la verità la bugia

Elogio della menzogna

Mi chiedete chi sono? Sapete che se dovessi rispondere conformemente al mio carattere dovrei mentirvi, ma stavolta voglio fare un’eccezione e raccontarvi la verità su ciò che effettivamente sono.
Sono colei che regge il mondo, che fa in modo che ancora le vecchie istituzioni si reggano in piedi, che le famiglie stiano ancora insieme, che le amicizie non vengano gettate quasi tutte nel cesso, insomma che ci si possa ancora guardare in faccia l’uno con l’altro.
Senza di me crollerebbe tutto il sistema. Immaginate un sistema in cui i politici dicano sempre la verità, un mondo in cui mogli e mariti non si raccontassero mai bugie, un ambiente in cui si sia costretti a dire tutto ciò che ci passa per la testa, ve lo immaginate?
Ci sarebbero ovunque guerre, rivolte, divorzi, solitudine ed odio. Non siete pronti per un mondo governato da mia sorella la verità. Lei si accontenta della passerella che tutti voi le concedete, è sempre sotto i riflettori lei, e si bea di questo suo ruolo che le avete concesso, ma sapete che anch’esso è falso come tutto il mondo che vi siete costruiti. Lo fate per comodità e per il bene comune, le concedete un posto in prima fila per ingannarla e cercare di farle credere che è lei la primadonna, ma dentro di voi sapete bene che la vera star sono io, che senza di me non avreste nemmeno un futuro. Lei, senza di me, neppure esisterebbe.
Siete tutti bugiardi, iniziate a mentire da neonati, iniziate con le bugie innocenti quando strillate per un pò di fame e finite per raccontare frottole pietose per cercare di ottenere ciò che credete vi dia la felicità.
Mentite ogni giorno, ogni ora, da svegli ed anche nel sonno, per voi è il miglior modo di difendervi ed in questo modo vivete.
Vi nascondete dietro il fatto che mentire è necessario, e più mentite più apparite brillanti ed ispirate fiducia. Avete imparato a farlo con arte e quell’arte ve l’ho donata io.
Mentire è nella vostra natura, è scritto nel vostro DNA. Io sono nata con voi, quando avete avuto la prima necessità di procurarvi del cibo o un partner. Vi ho donato un cervello più sviluppato proprio per avere la capacità di ingannare il prossimo e per avere il sopravvento l’uno sull’altro. Io sono colei che ha diviso il mondo. Pensate che prima riuscite a dire menzogne e più siete considerati intelligenti quando siete bambini. Più siete sinceri e più venite considerati stupidi. So che vi piaccio.
Ma la mia più grande e somma opera d’arte è quando vi ho insegnato a mentire a voi stessi, e qui siete sprofondati in un baratro senza fine, al punto che non riuscite più a distinguere neanche per voi la verità dalla bugia. Certo vi state facendo del male, ma io non posso morire svelandovi il segreto. sarebbe la mia ed anche la vostra fine.
In fondo io sono neutra, nè cattiva nè buona, è l’uso che voi ne fate che può essere deprecabile e voi avete esagerato, come sempre.
Mi avete dedicato trattati e favole da leggere ai vostri bambini, quella del burattino con il naso lungo mi ha molto divertito, la trovata del cavallo di Troia è stata un capolavoro ma è solo l’ennesima dimostrazione che io sono la forza, il mezzo senza il quale nessuno può avere la meglio sull’altro.
Ma volete sapere qual’è l’apoteosi del mio lento e corrosivo lavoro? Che coloro che fra di voi sono i paladini della verità sono i miei più fedeli sudditi. Mi hanno dedicato addirittura molte religioni e ne hanno fatto una bandiera di verità quando dovrebbero confessare che sono i vessilli della più grande delle menzogne.
Devo confessare che mi ero posta dei limiti per concedervi una vita più comoda ma voi li avete superati e mi avete concesso molto di più di quanto sperassi, su questo mi avete battuto.
Persino ciò che voi chiamate amore senza di me non potrebbe sopravvivere.
Non dimenticate mai che anche la sincerità, a volte, può essere una forma di bugia.
Adesso vado, ma forse non sto dicendo la verità…

adolescenza

Ricordi

Quanta tenerezza suscitano certi ricordi…
Adesso che la vita mi ha un pò indurito ed ha cambiato le priorità delle mie attenzioni, mi vengono in mente gli amori adolescenziali, quelle ragazze che credevo potessero cambiare la mia vita tutte le volte che le conoscevo.
Non contava l’esperienza, ogni volta era come giocare una schedina, eri convinto che potesse essere quella vincente e, fino a quando non verificavi, fantasticavi come avrebbe potuto essere la tua esistenza con quel piccolo, potenziale tesoro.
Quante promesse mai mantenute, quanti occhi che sono diventati gli occhi di qualcun altro ma che in quel momento erano lo specchio della tua anima, quanti gesti e parole stupide che in quegli attimi erano le cose più romantiche ed importanti del mondo…
Per qualcuna avrei sfidato il mondo intero, senza sapere che esso comunque mi aspettava al varco, con o senza di lei…adesso so che era senza.

Hillman

Daimon

Riunire le teorie medico-scientifiche con gli antichi miti non è mai stata cosa facile, senza correre il rischio di apparire dei pazzi visionari da relegare ai confini della società che avvalora ed appoggia le comode abitudini consolidate che tanto piacciono alle masse (e soprattutto ai loro manipolatori). Ho appena terminato di leggere il libro di uno psicologo americano che è riuscito in questa impresa in modo magistrale, esponendo una teoria eccezionale che ritengo abbia un fondamento di verità innegabile. Lui si chiama James Hillman ed il libro è “Il codice dell’anima”. La sua teoria prende le mosse dal mito di Er di Platone in cui si afferma che in ognuno di noi esiste una “vocazione”, cioè quel qualcosa che ci rende unici ed irripetibili e che destina ogni nostra scelta. Se lo assecondiamo, la nostra vita potrà essere meravigliosa e ricca di soddisfazioni, in caso contrario, sarà un inferno. Non possiamo inimicarci il nostro Daimon, lui non ama essere trascurato e non è di questo mondo. E’ il nostro “destino”.
Siamo ciò che abbiamo scelto di essere e dobbiamo decifrare il codice della nostra anima se vogliamo vivere una vita felice e trovare il nostro posto nel mondo.
Er, morto in battaglia e risuscitato dopo dodici giorni, racconta agli uomini il destino che li attende dopo la morte, sottolineando come non sarà il dèmone a scegliere le anime, ma le anime a scegliere il dèmone, per cui la responsabilità etica non è del dio, bensì degli stessi uomini che hanno liberamente scelto tra i vari paradigmi o modelli di vita loro proposti nell’aldilà.
Il nostro modello di vita è da sempre scritto nella nostra anima, bisogna assecondare con coraggio quella che risulta essere la nostra vocazione perchè non è stato il Daimon a scegliere noi, bensì noi a scegliere lui e quanto più lo onoreremo, tanto più saremo in connessione con la parte più profonda e vera di noi stessi. La responsabilità è quindi solo nostra, non diamo la colpa a Dio o a nessun altro.
Nella maggioranza dei casi perdiamo di vista il nostro Daimon, non lo assecondiamo, lo trascuriamo per seguire i modelli che la società ci impone e lui, che non può essere ignorato perchè parte ineludibile di noi, tenta prepotentemente di riportarci sulla “nostra” via, mettendoci tutto contro e facendoci addirittura ammalare se non lo stiamo a sentire. Se ci vediamo solamente come un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali, vittime di un codice genetico, non solo avremo perso una preziosa occasione ma ci renderemo la vita un inferno perchè è stupido andare contro il nostro stesso destino, o chiamatelo Daimon, come più vi aggrada.

A flock of starlings fly over an agricultural field near the southern Israeli city of Netivot January 24, 2013. REUTERS/Amir Cohen (ISRAEL - Tags: ANIMALS ENVIRONMENT)

Riflessioni

Avete mai osservato l’incredibile coesione ed armonia del volo sincronizzato degli stormi di uccelli nel cielo? O quei banchi di pesci dove ogni singolo sembra coordinato alla perfezione con gli altri come se fossero tutti guidati da una singola mente? Sono costituiti da molte decine di migliaia di elementi ma assumono forme assolutamente armoniose, si aprono e poi si ricompattano in una danza vitale che noi uomini facciamo fatica a comprendere.
Sia pesci che uccelli non sono “guidati” dai segnali di un “capo-formazione”, sarebbe impossibile effettuare certi movimenti sincroni e continui su input di segnali acustici o visivi. Allora come si spiega?
E’ possibile che sia la manifestazione in natura di un fenomeno per ora verificato solo negli studi di fisica quantistica sull’infinitamente piccolo? Sto parlando dell’entanglement, qualcosa di cui siamo venuti a conoscenza nei laboratori ma che potrebbe essere uno dei pilastri delle leggi della natura.
Questo “intreccio” potrebbe avere manifestazioni palesi anche nel mondo macroscopico e soprattutto in quello psichico. Gli animali lo usano abitualmente, noi no.
Ci troviamo spesso di fronte ad un fenomeno che opera su vasta scala e che ci mostra palesemente in che mare di ignoranza abbiamo vagato per secoli ed in cui andiamo ancora alla deriva.
Ma è tutto normale se ci rendiamo conto di vivere in uno stadio di civilizzazione e di evoluzione di coscienza e conoscenza scientifica che si trova ancora in una fase molto arretrata. Non si può negare che si siano fatti grandi progressi tecnologici, siamo riusciti a gettare uno sguardo in zone inesplorate dell’universo infinito, abbiamo l’intero pianeta in una comunicazione simultanea in ogni momento, siamo arrivati a mettere piede su pianeti lontani (anche se considerare “lontana” una distanza nell’ambito del nostro sistema solare è come mettere un piede oltre la soglia di casa rispetto alle dimensioni dell’Universo), stiamo muovendo i primi passi nella manipolazione genetica, ma l’errore che si è fin qui compiuto è stato quello di concentrarci esclusivamente sul mondo della materia, ciò in cui viviamo e sopravviviamo. Abbiamo imparato a riempire smodatamente il nostro stomaco, cerchiamo piaceri impossibili nella nostra ingordigia di accumulazione del denaro, e siamo talmente presi dalla nostra forsennata ricerca del piacere e delle brame di potere che ci siamo completamente dimenticati della natura duale dell’universo: mente e materia, che interagiscono perennemente tra di loro, con una netta predominanza della prima sulla seconda. Forse crediamo di dominare la materia ma siamo dominati dalla mente e quindi siamo schiavi di qualcosa che la stessa mente potrebbe aver creato. L’entanglement quantistico, quella comunicazione biologica dei pesci e degli uccelli di cui ho detto prima, la telepatia, la telecinesi, e tutto ciò che coinvolge la psiche, lo abbiamo considerato una anomalia di cui non parlare, ma esiste ed è la dimostrazione di un regno metafisico che non riusciamo a comprendere e spiegare per cui lo neghiamo. Ma è fisica, non metafisica. E’ la parte sommersa di un iceberg che solo adesso stiamo iniziando ad intravedere e che ci porterà a scoperte inimmaginabili, un “risveglio” dopo un torpore durato migliaia di anni in uno stato di ibernazione che sembrava non finire mai.
Qualcosa di davvero grande governa la nostra realtà. Nei secoli gli uomini lo hanno chiamato “Dio”, in mille modi diversi, perchè tale realtà la sentiamo ma non la capiamo. Ma la strada è aperta ed abbiamo cominciato ad intravedere che possiamo unire quel “sentire” al “capire” certe dinamiche che fanno parte di una realtà vastissima che pervade l’universo intero.

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Cambiamente/o

Ho sempre visto con disappunto le abitudini, la routine quotidiana, quel ritmico ripetersi di comportamenti che forse hanno come solo fine quello di rassicurare se stessi e gli altri che nella vita esistono dei punti fermi, un campo delimitato in cui riuscire a trovare pace nei confronti del frenetico cambiamento che circonda tutti.

Il bello è che poi cerchiamo di rinchiudere in quel recinto anche le persone che ci sono più care, quasi per creare un mondo nel mondo, per chiudere la porta quando non vogliamo che il male e tutto quello che affrontiamo fuori, entri in quello spazio che ci affanniamo a difendere e puntellare per renderlo il più sicuro possibile.

nessuno però ci è mai riuscito se non per un breve lasso di tempo. Simili comportamenti sono contro natura. Scienza e religione hanno dimostrato che l’esistenza è un continuo cambiamento, una continua vibrazione e resistervi non ha molto senso. “Panta rei” diceva Eraclito qualche millennio fa e sembra che tutto lo confermi.

Perchè noi umani ci ostiniamo a cercare di fermare il tempo? Vorremmo non invecchiare, vorremmo non vedere i nostri figli crescere ed andare via, vorremmo sempre che coloro che amiamo restino accanto a noi, vorremmo non veder mai morire i nostri cari, vorremmo che certe situazioni durassero…già ma nemmeno i più potenti della terra ci sono mai riusciti.

Certe personalità illuminate, mi riferisco a Cristo, Buddha, ed altri non hanno neanche provato a farlo forse perchè sapevano che si trattava di cosa impossibile e se non ci sono riusciti loro vorremmo riuscirci noi, piccoli esseri insulsi?

Ciò che hanno cercato di insegnarci, infatti, è stato quello di lasciar andare, di accettare lo scorrere degli eventi, di non “reagire” al flusso infinito del divenire che governa tutto ed affidarci ad un disegno più grande di noi in cui bisogna solo credere.

Impara a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere…questa la diceva Yoda di Star Wars, ma è sempre la stessa cosa…

riccio

Ciccio il riccio

Una bella serata di primavera, in una radura, al bar della quercia caduta, gli animali del bosco stavano discutendo dell’organizzazione di un party per celebrare l’inizio della bella stagione con danze e balli in quel largo spazio nascosto nel bosco delle 7 querce.

Zazà la volpe si propose subito come organizzatrice dicendo che avrebbe pensato lei a tutto facendo pagare un certo prezzo per i biglietti di invito, ma tutti gli altri animali, visti i precedenti di creste e maneggi vari che Zazà aveva fatto in precedenza, presentandosi con bosko cola sgasata e pasticcini rubati al discount, decisero che ognuno avrebbe portato qualcosa e la festa sarebbe stata ad ingresso libero…così le dissero di portare solo l’uva.

Tino lo scoiattolo avrebbe fatto preparare alla sua dolce metà dolci di mandorle e ghiande, Gegè la marmotta avrebbe pensato alla frutta con more, mirtilli ed altri frutti di bosco, Mimmo il cervo e Nico il daino ad insalata e pinzimoni, mentre Mario l’orso e Alberto il lupo avrebbero pensato a salsicce e prosciutti. Le bevande sarebbero state appannaggio di Teodoro il castoro che aveva un laboratorio clandestino di whisky ed acquavite sotto la sua diga sul fiume, oltre ad una discreta scorta di casse di birra.

La sera prefissata, Albertino il tasso, nel giro chiamato “il puttaniere” perchè pagava le tasse, montò il suo impianto stereo con l’aiuto di un coro di cicale che lo avrebbero accompagnato dal vivo nell’occasione.

Sotto l’effetto dei drink di Teodoro ben presto la festa entrò nel vivo. Pasquale il cinghiale faceva a gara con Mario l’orso a chi ballava più goffamente, mentre Selene la talpa andava a sbattere continuamente contro tutti e continuava ad invitare a ballare alberelli e cespugli non riuscendo a scorgere la differenza con gli altri invitati.

Luciano l’alce si era messo in disparte, affranto dall’ennesima storia d’amore finita male con una daina dalle curve mozzafiato che però gli aveva piazzato un paio di corna esagerate…era un vizio di famiglia…

Quando Tonino il gufo, guardando il cielo, disse che secondo lui stava per piovere gli arrivò dritta sul becco una ghianda tiratagli da Mirna la lince che gli urlò di non fare il solito menagramo.

In un angolo della radura stava, con un’aria molto triste, Ciccio il riccio, il quale non riusciva ad inserirsi nel clima di divertimento come avrebbe voluto. Con i suoi aculei non gli si avvicinava nessuno, aveva già distrutto un numero considerevole di piatti e bicchieri di plastica ed inoltre aveva bucato quasi tutti i palloncini che erano stati messi per la festa, tanto che ad ogni mossa o passo di danza ne esplodeva uno e tutti dovevano correre a nascondersi pensando che ci fosse qualche cacciatore nei paraggi.

Aveva provato ad invitare una bella leprotta a ballare qualche lento ma dopo la prima puntura lei si era allontanata di corsa. Persino Selene la talpa aveva rifiutato di ballare con lui, per cui il povero Ciccio era lì a rimuginare su cosa fosse passato per la testa del creatore per avergli fatto un fisico simile.

Ad un certo punto notò, al buffet, una splendida riccia che stava mangiando i lamponi portati da Gegè la marmotta e siccome pareva avesse sbevazzato qualche cocktail della cambusa di Teodoro, si stava divertendo a lanciarli in aria cercando di prenderli al volo con la bocca. Naturalmente ne centrava uno su dieci e gli altri si andavano ad infilzare sui suoi aculei che erano per questo motivo diventati di un fantastico rosso.

Ciccio ne restò colpito e si avvicinò alla bella riccia, deciso a fare la sua conoscenza. Nell’avvicinarsi a lei graffiò Casimiro il ghiro che stava beatamente ronfando seduto su un tronco e che gli lanciò una serie di bestemmione che avrebbero fatto impallidire un ultrà dell’Atalanta oltre ad una salsiccia che gli si infilzò tra gli aculei delle parti basse. Dal momento che non aveva intenzione di presentarsi alla bella riccia con un look alla Riccio Siffredi con quella salsiccia posticcia, chiese ad Alberto lupo di togliergliela e quest’ultimo acconsentì, estirpandogli però anche l’aculeo nel quale si era infilzata divorandola in un boccone stile spiedino.

Libero dall’appendice posticcia, Ciccio si spruzzò un pò di eau de sottobosque…che portava sempre con sè e si avvicinò alla bella riccia che stava continuando a ricoprirsi di lamponi. Al lancio dell’ultimo in aria, le si avvicinò tanto che il frutto andò dritto nella bocca di Ciccio che lo masticò con gusto offrendo alla riccia uno sguardo languido e compiaciuto.

“Come ti chiami?” Le chiese.

“Rossella” rispose la riccia.

“Un nome che ti si addice molto, vuoi ballare?”

Con l’eleganza tipica del riccio, Ciccio la portò al centro della pista ed i loro aculei si intrecciarono dolcemente mentre partivano le note di “starway to heaven”…

Morale: anche se vivi una vita da solo, e ti sembra di essere fuori posto quando tutti intorno a te si divertono, ci sono momenti in cui è dolce anche stare sulle spine se c’è qualcuno con cui condividerlo…

 

 

Dio

Hai un momento, Dio?

Ciao Dio. Io non so pregare, nella mia vita l’ho sempre fatto poco e male. Ma vedo che intorno a me c’è chi prega uccidendo persone innocenti e allora mi chiedo come puoi consentire tutto questo.

Come posso credere, se a tutti è permesso di fare ciò che vogliono anche a scapito di altre vite?

Un modesto e laico scrittore a me caro una volta disse: “Non so se Dio esiste, ma se esiste non ci sta facendo una bella figura”. Ecco allora ti confesso che non capisco.

Per avere fede magari servirebbe almeno sapere il tuo nome anche se non è importante, sapere dove sei, anche se neanche questo importa ma ti vorrei fare una domanda: perchè?

Un senso almeno dovresti darcelo e sembra che tutto ciò non abbia senso. Ognuno di noi cerca un senso in tutto, ma se centinaia di anime vengono massacrate che senso può avere? Perdonami ma non lo capisco.

Forse non dobbiamo capirlo? Ma ci hai donato una mente che è arrivata a capire il concetto che ci sei, perchè non ci fai capire anche il perchè di tutto questo?

Siamo arrivati a meravigliarci della bellezza di un tramonto, perchè poi ci tocca inorridire al crepitare di un kalashnikov? Lo so che il tramonto lo hai fatto tu mentre il fucile lo abbiamo creato noi ma perchè una mente può creare un’opera d’arte ed un’altra uno strumento di morte? Perchè lo hai permesso? Noi non possiamo fermare un tramonto, spero che tu possa almeno fermare un mitra.

Credo che tu ci abbia dato un cuore perchè ci amassimo e non per odiarci l’un l’altro, ci hai dato delle mani non perchè ci sgozzassimo tra noi, facci credere almeno questo altrimenti diventa difficile, sai?

E’ già dura sopportare il peso di un’esistenza penosa e passeggera, le diversità dei nostri fragili corpi, dei nostri vestiti, delle nostre malattie e delusioni, del non capirsi per i nostri linguaggi diversi e limitati, i nostri ridicoli usi, le nostre leggi imperfette.

Se qualcuno ti venera con le mani giunte o con la fronte per terra che sia motivo per unirci, piuttosto che convincerci che uno è giusto e l’altro sbagliato, perchè questo dominio è solo su quel mucchio di fango sperduto che abbiamo qui e crediamo sia il centro di tutto.

Io non lo capisco ma ti chiedo di farcelo capire.

Caro Dio, se sei luce non possiamo scorgerti se ci precipiti nel buio, se lasci che pochi abbiano la meglio su tanti, se lasci che l’invocazione a te, O Dio, divisa in due parole, si riunisca in una sola, odio.

Ci hai dato tanta intelligenza ma poca memoria. Sappiamo fare cose meravigliose ma dimentichiamo il bene che ci è stato fatto mentre ricordiamo anche la più piccola offesa, che resta una ferita che mai si rimargina: Almeno rendici più stupidi ma con più memoria, perchè di guerre ne abbiamo fatte tante, abbiamo perso tutto, ma siamo ancora lì a difendere lo stupido nome di una nazione o di una religione che ci fanno credere “nostra” ma che non lo è affatto.

Adesso ti spetta l’ingrato compito di spiegare a tutti coloro che hanno perso tutto che è un tuo disegno…sai Dio, non vorrei essere nei tuoi panni.

Col pensiero a tutti quelli che ieri hanno perso la vita in modo assurdo. Prima di essere francesi, europei, occidentali erano uomini e donne come tutti quanti noi su questo misero pezzo di fango che chiamiamo Terra….

Pietro

I cancelli del cielo

La dottrina cattolica, a mezzo di tutti i suoi esponenti più autorevoli, ha sempre propugnato la teoria che, dopo la vita terrena, se un uomo avesse osservato, durante quest’ultima, i precetti del cristianesimo alla lettera, avrebbe varcato i cancelli del paradiso, ivi guadagnandosi la vita eterna. In caso contrario, sarebbe marcito all’inferno.

Ora, siccome le chiavi del cancello sono affidate a San Pietro, lo stesso venne messo a capo del corpo di guardia in uniforme bianca a smistare i nuovi arrivi. Lui era l’unico residente in loco, in quanto gli altri due, uno addetto alla sbarra, l’altro di vedetta, erano due precari presi a tempo determinato dalle liste di collocamento del purgatorio.

Si iniziò quel giorno, al mattino, con l’arrivo di un pullman di bambini passati a miglior vita senza essere stati battezzati e qui il buon Pietro, romanaccio buontempone, va subito in crisi: “aho, basta a fà caciara, nun ve posso fare entrà, disse al più grandicello che sembrava il capo comitiva. “Qua le regole sò precise e poi rischio che me sfasciate tutto. Eh o’ sò che siete anime innocenti ma qua dobbiamo rispettà le regole altrimenti nun ce se capisce più gniente. Su su, annate a smaltì er peccato originale ner limbo, saranno una decina di anni luce…dopo Sirio, prendete la seconda stella a destra”… e i bimbi mestamente se ne vanno.

Ma ecco che arrivano due tizi vestiti con un sari bianco, quello davanti è magro, calvo ed ha degli occhialini di metallo cerchiati. Quando arrivano al gabbiotto dice a Pietro: “Siamo indù” E Pietro sghignazzando: “Eh o vedo che siete indù, so contare… Ma tu chi sei?”

“Sono il mahatma Ghandi, l’apostolo della non violenza”.

“Ah, apostolo? Però all’ultima cena der fijo der capo mica t’ho visto sa? Ma te sei battezzato?”

“Cos’è il battesimo?”

“Ok a Ghà stai a fa o spiritoso? Nun te posso fa passà a te e l’amico tuo…ho già mannato ar limbo un pulman de pischelli, figurate se faccio passà a voi”…nnnamo va…”

Subito dopo arrivano altri due anziani con capelli bianchi in tunica che camminano con aria solenne. Giunti al cancello, Pietro li ferma e chiede chi siano secondo procedura.

“Siamo Socrate e Platone, ci hanno dato questo indirizzo dove avremmo trovato tutte le risposte ai nostri interrogativi”

“Questo è er paradiso dei cattolici, ah belli…siete battezzati?”

“Cattolici? E che roba é? Una squadra nuova? Mai sentiti nominare… ai nostri tempi non esistevano”

“Annamo bene… allora ve ne dovete annà…qua, se non siete soci, nun se – pò – entràààà… ma che ve pensate che stamo a pettinà i cherubini qua?”

E così mestamente anche i due filosofi tornano indietro.

Ed ecco che si avvicina un uomo in armatura e veste crociata.

“Ahhhh” fa Pietro, “finalmente un socio. Come te chiami?”

“Sono Goffredo di Buglione, capitano della prima crociata contro gli infedeli musulmani e ne uccisi a migliaia!”

“Uccisi? Tu hai ucciso? Allora a morè nun te posso accettà… er comannamento dice non uccidere, quindi aria… anvedi questo, uccide migliaia de persone e c’ha pure la faccia de presentasse qua!” E si allontanò fischiettando “Un capitanoooo c’è solo un capitanoooo” chiaramente inneggiando ai colori giallorossi ed a Francesco Totti per il quale i tempi non erano ancora maturi.

Ma ecco che si avvicinano due uomini, di cui uno un pò sovrappeso avvolto in un alone di luce con una fiamma che gli ardeva in testa… “Salve Pietro, sono Siddharta Gautama, il Buddha, il risvegliato e colui che mi sta accanto è il saggio Confucio”.

” Con…chi? O’ vedo che sei sveglio, ma siete anche battezzati?”

I due restano un attimo interdetti non comprendendo di cosa stesse parlando, per cui cercano di spiegargli le filosofie del Tao e dell’ottuplice sentiero ma Pietro, che a sua volta non capisce, non vuole sentire ragioni e li liquida: “Io l’ottuplice sentiero o’ vedo quanno me spacco de vino…tacci tao… Annate a provà ar Purgatorio che là se entra a coppia… ma pensa te… che gente”.

Ecco quindi arrivare tutta una schiera di persone in abiti talari che, con passo spavaldo, stanno per entrare salutando Pietro ed ignorando il blocco. Il primo scavalca la sbarra e fa “Ciao Collega, come va?”

“Ahò ahòòòòòòò… Collega? Ma chi te conosce….. ndo nnate? Chi siete?”

“Ma come chi siamo? Siamo i Papi del passato e siamo i rappresentanti sulla terra del Capo Supremo”.

“Tu aspetta qua e voi nun ve movete!” Pietro resta un attimo interdetto quindi si reca nel gabbiotto e chiama Dio chiedendo lumi su cosa fare alla luce di quello che gli era stato detto. Dopo un pò riattacca il ricevitore e si rivolge a quel folto gruppo: “Er principale ha detto che nun ha mai nominato nessun rappresentante perchè ce mancherebbe che deleghi a qualcuno il da farsi sulla terra coi casini che state a fà, quindi aria! Sciò…smammare!”

Alla fine del turno Pietro raggiunge Dio nelle sale del paradiso sconsolatamente vuote, senza nemmeno un’anima che fosse una, mette su il solito DVD “Il paradiso può attendere” e gli fa:

“Capo, sò millenni che arrivano ai cancelli miliardi di anime e non facciamo entrà nessuno, nun sarà er caso de cambià un pò le regole?”

Verdetto_finale_trasmissione_televisiva

Ho ragione io…

Forse sono moltissime le persone che hanno una visione idealizzata di come il mondo dovrebbe essere. Questo dovrebbe andare così… tu dovresti essere…sarebbe meglio che…

Stiamo solo manifestando come le cose dovrebbero adattarsi al nostro modo di vedere perchè siamo convinti che il mondo giri meglio se si adattasse a come noi lo vogliamo o come ci aspettiamo che vada. Se non gira come diciamo noi, “nel modo giusto”, allora va tutto a rotoli.

Quante volte sentiamo dire che il mondo dovrebbe andare così o colì, e per quanto possa essere un’idea meravigliosa, bisognerebbe comprendere che, affinchè il mondo sia così o colì, gli idealisti dovrebbero “imporre” le loro credenze agli altri a costo di sottomettere tutti quelli che si rifiutano di uniformarsi alla loro immagine “perfetta” del mondo stesso.

Pensiamo, insomma, che l’unico modo per rendere migliore una persona e migliorare, di conseguenza, il mondo, sia convincere gli altri a vedere le cose a modo nostro.

Ma il mondo e le persone non si comportano mai come vorremmo e sprechiamo un mare di energie nel tentativo di convincerle a diventare qualcosa che non sono e non possono essere, invece di lasciarle libere.

L’attaccamento ad alcune credenze spesso diventa più importante del messaggio, sino a corrompere il rispetto e la libertà degli altri. E senza questi presupposti, anche se gli ideali sono giusti, la pace non sarà mai possibile.

Costringere qualcuno al cambiamento non cambierà mai nulla. Sulla terra vivono sette miliardi di persone e quindi ci sono sette miliardi di punti di vista diversi. Se ognuno pensasse che solo il proprio è quello giusto, avremmo sette miliardi di scontri.

Libertà di scelta non significa voler affermare la propria ragione a tutti i costi, ma apertura e rispetto. Voler bene a qualcuno significa anche e soprattutto rispettare le sue scelte senza porre condizioni, anche se pensiamo che siano sbagliate.

Se qualcuno non condivide le nostre idee non prendiamola come un fatto personale scendendo sullo scontro, ma impariamo ad ascoltare senza replicare. Ognuno deve pretendere ed offrire rispetto per le idee.

Quando parlo con mia madre, ad esempio, mi rendo conto che lei ha una impenetrabile fede nelle sue convinzioni religiose e che non esiste altra via oltre a quella che lei ritiene giusta, e se provo a parlarle di altri modelli mistici che potrebbero essere altrettanto apprezzabili ed orientati al bene non vuole sentir ragioni. La via è solo una, ed quella che lei ha scelto.

In fondo ha ragione, è la sua via, chi sono io per cercare di farle cambiare idea?

Il discorso potrebbe essere trasportato su tutti i piani della nostra esistenza, la politica, la religione, il tifo sportivo, la musica, l’arte e così all’infinito.

Se arriviamo a difendere con veemenza la nostra posizione o la nostra causa senza ascoltare il punto di vista altrui e senza dare potere alle loro parole, allora l’attaccamento prende il posto della consapevolezza.

In fondo la verità esiste indipendentemente dal fatto che ci crediamo o no, mentre una credenza esiste soltanto fin quando ci si crede. E molto spesso si tende a confondere la ricerca della verità con il tentativo di avere ragione…

matematica-amore

A te (amore futuro)

A te che verrai fuori dal nulla come un soffio di vento inatteso ed ogni tanto ti assenterai, lasciandomi solo e lontano ad asciugare pensieri che colano dagli angoli della bocca.

A te che entrerai da una porta che neanche sapevo esistesse, un varco chiuso, da cui tu farai entrare luci e suoni, la tua orchestra in punta di piedi che camminerà su pareti e soffitto suonando un motivo di strumenti antichi.

A te, che sento di conoscere ma che so di non conoscere fino a quando non mi conoscerai.

A te, che una tua risata sarà un grimaldello che apre ogni stanza della mia casa e che farà da colonna sonora ad ogni ora della mia giornata…

A te che sarai tanto orgoglio e pochissimo pregiudizio ma che saprai come giocarti le tue carte anche se non sai giocare d’azzardo, come ho fatto stupidamente io per una vita…

A te che non camminerai, ma rimbalzerai tra i muri del cuore con frasi spezzate e gioie intere, toccando e dipingendo punti che non erano mai stati visitati nè dipinti prima.

A te che correrai, correrai e non ti fermerai mai a te che trascinerai tutto nella tua scia senza voltarti indietro a guardare perchè oltre il tuo fianco non ti interesserà cosa ci sia.

A te che avrai la consapevolezza di essere ma la paura di avere, tappeto di piume che volteggiano nel vortice delle tue allegre corse e che non faranno mai in tempo a posarsi che subito torneranno a danzare di nuovo in aria al tuo passaggio, come in uno di quei souvenir per turisti che vendono nelle stazioni ferroviarie di tutto il mondo.

A te che sarai e che per me ci sarai e che non vorrò mai lasciare andare via, come facevo con i giocattoli che mi regalavano da bambino, che avevo paura di rompere ed accarezzavo felice.

A te che mi farai parlare di te come se ci fossi stata da sempre e che sto aspettando solo il momento in cui arriverai… non conosco il tuo nome ed il tuo viso, ma conosco la tua anima, unica e bianca che ha già tessuto un velo che forse non è stato mai completato.

A te che sarai la A del mattino e la Z della sera e non importa dove sei ora, perchè verrai, e da allora la vita sarà un calendario tutto in rosso fatto di feste e domeniche per mangiare, riposare e fare l’amore.

A te che mi darai il coraggio di volare, io che ne ho un pò paura e mi faccio scudo di quel camminare a testa alta ma coi piedi per terra. Io che mi sento piccolo davanti a chi sfoggia un paio di ali, perchè so che ne ho bisogno se voglio guardare il mondo da un’altra prospettiva.

A te che sei aquila e sola e non hai bisogno di sbattere quelle ali per galleggiare nel vento, basta tenerle aperte ed essere ciò che sei per farti portare dove vuoi, che è sempre lo stesso posto deciso dal vento, che forse è tuo amico. Ed il vento non è amico di tutti.

A te, che sarai un regalo a cui non si può fare un regalo, perchè sarebbe come avere il privilegio di essere invitati alla festa di un miliardario a cui è impossibile pensare a qualcosa da regalare perchè ha già tutto.

A te che dirigerai le parole come Topolino comanda le scope nel film “Fantasia”, le userai e poi le lascerai andare per toccare e fuggire, e non importa se gli altri non le capiscono, tu saprai quello che volevi dire e non avrai rimpianti.

A te che voli alto… mi insegnerai a volare con la pazienza di un’aquila, perchè quando spazi nell’azzurro del cielo e ti rendi conto che sai volare, la paura si trasforma in un sorriso.

A te che ora sai ma non sei ancora…. usa queste parole, infilale in una collana come perle oppure masticale e dimmi che sapore hanno, assaggiate dal futuro.

A te….

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Il popolo nascosto

Le genti del nord Europa sono sempre state considerate tra le più civili ed avanzate, ed in effetti chi ha avuto la possibilità di visitare quei Paesi, freddi ma naturalisticamente stupendi, non ha potuto fare a meno di notare come vi sia una gran differenza sociale rispetto ai popoli del sud dell’Europa.

Tra quei Paesi l’Islanda merita forse un discorso a parte. Pur facendo parte, geograficamente, di quel nord scandinavo, a causa della sua isolatezza si è sempre considerata una terra a se stante ed in effetti la caratteristica dei suoi paesaggi credo non abbia altri posti eguali al mondo.

I colori della terra, dell’acqua e del cielo in Islanda sono unici. Girando l’isola si fa fatica a non restare a bocca aperta per la bellezza e la pace dei paesaggi. E’ una natura che ti sovrasta e che allo stesso tempo ti sorride e ti protegge e viene da ringraziare chiunque abbia potuto compiere un simile capolavoro. Hai solo voglia di stare raccolto e lasciare che sia quel paesaggio a parlare con i suoi innumerevoli suoni e silenzi.

Ebbene, nella avanzatissima Islanda, dove tutto è all’avanguardia, nuovissimo e perfettamente efficiente, dove nessuna religione che possa chiamarsi tale ha attecchito, circa il 60% della popolazione crede nell’esistenza degli àlfar, gli Elfi, quelli che lassù vengono chiamati Huldufòlk, il popolo nascosto.

Nei giardini delle loro case potrete notare sempre tre casette di legno vicine l’una all’altra e sono lì appunto per loro, affinchè la loro vicinanza sia di aiuto e di buon auspicio.

Secondo la leggenda gli elfi sarebbero figli di Eva, madre di tutti gli uomini.

Un giorno Dio annunciò ad Eva che sarebbe andato a trovarla per conoscere tutti i suoi figli. Eva, come ogni madre, iniziò a lavare e preparare i figli per l’evento, ma, poiché erano tanti, non riuscì a fare il bagno a tre di loro. Per non mostrarli in disordine davanti a Dio, li nascose nell’armadio.

Durante la visita Dio chiese a Eva se quelli che sedevano nella stanza erano tutti i suoi figli e la donna confermò. Allora Dio che è onnisciente continuò: “ciò che è nascosto a Dio, sarà nascosto per sempre anche agli uomini!”. Eva corse disperata all’armadio, ma lo trovò vuoto.

Dio aveva reso invisibili i tre bimbi agli occhi degli uomini. Solo chi ha cuore puro può vederli. Gli uomini chiamarono queste creature invisibili appunto álfar, elfi.

Ma la cosa più particolare è quella che gli abitanti ci credono a tal punto da modificare opere e costruzioni pubbliche per non disturbare la vita del popolo nascosto.

Non è infrequente notare sulle strade delle inspiegabili deviazioni o restringimenti che sono dovute al fatto che si è voluto evitare di spostare le rocce abitate dagli elfi.

In Islanda esistono esperti governativi incaricati di verificare la presenza degli àlfar nei massi del territorio e vengono sempre interpellati allorquando si debba costruire qualcosa in luoghi “sospetti”.

Lo scorso anno è stata interrotta la costruzione di un’autostrada che avrebbe dovuto collegare la capitale Reykjavik alla penisola di Alftanes perchè avrebbe minacciato l’habitat del popolo nascosto. Il Governo ha quindi sospeso i lavori e rimesso la decisione alla Corte Suprema d’Islanda. Pensate ad una roba del genere qui in Italia…

Personalmente non escludo nulla ma, avendo avuto la fortuna di vedere quei posti, con quell’indiscutibile atmosfera magica che li caratterizza, non mi meraviglierei se il popolo nascosto esistesse davvero…

Ah…le foto (se si vedono) le ho scattate io…

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Feisbuc

Ogni tanto mi capita di fare riflessioni o scambiare opinioni su quello che è il social network del secolo, il salotto web dove non si può non esserci. Il luogo dove darsi appuntamento per una chiacchierata o condividere pensieri. La bacheca su cui fare inviti alle feste o ostracizzare qualcuno.

Ci sono pure io naturalmente, anche se lo frequento col contagocce da quando preferisco di gran lunga farmi una bella passeggiata qui tra i blog dove leggo cose di gran lunga più appaganti ed interessanti. Questa di WP è una casa con tante stanze e quindi se desidero pace e silenzio vado a leggere qualche poesia da Carlo o da Mistral, se voglio farmi due risate e sparare minchiate vado da Avvo… insomma c’è sempre un posto dove trascorrere tempo in buona compagnia.

Su FB apri la porta e sei subito in piazza, gente che urla ed un sacco di banner che vogliono venderti la loro mercanzia, guarda caso da siti che hai visitato di recente…oh ma allora è vero che non si fanno i cazzi loro…

Quindi ogni tanto mi affaccio, perchè lo considero una specie di mercato del pesce dove ognuno urla la sua minchiata quotidiana che spesso ha lo spessore culturale di una scoreggia. Forse non è stata una buona idea cambiare aria…

Un passaggio di qualche minuto si può sopportare, fa anche sorridere un pò, ma starci tutta la giornata a contare i “like” ed ammirare foto di dubbio gusto credo nuoccia gravemente alla salute (mentale).

Ci sono quelli educati che puntualmente augurano buongiorno, buonasera e buonanotte postando foto di cornetti, fumetti e gnomi e fatine addormentate.

Ci sono gli amanti del selfie impossibile, quelli che rimpiangono la nonna, quelli incazzati col Governo di turno, quelli/e mollati dal fidanzato/a, quelli che ce l’hanno con le donne, con gli uomini, con quelli di colore, col vicino di casa, coi migranti, con Pippo Baudo, col Milan, con L’Inter, la Juve, ecc…

Insomma è il centro commerciale della cazzata e del cervello defunto. Un post su 3 riporta aforismi che spaziano dalla presa per il culo alle categorie sociali a frasi d’amore che farebbero venire il diabete a chi non ce l’ha.

E’ il paradiso di chi predica bene e razzola male. Che poi, se tutti fossero come dicono di essere e professare, con l’amore eterno e l’altruismo che la fa da sovrano, il mondo dovrebbe essere quasi un paradiso ed invece così non è, anzi. Su Facebook c’è il mondo, quindi la maggior parte sono dei bugiardi.

Chi cita Immanuel Kant e si sente rispondere che è il suocero di Diabolik, chi polemizza con chiunque la pensi diversamente da lui, chi crea album delle vacanze ad Ostia o Fregene con i suoceri e foto da balena spiaggiata, chi fotografa la bilancia perchè ha perso tre etti, chi fa conoscere il cane o il gatto alla gente a cui non frega un cazzo di lui, figurati il cane ed il gatto, chi se la prende con Equitalia, con i Carabinieri, chi rompe i maroni con i Marò, chi posta le foto della zia, del cugino, del cognato, o del saggio di danza della nipote. Chi rispolvera foto ingiallite di quando aveva i calzoni corti come la sua memoria.

Poi c’è la categoria peggiore di tutti: chi ti invita a giocare a Candy Crush, la fattoria o altre bestialità simili. Ma dico, quando Dio distribuiva i cervelli tu eri al cesso?

Ecco, a questo punto mi chiedo come mai. Cosa spinge una persona a compiere certe assurdità? Magari ti invitano ad una festa e non spiccichi parola, però prima di uscire hai postato una foto in mutande e turbante…non capisco come funziona.

Ok, sono stato volutamente sarcastico e a questo punto mi viene in mente, per concludere, un divertente detto romano: “O t’elevi, o te levi”, ed io sto pensando di “levarmi” da Facebook…ah la canzone del video è troppo divertente…🙂