sogni

Vorrei tornare bambino

Vorrei tornare bambino ma non è una questione nostalgica e di rimpianto, non è un voler tornare indietro nel tempo per essere più giovane e ricominciare, sto bene così come sono e non rinnego nulla di ciò che ho fatto.
Ma quando ero bambino il mondo era più semplice, era un mondo perfetto. Bè, in effetti non lo era ma io lo vedevo così e mi sembrava di dominarlo quel mondo. Mi nascondevo sotto il tavolo convinto che non mi vedessero, avevo protezione da chi mi voleva bene davvero, mi svegliavo euforico la mattina con la curiosità di scoprire le novità della giornata e le novità di un bambino sono inversamente proporzionali alle preoccupazioni di un adulto al mattino. Il timore ha preso il posto della curiosità.
Se qualcosa andava storto potevo simulare un mal di pancia o di denti e ricevere affetto incondizionato, perchè mi credevano anche se palesemente mentivo. Adesso non mi credono più neanche se dico la verità e questo è un bel casino.
Vorrei tornare bambino perchè il Natale contava qualcosa, lo aspettavo un anno intero coi suoi regali, invece quando arriva adesso mi intristisco e non vedo l’ora che passi coi suoi bidoni.
Vorrei tornare bambino perchè mi stupivo per tutto, ogni cosa era nuova, credevo alle persone ed a tutto ciò che mi dicevano, perchè se erano più grandi di me (e non ci voleva molto) portavo loro rispetto e credevo che avrebbero costruito per me un mondo migliore, ma mi sbagliavo.
Vorrei tornare bambino perchè avevo amici che credevano che saremmo stati amici per sempre e non ci saremmo mai ingannati, regalandoci figurine che per noi erano tutto ed era la più grande manifestazione di affetto che potesse esistere. Oggi, a parte alcuni di loro, mi sono rimaste solo le figurine.
Vorrei tornare bambino perchè un lunedì era un giorno come gli altri ed il venerdì non significava nulla.
Vorrei tornare bambino per sbucciarmi le ginocchia cadendo dalla bicicletta o giocando a pallone perchè erano ferite che guarivano in fretta, quasi delle medaglie che sfoggiavi con orgoglio a dimostrazione di un coraggio infantile che nell’ambiente significava molto, più di un capo firmato. Le ferite dei grandi non sanguinano ma neanche si rimarginano così facilmente e te le porti appresso nascondendole perchè sono una debolezza di cui ti vergogni.
Vorrei tornare bambino perchè non c’era una stagione adatta per mangiare un gelato, mentre adesso il gelato in inverno non va più di moda.
Vorrei tornare bambino per avere la libertà di porre domande stupide a chiunque e la risposta in fondo non mi interessava, mentre adesso le domande stupide ce le poniamo tra adulti e ci aspettiamo risposte intelligenti che spesso non comprendiamo.
Vorrei tornare bambino per giocare di nuovo a nascondino per non farmi trovare, mentre adesso per non farmi trovare devo raccontare bugie senza contare sino a dieci.
Vorrei tornare bambino perchè avevo voglia di crescere e di imparare ed il tempo era mio amico, oggi la voglia è rimasta ma ho perso un altro amico.
Vorrei tornare bambino per godermi ogni singolo istante della vita presente senza pensare al passato perchè è troppo poco o al futuro perchè è troppo…

AAA cercansi sognatori

Non vorrei sembrare monotematico sul tema ma in questo periodo va così.
Ho la sensazione continua che mi sto perdendo qualcosa. Ti svegli al mattino e ti senti quasi in trappola perchè sai che non potrai fare durante la giornata appena iniziata tutto ciò che vorresti fare. Non mi riferisco ai sogni comuni di ricchezza e cazzate tipo lampada di Aladino nel senso di trovare una Ferrari sotto casa o roba del genere. No, è qualcosa di più sottile, si tratta di fili invisibili e subdoli che ti legano ad una routine massificata che ti porta al lavoro, al supermercato, in posta e, se ti va bene, a qualche festa dove parlerai di cose stupide con gente stupida.
Sarò pessimista ma non ce la posso fare a continuare a solcare queste praterie deserte che tutti chiamano “vita”.
Io amo la vita, forse le chiedo un pò troppo e lei, poverina, si rende conto che non può darmi di più perchè mi reputa ingordo, non mi accontento di quel poco che offre e sento la sua voce sottile che mi sussurra: “ma come mai non ti accontenti come fanno tutti?”
Vorrei risponderle che lei può dare molto di più, che forse si è impigrita a furia di accontentare desideri banali, come un mago a cui chiedono di far apparire una colomba dal cilindro, perchè la vita può compiere davvero magie se sappiamo risvegliarla.
Sotto la cenere di ognuno di noi cova un fuoco che non aspetta altro di essere alimentato, per liberare le fiamme di una passione che caratterizza l’anima di tutti, solo che noi non alimentiamo più quel fuoco e lui si è quasi spento.
E qui nasce quella lotta senza quartiere tra noi e la nostra anima che vuole emergere e farci essere ciò che siamo invece che dei nomi con un ruolo ed un solco stabilito alla nascita.
Ed è proprio quel solco che ad ogni risveglio mi sta stretto, perchè vorrei conoscere qualcuno che sappia parlare col cuore e con gli occhi invece di incontrare ovunque persone che ti chiedono “come va?” quando è ovvio che non gliene frega un cazzo. Chiedo troppo?
Lo so, così si vive male. Aspettare una luce in un tunnel è forse un’utopia ma sono un sognatore e voglio credere che alla fine di quel tunnel la luce ci sia e, come diceva John Lennon “you may say I’m dreamer, but I’m not the only one”.
AAA cercansi sognatori, so che non ce ne sono molti ma io non perdo la speranza e continuo a cercare perchè accontentarsi del “meno peggio” non è mai stata la mia filosofia.
C’è un filosofo contemporaneo che si chiama Igor Sibaldi (non so se qualcuno ne ha mai sentito parlare), lui parla di una caratteristica di questo periodo che si chiama “speciazione”. Questo concetto mi ha molto affascinato e credo sia una verità sottile che sta segnando un periodo particolare per poche persone…
Il futuro è tutto da scoprire anche se il presente non ci piace…

La bellezza dei sogni

Sembrerebbe che in una vita media passiamo più di sette anni sognando. Quindi per sette anni della nostra vita viviamo in un altro mondo, onirico, fatto di mistero, in cui tutto è possibile, in cui abbiamo la possibilità di ritrovare chi non è più in questa vita, di compiere gesti impossibili, di fermare il tempo, di visitare mondi nuovi e di emozionarci a tal punto che a volte gli effetti di un sogno sono visibili al risveglio…
Passiamo molto più tempo sognando che in vacanza, entriamo in contatto con persone sconosciute ma che ci sembrano stranamente familiari anche se sappiamo di non averle mai viste, viviamo esperienze a volte piacevoli, altre volte meno, come se fosse una specie di vita nella vita.
Un filosofo cinese del 400 a.c., Chang Tzu, disse una volta: “Figlioli, questa notte ho sognato di essere una farfalla: ora io non so se ero allora un uomo che sognava d’essere farfalla, o se io sono ora una farfalla, che sogna di essere uomo. So che l’una o l’altra risposta sono parimenti logiche. Vi prego di meditare molto prima di scandalizzarvi.”
E se dalle pieghe più nascoste della notte si affacciassero davvero le più profonde verità?
La maggior parte di noi non da nessuna importanza ai sogni ed alla ripresa della vita “normale” essi restano un vago ricordo che sbiadisce ed a cui non si pensa più. E se invece fossero più importanti di quanto non si pensi?
Questo universo, al pari della nostra mente, ha una logica che non abbiamo ancora capito ed infatti come ci è sconosciuto il 95% circa dell’Universo, così ci sono del tutto sconosciuti i nostri sogni. Paradossalmente abbiamo capito più dell’immenso Universo che di noi stessi.
Eppure fior di menti eccelse, nel corso dei millenni, hanno cercato di far luce su questo insondabile mistero, a partire dagli egizi 2000 anni prima di Cristo sino ad arrivare a Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, sia pure con diverse visioni.
Credo che oggi si possa arrivare a pensare che esiste un mondo diverso, appartenente più allo spirito che alla fredda ragione, che in sogno ci parli e ci guidi con un linguaggio spesso troppo misterioso.
Mentre siamo addormentati i nostri limitati sensi si quietano e dall’inconscio emerge qualcosa che parla il linguaggio dell’anima, portando alla luce certe passioni e desideri, paradisi perduti, richiami struggenti e persone dimenticate nelle pieghe di vecchi ricordi.
Troppo spesso tendiamo a bollare come “senza senso” tutto ciò che non comprendiamo ed è già tanto se riportiamo a qualcuno che ci è vicino la solita frase “stanotte ho fatto un sogno assurdo”.
Ma siamo poi così sicuri che l’unica risposta possibile sia quella razionale? Siamo così certi che non ci sia una risposta alternativa che sia dettata dal cuore o dall’anima che parlano con un alfabeto che siamo così limitati da non aver ancora compreso? E se fosse una richiesta dell’anima di una libertà che le è più consona?
La verità è che non siamo ancora pronti a certe cose, intuiamo che ci deve essere qualcosa di più, ma non riuscendo a capire cosa, si fa prima ad archiviare i sogni tra le cose “senza senso”.