Le “interviste impossibili”: dialogo con la speranza

“Se non speri l’insperabile, non lo scoprirai, perché è chiuso alla ricerca, e ad esso non conduce nessuna strada” – Eraclito

Nuovo appuntamento con le nostre interviste impossibili e questa volta abbiamo un ospite di eccezione, lei è nel cuore di tutti i sognatori e di tutti gli afflitti, e per questo è l’ultimo baluardo positivo nei confronti delle avversità della vita che ci soverchiano quotidianamente. Finalmente ha l’opportunità di parlarci e dire la sua in questa società in cui sembra essersi persa. Un’intervista senza peli sulla lingua in cui ci confesserà i suoi sogni e, perché no, le sue speranze.

D: “Iniziamo con una domanda provocatoria e paradossale, la speranza ha anche lei una speranza?”

R: “Diciamo che ho più una certezza che una speranza, ed è quella che gli uomini non potranno mai liberarsi di me. È vero che sono indissolubilmente legata agli aspetti peggiori dell’esistenza umana ma, ne rappresento l’spetto positivo e, se essi sparissero dall’orizzonte del destino, inevitabilmente morirei anche io; quindi, l’aspettativa che ho è un po’ contraddittoria; spero che scompaiano le grandi sofferenze ma che almeno i piccoli problemi quotidiani rimangano, così io potrò continuare a sopravvivere. Del resto, gli esseri umani quei piccoli problemi se li creano spesso da soli, per cui posso affermare, senza tema di smentita, che la mia speranza di sopravvivenza ha basi molto solide.”

D: “Alcuni affermano che la sua connotazione non è sempre positiva, nel senso che affidarsi a lei, spesso è indice di un comportamento passivo e rinunciatario nell’affrontare le avversità. Cosa ne pensa?”

R: “In parte è vero. Sotto un certo punto di vista io non sono la virtù dei forti, essi preferiscono far conto su altre cose, su sé stessi, sul denaro, sulle amicizie influenti, sugli eserciti, ecc, per cui parrebbe che solo i deboli abbiano la tendenza ad affidarsi a me, quelli che sanno di non riuscire a trovare la forza in sé, forse consapevoli di non essere autosufficienti. Ed in effetti esiste al mondo una vera e propria armata di piagnoni che sono buoni solo a lamentarsi perché si rifiutano di fare lo sforzo di cambiare, avendo la pretesa assurda che siano gli altri o la realtà che li circonda a dover cambiare e, nel farlo, si affidano a me, inconsapevoli che sono completamente sorda a queste stupide aspettative. Questo è l’atteggiamento sbagliato nei confronti miei e dell’esistenza in generale perché io sono una forza e non una debolezza, una fiamma che va alimentata con la potenza del carattere e non spenta con le lacrime del piangersi addosso.”

D: “Quindi ci sta dicendo che la speranza, da sola non basta per avere una visione più ottimistica della vita?”

R: “Confesso che non mi piace avere questa responsabilità tutta sulle mie spalle. A me piace particolarmente quel detto che afferma “Aiutati che il ciel ti aiuta”, quello dovrebbe essere l’atteggiamento giusto. Purtroppo, l’umanità è stata pesantemente e negativamente influenzata nei millenni dai vari credo religiosi che hanno ridotto sempre di più la sfera di influenza individuale sulla propria vita a scapito del volere di misteriose entità divine, variegate e folkloristiche, le quali avrebbero il potere sovrano di disporre a loro piacimento delle sorti degli individui attraverso oscuri disegni di cui soltanto loro sono a conoscenza. Non funziona così, anche perché nessuna religione può davvero dimostrare di essere la depositaria dell’unica verità e quindi, chi ti vende questa visione rinunciataria, vuole solo fregarti per avere il controllo totale sulla tua vita, perché si autoproclama depositario della conoscenza di quei disegni ed invece è una balla colossale. Nessuno conosce il proprio destino e nemmeno io conosco quelli delle singole persone, figuriamoci se può conoscerli anche un solo essere umano.”

D: “Qual è tra i sentimenti quello con cui ha un rapporto più stretto?”

R: “Il più vicino è sicuramente l’ottimismo, che non è un vero è proprio sentimento, piuttosto una qualità connaturata all’essere, una sorta di accessorio caratteriale che ti permette di osservare la vita a colori rispetto a coloro che la vedono in bianco e nero. Al mio opposto c’è certamente la paura. Quando è presente lei non ci sono io e viceversa. L’essere umano è perennemente sospeso tra questi due impulsi irrazionali e la paura è certamente più incisiva e persuasiva di quanto non possa esserlo io. Il grande Seneca, nel suo “Lettere a Lucilio” affermava che “certe cose ci angosciano più di quanto dovrebbero; altre prima di quando dovrebbero, altre cose ci angosciano e non dovrebbero affatto. E così ingigantiamo il nostro dolore, o lo anticipiamo, o addirittura lo creiamo dal nulla”. Ecco perché bisogna mantenersi equidistanti tra me e la paura e, ogni volta che si avvertirà l’impulso di lasciarsi andare a lei, bisognerà dare fiducia a me perché ci si sentirà subito meglio. Forse la paura avrà più cose da dire, ma consiglio di scegliere me invece della paura. Sembra uno slogan elettorale ma è la verità e ci vuole un gran coraggio nel fare questa scelta.”

D: “Lei è stata eletta a virtù più importante e simbolica dal cristianesimo, da quello che ha detto prima non dovrebbe esserne molto entusiasta.”

R: “Infatti non lo sono, ma solo perché sono stata strumentalizzata dai religiosi e ridotta ad un concetto che mi sta molto stretto. La loro visione è quella di un’attesa passiva di qualcosa di meglio che non è nemmeno chiaro cosa sia. Se poi trasliamo il discorso sulla “speranza della vita eterna” o sulla “speranza nel paradiso”, beh allora è bene che si sappia che non è consigliabile fare affidamento su di me. Certo, ognuno è libero di credere in qualunque cosa e di sperare in qualsiasi cosa ma, sia sincero, lei passerebbe una vita seduto fuori di casa nella speranza che passi qualcuno che le regali una Ferrari nuova fiammante? Credo proprio di no.”

D: “Oltre a quello che ha appena detto, qual è la cosa che detesta maggiormente?”

R: “Deludere le persone quando ripongono in me una fiducia razionale e sincera. Un ammalato che spera di guarire e invece muore lottando con tutte le sue forze affidandosi a me sino alla fine, un innamorato che spera di ricongiungersi con la sua amata quando ha tutto e tutti contro e non ci riesce, un soldato in battaglia che spera che la guerra finisca per ritornare a casa dai suoi cari mentre i suoi capi hanno tutto l’interesse a mandarlo al macello…queste sono le cose che non posso sopportare. Del resto, io sono un sentimento si positivo, ma fine a sé stesso; non ho nessun potere di influire sul destino di chi a me si affida. Il fato governa ogni cosa ed io posso fare ben poco per modificare il corso degli eventi. Mi è stato assegnato un ruolo consolatorio ma non taumaturgico e questa sensazione di impotenza certe volte mi pesa parecchio.”

D: “Lei è protagonista di molti proverbi e modi di dire, ci si ritrova in queste affermazioni?”

R: “Immagino che si riferisca a frasi del tipo “rosso di sera bel tempo si spera” oppure “la speranza è l’ultima a morire”. Allora devo ammettere che no, non mi ci ritrovo molto. Mi piacerebbe essere considerata come un’arma individuale che ogni essere umano porta dentro il suo cuore come una pozione magica a cui attingere nel silenzio della sua anima e da cui trarre forza per il suo futuro. Se si riesce a farlo, e solo allora, io ce la metto tutta per cercare di dimostrare a quelle persone che io ci sono, che sono accanto a loro per aiutarle ad andare avanti, ma il lavoro devono farlo da sole, contando solo su loro stessi. Se accade, allora io non li abbandonerò mai.”

D: “Se la sente di lasciare un messaggio di speranza al genere umano alla fine di questa intervista?”

R: “Lavorate sempre al meglio su voi stessi e lasciate all’Universo le sorti del destino perché nessuno è in grado di cambiarlo. Ci sono forze molto grandi e potenti che sono però sconosciute a tutti e chi afferma di conoscerle vi sta mentendo. Neanche io le conosco e tantomeno ho influenza su di esse, sono soltanto un bastone, un supporto da utilizzare nei momenti più difficili della vostra vita; sono la compagna di viaggio ideale per affrontarla, sono come gli occhiali correttivi per un miope…non sarò in grado di correggere quel difetto ma, se mi indossate, potrete vederci meglio.

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