Mese: novembre 2016

Piano di rinascita (ultima parte)

Non senza difficoltà Makno riuscì a procurarsi un paio di dosi di flashback, grazie ad uno dei suoi vecchi amici “immuni”. Restava adesso da decidere se parlargliene, cercando di ottenere il suo assenso, oppure agire in maniera del tutto egoistica e procedere ad una somministrazione forzata.
Scelse la seconda alternativa, dal momento che la prima gli sembrava conducesse ad un vicolo cieco di reciproca comprensione, visto che non avrebbero parlato lo stesso linguaggio, quindi, in un pomeriggio soleggiato la condusse nel luogo in cui erano soliti incontrarsi ai tempi del loro amore ed attese il tramonto per iniettarle la dose di flashback con il cuore che gli batteva furiosamente nel petto al pensiero di ciò che sarebbe successo. Esitò più volte con mano tremante ed altrettante volte nascostamente la ritrasse; fu proprio nell’attimo in cui parve aver trovato quel coraggio necessario al gesto che si era prefissato che Yelna compì un gesto improvviso col braccio facendo deviare la mano con la siringa ipodermica verso la coscia di Makno che così finì per iniettarsi, suo malgrado, la dose di flashback.
In quel momento si fece una domanda che forse nessuno fino ad allora si era posto: visto che la sostanza era stata sintetizzata per far rivivere i sentimenti a coloro che ne erano stati privati dal “piano di rinascita” governativo ed era esclusivamente destinata a costoro, che effetti avrebbe avuto su una persona “immune”? Per quanto era dato sapere, nessuno aveva mai sperimentato un dato del genere…
Yelna si accorse a quel punto della siringa nella mano di Makno mentre quest’ultimo iniziava a provare un senso di asfissia, una mancanza di aria che gettava un’ombra di grigio sulla sua visione esterna ed interna del mondo. Immagini sfumate iniziarono a passargli davanti agli occhi mentre il microchip innestato all’epoca del piano di rinascita sembrava stesse diventando incandescente tanto gli bruciava.
Avendo timore di perdere completamente i sensi, Makno cercò allora di confessare a Yelna quello che aveva cercato di fare, parlandole del suo stato di “immune”, del flashback e delle due siringhe con le quali nutriva la segreta ed inconfessabile speranza di risvegliare i suoi addormentati sentimenti per poter rivivere con lei i momenti ancora vivi nei suoi ricordi mai sopiti. La donna lo ascoltava con immobile attenzione, senza interromperlo, quasi stesse disperatamente cercando da qualche parte, nel suo cervello, un senso logico al discorso che stava ascoltando. Al termine di quello che parve un incredibile sforzo, Makno perse i sensi, tendendo verso Yelna la seconda siringa ancora piena con il flashback.
Lei la prese, girando e rigirando l’oggetto come se fosse un qualcosa che potesse morderla da un momento all’altro, forse cercando di immaginare cosa sarebbe accaduto se l’uomo fosse riuscito nel suo intento di iniettarle la sostanza. Non si accorse di quanto tempo fosse trascorso a guardare lo strumento che Makno iniziò a compiere piccoli movimenti quasi fosse sul punto di risvegliarsi.
Fu in quel momento che lei prese una decisione che doveva averle attraversato la mente come un fulmine. Prese la seconda siringa di flashback e se la iniettò a sua volta prima che Makno si riavesse del tutto.
Yelna iniziò a sentire una strana sensazione di pizzicore in tutto il corpo, una sorta di formicolio che le attraversava la colonna vertebrale come una specie di serpente che iniziava a srotolarsi all’interno di essa fino ad arrivare alla base del cervello, proprio dove si trovava quel maledetto microchip che allora sembrò esploderle in testa in un turbinìo di colori, mentre i fantasmi colorati di tanti ricordi le attraversavano di nuovo la mente come un esercito che riprendeva posizione in una landa desolata. Fu una sensazione stupenda, adesso ricordava tutto, la luce nei suoi occhi era di nuovo accesa ed il suo sguardo era chino su Makno per incontrare il corrispondente sguardo negli occhi di lui.
Ma non lo vide. Lui riaprì un paio di occhi freddi e velati che esprimevano soltanto un interrogativo. “Che ci faccio qui?” le chiese.
Yelna capì allora che il flashback aveva ottenuto su Makno l’effetto opposto a quello che aveva sui “non immuni”, cancellando emozioni e sentimenti, quasi avesse riattivato quel microchip che inizialmente non aveva funzionato. “Che incredibile sfortuna!” le venne da pensare, un piccolo errore, un gesto sbagliato e ci siamo scambiati i ruoli proprio nel momento meno opportuno, così, quando l’amore, dopo tanto tempo, era stato vicino a sollevare l’ultimo velo che lo separava dalla sua anima gemella, proprio allora le loro strade avevano ripreso a divergere. La consolava il fatto che lui non si sarebbe arreso e ci avrebbe certamente riprovato e che almeno per qualche ora avrebbero potuto nuovamente essere felici.
Quello che Yelna ancora non sapeva era che l’effetto del flashback su Makno era stato irreversibile, aveva cioè, per qualche misteriosa ragione biomeccanica, riattivato per sempre le impostazioni emozionali previste dal microchip del “piano di rinascita” governativo.
Per un assurdo gioco del destino, Makno, il quale voleva che Yelna lo raggiungesse nel suo mondo per qualche ora, aveva ottenuto il risultato di raggiungere per sempre lei nel suo freddo mondo programmato, uccidendo definitivamente le sue emozioni, senza apparente speranza di poter tornare indietro.
Mentre calde lacrime le rigavano il viso, ancora sotto l’effetto del flashback, le venne in mente, in quella incredibile situazione, ed a terribile proposito, una frase di “Romeo and Juliet” di William Shakespeare: “Ahimè…perchè l’amore, di aspetto così gentile, è poi, alla prova, così aspro e tiranno?”

Piano di rinascita (3^ parte)

Makno non aveva mai dimenticato ciò che aveva vissuto con Yelna, colei con cui aveva creduto e sperato di condividere una vita libera, amando alla luce del sole, lasciandosi cullare con lei dalle fantasticherie di una vita insieme…e non importa se si sarebbero avverati o no quei sogni, ma erano i suoi sogni, i loro sogni e non un paradiso artificiale dove non c’era posto per nessun errore umano e dove tutto era aridamente già programmato. Davvero credevano che il prezzo di un mondo sicuro, senza crimini e guerre, avrebbe potuto essere così elevato? Davvero credevano che un notiziario senza rapine, furti ed omicidi valesse la sensazione di un contatto di pelle e respiri su una spiaggia al tramonto con la persona amata?
In preda allo shock dopo l’evolversi degli eventi e la scoperta, ancor più sorprendente, che il microchip innestato alla base del suo cranio non funzionava come avrebbe dovuto, lasciandogli pressoché intatti tutti i sentimenti, Makno era fuggito dalla sua città, trovando rifugio in un altra zona del Paese dove era riuscito ad entrare a far parte di un gruppo di “immuni”. Aveva anche trovato un lavoro dignitoso e ben remunerato ma il suo cruccio più grande era quello di aver perso Yelna. Trascorso qualche mese, dopo che aveva a fatica metabolizzato la sua nuova condizione, si era determinato a cercarla e, senza grosse difficoltà, l’aveva finalmente ritrovata ma ormai non era più lei, non era la Yelna che conosceva, che aveva amato, con cui aveva condiviso speranze e progetti e con cui aveva litigato mille volte per tornare poi ad amarla più follemente ed intensamente di prima.
Lo aveva riconosciuto, questo si, il microchip non agiva sulla memoria ma solo sui sentimenti, ma per Makno ritrovarla fu quasi come morire; Un sorriso senza luce apparve sul volto di Yelna quando i loro sguardi si incrociarono dopo tanto tempo ed egli intravide qualcosa di simile ad un freddo neon rispetto alla luce del sole che era abituato a scorgere nei suoi occhi.
Un turbine di pensieri scosse la mente del ragazzo allorquando Yelna gli chiese di “registrare” il loro rapporto, istituzionalizzandolo davanti alla legge. Un brivido di paura iniziò a scorrere lungo la schiena di Makno e gocce di sudore freddo gli imperlavano la fronte malgrado il caldo estivo di quel periodo.
Era una decisone terribile. L’amava moltissimo, ma avrebbe sopportato di vivere una vita con lei in un amore a senso unico? Con chi o che cosa avrebbe dialogato il suo smisurato sentimento se dall’altra parte c’era un’anima “morta”? Come avrebbe potuto impedirsi di dirle “ti amo” tutte le volte che avrebbe voluto? Avrebbe potuto chiamarsi vita un’esistenza di questo genere, seppure a lei vicino?
Fu così che iniziò a farsi strada nella sua mente la folle idea di somministrare a Yelna il “flashback”, la sostanza di cui aveva tanto sentito parlare tra gli “immuni”, ma le complicazioni ed i rischi che questo avrebbe comportato egli li aveva ben presenti. I problemi sembravano insormontabili, primo fra tutti procurarsi la sostanza, e poi come avrebbe fatto a farla assumere a Yelna? Avrebbe cercato di convincerla spiegandole gli effetti? Lei avrebbe accettato? Oppure gliela avrebbe iniettata contro la sua volontà per poter rivivere finalmente qualche ora della felicità che avevano vissuto insieme? E cosa sarebbe successo dopo? Terminato l’effetto lei non avrebbe ricordato più nulla ed a lui sarebbe rimasto un dolore ancora più profondo…la droga l’avrebbe assunta lei, ma la crisi di astinenza, in fondo, l’avrebbe vissuta lui sulla sua pelle.
Ma non poteva rinunciare a provarci, non gli importava quello che sarebbe venuto dopo, doveva rivivere, anche se per poche ore, un frammento dell’unica cosa che fino ad allora aveva creduto potesse riempirgli la vita…

To be continued…

Piano di rinascita (2^ parte)

Ben presto si dovette riconoscere che il “nuovo ordine” aveva eliminato ogni causa di incomprensione ed attrito tra gli uomini, i quali si comportavano in modo del tutto prevedibile secondo le linee guida del “benessere globale” voluto dalla classe dirigente per garantire un futuro di prosperità e progresso all’intero genere umano. Certo, si era dovuto rinunciare a parecchie abitudini caratteristiche della vita sentimentale precedente, così, ad esempio, quasi più nessuno aveva in casa animali domestici ed i programmi televisivi ed i film al cinema erano stati svuotati di ogni sentimentalismo ed improntati al mero nozionismo, ma nessuno ci faceva caso in quanto anche la noia era scomparsa dai circuiti emozionali.
Come sempre accade, però, non tutte le ciambelle riescono col buco ed alcune persone, sottoposte al “piano di rinascita”, per qualche misteriosa ragione, risultarono refrattarie al trattamento imposto per legge, mantenendo in gran parte inalterati i sentimenti con cui erano nati in quel mondo che, per imposizione dettata dalla necessità, glieli aveva in seguito sottratti.
Evidentemente deve esistere qualche regola più grande e trascendente di quelle umane che afferma il fatto che la natura non gradisce che venga alterato il suo corso spuntando le armi del libero arbitrio, per cui queste persone, una volta che si erano rese conto del loro stato di privilegiati o di reietti, a seconda dei punti di vista, avevano iniziato ad incontrarsi in segreto, ben consapevoli che la loro attività, in quel preciso momento storico equivaleva ad un grave attentato all’ordine costituito.
Molti degli “immuni” avevano scelto di abbandonare le loro famiglie fingendosi dispersi (ogni tanto poteva capitare nel nuovo ordine) ed avevano costituito nuovi legami tra di loro, basati in clandestinità sui vecchi sentimenti banditi. Altri avevano scelto invece di continuare la loro vita di facciata con le persone di sempre, prestando attenzione naturalmente a non tradirsi. Ma vi erano anche coloro che ordivano per infiltrarsi nuovamente nel tessuto sociale così artificialmente perfezionato, piazzando i vecchi sentimenti “illegali”, una sorta di nuova droga sintetizzata in laboratori clandestini per mettere temporaneamente fuori uso i microchips governativi frutto del “piano di rinascita”.
Alcuni scienziati “immuni” erano riusciti a sintetizzare un composto, ribattezzato “flashback”, pochi milligrammi del quale, iniettato con una siringa ipodermica, avrebbe fatto riaffiorare i vecchi sentimenti ormai cancellati, consentendo alle persone di provare nuovamente passione, di baciare con affetto i propri figli e fare l’amore finalmente liberi da un’azione freddamente meccanica. L’effetto della “droga emotiva” aveva però una durata limitata e, terminato l’effetto, non restava altro che un vago sentore di sensazioni perdute. Inoltre, il suo utilizzo prolungato poteva avere effetti devastanti sul sistema nervoso provocandone addirittura la paralisi. Per questi motivi, e per la severità delle leggi vigenti, non erano molti quelli disposti a correre simili rischi.

Piano di rinascita (1^ parte)

Anno 2196, primo centenario dell’era della libertà dai sentimenti. Si vive finalmente in un mondo libero dalla schiavitù della dipendenza dai rapporti con gli altri. Amore, amicizia, affetto, compassione, gratitudine… ma anche odio, avversione, tradimento e vendetta… tutto è stato bandito dalla società che stava scivolando verso l’ultima e più devastante guerra che avrebbe annientato una volta per tutte il genere umano dalla faccia del pianeta che pazientemente lo aveva ospitato fino a quel momento.
I governanti dell’epoca, resisi conto dell’inevitabile declino che i sentimenti stavano causando ai popoli, avevano deciso di intervenire con un provvedimento drastico ma, a loro insindacabile giudizio, inevitabile: l’azzeramento delle coscienze e l’obbligo di sottoporsi, da parte di tutti i cittadini, ad una riprogammazione neurale che li avrebbe portati ad un ordine di priorità prestabilito che prevedeva di anteporre a tutto la sopravvivenza del pianeta e le regole che dovevano preservare la conservazione pacifica forzata dei rapporti tra gli individui.
L’amicizia sarebbe diventata “convivenza”, l’affetto si sarebbe trasformato in “sopportazione”, la gratitudine in una sorta di obbligo di “ripagamento” sancito per legge, la compassione doveva diventare un “obbligo di solidarietà verso i bisognosi” e l’amore una mera scelta selettiva di un partner con cui garantire la continuità della specie, sottoposto al vaglio ed all’autorizzazione del potere costituito.
I sentimenti negativi, invece, sarebbero stati tutti azzerati e cancellati dai circuiti neurali, ma, dal momento che non si potevano cancellare le emozioni negative lasciando spazio solo a quelle positive, e non si sarebbe potuto azzerare tutto senza creare una società di vegetali, queste ultime erano state riprogammate nel modo appena descritto.
Quando il “piano di rinascita” era stato varato e reso pubblico al mondo, c’era stata una sollevazione popolare da parte di coloro che temevano di perdere una parte importante della loro anima nei confronti delle persone più care, ma la teoria che i rapporti già esistenti sarebbero continuati senza screzi, litigi ed incomprensioni nell’armonia più assoluta ed inattaccabile aveva finito per piegare anche i più riottosi, che, alla fine, si sottoposero al “brainstorming” medico-istituzionale che avrebbe impiantato nelle loro menti, in modo del tutto indolore, un microchip che avrebbe riprogammato i loro sentimenti.
Ed in effetti, i primi anni di applicazione di questa storica rivoluzione nella storia dell’essere umano sembrarono dare i frutti sperati: cessazione di tutti i conflitti su scala mondiale, azzeramento di tutti gli omicidi ed in genere di tutti i reati violenti nella società, niente più divorzi e separazioni, era scomparso ogni litigio in casa, nei locali e nelle strade. Persino il tifo sportivo fu regolamentato, i club calcistici, di basket o di ogni altro sport di squadra diventarono a numero chiuso e, alla fine di ogni match, che si vincesse o si perdesse, tutti quanti, sportivi e tifosi delle rispettive fazioni, si stringevano la mano alla fine della competizione.
Furono aboliti gli sport ritenuti “violenti”, il pugilato e tutte le arti marziali divennero illegali in base ad un ben preciso articolo di legge che definiva “disumana” ogni attività che prevedesse la possibilità di “mostrare al pubblico sangue umano”…

To be continued…se siete curiosi di sapere come va a finire….

Figli delle stelle

Affermazione scientifica o sogno esasperatamente romantico? Il grande bardo diceva che “siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, e nello spazio e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita”.
I sogni, le stelle ma in fondo di cosa siamo fatti davvero?
Ebbene, sembra che eminenti astrofisici abbiano scoperto che la materia di cui siamo fatti, gli atomi e le molecole che costituiscono il nostro corpo, l’abbiano creata le stelle. Tutti gli elementi, dall’idrogeno all’uranio sono stati creati nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, stelle molto più grandi del nostro “piccolo” sole, che alla fine della loro vita di miliardi di anni esplodono e disperdono nello spazio il risultato delle reazioni nucleari avvenute nel loro interno. Ebbene si, siamo tutti figli delle stelle. Alan Sorrenti lo cantava ma non credo che lo avesse capito…
Il ferro nel nostro sangue, il calcio nelle nostre ossa, l’ossigeno che respiriamo, sono i resti materiali di stelle vissute e morte moltissimo tempo fa.
Affascinante, non è vero? Alzate gli occhi e guardatevi intorno. Qualunque cosa vediate, persino l’aria che respirate, è formata da particelle, da atomi, che si sono formati miliardi di anni fa in qualche posto dell’Universo, nel nucleo delle stelle più grandi mai esistite.
Un pensiero del genere schiude possibilità inimmaginabili, anche alla luce delle recenti scoperte della fisica quantistica in fatto di “entanglement” (è una legge fisica che dimostra come due particelle, venute a contatto tra loro indipendentemente dallo spazio e dal tempo, restano “intrecciate” e connesse per sempre senza limiti di distanza, spazio e tempo.
Quindi qualche parte di me potrebbe essere legata a qualcosa distante miliardi di anni luce nello spazio o nel tempo? E’ possibile ed affascinante allo stesso tempo e sono sicuro che a volte noi percepiamo qualcosa di strano in noi, qualcosa di diverso, facoltà che non appartengono alla vita di tutti i giorni, fatta di banalità terrene.
Forse è una pazzia e non andrebbe neanche presa in considerazione ma c’è da dire anche che passiamo un terzo della nostra vita in una dimensione onirica che non è molto di questa terra ed allora forse anche i sogni sono fatti della stessa materia delle stelle…stai a vedere che Shakespeare aveva davvero ragione…

Terremoto castigo di Dio

4 novembre 2016, faccio per scorrere velocemente le notizie sul sito web di uno dei maggiori quotidiani nazionali e vedo troneggiare lassù in cima una notizia che mi fa ridere e preoccupare: l’emittente bigotton-cattolica Radio Maria, proprio quella che anche se sei in mezzo al deserto del Gobi è l’unica emittente che riesci a sentire chiaramente (deve avere ripetitori che neanche la NASA possiede), proprio quella che, giusto a causa della potenza di queste antenne, pare sia il motivo di un incremento delle leucemie infantili per chi ha la disgrazia di trovarsi nel suo raggio d’azione, proprio quella che spara le più grandi cazzate inquinanti per i cervelli della gente, che sono anche peggio dell’inquinamento elettromagnetico di cui dicevo prima, ecco… proprio quella li avrebbe affermato che il recente terremoto nel centro Italia sarebbe stato un “castigo divino” per le unioni civili e che l’Italia avrebbe fatto la fine di Sodoma e Gomorra se non fosse tornata ad adeguarsi ai sani principi della chiesa cattolica.
Lette queste oscenità, ho creduto che quei burloni dei redattori del quotidiano avessero fatto uno scherzo “vintage” retrodatando la pagina al 1600, per cui vado a controllare la data che mi conferma purtroppo che era roba del 2016.
Va detto, a merito del Vaticano, che il CdA di San Pietro si è dissociato da tali affermazioni che sarebbero state considerate “datate al periodo precristiano e non rispondenti alla teologia odierna della chiesa”.
Ma il fratonzo DJ, speaker di Radio Maria, non ha fatto marcia indietro, anzi ha rincarato la dose sparando a zero sui gay peccatori, che avrebbero causato l’ira di Dio, affermando di aspettarci altre sciagure perchè parrebbe, a suo dire (deve avere amicizie ai piani alti), che siano in arrivo altri castighi da parte del Dio in cui lui crede e che sta tirando madonne contro il genere umano a causa dei gay che evidentemente proprio non sopporta.
A corredo del tutto c’era anche la foto del fratonzo DJ, una specie di vecchio rincoglionito con l’espressione ebete di uno che si è appena bevuto una botte intera del vino per officiare la messa, insomma un look ben diverso dai conduttori di Radio DJ o radio 105.
Sotto un certo punto di vista il principio del “disapprovo ciò che dici ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo” (erroneamente attribuita a Voltaire, ma in realtà pensiero diretto della scrittrice Evelyn Beatrice Hall, autrice di una biografia sullo scrittore-filosofo parigino) è sempre stata la base delle mie convinzioni e quindi anche il fratonzo è libero di sparare le sue cazzate.
Ma l’aspetto preoccupante di tutto ciò è che l’abito talare che quel tizio indossa è ancora considerato da milioni di persone fonte di somma autorità, tacita delega a riportare la “parola di Dio” su questa misera Terra a cui infinite persone, tenute nell’ignoranza da gente come lui per millenni, finiscono per credere. E tutto ciò, nell’era della fisica quantistica e dei viaggi nel cosmo, è una cosa assolutamente aberrante.
Ritengo che, alla pari del reato di apologia del fascismo, preso in esame dal legislatore, dovrebbe parimenti essere istituito analogo reato di apologia dell’inquisizione, perchè il fratonzo sono certo che metterebbe al rogo donne e gatti perchè creature del demonio.
La soluzione a tutto questo non sta certo nel mettere a tacere questo ignorante minorato ma nell’istruire il pubblico a cui lui si rivolge, così come una malattia non si guarisce agendo farmacologicamente sulla causa, ma ripristinando l’equilibrio nell’organismo attaccato dal virus.
Per tirare le somme, proporrei che i programmi di radio maria siano affidati a Leone di Lernia che non sa neanche parlare l’italiano ma ha una maturità animica ben superiore, malgrado le sue bestemmie in pugliese, al fratonzo ai cui hanno affidato quella scellerata trasmissione…