mondo

Essere se stessi

Ma che affermazione banale, io sono già me stesso. Questo è quello che risponderebbero miliardi di persone a queste tre semplici parole che racchiudono, magicamente, la ricetta per vivere una vita con molti meno problemi e più soddisfazioni.
E invece non è affatto vero, solo che non lo sapete.
Tutti sono “alla ricerca di se stessi” ma la verità è che non si trovano mai e quindi cosa fanno? Cercano disperatamente aiuto all’esterno in qualcuno che afferma di avere la formula magica per accendere una luce sul cammino dell’esistenza; un’esistenza che per molti sembra non avere senso e forse è proprio così. Ma nessuno vuole accettarlo.
Ed ecco che il mondo intero si divide in due categorie:
1) i batteri semplici, quelli che nascono, crescono, mangiano, si riproducono e muoiono.
A tenere a bada questi esseri monocellulari bastano le religioni tradizionali classiche, con l’idea semplice del paradiso, del dio buono e comprensivo, delle vergini, dei fiumi di latte ecc. Il concetto è banale: tu fai il buono, il povero e l’ignorante qui sulla terra ed andrai in paradiso. Peccato che non ti danno garanzie ed il paradiso non l’ha mai visto nessuno, o perlomeno mai nessuno è tronato indietro a raccontarlo. Ma alle amebe basta, e ne hanno paura, perchè se non fanno i poveri, ignoranti e buoni e non hanno paura di dio andranno all’inferno. Li riconosci perchè parlano solo di calcio, politica, contenuti televisivi, mode del momento, e gossip e vanno in chiesa la domenica perchè…non si sa mai.
2) una specie di batteri più evoluta, pluricellulare, che in generale osteggia le religioni tradizionali. E’ molto fiorente in occidente e si appropria parassitariamente delle religioni alternative orientali cercando di adattarle ad un mondo diverso, come se il pivot dei Lakers volesse indossare gli scarpini da danza di Carla Fracci. Non credono di solito in dio, ma “sentono” che c’è qualcosa che poi nessuno sa mai che cazzo è davvero, e seguono una marea di nuovi guru, ognuno col suo piccolo serbatoio di batteri da nutrire. La classificazione di questi newguru è molto frammentata ma più elaborata rispetto ai rappresentanti delle religioni ufficiali, per andare incontro alle esigenze dei batteri evoluti. Hanno tutti una linea comune che è quella di raggiungere fantomatiche illuminazioni, stati di benessere estatici, distacchi emotivi, pensa positivo, desideralo e lo avrai, il tutto nella frenetica ricerca della “luce” in opposizione all’oscurità da rifuggire. Tu sei quanto, mente quantica, cervello quantico, medicina quantica…parolina magica che neanche sanno cosa significa ma fa fico ed è un brand che fa presa su questa specie di batteri-polli. Li riconosci perchè sono schifati dagli argomenti della prima categoria ed hanno il loro linguaggio new age, joga in 1000 forme, meditazioni a quintali, intricati discorsi sul tutto è uno, la realtà è un’illusione, volemose bene, compassione, amore, mangia vegan, e la loro massima ambizione è la sconfitta del fantomatico EGO, una specie di mostro finale dei videogiochi.
Hanno attuato la “speciazione” e adesso sono pochi e speciali, perchè stanno solo seguendo una via diversa ma parallela a quegli altri, senza rendersi conto che entrambe quelle vie finiscono nello stesso baratro.
I primi si sono rinchiusi in una cella di 4 pareti, i secondi in un labirinto, ma sempre in gabbia sono.
Sia la prima che la seconda categoria umane descritte sono impossibilitate a raggiungere uno stato di benessere e, del resto, i risultati lo dimostrano. Se religioni e newguru funzionassero davvero saremmo tutti più felici invece mi sembra che aumentano sempre di più le nevrosi e le alienazioni e le persone sono sempre più nella merda. Squadra che perde si cambia.
Quindi, cosa resta?
Resta quello che c’è sempre stato. TU ed i tuoi desideri, qualunque essi siano.
Non lasciatevi ingannare da quelli che affermano che per raggiungere l’illuminazione bisogna distaccarsi dall’ego. L’ego sei tu! E non è distaccato dal tuo essere, è parte di te e se cerchi di sopprimerlo con qualche tecnica new age o religiosa del cazzo, si incazza e ti morde di brutto. Ed è quello che sta succedendo a tutti. Eliminando l’Ego, stiamo assistendo ad un suicidio collettivo di massa. L’ego è l’arma che ci è stata data alla nascita per difenderci e devi solo saperla usare, non devi disfartene, altrimenti resterai con le chiappe da fuori, pronto a fare la felicità dei furbacchioni.
In questo mondo un’arma ci vuole sempre, solo devi saperla usare, altrimenti rischi di spararti nelle palle.
Ma allora quale sarebbe la soluzione? L’abbiamo sempre avuta sotto gli occhi senza gli inganni banali delle religioni e senza i segoni mentali dei nuovi guru che se avessero risolto davvero i problemi a cui cercate soluzione rivolgendovi a loro, sarebbero su una spiaggia a bere mojito con belle donne (o uomini) fumando marijuana, e non con le ascelle pezzate di sudore in un seminario in qualche città a raccontar cazzate a 100 euro a pollo, ma devono farlo perchè sono dei poveri cristi come tutti noi che devono sbarcare il lunario.
La soluzione sta in un semplice concetto che, in epoche differenti, è stato espresso da uno che è diventato un famoso santo, da un notissimo filosofo e da un misterioso mago. Quindi, religione, filosofia e mistica esoterica per essere tutti d’accordo ed arrivare alla stessa soluzione.
“Ama e fa’ ciò che vuoi” (Agostino d’Ippona)
“Nulla è vero. Tutto è permesso” (Frederich Nietzche)
“Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge” (Aleister Crowley)
Soluzione anarchica e socialmente scomoda ed inaccettabile, ma l’unica percorribile se si vuole vivere ragionevolmente felici.

Tornare bambini

Ogni essere umano nasce inconsapevole e senza nessuna ambizione. Alla pari di ogni altro essere vivente sul pianeta, egli ambisce solo a “vivere sereno” e, in particolari circostanze, a “sopravvivere”.
I bambini, alla pari degli animali, hanno il solo scopo di vivere felici: cibo, bisogni naturali e una ricerca del divertimento banale che prescinde da ogni considerazione economica. Avete mai visto un bambino aprire i regali la notte di natale? E’ contento, frastornato e sorridente, ma, dopo pochissimo tempo avrà già rotto i suoi costosi regali e lo troverete a sorridere facendo rumore con una bottiglia di plastica vuota.
Gli animali non sono diversi. Noi stupidi umani adulti compriamo ai nostri conviventi pelosi cucce varipinte, griffate e faraoniche, nonchè ogni tipo di giochi, ma loro (mi riferisco ai gatti per esperienza personale) snobbano tutto e si addormentano beati in una scatola di scarpe.
L’unica differenza tra bambini ed animali è il sorriso ed i gridolini di gioia, o, perlomeno, noi stupidi umani adulti, non siamo ancora arrivati a capire il sorriso degli animali ed a interpretare i loro vocalizzi, ma sono convinto che anche loro li hanno pressoché uguali.
Bambini ed animali sono ragionevolmente egoisti. Provate a togliere un giocattolo dalle mani di un bambino, cercherà di impedirlo con tutte le sue forze gridando “Mio!” se ha già imparato a dirlo; provate a mettere le mani nella ciotola del cane più buono mentre sta mangiando, farà un grosso sforzo per non mordervi ma di sicuro almeno ringhierà.
Ma, mentre gli animali, per loro fortuna, restano sempre animali, i bambini, purtroppo, crescono e non ricordano più nulla di ciò che erano, “uccisi” dai metodi educativi degli stupidi umani adulti che credono di fare il loro bene per garantire loro un futuro nella società. Una demenziale opera alchemica al contrario: si prende qualcosa che è oro e la si trasforma in piombo.
Ed ecco che esseri unici, destinati potenzialmente a chissà quali traguardi, vengono orrendamente irregimentati da genitori, scuole, preti e televisione che hanno la mania di creare qualcuno a propria immagine e somiglianza, con questa delirante sindrome di dio che è la rovina del genere umano.
Quell’uomo vissuto un paio di millenni fa, che noi conosciamo col nome di Gesù e di cui non abbiamo capito un cazzo di quello che voleva dire, era costretto a comunicare con parabole perchè già da allora si era reso conto che il mondo era in pessime mani e spiegare certe cose era impossibile con concetti diretti. Probabilmente per questo motivo disse che “per entrare nel regno dei cieli bisogna diventare bambini”. Inutile dire quale scempio la morale cattolica ha fatto di questa frase che, se davvero compresa, lascia a bocca aperta.
C’è anche il rovescio della medaglia in tutto questo e non credo che lo capiranno in molti. Se riesci a compiere il miracolo di tornare bambino davvero, gli adulti non ti daranno più retta, malgrado tu cercherai di avvisarli che stanno sbagliando tutto, perchè…chi vuoi che prenda davvero sul serio le parole di un bambino?

Aiuto! Nessuno mi ascolta?

L’incomunicabilità è la più terribile delle solitudini (F. Nietzche)

Il più grande problema, al giorno d’oggi, è che la gente ha preso un sacco di cattive abitudini e ne ha perdute altrettante di buone. Quelle cattive sono sotto gli occhi di tutti ed è inutile elencarle, ma possiamo individuare quelle buone, prima fra tutte, il dono di “ascoltare”. Le persone non ascoltano più, non ne sono più capaci. Ascoltare cosa l’altro ha da dirci è la capacità di venirsi incontro, di superare barriere ed ostacoli che ormai hanno frantumato l’intera umanità. Ormai, ascoltare senza interrompere è diventata un’esclusiva dei sacerdoti nei confessionali. Preferiamo essere sempre protagonisti, interrompiamo spesso l’interlocutore perchè siamo rosi dalla brama di dire la nostra, e quelle volte che la civile educazione prevale, non vediamo l’ora che finisca per poter finalmente esprimerci. Abbiamo dimenticato che, in un dialogo, il fattore più importante non è dire la nostra, quella la conosciamo già, bensì ascoltare il punto di vista dell’altro perchè potrebbe avere molto da insegnarci. Invece si litiga, si urla, si urla più forte di chi urla, come se l’urlare equivalesse ad avere ragione. Ragione di che, poi? Igor Sibaldi, un filosofo e filologo italiano afferma sempre che “nella vita o hai ragione o sei felice”. Quando si vedono due persone dialogare accade spessissimo che, una volta che uno ha finito, l’altro risponde in modo vago e cambia argomento, come se non avesse ascoltato nulla, ed infatti è esattamente quello che è accaduto. Questo succede ovunque, tra partner, tra genitori e figli, tra colleghi di lavoro, tra amici. Tutti sentono ma non ascoltano più, e se lo fanno è soltanto per brevissimi attimi. Forse sono immersi nei loro pensieri, fatto sta che in un dialogo mettono in funzione solo le orecchie e non il cervello. “In principio era il Verbo”…sono queste le parole con cui inizia il vangelo di Giovanni. “Infine nessuno lo ascoltò più” avrebbe aggiunto se fosse vissuto ai tempi di oggi. L’uso della parola ormai è smodato ed usato a sproposito, si apre la bocca tanto per parlare, per mettersi in mostra, spesso senza avere la consapevolezza di ciò che si dice. Di parlatori è pieno il mondo, ma c’è grande carenza di ascoltatori, perchè nessuno lo fa più. Il disastro di questa società è appunto il fatto che ci sono troppe parole per poche menti/orecchie e così non vi può essere comunicazione. Perchè interrompiamo l’altro per dire la nostra se l’altro poi non ascolta e fa la stessa cosa con noi? Non vi sembra un dialogo tra imbecilli? Potrebbe essere questa la causa del fallimento planetario del rapporto di coppia? O del disastroso rapporto odierno tra genitori e figli? Forse non è l’unica ma credo che sia tra le prime. L’ego di ognuno di noi è completamente cieco e sordo, si rifiuta di ascoltare per paura che il Se possa risvegliarsi e trovare qualcosa di vero nelle affermazioni di chi ci sta di fronte e così cambiare. Il cambiamento è sempre il nemico n.1 per l’ego, cambiare significa evolversi e l’ego non vuole correre questo rischio. E’ paradossale che in un’epoca di comunicazione globale non si ascolti più. Tutti sono convinti di avere una risposta a tutto, si irrigidiscono nelle loro convinzioni (che poi non sono mai davvero le loro) e non gli interessa conoscere altri punti di vista o prendere in considerazione altre informazioni. Ecco perchè non ascoltano. Sono convinti di essere detentori della “ragione” e se quello che l’altro dice è in contrasto con le sue convinzioni allora non conta nulla. Il risultato di tutto questo? Incomunicabilità. Tu parli, io non ascolto, poi parlo io ma non ascolti tu. Quello che chiamiamo dialogo, in realtà è la somma di due monologhi paralleli che, come le rotaie di un treno, non si incontreranno mai. Proviamo ad invertire questa tendenza, impariamo ad ascoltare anche chi sembra non abbia nulla di interessante da dire; nella peggiore delle ipotesi resteremo con le nostre conoscenze ed opinioni immutate, risultato che, peraltro, è quello che oggi succede sempre. Ma potremmo anche ricevere sensazioni ed informazioni nuove, che ci spingono a riflettere e forse cambiare, perchè gli altri sono il nostro specchio e, se qualcuno ci parla, probabilmente l’Universo ha qualcosa di importante da dirci, quindi ascoltiamolo. Riprendere l’abitudine di “ascoltare” gli altri è uno dei pilastri di tutte le discipline presenti in the Ark lab https://www.thearklab.net/, perchè senza un vero ascolto non può esistere nessun apprendimento…

Alimentazione e controllo delle masse

Non si può dire certamente che le cose vadano benissimo su questo pianeta al giorno d’oggi. I principali fattori sono quelli che tutti conosciamo: inquinamento, modificazione delle temperature, megalopoli insostenibili, ecc.
Inoltre la salute (mentale e fisica) della popolazione sta sempre più precipitando, col paradossale risultato che l’aumento vertiginoso ed esponenziale della popolazione mondiale sta trasformando la Terra in un gigantesco ospedale planetario, con estremo piacere delle oligarchie industriali dei colossi farmaceutici.
Le masse non sono mai libere, e mai lo sono state. Inoltre, se chiedete a qualcuno se lui fa parte della “massa”, costui negherà categoricamente, affermando che “la massa sono gli altri”, buffo, no?
Ma se alla fine di questo “processo di controllo delle masse” ci sono le sopracitate multinazionali del farmaco chimico, spesso un pò nell’ombra e vituperate, ed a cui ci si rivolge controvoglia in caso di evidente necessità, all’inizio di questo stesso processo vi sono altrettanto potenti colossi multinazionali che invece sono osannati e ricercati da tutti per assecondare il nostro vizio capitale preferito: la gola.
Sto parlando delle grandi industrie di produzione e distribuzione alimentare.
Se non ne siete a conoscenza, sappiate che sono davvero pochissime le aziende alimentari che detengono questo spaventoso mercato; lo fanno con centinaia e centinaia di marchi in tutto il mondo ma che sempre a loro fanno capo. Si stima che una decina di aziende controlli oltre il 70% del cibo mondiale.
Pochi giganti in testa e pochi giganti in coda ed in mezzo noi, un oceano di pecore che arricchiscono testa e coda inconsapevoli di essere carne da macello per un processo che quegli stessi giganti hanno creato a tavolino per accrescere il loro potere, perchè a loro serve una popolazione numerosa, nutrita con sostanze che fanno ammalare, per poi farci rivolgere a coloro che ci curano con sostanze altrettanto velenose che sopprimono soltanto i sintomi di un corpo che stava solo cercando di “avvertirci” che lo stavamo nutrendo male. Alcuni guariscono, ed ignari della lezione, ritornano stupidamente a fare il giro e a rimangiare merda, fino a quando il corpo, stanco dell’ottusità del suo “padrone”, non lo abbandona definitivamente. Game over.
La sottomissione delle masse passa attraverso due strade fondamentali, note sin dai tempi dell’impero romano: “panem et circenses”
1) La seconda (circenses) su cui non intendo dilungarmi, è quella psicologica del “lavaggio del cervello” operato dalle istituzioni al potere. Tutti i media, televisione in primis, sono la longa manus del potere politico ed ecclesiastico che ha tutto l’interesse a governare una massa di stupidi, incapaci di farsi idee proprie ed a cui conviene adottarle già confezionate perchè non impegna. Per tenerli occupati si fornisce loro un bel lavoro stressante che li massacra tutto il giorno così non pensano, ed alla sera una bella partita di calcio o un bel festival di demenziali canzoncine o, meglio ancora, un programma che enfatizza le altrui disgrazie, il tutto condito da un buon TG che sforna disastri e sciagure per mezz’ora di fila.
2) La prima (panem) è quella più subdola, meno apparente ma, sotto certi aspetti, ancor più pericolosa della prima: le regole alimentari ed il cibo in generale.
Cibo e potere sono sempre andati a braccetto, e sull’aspetto di controllo economico e delle norme culinarie e religiose non mi soffermo, mentre voglio analizzare il cibo nella sua composizione di base e nei suoi aspetti sempre più elaborati. Ma voglio farlo sotto un punto di vista che in pochi prendono in considerazione. Affermare che la qualità del cibo, al giorno d’oggi, è un incubo velenifero è come sparare sulla croce rossa, quindi non sto parlando nè di quantità nè di qualità alimentare, su cui stiamo commettendo errori madornali, bensì mi interessa proprio l’aspetto più subdolo della vicenda, l’alimentazione come controllo delle masse.
In moltissimi crederanno che sia impossibile una cosa del genere ma invece è quello che sta accadendo e faccio solo alcune riflessioni in merito, ma ci sarebbero da scrivere migliaia di pagine.
Tutti i cibi precotti e confezionati, di naturale hanno davvero ben poco. Nei gelati alla frutta di frutta non c’è neanche l’ombra, il valore nutritivo delle bevande più vendute al mondo è nullo, le percentuali di prodotto base, insomma, sono pressochè pari a zero e quindi resta da chiedersi qual’è la funzione del cibo per nutrirsi oggi se il cibo non c’è più? Additivi, addensanti, coloranti, edulcoranti, tutte sostanze chimiche che nutrono gli occhi in primis e poi la sensazione di gusto all’atto del metterlo in bocca. Di quello che accade dopo ai nostri organi, pare non ce ne freghi una mazza. Chi ha queste abitudini alimentari si sta avvelenando inesorabilmente poco alla volta ed il bello che questo lo sa benissimo. Chi beve coca cola, mangia da McDonald’s, compra panettoni e colombe al supermercato, mangia gelati, beve cappuccino e mangia cornetto tutti i giorni, oltre a fare grigliate di carne ogni giorno (o quasi), appaga un gusto che lo ha reso schiavo e di cui non si rende conto di non poter più farne a meno. Sanno che stanno ingurgitando veleni ma fanno come la cicala e continuano perchè ne sono dipendenti, ormai non possono più farne a meno e si stupiscono poi se gli vengono diagnosticati mali incurabili.
Anche se non siete frequentatori abitudinari di McDonald’s, provate a mangiare per un mese solo frutta e verdura. Se siete abituati a mangiare di tutto e siete anche gourmet a cui piace la cucina stellata, provate a privarvi di tutto.
Altro che tossicodipendenti…vi prenderà una crisi di astinenza folle che vi impedirà di proseguire in quell’abitudine che potrebbe non solo salvarvi la vita ma riempirvi di energia e benessere come non lo avete mai provato in vita vostra.
Lasciate perdere i seminari di automiglioramento, lo yoga, la meditazione, e tutta la più o meno valida new age. Se andate ad un seminario sullo yoga e all’uscita vi fate una pizza con la salsiccia, evitate il seminario e restate a casa a guardare la D’Urso, è più in sintonia col vostro essere.
Sono convinto che il modo di alimentarsi delinea la maturità “spirituale” di una persona. Inizia tutto da lì.
ma ormai il “sistema” ha messo le mani su questa abitudine fondamentale, ha creato miliardi di tossici che non possono più fare a meno della “dose” che gli propinano i grandi spacciatori del cibo, ed ecco che le povere pecore sono pronte per essere tosate dall’altro polo del sistema, quello farmaceutico-sanitario.
Siamo ancora in tempo per salvarci, tutti!. Uscite da questo schema, rompete questo circolo vizioso e fate crollare quel gigantesco campo di concentramento senza sbarre che è diventato il pianeta…in questo caso il portone è spalancato, dovete solo uscire da quella prigione senza la possibilità che nessuno vi spari…

Imagine…

E’ il titolo di una delle più belle e visionarie canzoni mai scritte e probabilmente, proprio per questo, ha avuto un successo che pochi altri brani musicali possono vantare.
Il grande John Lennon ha voluto lanciare un messaggio forte con quella canzone; il suo testo era avanti di secoli sullo stato dell’umanità. Semplice e complicato allo stesso tempo.
Purtroppo quasi tutti probabilmente si sono fermati alla musicalità della sua opera, ammantata dalla fama infinita che il suo autore poteva vantare, ma il suo messaggio era rivolto molto più in profondità.
Immaginare che non esistano più paradisi ed inferni, che tutti possano vivere l’attimo presente, che le religioni ed i confini tra le nazioni scompaiano…
Visionario, certo, ma anche illuminato perchè è questo a cui il genere umano deve aspirare ma sembra così facile da dire e così difficile da attuare.
Io ci aggiungerei anche qualcosa d’altro che in pratica impedisce la realizzazione del desiderio dell’ex Beatle.

La sfida, la competizione tra le persone si è riflessa anche sul piano sportivo, scolastico, lavorativo, quindi immagina se allo stadio non andasse più nessuno a vedere uno spettacolo che, se uno ci pensa bene, è davvero demenziale.

Immagina se nessuno pagasse più l’abbonamento alle pay tv che trasmettono il calcio. Sarebbero costrette ad adeguare i programmi alle rinnovate esigenze delle persone che, ci si augura, saranno un pò più elevate.

Immagina se a votare alle elezioni non ci andasse più nessuno. I politici non sarebbero più eletti e si dovrebbe cambiare tutto il sistema. Magari ne viene fuori qualcosa di buono, perchè tanto peggio di così sarebbe davvero impossibile.

Immagina se tutti si mettessero a leggere i classici della letteratura invece che le biografie di rapper e calciatori…si svilupperebbe una consapevolezza ed una compassione incredibile e la vita di tutti cambierebbe in meglio.

Immagina se tutti lavorassero di meno. Siamo una società ipertecnologica che però non è riuscita a delegare alle macchine nemmeno un minuto del nostro lavoro, anzi lo ha persino aumentato e non si capisce come sia potuto succedere.

Immagina se tutte le persone si svegliassero davvero…

Apologia della domanda

Una domanda è sempre uno sconfinato oceano di possibilità, è aperta ad ogni soluzione, è come un insieme di possibilità potenziali che possono condensarsi in una realtà da venire. Una domanda è guardare al futuro, una risposta è mettere il sigillo a tutto questo, porre un limite, ed è lì che inizia il passato.

Una domanda è una azione da bambini, una risposta è una roba da vecchi.

Una domanda è movimento, è sete di conoscenza, è curiosità, è vita. Una risposta è sempre rigida, a meno che non sia la più coraggiosa e rara di tutte: “non lo so”; una risposta è presunzione, è spesso saccenza e più raramente saggezza.

Una domanda è una cascata di acqua fresca che si rinnova sempre, una risposta è uno specchio di acqua stagnante.

Una domanda è malleabile, puoi riformularla, ritirarla, modificarla, adattarla a chi ti sta di fronte. Una risposta, una volta data, è come una freccia, difficilmente può tornare indietro, l’orgoglio e le leggi fisiche glielo impedirebbero.

Una domanda può fregiarsi dell’eleganza sinuosa del punto interrogativo. Una risposta ha la povertà di un misero puntino che è compreso nel punto di domanda ma giace sempre come un servo ai suoi piedi.

Una domanda può accomunare e mettere d’accordo ogni essere della terra, mentre questo è impossibile per una risposta. La tua domanda può essere anche la mia domanda ma la tua risposta difficilmente potrà essere la mia risposta.

Una domanda non è mai stupida, moltissime risposte lo sono.

La domanda è la madre del dubbio, le risposte sono le figlie dell’ignoranza.

Le domande scandiscono i momenti più importanti della vita, le domande non mentono, sono sempre sincere, è impossibile mentire se si chiede. Le risposte, invece, sembrano fatte apposta per la menzogna; sono le vesti naturali di chi vuole nascondere la realtà.

Alle domande sono associati in genere aggettivi positivi quali belle, ingenue, sfrontate, coraggiose, intriganti; alle risposte si affibbiano aggettivi di segno opposto quali sbagliata, tardiva, insensata, offensiva, tagliente.

Spesso, a domande da un milione di dollari vengono date risposte che non valgono un centesimo.

Ogni progresso umano è fondato sulle domande perchè se i grandi geni non si fossero posti quesiti folli, oggi forse saremmo ancora nelle caverne ad accendere il fuoco con le pietre. Se ci fossimo fidati delle risposte immutabili oggi crederemmo ancora ad una terra piatta al centro dell’universo e ad altre cose che oggi sembrerebbero assurdità.
Gesù non ha mai esaltato le risposte ma ha sempre posto al centro dei suoi insegnamenti il “chiedete e vi sarà dato”; del resto come potremmo mai ottenere qualcosa senza domande?

Insomma preferisco sempre coloro che fanno domande, proprio come i bambini. Un pò meno mi piacciono quelli che hanno e danno solo risposte. Una domanda non è mai sbagliata ed è solo nostra; le risposte vengono dagli altri e molto spesso sono sbagliate.

E per finire gustatevi questa chicca di pochi secondi su una distinzione tra domande e risposte tratta da un dialogo di “Per qualche dollaro in più” del mitico Sergio Leone.

Il mestiere dell’anima

Il lavoro. Questo concetto così frainteso, rincorso, desiderato, amato, odiato, atteso…forse nessun’altra parola della nostra lingua è in grado di scatenare sensazioni così diverse l’una dall’altra. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro…bum!
Spesso si spende più denaro per ottenere un titolo di studio che poi non ti garantisce nemmeno che tu riesca a rientrare delle spese sostenute per ottenerlo, ma un lavoro è il sogno di tutti. Sogno di tutti? ma è davvero così?
Il lavoro è un pò come l’amore di coppia. Da giovane lo insegui con ardore e ti senti arrivato quando lo raggiungi e poi ti impegni, passi notti insonni perchè credi che ti ricambi quello che tu gli stai dando, insomma sei stanco ma felice.
Da adulto, mano a mano che il tempo passa, inizi a stancarti, se non addirittura ad odiarlo, a sentirlo come una costrizione che ti sottrae libertà, un pò perchè ti ci sei abituato e si sa che l’essere umano si stanca presto, un pò perchè dentro senti di avere spazio per “qualcos’altro”, un qualcosa che inizia a bussare sempre più forte al tuo cuore.
E, se è vero che va così, forse nell’amore e nel lavoro c’è qualcosa che non abbiamo ancora capito bene come funziona.
Restando al tema lavoro, ritengo che l’errore risieda nel fatto che la maggior parte dei lavori di oggi non sono quasi mai la libera espressione delle reali capacità di chi lo svolge o, peggio ancora, dei suoi nascosti sogni e desideri.
Quando si chiede ad un bambino piccolo cosa vuole fare da grande, lo si fa per sorridere alla sua risposta, aspettandosi i classici stereotipi infantili del pilota di formula 1 o di aerei, dell’astronauta, del pompiere, dell’infermiera o del cuoco. Forse, però, questo succedeva un pò di tempo fa, quando i bambini erano ancora “liberi”. Oggi i bambini sono già indottrinati ad ambire a professioni sociali tramandate in famiglia, sempre qualora ne valga la pena, come avvocato, dottore o ingegnere, oppure ad emulare gli effimeri idoli del momento quali calciatori, rapper e ballerine.
Poi si cresce e la vita spinge gli ex bambini a dover intraprendere lavori “imposti” dalla società del momento e non perchè piacciono davvero, ma solo perchè ti consentono di guadagnare denaro. Per molti è il denaro che serve alla stretta sopravvivenza per sbarcare il lunario, per cui va bene tutto, anche il minatore, rischiando la vita per un boccone di pane. Per altri, più fortunati, un lavoro è solo il mezzo per guadagnare tanto, per affermarsi socialmente, ed ecco che la società riceve un’overdose di avvocati, notai, medici, ingegneri, architetti e commercialisti.
A volte mi chiedo quale pazzo aspirerebbe davvero a diventare notaio perchè si sente “nato notaio”, perchè ha la missione, nella vita, di mettere firme su stupidi pezzi di carta…ma sai che palle! Chiedete a tutti i bambini piccoli del mondo (tranne quelli che hanno il papà notaio) e vedete se ne trovate uno che vi risponde così.
Col tempo, però, affiorano quelli che io definisco i “mestieri dell’anima”, le vere passioni nascoste, soffocate dall’urlo della vita frenetica e dalla logica insulsa del “vinca il migliore” che pervade oggi la nostra società.
Ebbene sono proprio quelle le nostre ambizioni, quelle che ci renderebbero davvero felici. Avete mai chiesto alla vostra anima cosa le piacerebbe fare? Quasi nessuno lo fa. Se lo faceste ed aveste la sensibilità di ascoltare la sua flebile risposta, scoprireste cose incredibili come il musicista, lo scultore, il pittore, l’attore di teatro o lo scrittore. Tutte espressioni creative connesse con la bellezza e l’armonia, perchè un’anima è sempre bellezza ed armonia. Un’anima non è fatta per mettere firme su pezzi di carta.
Una riflessione abbastanza semplice e quasi ovvia che però aiuta a farci capire perchè oggi siamo così infelici.

Saluti per tutti

Non scrivo questo post con l’intento di salutare nessuno, ma solo per rendervi partecipi di un particolare aspetto della nostra vita che, qui in occidente (come tantissime altre cose), ha perso ogni significato simbolico ed è addirittura in via di estinzione totale, forse sacrificato anche quello sull’altare della onnipotente “dea fretta” che richiede all’indaffarato pirlone occidentale di non perdere neanche un secondo per produrre e consumare.
Sto parlando dei saluti, che invece reputo una cosa importantissima nelle relazioni umane, già esistenti oppure nasciture. Salutare qualcuno all’inizio di un incontro o di una conversazione è un pò come celebrare la nascita di qualcosa e farlo alla fine è il suggello a ciò che si è dato e ricevuto in quel periodo più o meno lungo che in ogni caso deve per forza averci scatenato almeno un’emozione, sebbene sia stata solo la noia.
Al giorno d’oggi, fatta eccezione per l’abbraccio, bella ed unica manifestazione superstite dell’affetto tra due persone (quando è sincero), qui da noi nel West ci limitiamo ad un “ciao” o ad un formale “buongiorno” o “buonasera”, magari accompagnato da una fugace stretta di mano che il più delle volte da l’impressione di aver toccato una medusa piuttosto che l’estremità di un essere umano.
Questo nella media, laddove agli estremi di questo “squallore” troviamo, da un lato l’ormai obsoleto baciamano tra uomo e donna, quasi del tutto estinto, mentre nel gradino più basso troviamo l’“alve a tono basso da ascensore”, crasi per salve, rivolto, solo da parte dei più educati, a chi incontriamo casualmente.
Il panorama dei nostri saluti si chiude qui e l’unico gesto che conosciamo, la stretta di mano, è un gesto le cui origini, molto antiche, derivano comunque dalla mancanza di fiducia reciproca, quando tra signori o guerrieri ci si stringeva l’avambraccio per sincerarsi che l’altro non avesse qualche pugnale nascosto. Come possiamo constatare non siamo cambiati affatto.
Nell’antica Roma era considerato il saluto tra gladiatori, mentre il saluto legionario prevedeva il battersi il petto con la mano destra e quello comune era il noto saluto romano con braccio teso e mano aperta, oggi rifuggito e temuto solo perchè un tizio pelato, meno di un secolo fa, decise di rispolverarlo e farne il simbolo del suo fallimentare programma.
Se ci spostiamo verso oriente la musica cambia del tutto ed anche un semplice saluto viene caricato di un fascino tutto particolare.
Prima di arrivare in estremo oriente fermiamoci un attimo nei paesi arabi. Da quelle parti, nella versione completa, si recita la formula “As Salam alaikum” che significa “la pace sia con te” mentre la mano tocca in successione il torace, le labbra e la parte centrale della fronte concludendosi in un inchino, in una gestualità che sta a significare che si offre il cuore, l’anima e la mente a chi ci sta di fronte. Non male davvero.
Prima di arrivare in estremo oriente, dove il saluto è un rito carico di significati, tappa obbligata in India e Nepal dove ci si saluta congiungendo le mani nel gesto simile a quello della preghiera, unite all’altezza del petto, inchinandosi a chi ci sta di fronte recitando la parola “Namastè”. L’angolazione dell’inchino sarà tanto maggiore quanto è importante e saggia la persona che si incontra. Il suo significato è quello di “mi inchino a te”, sottintendendo che ci si inchina di fronte alle qualità divine che si riconoscono a tutti sulla base degli insegnamenti del buddismo.
In Cina, la patria delle arti marziali, esiste un saluto meraviglioso, chiamato bao-quan-li, dove la mano destra si chiude a formare un pugno che viene appoggiato al palmo della mano sinistra aperta, entrambe all’altezza del petto, accompagnate da un leggero inchino. Il gesto sta a significare l’alternanza delle forze negative e positive, yin e yang, con la mano aperta che rappresenta la ferma volontà di fermare la violenza del pugno, in un concetto che vede l’intelligenza, in altre parole, dominare la forza. Inutile dire che l’esecuzione perfetta di questo saluto prima di ogni combattimento di arti marziali è più importante del combattimento stesso.
Chiudiamo questo breve viaggio con il Paese del sol levante, il Giappone, dove ci si saluta con il “Rei”, il saluto degli antichi samurai, che viene considerato “la norma più importante della vita sociale”. E’ un saluto molto complesso, che implica una postura allineata ed eretta dei tre “hara”, i centri del ventre, del busto e della testa, sedi di volontà, emotività ed intelletto. Le mani sono serrate e distese lungo le cosce ed anche qui l’angolo dell’inchino si adatta all’importanza dell’interlocutore. Inutile dire che i giapponesi ci tengono moltissimo a questo saluto, carico di simbolismo spirituale, come tutti quelli a cui ho accennato e che non approfondisco in questa sede, anche se ci sarebbe da fare un post su ognuno di essi.
Provate a fare un “Rei” o un “Namastè” al primo che incontrate domani per strada o in ascensore e vedrete che vi mandano la neuro a casa.
Non so come salutarvi, quindi scegliete voi quello che più vi piace.

Corsi (e ricorsi) new age

Neanche troppo tempo fa i successi in libreria erano sempre dei soliti noti che poi resistono anche adesso, dietro di loro il vuoto letterario, riempito a stento da una caterva di romanzi rosa, rosa hard, lui sfigato lei strafiga, lei sfigata lui strafigo, straricco e strabastardo, che mena anche qualche frustatina qua e la, dove alla fine l’amore trionfa sempre in un tripudio di baci e carezze che farebbe venire il diabete ad un cobra.
Sul versante corsi e cultura imperavano, invece, seminari di storia e filosofia, filologia, semantica, letture di classici e comunque roba culturale da carbonari, che si diffondevano col passaparola, spesso tenute in sale esigue con una decina di partecipanti che ti veniva il dubbio fossero sempre gli stessi da Trapani ad Aosta.
Oggi stiamo invece assistendo ad un cambiamento totale di questo panorama cultural-letterario, perchè la gente si trova in un deserto di riferimenti, in quanto nessuno crede più a qualcosa.
Le masse hanno sempre avuto bisogno di riferimenti, di qualcosa in cui credere, e per secoli e secoli lo sono stati il potere politico e la chiesa. Oggi questi poteri sono morti, quasi del tutto spariti, la maggior parte delle persone non vogliono più sentir parlare di politici ladri e di preti sparacazzate, visto che in duemila anni non ne hanno azzeccata una ed il tempo a loro disposizione è terminato.
Però avevano un ruolo nel tessuto sociale, erano un punto di riferimento, alla pari del potere politico, e le masse si sentivano nel giusto se seguivano le regole di politici e preti.
Oggi è finalmente accaduto quello che si sperava da secoli, il punto unico di riferimento è dentro se stessi ma questo ha gettato nel panico le masse non abituate a prendere decisioni da sole ed ha messo di fronte le persone al loro più grande nemico: il loro io. Ed ecco che è esplosa l’era delle “imitazioni”, la disperata ricerca di riferimenti “esterni” laddove gli unici modelli sono quelli della TV ed è inutile che stia a spiegare quanto ciò sia devastante soprattutto per le menti dei più giovani. Pur di non scoprire come sono fatto e cosa voglio, ambisco al fisico di Cristiano Ronaldo o della modella di turno, alla posizione sociale di Briatore, al look di Lady Gaga, leggo la Gazzetta dello sport e “Chi”, guardo fiction ed X-factor e via dicendo.
Per quelli ormai non c’è speranza, sono già morti. Ma moltissimi si rifiutano di accettare questa situazione e si rendono conto che devono procedere da soli, farsi carico delle loro vere aspirazioni, progredire come individui unici anche se ciò significa soffrire, camminare al buio nella speranza di vedere una luce in fondo al tunnel. Non è facile ed ecco che, puntuali come le tasse, arrivano loro, i “nuovi guru”, gente che racconta di aver visto quella luce e quindi sarà in grado di mostrare anche a voi la retta via se seguirete il loro corso di due giorni a 500 euro o, se siete proprio dei barboni, comprate il loro libro.
Fate una ricerca su Google e vi renderete conto dell’infinito mercato di corsi e libri di automiglioramento che rappresentano oggi il boom commerciale che ha sostituito libri e corsi di cui ho parlato in apertura di post. Venghino siore e siori, la materia è così vasta e sconosciuta che non servono titoli o specializzazioni. Anche se faccio il pizzaiolo posso organizzare corsi di tuttopuoi, credicievedrai, conoscitestesso, accendilamente, seguimienontipreoccupare, basta che paghi ed io ti indicherò la via, in fondo non è vero che se ci credi accadrà? La fede smuove le montagne… e fa arricchire molta gente.
Bisogna stare molto attenti perchè, per le ragioni che ho spiegato sopra, questo è il business del momento e persone non mosse dalle migliori intenzioni (che cioè ambiscono al vostro portafogli fregandosene altamente dei vostri problemi) hanno invaso il mercato facendo danni incalcolabili.
Per puro caso, ed ovviamente senza fare nomi, per motivi connessi alla professione di penalista che ho svolto per 25 anni ho incrociato uno di questi “guru” che impera sui social, ha migliaia di “seguaci” e propina corsi abbastanza costosi… tacendo la sua conoscenza delle aule penali ed una fedina che non credo sia tanto immacolata per reiterate truffe.
Cercate quindi di diffidare dai “tuttologi”, da coloro che parlano con termini di cui ignorano persino il nome, perchè sono sicuro che di un corso di alimentazione quantistica qualcuno avrà sicuramente sentito parlare…

Capelli blu

Anna si alzò molto felice in quella soleggiata mattina di settembre. Quel giorno doveva riprendere la scuola ma l’estate era ancora stabilmente in sella al cavallo della stagione in corso e nel fine settimana si poteva ancora andare al mare.
Il giorno precedente, insieme alla sua migliore amica Elena, avevano deciso di effettuare un pò di cambiamenti e si erano colorate i capelli di una tinta particolare, lei blu acceso ed Elena rosso fucsia. Un modo innocente ed adolescenziale di rompere le regole, di distinguersi ed affermare una individualità in via di formazione, un modo come un altro di sperimentare nuove vie in quello che era ancora l’inizio dell’esistenza.
Si vestì scegliendo l’abbigliamento che più si adattava alle sue forme ed al suo stato d’animo, con dei colori in tinta alla sua nuova capigliatura. Non vedeva l’ora di affermare la propria identità al cospetto dei suoi compagni di classe, in quello che sarebbe stato l’anno conclusivo della sua avventura alle scuole superiori.
Sua madre l’aveva accompagnata come sempre all’ingresso della scuola, dandole un bacio prima di recarsi al lavoro e salutandola con affetto: “Ciao fata turchina, mi raccomando fai la brava!”.
Anna si diresse, con passo spigliato ed un sorriso orgoglioso, verso l’ingresso della scuola, diretta dalle suore del cuore immacolatissimo issimo issimo, per iniziare l’ultimo anno della sua esperienza didattica da adolescente per poi cimentarsi nel Colosseo dei “grandi”, al suo primo gradino costituito dalla facoltà universitaria che avrebbe scelto. Il suo sogno era sempre stato quello di fare il medico, quindi aveva le idee chiare; dopo la scuola superiore si sarebbe iscritta a medicina. Era il modo migliore per aiutare le persone in difficoltà garantendosi una vita abbastanza agiata, almeno era quello che sperava per il suo futuro.
Una volta nell’atrio, mentre stava dirigendosi verso l’aula assegnata per quell’anno alla sua classe, una voce risuonò imperiosa alle sue spalle mettendole una mano sulla spalla: “Dove credi di andare conciata così?”
Anna si bloccò, spaventata dal tocco non certo gentile e dalla voce che lasciava trapelare un disgusto che la sua mente non riusciva a comprendere.
Quando si voltò, incrociò lo sguardo sconvolto ed irato della preside, suor Giacinta, che aveva posto le mani sui fianchi alla maniera del più spavaldo attore di film western anni 30. Una specie di John Wayne in velo e tonaca. Non riusciva a comprendere l’atteggiamento che la preside della scuola aveva assunto e per un attimo si guardò i vestiti nell’infondato timore di aver dimenticato di indossare qualcosa. Jeans, scarpe, maglietta…no c’era tutto, quindi cosa voleva quella suora da lei?
“Non vorrai entrare in classe con quei capelli” biascicò l’anziana suora con veemenza, lasciando partire sui vestiti di Anna qualche gocciolina di astiosa saliva.
“Ma…ma…signora preside…io…io…veramente…cosa c’è che non va”?
“Cosa c’è che non vaaaa? Tu chiedi persino cosa c’è che non vaaaa? Ma ti sei vista nello specchio stamattina? Credi che siamo ad una festa di carnevale invece che al primo giorno in una scuola rispettabile? Mi stai prendendo anche in giro?”
Anna realizzò che il “problema” di suor Giacinta erano i suoi capelli ma non riusciva a capire come mai un colore diverso potesse aver provocato una reazione simile. In fondo non c’erano donne che da more si facevano bionde o viceversa? O magari rosse o con i colpi di sole…dov’era il problema se lei aveva scelto il blu? Non le risultava che il blu fosse fuorilegge. In fondo anche l’abito della donna era di un blu acceso, quindi suor Giacinta poteva indossare un abito blu e a lei era vietato portare i capelli dello stesso colore? Che razza di regola era? E chi l’aveva decisa?
“Adesso tu, signorina, prendi la tua sacca e te ne ritorni a casa, perchè qui, in quelle condizioni indecenti, non ci puoi rimanere nè potrai mai rientrarci se non torni normale! Mi chiedo cosa avranno detto i tuoi genitori…oppure hanno approvato questo scempio? Che mondo! Che tempi! Non c’è proprio speranza per questa gioventù scellerata…troppo permissivismo…dovrebbero raddrizzarvi tutti…che vergogna!”
Anna faticava a capire le ragioni della suora e di tutto il suo livore nei suoi confronti. Per cosa poi? Per il colore dei capelli? Che significava “ritornare normale”? Lei si sentiva normalissima, e poi conosceva il regolamento della scuola, c’era scritto che bisognava avere un abbigliamento decoroso, ma che c’entravano i capelli con l’abbigliamento? I percorsi mentali della suora ed i suoi seguivano direzioni completamente diverse, ma lei aveva gli esami quell’anno, del resto non aveva nessuna intenzione di rasarsi a zero per far contenta la preside.
E poi…con i capelli rasati sarebbe stata “normale” o non l’avrebbero fatta entrare ugualmente? Pareva che ci fosse qualche strana regola che vietasse i capelli di un certo colore, ma non averli proprio? Quello si che sarebbe stato anormale. Forse se avesse messo su una parrucca coi capelli riccioluti e neri come un rasta o come Napo orso capo, alla suora sarebbero andati bene? Era un terno al lotto.
Chissà se c’era qualche regola sulle scarpe o i calzini uno diverso dall’altro, oppure sugli occhiali con una lente si ed una no, o ancora se si poteva accedere alla scuola con un sombrero in testa o con una carota nel naso. Cos’era normale per quella donna?
Anna aveva sempre preso bei voti, mai stata rimandata e in classe era benvoluta da tutti e adesso una normalità spuntata da chissà dove e decisa da chissà chi, ne aveva fatto una ragazza anormale. Che mondo! Che tempi! pensava Anna, vergognandosi subito dopo perchè si era messa sullo stesso piano della suora anche se da un’altra parte dell’universo.
Mentre la ragazzina veniva sospinta fuori dalla preside che continuava ad inveire contro di lei ed i suoi capelli blu, alzò gli occhi al cielo e vide Gesù che la osservava smagrito ed afflitto dal crocifisso in alto sulla parete di fronte. Le piacque pensare, solo per un attimo, che anche lui era mortificato per quello che stava succedendo e che la sua normalità non fosse quella della sua sedicente servitrice che adesso la stava cacciando fuori.
Perchè, e di questo era assolutamente certa, in Paradiso Lui l’avrebbe fatta entrare anche con i capelli blu.

Biografie

Chi non è mai stato affascinato dalle biografie? Chiunque sappia leggere ha sicuramente voluto saperne di più sulle personalità che hanno fatto la storia, coloro che, nel bene o nel male, hanno cambiato il mondo ed il corso della vita della gente. Menti illuminate, profeti, eroi, generali e presidenti di nazioni, imperatori o gente comune che in qualche maniera ha lasciato il segno su miliardi di persone.
Fino a qualche tempo fa nel settore biografie di una libreria o biblioteca che si rispettasse potevi trovare libri che raccontavano le debolezze e gli aspetti nascosti della vita di Napoleone, Marco Aurelio, Giulio Cesare, Aristotele, Alessandro Magno, sino ad arrivare ai giorni nostri attraversando i secoli ed arrivare a JFK, Steve Jobs, Nelson Mandela, Hitler, Stalin, Einstein e così via.
Di recente il livello è un pò scaduto ed anche le biografie hanno iniziato a rispecchiare il decadimento dei tempi. Non più generali di armate, feroci dittatori, martiri o Presidenti di nazioni. Hanno iniziato a farsi avanti le star dell’effimero, coloro che non hanno letteralmente fatto un cazzo per cambiare il mondo ma che rispecchiavano l’abisso di ignoranza e pochezza in cui il mondo stesso è precipitato.
Niente più martiri, santi, eroi… il popolo bue ha perso interesse per certe icone, le quali, a dire la verità, sono anche scomparse dal panorama storico per lasciare il posto ad attori, attrici, calciatori e sportivi in generale.
Ok, non c’è nulla di male per chi ha voglia di scoprire come è morta Marilyn Monroe, a chi vuole conoscere il carattere di John Mc Enroe o Andre Agassi, in fondo anche loro sono state leggende nel loro settore di competenza anche se non hanno cambiato il mondo.
Poi arriviamo ai tempi odierni ed ecco che l’orrore delle biografie libresche tocca un fondo che non può essere superato.
Gente che neanche sa parlare la sua lingua (parlo dell’italiano per appartenenza etnica) si cimenta nella scrittura che è cosa sacra. Scrivere un libro è comunicazione, trasmissione di concetti e pensieri che raggiungono un numero infinito di persone, è una responsabilità che va usata con cautela.
Oggi in testa alle classifiche di vendita chi ci trovate? le biografie di Totti, Marchisio, Buffon, insomma carneadi che non hanno molto di più da raccontare che se scrivesse una biografia la signora Immacolata, portinaia di uno stabile di Bari.
Eppure vendono, le persone li leggono anche se è chiaro che non li hanno scritti loro perchè neanche azzeccano due congiuntivi di fila.
Lo spunto mi è venuto perchè proprio oggi ho letto che un calciatore strapagato dell’Inter ha scritto a 23 anni una biografia che ha scatenato critiche tra tifosi forse più ignoranti di lui.
Mi chiedo e vi chiedo? Ma come cazzo si fa a scrivere una biografia a 23 anni quando sei nessuno e la vita ancora deve iniziare? Ma il peggio è per i poveracci che spendono soldi per questo…per certa gente è sicuro che non c’è alcuna speranza di evoluzione.
Aridatece baffone….

Hai un momento, Dio?

Ciao Dio. Io non so pregare, nella mia vita l’ho sempre fatto poco e male. Ma vedo che intorno a me c’è chi prega uccidendo persone innocenti e allora mi chiedo come puoi consentire tutto questo.

Come posso credere, se a tutti è permesso di fare ciò che vogliono anche a scapito di altre vite?

Un modesto e laico scrittore a me caro una volta disse: “Non so se Dio esiste, ma se esiste non ci sta facendo una bella figura”. Ecco allora ti confesso che non capisco.

Per avere fede magari servirebbe almeno sapere il tuo nome anche se non è importante, sapere dove sei, anche se neanche questo importa ma ti vorrei fare una domanda: perchè?

Un senso almeno dovresti darcelo e sembra che tutto ciò non abbia senso. Ognuno di noi cerca un senso in tutto, ma se centinaia di anime vengono massacrate che senso può avere? Perdonami ma non lo capisco.

Forse non dobbiamo capirlo? Ma ci hai donato una mente che è arrivata a capire il concetto che ci sei, perchè non ci fai capire anche il perchè di tutto questo?

Siamo arrivati a meravigliarci della bellezza di un tramonto, perchè poi ci tocca inorridire al crepitare di un kalashnikov? Lo so che il tramonto lo hai fatto tu mentre il fucile lo abbiamo creato noi ma perchè una mente può creare un’opera d’arte ed un’altra uno strumento di morte? Perchè lo hai permesso? Noi non possiamo fermare un tramonto, spero che tu possa almeno fermare un mitra.

Credo che tu ci abbia dato un cuore perchè ci amassimo e non per odiarci l’un l’altro, ci hai dato delle mani non perchè ci sgozzassimo tra noi, facci credere almeno questo altrimenti diventa difficile, sai?

E’ già dura sopportare il peso di un’esistenza penosa e passeggera, le diversità dei nostri fragili corpi, dei nostri vestiti, delle nostre malattie e delusioni, del non capirsi per i nostri linguaggi diversi e limitati, i nostri ridicoli usi, le nostre leggi imperfette.

Se qualcuno ti venera con le mani giunte o con la fronte per terra che sia motivo per unirci, piuttosto che convincerci che uno è giusto e l’altro sbagliato, perchè questo dominio è solo su quel mucchio di fango sperduto che abbiamo qui e crediamo sia il centro di tutto.

Io non lo capisco ma ti chiedo di farcelo capire.

Caro Dio, se sei luce non possiamo scorgerti se ci precipiti nel buio, se lasci che pochi abbiano la meglio su tanti, se lasci che l’invocazione a te, O Dio, divisa in due parole, si riunisca in una sola, odio.

Ci hai dato tanta intelligenza ma poca memoria. Sappiamo fare cose meravigliose ma dimentichiamo il bene che ci è stato fatto mentre ricordiamo anche la più piccola offesa, che resta una ferita che mai si rimargina: Almeno rendici più stupidi ma con più memoria, perchè di guerre ne abbiamo fatte tante, abbiamo perso tutto, ma siamo ancora lì a difendere lo stupido nome di una nazione o di una religione che ci fanno credere “nostra” ma che non lo è affatto.

Adesso ti spetta l’ingrato compito di spiegare a tutti coloro che hanno perso tutto che è un tuo disegno…sai Dio, non vorrei essere nei tuoi panni.

Col pensiero a tutti quelli che ieri hanno perso la vita in modo assurdo. Prima di essere francesi, europei, occidentali erano uomini e donne come tutti quanti noi su questo misero pezzo di fango che chiamiamo Terra….