Comunicazione inconscia

A volte capita di percepire la presenza di persone che comunicano, senza volerlo, qualcosa di importante anche senza che le conosciate, anche se le vedete per la prima volta, anche se non sapete affatto chi sono, perchè misteriosamente stimolano la vostra curiosità, da come si muovono, dagli sguardi che hanno, che non sono adatti a quelle persone con cui si accompagnano in quel momento, perchè c’è un velo di insoddisfazione che voi percepite e quegli altri no. Semplicemente non sono nel contesto adatto a loro. Sanno fingere abilmente e col sorriso, perchè sono forti, sanno che nella vita ci può essere di più di quello che stanno vivendo, ma si vivono il momento e va bene così.
Si capisce che forse sono prigioniere di una situazione che non hanno cercato ma che si fanno andar bene perchè hanno abbastanza forza per reagire ed aspettare che qualcuno, arrivato chissà come e chissà da dove, colga quel velato disagio, comprenda quell’invisibile messaggio. Quelle persone si guardano sempre attorno, al contrario di altre che si mostrano soddisfatte o rassegnate, con un sorriso triste rivolto verso il basso.
Sono messaggi inconsapevoli che trascendono i normali canali di comunicazione, ma se si impara a coglierli si può dialogare anche con un sorriso, per far capire di aver capito. Può finire lì oppure no, non ha molta importanza, il destino farà la sua parte.
Sono cose rare e sono le conoscenze teoricamente più profonde, che generano curiosità reciproca, perchè il linguaggio verbale non è la principale fonte di comunicazione, anzi.
A parte le persone profondamente innamorate e perciò già “connesse”, quel linguaggio senza parole risulta sconosciuto a chi non ha le “antenne” per captare una trasmissione che forse viene da una dimensione che non ci è ancora nota ma che esiste e che può rivelare sempre piacevoli sorprese per il futuro.

Pubblicità regresso

Premetto che da molto tempo ho smesso di guardare la TV, che reputo un mezzo inutile e dannoso finalizzato esclusivamente a rendere stupidi miliardi di persone più di quanto già non lo siano di loro.
Certo non è un’affermazione assoluta, nel senso che qualche grande evento sportivo come i tornei dello Slam di tennis o grandi incontri di boxe li guardo ancora e quando si ha a che fare con quell’arnese diabolico non si può sfuggire a quello stalking demenziale che è la pubblicità.
Tralasciando “l’inquinamento da sponsor” di ogni programma e l’inquietante fenomeno dei messaggi subliminali, volevo fare qualche riflessione sulla pubblicità più classica, quella degli spot che fracassano i marroni ogni dieci minuti ai poveri telespettatori.
Che sia TV di stato, privata o a pagamento, gli spot televisivi, in questa epoca di degrado, sono diventati messaggi di una stupidità tale che ti vien voglia di redigere un quadernetto di quelle aziende per porti l’obiettivo di non acquistare mai i loro prodotti. Ne guadagnerai in termini economici e di salute.
A parte il fatto che, per definizione, la pubblicità deve “imbrogliosamente” osannare articoli inutili (altrimenti non ce ne sarebbe bisogno), fate caso prima di tutto a cosa si riferiscono.
Uno spot su due o su tre è di automobili, che non è proprio una merce che uno acquista ogni settimana, seguono farmaci o parafarmaci o vitaminici che non servono a un cazzo e tendono a convincerti che sei malato quando sei perfettamente sano, poi, a seguire, scommesse on line, detersivi, würstel ed altri veleni di cibi pronti o surgelati, patatine fritte, bibite gassate, profumi con testimonial che cuccano come pazzi (e te credo), telefonini, shampoo antiforfora, assicurazioni, calze e mutande, lustracessi e compagnie telefoniche.
Tutta robaccia inutile, espressione del livello di follia schizofrenica di gente che vuole solo venderti ciarpame dannoso indorando il suo messaggio con il piacione, il calciatore o la figa di turno strapagati che mai useranno quegli stessi prodotti. Sono lì per arricchire se stessi e prendere te per il culo.
Si sa perfettamente che quello che fa vendere molti di questi prodotti è solo il loro status symbol, il sentirsi superiori, diversi, staccati dalla massa, ostentando qualcosa che ci renderà particolari, come se chi non ha questi autentici insulti alla ragione fosse un fallito, uno che non ha capito nulla della vita. Del resto, tutto il sistema della attuale crescita si basa sull’inutile, il dannoso, il superfluo, sull’ostentazione.
Con questa forza irresistibile supportata da una pubblicità ossessiva e costosissima, il sistema compra le menti e i voleri delle persone deboli. Torniamo a dire no. Ciò che è inutile e di cui non ho bisogno, io non lo compro. Abbiamo bisogno di aria e acqua pulita, di cibo sano, di relazioni sane, di energia pulita, di un tetto sopra la testa; non ho bisogno di quasi tutto quello che mi proponete e non lo compro. Che crolli il PIL, che chiudano fabbriche inquinanti e che la gente lavori a cose più sane, serie e soprattutto utili.

Rovistare nella spazzatura

Nello scorso febbraio mi aveva colpito una notizia letta sui media per caso: a Bari, in un cassonetto per la raccolta differenziata della carta, sono stati buttati centinaia di libri in ottime condizioni appartenuti ad una persona defunta, i cui eredi, ovviamente, non sapevano cosa farsene.
Dal momento che la cosa è avvenuta proprio di fronte al megastore della Feltrinelli, il contenitore si è trasformato in un negozio gratuito da cui le persone hanno fatto un inaspettato “free shopping”, svuotando completamente il cassonetto.
Devo constatare con soddisfazione che l’assessore, dopo questo evento, ha lanciato una campagna “proteggiamo i libri” con indicazioni precise su dove portare i volumi di chi vuole disfarsi di opere ancora in buone condizioni. Con una sensibilità inconsueta per un politico, l’assessore in questione ha dichiarato: “Gettare un libro significa gettare un pezzo di storia delle persone che lo hanno letto o scritto”.
In fondo non tutti i politici sono ladri e deficienti.
Ebbene, ieri pomeriggio, mentre gettavo la mia bella busta di carta nel bidone della raccolta differenziata del mio condominio, ho intravisto sul fondo, tra un mare di cartacce, due libri nuovissimi.
Come un vero barbone, mi sono infilato nel cassonetto e li ho recuperati, salvandoli dal macero e non nascondo che mi sono sentito come qualcuno che avesse salvato qualcosa di prezioso.
Uno era “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe e l’altro, in inglese, “The magic city” di E. Nesbit.
Il primo è arcinoto ma non l’ho mai letto e quindi ho voluto pensare che l’Universo me lo abbia portato perchè lo facessi.
L’altro non lo conosco ma è bellissimo ed aveva il segnalibro su una pagina dove si parla di leoni con dei fiori secchi tra quelle pagine.
Io sono del leone e sono fissato con tutto ciò che lo rappresenta, casa mia è piena di immagini e peluche di leoni, ne ho uno tatuato e se potessi tenere un leone a casa lo farei, ed anche questo mi è sembrato un segnale.
Ora non mi resta che leggerli…

Altri misteri dell’Universo

Bentornati nell’angolo delle scienze misteriose, in quella parte di universo che ancora ci manca, noi poveri illusi che crediamo di aver compreso tutto, anche come va la vita e soprattutto cosa essa sia.
Ci ha mai sfiorato il pensiero che stiamo giocando ad un gioco di cui non conosciamo assolutamente le regole? Tutto ciò che sappiamo è che siamo tutti seduti a quel tavolo di gioco e facciamo mosse insulse. Pensate a cosa succederebbe ad un giocatore di poker che si sedesse ad un tavolo senza conoscere le regole. In ballo c’è una posta importante ma noi non sappiamo giocare ed improvvisiamo, facendo le mosse sulla base di quello che crediamo di aver capito. Se la maggior parte dell’umanità sta perdendo la sua partita vuol dire che non ci ha capito molto.
E’ innegabile che noi viviamo la nostra vita in base alla materia che ci circonda, che possiamo toccare, in altre parole in base a quella che definiamo “realtà”.
Se poi andiamo ad approfondire gli elementi di cui questa realtà è costituita ecco che iniziano a venir fuori cose assurde a cui è difficile credere, ma a nessuno sembra importare molto perchè è quasi impossibile comprendere.
Sapevate che gli atomi di cui è costituita quella “realtà” sono fatti al 99,99% di vuoto? Sapete che se togliessimo tutto quello spazio vuoto tra il nucleo e gli elettroni che ruotano intorno, tutti i 7 miliardi di abitanti sulla terra avrebbero le dimensioni di una palla da tennis?
E questa sarebbe la realtà, la materia che conosciamo o crediamo di conoscere? Ma c’è di più e qui la cosa si complica un pò.
Quella materia “solida”, quella “realtà” con cui abbiamo a che fare rappresenta meno del 4% dell’universo, il restante 96% non sappiamo cosa sia. E’ la somma di energia oscura più materia oscura, laddove il termine “oscuro” sta a significare che è totalmente invisibile ma c’è, solo che non sappiamo come è fatta, a che serve e quali sono le sue interazioni sulla nostra misera parte di materia “reale”.
Pare che sia ovunque, ci circonda, e forse, come affermano alcuni scienziati come Lisa Randall, costituisce una realtà parallela dove agiscono altri tipi di forze fondamentali diverse da quelle che conosciamo e che non possiamo percepire con i mezzi attualmente a nostra disposizione. Vi sembrerò matto ma queste cose davvero mi affascinano e mi sconvolgono, non riesco ad ignorarle perchè riguardano ciò di cui siamo fatti.
Lungi dall’aver trattato l’argomento, il fine ultimo di questi concetti è sempre lo stesso: stimolare riflessioni o curiosità, porsi domande, laddove l’unica cosa più enorme della materia oscura è la nostra misera, immensa ignoranza.

Blog e libri

Amo il blog e cerco di seguire tutti quelli che offrono validi stimoli di pensiero…e sono tanti. Riflettevo su certi comuni denominatori di tutti. Naturalmente il primo e più ovvio è la scrittura. Se non ami scrivere non apri un blog, e non importa cosa tu abbia da dire o raccontare, la scrittura è un’azione catartica ed è giusto che si comunichi agli altri ciò di cui si ha voglia di parlare, non importa se è un argomento in cui si è esperti o di cui magari si è studiato, se sono cose strettamente personali o semplici storielle umoristiche, l’importante è comunicare e cercare riscontri o anche critiche, perché sono convinto che se si ricevono solo lapidari elogi c’è anche qualcosa che non funziona a dovere…
L’altro denominatore comune è la lettura. Guarda caso, ogni blogger ama leggere. Poi ci sono varie sfumature di questo amore, molte più di cinquanta. C’è chi vi si rifugia nei momenti tristi o di noia, chi vi investe il patrimonio più prezioso che ha, il suo tempo libero, chi lo fa per sete di conoscenza, per apprendere da un corso di lezioni che, unico nel suo genere, ti consente di avere a disposizione professori che magari sono morti da millenni, chi invece sceglie il mezzo più economico per farsi un viaggio in posti che neanche esistono sulle mappe. Ci sono anche quelli letteralmente “addicted”, nella cui categoria mi ci metto anche io, quelli cioè che se non hanno un “libro in corso”, se non ne leggono almeno una pagina al giorno iniziano ad avere crisi di astinenza, respiro corto, incubi ed alterazioni dell’umore. Ebbene si, la scienza ha dimostrato che tutte le sostanze stupefacenti agiscono su recettori cerebrali…perché non potrebbe essere lo stesso anche per la lettura il cui luogo sovrano è proprio la mente?
Conosco molti di voi che sono andati oltre questo amore, che è stato così forte da aver voluto partorire un figlio da questa grande passione, ed hanno creato almeno un libro tutto loro…Norma, Laura, Paola, Nadia e ce ne sono molti altri che magari in questo momento mi sfuggono. Quando entra tanta passione da qualche parte deve anche fuoriuscire e loro ce l’hanno fatta. Sono convinto (e so) che molti altri ci stanno lavorando, con in mente mille idee, come fece Michelangelo quando scolpì il suo celeberrimo David, affermando che lui non aveva fatto granché perché l’opera era già nel blocco di marmo, lui aveva soltanto tolto il superfluo…così mi auguro che quelle opere che già esistono in tante menti già formate, vengano alla luce eliminando soltanto ombre, pensieri e preoccupazioni della nostra vita quotidiana.

Tecnochiesa

Ormai è noto a tutti che la Chiesa sta perdendo colpi ed è in caduta libera. Quando regnava l’ignoranza ed internet era soltanto un’utopia, i preti potevano raccontare tutte le balle che volevano e venivano creduti e temuti perché ti vendevano la cazzata che potevano decidere loro se mandarti all’inferno o in paradiso.
Oggi, con l’avvento delle nuove tecnologie e con la diffusione di una cultura sempre più accessibile a tutti, quelle baggianate non reggono più, ed ecco che disperatamente cercano di adeguarsi ai tempi con trovate che, secondo il mio modesto parere, hanno del ridicolo.
Iniziamo con la “direct line” col paradiso, una linea telefonica dedicata ai peccatori. Tutti i propri segreti confessati via telefono ad un discreto operatore.
Cosi’ una calda e confortevole voce accoglie il peccatore:
“Buongiorno e benvenuti al Filo del Signore, questo servizio vi permette di riconoscere i vostri peccati davanti a Dio e ai fratelli, se volete, e preparare il vostro cuore a ricevere la grazia divina… Per confessarvi premete 2”.
Non sto parlando di uno scherzo o di una provocazione, ma di una linea telefonica dedicata alla confessione aperta in Francia da una società specializzata.
L’iniziativa, comunque non avallata dalla Chiesa ufficiale (ma neanche condannata), propone ai cattolici di confessarsi senza dover necessariamente ricorrere ad un confessionale, al quale pero’, avverte il disclaimer nel sito, non si sostituisce, avvisando che in ogni caso, si tratta di una confessione non sacramentale: non si e’ in presenza di un sacerdote e l’assoluzione, naturalmente, non può essere data. Questo servizio e’ essenzialmente solo un aiuto alla preghiera.
Preghiera il cui costo varia a seconda se si accede al servizio piu’ economico (0,15 centesimi di euro al minuto) o a quello più costoso (0,34 centesimi al minuto); in ogni caso il 40% dell’incasso, e’ scritto nel sito, verra’ devoluto ad una non specificata organizzazione umanitaria. Ma dai…
Composto il numero, la calda e confortevole voce citata in precedenza avvisa gli utenti che per i peccati “gravi e mortali” e’ necessario confidarsi con un sacerdote vero (ergo, loro sono taroccati), perchè è l’unico che può aiutare e concedere loro il sacramento della riconciliazione.
I peccatori, premendo il tasto 1 potranno ricevere consigli utili per la loro fede, premendo il tasto 2 potranno confessarsi e premendo il tasto 3 potranno ascoltare i consigli registrati dagli altri utenti. Poiche’ ognuno e’ libero di fare la sua confessione pubblica registrando la sua dichiarazione dopo essersi pentito, il servizio garantisce a coloro che rifiutano, che le loro parole non verranno registrate o conservate.
Ma non è finita… sullo store di Apple, alla modica cifra di 2,29 Euro troverete (provare per credere), l’app Confession, che guida il peccatore verso il confessionale più vicino.
Insomma si possono raccogliere e leggere le brochure con orari e indirizzi delle funzioni religiose, ricevere in real time le notizie condivise dalla comunità, prenotare la confessione.
Insomma, le vie del Signore sono infinite, ma anche le cazzate della chiesa sembra non abbiano mai fine…

Inferno call center

“Plonto? Buongiolno signole, lei conosce il tlading? Vuole laddoppiale i suoi guadagni in modo facile e sicùlo?”
Si…culo…ma il culo è il nostro e loro lo usano come bersaglio per freccette (per non dire altro di più volgare).
Non ce l’ho con quei giovani poveracci che ti chiamano sul cellulare a qualsiasi ora del giorno, anche loro sono vittime di un sistema sbagliato, sono i nuovi schiavi che, per uno stipendio da fame, collezionano in breve tempo più bestemmie e vaffanculo di un arbitro che non concede un rigore netto alla squadra di casa.
Sei in riunione? Sei seduto sulla tazza del cesso? Stai facendo sesso? Stai dormendo sul divano per un pisolino? Ecco che il demoniaco cellulare vibra e ronza con la fatidica scritta sul display: “sconosciuto”.
Oddio, chi sarà? La Digos?, il Pronto Soccorso? Mia suocera dal Canada? No, è lui o lei, nove volte su dieci con improbabile accento straniero che vuole convincerti ad investire sul trading (ma che cazzo è?), a cambiare compagnia telefonica, della luce, del gas o venderti olio e vini a prezzi imbattibili.
Davvero non so quanti hanno la pazienza ed il garbo di declinare gentilmente l’offerta (non prendo nemmeno in considerazione l’ipotesi che ci sia qualche matto che gli dia retta), perché costoro hanno anche la rara capacità di beccarti quando sei incazzato nero (al giorno d’oggi quasi sempre). Allora immagino il callo che avranno fatto a “vaffanculo” e bestemmioni in dialetti vari, una vera palestra di vita direi.
Personalmente adotto la tecnica della “linea caduta”, la quale mi evita fegato marcio e rimorsi. Appena mi accorgo che sono “loro” ho elaborato un verso gutturo-labiale che ha richiesto settimane di allenamento che mi consente di imitare l’interferenza sulla linea, tipo “grrrfffrrrrrrccccrrrrr” e dopo un secondo schiaccio il tasto di fine chiamata. Rapido ed indolore.
Comunque, visto che ormai è diventato uno stalking, con più chiamate nell’arco di una giornata, ho cercato di informarmi come fare a farli smettere ed ho scoperto che esiste un’istituzione chiamata “Registro Pubblico delle Opposizioni” cui iscriversi, mettere il proprio numero di telefono e così si dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) evitare di ricevere chiamate pubblicitarie. A prescindere che l’home page è in inglese e non capisco perché, io ci ho provato ma mica ci sono riuscito…sia col numero di casa che con quello del cellulare non mi fa mai concludere l’iscrizione che non è neanche complicata…mistero.
Voi sapete che esiste questo registro? Ci siete riusciti ad iscrivervi? Se si, hanno davvero smesso?

Satori

Oggi ho preso uno spunto e fatto una promessa di dedicare questa riflessione a qualcuno che mi ha ispirato l’idea di questo post per cercare di descrivere qualcosa di indescrivibile, qualcosa che solo la millenaria filosofia orientale poteva intuire e che non ha un corrispondente termine nella nostra lingua. Sto parlando del “Satori”.
E’ un termine zen che si potrebbe grossolanamente tradurre con “risveglio improvviso”. E’ come varcare un cancello, ci si potrebbero impiegare anni per avvicinarsi ma potremmo non riuscire a varcarlo mai e vivere nell’inconsapevolezza come fa la maggior parte delle persone.
E’ un momento di risveglio, quel momento in cui ci sentiamo tutt’uno con ciò che stiamo facendo. Non esiste più l’osservato e l’osservatore perché questi termini finiscono per coincidere. Ed è incredibile come anche la fisica quantistica sia arrivata a questa conclusione: la realtà osservata non può essere distinta dall’osservatore.
Quante volte facciamo qualcosa mentre stiamo pensando ad altro? Forse sempre. Il satori è il momento creativo in cui siamo così presi da ciò che stiamo facendo che ci dimentichiamo di dormire, bere, mangiare, perché siamo tutt’uno con la nostra azione, è l’ispirazione di chi crea capolavori. Facile? Scontato? Non succede quasi mai! Non alla gente comune.
Per entrare nella mentalità aperta al satori, dovete semplicemente lasciarvi andare: sappiatelo e abbiate fiducia. Raccoglietevi nel silenzio o in ciò in cui siete impegnati e che vi appassiona e poi ascoltate la vostra mente. Sentirsi liberi dalla continua lotta interiore con la vita è un piacevole preliminare al satori.
Il satori è uno stato nel quale una persona si trova in armonia con la realtà esterna ed interna (interiore), uno stato nel quale la persona coglie pienamente la realtà ed è un’esperienza momentanea, infatti questa è la sua caratteristica fondamentale. Se non è improvvisa non è satori Vi è mai capitato di vivere attimi come questo?

Maschere

Il grande Osho diceva che noi non siamo la nostra personalità. Che questa è solo una maschera che portiamo, non è la nostra vera realtà, il nostro volto originale. Essa andrebbe quindi distrutta per scoprire la nostra individualità.
L’individualità quindi sarebbe la nostra vera essenza, mentre la personalità non è altro che quello che la società ha fatto di noi, o sta cercando di fare.
Oggi non si incentiva l’individualità, ma si forgiano personalità indirizzandole nella direzione voluta da chi ha deciso cosa è bene e cosa è male. Milioni di persone nel mondo conoscono solo la propria personalità senza rendersi conto che c’è qualcosa di molto più grande.
Sono diventati tutti attori, ipocriti, burattini nelle mani di preti, politici, genitori, insegnanti e si ritrovano a fare cose che non avrebbero mai desiderato fare e non fanno ciò che invece hanno sempre sognato di fare. E’ come fare la guerra a se stessi.
Ma la propria natura non può essere distrutta, quindi continuiamo ad avvelenarla. “La facciata di una casa non appartiene a chi ci abita, ma a chi la guarda”, recita un antico detto orientale.
Personalità deriva da “persona”, il nome della maschera teatrale che nell’antica Roma indicava l’attore della commedia. Il militare, il padre di famiglia, il mercante… tutti dovevano essere riconducibili ad una tipologia ben definita nella vita quotidiana. Insomma una maschera, e non si può indossare una maschera senza venirne alla fine pesantemente condizionati.
Possiamo quindi arrivare a concludere che il termine “persona” significa “maschera”.
Quindi siamo tutti persone e siamo tutti maschere. Se volete oltrepassare una maschera guardate l’unico spazio che quest’ultima non copre: gli occhi. Perchè le maschere hanno un grande limite, non possono coprire gli occhi.

Capelli blu

Anna si alzò molto felice in quella soleggiata mattina di settembre. Quel giorno doveva riprendere la scuola ma l’estate era ancora stabilmente in sella al cavallo della stagione in corso e nel fine settimana si poteva ancora andare al mare.
Il giorno precedente, insieme alla sua migliore amica Elena, avevano deciso di effettuare un pò di cambiamenti e si erano colorate i capelli di una tinta particolare, lei blu acceso ed Elena rosso fucsia. Un modo innocente ed adolescenziale di rompere le regole, di distinguersi ed affermare una individualità in via di formazione, un modo come un altro di sperimentare nuove vie in quello che era ancora l’inizio dell’esistenza.
Si vestì scegliendo l’abbigliamento che più si adattava alle sue forme ed al suo stato d’animo, con dei colori in tinta alla sua nuova capigliatura. Non vedeva l’ora di affermare la propria identità al cospetto dei suoi compagni di classe, in quello che sarebbe stato l’anno conclusivo della sua avventura alle scuole superiori.
Sua madre l’aveva accompagnata come sempre all’ingresso della scuola, dandole un bacio prima di recarsi al lavoro e salutandola con affetto: “Ciao fata turchina, mi raccomando fai la brava!”.
Anna si diresse, con passo spigliato ed un sorriso orgoglioso, verso l’ingresso della scuola, diretta dalle suore del cuore immacolatissimo issimo issimo, per iniziare l’ultimo anno della sua esperienza didattica da adolescente per poi cimentarsi nel Colosseo dei “grandi”, al suo primo gradino costituito dalla facoltà universitaria che avrebbe scelto. Il suo sogno era sempre stato quello di fare il medico, quindi aveva le idee chiare; dopo la scuola superiore si sarebbe iscritta a medicina. Era il modo migliore per aiutare le persone in difficoltà garantendosi una vita abbastanza agiata, almeno era quello che sperava per il suo futuro.
Una volta nell’atrio, mentre stava dirigendosi verso l’aula assegnata per quell’anno alla sua classe, una voce risuonò imperiosa alle sue spalle mettendole una mano sulla spalla: “Dove credi di andare conciata così?”
Anna si bloccò, spaventata dal tocco non certo gentile e dalla voce che lasciava trapelare un disgusto che la sua mente non riusciva a comprendere.
Quando si voltò, incrociò lo sguardo sconvolto ed irato della preside, suor Giacinta, che aveva posto le mani sui fianchi alla maniera del più spavaldo attore di film western anni 30. Una specie di John Wayne in velo e tonaca. Non riusciva a comprendere l’atteggiamento che la preside della scuola aveva assunto e per un attimo si guardò i vestiti nell’infondato timore di aver dimenticato di indossare qualcosa. Jeans, scarpe, maglietta…no c’era tutto, quindi cosa voleva quella suora da lei?
“Non vorrai entrare in classe con quei capelli” biascicò l’anziana suora con veemenza, lasciando partire sui vestiti di Anna qualche gocciolina di astiosa saliva.
“Ma…ma…signora preside…io…io…veramente…cosa c’è che non va”?
“Cosa c’è che non vaaaa? Tu chiedi persino cosa c’è che non vaaaa? Ma ti sei vista nello specchio stamattina? Credi che siamo ad una festa di carnevale invece che al primo giorno in una scuola rispettabile? Mi stai prendendo anche in giro?”
Anna realizzò che il “problema” di suor Giacinta erano i suoi capelli ma non riusciva a capire come mai un colore diverso potesse aver provocato una reazione simile. In fondo non c’erano donne che da more si facevano bionde o viceversa? O magari rosse o con i colpi di sole…dov’era il problema se lei aveva scelto il blu? Non le risultava che il blu fosse fuorilegge. In fondo anche l’abito della donna era di un blu acceso, quindi suor Giacinta poteva indossare un abito blu e a lei era vietato portare i capelli dello stesso colore? Che razza di regola era? E chi l’aveva decisa?
“Adesso tu, signorina, prendi la tua sacca e te ne ritorni a casa, perchè qui, in quelle condizioni indecenti, non ci puoi rimanere nè potrai mai rientrarci se non torni normale! Mi chiedo cosa avranno detto i tuoi genitori…oppure hanno approvato questo scempio? Che mondo! Che tempi! Non c’è proprio speranza per questa gioventù scellerata…troppo permissivismo…dovrebbero raddrizzarvi tutti…che vergogna!”
Anna faticava a capire le ragioni della suora e di tutto il suo livore nei suoi confronti. Per cosa poi? Per il colore dei capelli? Che significava “ritornare normale”? Lei si sentiva normalissima, e poi conosceva il regolamento della scuola, c’era scritto che bisognava avere un abbigliamento decoroso, ma che c’entravano i capelli con l’abbigliamento? I percorsi mentali della suora ed i suoi seguivano direzioni completamente diverse, ma lei aveva gli esami quell’anno, del resto non aveva nessuna intenzione di rasarsi a zero per far contenta la preside.
E poi…con i capelli rasati sarebbe stata “normale” o non l’avrebbero fatta entrare ugualmente? Pareva che ci fosse qualche strana regola che vietasse i capelli di un certo colore, ma non averli proprio? Quello si che sarebbe stato anormale. Forse se avesse messo su una parrucca coi capelli riccioluti e neri come un rasta o come Napo orso capo, alla suora sarebbero andati bene? Era un terno al lotto.
Chissà se c’era qualche regola sulle scarpe o i calzini uno diverso dall’altro, oppure sugli occhiali con una lente si ed una no, o ancora se si poteva accedere alla scuola con un sombrero in testa o con una carota nel naso. Cos’era normale per quella donna?
Anna aveva sempre preso bei voti, mai stata rimandata e in classe era benvoluta da tutti e adesso una normalità spuntata da chissà dove e decisa da chissà chi, ne aveva fatto una ragazza anormale. Che mondo! Che tempi! pensava Anna, vergognandosi subito dopo perchè si era messa sullo stesso piano della suora anche se da un’altra parte dell’universo.
Mentre la ragazzina veniva sospinta fuori dalla preside che continuava ad inveire contro di lei ed i suoi capelli blu, alzò gli occhi al cielo e vide Gesù che la osservava smagrito ed afflitto dal crocifisso in alto sulla parete di fronte. Le piacque pensare, solo per un attimo, che anche lui era mortificato per quello che stava succedendo e che la sua normalità non fosse quella della sua sedicente servitrice che adesso la stava cacciando fuori.
Perchè, e di questo era assolutamente certa, in Paradiso Lui l’avrebbe fatta entrare anche con i capelli blu.

Antimateria

Ormai avrete capito che la fisica mi appassiona, quindi vi “ammorbo” con un altro grande mistero con cui gli scienziati oggi non riescono a raccapezzarsi.
La mia passione per questa astrusa materia deriva dal fatto che le sue leggi, comprese solo in minima parte, ma quasi tutte ancora nascoste, abbiano una profonda influenza sulla nostra vita, sia biologica, sia, soprattutto spirituale, perché filosofia e religione si pongono domande (a cui non sanno minimamente rispondere), ma quelle risposte devono esserci da qualche parte perché sono convinto che se sei in grado di pensare una domanda, da qualche parte deve esserci la risposta corrispondente, altrimenti la domanda neanche si porrebbe.
Ebbene, io credo che quelle risposte siano nelle leggi fisiche, in tutti quei misteri che la nostra limitata mente non riesce a spiegare.
Uno di questi è legato alla comprovata esistenza del fenomeno dell’antimateria.
Cerco di spiegare brevemente di che si tratta. Tutto il mondo che conosciamo e di cui facciamo parte, compresi i nostri corpi, è fatto di materia, cioè di atomi che hanno particelle con una determinata carica elettrica: positiva i protoni, negativa gli elettroni (i neutroni non contano, perché come dice il loro stesso nome, sono “neutri”, cioè non hanno carica elettrica).
Ma esistono particelle “opposte” che hanno carica elettrica contraria, quindi elettroni con carica positiva (positroni) e protoni con carica negativa (antiprotoni). Lo sappiamo perché usiamo queste particelle quotidianamente in alcuni ambiti, specie quello medico, laddove esiste un esame diagnostico che si chiama PET, cioè tomografia ad emissione di positroni che è importantissima per la diagnosi di molte malattie.
Creare antimateria stabilmente però è difficilissimo, se non quasi impossibile, perché quando una particella di una certa carica viene in contatto con quella di carica opposta si “annichila”, cioè si distruggono a vicenda liberando una quantità enorme di energia. Ricordate il film (o il libro) “Angeli e demoni” di Dan Brown? Si parla di un ordigno esplosivo (ipotetico) a base di antimateria che, con una quantità infinitesimale di questa sostanza, sarebbe in grado di distruggere un’area vastissima.
L’antimateria è una realtà ma è l’esatto opposto alla nostra.
Dopo il Big Bang e la nascita dell’Universo si sarebbe prodotta una quantità uguale di materia e di antimateria che, per la legge suddetta, avrebbe dovuto distruggersi ed annullarsi.
Così non è stato, e, per qualche misteriosa ragione, la materia, così come la conosciamo, ha avuto il sopravvento, per cui il mondo conosciuto è fatto solo di materia, mentre l’antimateria è scomparsa dalla scena. Almeno dalla scena che conosciamo.
E se così non fosse? Se l’antimateria fosse ancora presente da qualche altra parte nell’Universo?
Alcuni scienziati affermano che, da qualche parte nell’Universo infinito, l’antimateria abbia sviluppato una realtà uguale ed opposta alla nostra, di modo che esisterebbe un pianeta Terra (antiterra) con una realtà speculare, per cui potrebbe esserci qui un “me” di materia ed un “me”, da qualche altra parte, di antimateria. Se ci incontrassimo ci distruggeremmo a vicenda. Ma, in fondo, non è quello che molti di noi fanno già in questa realtà, cioè distruggersi?
Il tutto si intreccia con la teoria degli universi paralleli, ma mi fermo qui per non incasinare troppo le cose e diventare noioso…

Ayahuasca

Questo è il seguito al mio precedente post sulla ghiandola pineale e sulla sostanza da essa prodotta, la DMT, visto che molti si sono incuriositi.
La Dimetiltriptamina, ribattezzata dal ricercatore americano Rick Strassman, “la molecola dello spirito”, è quindi già prodotta dal nostro cervello e viene secreta in grandi quantità al momento della nascita, della morte e durante il sonno.
Ma noi produciamo anche un enzima che si chiama Mono Amino Ossidasi (MAO) che disattiva la DMT prodotta e quindi ci impedisce di sperimentarne gli effetti. E’ come se avessimo uno strano blocco fisiologico naturale.
Ebbene, sin da 2.500 anni fa, le popolazioni indigene del Sudamerica hanno individuato due piante nella foresta amazzonica, la liana di ayahuasca (Banisteriopsis Caapi) e la foglia di Chakruna (Psychotria viridis). La seconda contiene il principio attivo della DMT, la prima, che è l’ingrediente più importante, disattiva l’enzima MAO e quindi lascia che la DMT dispieghi in pieno i suoi effetti che altrimenti sarebbero bloccati, evento che, come ho già detto, avviene quotidianamente, in dosi diverse, nel nostro corpo durante la notte, visto che la DMT è prodotta dalla nostra ghiandola pineale.
La prima questione strana è come abbiano fatto gli antichi indios dell’Amazzonia a scoprire, tra centinaia di migliaia di di specie vegetali della giungla, l’esatta combinazione di due piante in grado di produrre gli effetti dell’ayahuasca! Questo, ad oggi, resta un mistero.
L’assunzione di questo preparato non è cosa da poco, va fatta sotto la supervisione di un Ayahuasquero esperto perchè non è come fumare una canna. Possono succedere cose incredibili per cui è una cerimonia di gruppo che va effettuata con un esperto “guardiano”.
Ognuno ha esperienze differenti con questa sostanza, del resto chi ha letto i libri di Carlos Castaneda sa che gli antichi sciamani erano in possesso di tecniche di viaggi mentali, con altre sostanze simili, come il peyote e la mescalina, che nessuno ha mai compreso.
Sta di fatto che per alcuni l’esperienza è al livello di guarigione fisica, per altri ha a che fare con la sfera emozionale. In ogni caso pare che sia un’esperienza che lascia un segno profondo in chi l’ha fatta. Si aprirebbero le porte della percezione e ci sarebbe un processo di “purificazione”, effetto descritto anche dal grande scrittore Aldous Huxley.
L’ayahuasca non ha proprietà curative riconosciute ma l’effetto che dispiega attraverso i meccanismi cerebrali ha indotto profondi cambiamenti in tutti coloro che l’hanno sperimentata.
Un aspetto molto importante di tutto ciò è il fatto che l’ayahuasca è perfettamente legale. Certo non troverete questo antichissimo preparato sugli scaffali del supermercato e neanche in giro da canali più loschi ma, persino in Italia, Paese notoriamente repressivo in fatto di stupefacenti, non si è potuto fare a meno di riconoscere che si tratta di sostanza naturale non vietata dalla legge. La DMT è considerata illecita, infatti è presente nell’elenco legislativo delle “droghe” proibite, l’ayahuasca no. Dal momento che la DMT è prodotta dal nostro cervello naturalmente, tutti sappiano che nascondiamo in testa un pericoloso spacciatore.
Sugli effetti è difficile descriverli, se date un’occhiata in rete potrete trovare le esperienze più disparate e particolari, nessuna uguale all’altra, ma tutte segnate da un mutamento profondo delle persone che l’hanno assunta.
Esiste un libro interamente dedicato a questa sostanza, opera di un giornalista americano, considerato uno dei più grandi esperti (occidentali) di ayahuasca al mondo, la cui immagine di copertina è in cima a questo post… se cercate un libro interessante da leggere per la prossima estate, ve lo consiglio.