pensieri

Satori

Oggi ho preso uno spunto e fatto una promessa di dedicare questa riflessione a qualcuno che mi ha ispirato l’idea di questo post per cercare di descrivere qualcosa di indescrivibile, qualcosa che solo la millenaria filosofia orientale poteva intuire e che non ha un corrispondente termine nella nostra lingua. Sto parlando del “Satori”.
E’ un termine zen che si potrebbe grossolanamente tradurre con “risveglio improvviso”. E’ come varcare un cancello, ci si potrebbero impiegare anni per avvicinarsi ma potremmo non riuscire a varcarlo mai e vivere nell’inconsapevolezza come fa la maggior parte delle persone.
E’ un momento di risveglio, quel momento in cui ci sentiamo tutt’uno con ciò che stiamo facendo. Non esiste più l’osservato e l’osservatore perché questi termini finiscono per coincidere. Ed è incredibile come anche la fisica quantistica sia arrivata a questa conclusione: la realtà osservata non può essere distinta dall’osservatore.
Quante volte facciamo qualcosa mentre stiamo pensando ad altro? Forse sempre. Il satori è il momento creativo in cui siamo così presi da ciò che stiamo facendo che ci dimentichiamo di dormire, bere, mangiare, perché siamo tutt’uno con la nostra azione, è l’ispirazione di chi crea capolavori. Facile? Scontato? Non succede quasi mai! Non alla gente comune.
Per entrare nella mentalità aperta al satori, dovete semplicemente lasciarvi andare: sappiatelo e abbiate fiducia. Raccoglietevi nel silenzio o in ciò in cui siete impegnati e che vi appassiona e poi ascoltate la vostra mente. Sentirsi liberi dalla continua lotta interiore con la vita è un piacevole preliminare al satori.
Il satori è uno stato nel quale una persona si trova in armonia con la realtà esterna ed interna (interiore), uno stato nel quale la persona coglie pienamente la realtà ed è un’esperienza momentanea, infatti questa è la sua caratteristica fondamentale. Se non è improvvisa non è satori Vi è mai capitato di vivere attimi come questo?

Il primato tra i primati

Riprendo un tema che ho già affrontato poco tempo fa.
Ricordo che sin dai tempi della scuola media, nell’ora di scienze, ci veniva insegnato che i nostri antenati erano primati, in altre parole che la nostra specie deriva dall’evoluzione di quegli animali che oggi conosciamo come scimmie. Ricordo anche che, nella nostra innocente cattiveria di ragazzini, a supporto di questa tesi ci fosse anche l’aspetto fisico della nostra vecchia insegnante di scienze, che ricordo si chiamasse Mariuccia e che noi, crudelmente avevamo ribattezzato “Uccia” non per abbreviare il suo nome di battesimo ma quello riferito alla bertuccia che, come si sa, è un primate.
Ricordo ancora l’immagine sul libro con una fila di esseri che partivano da sinistra con una scimmia brutta, curva e pelosa, poi via via un bipede sempre più eretto sino ad arrivare all’ultima figura a destra che sembrava Brad Pitt con la ceretta. Una notevole evoluzione anche di barbieri ed estetiste.
Vi dirò che, a parte la maestra Uccia, a questa storia non ho mai creduto. Certo, in giro si vedeva qualcuno che faceva vacillare le mie certezze, ma ogni tanto mi guardavo allo specchio e dicevo che non era possibile, e poi neanche mi piacevano le banane e le noccioline, quindi…
Oggi non ho cambiato per niente idea ed ho aumentato la mia certezza sulla base di qualche considerazione che vi elenco semplicemente senza addentrarmi altrimenti questo post finisce che lo legge solo qualche discendente di Charles Darwin.
1) Se fosse vero, visto il perenne mutamento della natura, l’evoluzione sarebbe ancora in atto e quindi noi homo sapiens sapiens non saremmo il top dell’evoluzione, il suo punto di arrivo, come è stato detto, ma solo un’altra bestia che gli esseri che abiteranno questo pianeta tra qualche milione di anni guarderanno con orrore sui loro dispositivi didattici (dubito esisteranno ancora i libri, e me ne dispiace). Insomma questa teoria dell’antropocentrismo non mi convince affatto.
2) La seconda è più scientifica che logica: Analizzando il DNA dei fossili di primati vissuti milioni di anni fa e confrontandolo con quelle odierne, si è scoperto che è praticamente identico. In altre parole l’orango di oggi è lo stesso di quello vissuto nella preistoria. Ma allora perchè tutte le scimmie non si sono “evolute”? Perchè alcune sono rimaste tali e quali ed altre avrebbero dato origine ad una specie così diversa?
3) La terza considerazione, che ho appreso di recente e mi ha molto sorpreso, è relativa al nostro gruppo sanguigno. Avete presente le lettere RH con segno più o meno che precedono o seguono il gruppo di appartenenza? Ebbene quelle lettere stanno per “fattore Rhesus”, laddove il rhesus è una specie di scimmia. Una buona parte di noi presenta, sui suoi globuli rossi, questo fattore (quindi sarà RH +) e potrebbe essere un indizio a favore della nostra discendenza scimmiesca, ma altri, il 15% della popolazione, sono RH – e vuol dire che quell’antigene non lo hanno e quindi non hanno nessun nesso genetico coi nostri amici primati. Come la mettiamo?
Vi lascio fare le vostre considerazioni… l’unica cosa di cui posso essere certo è il fatto che la professoressa Uccia era RH +

Forza di volontà

Quante volte abbiamo fatto buoni propositi che poi sono miseramente falliti? I periodi classici per questa trappola coincidono quasi sempre con il capodanno, la fine delle vacanze, il compleanno, ma non è esclusa anche la guarigione da qualche malattia. Da domani si cambia, inizio una nuova vita, smetto di fumare, mi metto a dieta, mi iscrivo in palestra, cambio lavoro, da domani voglio essere me stesso… già, essere se stessi, ma io sono già me stesso, ogni giorno credo di essere me stesso, allora che significa questa contraddizione? Se decido di essere me stesso, realizzando determinati obiettivi, vuol dire che finora non lo sono stato.
Forse qualcosa mi ha portato fuori strada? Forse questa mancata realizzazione è la fonte della mia infelicità? Forse qualcun altro sta vivendo la mia vita al posto di “me stesso”?
Fare queste scelte significa forse scommettere su qualcosa che desideriamo e che si trova troppo lontano da noi? Perchè?
Perchè ci manca la volontà, che abbiamo solo a parole ma non riusciamo a tradurre nei fatti, lottiamo e cadiamo, ci rialziamo e andiamo avanti. La routine della vita prende il sopravvento e ci dimentichiamo di quei buoni propositi.
Sembra così facile dire: “domani smetto”, poi non ci riusciamo mai. Educare la volontà è un processo senza fine che risente dei nostri limiti personali, che sono tanti.
Badate bene, non sto parlando di desideri che coinvolgono gli altri o comunque circostanze a noi esterne; se dicessi voglio vincere il superenalotto o conquistare quella persona saremmo fuori dalla sfera del nostro potere personale.
Qui si parla di noi e di nessun altro. Smettere di fumare, chiudere con qualcosa o qualcuno o iniziare una dieta riguarda solo noi eppure non ce la facciamo.
Siamo deboli e questo dovrebbe farci preoccupare.
Eppure sembra così facile… un proverbio cinese dice: “Le grandi anime hanno la volontà, le deboli non hanno che buoni propositi”.

Cosa ci aspetta?

Conosciamo solo una parte infinitesimale del significato e funzionamento dell’universo e di tutto ciò da cui è formato, compresi noi stessi. E, di conseguenza, conosciamo solo la corrispondente parte di noi stessi e di come funzioniamo a nostra volta.
Tutto ci è sconosciuto e ciò che non arriviamo a conoscere, anche se ne avvertiamo l’esistenza, lo chiamiamo Dio. Dio è tutto ciò che non arriviamo a comprendere, quell’ordine supremo ancora troppo lontano dalle nostre piccole menti limitate.
Per tale ragione quell’ordine non può essere giusto o sbagliato, quel qualcosa, semplicemente esiste.
Ma noi ci identifichiamo con la nostra piccolezza, crediamo di essere al vertice della scala evolutiva ma tra noi e gli uomini delle caverne di decine di migliaia di anni fa non c’è molta differenza, biologica e di pensiero.
Crediamo di aver scoperto le leggi che governano questa che chiamiamo realtà eppure siamo continuamente in balìa degli eventi e ci lamentiamo di qualcosa che chiamiamo fato o Dio e che ci appare giusto o ingiusto a seconda delle nostre aspettative.
Ma possiamo avere davvero la presupponenza di credere che al fato, a Dio o all’universo importi davvero delle nostre minuscole aspettative generate da una mente immatura?
Si pensi a Galileo quando affermò che era la terra a girare attorno al sole e non il contrario, o a quando si era convinti che la stessa terra fosse piatta. I fautori di quelle “strambe” teorie furono emarginati e puniti come eretici e pazzi ma avevano ragione.
Quelle verità erano li, immutabili e a disposizione. C’erano ma non le vedevano. Chi può essere così folle da dire che oggi non siamo nella stessa situazione? Che cioè non riusciamo ancora a vedere cose ed eventi che esistono ma che non riusciamo a percepire?
Fino a quando non riusciremo a rivelare tutta la verità che ci circonda e di cui siamo fatti, esisterà sempre un Dio in cui sarà troppo facile e scontato rifugiarsi e la strada è ancora lunga…

Inseguire i pensieri

Se questa attività facesse perdere calorie, in palestra non ci andrebbe più nessuno e saremmo tutti magri come chiodi, in forma smagliante e piacevolmente sfiniti. Ma l’unico termine che si adatta a questa attività è solo l’ultimo. Inseguire i pensieri ci sfinisce e basta.
Questo perché i pensieri non si fanno mai prendere. Tutto ciò che si insegue può essere raggiunto oppure no, dipende dalla velocità di inseguito ed inseguitore, ma l’unica cosa che non può essere mai raggiunta sono i nostri pensieri, eppure continuiamo imperterriti ad inseguirli, ogni giorno, ogni ora, ogni secondo, consapevoli di non poterli agguantare, come asini davanti ad una carota legata al bastone.
Sono un’esca della nostra mente, la trappola delle trappole e, se ci va bene, sono pensieri piacevoli, sono ciò che vorremmo vedere realizzato per noi, per i nostri cari, e, per i più altruisti, per l’umanità intera. Ma non è infrequente che ci vada male, ed allora ci troviamo ad inseguire paure e preoccupazioni che spesso non hanno alcun fondamento.
Va specificato che paure e preoccupazioni riguardano il futuro, qualcosa che ancora non esiste e che non possiamo conoscere, mentre l’inseguimento dei pensieri a ritroso, verso il passato, è più corretto definirlo col termine rimpianti.
Sono entrambe direzioni sbagliate, che non ci portano da nessuna parte perché il passato è passato e non torna più, mentre il futuro ancora non esiste e nessuno può affermare di conoscerlo.
Allora, almeno una volta, smetti di inseguire ciò che ancora non hai o non puoi più avere e goditi ciò che hai nel momento presente.

Non è un Paese per giovani

Siamo italiani e molti di noi sono orgogliosi di esserlo. Ed hanno ragione. Noi italiani abbiamo affrontato, nel corso dei secoli, difficoltà inimmaginabili, guerre sanguinose, invasioni, terremoti, catastrofi naturali, ma abbiamo anche dato a tutto il mondo una cultura ed un genio che nessun altra nazione al mondo ha mai avuto.
Come ci siamo ridotti? Noi ci siamo dentro, ma vi garantisco che chi ci guarda dall’esterno o ride (se non è italiano) o piange (se è italiano ed è stato costretto a cercare fortuna altrove).
Al momento non abbiamo più un futuro. Abbiamo una classe politica che è tra le peggiori al mondo, da dittatura africana, la quale ha badato, con il suo recente operato, solo a ritagliarsi privilegi da signori feudali a scapito dei suoi cittadini, raschiando il fondo del barile, privandoci di tutto, a cominciare dal lavoro, che dovrebbe essere un diritto costituzionalmente garantito e non un’elemosina centellinata dai potenti ai loro protetti.
Ma anche noi cittadini ci abbiamo messo del nostro. Non abbiamo più senso civico, ci è passata la voglia di combattere e di cambiare, così ognuno pensa al proprio piccolo interesse e, se può avere vantaggi fottendo gli altri, lo fa senza pensarci due volte. Qui nessuno più pensa al futuro, si coltiva il suo orticello e vive alla giornata, persino chi ha dei figli piccoli, che sta condannando senza rendersene nemmeno conto.
Non si costruisce più niente, non ci sono più idee, si vegeta guardando San Remo, il campionato di calcio ed altre trasmissioni demenziali. E’ crollata la vendita dei libri, il settore da noi è in crisi, si legge sempre meno. Sono piene le discoteche e deserti i teatri. Il cinema fa il pienone solo quando c’è il cinepanettone o i film di Checco Zalone, andiamo fuori a cena nel weekend illudendoci che tutto vada bene e che adda passà a nuttata… però ci indigniamo quando spunta fuori qualche scandalo e beliamo incazzati per 10 minuti o un’ora sui social network, postando neanche pensieri personali ma aforismi di altri, poi tutto torna come prima e il giorno dopo ecco di nuovo la foto del cane e del cappuccino che stiamo bevendo al bar ed i commenti sul rigore della Juve. Sembriamo tanti imbecilli che si dirigono danzando e cantando verso il precipizio ormai prossimo, e quando qualche voce sparuta ci urla che ancora qualche passo e precipitiamo, gli diamo del pazzo pessimista che non capisce un cazzo.
Bene, come diceva anni fa il peggior presidente della repubblica che l’Italia abbia mai avuto: “Io non ci sto!”.
Per questo ho deciso di lasciare questo paese, io che giovane certo non sono più. Ma alla mia età non si ha più voglia di combattere. Spero che i più giovani, e qui ce ne sono tanti e validissimi, abbiano ancora il desiderio di lottare per il proprio futuro perchè la vita è come una scatola di caramelle… e quando te ne restano sempre meno hai voglia di gustartele in santa pace in un posto dove nessuno te le possa rubare, per apprezzarle tutte fino all’ultima senza sprecarne più come hai fatto in passato…

Cos’è la vita?

Qui si può spaziare dalle cazzate più atroci ai pensieri più profondi. Cos’è la vita? Ci saranno tante definizioni quanti esseri umani sul pianeta. Puoi intenderla in senso biologico, religioso, spirituale, ottimista, pessimista, temporale…a voi la scelta.
Se ci pensi, non c’è concetto più indefinito e contraddittorio. C’è chi la ama al punto da sopravvalutarla, chi la odia al punto di non volerla e di togliersela. Noi siamo la vita e la vita non potrebbe esistere senza di noi. La ricreiamo continuamente attraverso i nostri figli ma non possiamo confonderla con l’amore. Quest’ultimo passa e se ne va, la vita che hai generato resta e genererà altra vita.
Puoi vederla ovunque, in un albero, in un gattino o in un cucciolo smarrito, in uno sguardo rubato, nel sole che sorge ogni mattina, e senza il quale nessuna vita sarebbe possibile sotto questo cielo.
La vita attraversa il tempo e si sa che se attraversi qualcosa, costantemente l’attrito ti consuma per questo il tempo consuma la vita che ha sempre avuto il segreto sogno di sconfiggere il tempo. Forse lo ha già fatto e non lo sappiamo perchè sono in molti a credere che la vita non sia soltanto una. I cattolici parlano di vita eterna, non qui ma in un paradiso che non possiamo conoscere, nè forse mai conosceremo. I buddisti e gli induisti parlano di reincarnazione, un percorso ciclico in cui la vita si identifica con l’anima e non con col corpo che la contiene. Non è mia intenzione farne una questione filosofica o religiosa, credete a ciò che più vi piace, ma in entrambi i casi vivetela fino in fondo.
Quanti interrogativi si porta dietro questo concetto. Viviamo in un universo di cui non conosciamo neanche le dimensioni, perchè trascendono la nostra umana comprensione, allora è possibile pensare che la nostra sia l’unica forma di vita?
Fatto sta che, comunque la si intenda, è un concetto radicato nel profondo. Siamo meccanicamente programmati per preservarla, se mi gettano addosso qualcosa alzo un braccio d’istinto per proteggermi, lo stesso meccanismo adotta la vita in tutti i suoi aspetti.
C’è anche chi gioca a fare Dio sulla terra con la vita degli altri, i medici e gli assassini. I primi a fin di bene per preservarla, i secondi per toglierla con la violenza, ma entrambi devono provare, con opposti principi, analoghe sensazioni.
Ci sono quelli per cui è una corsa in cui si battono per arrivare primi, ma ci sono anche coloro che fanno molta più strada rimanendo completamente fermi.
La vita traccia sentieri misteriosi, a volte toglie quando credevi di avere e a volte, improvvisamente, ti da tutto quello di cui hai bisogno. Per alcuni è una strada ripida ed in salita, piena di sassi ed erbacce, per altri un nastro liscio e scorrevole che però regala a tutti la possibilità di andare avanti.
Alcuni la collegano al gusto: forte, amaro, delicato, piccante, dolce, insomma un piatto da gustare senza soffocarsi.
Può essere solo una scatola vuota che ci è stata data affinchè la riempissimo di cose belle da ricordare ogni tanto o, viceversa, da dimenticare.
Forse è una cosa addirittura senza senso se ti guardi attorno, ma se riesci a nascondere la rabbia in un abbraccio, se riesci a trasformare le lacrime in una lezione e riesci a diventare il riferimento di chi non ha conosciuto la tenerezza, quando riesci a trasformare la tristezza in allegria e riesci a preservare la tua dignità nei momenti difficili o quando ami davvero, allora puoi trovarci il senso che forse essa ha…

Abbiamo toccato il fondo

Voglio postare di getto qualcosa in merito ad una notizia che mi ha letteralmente sconvolto e che da l’idea del punto di non ritorno a cui siamo arrivati in questo misero paese.
Il primario ortopedico di un’istituto ospedaliero milanese (che per motivi personali di salute frequento anche io e per questo mi sconvolge), è stato arrestato perchè accusato di essere al servizio delle multinazionali farmaceutiche in campo protesi.
Fin qui, mi direte, nulla di strano… in Itaglia ci siamo abituati, figuriamoci se un medico non prende benefit e mazzette dalle case farmaceutiche… che medico sarebbe? Uno che vuole guarire i pazienti? Figurati! Mosche bianche.
Eh no, il fenomeno della medicina mica si è limitato a questo come tutti i suoi colleghi, questo esimio dottore, nel corso delle indagini della magistratura, è stato intercettato al telefono e pare abbia detto: “ho rotto il femore ad una vecchietta di 78 anni per allenarmi”.
E’ conosciuto come “super-interventista”, nel senso che se anche respiri male lui ti opera al femore o al ginocchio, perchè ogni intervento che fa prende soldi. Lo hanno denunciato i colleghi, il che è tutto dire. Della serie allo schifo c’è anche un limite. Non siamo santi, ma tu esageri…
Questo pollo è stato scoperto e spero marcisca in galera o finisca a fare il veterinario in Botswana, anzi no, poveri animali, ma quanti ce ne sono di bastardi così?

Le donne…

Per metà dell’universo dovrebbero essere un mistero, ma lo sono davvero? Non lo so, non mi basterebbero tutte le vite vissute da uomo per capirlo e forse quelle vissute da donna le ho dimenticate. Sono la parte che a quell’altra metà manca, perchè tutto nella vita è complementare. Sono la più nobile forma di dualismo che esiste sulla terra.
Mi sono sempre chiesto perchè le donne sono considerate dagli uomini come universi a se stanti; parlano troppo, sono iperattive, insistenti, tenaci, caparbie… tutte qualità che dal punto di vista maschile diventano spesso difetti ma che in effetti non lo sono. Sono ciò che a noi manca.
Per fare un paragone calcistico, loro sono più avvezze a difendere, la famiglia, ciò che hanno di più caro, i figli, il loro equilibrio, mentre gli uomini pensano di più ad attaccare, a cercare nuove strade, nuove sensazioni. Quando una donna ha raggiunto ciò per cui lotta, si ferma soddisfatta, sperando che duri; un uomo la considera una tappa e passa avanti, mettendo a rischio quello che ha raggiunto, come un maratoneta folle che non riesce a vedere il traguardo, godersi la vittoria e quindi continua a correre rischiando di restarci secco.
Sono cariche di minacciosa bellezza e cercare di capirle è un impresa da folli. Non amano la precisone, ma il non detto, sono volutamente vaghe, con un linguaggio per cui un “si” può essere un “no” e viceversa. Non considerano il “forse” e questo per un uomo è uno sforzo troppo grande.
Gli uomini vorrebbero essere sempre il loro unico amore, a loro basta che quell’uomo sia l’ultimo, non l’unico, perchè loro non dimenticano, piuttosto fanno paragoni.
Se loro parlano per essere capite, lo fanno attraverso lo sguardo e l’intuizione, non attraverso la logica delle parole che gli uomini puntualmente fraintendono e loro puntualmente si incazzano. Se vuoi capire una donna devi guardarla, non concentrarti troppo ad ascoltare ciò che dice. Guardala.
Come i sogni, non sono mai prevedibili e si accorgono del desiderio, ne sentono l’odore e spesso l’uomo emette quella puzza che le fa fuggire.
Loro vedono ogni uomo in modo differente, cercano un ideale che potrebbe incarnarsi in chiunque. Ed ecco che il principe azzurro potrebbe essere basso e con gli occhiali ed avere una bicicletta invece che un cavallo bianco o una Porsche Carrera. Puoi gonfiare i muscoli quanto vuoi ed ammazzarti in palestra, ma se non dimostri di avere qualcos’altro da gonfiare ed altre carte da giocarti, con loro duri il tempo di un verde ad un semaforo.
Sono un’opera incompiuta, perennemente incompiuta, e si riservano il diritto di cambiare idea in corso d’opera, a seconda di ciò che un uomo fa o dice in quel determinato momento. Però, se si ostinano, cercano disperatamente, anche per mesi o anni, un senso a frasi che hanno un solo, evidente senso maschile, ma non corrisponde al loro modo di vedere, quindi cercano di adattarlo ad una delle loro infinite sfumature, e ci soffrono.
Le donne vivono l’attimo come va davvero vissuto e non importa quello che succederà domani. Possono sposare uno stronzo, sapendo che è stronzo, ma in quel momento sono appagate e va bene così. Tanto sanno di avere la forza di far fronte a tutto, anche ai loro errori di un momento, ma quel momento se lo sono goduto in pieno. Certo, si lamentano anche loro, ma la capacità di reagire alle avversità che hanno creato da sole nella loro vita gli consente di vivere l’attimo molto più profondamente di quanto possiamo fare noi uomini.

L’orologio rotto

Ho un vecchio orologio rotto che porto sempre con me.
Una volta correva e segnava il tempo, un tempo fatto di ricordi, di gioie e di paure per chi l’ha guardato con ansia e trepidazione, sapendo che le sue lancette scandivano la sua vita e quella del mondo che lo circondava. Un orologio rotto, per la maggior parte delle persone, non serve più a nulla, è una cosa inutile, ma per me resta un simbolo che racchiude molti significati, una tappa dell’esistenza, una cassaforte magica.
Lo porto per ricordarmi che anche il tempo si può fermare se si blocca il meccanismo che lo misura, perchè senza quel meccanismo non sappiamo più cos’è il tempo. Quindi esso è relativo e non assoluto. Sono arrivato alla stessa conclusione di Einstein attraverso il ragionamento invece che con una formula matematica come ha fatto lui. Non mi daranno il Nobel ma fa lo stesso.
Anche noi esseri umani siamo orologi che misurano il tempo e prima o poi siamo destinati a romperci.
Ma sarebbe bello se qualcuno, in qualche maniera, ci portasse sempre con se, per il ricordo di ciò che siamo stati, per quei momenti, belli ed anche brutti, che abbiamo saputo segnare. Per quelle ore e giorni che hanno lasciato un segno indelebile in chi ci ha camminato accanto in quella scheggia di tempo segnato dai pur limitati giri di tre lancette in un quadrante.

Stelle

A volte capita, in una notte limpida, di alzare gli occhi al cielo e guardare la volta stellata. Viviamo quasi sempre di giorno ed abbiamo lo sguardo fisso davanti o verso il basso, mai verso l’alto. Chi ha lo sguardo rivolto al cielo è giudicato un distratto, un sognatore distaccato dalla realtà, un tipo con la testa tra le nuvole.
Ma quanto si perde della vita non alzando gli occhi al cielo?
Tutte le grandi opere architettoniche tendono verso l’alto, mai verso il basso, così come l’aspirazione dei desideri e della nostra anima tende verso traguardi più alti. Restare incollati a terra non ha mai significato evoluzione.
Le regali aquile volano alte, poche e sole ma godono di cieli azzurri e vista unica. I polli restano a terra, e si sa che fine fanno.
E’ meraviglioso guardare le stelle, ti rapiscono e ti danno un senso di infinito e di mistero che ti fa sentire piccolo piccolo, ma noi siamo fatti della stessa sostanza di quei giganteschi ammassi di energia che ci sembrano così piccoli alla vista e la cui luce ci arriva sfasata di millenni.
Guardate sempre alle stelle, perché, come diceva Oscar Wilde, “Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle”.

Io non sono io

Lo so, lo so, se dovessi esordire con la domanda “ma noi chi siamo veramente?” ecco che si scatenerebbe un casino.
Come, chi siamo? Io sono io, Cavalier commendator Fracazzo da Velletri, onorevole della repubblica, notaio, avvocato, ingegnere, ecc… ecc…. Tutti appellativi che in certe occasioni vengono preceduti dalla frase che personalmente reputo la più alta forma di idiozia che un essere umano può manifestare: “lei non sa chi sono io”. Mi verrebbe da chiedere: “Ma lei lo sa chi è lei veramente?” Un coglione, vabbè ma questo è troppo scontato.
Allora procediamo ad un’analisi attenta della domanda che non è poi così banale. Siamo davvero chi crediamo di essere?
Iniziamo dal nome. Io sono Mario, Giuseppe, Francesco… ok e di cognome? Rossi, Bianchi, Verdi, e così via.
Nulla da obiettare, c’è scritto anche sulla carta d’identità. Mario Bianchi, Giuseppe Rossi… e così via.
Ma questi tizi il nome se lo sono scelto? Ovvio che no, il nome che portiamo ci è stato dato dai nostri genitori senza che noi si sia potuto metter becco. Il cognome ancor peggio, scelta zero. E’ quello della famiglia in cui siamo nati, quindi chi ci ha dato il nome non ha neanche potuto scegliere il cognome.
E’ facile comprendere che non si può essere un qualcosa che ci è stato imposto, credo che siamo molto di più.
Pensate poi a quanto acquisiamo dai nostri genitori. Sicuramente i loro geni fisici, per cui, somaticamente, finiremo per assomigliare più all’uno che all’altra, nei colori degli occhi, dei capelli, nel passo, nelle movenze, ecc…
Ma il carattere ed i pensieri? Le aspirazioni? Il senso della vita? I sogni? Bè quello è tutto un altro discorso, basti pensare anche a quanta differenza di caratteri ci possa essere tra fratelli. Il più delle volte non la pensiamo mai come i nostri familiari, abbiamo ambizioni ed aspirazioni del tutto differenti e se molti seguono le orme professionali paterne o materne vuol dire che hanno soffocato il loro “Daimon” e si sono adeguati ad una vita piatta e priva di aspirazioni, rinunciando ad inseguire il proprio sogno, accontentandosi dei sogni bolliti degli altri.
Ma allora perchè abbiamo il patrimonio genetico dei nostri genitori ma non i loro sogni e le loro aspirazioni?
Perchè, secondo me, siamo su un piano diverso, siamo sul piano di quello che noi siamo veramente, un livello di anima, e l’anima viene da altrove e non ha nulla a che vedere con le leggi biologiche, anzi risponde a leggi diverse a noi totalmente sconosciute.
Millenni fa lo avevano capito, oggi noi lo abbiamo dimenticato. Forse c’è davvero un “piccolo io” che è ciò che crediamo di essere su questa terra, Gianni, Mario, avvocato, professore…
Ma esiste anche un “grande io”, immortale, che in questa vita riveste il ruolo di Gianni, Mario, ecc, come un attore può interpretare la sua parte in un film o in una rappresentazione teatrale. Può essere bravissimo a farlo ma, finita la commedia, tornerà ad essere chi è veramente.
Se avete seguito fin qui le mie folli elucubrazioni, faccio un salto logico successivo. Se dico “Io sono Mario” allora siamo due persone, Io e Mario. Cioè l’Io grande che dice di essere Mario. Ma chi è Io?
Questo lo lascio decidere a voi… se qualche matto ha letto fino in fondo questo post, magari potrà dare una risposta dopo una riflessione…