vita

Aiuto! Nessuno mi ascolta?

L’incomunicabilità è la più terribile delle solitudini (F. Nietzche)

Il più grande problema, al giorno d’oggi, è che la gente ha preso un sacco di cattive abitudini e ne ha perdute altrettante di buone. Quelle cattive sono sotto gli occhi di tutti ed è inutile elencarle, ma possiamo individuare quelle buone, prima fra tutte, il dono di “ascoltare”. Le persone non ascoltano più, non ne sono più capaci. Ascoltare cosa l’altro ha da dirci è la capacità di venirsi incontro, di superare barriere ed ostacoli che ormai hanno frantumato l’intera umanità. Ormai, ascoltare senza interrompere è diventata un’esclusiva dei sacerdoti nei confessionali. Preferiamo essere sempre protagonisti, interrompiamo spesso l’interlocutore perchè siamo rosi dalla brama di dire la nostra, e quelle volte che la civile educazione prevale, non vediamo l’ora che finisca per poter finalmente esprimerci. Abbiamo dimenticato che, in un dialogo, il fattore più importante non è dire la nostra, quella la conosciamo già, bensì ascoltare il punto di vista dell’altro perchè potrebbe avere molto da insegnarci. Invece si litiga, si urla, si urla più forte di chi urla, come se l’urlare equivalesse ad avere ragione. Ragione di che, poi? Igor Sibaldi, un filosofo e filologo italiano afferma sempre che “nella vita o hai ragione o sei felice”. Quando si vedono due persone dialogare accade spessissimo che, una volta che uno ha finito, l’altro risponde in modo vago e cambia argomento, come se non avesse ascoltato nulla, ed infatti è esattamente quello che è accaduto. Questo succede ovunque, tra partner, tra genitori e figli, tra colleghi di lavoro, tra amici. Tutti sentono ma non ascoltano più, e se lo fanno è soltanto per brevissimi attimi. Forse sono immersi nei loro pensieri, fatto sta che in un dialogo mettono in funzione solo le orecchie e non il cervello. “In principio era il Verbo”…sono queste le parole con cui inizia il vangelo di Giovanni. “Infine nessuno lo ascoltò più” avrebbe aggiunto se fosse vissuto ai tempi di oggi. L’uso della parola ormai è smodato ed usato a sproposito, si apre la bocca tanto per parlare, per mettersi in mostra, spesso senza avere la consapevolezza di ciò che si dice. Di parlatori è pieno il mondo, ma c’è grande carenza di ascoltatori, perchè nessuno lo fa più. Il disastro di questa società è appunto il fatto che ci sono troppe parole per poche menti/orecchie e così non vi può essere comunicazione. Perchè interrompiamo l’altro per dire la nostra se l’altro poi non ascolta e fa la stessa cosa con noi? Non vi sembra un dialogo tra imbecilli? Potrebbe essere questa la causa del fallimento planetario del rapporto di coppia? O del disastroso rapporto odierno tra genitori e figli? Forse non è l’unica ma credo che sia tra le prime. L’ego di ognuno di noi è completamente cieco e sordo, si rifiuta di ascoltare per paura che il Se possa risvegliarsi e trovare qualcosa di vero nelle affermazioni di chi ci sta di fronte e così cambiare. Il cambiamento è sempre il nemico n.1 per l’ego, cambiare significa evolversi e l’ego non vuole correre questo rischio. E’ paradossale che in un’epoca di comunicazione globale non si ascolti più. Tutti sono convinti di avere una risposta a tutto, si irrigidiscono nelle loro convinzioni (che poi non sono mai davvero le loro) e non gli interessa conoscere altri punti di vista o prendere in considerazione altre informazioni. Ecco perchè non ascoltano. Sono convinti di essere detentori della “ragione” e se quello che l’altro dice è in contrasto con le sue convinzioni allora non conta nulla. Il risultato di tutto questo? Incomunicabilità. Tu parli, io non ascolto, poi parlo io ma non ascolti tu. Quello che chiamiamo dialogo, in realtà è la somma di due monologhi paralleli che, come le rotaie di un treno, non si incontreranno mai. Proviamo ad invertire questa tendenza, impariamo ad ascoltare anche chi sembra non abbia nulla di interessante da dire; nella peggiore delle ipotesi resteremo con le nostre conoscenze ed opinioni immutate, risultato che, peraltro, è quello che oggi succede sempre. Ma potremmo anche ricevere sensazioni ed informazioni nuove, che ci spingono a riflettere e forse cambiare, perchè gli altri sono il nostro specchio e, se qualcuno ci parla, probabilmente l’Universo ha qualcosa di importante da dirci, quindi ascoltiamolo. Riprendere l’abitudine di “ascoltare” gli altri è uno dei pilastri di tutte le discipline presenti in the Ark lab https://www.thearklab.net/, perchè senza un vero ascolto non può esistere nessun apprendimento…

Resilienza

questa sconosciuta…
In effetti questo è un termine preso in prestito dalla fisica ed in questo settore è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Pensate all’abissale differenza che ci può essere tra la gomma ed il vetro. Quale sia il materiale più resiliente risulta immediatamente intuitivo.
Sarà il fatto che tutto ciò che viene dalla fisica è considerato come materia riservata solo agli addetti ai lavori, ma il lessico quotidiano ha mutuato quel termine e lo ha applicato anche agli esseri umani, coniando un concetto che finora sembra utilizzato solo dagli psicologi.
Non ci vuole uno scienziato per capire che il grado di resilienza di un essere umano è determinato dalla sua capacità di reggere agli urti…ma non certo quelli fisici, bensì quelli emotivi che la vita ci mette di fronte quotidianamente.
Quello di resilienza è un concetto fondamentale nella vita di una persona ma è un termine ancora poco usato e semisconosciuto.
Riassumendo, una persona resiliente è una persona “con le palle”, una che non si lascia scoraggiare dalle difficoltà e combatte quotidianamente a dispetto dei fallimenti per raggiungere il suo progetto di vita. E’ la persona che cade cento volte e cento volte si rialza perchè, come un bambino quando impara a camminare, sa che alla fine ce la farà, malgrado tutto. I resilienti sono i supereroi della strada, gente comune che possiede una caratteristica che sembra mancare alla maggior parte delle persone.
Le persone resilienti sanno che non conta tanto il risultato ma il fatto che ce l’hanno messa tutta e che dietro ogni angolo c’è una nuova sfida da vincere.
Le persone resilienti usano i loro fallimenti come bussola e si rendono conto di essere ciò che sono non tanto per i successi ma soprattutto per le sconfitte.
Le persone resilienti sono pazienti di natura, sanno che avranno altre occasioni per tagliare lo stesso traguardo.
Le persone resilienti non restano attaccate a quello che non c’è più e sono quelle che guardano avanti senza fermarsi a rimpiangere quello che è stato.
Le persone resilienti cadono perchè affrontano percorsi sconosciuti che loro stessi hanno scelto, perchè cadere sulle proprie scelte è diverso che cadere su scelte che hanno suggerito altri.
Le persone resilienti sono quelle che finora hanno cambiato il mondo, scienziati derisi che poi hanno vinto il nobel a distanza di decenni…Peter Higgs ne è un esempio, ma è una tradizione che iniziò un tale chiamato Galileo Galilei.
Le persone resilienti sono quelle che se hanno raggiunto una meta non si fermano e sono pronte a ricominciare, a cadere e rialzarsi, perchè forse è proprio quello il bello della vita.
Ma la notizia buona è che la resilienza non è un dono di natura. Si può coltivare, sviluppare, abbandonando gli schemi, uscendo dalla propria comfort zone per affrontare le sfide della vita a testa alta senza piangersi addosso, perchè in qualunque situazioni ci si trovi, se si rinuncia a lottare si è già perso.

Abbraccio

Il gesto di un abbraccio è un chiaro segnale che il tuo cuore è aperto come le tue braccia, su questo non si può sbagliare. Per questo tendiamo a diffidare istintivamente di chi ci si para di fronte a braccia conserte. Un cuore chiuso non potrà mai avere una mente aperta.
In un abbraccio c’è il calore di chi vorrebbe essere con te una cosa sola, chi ti abbraccia vorrebbe fondersi con la tua anima ma non può farlo materialmente e te lo fa capire così.
In un abbraccio non ti guardi ma ti senti, perchè, come disse una piccola volpe tempo fa, le cose importanti non si guardano con gli occhi ma si sentono col cuore.
In un abbraccio la mente smette di pensare e si gode il momento presente; è impossibile pensare a qualcosa di negativo quando stringi qualcuno tra le braccia, anzi è impossibile pensare ad altro se non alla sensazione che quello stesso abbraccio trasmette.
Le strette di mano sono tutte diverse, gli abbracci sono tutti uguali.
Fate un esercizio semplice: contate le persone che abbracciate calorosamente ogni volta che le incontrate…quante sono? Familiari esclusi, credo che il numero non raggiunga le dita di una mano, vero?
Immaginate cosa accadrebbe se lo faceste con uno sconosciuto…potreste cambiare il mondo…il vostro ed il suo. Ci vorrebbe così poco e non costa nulla.
jaques Prévert una volta ha detto: “Migliaia e migliaia di anni non basterebbero per descrivere il minuscolo secondo di eternità in cui tu mi hai abbracciato ed io ti ho abbracciato”.
Un abbraccio significa che sei arrivato a casa ed il tempo si ferma. Sono convinto che se si potesse restare abbracciati per sempre vivremmo in eterno.
L’abbraccio è un cerchio ed il cerchio è la figura geometrica perfetta, non ha inizio e non ha fine.
Un abbraccio non ha misure e dimensioni, le braccia sono fatte per stringere uomini ed animali di ogni taglia.
Non abbiate paura di abbracciare qualcuno…ci sono infinite situazioni in cui avresti voglia di farlo ma pensi che sia sconveniente perchè non sai come potrebbe essere interpretato. Ebbene un abbraccio è come il bianco della neve, sta bene su tutto. Magari iniziate timidamente ma ricordate che nessuno potrà mai rifiutare un abbraccio sentito.
Un abbraccio è una sensazione che quando ti stacchi continui a sentirla addosso come un cappotto che ti tiene caldo, è una sensazione che ti fa tornare bambino, perchè tutti abbracciano i bambini ma hanno paura di farlo con gli adulti, mi chiedo il perchè di questa assurdità.
Poi c’è il top dei top che è l’abbraccio con rincorsa; un urto di elettroni che si fondono per creare un composto sconosciuto in natura.
Se poteste guardare la gente che assiste ad un abbraccio sentito scorgereste una punta di invidia. E’ l’invidia verso chi è ricco, ma non certo di denaro o altre cose materiali. Sembra che pensi: quanto mi piacerebbe una roba così…ma non basta tutto il denaro del mondo per comprare un abbraccio vero.
In un abbraccio gli sguardi vanno oltre l’orizzonte e puoi vedere il mondo a colori.
Un abbraccio è un arcobaleno in cui dissolvi ogni tua paura ed è l’unico momento in cui sei consapevole di non essere solo…

Gatto

Ho preso da poco un gattino nero di nome Yoda che si è letteralmente impossessato di tutta la casa.
Il nome è derivato dalla mia sfrenata passione per l’omonimo personaggio della saga di Guerre Stellari e dovuto, inizialmente, allo strano modo in cui tiene le orecchie, quasi mai diritte ma orizzontali, proprio come il gran maestro Jedi.
Ma è bastato poco per convincermi che il nome fosse azzeccato non solo per le sue orecchie ma anche per il fatto che mi sta facendo rendere conto che è davvero un “maestro” da cui apprendere.
Un animale si accoglie in casa per la compagnia, per giocare con lui quando ci va, “esigendo” che lui sia sempre pronto a farlo, insomma se, come quasi sempre accade, non ci sforziamo di adattarci ai nostri simili umani figuriamoci se lo facciamo con i nostri animali.
Il cane è quello che più si è “piegato” a questa esigenza umana ed ha stabilito un patto diabolico con gli esseri umani. Assistenza e cibo in cambio di obbedienza incondizionata ed è per questa ragione che resta il più amato tra gli animali da compagnia, da lavoro o da difesa, a seconda della razza. L’essere umano è di natura infedele ma ama l’altrui fedeltà.
Il gatto è un essere misterioso, indipendente, pigro e sfuggente, praticamente tutto il contrario del cane e, probabilmente per queste sue caratteristiche, ha avuto un peso molto più preponderante nelle fiabe, leggende e nella letteratura di quanto non lo abbiano tutti gli altri animali messi insieme. Sono gli animali preferiti di quelli che vengono definiti “poeti maledetti” come Bukowski o Baudelaire e le antiche civiltà, prima fra tutte quella egizia, lo hanno elevato addirittura al rango di divinità.
Bene, se cercate obbedienza e sudditanza, occhi dolci e coccole a gettone lasciate stare i gatti.
Ai cani si insegna e questi, col tempo, apprendono ciò che noi chiediamo che loro facciano; con i gatti non funziona, loro non apprendono non perchè non siano in grado di farlo, anzi, ma perchè siamo noi a dover apprendere da loro e quindi il ruolo, rispetto al cane, è invertito.
Il gatto è maestro nell’arte di dipendere da qualcuno senza privarsi della propria indipendenza…pensate a quanti vorrebbero vivere una vita di coppia o familiare così senza riuscirci…
Questo straordinario felino è poi dotato di un intuito ed empatia del tutto unici grazie alla sua straordinaria capacità di percepire e cogliere anche i segnali più nascosti e le vibrazioni più sottili. Spesso si fermano ad osservare qualcosa che loro vedono ma che è invisibile ai nostri occhi e questo è inquietante.
Notate la differenza nel loro sguardo, è un’osservazione attenta, profonda, nulla a che vedere con lo sguardo adorante di un cane che ci piace tanto, anzi è qualcosa che quando è prolungato ci mette quasi a disagio, come se fosse in grado di leggerci dentro, una specie di finestra da cui un essere misterioso ci osserva in silenzio. Una leggenda irlandese infatti afferma che gli occhi di un gatto sono finestre che ci permettono di vedere dentro un altro mondo.
Un cane non salterà mai nei punti più alti della casa, resterà lì acquattato ai nostri piedi o, se glielo concederemo, al massimo sul divano. Il gatto non ama guardare dal basso in alto ma vuole avere un punto di osservazione privilegiato, più alto, per osservare tutto e tenere la situazione sotto controllo perchè si sa, anche lo stratega più impreparato sa che l’altezza è il punto da cui si domina la situazione. Da lì guardano tutti dall’alto in basso ed è forse per questa ragione che odiano gli uccelli.
Se noi umani imparassimo ad osservare il nostro prossimo con la stessa calma e attenzione con cui il gatto guarda noi, ci regaleremmo l’opportunità di conoscere gli altri non solo per quello che dicono o fanno ma per quello che realmente sono.
Allo stesso modo se imparassimo ad analizzare il mondo con la sua stessa curiosità e intelligenza, la nostra creatività e ingegno ne ricaverebbe un sorprendente beneficio.
Il gatto, infatti, non ha fretta di capire. Si concede tempo e studia i dettagli. E raramente sbaglia.
Il gatto è un animale domestico che non si può addomesticare, non riconosce l’autorità dell’uomo perché all’obbedienza ha sostituito il rispetto: se accetta una regola o risponde a un richiesta è solo perché lo vuole, su di lui obblighi e costrizioni non sortiscono il minimo effetto.
Come disse qualcuno, “I gatti non obbediscono al padrone per cause evolutive. Se discendeste dalle tigri, nemmeno voi ubbidireste ai pronipoti delle scimmie” oppure, altra bellissima battuta, “i gatti hanno sempre quell’espressione di chi ha letto Kant e l’ha capito”.

Guerrieri della Luce

Non so se vi è capitato di leggerlo, ma Paulo Coelho ha scritto un bellissimo libricino intitolato “Manuale del Guerriero della Luce”, sviluppando alcune massime di quello che dovrebbe essere il modus operandi di una nuova generazione di persone, uomini e donne, stanchi dello status quo attuale, che hanno voglia di rifondare tutto, senza peraltro rinnegare radici e tradizioni.
Consapevolezza del passato ma anche fiducia nel futuro, il tutto vivendo appieno il momento presente.
Io aggiungo che questo tipo di guerrieri è in aumento in ogni angolo della terra, ancora troppo pochi per potersi accorgere della loro presenza ma stanno lentamente distruggendo il sistema.
Esserlo è facile e difficile allo stesso tempo. Basta amare e rispettare tutto il creato ma bisogna anche disimparare quasi tutto di quello che ci è stato finora insegnato ed in cui crediamo di credere. Bisogna tornare ad essere bambini per imparare tutto di nuovo. Come tali sbaglieremo ancora, ricadremo vittime di antichi pregiudizi e stupidi luoghi comuni che non ci sono in realtà mai appartenuti davvero. La guerra che si combatte è quella della vita che alla fine non risparmia nessuno.
Ci si sente soli, seppure in mezzo a milioni di esseri umani uguali a noi, si hanno da dire cose che nessuno è disposto ad ascoltare e spesso non si saprà da dove cominciare per cambiare le cose, senza correre il rischio di ergersi all’antipatico ruolo di “insegnante”. Non c’è niente da insegnare, soltanto da condividere ciò che si è scoperto ed aspettare di vedere germogliare i semi, se il terreno lo consente.
E’ una strada nuova fatta di incertezze e difficoltà, ben diversa da quella che le persone percorrono da sempre e che sono molto restii ad abbandonare.
Confusione, timore di aver sbagliato, nebbia ovunque, senza che vi siano segnali che ci indichino cosa fare.
Questo è il momento più difficile, ma il Guerriero della luce deve andare avanti e trovare il coraggio di proseguire in quella nebbia senza vedere dove sta mettendo i piedi ed allora sentiremo nel profondo di essere sostenuti da qualcuno o da qualcosa e si cominceranno ad intravedere piccole luci di altri Guerrieri che, come noi, hanno intrapreso lo stesso cammino, vincendo paure ed incertezze.
Non importa capire perchè, a volte, si fanno certe cose, è importante capire quando è il tempo di farle, e quel tempo è ora. E bisogna farle in fretta, se non si vuole restare per sempre indietro lasciandosi sfuggire l’occasione.

Apologia della domanda

Una domanda è sempre uno sconfinato oceano di possibilità, è aperta ad ogni soluzione, è come un insieme di possibilità potenziali che possono condensarsi in una realtà da venire. Una domanda è guardare al futuro, una risposta è mettere il sigillo a tutto questo, porre un limite, ed è lì che inizia il passato.

Una domanda è una azione da bambini, una risposta è una roba da vecchi.

Una domanda è movimento, è sete di conoscenza, è curiosità, è vita. Una risposta è sempre rigida, a meno che non sia la più coraggiosa e rara di tutte: “non lo so”; una risposta è presunzione, è spesso saccenza e più raramente saggezza.

Una domanda è una cascata di acqua fresca che si rinnova sempre, una risposta è uno specchio di acqua stagnante.

Una domanda è malleabile, puoi riformularla, ritirarla, modificarla, adattarla a chi ti sta di fronte. Una risposta, una volta data, è come una freccia, difficilmente può tornare indietro, l’orgoglio e le leggi fisiche glielo impedirebbero.

Una domanda può fregiarsi dell’eleganza sinuosa del punto interrogativo. Una risposta ha la povertà di un misero puntino che è compreso nel punto di domanda ma giace sempre come un servo ai suoi piedi.

Una domanda può accomunare e mettere d’accordo ogni essere della terra, mentre questo è impossibile per una risposta. La tua domanda può essere anche la mia domanda ma la tua risposta difficilmente potrà essere la mia risposta.

Una domanda non è mai stupida, moltissime risposte lo sono.

La domanda è la madre del dubbio, le risposte sono le figlie dell’ignoranza.

Le domande scandiscono i momenti più importanti della vita, le domande non mentono, sono sempre sincere, è impossibile mentire se si chiede. Le risposte, invece, sembrano fatte apposta per la menzogna; sono le vesti naturali di chi vuole nascondere la realtà.

Alle domande sono associati in genere aggettivi positivi quali belle, ingenue, sfrontate, coraggiose, intriganti; alle risposte si affibbiano aggettivi di segno opposto quali sbagliata, tardiva, insensata, offensiva, tagliente.

Spesso, a domande da un milione di dollari vengono date risposte che non valgono un centesimo.

Ogni progresso umano è fondato sulle domande perchè se i grandi geni non si fossero posti quesiti folli, oggi forse saremmo ancora nelle caverne ad accendere il fuoco con le pietre. Se ci fossimo fidati delle risposte immutabili oggi crederemmo ancora ad una terra piatta al centro dell’universo e ad altre cose che oggi sembrerebbero assurdità.
Gesù non ha mai esaltato le risposte ma ha sempre posto al centro dei suoi insegnamenti il “chiedete e vi sarà dato”; del resto come potremmo mai ottenere qualcosa senza domande?

Insomma preferisco sempre coloro che fanno domande, proprio come i bambini. Un pò meno mi piacciono quelli che hanno e danno solo risposte. Una domanda non è mai sbagliata ed è solo nostra; le risposte vengono dagli altri e molto spesso sono sbagliate.

E per finire gustatevi questa chicca di pochi secondi su una distinzione tra domande e risposte tratta da un dialogo di “Per qualche dollaro in più” del mitico Sergio Leone.

I colori del cibo

Da un pò di tempo a questa parte sono diventato molto attento all’alimentazione, visto che è incontestabile il suo ruolo fondamentale nella quantità e, soprattutto, qualità della nostra vita.
Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, eppure abbiamo tutti sotto gli occhi che mentre metà della popolazione mondiale muore di fame, incredibilmente l’altra metà muore di cibo.
I recenti studi sul microbiota intestinale poi, stanno aprendo strade incredibili alla nuova medicina. E’ ormai assodato che abbiamo due cervelli nel nostro corpo, di cui uno nel nostro intestino e pare che il suo ruolo non sia affatto secondario. In quella sede stazionano miliardi di batteri (circa 1,5 kg!) che “decidono” molto della nostra salute e addirittura dei nostri comportamenti.
Come in tutti i settori della vita, anche i nostri batteri si dividono in buoni e cattivi per cui, se daremo il giusto cibo a quelli “buoni”, questi prolifereranno e saranno i migliori guardiani della nostra salute e del nostro equilibrio psichico.
Viceversa, se alimenteremo quelli “cattivi”, questi prenderanno il sopravvento sui buoni e saranno la causa di ogni tipo di malattia, prime fra tutte quelle che riguardano il sistema immunitario perchè è proprio nel nostro grosso intestino che si trova il 90% delle cellule relative a questo organo di vitale importanza.
Il prossimo step è quello di stabilire quali sono i cibi giusti e quelli sbagliati per questa famelica ciurma di batteri che ospitiamo dentro di noi e senza i quali la vita sarebbe comunque impossibile.
C’è bisogno che lo dica? Io credo di no, perchè la risposta è intuitiva. Mangiare da McDonald’s, bere bibite gassate, mangiare carni rosse, latticini, zuccheri e grassi contenuti in dolciumi e merendine avrà un effetto devastante per la salute e per la vita complessivamente intesa.
Ma la cosa più sconvolgente è stata la scoperta che questi batteri “cattivi”, una volta assunto il comando del microbioma intestinale, letteralmente “ordinano” al cervello di continuare ad approvvigionarsi di quei cibi per poter prosperare a scapito dei “colleghi buoni” ed a scapito della nostra salute che verrà, prima o poi, distrutta. Da qui certe dipendenze.
Un esempio su tutti per capire l’importanza di questo fattore: i ricercatori hanno scoperto che determinati cibi “cattivi” somministrati a topi di laboratorio inibiva lo sviluppo del gene che induce i roditori ad aver paura dei gatti! Immaginate cosa questo può significare per la vita di un topolino…
E pensare che il nostro sistema inconscio sa bene quali sono i cibi che ci curano, ci rendono sani e ci fanno vivere a lungo, questo perchè la natura ha fornito, nella sua immensa intelligenza, quei cibi di caratteristiche estetiche “attrattive” che ce li dovrebbero rendere più appetibili di altri.
E qui arrivo al titolo di questo post, laddove il primo impatto col cibo, che è quello visivo, ci attrae naturalmente verso frutta e verdura. Osservate quel meraviglioso blu dei mirtilli, il rosso dei pomodori o del ribes, il giallo del mango o delle banane, l’arancione delle carote, il porpora dei lamponi o le sfumature di certi tipi di mele o ancora il verde brillante degli spinaci o di altre verdure a foglia. Sono stati creati per attrarci, per lanciarci il segnale che dovremmo mangiare tutti quelle cose e invece…
Moltissimi continuano a preferire bistecche alla brace, hamburgher, hot dog, scamorze e formaggi grassi…tutti alimenti che, guarda caso, hanno una gamma di sfumature cromatiche che vanno dal nero al marroncino…e si sa che il marrone è il colore della m….

In alto

Mi piace camminare guardando in alto, un pò con la testa tra le nuvole, perchè soltanto lassù puoi trovare qualche bella sorpresa. Le sorprese che incontri con gli occhi bassi non sono quasi mai belle; per bene che ti possa andare sono cose scontate e prevedibili.
Guardare in alto o pensare in alto ti porta in un’altra dimensione, in quella dimensione dove ci sono le idee, le scoperte geniali, le invenzioni dei folli ed i giochi dei bambini.
Solo un buon visionario può accedervi. Pensate che Albert Einstein, per mettere a punto le sue teorie sulla relatività, si immaginava a cavallo di un raggio di luce.
E’ un luogo dove tutti potremmo andare, di tanto in tanto, è un enorme negozio pieno di sorprese, peccato che l’accesso, alla fine, sia appannaggio di pochi.
Lassù non c’è più il tempo né lo spazio; un orologio sarebbe utile come un semaforo in autostrada.
Chi inspira solleva istintivamente il capo verso l’alto, mentre chi espira tende ad abbassarlo e si sa che l’inspirazione è vita, mentre l’espirazione è collegata alla morte. La prima azione di un essere umano che viene alla vita è inspirare l’aria di quel nuovo mondo in cui adesso si trova; la sua ultima azione sarà buttare fuori per l’ultima volta quella stessa aria.
In alto puoi incantarti ad osservare il volo degli uccelli, gli antichi ne traevano importanti profezie per il futuro. Abbiamo imparato fin da subito ad osservare le stelle lassù, a chiederci, piccoli ed impauriti, cosa ci fosse dietro tutto quel mistero e ne abbiamo ricavato scienza e fantasia, sogni e poesia.
In basso ci siamo attaccati, come una sorta di maledizione gravitazionale, guardare verso il muro che ci sta davanti ci sta facendo impazzire, per questo motivo l’unico modo che abbiamo di evadere verso l’infinito è sollevare gli occhi e l’anima al cielo, perchè è da lì che possiamo sperare di avere delle risposte.
Chi sogna ad occhi aperti non è ben visto nella società odierna, perchè chi immagina e sogna, al giorno d’oggi, sono rimasti i matti ed i bambini, che sono le uniche persone imprevedibili; e si sa che la società detesta l’imprevedibilità, per cui i bambini li “rieduca” ed i matti li rinchiude per evitare che vadano a rovistare tra le nuvole e scoprano certe verità.
Se non sei più un bambino, l’unica via di salvezza che ti rimane è quella di impazzire un pò…

C’era una volta

C’era una volta chi credevi di essere, oggi c’è qualcuno che non ti aspettavi che fossi. Hai davvero tracciato tu quel sentiero che ti ha portato sin qui? Sembrerebbe proprio di si anche se non te ne sei accorto affatto e sei finito in una selva oscura che non vuol dire che non sia bellissima.
Chi guida davvero la tua mano, le tue gambe, chi ci fa ammalare di un male inguaribile e poi ci guarisce? Cosa ci porta ad amare follemente una donna che altri hanno trovato poco interessante o addirittura odiato? Siamo davvero noi a fare cose così insensate? Ma poi davvero sono insensate o siamo noi che non riusciamo a vederne il senso?
A volte ti vengono idee geniali o magari soltanto riesci a fare con semplicità ciò che ad altri riesce impossibile. E’ merito tuo? Nessuno si è mai chiesto da dove sia scaturita quell’idea geniale, quell’abilità manuale che tu non ti sei mai sforzato di affinare ma che ti riesce così facile?
Nella vita passano dei treni a cui non facciamo caso e non perchè non siamo mai in stazione, ma soltanto perchè su un treno tutti ci siamo già e non pensiamo mai a cambiarlo e prendere la coincidenza per un’altra destinazione, forse perchè su quel treno qualcuno ci ha messo tanto tempo fa senza darci la possibilità di sceglierla quella destinazione e quindi proseguiamo seduti comodi guardando il mondo e la vita che scorre da un finestrino.
C’era una volta qualcuno che guardava senza vedere, che ascoltava senza sentire, che era contro qualcuno o qualcosa ed a favore di qualcun altro o qualcosa d’altro, qualcuno che non credeva esistessero le mezze misure, senza sapere nemmeno cosa stava misurando.
C’era una volta qualcuno che era dentro se stesso credendo che tutto il resto fosse fuori e che lo osservasse e giudicasse senza sapere che è possibile farlo da soli con se stessi, e limitarsi alla sola osservazione, lasciando il giudizio agli altri, tanto di quello non ce ne frega nulla.
C’è oggi qualcuno che domani non sarà quello che sta scrivendo oggi e che magari, visto che la selva oscura si infittisce, potrebbe essere tentato di tornare indietro senza sapere che comunque sta andando avanti.

I segreti del tè

Questa bevanda, che, dopo l’acqua, è la più bevuta al mondo, è qualcosa di unico perché è il classico esempio di quanto ci si possa far passare letteralmente sotto il naso un intero mondo che riserva sorprese, piaceri e benefici conosciuti da millenni a cui oggi non facciamo più caso.
Alla pari di altre sane passioni (mi vengono in mente quelle per il buon vino o la musica classica), quando ci si addentra nel mondo del tè conoscendone a fondo storia ed usanze, si entra in una tradizione millenaria piena di fascino e mistero, che ebbe origine, neanche a dirlo, nell’antica Cina.
Laggiù si fa risalire l’origine di questa bevanda nientemeno che al 2.737 a.c. ed alla sua scoperta da parte di un imperatore chiamato Shen Nung. Nel corso dei millenni il tè ha riassunto sia le proprietà di una vera erba medicinale, sia quelle di una bevanda che ha conquistato poi interi popoli in ogni parte del mondo. In Europa è arrivato soltanto nel 1600 grazie ad olandesi e portoghesi e fu originariamente appannaggio di re ed imperatori che ne rimasero subito affascinati e non vollero mai più restare senza.
Il tè è divenuto quindi “disponibile” per il grande pubblico solo verso nel 1800 ma ritengo che ancora oggi le persone non sappiano cosa significhi bere del vero tè. Quasi tutti oggi li consumano in bustina aggiungendo poi latte o limone o peggio zucchero ed a quel punto è più salutare una bibita gassata in lattina perché quello che ne viene fuori non è più tè.
A prescindere dall’intruglio che si è prodotto aggiungendo latte, limone o un paio di cucchiaini di zucchero, dovete sapere che i tè in bustina fanno male. Molte bustine sono infatti rivestite con epicloridrina, un noto cancerogeno attivo in acqua calda. Negli ultimi anni (ovviamente per risparmiare) le marche presenti nella grande distribuzione imbustano il prodotto con materiali provenienti dalla plastica come PVC e nylon alimentare perché la carta speciale o il tessuto con cui andrebbero fatte costa troppo. Le sostanze plastiche in questione rilasciano inoltre sostanze chimiche aromatizzanti ed altre schifezze artificiali che avvelenano la vostra tazza di simil-tè.
Ma non è tutto. Uno studio dello scorso anno ha accertato che le bustine in cui sono contenute tisane e tè, immerse in acqua bollente, emettono fino a sedici tipi diversi di ftalati, altri veleni chimici che vanno ad interferire pesantemente con il sistema endocrino. Digitate in rete e ve ne renderete conto.
Senza contare la qualità delle foglie di tè contenute in quella bustina che di solito provengono dagli scarti della produzione o quantomeno dalla parte meno pregiata del raccolto. Un tè, meno costa e meno si può chiamare tè; ma questa è una regola che si applica ad ogni cosa, per cui se acquisti un vino da 2 euro stai sicuro che quello che ti hanno rifilato non è vino.
A Milano ho scoperto un posto dove vendono solo tè ed accessori per prepararlo e mi si è aperto un mondo. Il proprietario è un grande esperto, conoscitore dell’oriente ed ogni volta che ci vado mi trattengo almeno un’ora, facendo passare davanti tutti i clienti ed aspettando i momenti vuoti per chiacchierare con lui.
Ho imparato a distinguere i vari tipi di tè (anche se tutti i tè provengono da una stessa pianta, la camellia sinensis, e le differenze stanno nella diversità di trattamento e raccolta delle foglie) che vengono venduti rigorosamente in foglie essiccate che vanno messe in infusione in una teiera di ghisa con apposito filtro per un tempo rigorosamente stabilito e diversificato con acqua a differenti temperature altrimenti si rischia di bruciare le foglioline e rovinarne il gusto.
Ho scoperto che esistono tè verdi giapponesi che costano anche mille euro al chilo e sono quelli per le cerimonie, ma a parte certe eccezioni, il resto ha prezzi abbordabili e gusti così diversi che c’è davvero da perderci la testa.
Il tè (non quello nelle bustine del supermercato) ha dei benefici per la salute infiniti ed incredibili, specialmente il tè verde; non sto qui ad elencarveli, digitate su Google “benefici tè verde” e leggete.
Il tè è una bevanda senza tempo e deve essere bevuto da chi può dedicargli (e dedicarsi) del tempo; per prepararlo, come per gustarlo, da solo o con amici. Si pensi che la cerimonia del tè in Oriente, chiamata Cha no yu, può durare più di un’ora e solo poche persone sono in grado di compierla esattamente perché ha un rituale molto complicato, ma è chiaro che il tutto racchiude un significato di raccoglimento e meditazione che trascende la semplice tazza di tè.
Se non si ha molto tempo a disposizione è meglio farsi un caffè…

Guerriero

Non si è guerrieri nel senso che credete. Si usano armi invisibili che non sono associate a nessun tipo di violenza, non si fa guerra a nessuno ma ci si difende se si viene attaccati, anzi si deve avere l’abilità eccelsa di usare l’altrui aggressività come difesa.
Un guerriero lotta però ogni giorno contro i suoi dèmoni, perchè sa che il nemico più temibile di un uomo non è nel mondo esterno ma nella sua anima, e se l’anima perisce, il corpo farà la sua stessa fine mentre può non essere vero il contrario.
Vincere guerre e conquistare nazioni può rendere potenti e temuti, fare la stessa cosa con le proprie cattive abitudini e conquistare il completo controllo di se stessi ti rende invincibile.
Se non si è svegli ed all’erta sempre non si riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati allorquando ci si immerge nelle lotte quotidiane.
Il guerriero insegue i propri sogni, non quelli preconfezionati della società o degli altri, perchè sente il suo destino, lo vive nel cuore e sulla pelle come una bruciatura e non importa quanto in salita sia la strada, se quella è la sua via vuol dire che ha la forza per affrontarla.
Un guerriero non si lascia abbattere dalle difficoltà, perchè non è detto che esse siano cose negative, solo il tempo può dire se qualcosa è giusto o no per noi in un certo momento. Forse accadono per mostrargli la via, prove da superare per capire e riconoscere i nostri limiti.
Un guerriero non giudica mai, perchè sa che ogni giudizio è personale e quindi quasi sempre sbagliato. Di contro, egli si sente libero di fare ogni cosa senza vincoli sociali, perchè come è vero che non giudica, è anche vero che non gli importa affatto il giudizio degli altri. Per questo ciò che lo guida è la passione interna, mai il timore di come appare all’esterno.
Un guerriero lo riconosci dagli occhi, essi sono un misto di pace e curiosità, sanno scrutare, infondere sicurezza e trasmettere amore, sono loro la vera voce del guerriero che di solito è di poche parole.
Il guerriero coltiva solo i legami solidi e quelli sono pochi. Egli sa che solo ciò che è importante è destinato a persistere, mentre tutto ciò che è inutile è destinato inevitabilmente a scomparire.
Un guerriero vive di sostanza, mai di apparenza, le maschere non gli appartengono, egli persevera senza mai intestardirsi, perchè è consapevole che c’è un tempo per ogni cosa e l’abilità sta nel coglierlo e, di contro, sapere quando è il momento di abbandonare il campo.
Il guerriero ha fede. Non certo nei dogmi indimostrati delle religioni, bensì in se stesso, consapevole della sua unicità ed insegue i suoi sogni convinto di poterli realizzare. Come ogni guerriero, a volte vince, altre volte no, ma non per questo si lascia abbattere, perchè nella sua vita c’è sempre posto per un sogno nuovo da realizzare.
Un guerriero è sempre concentrato, quindi è attento alle piccole cose. Solo i ciechi ed i superficiali vedono esclusivamente i grandi eventi e tralasciano i particolari, facendosi sfuggire le cose più belle della vita, che di solito si nascondono nei dettagli.
Il guerriero è umano, è uomo o donna, e quindi imperfetto, sbaglia, si arrabbia, cade ma si rialza ed è sempre pronto a chiedere scusa per i suoi errori quando li riconosce come tali, ma in quella sua fragile umanità riconosciuta sta la sua corazza di guerriero.

Pubblicità regresso

Premetto che da molto tempo ho smesso di guardare la TV, che reputo un mezzo inutile e dannoso finalizzato esclusivamente a rendere stupidi miliardi di persone più di quanto già non lo siano di loro.
Certo non è un’affermazione assoluta, nel senso che qualche grande evento sportivo come i tornei dello Slam di tennis o grandi incontri di boxe li guardo ancora e quando si ha a che fare con quell’arnese diabolico non si può sfuggire a quello stalking demenziale che è la pubblicità.
Tralasciando “l’inquinamento da sponsor” di ogni programma e l’inquietante fenomeno dei messaggi subliminali, volevo fare qualche riflessione sulla pubblicità più classica, quella degli spot che fracassano i marroni ogni dieci minuti ai poveri telespettatori.
Che sia TV di stato, privata o a pagamento, gli spot televisivi, in questa epoca di degrado, sono diventati messaggi di una stupidità tale che ti vien voglia di redigere un quadernetto di quelle aziende per porti l’obiettivo di non acquistare mai i loro prodotti. Ne guadagnerai in termini economici e di salute.
A parte il fatto che, per definizione, la pubblicità deve “imbrogliosamente” osannare articoli inutili (altrimenti non ce ne sarebbe bisogno), fate caso prima di tutto a cosa si riferiscono.
Uno spot su due o su tre è di automobili, che non è proprio una merce che uno acquista ogni settimana, seguono farmaci o parafarmaci o vitaminici che non servono a un cazzo e tendono a convincerti che sei malato quando sei perfettamente sano, poi, a seguire, scommesse on line, detersivi, würstel ed altri veleni di cibi pronti o surgelati, patatine fritte, bibite gassate, profumi con testimonial che cuccano come pazzi (e te credo), telefonini, shampoo antiforfora, assicurazioni, calze e mutande, lustracessi e compagnie telefoniche.
Tutta robaccia inutile, espressione del livello di follia schizofrenica di gente che vuole solo venderti ciarpame dannoso indorando il suo messaggio con il piacione, il calciatore o la figa di turno strapagati che mai useranno quegli stessi prodotti. Sono lì per arricchire se stessi e prendere te per il culo.
Si sa perfettamente che quello che fa vendere molti di questi prodotti è solo il loro status symbol, il sentirsi superiori, diversi, staccati dalla massa, ostentando qualcosa che ci renderà particolari, come se chi non ha questi autentici insulti alla ragione fosse un fallito, uno che non ha capito nulla della vita. Del resto, tutto il sistema della attuale crescita si basa sull’inutile, il dannoso, il superfluo, sull’ostentazione.
Con questa forza irresistibile supportata da una pubblicità ossessiva e costosissima, il sistema compra le menti e i voleri delle persone deboli. Torniamo a dire no. Ciò che è inutile e di cui non ho bisogno, io non lo compro. Abbiamo bisogno di aria e acqua pulita, di cibo sano, di relazioni sane, di energia pulita, di un tetto sopra la testa; non ho bisogno di quasi tutto quello che mi proponete e non lo compro. Che crolli il PIL, che chiudano fabbriche inquinanti e che la gente lavori a cose più sane, serie e soprattutto utili.