spirituale

Tao Te Ching

Tradotto letteralmente, “Il libro della Via e della virtù”, è una breve opera scritta oltre 2500 anni fa, da un personaggio ammantato da leggenda chiamato Lao Tzu, che letteralmente significa il saggio fanciullo. Tale scritto ha segnato i millenni a seguire attraverso 81 brevi capitoli (5000 parole) che racchiudono potenti verità per chi arriva ad intenderli ed a leggerli con occhi che non sono certo quelli della mente razionale a cui non direbbero assolutamente nulla e che anzi farebbero letteralmente girare la testa.
Da quei brevi versi sono nate una religione ed una filosofia che hanno governato in Cina per moltissimo tempo.
Esistono migliaia di traduzioni del Tao Te Ching ma non ve ne sono due uguali ed è esattamente ciò che dice Lao Tzu nel versetto di apertura allorquando afferma che “Il Tao che può essere nominato non è il vero Tao”, volendo con ciò dire che la vera “Via” non può essere descritta con le sole parole, ma afferrata con l’intuizione del cuore.
In pratica ogni significato che si decida di attribuire al termine Tao e che possa andare bene a tutti non è quello esatto, per cui esso è inconoscibile, al punto che l’autore afferma che “esiste da sempre, non so di chi sia figlio. Ma esisteva ancor prima di Dio”. Parole forti, apparentemente prive di senso ma una lettura completa di questa breve opera può chiarire molti dei dubbi che inevitabilmente affiorano alla mente di chi legge.
E’ un affidarsi ai principi della natura seguendo ed interpretando le sue regole, inneggiando alla flessibilità e mai alla rigidità perchè la rigidità è la caratteristica delle “cose morte”.
Non credo sia esatto classificarlo tra le religioni, anche se in ogni Paese del mondo, Italia compresa, vi sono templi taoisti dove più che altro si medita, più che pregare nel senso letterale del termine. E’ indefinito ed indefinibile, sfugge ad ogni classificazione, è qualcosa a cui non siamo abituati, non fa leva su categorie mentali tipiche di noi occidentali, sembra sia fatto apposta per non essere compreso, ma proprio in questo sta il suo fascino ed il suo mistero.
Dai suoi principi hanno avuto sviluppo discipline ed arti marziali “interne” come il Qigong ed il Tai Chi, anche loro ammantate da un fascino incredibile dove sembra che il praticante danzi in un alternarsi di movimenti fluidi che hanno il solo fine di concentrarsi sull’energia che scorre nel corpo, il “Chi” (si pronuncia “ci”), e di favorirne il corretto flusso, perchè, secondo la filosofia taoista, ogni malattia non è altro che un eccesso o una carenza di “Chi”.
Ha sviluppato un sistema di divinazione fatto di trigrammi ed esagrammi formati da linee continue e spezzate che prende il nome di “Libro dei mutamenti” o I-Ching che affascinò uno come Jung che cercò di scoprirne i misteri per quasi tutta la sua vita.
Il suo simbolo, il Taijitu, la rappresentazione di yin e yang in bianco e nero è forse uno dei simboli più famosi al mondo, anche se non in molti sanno cosa effettivamente rappresenti e quale significato profondo abbia realmente.
E’ una filosofia che rapisce, più si cerca di andarci a fondo e più si scoprono verità attuali, così attuali che si resta allibiti. Ci sarebbe da farne un trattato e forse non si esaurirebbe l’argomento ma uno scambio di idee e pensieri su un simile argomento è una delle cose più belle e profonde a cui si può aspirare. Lo dico perchè mi è capitato.
Come diceva il grande Bruce Lee e per riassumere un concetto centrale del Tao, “Be water, my friend”.

Satori

Oggi ho preso uno spunto e fatto una promessa di dedicare questa riflessione a qualcuno che mi ha ispirato l’idea di questo post per cercare di descrivere qualcosa di indescrivibile, qualcosa che solo la millenaria filosofia orientale poteva intuire e che non ha un corrispondente termine nella nostra lingua. Sto parlando del “Satori”.
E’ un termine zen che si potrebbe grossolanamente tradurre con “risveglio improvviso”. E’ come varcare un cancello, ci si potrebbero impiegare anni per avvicinarsi ma potremmo non riuscire a varcarlo mai e vivere nell’inconsapevolezza come fa la maggior parte delle persone.
E’ un momento di risveglio, quel momento in cui ci sentiamo tutt’uno con ciò che stiamo facendo. Non esiste più l’osservato e l’osservatore perché questi termini finiscono per coincidere. Ed è incredibile come anche la fisica quantistica sia arrivata a questa conclusione: la realtà osservata non può essere distinta dall’osservatore.
Quante volte facciamo qualcosa mentre stiamo pensando ad altro? Forse sempre. Il satori è il momento creativo in cui siamo così presi da ciò che stiamo facendo che ci dimentichiamo di dormire, bere, mangiare, perché siamo tutt’uno con la nostra azione, è l’ispirazione di chi crea capolavori. Facile? Scontato? Non succede quasi mai! Non alla gente comune.
Per entrare nella mentalità aperta al satori, dovete semplicemente lasciarvi andare: sappiatelo e abbiate fiducia. Raccoglietevi nel silenzio o in ciò in cui siete impegnati e che vi appassiona e poi ascoltate la vostra mente. Sentirsi liberi dalla continua lotta interiore con la vita è un piacevole preliminare al satori.
Il satori è uno stato nel quale una persona si trova in armonia con la realtà esterna ed interna (interiore), uno stato nel quale la persona coglie pienamente la realtà ed è un’esperienza momentanea, infatti questa è la sua caratteristica fondamentale. Se non è improvvisa non è satori Vi è mai capitato di vivere attimi come questo?

Ayahuasca

Questo è il seguito al mio precedente post sulla ghiandola pineale e sulla sostanza da essa prodotta, la DMT, visto che molti si sono incuriositi.
La Dimetiltriptamina, ribattezzata dal ricercatore americano Rick Strassman, “la molecola dello spirito”, è quindi già prodotta dal nostro cervello e viene secreta in grandi quantità al momento della nascita, della morte e durante il sonno.
Ma noi produciamo anche un enzima che si chiama Mono Amino Ossidasi (MAO) che disattiva la DMT prodotta e quindi ci impedisce di sperimentarne gli effetti. E’ come se avessimo uno strano blocco fisiologico naturale.
Ebbene, sin da 2.500 anni fa, le popolazioni indigene del Sudamerica hanno individuato due piante nella foresta amazzonica, la liana di ayahuasca (Banisteriopsis Caapi) e la foglia di Chakruna (Psychotria viridis). La seconda contiene il principio attivo della DMT, la prima, che è l’ingrediente più importante, disattiva l’enzima MAO e quindi lascia che la DMT dispieghi in pieno i suoi effetti che altrimenti sarebbero bloccati, evento che, come ho già detto, avviene quotidianamente, in dosi diverse, nel nostro corpo durante la notte, visto che la DMT è prodotta dalla nostra ghiandola pineale.
La prima questione strana è come abbiano fatto gli antichi indios dell’Amazzonia a scoprire, tra centinaia di migliaia di di specie vegetali della giungla, l’esatta combinazione di due piante in grado di produrre gli effetti dell’ayahuasca! Questo, ad oggi, resta un mistero.
L’assunzione di questo preparato non è cosa da poco, va fatta sotto la supervisione di un Ayahuasquero esperto perchè non è come fumare una canna. Possono succedere cose incredibili per cui è una cerimonia di gruppo che va effettuata con un esperto “guardiano”.
Ognuno ha esperienze differenti con questa sostanza, del resto chi ha letto i libri di Carlos Castaneda sa che gli antichi sciamani erano in possesso di tecniche di viaggi mentali, con altre sostanze simili, come il peyote e la mescalina, che nessuno ha mai compreso.
Sta di fatto che per alcuni l’esperienza è al livello di guarigione fisica, per altri ha a che fare con la sfera emozionale. In ogni caso pare che sia un’esperienza che lascia un segno profondo in chi l’ha fatta. Si aprirebbero le porte della percezione e ci sarebbe un processo di “purificazione”, effetto descritto anche dal grande scrittore Aldous Huxley.
L’ayahuasca non ha proprietà curative riconosciute ma l’effetto che dispiega attraverso i meccanismi cerebrali ha indotto profondi cambiamenti in tutti coloro che l’hanno sperimentata.
Un aspetto molto importante di tutto ciò è il fatto che l’ayahuasca è perfettamente legale. Certo non troverete questo antichissimo preparato sugli scaffali del supermercato e neanche in giro da canali più loschi ma, persino in Italia, Paese notoriamente repressivo in fatto di stupefacenti, non si è potuto fare a meno di riconoscere che si tratta di sostanza naturale non vietata dalla legge. La DMT è considerata illecita, infatti è presente nell’elenco legislativo delle “droghe” proibite, l’ayahuasca no. Dal momento che la DMT è prodotta dal nostro cervello naturalmente, tutti sappiano che nascondiamo in testa un pericoloso spacciatore.
Sugli effetti è difficile descriverli, se date un’occhiata in rete potrete trovare le esperienze più disparate e particolari, nessuna uguale all’altra, ma tutte segnate da un mutamento profondo delle persone che l’hanno assunta.
Esiste un libro interamente dedicato a questa sostanza, opera di un giornalista americano, considerato uno dei più grandi esperti (occidentali) di ayahuasca al mondo, la cui immagine di copertina è in cima a questo post… se cercate un libro interessante da leggere per la prossima estate, ve lo consiglio.

Meditazione

Provate ad immaginare vostra moglie o vostro marito o il vostro partner, vostra madre o vostro padre, vostro fratello o sorella o il vostro capo o il postino, persone con cui condividete la vita di tutti i giorni per molto o per poco tempo, sedute tranquille in un angolo con luce soffusa, incenso e magari musica rilassante, immobili con gli occhi chiusi a meditare. Non credo sia un’immagine consueta che potreste collegare a quelle persone e magari se le vedeste in quella situazione vi chiedereste cosa diavolo stanno facendo.
Noi occidentali non abbiamo questa cultura, l’abbiamo importata di recente, complice la globalizzazione, dall’oriente, dove invece è praticata da millenni con risultati stupefacenti. Da noi è ancora una pratica un po’ new age, ancora poco compresa nella sua essenza più profonda.
Forse l’abbiamo adattata alle nostre idee, al nostro modo di vita frenetico e quindi la consideriamo una parentesi tra le mille attività che ci riempiono la vita di una giornata frenetica. Ecco, adesso è il tempo dei venti minuti di meditazione, poi devo prendere il bambino a scuola, devo cucinare, finire quella relazione, fare quello telefonate, ecc ecc.
Funziona anche così, ma non è questa la sua filosofia. La meditazione non è un compito da assolvere, una cosa da fare tra le tante, è un fine da raggiungere se vogliamo davvero sperimentarne tutti i suoi effetti.
Quanti di voi ci hanno provato con costanza e continuità? Quanti si sono impegnati veramente e non l’hanno considerata un semplice momento di relax tra le frenetiche attività di una giornata tipo? Vabbè, oggi non ho tempo, magari lo faccio domani…
E se le cose più positive fossero quelle più semplici? Magari non lo si fa perché ci si sente un po’ stupidi. Stare minuti o ore seduti immobili nel silenzio…che roba assurda. E se entra qualcuno e mi vede che cosa penserebbe? E poi come faccio con i bambini che urlano, le cose che ho da fare…e poi c’è in TV il mio programma preferito. E ci perdiamo.
Ma secondo voi, tutti i monaci buddisti o lo stesso Dalai Lama sono dei deficienti che hanno tempo da perdere? Se una pratica sopravvive da millenni ci sarà pure una ragione.
Quella ragione adesso sta arrivando timidamente anche da noi e la pratica della meditazione è addirittura entrata, a sorpresa, a far parte di protocolli ospedalieri in cui si è scoperto che, durante quella stessa pratica, si attivano aree del cervello che consentono a quest’ultimo di rilasciare sostanze che possono modificare il nostro stato di salute, aiutando il corpo nel processo di guarigione, cancellando anche le dannose conseguenze dello stress.
Certo, la lobby delle aziende farmaceutiche non ne è affatto contenta e cerca in tutti i modi di osteggiare certe “deliranti” tecniche che sono gratuite, ma certi medici e scienziati che hanno una coscienza non hanno potuto ignorarne i benefici ed hanno cercato di condividerli, a fatica ma lo stanno facendo.
Io sono convinto che nell’Universo, e quindi sulla Terra, ci sia a disposizione tutto e gratis e ce ne sarebbe per tutti; cibo, energia pulita, cure con le piante, viaggi mentali (pensate alla mescalina, al peyote o all’ahyahuasca) insomma tutto ciò di cui un essere umano avrebbe bisogno per una vita felice ma non ce ne rendiamo conto ed abbiamo lasciato il monopolio di queste gestioni in mano a gruppi di potere che non hanno certo a cuore la salute del genere umano ma solo i loro profitti. E noi soffriamo.
La meditazione è un mezzo di risveglio, io la pratico da anni e non sto qui a raccontare cosa è significato per me, quali grandissimi problemi mi ha aiutato ad affrontare…posso solo consigliarvi di provare, costantemente e senza aspettative. Potrebbe schiudersi un mondo nuovo…

Anima terrena o spirito superiore?

Da qualche parte ho letto che Gesù una volta ha diviso le anime in terrene e spiriti superiori. Le prime, a quanto pare, avrebbero scalato la gerarchia sempre su questo pianeta nei millenni “facendo carriera” dal regno minerale per passare a quello vegetale, poi a quello animale per essere finalmente promossi, alla stregua del miglior Fantozzi, ad esseri umani e qui intraprendere un lungo e difficile cammino verso l’illuminazione definitiva. Un percorso davvero lungo e difficile.
I secondi, sempre secondo un’interpretazione condivisibile o meno, sarebbero molto più evoluti ed avrebbero vissuto non solo qui su questo piccolo ammasso di fango chiamato Terra, alla periferia di una galassia tra milioni di altre stelle, ma anche su altri mondi, con ogni probabilità più evoluti di questo (non è che ci voglia poi molto) ed in qualche modo avrebbero una maturità di anima più evoluta di chi, qualche esistenza fa era una scimmia.
E’ una teoria interpretativa delle parole di Cristo, ma se ci si guarda attorno forse l’idea non è così pellegrina.
Guardare migliaia di persone che in uno stadio urlano cori di incitamento al branco di una squadra di calcio non può non richiamare alla mente gli ululati di un gruppo di primati che inneggiano ad un pranzo nella giungla.
Resta da chiedersi se la presenza in questa era di spiriti superiori (voglio evidenziare che il concetto di superiorità non ha nulla anche fare con vanità ed ego) sia una “punizione” per pecche o manchevolezze di questi ultimi oppure una missione per cercare di migliorare questo sperduto pianeta. Opera scelta da arditi volontari che hanno deciso di incarnarsi sul “pianeta delle scimmie”, tanto per fare una citazione cinematografica.
Qui le tentazioni sono tante, ambizioni, egoismo, denaro, tutte droghe dei sensi, e qualcuno è inevitabile che si perda attratto dalle sfolgoranti luci e tette del casinò Terra…ma magari è solo una vacanza premio, con il monito di ricordarti sempre che qui puoi si divertirti, ma hai anche una missione da compiere e quindi o adempi al tuo dovere o dovrai ritornarci…e non so a quanti faccia piacere.

Cambiamente/o

Ho sempre visto con disappunto le abitudini, la routine quotidiana, quel ritmico ripetersi di comportamenti che forse hanno come solo fine quello di rassicurare se stessi e gli altri che nella vita esistono dei punti fermi, un campo delimitato in cui riuscire a trovare pace nei confronti del frenetico cambiamento che circonda tutti.

Il bello è che poi cerchiamo di rinchiudere in quel recinto anche le persone che ci sono più care, quasi per creare un mondo nel mondo, per chiudere la porta quando non vogliamo che il male e tutto quello che affrontiamo fuori, entri in quello spazio che ci affanniamo a difendere e puntellare per renderlo il più sicuro possibile.

nessuno però ci è mai riuscito se non per un breve lasso di tempo. Simili comportamenti sono contro natura. Scienza e religione hanno dimostrato che l’esistenza è un continuo cambiamento, una continua vibrazione e resistervi non ha molto senso. “Panta rei” diceva Eraclito qualche millennio fa e sembra che tutto lo confermi.

Perchè noi umani ci ostiniamo a cercare di fermare il tempo? Vorremmo non invecchiare, vorremmo non vedere i nostri figli crescere ed andare via, vorremmo sempre che coloro che amiamo restino accanto a noi, vorremmo non veder mai morire i nostri cari, vorremmo che certe situazioni durassero…già ma nemmeno i più potenti della terra ci sono mai riusciti.

Certe personalità illuminate, mi riferisco a Cristo, Buddha, ed altri non hanno neanche provato a farlo forse perchè sapevano che si trattava di cosa impossibile e se non ci sono riusciti loro vorremmo riuscirci noi, piccoli esseri insulsi?

Ciò che hanno cercato di insegnarci, infatti, è stato quello di lasciar andare, di accettare lo scorrere degli eventi, di non “reagire” al flusso infinito del divenire che governa tutto ed affidarci ad un disegno più grande di noi in cui bisogna solo credere.

Impara a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere…questa la diceva Yoda di Star Wars, ma è sempre la stessa cosa…

Preghiera indiana

Dedicato a tutti coloro che si identificano in una religione, di cui fanno una bandiera per combattere i propri simili di una religione diversa. Siamo tutti uniti in un’unica realtà e non ha senso discutere sul colore della tua maglia o della tua pelle. Questa è la preghiera di Yellow Lark, capo indiano Sioux, non potrebbe essere la preghiera di chiunque?

“Oh grande spirito, la cui voce sento nei venti e il cui respiro dà vita a tutto il mondo, ascoltami!
Vengo davanti a te, uno dei tuoi tanti figli.
Sono piccolo e debole, ho bisogno della tua forza e della tua saggezza.
Lasciami camminare nelle cose belle, e fa che i miei occhi ammirino il tramonto rosso e oro.
Fa che le mie mani rispettino tutto ciò che hai creato, e le mie orecchie siano acute nell’udire la tua voce.
Fammi saggio, così che io riconosca le cose che hai insegnato al mio popolo, le lezioni che hai nascosto in ogni foglia, in ogni roccia.
Cerco forza, non per essere superiore ai miei fratelli ma per essere abile a combattere il mio più grande nemico: me stesso! Fa che io sia sempre pronto a venire da te, con mani pulite e occhi dritti, così che quando la mia vita svanirà come luce al tramonto, il mio spirito possa venire a te senza vergogna”.

Versi sciolti

Lasciati andare, culla i tuoi sogni

ma non farti rapire da loro.

Apri la mente all’impossibile

perchè impossibile lo sarà solo se tu lo crederai.

In te è racchiuso il segreto dell’universo,

ma se continui a guardare fuori non lo vedrai.

Un fiore o una goccia di pioggia

hanno da insegnarti più di mille libri.

Ciò che può essere detto con le parole non è la verità.

Fai tacere il tuo io e lascia spazio al cuore,

solo così incontrerai ciò che chiami Dio.

Dio è perfezione senza il limite dei sentimenti.

Pensieri e realtà

Tutto è energia. Il letto su cui dormiamo, la casa in cui abitiamo, il cibo che mangiamo. Noi stessi siamo forme di energia solo un pò più complessa. Lo ha dimostrato il grande Albert Einstein con la sua famosa e rivoluzionaria formula E=mc2. Quasi tutti la conoscono ma pochi sanno l’effettiva e sconvolgente portata di quella semplice formula. In parole semplici essa afferma che l’energia è equivalente alla massa contenuta o emessa da un corpo, laddove “c” è la costante determinata dalla velocità della luce.

Ogni massa può convertirsi in energia e, di converso, l’energia può trasformassi in massa anche se a noi umani questo poco importa dato che non abbiamo a che fare con nulla di questo nostro mondo fisico che viaggi alla stessa velocità della luce.

E se invece noi uomini avessimo esperienza quotidiana con qualcosa che può viaggiare a simili velocità senza rendercene conto? I nostri pensieri, per esempio. Chi ha mai calcolato la velocità di un pensiero? eppure sono decine di migliaia quelli che ci passano per la mente ogni giorno.

Ma se tutto è energia, perchè non possono esserlo anche i pensieri? Questo è poi quello che affermano anche molti scienziati di recente. Ne deriverebbe che essi possono per questo influenzare la materia, prima fra tutte, quella del cervello che li ha generati. Essi ispirano i sogni e le invenzioni, provocano attrazione o repulsione tra esseri umani, modellano i nostri livelli di consapevolezza e ci portano a prediligere certe cose a scapito di altre.

Edgar Cayce diceva che i pensieri sono cose e possono creare crimini o miracoli. Vero.

Credo quindi che la nostra realtà sia il risultato dei nostri pensieri, quell’energia che riusciamo, in qualche maniera misteriosa, a trasformare in massa sulla base dell’equazione einsteiniana.

Se pensiamo con la mente e le credenze di altri, che ci sono state trasmesse e che abbiamo appreso, formeremo una realtà che non è nostra, per questo è necessario andare il più possibile a fondo di noi stessi, della nostra più vera entità e dar libera espressione a quelli che sono i pensieri che sentiamo essere solo nostri, difenderli senza vergognarcene, anche se non sono “alla moda”, perchè solo allora saremo in grado di creare la nostra vera realtà e vivere più felici.

Destino o libero arbitrio?

Credo che sia una domanda che tutti noi ci siamo posti almeno una volta nella vita ed è indubbio che la risposta sarebbe risolutiva sul nostro modo di affrontare l’esistenza che stiamo vivendo su questa terra. Quanto di quello che ci accade viene deciso da noi e quanto, invece, è frutto di casualità o di un destino prestabilito? Immaginate che importanza avrebbe conoscerne la risposta. In fondo tutti noi viviamo la nostra quotidianità come se puntassimo sull’esistenza del solo libero arbitrio, profondamente convinti di essere sempre noi a scegliere, in ogni momento, quello che ci va di fare in base a gusti, volontà e preferenze, con le dovute eccezioni, naturalmente, dettate dalle più radicate convenzioni sociali e dalla legge.

E se, invece, fosse proprio vero il contrario? Se questo “giro di vita” fosse preordinato proprio per farci vivere quelle esperienze, belle o brutte, che portano la nostra anima verso quel percorso di maturazione a cui tutti saremmo destinati in base alle convinzioni di molte ideologie mistiche orientali? Se fosse tutto frutto di quel “grande disegno” che a tutti sfugge ma che potrebbe senza dubbio essere possibile?

Personalmente non credo che quest’ultima ipotesi sia del tutto da scartare, anzi la ritengo la più plausibile. In questo caso dovremmo davvero rivedere il nostro stile di vita. A questo punto dannarsi l’anima e rovinarsi la vita per raggiungere dei propositi che ci siamo prefissati potrebbe risultare del tutto inutile. Incazzature, stress, delusioni, progetti naufragati…potrebbe tutto far parte di un destino che noi non conosciamo ma che ci appartiene inesorabilmente e contro cui non possiamo andare. Osho diceva: “Ciò che dovrà accadere accadrà. E tu hai una sola scelta: andarci insieme o andarci contro”.

Andarci insieme significa accettare, razionalizzare e capire che il destino sceglie spesso strade tortuose per condurci alla meta, che non sono quasi mai quelle che noi abbiamo scelto. A questo proposito c’è una storia zen molto significativa: “C’era una volta un contadino cinese il cui cavallo era scappato. Tutti i vicini quella sera stessa si recarono da lui per esprimergli il loro dispiacere: “siamo così addolorati di sentire che il tuo cavallo è fuggito. E’ una cosa terribile”. Il contadino rispose: “Forse.” Il giorno successivo il cavallo tornò portandosi dietro sette cavalli selvaggi, e quella sera tutti i vicini tornarono e dissero: “Ma che fortuna! Guarda come sono cambiate le cose. Ora hai otto cavalli!” Il contadino disse: “Forse.” Il giorno dopo suo figlio cercò di domare uno di quei cavalli per cavalcarlo, ma venne disarcionato e si ruppe una gamba, al che tutti esclamarono:“Oh, poveraccio. Questa e’ una vera disdetta” ma ancora una volta il contadino commentò: “Forse.” Il giorno seguente il consiglio di leva si presentò per arruolare gli uomini nell’esercito, e il figlio venne lasciato a casa per via della gamba rotta. Ancora una volta i vicini si fecero intorno per commentare: ”Non è fantastico?” ma di nuovo il contadino disse: “Forse.”

Noi tutti facciamo delle libere scelte (libero arbitrio), o almeno pensiamo di farle, ma è anche vero che ci accadono spesso cose che non scegliamo (destino). Ciò potrebbe essere dovuto al nostro karma, quel bagaglio pesante ed invisibile che tutti ci portiamo dietro come risultato di tutte le esperienze della nostra anima immortale. La chiave di tutto, quindi, sta nella consapevolezza, per cui, in tutto ciò che ci accade, bisogna essere consapevoli e semplicemente accettare imparando la lezione. Ma non in modo passivo affermando “è il mio karma e non posso farci niente”, ma scegliere come reagire, usando quell’evento come stimolo per migliorare noi stessi esteriormente ed interiormente. Un karma negativo può essere mitigato dalla nostra consapevolezza o dalle nostre buone azioni, o semplicemente dalla nostra consapevolezza.

Neale Donald Walsh, nel suo libro “Conversazioni con Dio”, afferma che l’anima sceglie tavolozza, colori e tela, indirizzando la vita in diversi modi, ma siamo noi, alla fine che dipingiamo il quadro. Destino e libero arbitrio possono quindi coesistere in questi termini. Possiamo fare alcune scelte ma solo con il materiale che ci è stato dato a disposizione. Se siamo nati alti 1,60 non possiamo lamentarci di non poter diventare delle stelle del basket. Peraltro, l’indirizzo e gli apprendimenti della nostra esistenza, ci si ripresenteranno tante volte quante ne serviranno per capirli ed accoglierli, dapprima in modo dolce, successivamente, poi, se ci ostiniamo ad ignorarli, in modo sempre più severo attraverso attriti e sofferenza. Sta a noi avere l’intelligenza di comprendere i segni distintivi del cammino ed accettarli per quello che sono.

Scrolliamoci di dosso quella visione limitata che continua a caratterizzare ed avvelenare le nostre esistenze, ed impariamo a guardare oltre l’orizzonte. Quando vedete un’isola viene da dire: “Ecco un’isola!”, ma vi sbagliate. Togliete l’acqua, e vedrete che l’isola è collegata alla terraferma.