakers volesse indossare gli scarpini da danza di Carla Fracci. Non credono di solito in dio, ma “sentono” che c’è qualcosa che poi nessuno sa mai che cazzo è davvero, e seguono una marea di nuovi guru, ognuno col suo piccolo serbatoio di batteri da nutrire. La classificazione di questi newguru è molto frammentata ma più elaborata rispetto ai rappresentanti delle religioni ufficiali, per andare incontro alle esigenze dei batteri evoluti. Hanno tutti una linea comune che è quella di raggiungere fantomatiche illuminazioni, stati di benessere estatici, distacchi emotivi, pensa positivo, desideralo e lo avrai, il tutto nella frenetica ricerca della “luce” in opposizione all’oscurità da rifuggire. Tu sei quanto, mente quantica, cervello quantico, medicina quantica…parolina magica che neanche sanno cosa significa ma fa fico ed è un brand che fa presa su questa specie di batteri-polli. Li riconosci perchè sono schifati dagli argomenti della prima categoria ed hanno il loro linguaggio new age, joga in 1000 forme, meditazioni a quintali, intricati discorsi sul tutto è uno, la realtà è un’illusione, volemose bene, compassione, amore, mangia vegan, e la loro massima ambizione è la sconfitta del fantomatico EGO, una specie di mostro finale dei videogiochi.
Hanno attuato la “speciazione” e adesso sono pochi e speciali, perchè stanno solo seguendo una via diversa ma parallela a quegli altri, senza rendersi conto che entrambe quelle vie finiscono nello stesso baratro.
I primi si sono rinchiusi in una cella di 4 pareti, i secondi in un labirinto, ma sempre in gabbia sono.
Sia la prima che la seconda categoria umane descritte sono impossibilitate a raggiungere uno stato di benessere e, del resto, i risultati lo dimostrano. Se religioni e newguru funzionassero davvero saremmo tutti più felici invece mi sembra che aumentano sempre di più le nevrosi e le alienazioni e le persone sono sempre più nella merda. Squadra che perde si cambia.
Quindi, cosa resta?
Resta quello che c’è sempre stato. TU ed i tuoi desideri, qualunque essi siano.
Non lasciatevi ingannare da quelli che affermano che per raggiungere l’illuminazione bisogna distaccarsi dall’ego. L’ego sei tu! E non è distaccato dal tuo essere, è parte di te e se cerchi di sopprimerlo con qualche tecnica new age o religiosa del cazzo, si incazza e ti morde di brutto. Ed è quello che sta succedendo a tutti. Eliminando l’Ego, stiamo assistendo ad un suicidio collettivo di massa. L’ego è l’arma che ci è stata data alla nascita per difenderci e devi solo saperla usare, non devi disfartene, altrimenti resterai con le chiappe da fuori, pronto a fare la felicità dei furbacchioni.
In questo mondo un’arma ci vuole sempre, solo devi saperla usare, altrimenti rischi di spararti nelle palle.
Ma allora quale sarebbe la soluzione? L’abbiamo sempre avuta sotto gli occhi senza gli inganni banali delle religioni e senza i segoni mentali dei nuovi guru che se avessero risolto davvero i problemi a cui cercate soluzione rivolgendovi a loro, sarebbero su una spiaggia a bere mojito con belle donne (o uomini) fumando marijuana, e non con le ascelle pezzate di sudore in un seminario in qualche città a raccontar cazzate a 100 euro a pollo, ma devono farlo perchè sono dei poveri cristi come tutti noi che devono sbarcare il lunario.
La soluzione sta in un semplice concetto che, in epoche differenti, è stato espresso da uno che è diventato un famoso santo, da un notissimo filosofo e da un misterioso mago. Quindi, religione, filosofia e mistica esoterica per essere tutti d’accordo ed arrivare alla stessa soluzione.
“Ama e fa’ ciò che vuoi” (Agostino d’Ippona)
“Nulla è vero. Tutto è permesso” (Frederich Nietzche)
“Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge” (Aleister Crowley)
Soluzione anarchica e socialmente scomoda ed inaccettabile, ma l’unica percorribile se si vuole vivere ragionevolmente felici.

Tornare bambini

Ogni essere umano nasce inconsapevole e senza nessuna ambizione. Alla pari di ogni altro essere vivente sul pianeta, egli ambisce solo a “vivere sereno” e, in particolari circostanze, a “sopravvivere”.
I bambini, alla pari degli animali, hanno il solo scopo di vivere felici: cibo, bisogni naturali e una ricerca del divertimento banale che prescinde da ogni considerazione economica. Avete mai visto un bambino aprire i regali la notte di natale? E’ contento, frastornato e sorridente, ma, dopo pochissimo tempo avrà già rotto i suoi costosi regali e lo troverete a sorridere facendo rumore con una bottiglia di plastica vuota.
Gli animali non sono diversi. Noi stupidi umani adulti compriamo ai nostri conviventi pelosi cucce varipinte, griffate e faraoniche, nonchè ogni tipo di giochi, ma loro (mi riferisco ai gatti per esperienza personale) snobbano tutto e si addormentano beati in una scatola di scarpe.
L’unica differenza tra bambini ed animali è il sorriso ed i gridolini di gioia, o, perlomeno, noi stupidi umani adulti, non siamo ancora arrivati a capire il sorriso degli animali ed a interpretare i loro vocalizzi, ma sono convinto che anche loro li hanno pressoché uguali.
Bambini ed animali sono ragionevolmente egoisti. Provate a togliere un giocattolo dalle mani di un bambino, cercherà di impedirlo con tutte le sue forze gridando “Mio!” se ha già imparato a dirlo; provate a mettere le mani nella ciotola del cane più buono mentre sta mangiando, farà un grosso sforzo per non mordervi ma di sicuro almeno ringhierà.
Ma, mentre gli animali, per loro fortuna, restano sempre animali, i bambini, purtroppo, crescono e non ricordano più nulla di ciò che erano, “uccisi” dai metodi educativi degli stupidi umani adulti che credono di fare il loro bene per garantire loro un futuro nella società. Una demenziale opera alchemica al contrario: si prende qualcosa che è oro e la si trasforma in piombo.
Ed ecco che esseri unici, destinati potenzialmente a chissà quali traguardi, vengono orrendamente irregimentati da genitori, scuole, preti e televisione che hanno la mania di creare qualcuno a propria immagine e somiglianza, con questa delirante sindrome di dio che è la rovina del genere umano.
Quell’uomo vissuto un paio di millenni fa, che noi conosciamo col nome di Gesù e di cui non abbiamo capito un cazzo di quello che voleva dire, era costretto a comunicare con parabole perchè già da allora si era reso conto che il mondo era in pessime mani e spiegare certe cose era impossibile con concetti diretti. Probabilmente per questo motivo disse che “per entrare nel regno dei cieli bisogna diventare bambini”. Inutile dire quale scempio la morale cattolica ha fatto di questa frase che, se davvero compresa, lascia a bocca aperta.
C’è anche il rovescio della medaglia in tutto questo e non credo che lo capiranno in molti. Se riesci a compiere il miracolo di tornare bambino davvero, gli adulti non ti daranno più retta, malgrado tu cercherai di avvisarli che stanno sbagliando tutto, perchè…chi vuoi che prenda davvero sul serio le parole di un bambino?

Aiuto! Nessuno mi ascolta?

L’incomunicabilità è la più terribile delle solitudini (F. Nietzche)

Il più grande problema, al giorno d’oggi, è che la gente ha preso un sacco di cattive abitudini e ne ha perdute altrettante di buone. Quelle cattive sono sotto gli occhi di tutti ed è inutile elencarle, ma possiamo individuare quelle buone, prima fra tutte, il dono di “ascoltare”. Le persone non ascoltano più, non ne sono più capaci. Ascoltare cosa l’altro ha da dirci è la capacità di venirsi incontro, di superare barriere ed ostacoli che ormai hanno frantumato l’intera umanità. Ormai, ascoltare senza interrompere è diventata un’esclusiva dei sacerdoti nei confessionali. Preferiamo essere sempre protagonisti, interrompiamo spesso l’interlocutore perchè siamo rosi dalla brama di dire la nostra, e quelle volte che la civile educazione prevale, non vediamo l’ora che finisca per poter finalmente esprimerci. Abbiamo dimenticato che, in un dialogo, il fattore più importante non è dire la nostra, quella la conosciamo già, bensì ascoltare il punto di vista dell’altro perchè potrebbe avere molto da insegnarci. Invece si litiga, si urla, si urla più forte di chi urla, come se l’urlare equivalesse ad avere ragione. Ragione di che, poi? Igor Sibaldi, un filosofo e filologo italiano afferma sempre che “nella vita o hai ragione o sei felice”. Quando si vedono due persone dialogare accade spessissimo che, una volta che uno ha finito, l’altro risponde in modo vago e cambia argomento, come se non avesse ascoltato nulla, ed infatti è esattamente quello che è accaduto. Questo succede ovunque, tra partner, tra genitori e figli, tra colleghi di lavoro, tra amici. Tutti sentono ma non ascoltano più, e se lo fanno è soltanto per brevissimi attimi. Forse sono immersi nei loro pensieri, fatto sta che in un dialogo mettono in funzione solo le orecchie e non il cervello. “In principio era il Verbo”…sono queste le parole con cui inizia il vangelo di Giovanni. “Infine nessuno lo ascoltò più” avrebbe aggiunto se fosse vissuto ai tempi di oggi. L’uso della parola ormai è smodato ed usato a sproposito, si apre la bocca tanto per parlare, per mettersi in mostra, spesso senza avere la consapevolezza di ciò che si dice. Di parlatori è pieno il mondo, ma c’è grande carenza di ascoltatori, perchè nessuno lo fa più. Il disastro di questa società è appunto il fatto che ci sono troppe parole per poche menti/orecchie e così non vi può essere comunicazione. Perchè interrompiamo l’altro per dire la nostra se l’altro poi non ascolta e fa la stessa cosa con noi? Non vi sembra un dialogo tra imbecilli? Potrebbe essere questa la causa del fallimento planetario del rapporto di coppia? O del disastroso rapporto odierno tra genitori e figli? Forse non è l’unica ma credo che sia tra le prime. L’ego di ognuno di noi è completamente cieco e sordo, si rifiuta di ascoltare per paura che il Se possa risvegliarsi e trovare qualcosa di vero nelle affermazioni di chi ci sta di fronte e così cambiare. Il cambiamento è sempre il nemico n.1 per l’ego, cambiare significa evolversi e l’ego non vuole correre questo rischio. E’ paradossale che in un’epoca di comunicazione globale non si ascolti più. Tutti sono convinti di avere una risposta a tutto, si irrigidiscono nelle loro convinzioni (che poi non sono mai davvero le loro) e non gli interessa conoscere altri punti di vista o prendere in considerazione altre informazioni. Ecco perchè non ascoltano. Sono convinti di essere detentori della “ragione” e se quello che l’altro dice è in contrasto con le sue convinzioni allora non conta nulla. Il risultato di tutto questo? Incomunicabilità. Tu parli, io non ascolto, poi parlo io ma non ascolti tu. Quello che chiamiamo dialogo, in realtà è la somma di due monologhi paralleli che, come le rotaie di un treno, non si incontreranno mai. Proviamo ad invertire questa tendenza, impariamo ad ascoltare anche chi sembra non abbia nulla di interessante da dire; nella peggiore delle ipotesi resteremo con le nostre conoscenze ed opinioni immutate, risultato che, peraltro, è quello che oggi succede sempre. Ma potremmo anche ricevere sensazioni ed informazioni nuove, che ci spingono a riflettere e forse cambiare, perchè gli altri sono il nostro specchio e, se qualcuno ci parla, probabilmente l’Universo ha qualcosa di importante da dirci, quindi ascoltiamolo. Riprendere l’abitudine di “ascoltare” gli altri è uno dei pilastri di tutte le discipline presenti in the Ark lab https://www.thearklab.net/, perchè senza un vero ascolto non può esistere nessun apprendimento…

Alimentazione e controllo delle masse

Non si può dire certamente che le cose vadano benissimo su questo pianeta al giorno d’oggi. I principali fattori sono quelli che tutti conosciamo: inquinamento, modificazione delle temperature, megalopoli insostenibili, ecc.
Inoltre la salute (mentale e fisica) della popolazione sta sempre più precipitando, col paradossale risultato che l’aumento vertiginoso ed esponenziale della popolazione mondiale sta trasformando la Terra in un gigantesco ospedale planetario, con estremo piacere delle oligarchie industriali dei colossi farmaceutici.
Le masse non sono mai libere, e mai lo sono state. Inoltre, se chiedete a qualcuno se lui fa parte della “massa”, costui negherà categoricamente, affermando che “la massa sono gli altri”, buffo, no?
Ma se alla fine di questo “processo di controllo delle masse” ci sono le sopracitate multinazionali del farmaco chimico, spesso un pò nell’ombra e vituperate, ed a cui ci si rivolge controvoglia in caso di evidente necessità, all’inizio di questo stesso processo vi sono altrettanto potenti colossi multinazionali che invece sono osannati e ricercati da tutti per assecondare il nostro vizio capitale preferito: la gola.
Sto parlando delle grandi industrie di produzione e distribuzione alimentare.
Se non ne siete a conoscenza, sappiate che sono davvero pochissime le aziende alimentari che detengono questo spaventoso mercato; lo fanno con centinaia e centinaia di marchi in tutto il mondo ma che sempre a loro fanno capo. Si stima che una decina di aziende controlli oltre il 70% del cibo mondiale.
Pochi giganti in testa e pochi giganti in coda ed in mezzo noi, un oceano di pecore che arricchiscono testa e coda inconsapevoli di essere carne da macello per un processo che quegli stessi giganti hanno creato a tavolino per accrescere il loro potere, perchè a loro serve una popolazione numerosa, nutrita con sostanze che fanno ammalare, per poi farci rivolgere a coloro che ci curano con sostanze altrettanto velenose che sopprimono soltanto i sintomi di un corpo che stava solo cercando di “avvertirci” che lo stavamo nutrendo male. Alcuni guariscono, ed ignari della lezione, ritornano stupidamente a fare il giro e a rimangiare merda, fino a quando il corpo, stanco dell’ottusità del suo “padrone”, non lo abbandona definitivamente. Game over.
La sottomissione delle masse passa attraverso due strade fondamentali, note sin dai tempi dell’impero romano: “panem et circenses”
1) La seconda (circenses) su cui non intendo dilungarmi, è quella psicologica del “lavaggio del cervello” operato dalle istituzioni al potere. Tutti i media, televisione in primis, sono la longa manus del potere politico ed ecclesiastico che ha tutto l’interesse a governare una massa di stupidi, incapaci di farsi idee proprie ed a cui conviene adottarle già confezionate perchè non impegna. Per tenerli occupati si fornisce loro un bel lavoro stressante che li massacra tutto il giorno così non pensano, ed alla sera una bella partita di calcio o un bel festival di demenziali canzoncine o, meglio ancora, un programma che enfatizza le altrui disgrazie, il tutto condito da un buon TG che sforna disastri e sciagure per mezz’ora di fila.
2) La prima (panem) è quella più subdola, meno apparente ma, sotto certi aspetti, ancor più pericolosa della prima: le regole alimentari ed il cibo in generale.
Cibo e potere sono sempre andati a braccetto, e sull’aspetto di controllo economico e delle norme culinarie e religiose non mi soffermo, mentre voglio analizzare il cibo nella sua composizione di base e nei suoi aspetti sempre più elaborati. Ma voglio farlo sotto un punto di vista che in pochi prendono in considerazione. Affermare che la qualità del cibo, al giorno d’oggi, è un incubo velenifero è come sparare sulla croce rossa, quindi non sto parlando nè di quantità nè di qualità alimentare, su cui stiamo commettendo errori madornali, bensì mi interessa proprio l’aspetto più subdolo della vicenda, l’alimentazione come controllo delle masse.
In moltissimi crederanno che sia impossibile una cosa del genere ma invece è quello che sta accadendo e faccio solo alcune riflessioni in merito, ma ci sarebbero da scrivere migliaia di pagine.
Tutti i cibi precotti e confezionati, di naturale hanno davvero ben poco. Nei gelati alla frutta di frutta non c’è neanche l’ombra, il valore nutritivo delle bevande più vendute al mondo è nullo, le percentuali di prodotto base, insomma, sono pressochè pari a zero e quindi resta da chiedersi qual’è la funzione del cibo per nutrirsi oggi se il cibo non c’è più? Additivi, addensanti, coloranti, edulcoranti, tutte sostanze chimiche che nutrono gli occhi in primis e poi la sensazione di gusto all’atto del metterlo in bocca. Di quello che accade dopo ai nostri organi, pare non ce ne freghi una mazza. Chi ha queste abitudini alimentari si sta avvelenando inesorabilmente poco alla volta ed il bello che questo lo sa benissimo. Chi beve coca cola, mangia da McDonald’s, compra panettoni e colombe al supermercato, mangia gelati, beve cappuccino e mangia cornetto tutti i giorni, oltre a fare grigliate di carne ogni giorno (o quasi), appaga un gusto che lo ha reso schiavo e di cui non si rende conto di non poter più farne a meno. Sanno che stanno ingurgitando veleni ma fanno come la cicala e continuano perchè ne sono dipendenti, ormai non possono più farne a meno e si stupiscono poi se gli vengono diagnosticati mali incurabili.
Anche se non siete frequentatori abitudinari di McDonald’s, provate a mangiare per un mese solo frutta e verdura. Se siete abituati a mangiare di tutto e siete anche gourmet a cui piace la cucina stellata, provate a privarvi di tutto.
Altro che tossicodipendenti…vi prenderà una crisi di astinenza folle che vi impedirà di proseguire in quell’abitudine che potrebbe non solo salvarvi la vita ma riempirvi di energia e benessere come non lo avete mai provato in vita vostra.
Lasciate perdere i seminari di automiglioramento, lo yoga, la meditazione, e tutta la più o meno valida new age. Se andate ad un seminario sullo yoga e all’uscita vi fate una pizza con la salsiccia, evitate il seminario e restate a casa a guardare la D’Urso, è più in sintonia col vostro essere.
Sono convinto che il modo di alimentarsi delinea la maturità “spirituale” di una persona. Inizia tutto da lì.
ma ormai il “sistema” ha messo le mani su questa abitudine fondamentale, ha creato miliardi di tossici che non possono più fare a meno della “dose” che gli propinano i grandi spacciatori del cibo, ed ecco che le povere pecore sono pronte per essere tosate dall’altro polo del sistema, quello farmaceutico-sanitario.
Siamo ancora in tempo per salvarci, tutti!. Uscite da questo schema, rompete questo circolo vizioso e fate crollare quel gigantesco campo di concentramento senza sbarre che è diventato il pianeta…in questo caso il portone è spalancato, dovete solo uscire da quella prigione senza la possibilità che nessuno vi spari…

Imagine…

E’ il titolo di una delle più belle e visionarie canzoni mai scritte e probabilmente, proprio per questo, ha avuto un successo che pochi altri brani musicali possono vantare.
Il grande John Lennon ha voluto lanciare un messaggio forte con quella canzone; il suo testo era avanti di secoli sullo stato dell’umanità. Semplice e complicato allo stesso tempo.
Purtroppo quasi tutti probabilmente si sono fermati alla musicalità della sua opera, ammantata dalla fama infinita che il suo autore poteva vantare, ma il suo messaggio era rivolto molto più in profondità.
Immaginare che non esistano più paradisi ed inferni, che tutti possano vivere l’attimo presente, che le religioni ed i confini tra le nazioni scompaiano…
Visionario, certo, ma anche illuminato perchè è questo a cui il genere umano deve aspirare ma sembra così facile da dire e così difficile da attuare.
Io ci aggiungerei anche qualcosa d’altro che in pratica impedisce la realizzazione del desiderio dell’ex Beatle.

La sfida, la competizione tra le persone si è riflessa anche sul piano sportivo, scolastico, lavorativo, quindi immagina se allo stadio non andasse più nessuno a vedere uno spettacolo che, se uno ci pensa bene, è davvero demenziale.

Immagina se nessuno pagasse più l’abbonamento alle pay tv che trasmettono il calcio. Sarebbero costrette ad adeguare i programmi alle rinnovate esigenze delle persone che, ci si augura, saranno un pò più elevate.

Immagina se a votare alle elezioni non ci andasse più nessuno. I politici non sarebbero più eletti e si dovrebbe cambiare tutto il sistema. Magari ne viene fuori qualcosa di buono, perchè tanto peggio di così sarebbe davvero impossibile.

Immagina se tutti si mettessero a leggere i classici della letteratura invece che le biografie di rapper e calciatori…si svilupperebbe una consapevolezza ed una compassione incredibile e la vita di tutti cambierebbe in meglio.

Immagina se tutti lavorassero di meno. Siamo una società ipertecnologica che però non è riuscita a delegare alle macchine nemmeno un minuto del nostro lavoro, anzi lo ha persino aumentato e non si capisce come sia potuto succedere.

Immagina se tutte le persone si svegliassero davvero…

Apologia della domanda

Una domanda è sempre uno sconfinato oceano di possibilità, è aperta ad ogni soluzione, è come un insieme di possibilità potenziali che possono condensarsi in una realtà da venire. Una domanda è guardare al futuro, una risposta è mettere il sigillo a tutto questo, porre un limite, ed è lì che inizia il passato.

Una domanda è una azione da bambini, una risposta è una roba da vecchi.

Una domanda è movimento, è sete di conoscenza, è curiosità, è vita. Una risposta è sempre rigida, a meno che non sia la più coraggiosa e rara di tutte: “non lo so”; una risposta è presunzione, è spesso saccenza e più raramente saggezza.

Una domanda è una cascata di acqua fresca che si rinnova sempre, una risposta è uno specchio di acqua stagnante.

Una domanda è malleabile, puoi riformularla, ritirarla, modificarla, adattarla a chi ti sta di fronte. Una risposta, una volta data, è come una freccia, difficilmente può tornare indietro, l’orgoglio e le leggi fisiche glielo impedirebbero.

Una domanda può fregiarsi dell’eleganza sinuosa del punto interrogativo. Una risposta ha la povertà di un misero puntino che è compreso nel punto di domanda ma giace sempre come un servo ai suoi piedi.

Una domanda può accomunare e mettere d’accordo ogni essere della terra, mentre questo è impossibile per una risposta. La tua domanda può essere anche la mia domanda ma la tua risposta difficilmente potrà essere la mia risposta.

Una domanda non è mai stupida, moltissime risposte lo sono.

La domanda è la madre del dubbio, le risposte sono le figlie dell’ignoranza.

Le domande scandiscono i momenti più importanti della vita, le domande non mentono, sono sempre sincere, è impossibile mentire se si chiede. Le risposte, invece, sembrano fatte apposta per la menzogna; sono le vesti naturali di chi vuole nascondere la realtà.

Alle domande sono associati in genere aggettivi positivi quali belle, ingenue, sfrontate, coraggiose, intriganti; alle risposte si affibbiano aggettivi di segno opposto quali sbagliata, tardiva, insensata, offensiva, tagliente.

Spesso, a domande da un milione di dollari vengono date risposte che non valgono un centesimo.

Ogni progresso umano è fondato sulle domande perchè se i grandi geni non si fossero posti quesiti folli, oggi forse saremmo ancora nelle caverne ad accendere il fuoco con le pietre. Se ci fossimo fidati delle risposte immutabili oggi crederemmo ancora ad una terra piatta al centro dell’universo e ad altre cose che oggi sembrerebbero assurdità.
Gesù non ha mai esaltato le risposte ma ha sempre posto al centro dei suoi insegnamenti il “chiedete e vi sarà dato”; del resto come potremmo mai ottenere qualcosa senza domande?

Insomma preferisco sempre coloro che fanno domande, proprio come i bambini. Un pò meno mi piacciono quelli che hanno e danno solo risposte. Una domanda non è mai sbagliata ed è solo nostra; le risposte vengono dagli altri e molto spesso sono sbagliate.

E per finire gustatevi questa chicca di pochi secondi su una distinzione tra domande e risposte tratta da un dialogo di “Per qualche dollaro in più” del mitico Sergio Leone.

Il mestiere dell’anima

Il lavoro. Questo concetto così frainteso, rincorso, desiderato, amato, odiato, atteso…forse nessun’altra parola della nostra lingua è in grado di scatenare sensazioni così diverse l’una dall’altra. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro…bum!
Spesso si spende più denaro per ottenere un titolo di studio che poi non ti garantisce nemmeno che tu riesca a rientrare delle spese sostenute per ottenerlo, ma un lavoro è il sogno di tutti. Sogno di tutti? ma è davvero così?
Il lavoro è un pò come l’amore di coppia. Da giovane lo insegui con ardore e ti senti arrivato quando lo raggiungi e poi ti impegni, passi notti insonni perchè credi che ti ricambi quello che tu gli stai dando, insomma sei stanco ma felice.
Da adulto, mano a mano che il tempo passa, inizi a stancarti, se non addirittura ad odiarlo, a sentirlo come una costrizione che ti sottrae libertà, un pò perchè ti ci sei abituato e si sa che l’essere umano si stanca presto, un pò perchè dentro senti di avere spazio per “qualcos’altro”, un qualcosa che inizia a bussare sempre più forte al tuo cuore.
E, se è vero che va così, forse nell’amore e nel lavoro c’è qualcosa che non abbiamo ancora capito bene come funziona.
Restando al tema lavoro, ritengo che l’errore risieda nel fatto che la maggior parte dei lavori di oggi non sono quasi mai la libera espressione delle reali capacità di chi lo svolge o, peggio ancora, dei suoi nascosti sogni e desideri.
Quando si chiede ad un bambino piccolo cosa vuole fare da grande, lo si fa per sorridere alla sua risposta, aspettandosi i classici stereotipi infantili del pilota di formula 1 o di aerei, dell’astronauta, del pompiere, dell’infermiera o del cuoco. Forse, però, questo succedeva un pò di tempo fa, quando i bambini erano ancora “liberi”. Oggi i bambini sono già indottrinati ad ambire a professioni sociali tramandate in famiglia, sempre qualora ne valga la pena, come avvocato, dottore o ingegnere, oppure ad emulare gli effimeri idoli del momento quali calciatori, rapper e ballerine.
Poi si cresce e la vita spinge gli ex bambini a dover intraprendere lavori “imposti” dalla società del momento e non perchè piacciono davvero, ma solo perchè ti consentono di guadagnare denaro. Per molti è il denaro che serve alla stretta sopravvivenza per sbarcare il lunario, per cui va bene tutto, anche il minatore, rischiando la vita per un boccone di pane. Per altri, più fortunati, un lavoro è solo il mezzo per guadagnare tanto, per affermarsi socialmente, ed ecco che la società riceve un’overdose di avvocati, notai, medici, ingegneri, architetti e commercialisti.
A volte mi chiedo quale pazzo aspirerebbe davvero a diventare notaio perchè si sente “nato notaio”, perchè ha la missione, nella vita, di mettere firme su stupidi pezzi di carta…ma sai che palle! Chiedete a tutti i bambini piccoli del mondo (tranne quelli che hanno il papà notaio) e vedete se ne trovate uno che vi risponde così.
Col tempo, però, affiorano quelli che io definisco i “mestieri dell’anima”, le vere passioni nascoste, soffocate dall’urlo della vita frenetica e dalla logica insulsa del “vinca il migliore” che pervade oggi la nostra società.
Ebbene sono proprio quelle le nostre ambizioni, quelle che ci renderebbero davvero felici. Avete mai chiesto alla vostra anima cosa le piacerebbe fare? Quasi nessuno lo fa. Se lo faceste ed aveste la sensibilità di ascoltare la sua flebile risposta, scoprireste cose incredibili come il musicista, lo scultore, il pittore, l’attore di teatro o lo scrittore. Tutte espressioni creative connesse con la bellezza e l’armonia, perchè un’anima è sempre bellezza ed armonia. Un’anima non è fatta per mettere firme su pezzi di carta.
Una riflessione abbastanza semplice e quasi ovvia che però aiuta a farci capire perchè oggi siamo così infelici.

Saluti per tutti

Non scrivo questo post con l’intento di salutare nessuno, ma solo per rendervi partecipi di un particolare aspetto della nostra vita che, qui in occidente (come tantissime altre cose), ha perso ogni significato simbolico ed è addirittura in via di estinzione totale, forse sacrificato anche quello sull’altare della onnipotente “dea fretta” che richiede all’indaffarato pirlone occidentale di non perdere neanche un secondo per produrre e consumare.
Sto parlando dei saluti, che invece reputo una cosa importantissima nelle relazioni umane, già esistenti oppure nasciture. Salutare qualcuno all’inizio di un incontro o di una conversazione è un pò come celebrare la nascita di qualcosa e farlo alla fine è il suggello a ciò che si è dato e ricevuto in quel periodo più o meno lungo che in ogni caso deve per forza averci scatenato almeno un’emozione, sebbene sia stata solo la noia.
Al giorno d’oggi, fatta eccezione per l’abbraccio, bella ed unica manifestazione superstite dell’affetto tra due persone (quando è sincero), qui da noi nel West ci limitiamo ad un “ciao” o ad un formale “buongiorno” o “buonasera”, magari accompagnato da una fugace stretta di mano che il più delle volte da l’impressione di aver toccato una medusa piuttosto che l’estremità di un essere umano.
Questo nella media, laddove agli estremi di questo “squallore” troviamo, da un lato l’ormai obsoleto baciamano tra uomo e donna, quasi del tutto estinto, mentre nel gradino più basso troviamo l’“alve a tono basso da ascensore”, crasi per salve, rivolto, solo da parte dei più educati, a chi incontriamo casualmente.
Il panorama dei nostri saluti si chiude qui e l’unico gesto che conosciamo, la stretta di mano, è un gesto le cui origini, molto antiche, derivano comunque dalla mancanza di fiducia reciproca, quando tra signori o guerrieri ci si stringeva l’avambraccio per sincerarsi che l’altro non avesse qualche pugnale nascosto. Come possiamo constatare non siamo cambiati affatto.
Nell’antica Roma era considerato il saluto tra gladiatori, mentre il saluto legionario prevedeva il battersi il petto con la mano destra e quello comune era il noto saluto romano con braccio teso e mano aperta, oggi rifuggito e temuto solo perchè un tizio pelato, meno di un secolo fa, decise di rispolverarlo e farne il simbolo del suo fallimentare programma.
Se ci spostiamo verso oriente la musica cambia del tutto ed anche un semplice saluto viene caricato di un fascino tutto particolare.
Prima di arrivare in estremo oriente fermiamoci un attimo nei paesi arabi. Da quelle parti, nella versione completa, si recita la formula “As Salam alaikum” che significa “la pace sia con te” mentre la mano tocca in successione il torace, le labbra e la parte centrale della fronte concludendosi in un inchino, in una gestualità che sta a significare che si offre il cuore, l’anima e la mente a chi ci sta di fronte. Non male davvero.
Prima di arrivare in estremo oriente, dove il saluto è un rito carico di significati, tappa obbligata in India e Nepal dove ci si saluta congiungendo le mani nel gesto simile a quello della preghiera, unite all’altezza del petto, inchinandosi a chi ci sta di fronte recitando la parola “Namastè”. L’angolazione dell’inchino sarà tanto maggiore quanto è importante e saggia la persona che si incontra. Il suo significato è quello di “mi inchino a te”, sottintendendo che ci si inchina di fronte alle qualità divine che si riconoscono a tutti sulla base degli insegnamenti del buddismo.
In Cina, la patria delle arti marziali, esiste un saluto meraviglioso, chiamato bao-quan-li, dove la mano destra si chiude a formare un pugno che viene appoggiato al palmo della mano sinistra aperta, entrambe all’altezza del petto, accompagnate da un leggero inchino. Il gesto sta a significare l’alternanza delle forze negative e positive, yin e yang, con la mano aperta che rappresenta la ferma volontà di fermare la violenza del pugno, in un concetto che vede l’intelligenza, in altre parole, dominare la forza. Inutile dire che l’esecuzione perfetta di questo saluto prima di ogni combattimento di arti marziali è più importante del combattimento stesso.
Chiudiamo questo breve viaggio con il Paese del sol levante, il Giappone, dove ci si saluta con il “Rei”, il saluto degli antichi samurai, che viene considerato “la norma più importante della vita sociale”. E’ un saluto molto complesso, che implica una postura allineata ed eretta dei tre “hara”, i centri del ventre, del busto e della testa, sedi di volontà, emotività ed intelletto. Le mani sono serrate e distese lungo le cosce ed anche qui l’angolo dell’inchino si adatta all’importanza dell’interlocutore. Inutile dire che i giapponesi ci tengono moltissimo a questo saluto, carico di simbolismo spirituale, come tutti quelli a cui ho accennato e che non approfondisco in questa sede, anche se ci sarebbe da fare un post su ognuno di essi.
Provate a fare un “Rei” o un “Namastè” al primo che incontrate domani per strada o in ascensore e vedrete che vi mandano la neuro a casa.
Non so come salutarvi, quindi scegliete voi quello che più vi piace.