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Serendipità

gecolife

Mi sono imbattuto più volte in questo neologismo che non ha riscontri nella nostra lingua, infatti, altro non è che l’italianizzazione della parola anglosassone “serendipity”, il cui significato è quello di fare felici scoperte per puro caso, oppure trovare una determinata cosa mentre se ne stava cercando un’altra.

L’etimologia di questa strana parola deriva da “Serendip”, il nome che nell’antichità veniva dato allo Sri Lanka e che si trova appunto in una fiaba persiana, “I tre principi di Serendippo”, che narra dei tre figli di un re che intraprendono un viaggio, incontrando sul loro cammino una serie di indizi che li salvano da molte occasioni difficili. Prescindendo dall’etimologia della parola, trattasi di una di quelle esperienze con cui si ha a che fare più volte di quanto non si pensi.

Applicando il concetto ai grandi eventi potremmo, per esempio, dire che il più famoso dei “serendipitai” della storia sia stato…

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Lo scritto e lo scrittore

Ogni libro, ogni scritto dovrebbe nascere e circolare anonimo. Solo così lo si potrebbe davvero apprezzare con il dovuto distacco. E la fama dovrebbe quindi toccare all’opera più che all’autore. Ma l’odierna “cultura di massa” impone i suoi idoli, personaggi che prevalgono sull’opera e diventano più importanti dell’opera stessa. Uomini e donne che spesso non sono neanche gli autori effettivi dei loro scritti, perché il successo impone ritmi forzati alla creatività e fioriscono professioni come quelle dei ghost writers. Forzare la fantasia è come cercare di imprigionare le nuvole. Lo star system impone all’individuo una prassi di riflettori e partecipazioni televisive che la sua opera non potrebbe fare al posto suo. L’opera diviene il mezzo per l’uomo quando invece, in realtà, è l’uomo che è il mezzo dell’opera. Un’opera, per quanto sia bella, non può partecipare a talk show, TG, quiz, ecc… non può testimoniare quanto sia buono uno yogurt o dimostrare che può far crescere i capelli, insomma non può generare denaro nei mille modi che il sistema ha inventato. Uno scritto può solo essere assimilato ed apprezzato coi sensi, interiorizzato, elaborato ed assorbito e può quindi esibirsi solo su quel privato palcoscenico dell’anima di chi lo legge. Uno scritto può cambiare una vita, può far maturare, farti vedere la vita con occhi diversi, il suo autore però è il solo che può cambiare il conto in banca di parecchie persone anche se ha dimenticato cosa ha scritto nell’opera (se l’ha scritta poi lui davvero, visto che viviamo nel mondo della finzione). Spesso l’opera impallidisce e resta solo il nome dell’autore, simbolo di una inutile garanzia. Mi piace pensare che l’autore sia solo un tramite illuminato tra l’ispirazione di un pensiero universale da trasmettere, tra la pagina coperta di caratteri ed il serbatoio inesauribile di una coscienza collettiva infinita a cui tutti potrebbero attingere se lo volessero davvero.

Ciccio il riccio

Una bella serata di primavera, in una radura, al bar della quercia caduta, gli animali del bosco stavano discutendo dell’organizzazione di un party per celebrare l’inizio della bella stagione con danze e balli in quel largo spazio nascosto nel bosco delle 7 querce.

Zazà la volpe si propose subito come organizzatrice dicendo che avrebbe pensato lei a tutto facendo pagare un certo prezzo per i biglietti di invito, ma tutti gli altri animali, visti i precedenti di creste e maneggi vari che Zazà aveva fatto in precedenza, presentandosi con bosko cola sgasata e pasticcini rubati al discount, decisero che ognuno avrebbe portato qualcosa e la festa sarebbe stata ad ingresso libero…così le dissero di portare solo l’uva.

Tino lo scoiattolo avrebbe fatto preparare alla sua dolce metà dolci di mandorle e ghiande, Gegè la marmotta avrebbe pensato alla frutta con more, mirtilli ed altri frutti di bosco, Mimmo il cervo e Nico il daino ad insalata e pinzimoni, mentre Mario l’orso e Alberto il lupo avrebbero pensato a salsicce e prosciutti. Le bevande sarebbero state appannaggio di Teodoro il castoro che aveva un laboratorio clandestino di whisky ed acquavite sotto la sua diga sul fiume, oltre ad una discreta scorta di casse di birra.

La sera prefissata, Albertino il tasso, nel giro chiamato “il puttaniere” perchè pagava le tasse, montò il suo impianto stereo con l’aiuto di un coro di cicale che lo avrebbero accompagnato dal vivo nell’occasione.

Sotto l’effetto dei drink di Teodoro ben presto la festa entrò nel vivo. Pasquale il cinghiale faceva a gara con Mario l’orso a chi ballava più goffamente, mentre Selene la talpa andava a sbattere continuamente contro tutti e continuava ad invitare a ballare alberelli e cespugli non riuscendo a scorgere la differenza con gli altri invitati.

Luciano l’alce si era messo in disparte, affranto dall’ennesima storia d’amore finita male con una daina dalle curve mozzafiato che però gli aveva piazzato un paio di corna esagerate…era un vizio di famiglia…

Quando Tonino il gufo, guardando il cielo, disse che secondo lui stava per piovere gli arrivò dritta sul becco una ghianda tiratagli da Mirna la lince che gli urlò di non fare il solito menagramo.

In un angolo della radura stava, con un’aria molto triste, Ciccio il riccio, il quale non riusciva ad inserirsi nel clima di divertimento come avrebbe voluto. Con i suoi aculei non gli si avvicinava nessuno, aveva già distrutto un numero considerevole di piatti e bicchieri di plastica ed inoltre aveva bucato quasi tutti i palloncini che erano stati messi per la festa, tanto che ad ogni mossa o passo di danza ne esplodeva uno e tutti dovevano correre a nascondersi pensando che ci fosse qualche cacciatore nei paraggi.

Aveva provato ad invitare una bella leprotta a ballare qualche lento ma dopo la prima puntura lei si era allontanata di corsa. Persino Selene la talpa aveva rifiutato di ballare con lui, per cui il povero Ciccio era lì a rimuginare su cosa fosse passato per la testa del creatore per avergli fatto un fisico simile.

Ad un certo punto notò, al buffet, una splendida riccia che stava mangiando i lamponi portati da Gegè la marmotta e siccome pareva avesse sbevazzato qualche cocktail della cambusa di Teodoro, si stava divertendo a lanciarli in aria cercando di prenderli al volo con la bocca. Naturalmente ne centrava uno su dieci e gli altri si andavano ad infilzare sui suoi aculei che erano per questo motivo diventati di un fantastico rosso.

Ciccio ne restò colpito e si avvicinò alla bella riccia, deciso a fare la sua conoscenza. Nell’avvicinarsi a lei graffiò Casimiro il ghiro che stava beatamente ronfando seduto su un tronco e che gli lanciò una serie di bestemmione che avrebbero fatto impallidire un ultrà dell’Atalanta oltre ad una salsiccia che gli si infilzò tra gli aculei delle parti basse. Dal momento che non aveva intenzione di presentarsi alla bella riccia con un look alla Riccio Siffredi con quella salsiccia posticcia, chiese ad Alberto lupo di togliergliela e quest’ultimo acconsentì, estirpandogli però anche l’aculeo nel quale si era infilzata divorandola in un boccone stile spiedino.

Libero dall’appendice posticcia, Ciccio si spruzzò un pò di eau de sottobosque…che portava sempre con sè e si avvicinò alla bella riccia che stava continuando a ricoprirsi di lamponi. Al lancio dell’ultimo in aria, le si avvicinò tanto che il frutto andò dritto nella bocca di Ciccio che lo masticò con gusto offrendo alla riccia uno sguardo languido e compiaciuto.

“Come ti chiami?” Le chiese.

“Rossella” rispose la riccia.

“Un nome che ti si addice molto, vuoi ballare?”

Con l’eleganza tipica del riccio, Ciccio la portò al centro della pista ed i loro aculei si intrecciarono dolcemente mentre partivano le note di “starway to heaven”…

Morale: anche se vivi una vita da solo, e ti sembra di essere fuori posto quando tutti intorno a te si divertono, ci sono momenti in cui è dolce anche stare sulle spine se c’è qualcuno con cui condividerlo…

 

 

Esperienza scolastica? #Catastrofe

Ribloggo un post di Cris che sto seguendo da poco…le parole del filmato e la sua esperienza mi hanno davvero colpito… in linea con quello che vado affermando da un po’ di tempo a questa parte. Qui si parla di scuola, un argomento che è a me ormai lontano, ma spero che faccia riflettere affinché si limiti lo scempio a cui tuttora sottoponiamo i giovani studenti….

EndlessLove

Prima di leggere vi prego di guardare questo video di Federico Clapis , altrimenti non ha senso.

La prima volta che ho visto questo video, ho pensato : “allora non sono l’unica matta che crede fermamente che il nostro sistema scolastico sia una violenza mentale?”

La mia esperienza scolastica? una tragedia!!!

Iniziando dall’asilo , non volevo andarci.

Urla e pianti tutte le mattine, come la maggior parte dei bambini d’altronde, ma le mie crisi non sono mai finite.

Alle scuole elementari , fingevo ogni giorno mal di pancia , stomaco testa e via dicendo, non seguivo le lezioni in classe, ed in più ero dislessica , avevo molta difficoltà a leggere,nel mio caso quella “dislessia” era solo dovuta ad un rifiuto mentale verso quel contesto.

Alle scuole medie , il coltello nella piaga lo girò, la mia professoressa di Matematica e Scienze, al quanto isterica , e con lo stesso…

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Una favola moderna

Altra favoletta di qualche tempo fa…un’interpretazione personale

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Nel paese di Belgioioso vivevano due vicini di casa molto diversi tra loro. Il signor Massimo Cicala ed il signor Aurelio Formica, coetanei ed entrambi single.

Massimo viveva una vita molto godereccia, amava dare feste, ascoltare musica ad alto volume, bere buon vino, accompagnarsi a molte donne e vivere notti brave, finendo per alzarsi tardi al mattino, forse con un pò di mal di testa ma sempre con un gran sorriso sulle labbra ed una gran voglia di vivere la sua vita così come se l’era scelta. Aurelio lavorava dalla mattina alla sera, non si concedeva distrazioni, sempre attento al cibo, non fumava, non beveva, insomma nessun vizio ed una vita ordinata aspettando la donna della sua vita con cui mettere su famiglia. Forse li accomunava solo il mal di testa al mattino, ma per il resto non potevano avere uno stile di vita più diverso.

Quelle volte che si…

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Facile…difficile

Ribloggo un mio vecchio articolo quando scrivevo solo a me stesso…

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Spesso si tende ad affermare nella vita che le grandi soddisfazioni, le quali danno il più alto senso di benessere alle persone, vengono dalla difficoltà delle azioni che si compiono. Più un’opera è difficile, maggiore è la soddisfazione che ne deriva.

Davvero è sempre così? Il discorso regge allorquando si tratta di creazioni materiali o competizioni sportive. Concludere una maratona è più difficile che correre per 5 o 10 chilometri; scrivere un libro è senza dubbio più impegnativo che scrivere un articoletto di giornale, e la soddisfazione che ne deriva cresce di conseguenza.

Ma se spostiamo il discorso su noi stessi e sui comportamenti che ci potrebbero portare enormi benefici, malgrado all’apparenza sia la cosa più facile del mondo, dipendendo dalla volontà, tutto invece si complica, e non poco. Pensiamo alle cattive abitudini di cui siamo consapevoli che faremmo bene a limitare o sopprimere, del tipo fumare, bere o mangiare…

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Donne

Riposto un vecchio scritto…oggi non ho voglia neanche di pensare… 🙂

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Parliamo di donne.

Viste dalla parte di un uomo, ovviamente. Il problema è proprio questo: le donne non sono mai gli esseri che un uomo osserva e crede di capire nella sua mente. No, no, niente di più sbagliato. Se un uomo analizza una donna col suo metro di giudizio non capirà mai niente. Ergo, è valido anche il discorso inverso, solo che noi le sottovalutiamo, mentre loro, spesso, ci sopravvalutano.

Un uomo crederà che un “no” è no e che un “si” è un si. Invece per loro esistono solo i “forse” che racchiudono una sola risposta a svariate domande e che sono suscettibili di improvvisi cambiamenti.

Sono un’opera incompiuta, perennemente incompiuta, e si riservano il diritto di cambiare idea in corso d’opera, a seconda di ciò che un uomo fa o dice in quel determinato momento. Però, se si ostinano, cercano disperatamente, anche per mesi o anni, un…

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0744. Fatti e non parole! (IMPORTANTISSIMO)

Ribloggo il post di un amico che ritengo una iniziativa meritevole di essere supportata…grazie!

Senza Filo

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Signore e Signori, non so a voi, ma a me gli abusi sessuali, di qualunque genere e natura, sono tra le pochissime cose che riescono a farmi rischiare l’ictus per lo sdegno e la rabbia. Sarà perché ho una figlia o sarà perché ho conosciuto più di una vittima di questi abusi. Non starò qua a fare la solita retorica che si risolve in aria fritta. A seguito di una violenza sessuale nei confronti di una tassista romana, si è formato un comitato che sta raccogliendo firme a sostegno di una petizione che ha come scopo l’istituzione di un registro pubblico con foto e dati degli esseri immondi che perpetrano questo tipo di violenza. Mi pare la cosa più semplice, sensata e concreta si sia mai proposta in merito alla questione, se non altro in funzione deterrente. In altri paesi questo registro già esiste. Vi prego dunque, se avete un…

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La giostra

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A volte ho l’impressione che vivere la vita di tutti i giorni sia come essere su una giostra. Sei sempre in movimento, è un giro che non finisce mai, spesso sali ad occupare il posto che trovi libero o più vicino oppure dove gli altri ti indirizzano, difficilmente ti siedi al posto che vorresti. O forse è dovuto al fatto che ci sali da bambino e quindi sono i tuoi genitori a scegliere quel posto che loro ritengono più bello o più sicuro. Macchine dei pompieri, ambulanze, cavalli, moto…la giostra è una metafora della vita in cui difficilmente puoi scegliere il posto su cui fare quel giro che  ti è toccato.

Anche io sono salito su un posto che non avrei scelto se fossi stato libero di scegliere. All’inizio ti piace comunque, l’ebbrezza del girare, il mondo che ti passa davanti, le grida degli altri, ma dopo un po’ ti…

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Intuizione

Intuizione è un attimo, una scintilla, un improvviso squarcio nella nebbia del quotidiano. E non arriva da sola, no. E’ ispirazione, capacità creativa, estro. Chi pensa che siano solo colpi di fortuna si sbaglia di grosso. L’intuizione è metodo, pensiero voluto, evoluzioni mentali…e molta chimica. L’intuizione è l’altra faccia della sensibilità. Se sei arido non intuisci le emozioni, le menti degli altri ti sono precluse e non riesci ad avere feeling. La sensibilità però ti porta su un piano pericoloso, perchè capisci i sentimenti prima che si manifestino, riesci ad assorbire emozioni nascenti, ti appropri di sguardi che non sono tuoi, rubi frutti ancora acerbi. Non sempre è positivo. L’intuizione rompe l’apparenza e genera una sensazione impercettibile che ti striscia lievemente addosso, calma e placida, a volte immobile, che resta così anche per un tempo infinito senza che tu riesca a darle retta. Poi torna ad accendersi il pensiero, la nebbia si dirada e la razionalità torna a governare tutto, riportando le cose nella loro scontata ovvietà…

Un libro

Leggere è un piacere che pochi si concedono. Per mancanza di tempo, ci si giustifica il più delle volte. Se si trova il tempo per nutrire il corpo si dovrebbe trovare anche quello per nutrire l’anima.
Un libro può essere giocoso, spiritoso, erotico, noioso, toccante, coinvolgente…tutti attributi che cerchiamo ed a volte troviamo anche nelle persone che incrociano la nostra vita. Ma un libro non tradisce mai. E’ quello che è, se non ti piace puoi metterlo da parte senza rancore. I libri non provano rancore. Danno ma non ti tolgono nulla.
Una persona può mentire, spesso solo per difendersi, un libro non mente mai. Puoi decidere di trascorrere una serata in un qualsiasi locale ma rischi di aver buttato via il tuo tempo. Puoi decidere di trascorrere un pomeriggio in libreria o una sera a leggere e non rischi mai.
Il peggiore dei sentimenti che può provocarti è l’indifferenza. Non si può odiare un libro. Una persona ha un volto ed un carattere mutevole, un libro ha solo un’anima ed è sempre quella.
Un libro è un mondo alternativo al mondo di ogni giorno, un oggetto che senza far troppo rumore, ci consegna realtà inimmaginabili, creando quel vuoto nel mondo reale che spesso cerchiamo troppe volte invano.
I libri hanno vita propria, credo che non siamo noi a sceglierli, ma sono loro a scegliere noi con quelle copertine ammiccanti ed i loro titoli, proprio come fanno gli abiti e l’aspetto per le persone.
Spesso non ci rendiamo conto che dietro quelle parole c’è l’animo di una persona con cui abbiamo deciso di trascorrere il nostro tempo, famosa o sconosciuta. Volete mettere la soddisfazione di poter dire di aver conosciuto Shakespeare, Omero, Dante, Dostoevskij, Pirandello o addirittura Buddha. Già, perchè un libro trascende il tempo e le distanze e ti fa entrare nel mondo migliore di persone distanti migliaia di chilometri, che parlano altre lingue o che non ci sono più da secoli o millenni. Perchè leggere un libro è sempre guardare avanti anche se stai andando indietro nel tempo, perchè la nostra esperienza comincia dove quella dell’autore finisce.
Non ha importanza ciò che leggi, un libro, se letto al momento giusto, ti sfonda l’anima e ti cambia per sempre.

Dialogo con lo specchio

Quella mattina, al suo risveglio, Beppe sentì il rumore della pioggia che batteva incessante sulle imposte chiuse della sua finestra. Mise a terra il piede destro come faceva ogni volta in una specie di strano rituale automatico che lo accompagnava da…quando? Boh, neanche lui ormai se lo ricordava più. Era una di quelle tante, piccole cose che facevano parte del suo essere, il suo codice di riconoscimento che, insieme a tutte le altre manie e pensieri, lo rendeva unico e diverso dagli altri ma alla stessa maniera troppo uguale.
Ancora assonnato si trascinò in bagno, aprendo il rubinetto rosso dell’acqua calda, appoggiando le mani al bordo del lavabo con la testa ancora abbassata e gli occhi chiusi nell’attesa che il flusso dell’acqua raggiungesse la confortevole temperatura necessaria per cominciare la giornata e stabilire i contatti col mondo esterno in quella fredda mattina di febbraio.
Finalmente si decise a sollevare la testa ed aprire gli occhi per guardare il suo viso nello specchio, nei confronti del quale non si vergognava affatto a mostrarsi nelle condizioni border line del risveglio.
Quello che vide lo stupì a tal punto che si lasciò sfuggire un grido strozzato facendo un balzo all’indietro. La sua immagine riflessa lo stava fissando sorridendo. Beppe era consapevole che non c’era proprio nulla da ridere in un lunedì mattina come quello, con una settimana di lavoro stressante che lo attendeva, le vacanze lontanissime, un dolore alla schiena che lo affliggeva da un pò di giorni ed un tempo da cani là fuori pronto a fare da drammatico contorno alla coda in tangenziale che lo avrebbe aspettato di lì a poco.
Beppe richiuse gli occhi ed iniziò a stropicciarseli con veemenza, pensando che fosse uno strano effetto ottico dovuto al fatto che era ancora assonnato e non ben connesso col mondo reale.
Poi, con gli occhi ancora chiusi, si lavò la faccia più volte, allungando le mani sulla sua sinistra per prendere a memoria l’asciugamani e passarselo sul viso. Solo allora riaprì gli occhi lentamente aspettandosi logicamente che lo specchio gli restituisse l’immagine di lui che si passava l’asciugamani.
Ma non fu così. Il suo volto nello specchio era ancora lì che sorrideva. Stavolta, strano a dirsi, Beppe non ebbe la reazione di stupore e quasi paura avuta un attimo prima ma fissò immobile quel volto fin troppo familiare con un’espressione allegra.
“Ma…ma…tu chi sei?” Nel momento esatto in cui l’ebbe pronunciata, quella domanda gli sembrò la più stupida del mondo.
“Chi vuoi che sia?” rispose ironico il Beppe nello specchio, “Sono Beppe”.
“Ma come è possibile tutto questo?…cioè tu dovresti fare quello che faccio io e non stare immobile lì a sorridere mentre io mi sto asciugando la faccia”.
“E questo chi lo avrebbe deciso?” gli chiese l’immagine.
Quella semplice domanda a Beppe sembrò facesse il paio con la stupidità della sua d’esordio in quel dialogo che definire folle era un eufemismo. Però, in effetti, a pensarci bene, non aveva una risposta pronta e disse: “perchè tutti gli specchi riflettono le immagini identiche”.
“Ah bè…qui ti sbagli di grosso mio caro. Ciò che vedi nello specchio è l’esatto contrario di quello che vi è riflesso, quindi tu stamattina sei triste, invece io sorrido”.
La sua mente era incapace di reagire, era come se tutto ciò in cui riteneva di aver creduto fosse stato spazzato via nel giro di un secondo…ed a pensarci bene c’era anche una nota di sarcasmo nella verità che la sua immagine stava descrivendo dall’altra parte dello specchio.
In quel momento Beppe, cercando uno sprazzo di razionalità quando tutto attorno a lui cospirava per fargliela perdere, si aggrappò ad un pensiero che poteva essere la soluzione all’assurdità di quella vicenda. Stava ancora sognando. In effetti non si era mai risvegliato e quel dialogo surreale stava avvenendo mentre lui era ancora disteso nel letto, profondamente addormentato…” e magari fuori c’è anche il sole”.
Quell’idea gli diede un pò di spavalderia, ma…il freddo delle piastrelle sotto i suoi piedi nudi, l’umidità dell’asciugamano che ancora stringeva tra le mani, il suono della sirena di un’ambulanza che passava in quel momento, tutto gli fece capire che era ben sveglio e tutto ciò che stava accadendo era la realtà, o meglio quella che lui credeva fosse la realtà. Darsi uno schiaffo o tirarsi un pizzicotto non avrebbe fatto che confermare il tutto.
“Cosa significa tutto questo?” azzardò a chiedere Beppe alla sua immagine riflessa.
“Significa che tu non accetti che possano esistere altre realtà diverse da quella che la tua mente riesce a concepire. Continui a vivere la tua vita sempre sugli stessi modelli e ti aspetti che qualcosa cambi e invece non cambia mai nulla. Ti sei mai chiesto il perchè?. Oggi io (che sono sempre Beppe) voglio offrirti una visione della vita diversa da quella che sei abituato a vivere, anzi, completamente opposta, come da specchio che si rispetti. Ti sei sempre posto davanti allo specchio per ottenere inconsciamente una risposta visiva alla domanda fondamentale che caratterizza un essere umano: “Chi sono io?”. Ti sei mai chiesto se anche gli altri vedono dal vivo la stessa persona che tu sei abituato a guardare nel tuo specchio? Oppure tu vedi solo quello che riflette il tuo stato d’animo in quel preciso momento? Dimmi un pò, non ti capita a volte di vederti brutto e grasso mentre altre volte ti piaci particolarmente? Credi che dipenda dallo specchio? Non è cambiato nulla da un giorno all’altro, solo cambia l’immagine che hai tu del mondo, te stesso compreso. Non ci fai mai caso, non ci rifletti abbastanza. Vivi la tua vita preconfezionata senza dedicarti un momento a quegli interrogativi che invece hanno un’importanza fondamentale. Perchè? Perchè se indugi su quei pensieri ti senti un pò matto. Non lo fai, non ne parli con gli altri, il pensiero ti sfiora ma poi ti chiedi: cosa penserebbero di me se parlassi di certi argomenti? Quindi eccomi qui per farti capire che oltre la monotona vita di tutti i giorni c’è anche un’esistenza allo specchio che aspetta solo di essere vissuta, e fanculo le opinioni degli altri, ognuno ti vedrà diverso da come vuoi apparire, quindi a che serve cercare di essere qualcosa di definito? Sii felice di come sei, come lo sono io…che poi sono te…solo che tu ancora non te ne rendi conto.”
A quel punto a Beppe cadde l’asciugamani sul pavimento, si chinò a raccoglierlo e quando si rialzò vide la sua immagine riflessa con un’espressione attonita e l’asciugamani in mano.
Fece colazione, si vestì ed uscì di casa.
Quel giorno, malgrado la pioggia, il fatto che fosse lunedì e che ci fosse un traffico infernale in tangenziale, Beppe si ritrovò a sorridere allo specchietto retrovisore della sua automobile.