Mese: dicembre 2016

Ho sognato

Ho sognato di essere un uomo e di poter vivere la mia vita, ma mi sono accorto che quella vita non era la mia perchè mi era stata donata da altri e chissà quale magica e misteriosa congiuntura ha fatto in modo che io sia apparso in un determinato luogo in quel determinato tempo. Tutto questo ha causato il fatto che io mi sia interfacciato con determinate persone ed abbia ricevuto un’educazione che magari non era proprio in linea con la mia anima che viene chissà da dove e che è il vero mistero irrisolto.
Non siamo noi a scegliere, e questo giro di giostra o ce lo facciamo piacere rinunciando al nostro vero io, oppure soffriamo non dando ascolto alla nostra più intima natura che vorrebbe essere qualcosa di diverso in un luogo diverso.
E’ raro che che la pallina di una roulette caschi proprio nel posto su cui avete scommesso, le possibilità sono davvero molto ridotte e quindi non vi resta che continuare a scommettere finchè quella dannata pallina finisca nel posto giusto e che vi dia la felicità che meritate.
Tutti noi abbiamo questa possibilità ma la maggior parte si alza dal tavolo prima che ciò accada perchè ha paura di perdere quel poco che ha, commettendo l’errore più grande che si possa commettere nella vita: accontentarsi.
Se non mettete in gioco tutto ciò che avete non potrete mai ottenere tutto ciò che avete sempre sognato.
Ecco perchè esistono persone che sono infelici, tristi, a volte depresse; sono coloro che hanno ucciso la loro anima, soffocandola e costringendola in un mondo che non è il suo perchè lei è potente e se non la ascolti te la fa pagare cara.
Sembra tutto così semplice… nasci, cresci, ti sposi con qualcuno che credi vicino ed invece è lontano anni luce (te ne accorgi solo quando è troppo tardi), ma lo hai fatto solo perchè era la prima scelta vicina e quindi non hai saputo aspettare, come accade in tutte le cose della vita, anche quando fai acquisti futili. Come in basso, così in alto…
La vita è una cosa complicata e meravigliosa di cui abbiamo capito poco o nulla e restiamo legati sempre a ciò che quel giro di carte ci ha destinato senza chiederci se esista qualcosa di più, qualcosa che ci renda davvero felici perchè il primo giro non ci basta, non fa per noi.
Allora non dobbiamo arrenderci, dobbiamo combattere, dobbiamo rinunciare a quello che altri ci hanno preparato e che ci hanno convinto che sia giusto perchè ciò che è adatto a qualcuno non è detto che lo sia per noi.
Se la natura o chi per lei ci ha creato unici e diversi l’uno dall’altro non dobbiamo uniformarci e diventare un gregge, ma dobbiamo avere il coraggio di cercare la nostra strada, ognuno la sua, perchè ogni strada è diversa da quella degli altri e dobbiamo vedere come nemici quelli che cercano di uniformarci in una massa che alla fine diventa facile da controllare.
La vita non è facile, anzi è vero il contrario ma se vi osservate dentro senza timori scoprirete che i vostri desideri sono spesso soffocati per un compromesso che non fa parte della vostra vera felicità…

Incontri 2.0

Ho imparato ad usare le chat quando la maggior parte delle persone non sapeva neanche cosa fossero, sto parlando di oltre vent’anni fa, quando una persona a me fraternamente vicina aveva già intuito le potenzialità ancora da venire della rete, incluso questo nuovo modo avanguardistico di conoscere nuove persone. Per lui era business, aveva iniziato come Bill Gates da un piccolo appartamento in una città di provincia, ma, malgrado le sue enormi capacità e lungimiranza la faccenda ebbe uno sviluppo non proprio auspicabile e non certo per suoi demeriti, ma per l’ingordigia di certi centri di potere che avevano fiutato l’affare e che lo hanno stritolato. L’importante è che ora lui sia ancora in piedi con nuove idee sempre pronte a sfidare il sistema…
Fu in quel periodo che conobbi #IOL, la chat di Italia on line. Non so se esista ancora ma all’epoca agiva in regime di monopolio, se volevi chattare con qualcuno dovevi iscriverti a IOL. Il bello è che c’era gente vera, magari qualcuno bluffava sull’età, sull’altezza o sui chili ma era fondamentalmente lui (o lei), c’era equilibrio di presenze tra i sessi e non si trattava di caccia di cuori solitari, chat erotiche o scambi di foto improbabili, ma di una sincera chiacchierata con qualcuno che magari si trovava dall’altra parte del mondo. Ricordo ancora con nostalgia quando passai una nottata intera a parlare con il comandante (in pensione) dei Vigili del Fuoco di San Diego… un anziano signore con cui ci raccontammo un sacco di cose e che alla fine mi invitò ad andarlo a trovare, suo ospite.
Insomma era il tempo in cui internet annullava davvero le distanze ed era la frontiera per un mondo migliore e noi ci credevamo.
Oggi purtroppo non è più così. L’uomo ha questa maledetta facoltà di trovare e far prevalere il lato oscuro anche delle cose belle che riesce a creare, sarà forse perché basta una mela marcia a guastare un cesto di mele buone.
E’ successo negli anni 40 quando alcuni scienziati, mossi da un interesse scientifico, imbrigliarono la fissione nucleare; poteva essere un grande dono per l’umanità sotto il punto di vista energetico ma ci fu chi riuscì trasformarla in un’arma di morte per milioni di persone innocenti.
Così internet serviva per annullare le distanze ma quando le solite mele marce intuirono le possibilità, in più facendosi schermo dell’anonimato che la rete garantiva, la utilizzarono per irretire vittime deboli ed innocenti ed il meraviglioso giocattolo ormai si è rotto.
Oggi il mondo delle chat è una giungla senza regole in cui chi si presenta non è quasi mai chi dice di essere.
In genere vi si trovano due schieramenti: i timidi e deboli che fanno fatica nella vita di tutti i giorni e che, conseguentemente, cercano affermazione e conferme in un mondo virtuale e, dall’altra parte, gli avvoltoi che cercano di ghermire quelle facili prede. La vita è sempre una giungla…
Certo non è la regola, ma il rischio, oggigiorno, è enorme.
Avere figli (peggio ancora figlie) adolescenti che hanno libero accesso a questi canali rappresenta un pericolo che si fa fatica ad arginare senza correre il rischio di apparire repressivi.
Per questo motivo oggi prediligo la via dei blog. In fondo sono un pò meno “invasivi” e diretti, anzi rappresentano al meglio quella filosofia che definisco “message in a bottle”, un messaggio informatico sotto forma di diario lanciato nel mare della rete che può condurre ad incontri di mentalità affini. Se incontri veri possono avvenire, allora ben venga, si rischia certamente molto meno.