attualità

Antimateria

Ormai avrete capito che la fisica mi appassiona, quindi vi “ammorbo” con un altro grande mistero con cui gli scienziati oggi non riescono a raccapezzarsi.
La mia passione per questa astrusa materia deriva dal fatto che le sue leggi, comprese solo in minima parte, ma quasi tutte ancora nascoste, abbiano una profonda influenza sulla nostra vita, sia biologica, sia, soprattutto spirituale, perché filosofia e religione si pongono domande (a cui non sanno minimamente rispondere), ma quelle risposte devono esserci da qualche parte perché sono convinto che se sei in grado di pensare una domanda, da qualche parte deve esserci la risposta corrispondente, altrimenti la domanda neanche si porrebbe.
Ebbene, io credo che quelle risposte siano nelle leggi fisiche, in tutti quei misteri che la nostra limitata mente non riesce a spiegare.
Uno di questi è legato alla comprovata esistenza del fenomeno dell’antimateria.
Cerco di spiegare brevemente di che si tratta. Tutto il mondo che conosciamo e di cui facciamo parte, compresi i nostri corpi, è fatto di materia, cioè di atomi che hanno particelle con una determinata carica elettrica: positiva i protoni, negativa gli elettroni (i neutroni non contano, perché come dice il loro stesso nome, sono “neutri”, cioè non hanno carica elettrica).
Ma esistono particelle “opposte” che hanno carica elettrica contraria, quindi elettroni con carica positiva (positroni) e protoni con carica negativa (antiprotoni). Lo sappiamo perché usiamo queste particelle quotidianamente in alcuni ambiti, specie quello medico, laddove esiste un esame diagnostico che si chiama PET, cioè tomografia ad emissione di positroni che è importantissima per la diagnosi di molte malattie.
Creare antimateria stabilmente però è difficilissimo, se non quasi impossibile, perché quando una particella di una certa carica viene in contatto con quella di carica opposta si “annichila”, cioè si distruggono a vicenda liberando una quantità enorme di energia. Ricordate il film (o il libro) “Angeli e demoni” di Dan Brown? Si parla di un ordigno esplosivo (ipotetico) a base di antimateria che, con una quantità infinitesimale di questa sostanza, sarebbe in grado di distruggere un’area vastissima.
L’antimateria è una realtà ma è l’esatto opposto alla nostra.
Dopo il Big Bang e la nascita dell’Universo si sarebbe prodotta una quantità uguale di materia e di antimateria che, per la legge suddetta, avrebbe dovuto distruggersi ed annullarsi.
Così non è stato, e, per qualche misteriosa ragione, la materia, così come la conosciamo, ha avuto il sopravvento, per cui il mondo conosciuto è fatto solo di materia, mentre l’antimateria è scomparsa dalla scena. Almeno dalla scena che conosciamo.
E se così non fosse? Se l’antimateria fosse ancora presente da qualche altra parte nell’Universo?
Alcuni scienziati affermano che, da qualche parte nell’Universo infinito, l’antimateria abbia sviluppato una realtà uguale ed opposta alla nostra, di modo che esisterebbe un pianeta Terra (antiterra) con una realtà speculare, per cui potrebbe esserci qui un “me” di materia ed un “me”, da qualche altra parte, di antimateria. Se ci incontrassimo ci distruggeremmo a vicenda. Ma, in fondo, non è quello che molti di noi fanno già in questa realtà, cioè distruggersi?
Il tutto si intreccia con la teoria degli universi paralleli, ma mi fermo qui per non incasinare troppo le cose e diventare noioso…

Una ricetta per Sanremo

Venghino siore e siori, nella povera Italia sta per andare in scena lo spettacolo più miserevole dell’anno… la demenza più clamorosa che forse si contende il posto solo con l’orrore cerebrale di Miss Italia, per mandare in onda quel “panem et circenses” che tanto piace ai nostri governanti per rendere ancora più stupidi i suoi già lesionati cittadini.
Ricetta per una appetitosa trasmissione ammazzaneuroni: Prendi un presentatore mediamente belloccio ed abbronzato, che abbia una discreta cognizione della lingua italiana ed una lingua avvezza alle leccate deretane della corrente di governo dominante; dagli una milionata di Euro e lui ti rimbocca le coperte, ti porta fuori il cane a pisciare ed invita anche a cena tua suocera se serve. Mescola bene il suddetto presentatore con un paio di fighe avvolte nel domopak di abiti scollati con protesi siliconate bene in evidenza, sorriso ebete e magari scarsa conoscenza della lingua italiana per aggiungere quella manciata di riso che da sapore al piatto. Meglio se una è esotico/straniera che fa gaffes a raffica per far ridere gli ebeti spettatori (in questo caso è indispensabile un gran bel culo altrimenti non ride nessuno).
Una volta miscelati questi ingredienti, dosare con attenzione quattro o cinque ospiti internazionali molto costosi, che so, attori di Hollywood che non sanno neanche dove sono e che cazzo devono fare ma sono lì e tanto basta per guarnire e dare sapore al piatto.
A questo punto aggiungere un comico attore di successo che recita, sbraita, canta, dice volgarità, si arrampica dappertutto , si cala i pantaloni e trasmette la sua felicità agli ebeti spettatori canonepaganti perchè lui si è fottuto una mezza milionata di euro per un quarto d’ora (soldi loro) e li ha presi per il culo (ci credo che se la ride).
Dosare in parti uguali una dose abbondante di cantanti, tra adolescenti perfetti sconosciuti, tatuati in faccia, orfani e mezzi drogati che si giocano una roulette russa alla Highlander (ne resterà soltanto uno, gli altri torneranno a cantare nelle bettole di quartiere o al festival dell’unità) e semidisperati che non calcano i palcoscenici dai tempi di “grazie dei fior” di Nilla Pizzi che rivedi imbalsamati con improbabili parrucchini multicolori e credi abbiano fatto un patto col diavolo.
A questo punto è indispensabile, per la riuscita perfetta del piatto, un autore, cantante, attore o qualunque cosa va bene purchè sia polemico ed incazzoso che se la prenda con Trump, con l’Isis, col terremoto, con Maga Magò, con i precari o con le Poste. L’importante è che dia quel tocco di piccante che risvegli il culo sopito degli addormentati spettatori affinchè falsamente si indignino, magari donando un euro col cellulare alle vittime del terremoto e sono tutti contenti e più buoni. Quel tocco social-falso che è indispensabile per una trasmissione del cazzo che si rispetti.
Da non trascurare, la possibilità di far sentire “importante” il pubblico ebete, dando la possibilità di effettuare il voto da casa, spendendo una decina di euro di telefonata per dare una preferenza che non verrà tenuta in alcun conto per la gioia delle compagnie telefoniche e delle case discografiche che tanto hanno già deciso chi vince, alla faccia dei coglioni che guardano la trasmissione.
Lasciate cuocere in TV per quattro giorni a canale fisso, mettetevi a 90 gradi ed ecco che al sabato notte avrete un piatto che non dimenticherete perchè vi ha rubato sogni, soldi e tempo che avreste potuto impiegare magari leggendo un buon libro, andando a cena con chi amate o dedicarvi alla vostra famiglia… anche le carezze al cane vanno benissimo.

Non mi piace

Sanno come prenderci. La frase finale di un notissimo film, L’avvocato del diavolo, fa dire proprio a quest’ultimo che il suo peccato preferito degli umani è la vanità. La diabolica tecnologia ha subito preso al volo l’autorevole consiglio ed ha creato il “like”, il “mi piace”, per dirla all’italiana, per spronare i deboli peccatori umani a ricercare quella vanità che è diventata più importante di ogni altro sentimento umano, persino della ormai obsoleta crudeltà o cattiveria.
Perché qualunque essere, anche il più abbietto, dimentica la sua cattiveria se viene adulato.
Ed ecco che ogni social, ogni sito aperto al pubblico, blog compresi, ha creato il suo asse centrale su quel tasto malefico che spesso ti consente di esprimere una favorevole preferenza anche se non hai letto ciò che è scritto o anche se non ci hai capito un cazzo.
Ed ecco che i social “proletari” come Facebook o Instagram creano e disfano miti in base a quanti “like” si riescono ad ottenere.
Oggi non è più tanto importante quanti soldi hai sul conto corrente, ma quanti “like” hai sul profilo e non c’è privacy che tenga, anzi. Alla fine il genere umano è così coglione che le cose finiscono per coincidere: se hai un sito con milioni di “like” hai anche un conto in banca con milioni di euro.
A volte mi chiedo se uno tipo Einstein o Dante Alighieri fosse vissuto all’epoca dei social avrebbe avuto qualche “like” …ce lo vedete il vecchio Albert che su Facebook posta “E=mc2” con relativa formula…non se lo cagava nessuno, ma proprio nessuno.
O il sommo Poeta che posta la sua Divina commedia…avrebbe ricevuto commenti del tipo “Zio, cazzo dici? prossima volta vacci piano con la grappa”…
Invece oggi, perfetti sconosciuti che non hanno mai creato un cazzo in vita loro si inventano qualche balletto in piscina accanto a due o tre fighe decerebrate e creano personaggi seguiti da migliaia di persone che non credo abbiano molto più cervello delle tipe accanto al protagonista.
O tempora, o mores…avrebbe detto il vecchio Cicerone sul suo profilo…ma anche in questo caso i più arditi avrebbero pensato ad un sondaggio calcistico tra centravanti… “raga, io sarei per Mores, come gioca lui non è capace nessuno…poi chi cazzo sarebbe sto Tempora?, dove gioca?”
Poi la cosa è troppo a senso unico e questo non mi sembra troppo democratico. Perché accanto al “like” non ci aggiungono un “mi fa cagare” per dirlo all’italiana? Forse perché i miti di questa effimera e demente orda di “socialisti” (intesa nel senso di patiti dei social e non politico) temono di vedere i “mi fa cagare” prevalere sui “like”? Se non c’è un pulsante del genere ti limiti ad ignorarli ma a me piacerebbe anche un bel link con su scritto “sei un coglione”, sai che soddisfazione?
Ecco, adesso non mi aspetto nessun gradimento a questo scombinato post…

Biografie

Chi non è mai stato affascinato dalle biografie? Chiunque sappia leggere ha sicuramente voluto saperne di più sulle personalità che hanno fatto la storia, coloro che, nel bene o nel male, hanno cambiato il mondo ed il corso della vita della gente. Menti illuminate, profeti, eroi, generali e presidenti di nazioni, imperatori o gente comune che in qualche maniera ha lasciato il segno su miliardi di persone.
Fino a qualche tempo fa nel settore biografie di una libreria o biblioteca che si rispettasse potevi trovare libri che raccontavano le debolezze e gli aspetti nascosti della vita di Napoleone, Marco Aurelio, Giulio Cesare, Aristotele, Alessandro Magno, sino ad arrivare ai giorni nostri attraversando i secoli ed arrivare a JFK, Steve Jobs, Nelson Mandela, Hitler, Stalin, Einstein e così via.
Di recente il livello è un pò scaduto ed anche le biografie hanno iniziato a rispecchiare il decadimento dei tempi. Non più generali di armate, feroci dittatori, martiri o Presidenti di nazioni. Hanno iniziato a farsi avanti le star dell’effimero, coloro che non hanno letteralmente fatto un cazzo per cambiare il mondo ma che rispecchiavano l’abisso di ignoranza e pochezza in cui il mondo stesso è precipitato.
Niente più martiri, santi, eroi… il popolo bue ha perso interesse per certe icone, le quali, a dire la verità, sono anche scomparse dal panorama storico per lasciare il posto ad attori, attrici, calciatori e sportivi in generale.
Ok, non c’è nulla di male per chi ha voglia di scoprire come è morta Marilyn Monroe, a chi vuole conoscere il carattere di John Mc Enroe o Andre Agassi, in fondo anche loro sono state leggende nel loro settore di competenza anche se non hanno cambiato il mondo.
Poi arriviamo ai tempi odierni ed ecco che l’orrore delle biografie libresche tocca un fondo che non può essere superato.
Gente che neanche sa parlare la sua lingua (parlo dell’italiano per appartenenza etnica) si cimenta nella scrittura che è cosa sacra. Scrivere un libro è comunicazione, trasmissione di concetti e pensieri che raggiungono un numero infinito di persone, è una responsabilità che va usata con cautela.
Oggi in testa alle classifiche di vendita chi ci trovate? le biografie di Totti, Marchisio, Buffon, insomma carneadi che non hanno molto di più da raccontare che se scrivesse una biografia la signora Immacolata, portinaia di uno stabile di Bari.
Eppure vendono, le persone li leggono anche se è chiaro che non li hanno scritti loro perchè neanche azzeccano due congiuntivi di fila.
Lo spunto mi è venuto perchè proprio oggi ho letto che un calciatore strapagato dell’Inter ha scritto a 23 anni una biografia che ha scatenato critiche tra tifosi forse più ignoranti di lui.
Mi chiedo e vi chiedo? Ma come cazzo si fa a scrivere una biografia a 23 anni quando sei nessuno e la vita ancora deve iniziare? Ma il peggio è per i poveracci che spendono soldi per questo…per certa gente è sicuro che non c’è alcuna speranza di evoluzione.
Aridatece baffone….

Viale del tramonto

Siamo alla canna del gas, è ufficiale. Ormai anche gli inossidabili miti di Hollywood vivono tempi di crisi nera e si sono ridotti a fare i lavori più umili.
Quelli che fino a pochi anni fa erano le icone sexy per milioni di persone in tutto il mondo, persone invidiate con cachet miliardari per ogni film girato, quelli che hanno fatto sognare milioni di donne in tutto il mondo, oggi accettano “pochi spiccioli” dalle aziende per fare la parte dei coglioni in spot pubblicitari demenziali.
Noi tutti stiamo seguendo in questi ultimi mesi la tristissima fase terminale della carriera di un “macho” come Bruce Willis che, dopo ruoli indimenticabili in film d’azione e drammatici, ha accettato di farsi prendere per il culo come un minorato mentale pronunciando frasi in un italiano sconnesso che neanche un lobotomizzato riuscirebbe a replicare così male.
La cosa più triste è che viene sistematicamente paraculato da quel cicciobombo che gli fa da spalla mentre lui ride beato come se non si rendesse conto dove si trova e chi ce l’ha portato in quel posto a girare quegli spot. Vede un po’ di figa in giro e sorride, forse ormai si accontenta di poco.
Chiunque abbia visto all’opera John McLane nei vari “Die Hard” non può non aver avuto un conato di vomito nel vedere gli spot Vodafone.
Ma perdio, Bruce, almeno fai uno spot come Rocco Siffredi, che, con la sua “patatina” è rimasto fedele al suo campo lavorativo per non deludere i suoi fans, non puoi, seppure strapagato, fare la figura del cazzone in quel modo…hai anche tu dei figli che ti staranno guardando…
Il buon Clooney almeno ha avuto il buonsenso di non cadere così in basso. Anche se ci mette la faccia per un misero caffè, continua a parlare nella sua lingua senza risultare ridicolo a cimentarsi in un idioma non suo ed ha come spalla Joe Black e donne di un certo livello, non certo il coattone che hanno appioppato al vecchio Bruce.
Altri tempi, non c’è che dire. Un mito del “machismo” hollywoodiano come Clint Eastwood avrebbe sparato a chiunque gli avesse proposto una pubblicità del genere e si sarebbe fatto evirare piuttosto che urlare “Non c’è campo! dov’è campoooo?”. Vergogna!
E che dire di Antonio Banderas che parla con le galline? Che dopo aver girato film con un mostro sacro come Antony Hopkins (che gli avrà tolto il saluto) e molti altri, si è ridotto a sfornare pane e biscotti in uno spot che rasenta il comico e che ti fa vergognare per lui?
Non si salva neanche Kevin Costner che finge di essere un appassionato di tonno e si ingozza di qualcosa che neanche sa cos’è.
Viene da rimpiangere il vecchio Ernesto Calindri che, facendo la pubblicità di un amaro molti anni fa, seduto ad un tavolo in mezzo al traffico, diceva: “Fermate il mondo! Voglio scendere.”

Supercazzola

Tra gli infiniti problemi che affliggono la società di oggi credo ce ne sia uno che, meglio di tanti altri, rappresenta lo specchio della crisi interpersonale. Riguarda la comunicazione.

Da Petrolini ad Ugo Tognazzi con la sua divertentissima “supercàzzola” il linguaggio incomprensibile è sempre stato oggetto di parossistiche prese per il culo, ma in realtà ci troviamo a fare i conti con questa realtà quotidianamente per cose molto più serie.

Il “linguaggio tecnico” è una maledizione antica che invade ogni settore, ogni disciplina ed addirittura ogni genere di età, come se, in qualche modo, parlare “in gergo”, ti faccia sentire appartenente ad un gruppo piuttosto che a un altro, ma soprattutto, e questa è la jattura peggiore, per escludere gli altri che non appartengono alla tua casta.

In effetti è un problema vecchio quanto il mondo. Fin dai tempi più antichi si recitavano formule magiche e vari “abracadabra” per far colpo sul popolo da parte di finti stregoni ed azzeccagarbugli vari, fino ad arrivare ai nostri giorni in cui manager, agenti di borsa, politici, avvocati e primari ospedalieri, preferiscono usare termini incomprensibili alla gente comune.

Il linguaggio specializzato paga, da un’aura di importanza ed aumenta il potere di chi lo usa. Non esiste al mondo gruppo, associazione o confraternita che non abbia un suo linguaggio tecnico. Ma oggi credo si stia esagerando.

Abbiamo tanti problemi di comunicazione, il mondo virtuale ci ha allontanati, se ci aggiungiamo un linguaggio che ci isola, allora le cose si complicano sul serio.

Che sia linguaggio specializzato o gergo giovanile gli “altri” vengono di solito tagliati fuori.

Se un diciottenne milanese dice a sua madre “Stasera sciallo mà…esco con la cumpa a tazzare a Santa, lo avvisi tu il vecchio che prendo la Merce?”, la povera genitrice ha due alternative:

1) Far finta di aver capito e sparare la solita, inutile raccomandazione di stare attento e tornare presto, che è l’opzione di solito più seguita per evitare inutili mal di testa;

2) Cercare di approfondire la sibillina frase che per lei equivale più o meno al cinese mandarino. In quest’ultimo caso si trova a dover analizzare almeno sei termini che, nel contesto della frase, non le fanno capire una cippa. Finisce così che pensa che il figlio abbia freddo, prenda uno scialle, che esca con una tipa nuova dal nome “Cumpa” (dopo l’ultima che si chiamava Sherazade ormai non si meraviglia) con cui condivide l’hobby della ceramica sacra e deve avvisare il nonno (credente appassionato di bricolage) che gli sta sottraendo dal garage gli attrezzi di lavoro per fare tazze a questa non specificata Santa… Anche la madre più ottusa capirebbe che c’è qualcosa che non va…

Ma, solo per fare un esempio, passiamo in aereoporto. Se si deve annunciare un ritardo nelle partenze, l’altoparlante fa questo annuncio: ” A causa del ritardato arrivo dell’aereomobile, il volo AZ 3758…ecc”. Ma chi cacchio ha redatto un simile annuncio?. Quel tizio vorrei sapere se, quando parla con sua moglie, usa lo stesso linguaggio…

“Concettì, domani devo andare a Roma, prendo l’aereomobile delle 9,50” Ma vaffanculo! Lui dirà “aereo”, ma ai poveri utenti verrà propinata la parola “aereomobile”, i quali si vedranno in difficoltà a protestare per il ritardo per la soggezione…ma che cazzo capisci tu di ritardi, che già fai fatica a capire cos’è un areomobile? E ringrazia il cielo che ti abbiamo pure avvisato!

Oppure, al TG, si consiglia, “da parte delle autorità sanitarie, di evitare il consumo di mitili a causa di possibile contagio di escherichia coli”. Ma chi cazzo lo capisce? Non è più semplice dire di evitare di mangiare le cozze perchè si possono contrarre malattie intestinali rischiose?

Ancora, “Operazione di polizia che ha consentito di stroncare un traffico di sostanze stupefacenti grazie all’ausilio delle unità cinofile”. Vai a chiedere ad un pensionato di Andria cosa sono le unità cinofile…e spiegagli che sono cani…quello risponde: “Madù…io teng un’unità cinofila da dieci anni e neanche lo sapevo”…

Per non parlare di medici, avvocati o politici, per cui la temperatura corporea è la febbre, le escussioni dei testi sono semplici domande, ed il problema del debito pubblico è il risultato di quello che si sono fregati in anni di governo.

Io li frusterei fino a quando non pronunciano correttamente queste ignobili cazzate.

Il guaio è che gli specialisti del sapere temono che un’eventuale semplicità di espressione possa essere scambiata per ignoranza. E’ gente che non ama il prossimo e che tiene alla propria immagine più di quanto non tenga alla divulgazione del sapere.

Adesso vado perchè ho un’impellente minzione…in altre parole mi scappa la pipì…

Expo

Oggi si inaugura l’Expo qui a Milano. Era attesa da anni, uno degli appuntamenti istituzionali con le manifestazioni che sono al centro dell’attenzione dei media, ma di cui, in effetti alla gente comune non frega un cazzo, anzi, gli incasina la vita. Cos’è l’Expo? Alzi la mano chi ha la risposta giusta. Io, che vivo a Milano e non sono proprio fuori dal mondo, non lo so. Una fiera? Di che? Boh!

Ma se i media centrano il mirino sull’Expo, centro nevralgico del commercio mondiale, allora ecco che arrivano, puntuali come le mosche sulla merda, i manifestanti, i tristemente noti “black block”. Inevitabili gli scontri con le forze dell’ordine, le devastazioni, gli atti di inciviltà, le distruzioni di auto e negozi e tutti giù a dare addosso a questi zombies incappucciati come se avessero una volontà tutta loro di compiere gli scempi che fanno. Qualcuno è scemo a tal punto che ci mette anche la faccia e si fa intervistare, confessando con un linguaggio da primate fatto di crack che è giusto spaccare tutto. Ma ci rendiamo conto?

La prima reazione, mi rendo conto, sarebbe quella di appenderli storicamente in Piazzale Loreto, ma fermiamoci un attimo a riflettere…possibile che costoro, la maggior parte giovani di zero cultura, non abbiano di meglio da fare che non rischiare di essere arrestati o addirittura uccisi in scontri suicidi con la Polizia? Che vantaggio ne traggono, se per questa gente, 2+2 è un’equazione di fisica quantistica? Avranno la loro vita, mogli, fidanzate, lavoro o altri interessi più innocui che non la guerriglia urbana.

Allora le ipotesi sono due: o sono tutti sotto effetto di sostanze stupefacenti e non sono quindi in grado di intendere e volere, oppure….sono stati organizzati e pagati da qualche oscura organizzazione per fare quello che stanno facendo.

Vorrei augurarmi che l’ipotesi giusta sia la prima, perchè nel caso dovessimo prendere in considerazione la seconda, l’unica organizzazione in grado di compiere una cosa simile è quella stessa che ha organizzato l’Expo…meditate gente…meditate

SOS creatività

Siamo davvero in crisi.

Non parlo di crisi economica, quella poco mi interessa dato che mi vanto di capire il minimo indispensabile sull’argomento, giusto quanto basta per gestire con accortezza le mie piccole finanze personali o concludere con sufficiente disinvoltura una partita di Monopoli.

La crisi che più mi preoccupa è quella della creatività, del libero pensiero che, anche in periodi di profonda crisi economica, non si è mai arrestata ed ha trovato sempre le giuste soluzioni per fare uscire gli uomini dai periodi più bui della loro storia.

Negli anni più terribili del XX secolo abbiamo trovato la forza per uscire, più forti di prima, da due devastanti guerre mondiali e un crack economico al cui confronto, la crisi dei nostri giorni sembra grave quanto il morbillo per un bambino.

Eppure non riusciamo più a venirne fuori, annaspiamo in una pozzanghera e diamo tutte le colpe dei nostri mali e problemi (anche personali) alla “crisi”. E non mi si venga a dire che è colpa di governanti inetti e ladroni che hanno portato allo sfascio le istituzioni. Paragonare Bossi e Prodi a Hitler e Stalin sarebbe come dire che Gigi D’Alessio ha stesso talento musicale di Mozart o Chopin. Certo, in quegli anni il mondo aveva i Roosvelt ed i Churchill, noi abbiamo Renzi ed Hollande e questo è un bel punto a vantaggio dei tempi passati…

Ma proprio qui sta la questione. Le crisi hanno sempre prodotto eroi, grandi uomini che sono riusciti a trascinare la società fuori dalle peggiori paludi, oggi, ed in ogni settore, produciamo solo imbecilli. Perchè? E non parlo solo di politica. Elencare le doti negative dei politici e governanti di oggi sarebbe facile come picchiare qualcuno seduto sulla tazza del cesso. Il più “sano” ha la rogna.

Va bene, direte voi, non ci pensiamo…che si fa? Andiamo al cinema a distrarci per vedere un bel film. Ecco…buona idea…che propone il programma? Oggi siamo indecisi tra il cinepanettone con Boldi, De Sica e tette e culo della strappona di turno e Checco Zalone. Poi ci sono Ficarra e Picone, Claudio Bisio e, per i più intellettuali, l’ultimo thriller di Hollywood col vendicatore/giustiziere tutto muscoli e occhiali da sole che spara agli spacciatori/terroristi cattivi di turno ammazzando da solo, nella scena finale, un esercito superarmato di cattivoni malgrado abbia già in corpo 5 o 6 pallottole ed un paio di pugnalate. Mito! Idolo! Che figo! Ma come farà? Io non riuscirei a rispondere al telefono a chi mi propone un nuovo piano telefonico se ho un accenno di mal di testa…

In questo cinematografico deserto del neurone, in questo paesaggio lunare dell’intelligenza filmica mi tornano alla mente i tempi in cui al cinema si sfornavano mensilmente capolavori degni di essere visti e rivisti, infatti lo facciamo ancora oggi con nostalgia.

“Il Padrino”, “C’era una volta in America”, “Salvate il soldato Ryan”, “Carlito’s way”, “I soliti sospetti”, “Pulp fiction”, “Il miglio verde”, “Qualcuno volò sul nido del cuculo”…potrei andare avanti all’infinito e sto citando titoli “leggeri”, film di cassetta che potrebbero non piacere solo ad un deficiente con la meningite.

Li guardavamo rapiti, seduti su scomode sedie di legno pieghevoli rese più morbide solo dalla quantità di cewingum che ci avevano impastato sopra i cretini di turno. Dopo le quattro ore del Padrino, su un sedile che avrebbe fatto venire la scoliosi ad un fachiro, ti alzavi rapito e soddisfatto con un argomento di discussione che sarebbe durato giorni e tornavi a casa con la soddisfazione di aver speso bene i soldi del biglietto.

Oggi ti siedi sprofondando in poltrone hi-tech con tanto di occhialini HD per vedere….cosa? Boldi che cade dalla scala urlando “che dolooooooreeeee” e De Sica che fa il figo toccando le tette dell’ochetta la cui recitazione farebbe apparire Rin Tin Tin degno dell’oscar alla carriera?

Ma possibile che nessuno oggi ha più un’idea nuova che non sia far cadere Boldi dalla scala? Ed ecco che tutto quello che si riesce a fare per far tornare il grande cinema sono i prequel, i sequel e i vari Rocky e Rambo che saranno arrivati al numero 187 con il povero Stallone che, per tirare su qualche lira, combatte ancora spacciatori e terroristi con l’artrite che gli devasta le ginocchia ed il parrucchino per nascondere la pelata. Ma come si fa?

Ok resto a casa a guardare la TV che è meglio…

Che propone oggi il palinsesto? Ehm… Rai1 con il Festival di San Remo, Rai2 con una trepidante fiction ambientata nell’800 con Gabriel Garko prete che fa strage di cuori inaccessibili di suore in un convento, il cui coinvolgimento emotivo forse è solo secondo al polpettone del discorso del Presidente della Repubblica l’ultimo dell’anno.

Rai3 con una biografia di Berlinguer ottima per chi soffre di insonnia, Canale5 con la De Filippi che fa la perfida croupier strappando audience con le disgrazie della gente, risultando falsa come una banconota da 120 Euro.

Ok ma c’è Sky coi suoi mille telefilm americani di supereroi, nani telepati, uomini invisibili, poliziotti integerrimi, vampiri teenagers e, per gli amanti dello sport c’è persino la diretta da Posillipo del campionato mondiale di lancio della pizza.

Altro disastro.

Magari si potrebbe andare ad un bel concerto musicale. Stadi e palazzetti ospitano ogni giorno artisti che fanno musica. Vediamo…abbiamo una band di diciottenni lobotomizzati la cui originalità dei testi e qualità della musica sono profondi come il bidet di casa mia, Lady Gaga che ha avuto almeno il buon gusto di scegliersi un nome in assonanza a quello che le urlerebbero milioni di persone (a parte i suoi neurolesi fans) se mai dovessero trovarsi ad un suo concerto, poi ci sono “le merendine atomiche”, i “cronical diarreah”,gli “urine festival”, i “vomitory”, i “putridity” (esistono davvero!)…ma no, dai, lasciamo stare la musica. Questa gente lascerà un segno indelebile nel panorama musicale come una scoreggia nella bora di Trieste.

Quelli che hanno fatto musica vera o sono morti uccisi dal tempo, dall’alcol, dalle droghe e dall’AIDS o sono troppo vecchi per reggere un concerto di tre ore…

Ok, allora si va sul culturale, andiamo a vedere una bella mostra d’arte. Oggi c’è in esposizione un tale che si chiama Lucio Fontana. Uno che fa arte tagliando le tele o facendoci dei buchi. Ok, non discuto il povero Fontana che, tra l’altro, è morto da un pezzo, ma quale imbecille sta glorificando oggi un’opera d’arte degna del peggior Freddy Kruger? Cercare un messaggio artistico in una tela lacerata da un banale taglierino e faselo pagare centinaia di migliaia di Euro dal miliardario gonzo di turno mi fa pensare ad un’abile messa in scena della Yakuza che governa il deserto dell’arte oggi. Se facessi il critico d’arte azzarderei l’interpretazione che il buon Fontana, nelle sue opere di buchi e tagli si è ispirato alla cosa che più di tutte gli uomini (anche i non artisti) hanno in testa: la figa.

Poi ci sono quelli che sputano sulla tela, quelli che dipingono con la cacca, quelli che fanno dipingere al loro figlio di tre anni e riescono a convincere qualcuno a dire che è “arte astratta che trasuda malinconia sociale mista ad uno scettiscismo mistico tipico delle anime infelici”.

Ma se qualcuno di talento riuscisse oggi a dipingere soggetti al passo dei tempi (non dico Monna Lisa) con la tecnica, i colori e le ombre di un Caravaggio o di un Van Gogh verrebbe cacciato a calci in culo dalle gallerie e bollato come asino? O più semplicemente dobbiamo giungere alla conclusione che uomini così non ne nascono più? Perchè?

Voglio puntualizzare che non sono un nostalgico dei tempi andati, uno di quelli che “si stava meglio quando si stava peggio”, a me piacciono questi tempi di progresso tecnologico, di infinite scelte, di comodità solo qualche anno fa impensabili, ma mi chiedo: non sarà che tutto questo progresso ci ha rammolliti? Non avrà ucciso la nostra creatività, il nostro talento naturale? E non sarà che questa anestesia cerebrale ci impedisce di trovare in noi stessi quella forza delle idee che ci permetta di uscire dalla crisi senza delegare questo compito a dei governanti inetti e ladroni? Se fosse così siamo davvero nella merda…

Svegliamoci, riappropriamoci del nostro tempo e delle nostre funzioni cerebrali invece di sacrificarle a Boldi che cade dalla scala.

Credo che l’unico settore, tra quelli elencati prima che ancora si salvi sia quello della scrittura, dei libri, dove alcune valide e coraggiose voci sempre più isolate cercano di urlare, nel deserto dell’indifferenza, un grido di risveglio delle coscienze creative. Ma oggi si legge sempre meno, preferiamo ad un buon libro il Festival di San Remo, Checco Zalone e Stallone ottantenne che ancora fa strage di cattivoni. Che tristezza…

La mente più illustre che sia mai esistita, Albert Einstein, ai primi del 900 aveva detto: “non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”. Amara verità.

La ragazza dai capelli blu

Anna si alzò molto felice in quella soleggiata mattina di settembre. Quel giorno doveva riprendere la scuola ma l’estate era ancora stabilmente in sella al cavallo della stagione in corso e nel fine settimana si poteva ancora andare al mare.

Il giorno precedente, insieme alla sua migliore amica Elena, avevano deciso di effettuare un pò di cambiamenti e si erano colorate i capelli di una tinta particolare, lei blu acceso ed Elena rosso fucsia. Un modo innocente ed adolescenziale di rompere le regole, di distinguersi ed affermare una personalità in via di formazione, un modo come un altro di sperimentare nuove vie in quello che era ancora l’inizio dell’esistenza.

Si vestì scegliendo l’abbigliamento che più si adattava alle sue forme ed al suo stato d’animo, con dei colori in tinta alla sua nuova capigliatura. Non vedeva l’ora di affermare la propria identità al cospetto dei suoi compagni di classe, in quello che sarebbe stato l’anno conclusivo della sua avventura alle scuole superiori.

Sua madre l’aveva accompagnata come sempre all’ingresso della scuola, dandole un bacio prima di recarsi al lavoro e salutandola con affetto: “Ciao fata turchina, mi raccomando fai la brava!”.

Anna si diresse, con passo spigliato ed un sorriso orgoglioso, verso l’ingresso della scuola, diretta dalle suore del cuore immacolatissimo, per iniziare l’ultimo anno della sua esperienza didattica da adolescente per poi cimentarsi nel Colosseo dei “grandi”, al suo primo gradino costituito dalla facoltà universitaria che avrebbe scelto. Il suo sogno era sempre stato quello di fare il medico, quindi aveva le idee chiare; dopo la scuola superiore si sarebbe iscritta a medicina. Era il modo migliore per aiutare le persone in difficoltà garantendosi una vita abbastanza agiata, almeno era quello che sperava per il suo futuro.

Una volta nell’atrio, mentre stava dirigendosi verso l’aula assegnata per quell’anno alla sua classe, una voce risuonò imperiosa alle sue spalle mettendole una mano sulla spalla: “Dove credi di andare conciata così?”

Anna si bloccò, spaventata dal tocco non certo gentile e dalla voce che lasciava trapelare un disgusto che la sua mente non riusciva a capire.

Quando si voltò, incrociò lo sguardo sconvolto ed irato della preside, suor Giacinta, che aveva posto le mani sui fianchi alla maniera del più spavaldo attore di film western anni 30. Una specie di John Wayne in velo e tonaca. Non riusciva a comprendere l’atteggiamento che la preside della scuola aveva assunto e per un attimo si guardò i vestiti nell’infondato timore di aver dimenticato di indossare qualcosa. Jeans, scarpe, maglietta…no c’era tutto, quindi cosa voleva quella suora da lei?

“Non vorrai entrare in classe con quei capelli” biascicò l’anziana suora con veemenza, lasciando partire sui vestiti di Anna qualche gocciolina di astiosa saliva.

“Ma…ma…signora preside…io…io…veramente…cosa c’è che non va”?

“Cosa c’è che non vaaaa? Tu chiedi persino cosa c’è che non vaaaa? Ma ti sei vista nello specchio stamattina? Credi che siamo ad una festa di carnevale invece che al primo giorno in una scuola rispettabile? Mi stai prendendo anche in giro?”

Anna realizzò che il “problema” di suor Giacinta erano i suoi capelli ma non riusciva a capire come mai un colore diverso potesse aver provocato una reazione simile. In fondo non c’erano donne che da more si facevano bionde o viceversa? O magari rosse o con i colpi di sole…dov’era il problema se lei aveva scelto il blu? Non le risultava che il blu fosse fuorilegge. In fondo anche l’abito della donna era di un blu acceso, quindi suor Giacinta poteva indossare un abito blu e a lei era vietato portare i capelli dello stesso colore? Che razza di regola era? E chi l’aveva decisa?

“Adesso tu, signorina, prendi la tua sacca e te ne ritorni a casa, perchè qui, in quelle condizioni indecenti, non ci puoi rimanere nè potrai mai rientrarci se non torni normale! Mi chiedo cosa avranno detto i tuoi genitori…oppure hanno approvato questo scempio? Che mondo! Che tempi! Non c’è proprio speranza per questa gioventù scellerata…troppo permissivismo…dovrebbero raddrizzarvi tutti…che vergogna!”

Anna faticava a capire le ragioni della suora e di tutto il suo livore nei suoi confronti. Per cosa poi? Per il colore dei capelli? Che significava “ritornare normale”? Lei si sentiva normalissima, e poi conosceva il regolamento della scuola, c’era scritto che bisognava avere un abbigliamento decoroso, ma che c’entravano i capelli con l’abbigliamento? I percorsi mentali della suora ed i suoi seguivano direzioni completamente diverse, ma lei aveva gli esami quell’anno, del resto non aveva nessuna intenzione di raparsi a zero per far contenta la preside.

E poi…con i capelli rasati sarebbe stata “normale” o non l’avrebbero fatta entrare ugualmente? Pareva che ci fosse qualche strana regola che vietasse i capelli di un certo colore, ma non averli proprio? Quello si che sarebbe stato anormale. Forse se avesse messo su una parrucca coi capelli riccioluti e neri come un rasta o come Napo orso capo, alla suora sarebbero andati bene? Era un terno al lotto.

Chissà se c’era qualche regola sulle scarpe o i calzini uno diverso dall’altro, oppure sugli occhiali con una lente si ed una no, o ancora se si poteva accedere alla scuola con un sombrero in testa o con una carota nel naso. Cos’era normale per quella donna?

Anna aveva sempre preso bei voti, mai stata rimandata e in classe era benvoluta da tutti e adesso una normalità spuntata da chissà dove e decisa da chissà chi, ne aveva fatto una ragazza anormale. Che mondo! Che tempi! pensava Anna, vergognandosi subito dopo perchè si era messa sullo stesso piano della suora anche se da un’altra parte del pianeta.

Mentre la ragazzina veniva sospinta fuori dalla preside che continuava ad inveire contro di lei ed i suoi capelli blu, alzò gli occhi al cielo e vide Gesù che la osservava smagrito ed afflitto dal crocifisso in alto sulla parete di fronte. Le piacque pensare, solo per un attimo, che anche lui era mortificato per quello che stava succedendo e che la sua normalità non fosse quella della sua sedicente servitrice che adesso la stava cacciando fuori.

Perchè, e di questo era assolutamente certa, in Paradiso Lui l’avrebbe fatta entrare anche con i capelli blu.