Amore per sempre

Belinda è una bella donna che aveva avuto la sfortuna di vivere molte relazioni “sbagliate”. Aveva inoltre il “difetto” di essere innamorata dell’amore e proiettava questa sua impellente esigenza su ogni uomo che incontrava e che le dimostrava un diretto ed elegante interesse, praticamente quasi tutti, data la sua avvenenza.
Dopo l’ennesima delusione, Belinda cadde in una profonda crisi che la spinse a voler chiudere con la speranza di incontrare la sua anima gemella, fomentata in questo proposito dalla maggior parte delle sue numerose amiche single, a cui chiedeva spesso consiglio, essendo tutte accomunate da esperienze più o meno simili, una sorta di schiera di amazzoni in guerra perenne con il genere maschile che organizzavano uscite solo tra di loro per stabilire piani di difesa sentimentale. Per loro gli uomini erano monete con una sola faccia in vista, quella nascosta si rifiutavano o facevano finta di non vederla e trovare un uomo che mettesse tutte d’accordo era più raro che trovare appunto una moneta in bilico che potesse mostrare entrambi i lati.
Se poi erano carini e magari anche benestanti automaticamente erano dei gran bastardi, se erano brutti…bè neanche meritavano attenzione e quindi era inevitabile che fossero sempre ad un punto morto.
Poi, se per qualche ragione, si palesava qualcuno che andava loro a genio, allora andava bene tutto, ricco, povero, bello o brutto. Si sarebbe fatta fatica a fargli capire, per esempio, che un uomo che guarda una bella donna, ovunque sia ed ovunque si trovi è uno normalissimo ed è come ci si scandalizzasse che in mare vi siano i pesci…
Il loro mantra era diventato quello che il sesso era ormai bandito dalle loro vite almeno fino a quando non sarebbero riuscite a trovare finalmente il principe azzurro. Quello che opportunamente e maliziosamente nascondevano alle altre era il fatto che ogni tanto si facevano trombare selvaggiamente dal corsaro nero di turno.
Belinda arrivò quindi a convincersi che la sua spasmodica quanto vana ricerca dell’amore della vita fosse una sorta di castigo divino, un karma da espiare in qualche maniera. Forse stava davvero rincorrendosi la coda andando a caccia di una figura maschile che rispondesse il più possibile al suo ideale di uomo ma sarebbe stato come sperare di incontrare Babbo Natale dal vivo.
Non le era ancora chiaro forse che ogni persona va amata per quello che è, non per quello che noi vorremmo che fosse.
Belinda era quindi indecisa tra l’insistenza nella ricerca di un uomo come diceva lei oppure seguire il consiglio delle sue amiche amazzoni metropolitane di mettere il sesso in naftalina “tanto nessuno ci merita”.
La prima ipotesi la attraeva di più, quindi si mise a pregare ferventemente Dio o chi per lui (qualcuno doveva pur esserci…miliardi di persone non potevano essersi tutte sbagliate) di farle finalmente incontrare la sua anima gemella, ovunque si trovasse, facendo in modo che alla sua sfiga karmica con gli uomini si sostituisse un incontro altrettanto karmico che l’avrebbe resa felice ed appagata.
Dopo un bel pò di tempo, senza che Belinda perdesse fede e speranza, Dio, il quale utilizzava la Terra come cabaret per farsi grasse risate della dabbenaggine di quei comici esserini, non potè più ignorare lo stalking di Belinda che ossessivamente chiedeva un uomo fatto apposta per lei.
Il buon Dio, che possedeva avanzatissimi algoritmi per individuare la compatibilità tra terrestri sulla base delle loro caratteristiche e sogni, mosso a compassione, decise di monitorare tutti gli uomini del pianeta per cercare l’uomo dei sogni di Belinda.
Passò al setaccio tutta la popolazione maschile in un range di età che potesse essere compatibile con la donna attraverso il programma AFIS (aiuto facilitato individui solitari) ma, con suo enorme stupore, il risultato continuava ad essere negativo. La cosa lo stupiva alquanto, per cui face revisionare il software dal suo ufficio informatico avanzatissimo ma il risultato continuava ad essere lo stesso.
Per curiosità, decise di allargare la ricerca prima al sistema solare, poi all’intera galassia e finalmente trovò una corrispondenza.
Sul pianeta Artemis, dove vigeva un rigido sistema matriarcale, trovò finalmente un abitante di sesso maschile che sognava una donna a cui obbedire grazie al potere della mente e non a forza di schiaffoni e bastonate come accadeva sul suo pianeta ed il sistema AFIS dava una corrispondenza tra i due pari al 99%.
A questo punto si presentavano, per il creatore, due problemi di non facile soluzione. Il primo riguardava il trasferimento dell’artemisiano sulla Terra, il secondo, più difficile, era quello che l’aspetto fisico dei maschi su Artemis era abbastanza diverso da quelli terrestri, dal momento che i primi avevano un’altezza inferiore, un occhio solo e due organi genitali. Il resto era abbastanza simile.
Ma Dio, dopo averci pensato un attimo, esclamò “Ma cazzo io sono Dio, per me non esistono problemi irrisolvibili!”, per cui teletrasportò con la forza del pensiero l’artemisiano sulla Terra, gli aggiunse un occhio, gli infuse la conoscenza della lingua, lo allungò un tantino, gli affibbiò il nome David (su Artemis si chiamava Barambembazzo ed ovviamente non andava bene), ma gli lasciò i due genitali che magari uno di riserva poteva tornargli utile.
Restava solo da organizzare l’incontro fatale che Dio, sulla base dei film e romanzi d’amore di successo, decise dovesse avvenire casualmente mentre entrambi condividevano una passione comune.
Fu dunque ad una lezione del corso di naturopatia olistico-bio-smithsoniana (ci sarebbe voluto un corso intero solo per capire di che cazzo si trattava ma il nome era fichissimo) che Belinda e David si scambiarono lo sguardo fatale che fece scoccare la scintilla. Dio aveva incaricato il suo fido ed infallibile ruffiano Cupido di scegliere luogo e modalità per lanciare la freccia e quell’amore interplanetario predestinato era finalmente iniziato.
Agli inizi fu una passione incredibile, David sembrava anticipare i desideri di Belinda, ed in effetti ciò era possibile grazie alla sua dote telepatica artemisiana, ma dopo un pò smise di farlo perchè l’intreccio di pensieri ed immagini di Belinda era così intenso e variopinto, ed a volte persino contraddittorio, che il farlo gli provocava la stessa sensazione del bere una bottiglia di vodka a stomaco vuoto.
Col passare del tempo, come sempre succede in tutto l’universo, il luogo in cui David si trovava a vivere aveva profondamente cambiato il suo DNA artemisiano ed era stato costretto ad adattarsi ad abitudini e pensieri terrestri. Si era reso conto che sulla Terra, al contrario che su Artemis, poteva dire la sua abbastanza liberamente, bere birra con gli amici, guardare il calcio in TV, scoreggiare e leggere la gazzetta dello sport senza essere arrestato e la vita di coppia fatta di cenette, regalini, serate con la futura suocera e gli amici radical chic di Belinda, corsi di yoga, cinema e teatri di tendenza (du palle…anzi quattro) iniziava ad annoiarlo.
Quell’atmosfera magica dei primi anni iniziò a diradarsi e Belinda percepì le avvisaglie della crisi con un senso di crescente impotenza. Allora iniziò a pregare nuovamente dio per chiedergli conto di quello che stava accadendo, del perchè quella storia che sembrava così idilliaca si stava rivelando l’ennesimo fallimento.
Fu in quel preciso istante che dio comprese il suo errore più grande nella storia della creazione. Aveva creato due generi perfettamente compatibili per procreare un seguito generazionale ma la struttura mentale non era affatto simile in nessun posto e nel lungo periodo quelle differenze rendevano difficile una vita insieme.
La compatibilità poteva funzionare nella linea temporale attuale, ma non aveva immesso la variabile futuro, ecco perchè non aveva funzionato tra David e Belinda. Del resto aveva creato i mondi col fine della continuità e della procreazione e con tutti gli altri animali aveva funzionato, anche se nessun’altra specie si sognava di restare con la stessa compagna per tutta la vita, quindi che questi umani se ne facessero una ragione e si adattassero a vivere la vita così com’era senza farsi troppe pippe mentali, perchè in nessuna parte dell’universo conosciuto avrebbe scovato qualcuno che andasse bene a Belinda per sempre…

Odio le feste

visto che si avvicina il periodo funesto, ribloggo un mio vecchio post, visto che la mia idea è sempre la stessa…

gecolife

Non me ne vogliano i cattolici osservanti ma io detesto questo periodo di feste e finta atmosfera natalizia.

E’ falso come una moneta di cioccolata, pieno di un finto buonismo che rende le persone ancora più insopportabili. Dovunque senti dire: “a Natale siamo tutti più buoni”. Ma che cazzo vuol dire? che sei buono un paio di giorni e per il resto dell’anno sei un gran bastardo?

E’ un periodo pieno di forzata allegria e a me infonde una sconfinata tristezza, una specie di inutile armistizio creato dal sistema per far dimenticare i problemi e far spendere soldi alla gente.

Se ti capita qualcosa di spiacevole, tutto quello che ti sta intorno funziona quasi da cassa di risonanza che ti ingigantisce il problema. Stare di merda a Natale è proprio una sfiga…già…perchè se capita a maggio, allora ti senti meglio.

Poi c’è la stronzata immensa dei regali. L’ho sempre pensato…

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La sognerìa

Sul pianeta di Notturnia, nella distante costellazione della pantera, non lontano da un grande buco nero mangiatutto, le continue tempeste di polvere oscuravano la luce della stella che, attraverso il suo calore, rendeva comunque possibile la vita sul pianeta.
I notturniani vivevano quindi in una costante situazione di oscurità e le loro giornate erano dunque scandite più dal sonno che dallo stato di veglia, il quale durava la minima parte della giornata.
Anche per questo motivo la qualità del sonno su Notturnia era considerata molto importante e la ricerca scientifica aveva sviluppato svariati prodotti per consentire ai notturniani sogni sereni, felici e persino soleggiati.
Ma ecco che all’improvviso quelli che fino a quel momento erano stati sogni sereni, iniziarono a diventare terribili incubi e questa trasformazione della qualità dei sogni ben presto divenne un’epidemia che si diffuse su tutto il pianeta.
Gli integratori onirici, persino il potentissimo ganjadream, vendibile solo su prescrizione medica, anche se presi a dosi massicce, non davano più gli effetti desiderati, anzi amplificavano la cattiva qualità dei sogni e ben presto la situazione divenne critica in quanto la vita sociale stessa stava pericolosamente sgretolandosi a causa di questo inspiegabile fenomeno.
In molti si interrogavano sulla causa di questa sciagura ma a questo punto erano più importanti i rimedi. Certo, se non si capivano le cause del problema sarebbe stato difficile trovare un rimedio. Secoli addietro la medicina tradizionale lavorava esclusivamente sui sintomi senza porsi il problema delle cause ad aveva miseramente fallito. Quindi si era giunti alla decisione che la due cose erano inestricabilmente associate anche in quello specifico problema.
Da parte del governo si decise quindi di fare delle analisi a campione su ogni strato della società dei notturniani per cercare di capire se qualcosa fosse cambiato nelle loro abitudini mentali che inevitabilmente si ripercuotevano su quelle fisiche.
Gli scienziati di Notturnia scoprirono quindi un particolare collegamento tra l’aumento delle ambizioni in stato di veglia e quelle nello stato onirico, laddove la coscienza nel primo caso era guidata dalla mente e nel secondo caso dal cuore e dall’anima.
Si giunse alla conclusione che in qualche modo il pianeta stava regredendo ad uno stato in cui il benessere immediato stava prevalendo sulla parte più importante della vita su Notturnia, quella dei sogni, in cui era nascosta la vera felicità di tutti. Si prediligeva l’appagamento fisico ed il sogno stava perdendo la sua importanza.
Dal momento che non si riuscivano a trovare soluzioni concrete, alcune sedicenti menti illuminate si ingegnarono per porre rimedio ad una situazione che rischiava di degenerare pericolosamente nella fine della razza notturniana.
Ci fu chi propose nuove tasse sui beni di lusso da svegli e riduzione delle imposte sui beni onirici, chi invece propose una lobotomizzazione di massa con inserimento forzato di chip contenenti programmi video demenziali per indurre il sonno della ragione, chi ancora suggerì, come le correnti religiose, di sanzionare il sesso da svegli come peccaminoso mentre in sogno si poteva fare di tutto con chiunque…ma nessuna di queste soluzioni sembrava funzionare.
Fu così che un giovane scienziato scoprì una formula rivoluzionaria che calcolava l’algoritmo dell’amore e, applicandola ai notturniani, si accorse che il problema risiedeva proprio nel calo improvviso di questo sentimento che, se assente, lasciava il posto a tutte quelle altre sensazioni in contrasto con esso che impedivano la qualità e la quantità del sonno. Del resto era risaputo che odio, invidie e risentimento influiscono ovunque sulla qualità del sonno e dei sogni.
Egli cercò invano di convincere le istituzioni che aveva trovato la causa del problema che stava provocando la distruzione del pianeta, in fondo amore e compassione erano impossibili da creare o infondere in qualche maniera e poi non erano economicamente produttivi come la maggior parte degli inutili beni di consumo che, in base alla teoria del giovane scienziato, davano solo una contentezza apparente ed effimera sottraendo la ricerca di quell’amore vero la cui mancanza adesso si faceva sentire in tutta la sua drammaticità.
Di concerto con un suo vecchio amico, il giovane scienziato volle a tutti i costi trovare una soluzione al problema ed i due si ingegnarono per creare qualcosa che potesse dimostrare una inversione di tendenza.
Fu così che decisero di prendere in affitto un ampio locale in cui ricreare tutte le caratteristiche che potessero favorire una situazione di amore e benessere in coloro i quali decidevano di trascorrervi parte del loro tempo libero.
Dipinsero il posto con tinte di colori rilassanti, in giro c’erano cuccioli di animali, in sottofondo si poteva ascoltare musica classica soffusa, in ogni ambiente si bruciavano incensi dai profumi inebrianti, alle pareti vi erano dipinti dai temi e colori rilassanti, le persone presenti erano tutte sorridenti e ben disposte ad ascoltare e condividere, c’erano sale per la lettura di classici e poesie, su tutti i tavoli presenti si potevano gustare bevande salutari e dissetanti e frutta fresca, vi erano sale per meditare, per guardarsi negli occhi senza il bisogno di dirsi nulla, si potevano scambiare amuleti portafortuna, insomma era un oasi come non ce n’erano uguali al mondo.
Al piano di sopra c’erano stanze con letti comodi su cui finalmente si poteva cercare di prendere sonno in modo da recuperare i sogni perduti.
Lo scienziato ed il suo amico ribattezzarono questo posto idilliaco “la sogneria” .
E proprio qui successe il miracolo…tutti quelli che frequentavano la sogneria ripresero incredibilmente a fare sonni sereni ed a riappropriarsi dei ritmi normali che la vita da svegli gli aveva fatto perdere. Lo scienziato aveva dimostrato in questo modo che la sua teoria era esatta. Quell’ambiente aveva ridestato l’amore e la compassione tra le persone ed aveva guarito il loro stato. Il vero problema era la vita così come la società l’aveva imposta, sopprimere la vera natura ed i desideri in nome del denaro e degli effimeri beni di consumo aveva fatto perdere ai notturniani il loro bene più prezioso…
Ma era comunque stata creata la prima sogneria ed altre sarebbero venute poco alla volta, perchè la vera natura umana può addormentarsi anche per secoli ma alla fine i killer dei sogni verranno comunque sconfitti…

Gatto

Ho preso da poco un gattino nero di nome Yoda che si è letteralmente impossessato di tutta la casa.
Il nome è derivato dalla mia sfrenata passione per l’omonimo personaggio della saga di Guerre Stellari e dovuto, inizialmente, allo strano modo in cui tiene le orecchie, quasi mai diritte ma orizzontali, proprio come il gran maestro Jedi.
Ma è bastato poco per convincermi che il nome fosse azzeccato non solo per le sue orecchie ma anche per il fatto che mi sta facendo rendere conto che è davvero un “maestro” da cui apprendere.
Un animale si accoglie in casa per la compagnia, per giocare con lui quando ci va, “esigendo” che lui sia sempre pronto a farlo, insomma se, come quasi sempre accade, non ci sforziamo di adattarci ai nostri simili umani figuriamoci se lo facciamo con i nostri animali.
Il cane è quello che più si è “piegato” a questa esigenza umana ed ha stabilito un patto diabolico con gli esseri umani. Assistenza e cibo in cambio di obbedienza incondizionata ed è per questa ragione che resta il più amato tra gli animali da compagnia, da lavoro o da difesa, a seconda della razza. L’essere umano è di natura infedele ma ama l’altrui fedeltà.
Il gatto è un essere misterioso, indipendente, pigro e sfuggente, praticamente tutto il contrario del cane e, probabilmente per queste sue caratteristiche, ha avuto un peso molto più preponderante nelle fiabe, leggende e nella letteratura di quanto non lo abbiano tutti gli altri animali messi insieme. Sono gli animali preferiti di quelli che vengono definiti “poeti maledetti” come Bukowski o Baudelaire e le antiche civiltà, prima fra tutte quella egizia, lo hanno elevato addirittura al rango di divinità.
Bene, se cercate obbedienza e sudditanza, occhi dolci e coccole a gettone lasciate stare i gatti.
Ai cani si insegna e questi, col tempo, apprendono ciò che noi chiediamo che loro facciano; con i gatti non funziona, loro non apprendono non perchè non siano in grado di farlo, anzi, ma perchè siamo noi a dover apprendere da loro e quindi il ruolo, rispetto al cane, è invertito.
Il gatto è maestro nell’arte di dipendere da qualcuno senza privarsi della propria indipendenza…pensate a quanti vorrebbero vivere una vita di coppia o familiare così senza riuscirci…
Questo straordinario felino è poi dotato di un intuito ed empatia del tutto unici grazie alla sua straordinaria capacità di percepire e cogliere anche i segnali più nascosti e le vibrazioni più sottili. Spesso si fermano ad osservare qualcosa che loro vedono ma che è invisibile ai nostri occhi e questo è inquietante.
Notate la differenza nel loro sguardo, è un’osservazione attenta, profonda, nulla a che vedere con lo sguardo adorante di un cane che ci piace tanto, anzi è qualcosa che quando è prolungato ci mette quasi a disagio, come se fosse in grado di leggerci dentro, una specie di finestra da cui un essere misterioso ci osserva in silenzio. Una leggenda irlandese infatti afferma che gli occhi di un gatto sono finestre che ci permettono di vedere dentro un altro mondo.
Un cane non salterà mai nei punti più alti della casa, resterà lì acquattato ai nostri piedi o, se glielo concederemo, al massimo sul divano. Il gatto non ama guardare dal basso in alto ma vuole avere un punto di osservazione privilegiato, più alto, per osservare tutto e tenere la situazione sotto controllo perchè si sa, anche lo stratega più impreparato sa che l’altezza è il punto da cui si domina la situazione. Da lì guardano tutti dall’alto in basso ed è forse per questa ragione che odiano gli uccelli.
Se noi umani imparassimo ad osservare il nostro prossimo con la stessa calma e attenzione con cui il gatto guarda noi, ci regaleremmo l’opportunità di conoscere gli altri non solo per quello che dicono o fanno ma per quello che realmente sono.
Allo stesso modo se imparassimo ad analizzare il mondo con la sua stessa curiosità e intelligenza, la nostra creatività e ingegno ne ricaverebbe un sorprendente beneficio.
Il gatto, infatti, non ha fretta di capire. Si concede tempo e studia i dettagli. E raramente sbaglia.
Il gatto è un animale domestico che non si può addomesticare, non riconosce l’autorità dell’uomo perché all’obbedienza ha sostituito il rispetto: se accetta una regola o risponde a un richiesta è solo perché lo vuole, su di lui obblighi e costrizioni non sortiscono il minimo effetto.
Come disse qualcuno, “I gatti non obbediscono al padrone per cause evolutive. Se discendeste dalle tigri, nemmeno voi ubbidireste ai pronipoti delle scimmie” oppure, altra bellissima battuta, “i gatti hanno sempre quell’espressione di chi ha letto Kant e l’ha capito”.

Guerrieri della Luce

Non so se vi è capitato di leggerlo, ma Paulo Coelho ha scritto un bellissimo libricino intitolato “Manuale del Guerriero della Luce”, sviluppando alcune massime di quello che dovrebbe essere il modus operandi di una nuova generazione di persone, uomini e donne, stanchi dello status quo attuale, che hanno voglia di rifondare tutto, senza peraltro rinnegare radici e tradizioni.
Consapevolezza del passato ma anche fiducia nel futuro, il tutto vivendo appieno il momento presente.
Io aggiungo che questo tipo di guerrieri è in aumento in ogni angolo della terra, ancora troppo pochi per potersi accorgere della loro presenza ma stanno lentamente distruggendo il sistema.
Esserlo è facile e difficile allo stesso tempo. Basta amare e rispettare tutto il creato ma bisogna anche disimparare quasi tutto di quello che ci è stato finora insegnato ed in cui crediamo di credere. Bisogna tornare ad essere bambini per imparare tutto di nuovo. Come tali sbaglieremo ancora, ricadremo vittime di antichi pregiudizi e stupidi luoghi comuni che non ci sono in realtà mai appartenuti davvero. La guerra che si combatte è quella della vita che alla fine non risparmia nessuno.
Ci si sente soli, seppure in mezzo a milioni di esseri umani uguali a noi, si hanno da dire cose che nessuno è disposto ad ascoltare e spesso non si saprà da dove cominciare per cambiare le cose, senza correre il rischio di ergersi all’antipatico ruolo di “insegnante”. Non c’è niente da insegnare, soltanto da condividere ciò che si è scoperto ed aspettare di vedere germogliare i semi, se il terreno lo consente.
E’ una strada nuova fatta di incertezze e difficoltà, ben diversa da quella che le persone percorrono da sempre e che sono molto restii ad abbandonare.
Confusione, timore di aver sbagliato, nebbia ovunque, senza che vi siano segnali che ci indichino cosa fare.
Questo è il momento più difficile, ma il Guerriero della luce deve andare avanti e trovare il coraggio di proseguire in quella nebbia senza vedere dove sta mettendo i piedi ed allora sentiremo nel profondo di essere sostenuti da qualcuno o da qualcosa e si cominceranno ad intravedere piccole luci di altri Guerrieri che, come noi, hanno intrapreso lo stesso cammino, vincendo paure ed incertezze.
Non importa capire perchè, a volte, si fanno certe cose, è importante capire quando è il tempo di farle, e quel tempo è ora. E bisogna farle in fretta, se non si vuole restare per sempre indietro lasciandosi sfuggire l’occasione.

Apologia della domanda

Una domanda è sempre uno sconfinato oceano di possibilità, è aperta ad ogni soluzione, è come un insieme di possibilità potenziali che possono condensarsi in una realtà da venire. Una domanda è guardare al futuro, una risposta è mettere il sigillo a tutto questo, porre un limite, ed è lì che inizia il passato.

Una domanda è una azione da bambini, una risposta è una roba da vecchi.

Una domanda è movimento, è sete di conoscenza, è curiosità, è vita. Una risposta è sempre rigida, a meno che non sia la più coraggiosa e rara di tutte: “non lo so”; una risposta è presunzione, è spesso saccenza e più raramente saggezza.

Una domanda è una cascata di acqua fresca che si rinnova sempre, una risposta è uno specchio di acqua stagnante.

Una domanda è malleabile, puoi riformularla, ritirarla, modificarla, adattarla a chi ti sta di fronte. Una risposta, una volta data, è come una freccia, difficilmente può tornare indietro, l’orgoglio e le leggi fisiche glielo impedirebbero.

Una domanda può fregiarsi dell’eleganza sinuosa del punto interrogativo. Una risposta ha la povertà di un misero puntino che è compreso nel punto di domanda ma giace sempre come un servo ai suoi piedi.

Una domanda può accomunare e mettere d’accordo ogni essere della terra, mentre questo è impossibile per una risposta. La tua domanda può essere anche la mia domanda ma la tua risposta difficilmente potrà essere la mia risposta.

Una domanda non è mai stupida, moltissime risposte lo sono.

La domanda è la madre del dubbio, le risposte sono le figlie dell’ignoranza.

Le domande scandiscono i momenti più importanti della vita, le domande non mentono, sono sempre sincere, è impossibile mentire se si chiede. Le risposte, invece, sembrano fatte apposta per la menzogna; sono le vesti naturali di chi vuole nascondere la realtà.

Alle domande sono associati in genere aggettivi positivi quali belle, ingenue, sfrontate, coraggiose, intriganti; alle risposte si affibbiano aggettivi di segno opposto quali sbagliata, tardiva, insensata, offensiva, tagliente.

Spesso, a domande da un milione di dollari vengono date risposte che non valgono un centesimo.

Ogni progresso umano è fondato sulle domande perchè se i grandi geni non si fossero posti quesiti folli, oggi forse saremmo ancora nelle caverne ad accendere il fuoco con le pietre. Se ci fossimo fidati delle risposte immutabili oggi crederemmo ancora ad una terra piatta al centro dell’universo e ad altre cose che oggi sembrerebbero assurdità.
Gesù non ha mai esaltato le risposte ma ha sempre posto al centro dei suoi insegnamenti il “chiedete e vi sarà dato”; del resto come potremmo mai ottenere qualcosa senza domande?

Insomma preferisco sempre coloro che fanno domande, proprio come i bambini. Un pò meno mi piacciono quelli che hanno e danno solo risposte. Una domanda non è mai sbagliata ed è solo nostra; le risposte vengono dagli altri e molto spesso sono sbagliate.

E per finire gustatevi questa chicca di pochi secondi su una distinzione tra domande e risposte tratta da un dialogo di “Per qualche dollaro in più” del mitico Sergio Leone.

I colori del cibo

Da un pò di tempo a questa parte sono diventato molto attento all’alimentazione, visto che è incontestabile il suo ruolo fondamentale nella quantità e, soprattutto, qualità della nostra vita.
Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, eppure abbiamo tutti sotto gli occhi che mentre metà della popolazione mondiale muore di fame, incredibilmente l’altra metà muore di cibo.
I recenti studi sul microbiota intestinale poi, stanno aprendo strade incredibili alla nuova medicina. E’ ormai assodato che abbiamo due cervelli nel nostro corpo, di cui uno nel nostro intestino e pare che il suo ruolo non sia affatto secondario. In quella sede stazionano miliardi di batteri (circa 1,5 kg!) che “decidono” molto della nostra salute e addirittura dei nostri comportamenti.
Come in tutti i settori della vita, anche i nostri batteri si dividono in buoni e cattivi per cui, se daremo il giusto cibo a quelli “buoni”, questi prolifereranno e saranno i migliori guardiani della nostra salute e del nostro equilibrio psichico.
Viceversa, se alimenteremo quelli “cattivi”, questi prenderanno il sopravvento sui buoni e saranno la causa di ogni tipo di malattia, prime fra tutte quelle che riguardano il sistema immunitario perchè è proprio nel nostro grosso intestino che si trova il 90% delle cellule relative a questo organo di vitale importanza.
Il prossimo step è quello di stabilire quali sono i cibi giusti e quelli sbagliati per questa famelica ciurma di batteri che ospitiamo dentro di noi e senza i quali la vita sarebbe comunque impossibile.
C’è bisogno che lo dica? Io credo di no, perchè la risposta è intuitiva. Mangiare da McDonald’s, bere bibite gassate, mangiare carni rosse, latticini, zuccheri e grassi contenuti in dolciumi e merendine avrà un effetto devastante per la salute e per la vita complessivamente intesa.
Ma la cosa più sconvolgente è stata la scoperta che questi batteri “cattivi”, una volta assunto il comando del microbioma intestinale, letteralmente “ordinano” al cervello di continuare ad approvvigionarsi di quei cibi per poter prosperare a scapito dei “colleghi buoni” ed a scapito della nostra salute che verrà, prima o poi, distrutta. Da qui certe dipendenze.
Un esempio su tutti per capire l’importanza di questo fattore: i ricercatori hanno scoperto che determinati cibi “cattivi” somministrati a topi di laboratorio inibiva lo sviluppo del gene che induce i roditori ad aver paura dei gatti! Immaginate cosa questo può significare per la vita di un topolino…
E pensare che il nostro sistema inconscio sa bene quali sono i cibi che ci curano, ci rendono sani e ci fanno vivere a lungo, questo perchè la natura ha fornito, nella sua immensa intelligenza, quei cibi di caratteristiche estetiche “attrattive” che ce li dovrebbero rendere più appetibili di altri.
E qui arrivo al titolo di questo post, laddove il primo impatto col cibo, che è quello visivo, ci attrae naturalmente verso frutta e verdura. Osservate quel meraviglioso blu dei mirtilli, il rosso dei pomodori o del ribes, il giallo del mango o delle banane, l’arancione delle carote, il porpora dei lamponi o le sfumature di certi tipi di mele o ancora il verde brillante degli spinaci o di altre verdure a foglia. Sono stati creati per attrarci, per lanciarci il segnale che dovremmo mangiare tutti quelle cose e invece…
Moltissimi continuano a preferire bistecche alla brace, hamburgher, hot dog, scamorze e formaggi grassi…tutti alimenti che, guarda caso, hanno una gamma di sfumature cromatiche che vanno dal nero al marroncino…e si sa che il marrone è il colore della m….

Il mestiere dell’anima

Il lavoro. Questo concetto così frainteso, rincorso, desiderato, amato, odiato, atteso…forse nessun’altra parola della nostra lingua è in grado di scatenare sensazioni così diverse l’una dall’altra. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro…bum!
Spesso si spende più denaro per ottenere un titolo di studio che poi non ti garantisce nemmeno che tu riesca a rientrare delle spese sostenute per ottenerlo, ma un lavoro è il sogno di tutti. Sogno di tutti? ma è davvero così?
Il lavoro è un pò come l’amore di coppia. Da giovane lo insegui con ardore e ti senti arrivato quando lo raggiungi e poi ti impegni, passi notti insonni perchè credi che ti ricambi quello che tu gli stai dando, insomma sei stanco ma felice.
Da adulto, mano a mano che il tempo passa, inizi a stancarti, se non addirittura ad odiarlo, a sentirlo come una costrizione che ti sottrae libertà, un pò perchè ti ci sei abituato e si sa che l’essere umano si stanca presto, un pò perchè dentro senti di avere spazio per “qualcos’altro”, un qualcosa che inizia a bussare sempre più forte al tuo cuore.
E, se è vero che va così, forse nell’amore e nel lavoro c’è qualcosa che non abbiamo ancora capito bene come funziona.
Restando al tema lavoro, ritengo che l’errore risieda nel fatto che la maggior parte dei lavori di oggi non sono quasi mai la libera espressione delle reali capacità di chi lo svolge o, peggio ancora, dei suoi nascosti sogni e desideri.
Quando si chiede ad un bambino piccolo cosa vuole fare da grande, lo si fa per sorridere alla sua risposta, aspettandosi i classici stereotipi infantili del pilota di formula 1 o di aerei, dell’astronauta, del pompiere, dell’infermiera o del cuoco. Forse, però, questo succedeva un pò di tempo fa, quando i bambini erano ancora “liberi”. Oggi i bambini sono già indottrinati ad ambire a professioni sociali tramandate in famiglia, sempre qualora ne valga la pena, come avvocato, dottore o ingegnere, oppure ad emulare gli effimeri idoli del momento quali calciatori, rapper e ballerine.
Poi si cresce e la vita spinge gli ex bambini a dover intraprendere lavori “imposti” dalla società del momento e non perchè piacciono davvero, ma solo perchè ti consentono di guadagnare denaro. Per molti è il denaro che serve alla stretta sopravvivenza per sbarcare il lunario, per cui va bene tutto, anche il minatore, rischiando la vita per un boccone di pane. Per altri, più fortunati, un lavoro è solo il mezzo per guadagnare tanto, per affermarsi socialmente, ed ecco che la società riceve un’overdose di avvocati, notai, medici, ingegneri, architetti e commercialisti.
A volte mi chiedo quale pazzo aspirerebbe davvero a diventare notaio perchè si sente “nato notaio”, perchè ha la missione, nella vita, di mettere firme su stupidi pezzi di carta…ma sai che palle! Chiedete a tutti i bambini piccoli del mondo (tranne quelli che hanno il papà notaio) e vedete se ne trovate uno che vi risponde così.
Col tempo, però, affiorano quelli che io definisco i “mestieri dell’anima”, le vere passioni nascoste, soffocate dall’urlo della vita frenetica e dalla logica insulsa del “vinca il migliore” che pervade oggi la nostra società.
Ebbene sono proprio quelle le nostre ambizioni, quelle che ci renderebbero davvero felici. Avete mai chiesto alla vostra anima cosa le piacerebbe fare? Quasi nessuno lo fa. Se lo faceste ed aveste la sensibilità di ascoltare la sua flebile risposta, scoprireste cose incredibili come il musicista, lo scultore, il pittore, l’attore di teatro o lo scrittore. Tutte espressioni creative connesse con la bellezza e l’armonia, perchè un’anima è sempre bellezza ed armonia. Un’anima non è fatta per mettere firme su pezzi di carta.
Una riflessione abbastanza semplice e quasi ovvia che però aiuta a farci capire perchè oggi siamo così infelici.

Storia di Gnigno e Gnagno

Gnigno fa l’operaio nella grande industria, “tiene” famiglia (moglie e due figli) e guadagna 1.200 euro al mese lavorando come un forsennato. Gnigno però fa parte delle centinaia di migliaia di persone in Italia affette da una strana malattia, riconosciuta e diagnosticata anche in ambito clinico: si chiama “ludopatia”. In pratica, il povero Gnigno non può fare a meno di scommettere su tutto, ormai il semplice risultato di un incontro di calcio non lo eccita più, cerca emozioni più forti e l’ultima scommessa piazzata è stata su quando il suo idolo calcistico si sarebbe grattato la prossima volta le palle in campo, se in casa o fuori casa, e sul colore del perizoma della sua fidanzata velina nell’ultima foto su Instagram. Ha giocato 50 euro e se azzecca l’accoppiata ne prende 1.250. Indovina la grattata di palle dell’idolo ma, siccome la fidanzata su Instagram non porta le mutande, “il gratta e vinci” dell’idolo non basta, la scommessa non viene pagata e Gnigno perde, come quasi sempre succede, i suoi sudati 50 euro. In preda a rabbia e sconforto e tirando bestemmioni irripetibili all’indirizzo della fidanzata dell’idolo, chiamata nel più gentile dei casi “sorcia smutandata” (il termine sorcia non è quello esatto ma potete ben immaginare come l’abbia definita Gnigno), tira un ceffone al figlio che piagnucola e piazza un calcio in culo (non così perfetto come quello della fidanzata dell’idolo) alla moglie che gli ha portato il caffè troppo freddo. Ed ecco che, laddove altri si sarebbero ingrifati come facoceri alla vista del rotondo culo della velina, lui gli bestemmia dietro.
Quindi esce sbattendo la porta e scende sotto casa nel bar tabaccheria dove, per smaltire l’incazzatura, fuma un pacchetto di Enfisem senza filtro, inizia a bere alcolici giocando ipnotizzato alle macchinette di videopoker “hot casinò pippòn” e “tette & culi a Las Vegas” che lo istupidiscono ancora di più, provocandogli svariate erezioni quando riesce a beccare tris e poker di tette e culi. Dopo un paio d’ore alienanti passate a premere un pulsante e dopo sette calici di tavernello realizza che ha perso altri 50 euro oltre al conto del bar.
Sale a casa, schiaffo di default al figlio e calcio in culo automatico alla moglie. Pensa che probabilmente in settimana si sarà bruciato tutto lo stipendio e si getta vestito a dormire sul letto che domani si lavora… Gnigno è considerato un lavoratore, buon padre di famiglia, è molto rispettato ed ha anche la tessera del partito dei lavoratori e lo stato se lo coccola, insieme a tanti altri come lui, gli ha dato anche l’attestato di gran lavoratore italiota però gli trattiene tutte le tasse sullo stipendio e gli strizza quello che può strizzare in aggiunta. Poi investe quel denaro incentivando il gioco d’azzardo, concedendo licenze a società che martellano Gnigno con pubblicità ovunque su quanto sia bello scommettere, quanto sia bello il gioco d’azzardo, perchè loro sono giocatori e ci tengono ai giocatori come loro, perchè con loro salti, esulti, vinci e vai ai caraibi in un baleno, sei circondato da strafighe in bikini e Gnigno, ormai completamente strafatto ci crede…se lo dice la TV deve essere così…è possibile…domani vincerò, me lo sento, gioco al lotto, enalotto, politic corrotto e gratta il biscotto e scopri se è cotto che farai il botto…
Povero Gnigno, lui neanche immagina che i giochi pubblici, gestiti dallo stato, sono vere e proprie truffe legalizzate, trappole dove il margine che l’amato stato trattiene non è mai al di sotto del 30%, spesso arriva al 60% e nel caso della cinquina al Lotto arriva al 90%…non a caso, infatti, il lotto veniva definito “tassa sull’ignoranza”. Non parliamo poi di bet strabet, bet a mammeta, bet a soreta, planet bet, bet sopra il let e sotto al tet, e via dicendo che non certo sono onlus che fanno beneficenza…

Gnagno è un giovane precario che ha fatto molti lavori, ne sta cercando ancora uno che gli consenta di arrivare a fine mese per pagare le spese, ha una fidanzata che ama e che ricambia il suo amore, non beve, non fuma, non gli interessa la politica, non vota, non segue il TG e non ha nemmeno la tv, non paga il canone, non guarda il calcio, legge libri di filosofia e spiritualità, ha lo stesso cellulare da 10 anni e la stessa vecchia auto da 20 e si rilassa facendo passeggiate nella natura con la sua fidanzata Gnagna. Il perfetto stereotipo, insomma, del ribelle sociale, del parassita da perseguitare, del dissociato disadattato che non riesce ad inserirsi nel gregge dell’apparato statale, un nemico della patria e della nazione.
Gnagno ha il pessimo difetto di pensare con la propria testa e non segue le mode e, sotto questo punto di vista, è più pericoloso del peggior terrorista.
Una bella domenica di primavera, Gnagno e Gnagna decidono di fare una gita al lago con la vecchia auto. Gnagna si sarebbe occupata dei panini e delle birrette mentre Gnagno avrebbe portato un libro di poesie di Baudelaire da leggere insieme ed un pò di erba da fumare per rendere ancor più piacevole la giornata.
Proprio mentre stavano per raggiungere la loro meta una pattuglia della stradale li ferma per un controllo di routine. Ecco che scoprono nel vano portaoggetti dell’auto una bustina con l’erba di Gnagno. Immediata la reazione dei rappresentanti dell’apparato statale di fronte a tale crimine tremendo. Sequestro, segnalazione all’autorità giudiziaria, processo, alcol test, droga test, pippa test e programma di recupero obbligatorio in centri specializzati per due giovinastri scapestrati chiare vittime della dipendenza da stupefacenti perchè è risaputo che la droga crea forte dipendenza, annebbia il cervello e ti spinge a commettere le peggiori nefandezze. Giustizia è fatta!
La gita ormai era rovinata ma Gnagno e Gnagna, consapevoli della situazione del paese in cui vivevano, non se la presero più di tanto, tornarono a casa e fecero l’amore fumandosi l’erba che era rimasta a casa per consolarsi.
Mentre erano a letto abbracciati, sentirono le solite urla dall’appartamento a fianco, quello del signor Gnigno che urlava all’indirizzo di qualcuno in televisione a tutto volume ed appellava con epiteti irripetibili la propria moglie mentre i figli piangevano…chissà perchè…è una così brava persona…

Il guardiano della soglia

La verità è sotto i nostri occhi, lo è sempre stata da millenni ma noi continuiamo a non accorgercene, forse oggi meno che mai.
L’esigenza di conformarsi, il timore del giudizio altrui, le credenze indotte che noi crediamo siano le nostre idee, commettendo un errore madornale, Il continuo brusio di fondo della nostra mente di superficie, che ci spinge continuamente a rimpiangere il passato o a sperare in un più clemente futuro, ci fa perdere continuamente l’attimo presente, che, invece è tutto ciò che abbiamo. Ed ecco che sprechiamo tutta la vita con la mente impegnata in qualcosa che non esiste, perdendoci tutto quello che stiamo vivendo in un dato momento. Perchè tutto questo?
Beh, credete che Satana non esista? Esiste eccome, solo che non è affatto il capro con tanto di corna immaginato dall’iconografia cristiana che regna all’inferno mentre il dio barbuto si è presa la competenza sul paradiso. Non può essere così semplice e poi non servirebbe a niente questa situazione.
Inferno e paradiso sono dentro di noi, fuori non c’è nulla e qualcosa si è impossessato della nostra mente di superficie, governando così tutta la nostra vita, soffocando la nostra mente profonda ed intuitiva e nutrendosi della nostra energia sotto forma di sentimenti negativi come rabbia, invidia, tristezza, depressione, avidità, prevaricazione…guardatevi attorno e capire che è così.
La religione cattolica lo chiama Satana (Sh’atan in ebraico significa “l’avversario”), gli induisti li chiamano Asura, la Kabbalah ebraica lo chiama appunto l’avversario o lo sfidante, Carlos Castaneda lo chiama “il voladòr”, nell’omonimo film, con i dovuti adattamenti cinematografici, lo chiamano “Matrix”, insomma un’entità che tiene l’umanità in scacco, governando le menti e facendo credere di vivere una vita fatta di libere scelte quando non è affatto così. Stanno tutti dormendo e non lo sanno.
A me piace un termine rosacrociano, anche perchè una figura del genere non va odiata o combattuta, ma è lì per un motivo: per farci progredire su un cammino che è alla portata di tutti ma che va conquistato. E’ il “Guardiano della soglia”, Cerbero, il drago sputafiamme che non ci permette di passare oltre quel limite se non ce lo meritiamo davvero. Se ci accorgessimo di questa situazione non produrremmo più sensazioni e vibrazioni negative, svilupperemmo una zona di “silenzio interiore” dove lui non può entrare e nutrirsi di quelle stesse emozioni. Una volta che quel campo di silenzio interiore è ben sviluppato e solido allora verremo inondati di una diversa consapevolezza ed il Guardiano della soglia non potrà fare altro che farsi da parte e farci passare, dandoci accesso a “mondi” (nella nostra mente) in cui tutto è possibile…
E’ un percorso non facile, certo, si cade e si soffre, ma ci si rialza ed è possibile se ne avete piena consapevolezza. Se ci riuscite vi si aprono possibilità infinite. Se credete che siano stupidaggini, bene, allora buonanotte e continuate a dormire cullati dal vostro guardiano…del resto il più grande inganno che il diavolo ha fatto all’umanità è sato di fargli credere che non esiste.

Effetto Barnum

« Hai molto bisogno che gli altri ti apprezzino e ti stimino eppure hai una tendenza a essere critico nei confronti di te stesso. Pur avendo alcune debolezze nel carattere, sei generalmente in grado di porvi rimedio. Hai molte capacità inutilizzate che non hai volto a tuo vantaggio. Disciplinato e controllato all’esterno, tendi a essere preoccupato e insicuro dentro di te. A volte dubiti seriamente di aver preso la giusta decisione o di aver fatto la cosa giusta. Preferisci una certa dose di cambiamento e varietà e ti senti insoddisfatto se obbligato a restrizioni e limitazioni. Ti vanti di essere indipendente nelle tue idee e di non accettare le opinioni degli altri senza una prova che ti soddisfi. Ma hai scoperto che è imprudente essere troppo sinceri nel rivelarsi agli altri. A volte sei estroverso, affabile, socievole, mentre altre volte sei introverso, diffidente e riservato. Alcune delle tue aspirazioni tendono a essere davvero irrealistiche. La sicurezza è uno degli obiettivi principali della tua vita. »
Che ne pensate? Potreste affermare che questo profilo psicologico si adatti a voi? Con molta probabilità risponderete di si, ma questa è una delle riprove di come siamo facilmente manovrabili da chi gestisce certe tecniche, e mi sto riferendo a politici, pubblicitari, venditori, manager o chiunque, nella vita privata, voglia influenzare le vostre scelte.
Si chiama “effetto Forer” o “effetto Barnum”, dai due personaggi che si contendono la sua scoperta. L’ultimo è il fondatore dell’omonimo circo, il quale, molto cinicamente, asseriva che “ogni minuto, sulla terra nasce un pollo. Non è importante quello che vendi, ma come lo vendi ed è quello che richiama i polli”.
Bertram R. Forer è stato invece uno psicologo americano il quale, dopo aver finto di approfondire la conoscenza dei suoi studenti con questionari e colloqui, sottopose loro il profilo che avete letto all’inizio, chiedendo di esprimere con un punteggio da 1 a 5 quanto rispondente fosse la descrizione. La media delle risposte fu 4,2. Quando Forer confessò agli studenti che tutti avevano ricevuto lo stesso profilo non ci potevano credere.
In quelle poche righe è racchiusa una serie di tecniche per indurre un soggetto a convincersi della bontà delle motivazioni e della “sensibilità” dell’interlocutore che risulta così persona profonda ed affidabile.
Pensateci quando qualcuno vorrà vendervi qualcosa, convincervi a votare questo o quello o semplicemente indurvi a compiere o non compiere determinate azioni.
La vita quotidiana è disseminata di trappole e, spesso, siamo stati fregati anche quando abbiamo pensato di avere fatto le nostre scelte liberamente…ah un’ultima cosa, anche se a molti darò una delusione…tutti gli oroscopi sono basati sull’effetto Barnum.

In alto

Mi piace camminare guardando in alto, un pò con la testa tra le nuvole, perchè soltanto lassù puoi trovare qualche bella sorpresa. Le sorprese che incontri con gli occhi bassi non sono quasi mai belle; per bene che ti possa andare sono cose scontate e prevedibili.
Guardare in alto o pensare in alto ti porta in un’altra dimensione, in quella dimensione dove ci sono le idee, le scoperte geniali, le invenzioni dei folli ed i giochi dei bambini.
Solo un buon visionario può accedervi. Pensate che Albert Einstein, per mettere a punto le sue teorie sulla relatività, si immaginava a cavallo di un raggio di luce.
E’ un luogo dove tutti potremmo andare, di tanto in tanto, è un enorme negozio pieno di sorprese, peccato che l’accesso, alla fine, sia appannaggio di pochi.
Lassù non c’è più il tempo né lo spazio; un orologio sarebbe utile come un semaforo in autostrada.
Chi inspira solleva istintivamente il capo verso l’alto, mentre chi espira tende ad abbassarlo e si sa che l’inspirazione è vita, mentre l’espirazione è collegata alla morte. La prima azione di un essere umano che viene alla vita è inspirare l’aria di quel nuovo mondo in cui adesso si trova; la sua ultima azione sarà buttare fuori per l’ultima volta quella stessa aria.
In alto puoi incantarti ad osservare il volo degli uccelli, gli antichi ne traevano importanti profezie per il futuro. Abbiamo imparato fin da subito ad osservare le stelle lassù, a chiederci, piccoli ed impauriti, cosa ci fosse dietro tutto quel mistero e ne abbiamo ricavato scienza e fantasia, sogni e poesia.
In basso ci siamo attaccati, come una sorta di maledizione gravitazionale, guardare verso il muro che ci sta davanti ci sta facendo impazzire, per questo motivo l’unico modo che abbiamo di evadere verso l’infinito è sollevare gli occhi e l’anima al cielo, perchè è da lì che possiamo sperare di avere delle risposte.
Chi sogna ad occhi aperti non è ben visto nella società odierna, perchè chi immagina e sogna, al giorno d’oggi, sono rimasti i matti ed i bambini, che sono le uniche persone imprevedibili; e si sa che la società detesta l’imprevedibilità, per cui i bambini li “rieduca” ed i matti li rinchiude per evitare che vadano a rovistare tra le nuvole e scoprano certe verità.
Se non sei più un bambino, l’unica via di salvezza che ti rimane è quella di impazzire un pò…