Mese: aprile 2015

La marionetta

“Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma sicuramente penserei molto a quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di piu’; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce. Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.
Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice, mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’uscita del sole. Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh, una poesia di Benedetti, e una canzone di Serrat; sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e l’incarnato bacio dei loro petali…

Dio mio, se avessi un pezzo di vita… non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente che le voglio bene, che l’amo. Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.
Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.

Tante cose ho imparato da voi, uomini…
Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna, senza sapere che la vera felicita’ e’ nella maniera di salire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, l’ha afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto, soltanto quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, anche se piu’ di tanto non mi serviranno, perche’ quando leggerete questa lettera purtroppo staro’ morendo.
Dì sempre ciò che senti e fà ciò che pensi. Se sapessi che oggi è l’ ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti,
ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri. Se sapessi che oggi è l’ ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora. Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.

Sempre c’ è un domani e la vita ci dà un’ altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò. Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri
troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.

Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’ amore che conosci.

Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto li ami”.

Un libro

Mi piace perdermi tra le righe di un libro. Sfogliare le sue pagine una ad una, annusare quell’inconfondibile odore, lasciando andare la mente nei luoghi del racconto, immaginandoseli come se fosse un invisibile spettatore.

Sembra quasi di vedere con gli occhi i tratti, le mosse e i luoghi dei protagonisti. Le parole scritte spesso sono in grado di toccare le corde dei sensi facendoteli immaginare, amare, odiare come se fossi lì. Ma non puoi fare nulla, solo stare a seguire quel filo irresistibile che un’abile mente ha già tessuto e che ti trascina verso l’inaspettato o prevedibile finale.

In un libro il tempo non esiste, puoi essere trasportato in ogni epoca del passato o del futuro, essere presente ad eventi storici reali o fittizi come se potessi saltare in mille universi paralleli. Un libro è la realizzazione delle teorie della fisica più ardita.

Un bel libro è un viaggio che intraprendi da solo, in cui sei libero di scandire le tappe e che, quando arrivi all’ultima pagina, ti lascia l’amaro in bocca di una bella vacanza che si conclude e di un amico che ti lascia.

Tormento

La vita, come il mondo, non è mai in pianura, è fatta di vette e dislivelli più o meno alti e profondi, sono a strapiombo o a scale e non puoi evitarli. Non esiste un viaggio tutto in pianura. Ho un folle desiderio di viaggio verso l’infinito, una specie di angoscia che mi riesce difficile capire, voglio salire quegli scalini e vedere il mondo da lassù. L’idea mi esalta e mi tormenta, mi afferra il pensiero e non vuole lasciarlo andare.

La vita di tutti i giorni, con i suoi mille fili invisibili, mi trascina verso il basso, mi impedisce di salire ma non mi appaga più. Sono diventato una specie di gabbiano Jonathan Livingstone a cui non sta più bene il misero affannarsi per il cibo quotidiano e che rischia di essere messo ai margini della società organizzata. Vorrei volare in alto, l’idea mi esalta, mi tormenta e mi provoca una nostalgia di qualcosa che so di conoscere ma non so ancora cos’è.

Tempo libero

Al giorno d’oggi pensiamo che la schiavitù sia stata abolita, ma forse è stata solo sostituita da un’altra forma più sottile ma non meno costrittiva: l’assoluta mancanza di un rapporto con noi stessi. Se non abbiamo qualcosa da fare, ci sentiamo persi.

Quando l’essere umano perde il rapporto con se stesso, nei momenti di libertà si ritrova in compagnia di un estraneo. Si può essere padroni di case, barche, industrie o ingenti conti in banca ma non si è padroni di se stessi.

Ciò perchè in tutta la vita si cerca di coltivare forsennatamente attività e relazioni esterne per arricchire il patrimonio esteriore, trascurando quello interiore. E così quando un uomo ha tempo libero a disposizione si sente un buono a nulla, si annoia mortalmente ed è di peso a se stesso. Lo definisce “tempo perso”, non sa che fare nei “tempi morti” e cerca qualcosa per “ammazzare il tempo”. Tutte connotazioni negative.

Seneca diceva: “L’unica cosa veramente nostra che la natura ci ha dato è il tempo. Un bene sommamente fuggevole che noi ci lasciamo togliere dal primo venuto. Non è vero che non abbiamo tempo, la verità è che ne sprechiamo molto“.

Istinto e ragione

Non siamo più abituati a fidarci del nostro istinto naturale. E’ il più grande dono che ci è stato dato insieme alla ragione.

Ma abbiamo lasciato che quest’ultima avesse il predominio ed uccidesse l’istinto per cui l’uomo adesso non riesce più a fidarsi di lui. Quando la campana suona, il lume della ragione ne spegne il suono.

Il dono dell’istinto ci indica la via e può salvarci la vita, la ragione può distruggerci…

Orme

Ogni volta che penso a te il tempo fa una pausa.

Sei la virgola nelle frasi dei miei pensieri,

li scandisci e ne stravolgi il senso.

Sei l’essere che non c’è ma che lascia la sua impalpabile impronta.

Chi entra in punta di piedi non lascia impronte visibili

sulla dura superficie, ma solo sul soffice strato di neve

di un’anima sensibile.

Figli

Troppe volte si sente parlare dell’enorme difficoltà ad essere genitori, ad essere esempio di vita e di educazione, a scegliere la strada giusta per i figli. Si è istituzionalizzata la festa del papà e quella della mamma. E i figli? Perchè nessuno si è mai preso la briga di quanto possa risultare difficile a volte essere figli? Perchè non esiste una festa del figlio?

Perchè non è socialmente corretto. I figli devono “ubbidire” ai genitori perchè si presume che essi scelgano il meglio per loro e se un genitore sbaglia, si dice che lo fa per amore.

Senza arrivare all’esasperazione di genitori violenti o abusatori, alcolizzati o comunque persi (e quanti ce ne sono…) ci sono quelli che ti comprano i vestiti anche quando arrivi a quarant’anni, che ti mettono la maglietta della Juve fin da piccolo perchè vogliono che tu tifi la loro stessa squadra, che ti iscrivono a quelle scuole che vogliono che tu frequenti, che danno consigli più o meno espliciti sulla persona con cui hai deciso di vivere la tua vita, immancabilmente condizionandola…

Crediamo che sia un bene tutto questo?

Voglio chiudere anche questa volta con degli splendidi versi di un’anima illuminata, Kahlil Gibran:

I tuoi figli non sono figli tuoi,

sono i figli e le figlie della vita stessa.

Tu li metti al mondo, ma non li crei.

Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.

Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee,

perché essi hanno le loro proprie idee.

Tu puoi dare dimora al loro corpo, non alla loro anima,

perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,

dove a te non è dato entrare, neppure nel sogno.

Puoi cercare di somigliare a loro, ma non volere

che essi somiglino a te,

perché la vita non ritorna indietro e non si ferma a ieri.

Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani“.

Troppe regole

La nostra società è forse troppo improntata all’educazione esasperata. Fin dalla nascita troviamo delle regole pronte ad attenderci. L’educazione della famiglia, poi quella della scuola in tutte le sue fasi, ci si mette anche la comunità religiosa di cui spesso si fa parte ed infine la società costituita, lo Stato di appartenenza, con i miliardi di leggi e leggine che sei obbligato ad osservare ed addirittura conoscere (ignorantia legis non excusat).

Non dico che sia sbagliato porre alcune regole, ma l’esasperazione spesso non produce i risultati sperati. La nostra anima, crescendo, si appesantisce con un fardello enorme di lecito e illecito, giusto e sbagliato, “sta bene” o “sta male”, al punto che quando la misura è colma si arriva a vivere una vita col pilota automatico senza porsi più questioni sullo scopo della vita stessa.

Gli anni passano e quel bambino assetato di vita ha studiato la storia fatta da altri, ha seguito la moda decisa da altri, ha imparato le regole degli altri, ha creduto in un Dio imposto da altri.

E se l’unica regola fosse quella che propone Sant’Agostino in una sua bellissima poesia?

“Sia che tu taccia,

taci per amore.

Sia che tu parli,

parla per amore.

Sia che tu corregga,

correggi per amore.

Sia che tu perdoni,

perdona per amore.

Sia in te

la radice dell’amore,

poiché da questa radice

non può procedere

se non il bene.

Ama e fa ciò che vuoi”.

Unicità

Siamo abituati a guardare ma non ad osservare, a sentire ma non ad ascoltare, a subire ma mai a percepire. Ogni cosa, persona o evento che colpisce i nostri sensi viene recepito e filtrato attraverso le nostre passate esperienze, interiorizzato ed incasellato nell’immancabile dualismo che ci portiamo dietro. Bello o brutto, giusto o sbagliato, amico o nemico. E’ sempre un giudizio interiorizzato e personale, mai obiettivo. In questo mondo l’obiettività non esiste. E quindi sarò bello per alcuni e brutto per altri, le mie azioni saranno giuste per alcuni e condannate da altri, sarò amico di alcuni e nemico di altri…qualunque cosa faccia.

Non danniamoci la vita per piacere a tutti ed essere amici di tutti, non è possibile. Cerchiamo quindi di essere noi stessi senza timori, con la pace e la serenità nell’anima. Un grado più elevato di saggezza porta sempre solitudine e sii contento di avere anche una sola persona accanto che non ti giudica e ti apprezza solo per quello che sei.

Puntualità

Una delle caratteristiche che più ossessiona le persone è la puntualità. Tutto ciò che ha a che fare con lo scorrere del tempo ci mette ansia.

La puntualità addirittura “ingessa” un dato momento temporale in cui sei obbligato ad essere in un certo luogo ad un dato momento. Terribile! per  farlo con assoluta precisione occorre avere doti da fisico quantistico o da indovino, perché calcolare il tempo esatto per far fede ad un appuntamento magari fissato a distanze notevoli è una delle cose più difficili.

Imprevisti, caratteristiche etniche (essere brasiliano, napoletano, milanese, svizzero, donna o uomo è una variabile molto significativa) sono elementi essenziali da inserire nell’equazione della puntualità.

e così come infastidisce il ritardo, altrettanto insopportabili sono gli “anticipatori”. Rari, rispetto ai ritardatari ma ci sono e sono una variabile che contribuisce a rendere inattuabile il mito della puntualità.

Preghiera indiana

Dedicato a tutti coloro che si identificano in una religione, di cui fanno una bandiera per combattere i propri simili di una religione diversa. Siamo tutti uniti in un’unica realtà e non ha senso discutere sul colore della tua maglia o della tua pelle. Questa è la preghiera di Yellow Lark, capo indiano Sioux, non potrebbe essere la preghiera di chiunque?

“Oh grande spirito, la cui voce sento nei venti e il cui respiro dà vita a tutto il mondo, ascoltami!
Vengo davanti a te, uno dei tuoi tanti figli.
Sono piccolo e debole, ho bisogno della tua forza e della tua saggezza.
Lasciami camminare nelle cose belle, e fa che i miei occhi ammirino il tramonto rosso e oro.
Fa che le mie mani rispettino tutto ciò che hai creato, e le mie orecchie siano acute nell’udire la tua voce.
Fammi saggio, così che io riconosca le cose che hai insegnato al mio popolo, le lezioni che hai nascosto in ogni foglia, in ogni roccia.
Cerco forza, non per essere superiore ai miei fratelli ma per essere abile a combattere il mio più grande nemico: me stesso! Fa che io sia sempre pronto a venire da te, con mani pulite e occhi dritti, così che quando la mia vita svanirà come luce al tramonto, il mio spirito possa venire a te senza vergogna”.

L’effettivo valore

Mi sono imbattuto in una storia che molti conosceranno, ma ripostarla non credo faccia mai male…

“Un professore mostra un biglietto da 20 € e chiede ai suoi studenti: “Chi vuole questo biglietto? ” Tutte le mani si alzano.

Allora comincia a sgualcire il biglietto e poi chiede di nuovo: “Lo volete ancora?” Le mani si alzano di nuovo.

Getta per terra il biglietto sgualcito, lo pesta con i piedi e chiede: “Lo volete sempre?” tutte le mani si rialzano.

Quindi dice: “Avete appena avuto una dimostrazione pratica! Importa poco ciò che faccio con questo biglietto, lo volete sempre, perché il suo valore non è cambiato. Vale sempre 20 €”.

Molte volte nella vostra vita, sarete sgualciti, rigettati dalle persone e dagli avvenimenti. Avrete l’impressione di non valere più niente, ma il vostro valore non sarà cambiato agli occhi delle persone che vi amano davvero. Anche nei giorni in cui sentiamo di valere meno di un centesimo il nostro vero valore è rimasto lo stesso.”