ironia

Missione extraterrestre

RZXY234 era un’unità esploratrice del lontano mondo di Mentalia. Situato nella galassia GD (goldendream), a 15 milioni di anni luce dalla Via Lattea, RZXY234, che per comodità terrestre chiameremo d’ora in poi Filù, vezzeggiativo usato dai suoi amici più cari, aveva individuato, nelle sue ricerche, in quella galassia lontana lontana un mondo curioso, i cui abitanti sembravano avere comportamenti davvero strani.
Filù, in quanto emerito capitano esploratore di Mentalia, aveva contatti con miliardi di mondi dell’infinita sfera dell’Universo, ma le caratteristiche di quel piccolo pianeta che i suoi abitanti chiamavano Terra lo avevano incuriosito a tal punto che aveva deciso di farci un salto per rendersi conto di come si strutturasse la vita laggiù.
Ottenuto il benestare dal consiglio dei saggi di Mentalia per il viaggio, Filù preparò la sua astronave a curvatura spaziotemporale che gli consentiva di viaggiare ad una velocità superiore mille volte a quella della luce e selezionò altri due membri del suo equipaggio, i suoi collaboratori più fidati e curiosi che lo avrebbero accompagnato in questa missione esplorativa dall’altra parte dell’Universo.
Si mise in contatto telepatico con Dipiù e Cucù con cui aveva sempre effettuato la gran parte dei suoi viaggi esplorativi e li convocò per il giorno dopo alle 20 ora di Mentalia allo spazioporto.
Approntarono provviste ed una buona scorta di “strizzù”, un liquore tipico del posto che faceva fare sogni felici e rendeva ottimista anche il più burbero dei mentaliani.
Sull’astronave aveva approntato mezzi di contatto con le rudimentali tecniche comunicative della Terra per studiare, durante il viaggio, le usanze ed il linguaggio degli strani terrestri.
Quindi, durante il viaggio, Filù, Dipiù e Cucù, fecero scorpacciata dei programmi televisivi terrestri. Scoprirono ben presto che se non si facevano una buona dose di strizzù, le trasmissioni terrestri erano una palla incredibile, tranne quelle in cui apparivano le indigene un po’ nude. Ben presto si accorsero, dall’alto della loro perspicacia mentaliana, che più un programma aveva tette e culi in vista, più era scarso di contenuti, come se i terrestri prediligessero il senso della vista a quello della comprensione mentale.
Durante la visione di uno di questi programmi, Cucù svenne. Gli altri due membri dell’equipaggio compresero che era accaduto mentre osservava una puntata di una comunicazione che si chiamava “Porta a porta”, condotta da un essere orripilante che sorrideva parlando di disgrazie di suoi simili. Il poverino non aveva retto alla cattiveria di quel mutante che si nutriva della tristezza e delle disgrazie altrui. Intervistava governanti che parlavano un linguaggio incomprensibile e pure sgrammaticato, pensando ai cazzi loro (i mentaliani leggono nella mente) e fantasticando sulle porcherie sessuali che avrebbero voluto fare sulla giovane e truccata psicologa di turno ospite della trasmissione.
Ad un certo punto si sintonizzarono su un breve programma che andava in onda ad ogni ora del giorno e della notte, che i terrestri chiamavano TG.
I mentaliani pensarono che fosse un acronimo per Terra Girevole, vista l’orbita del pianeta in questione e considerato il fatto che si spaziava su notizie che avvenivano ovunque sul pianeta. Ben presto si accorsero che era un qualcosa di molto più subdolo che loro definivano “generatore di paura”, un sottile mezzo per diffondere notizie tendenti a creare un clima appunto di paura ed insicurezza per dominare le deboli menti dei terrestri che, udendo di un attentato avvenuto a migliaia di chilometri di distanza, senza sapere da chi e come, decidevano di non uscire la sera a farsi una pizza sotto casa per paura che il pizzaiolo egiziano gli mettesse una bomba nei pomodori o un veleno nella mozzarella.
I mentaliani continuavano a cambiare frequenza, trovando trasmissioni di uno sport che i terrestri chiamavano calcio in cui 22 giovani in mutande rincorrevano un pallone mentre sugli spalti si accoltellavano e si odiavano profondamente. Poi quiz demenziali dove anche il cane di Filù avrebbe vinto un sacco di soldi terrestri, concorsi di canzoni imbecilli, programmi in cui ingabbiavano qualche decina di coglioni e li spiavano, programmi in cui facevano sfilare giovani femmine terrestri e le numeravano come al mercato delle vacche e tanta altra roba simile.
Avevano appena curvato verso Alfa Centauri (quindi erano quasi arrivati) quando Filù, tracannando l’ultimo sorso di strizzù, disse ai suoi compagni di viaggio: “Oh ragazzi, ma che cazzo ci andiamo a fare su questo pianeta? Qui sono tutti scemi, non c’è nulla da salvare”.
Dipiù e Cucù convennero con il loro comandante e, gettando un occhio fugace sul culo di tale Belèn, che era apparsa come ospite a porta a porta, si riempirono di nuovo il bicchiere di strizzù ed invertirono la rotta…

Storia di Stivalia

Nel Paese di Stivalia, un paradiso circondato dal mare, era sempre vissuto, fin dalla più remota antichità, un popolo che aveva capacità abbastanza superiori alla media mondiale. Agli inizi della storia aveva governato il mondo intero, aveva costruito opere maestose, creato opere d’arte invidiate da tutti, aveva fatto scoperte scientifiche frutto di ingegno e fantasia senza pari e tutti i regni della terra avevano cercato di accaparrarsi quelle menti geniali provenienti dalla magica terra di Stivalia. C’era una certa libertà di pensiero e le idee fiorivano libere ovunque; chiunque avesse avuto un’ideologia da promuovere, allora Stivalia era la sua casa. Così ci furono geni che fecero progredire il Paese ma anche loschi figuri che attecchirono anch’essi come la gramigna facendo da contrappeso alle idee di libertà.
Il guaio di un Paese troppo libero è che ci puoi trovare di tutto, dalle rose alle ortiche, alle piante velenose.
In questo clima arrivò un’orda di gentaglia che si era messa in testa di governare il mondo delle anime terrene… se arrivava anche del godimento materiale, bè sarebbe stato ancora meglio, chissenefrega di sti imbecilli del popolo, e quindi Stivalia vide proliferare la casta dei “vestaglioni portasfiga” una congerie di Papi, antipapi, vescovi e santi, e parroci pedofili e busoni che pretendevano di dettare “legge al gregge” (slogan molto in voga tra i vestaglioni) e dire cosa era giusto e cosa era sbagliato, tutto naturalmente a modo loro. Se si seguivano le regole, ci sarebbe stato il night club “paradise”, con figa eterea, pavimento nuvolato e passeggiate nei prati celesti dalla mattina alla sera senza fare un cazzo sotto il sole perché la notte non scendeva mai… essaichepalle… se si cagava fuori dalle regole si andava all’inferno… salvo non spiegare bene cosa fosse l’uno e cosa fosse l’altro perché nessuno c’era mai stato e probabilmente non gliene fregava un cazzo neanche a loro.
Iniziarono le leggi, i comandamenti… non trombare, non rubare, non desiderare, non farti le pippe, non leggere se non quello che ti diciamo noi, non peccare di gola, vai qui, vai lì, lavora come una bestia, onora questo, onora quello, prega sei ore al giorno, insomma dalla libertà assoluta dei vecchi tempi si era arrivati a non poter fare più un cazzo che ci piacesse.
Furono secoli bui, se non obbedivi non aspettavano che morissi per andare all’inferno ma ti ci mandavano loro da vivo, magari accendendo un bel falò e gettandoti sopra tanto per abituarti alle fiamme eterne fin da subito. Erano tutte creature del demonio…. poi abbiamo scoperto che il demonio è stato assolto da quelle accuse infondate perché lui non si sarebbe mai abbassato a tanto… ha una certa dignità che a quella gentaglia manca.
Ma le menti libere di Stivalia tennero duro ed un paio di secoli fa sfancularono i vestaglioni e li relegarono in un piccolo territorio da cui però continuano a scassare i maroni ancora oggi, anche se molto di meno perché non se li caga quasi più nessuno.
Ma il danno ormai era fatto, la grandezza di Stivalia era compromessa. Tutti quei secoli di oscurantismo avevano danneggiato la mente delle persone, avevano tolto brillantezza, libertà ed estro e reso tutti un po’ pecoroni.
Approfittando della desolazione cerebrale, una nuova casta Stivalica non si fece sfuggire l’occasione di sostituire il potere dei vestaglioni portasfiga, alleandosi con loro per razzolare il residuo potere che ancora restava ma che poteva essere usato non per gestire le anime bensì i portafogli delle persone.
Il capostipite di questa nuova casta nefasta fu un tale gobbo andre8, che appariva viscido e brutto come un prete mancato e che riuscì nell’intento di unificare i vestaglioni ed un altro club che andava forte in quel periodo. Costoro erano un po’ riservati e schivi e quindi si definivano “cosa nostra”, in altre parole “fatevi i cazzi vostri”. Il gobbo Andre8 regnò su Stivalia per decenni, si narra che avesse sconfitto a scacchi (barando) anche la nera signora e dunque non moriva mai. A lui si ispirò una congerie di nani politici che cercarono invano di emularlo senza riuscirci, riuscendo però a rubare abbastanza al povero popolo impecoronito di Stivalia. Comunque c’era ancora intelligenza e cervello (nel bene e nel male), poi sparirono anche quelli fino ad arrivare ai giorni nostri in cui trovare un governante col cervello e che azzecchi tre congiuntivi di fila è diventata un’impresa ardua.
E quindi siamo qui oggi, in un deserto cerebrale in cui il popolo aspetta Sanremo, le partite di calcio, la pensione e legge biografie di calciatori analfabeti. E’ ovvio che anche un lupo rincoglionito, zoppo e cieco riesce a mangiare pecore drogate…
Ma io spero sempre che Stivalia possa tornare ai fasti di un tempo perché ci sono tante persone a cui tutto questo non sta più bene… basta avere fiducia!

Storia di un Cristiano Qualunque

Ohi, soy espanol, me gusta el futbòl, e aquí in Italia es la patria del futbòl: yo soy Cristiano Qualunque y quiero far feliz todos los tifosos que adoro. Es un suegno estar aquí…me danno una paquada de dinero por tirar calci al balón y soy feliz… (questa la tagliamo…parole dell’intervistatore)
“Queste le prime parole in italiano stentato che il bomber fenomeno Cristiano Qualunque ha pronunciato al suo arrivo alla Grullentus, che ha sborsato ben 4000 fantastiliardi per assicurarsi le prestazioni del fenomeno catalano”.
Al suo arrivo all’aereoporto di Pensamal c’erano 5000 idiot…ehm tifosi in delirio che hanno accompagnato con urla estatiche le parole del Qualunque.
“Señor presidente, gracias por la fiducia (y por el dinero), dígame donde estás una discoteque que tengo gran voglia de trombàr”.
“Ehm..Cristiano, vabbè che siamo in Italia ma almeno inizia a giocare e poi magari pensi a divertirti”…
“Ah, ma mi compañeros me dicen che aquí prima se tromba poi se trabaja”.
“Vabbè, vabbè ma non lo devi dire in pubblico, qui abbiamo preso tutti per il culo e credono che bisogna lavorare prima di divertirsi, altrimenti come faremmo a darti 4000 fantastiliardi se non avessimo preso per il culo milioni di tifosi? Mica so soldi nostri, altrimenti col cazzo stavi qua, eri a pascolare las pecoras in Catalogna”….
“Puerca vaca, tienes rajon, es mejor que me estoy silente y non dico più cazadas…ma donde se tromba aquí?”
“No te preocupe, tu primero de todo tienes que decir che ami los tifosos, que son toda la tu vida, que el mister es especial ed el presidente es magico, son todas cazzatas ma se non le dici qua non magnamos nè noi né tu…del resto te avemos acquistado por tu fulgida intelligenza….ehm”
“allora dedico mi gollazos a los tifosos che me amano”
“cazzo, questo è più intelligente degli altri, ha capito subito…gli altri ci mettono anni”
“Tu mi dici quello che devo fare ed io lo faccio”
“Merda, ha già imparato l’italiano e parla come Pino la lavatrice, questo vince il pallone d’oro”.
“Chiedo l’adeguamento del contratto, una villa al mare e zoccolas a go go”
“Ok, chiama quel ciccione ingordo del suo agente, questo lo rifiliamo agli sceicchi per la prossima stagione, non sappiamo se è davvero bravo…ma è intelligente e di uno così non sappiamo che farcene”…

Metatron

Sul pianeta Metatron, a più di 10.000 anni luce dalla Terra, si continua a monitorare il preoccupante sviluppo di questo piccolo ma prezioso astro, necessario all’equilibrio dell’intera galassia ed il consiglio dei 100 saggi di quel pianeta, preoccupato dell’andazzo degli affari terrestri di cui erano incaricati, di concerto con l’Assemblea intergalattica, decide di mandarci alcuni inviati. L’insediamento al potere di certi personaggi in alcuni Paesi chiave, tra cui l’Italia, era un campanello d’allarme che non poteva più essere ignorato.

Il governo di un Paese è cosa seria e quindi all’ennesima pornostar, mafioso di quartiere e cantante neomelodico ad aver conquistato uno scranno in parlamento, si era deciso di prendere provvedimenti.

Metatron, strutturalmente quasi un gemello della Terra, a parte le dimensioni maggiori e due continenti e tre oceani in più, è un pianeta tra i più all’avanguardia nello sviluppo interstellare, ed i suoi abitanti, quasi del tutto simili agli umani, ma molto meno cazzoni, hanno rinunciato da milioni di anni alla politica ed alle bassezze inutili e distruttive di cui ancora soffre la Terra, la quale, invece, è agli inizi della sua evoluzione, per cui il suo invisibile controllo è stato affidato proprio a Metatron, allo stesso modo in cui un bambino piccolo viene sorvegliato dai suoi genitori.

Su Metatron gli abitanti, per comunicare tra loro, usano la mentalica, una scienza che ha affinato doti innate quali la telepatia, per cui non c’è più bisogno di comunicazione verbale che per millenni ha dato luogo a fraintendimenti, guerre, menzogne e clamorosi vaffanculo ed apprezzamenti sulle rispettive sorelle ai semafori. Su Metatron non esistono neanche più i semafori.

Fu così che si decise di inviare il saggio Ysingrinus a mettere un pò d’ordine su quel pianeta, accompagnato dal suo fido collaboratore Olotacovva. Non sapendo come iniziare a comunicare con i terrestri, i due Metatroniani decisero di regredire alle conoscenze tecniche di quel pianeta ed iniziare la loro opera correttiva attraverso un blog, da cui avrebbero poi espanso la loro opera nel tempo, tanto quello non gli mancava, perchè su Metatron un anno equivaleva a 50 anni terrestri.

Per un errore nelle impostazioni delle coordinate spazio-temporali dell’astronave, i due, la prima volta finirono abbastanza indietro nel tempo, all’epoca dei faraoni.

Il buon Ysin quasi si fece ammazzare perchè, materializzatosi nelle stanze di Amenophi III, dandogli amichevoli pacche sulle spalle come tra colleghi, cercò di vendergli alcuni disegni di rosafante, cercando di convincerlo che fosse più potente del Dio Ra e che quindi stava sbagliando le sue strategie di marketing col popolo.

Olotacovva si rese conto che Ysin si stava un pò allargando, e cercò di dissuaderlo, ma egli con le sue affermazioni lapidarie, fece un certo effetto sul faraone il quale, non capendoci un cazzo, promise di convocare il gran sacerdote Minchiothep a cui avrebbe chiesto consulto leggendo le budella di Olotacovva in una casseruola che il malcapitato portava al posto delle mutande.

I due, giunta la notte, decisero saggiamente di non restare in quel luogo e corressero la rotta verso la Terra del 2015.

I due, sulla base delle nuove coordinate inserite, sbarcarono in Puglia in una calda mattinata di agosto, davanti all’abitazione di tale Niphus, un abitante di Orione che da circa sette secoli stava facendo una tesi e degli studi su quegli strambi terrestri.

Dopo aver provato la Germania ed i suoi Wurstel, l’Inghilterra ed i suoi pancakes, la Spagna e la sua paella, il saggio Niphus aveva deciso di stabilirsi in Puglia, rapito da un tegame di riso, patate e cozze al forno preparatogli da una procace indigena, tale Miss Tresso che lo aveva accolto dopo un viaggio di 15 anni luce allorquando era affamato come un puma e stava iniziando a mangiare cavi elettrici e bere cherosene.

Il suo dolce benvenuto (“Mò…ci cazz iè cuss?) gli suonò come una melodia e da allora il buon NIphus non ha più abbandonato le coste pugliesi a cui è ancora molto affezionato, ci si fa il bagno a mezzanotte con la cravatta, anche se continua a bere come un orioniano.

Il saggio Ysingrinus ed il fido Olotacovva svegliarono Niph con una tempesta di rutti e bestemmie mentali alle 3 di notte, per cui l’uomo centenario originario di Orione rispose in terrestre con una sfilza di contumelie da fare la permanente ad un levriero afghano.

Una volta chiarito l’equivoco si salutarono calorosamente e si diedero appuntamento al ristorante di tale Vinvivendus, altro emigrato dalla lontana galassia definita “Masterchef” a causa delle sue prelibatezze culinarie quali mazzancolle al plutonio ed arrosticini “supernova”, cotti alla luce di una nana gigante…

Dopo una ricca abbuffata di specialità intergalattiche, innaffiata da una damigiana di primitivo di Plutone, i due Metatroniani riferirono a Niphus delle preoccupazioni del consiglio dei saggi in ordine agli affari terrestri mentre Olotacovva faceva pure apprezzamenti sulla mise di Miss grattandosi la casseruola con noncuranza.

Il cibo ed il primitivo non permisero di prendere decisioni drastiche quella sera, per cui si decise soltanto di iniziare a sondare il terreno aprendo ognuno un suo blog, sulla base delle direttive ricevute, su cui sarebbero state selezionate alcune persone degne di promuovere una rivoluzione culturale sul pianeta Terra. Comunque il tempo non mancava e quella era ancora una missione esplorativa.

E così fu fatto, aggiornandosi ogni mese terrestre a casa di Miss che ogni volta deliziava i visitatori con la sua personale interpretazione di danze pugliesi in ciabatte e burqua, inframezzate da espressioni (“Auuuuzzzz”) di un personaggio locale, tale Leone di Lernia, del tutto sconosciuto ai nostri alieni…

Pare che i saggi di Metatron, al momento, siano seriamente preoccupati dalla piega che stanno prendendo gli eventi, non tanto per gli affari terrestri, ma per lo sbarellamento dei loro Metainviati, testimoniato dalle letture dei rispettivi blog, che hanno causato vari mancamenti negli anziani di quel pianeta che li seguono sotto mentite spoglie…

Bar Sport I parte: la colazione

Vorrei iniziare questo piccolo esercizio di stile chiedendo umilmente perdono al vate Stefano Benni, uno dei più grandi scrittori italiani in circolazione secondo il mio modesto parere, che ha saputo inventare capolavori divertenti ma, al contempo, dalla profondità incredibile.

Ricordo di aver letto Bar Sport parecchi anni fa e non c’è stato mai nessun altro libro che mi abbia fatto ridere da solo come uno scemo al pari di quello.

Ogni città, ogni quartiere ha il suo “Bar Sport”. Forse ogni gruppo di persone ha i suoi personaggi caratteristici. Li trovi nelle assemblee condominiali, nei circoli, a scuola, insomma dappertutto.

Nei piccoli centri il bar non è altro che il luogo di ritrovo di comitive e gruppi di persone di ogni età che si sono suddivisi territorio e tavolini come un giocatore di Risiko farebbe sul tabellone, anche con riguardo all’arco temporale della giornata.

Si inizia al mattino con l’ondata isterica dei “colazionisti”, che giocano col tempo, ed in dieci minuti di colazione, 5 li perdono a guardare l’orologio. Sono i “riassuntivi” della giornata appena iniziata. Contano i minuti, cercando di condensare il tempo a disposizione per accontentare tutti. Un saluto al barista, che all’ora della colazione è il protagonista assoluto di quella commedia dell’assurdo che si svolge davanti ai suoi occhi, poi una rapida occhiata in giro per individuare i conoscenti a cui regalare parole mangiate tra i morsi al cornetto ed i sorsi al cappuccino. Quando il tempo a disposizione è scaduto, tracannano il caffè o il cappuccino a 6000 gradi in un sorso solo, provocandosi paurose ustioni e spesso devono aggiungere qualche minuto al ritardo, dal momento che non hanno considerato l’effetto cagarella che quello sconsiderato gesto inevitabilmente innesca. Ciò porta allo spiacevole inconveniente che il cesso del bar, alle 9,30 di mattina, è peggio di quello della stazione di Calcutta a fine giornata.

I dialoghi durante la colazione al bar hanno lo stesso umorismo di una convention di becchini, che va sfumando mano a mano che si avvicina il fine settimana. Quindi, se ti scappa qualche battuta, vedi di accertarti che sia di venerdì, perchè se commetti un simile errore al lunedì mattina (magari pure con la pioggia), ci sono due sole possibilità: o hai vinto al superenalotto o fai il barbiere.

Nel bar ogni categoria umana sceglie la sua fascia oraria per impossessarsi dei locali e delle vettovaglie e dettare le sue regole, quindi al mattino non troverai mai bottiglie di vino, carte e pensionati che ammazzano il tempo. Al mattino è il tempo che ammazza la gente per una sorta di vendetta ricorrente.

Un pensionato col giornale, in un bar alle 8, si nota come Marilyn Manson in smoking bianco ad un ballo di beneficienza o come un pipistrello disteso al sole a mezzogiorno ed il poverino si guarda bene di frequentare luoghi che non offrono il minimo indispensabile per sopravvivere.

Troviamo quindi “l’avvoltoio”, il quale cerca improbabili approcci broccoleschi a quell’orario impossibile, magari sperando in un numero di telefono da poter utilizzare in momenti più calmi e proficui. Costoro sono quelli che ordinano il caffè, scelgono la posizione strategica al bancone e tentano approcci privi di fantasia alle povere avventrici semiaddormentate, nella speranza di trovare a quell’ora la guardia abbassata. Nei vari tentativi (tutti miseramente falliti) il caffè è diventato imbevibile, per cui tale patetico elemento viene in genere definito il “Rocco Sifredda” del bar di mattina.

Poi abbiamo “lo scroccone”, colui che finge di leggere il giornale davanti al bar in attesa dell’attimo in cui individua la sua vittima potenziale. Saluto ipocrita (Ehilà carissimo-magari non si ricorda neanche il nome-) e domanda di prassi (come va?) con lisciatina che suona falsa come una banconota da 150 euro (stamattina ti trovo in gran forma!). Poi si blocca e resta in attesa della fatidica controdomanda: “prendi qualcosa?” Nel caso questa non arrivi, si rimette in postazione a leggere il giornale. Questo elemento di solito lo smascheri perchè la Gazzetta che ha in mano è quella del mese prima ed è un mero strumento di lavoro.

Non è infrequente incontrare quello che viene definito “la gazza ladra” che, altri non è che colui il quale, con ostentata nonchalance, si fotte puntualmente la “Gazza” a disposizione dei clienti del bar, facendola sparire, con abile ed incurante gesto, nella borsa da lavoro. A volte si spinge addirittura a sfilare un pacchetto di caramelle dall’espositore ed è convinto che ti abbia fregato solo perché il barista lo lascia perdere.

Altro tipo da bar mattutino è “l’esigente”, la disperazione di tutti i baristi. Quando entra si crea un’ondata di panico dietro il banco e si racconta di baristi che si sono strappati grembiuli ed abiti in preda alla disperazione. L’esigente è quello che ordina il caffè nel modo più complicato possibile ed ogni vota aggiunge una variante, per cui diventa impossibile memorizzare i suoi gusti. Il caffè può essere ristretto, decaffeinato, in tazza grande, macchiato freddo, schiumato, al ghiaccio, shakerato, doppio, con panna e l’esigente gioca svariate combinazioni di questi elementi ed è pronto a fare un cazziatone al barista che ne sbaglia anche uno come se il suo caffè fosse la formula alchemica per trasformare il piombo in oro. E’ facile che chieda, come accompagnamento, un cornetto alla marmellata di fragoline di bosco ma, a quel punto, rischia un cazzotto in faccia dal barista, quindi, di solito, se ne guarda bene.

Ma, al mattino il più stressato è proprio il barista, che vorrebbe avere sei braccia come la Dea Kalì ed infatti sempre più spesso adesso si notano baristi extracomunitari che così possono tranquillamente bestemmiare nella loro lingua che tanto non li capisce nessuno, ed anche se ti danno dello stronzo, lo fanno col sorriso e quindi tu lo prendi per un complimento, mentre il titolare del bar perderebbe indubbiamente buona parte dei clienti se desse aria ai pensieri nella sua madrelingua.

To be continued….