Mese: settembre 2016

Lo scritto e lo scrittore

Ogni libro, ogni scritto dovrebbe nascere e circolare anonimo. Solo così lo si potrebbe davvero apprezzare con il dovuto distacco. E la fama dovrebbe quindi toccare all’opera più che all’autore. Ma l’odierna “cultura di massa” impone i suoi idoli, personaggi che prevalgono sull’opera e diventano più importanti dell’opera stessa. Uomini e donne che spesso non sono neanche gli autori effettivi dei loro scritti, perché il successo impone ritmi forzati alla creatività e fioriscono professioni come quelle dei ghost writers. Forzare la fantasia è come cercare di imprigionare le nuvole. Lo star system impone all’individuo una prassi di riflettori e partecipazioni televisive che la sua opera non potrebbe fare al posto suo. L’opera diviene il mezzo per l’uomo quando invece, in realtà, è l’uomo che è il mezzo dell’opera. Un’opera, per quanto sia bella, non può partecipare a talk show, TG, quiz, ecc… non può testimoniare quanto sia buono uno yogurt o dimostrare che può far crescere i capelli, insomma non può generare denaro nei mille modi che il sistema ha inventato. Uno scritto può solo essere assimilato ed apprezzato coi sensi, interiorizzato, elaborato ed assorbito e può quindi esibirsi solo su quel privato palcoscenico dell’anima di chi lo legge. Uno scritto può cambiare una vita, può far maturare, farti vedere la vita con occhi diversi, il suo autore però è il solo che può cambiare il conto in banca di parecchie persone anche se ha dimenticato cosa ha scritto nell’opera (se l’ha scritta poi lui davvero, visto che viviamo nel mondo della finzione). Spesso l’opera impallidisce e resta solo il nome dell’autore, simbolo di una inutile garanzia. Mi piace pensare che l’autore sia solo un tramite illuminato tra l’ispirazione di un pensiero universale da trasmettere, tra la pagina coperta di caratteri ed il serbatoio inesauribile di una coscienza collettiva infinita a cui tutti potrebbero attingere se lo volessero davvero.