evoluzione

Polli, passeri ed aquile

“Non puoi volare come un’aquila se lavori con i tacchini” (A Bloch)

Il fine ultimo della vita e dell’esistenza umana è sempre stato quello di avere risposte ai suoi enormi ed irrisolti misteri.
Fin da bambini facciamo domande alle persone che ci stanno attorno ed in quel periodo delicatissimo della nostra vita gli unici a cui farle sono i parenti, in primo luogo genitori, fratelli e sorelle.
E qui, se ti va male, ed hai una famiglia fedele alle tradizioni, religiose e non, il meglio che ti può capitare è che non ti rispondono e ti ignorano perchè credono che le tue domande sono stupide. Solo così inizi a capire fin da subito che le risposte devi cercartele da solo e che dall’esterno ti arriveranno solo idee non tue che, a loro volta, non sono neanche di chi te le vuole proporre. Se invece ti stanno addosso e ti seguono passo passo cercando di trasferirti a tutti i costi i loro concetti di vita ideale e di giustizia, di quello che è giusto e sbagliato, di un certo dio o, addirittura di una squadra da tifare, spesso senza nemmeno aspettare che tu faccia alcuna domanda, allora la situazione si complica e le tue domande sono destinate a moltiplicarsi con il trascorrere del tempo senza che nessuno possa darti una risposta valida che vada veramente bene anche a te.
La verità è che il rapporto tra le possibili domande e le loro risposte è drasticamente sproporzionato.
Fin dal momento in cui la specie umana, per qualche misterioso motivo, separandosi da quella animale, ha iniziato a sentire l’esigenza di porsi un determinato tipo di domande, la situazione ha iniziato ad evolvere in una maniera che, ancora oggi, non sappiamo quanto sia un bene per la nostra specie. Un gatto vive e basta, senza chiedersi perchè è venuto al mondo e cosa ci è venuto a fare, non fa danni al pianeta e certe volte mi viene da pensare che è così tranquillo perchè, al contrario degli uomini, lui conosce già il suo ruolo e non se ne preoccupa.
La natura compie le sue scelte esclusivamente su una base: quella evolutiva. Se una caratteristica della specie si dimostra più valida di un’altra per la sopravvivenza di quella stessa specie, allora, con tempi lunghissimi, la caratteristica migliore inizierà a farsi strada tra le generazioni successive.
Mi chiedo quanto la nostra evoluzione cerebrale, tesa a farsi domande sull’assoluto, sia una caratteristica “evolutiva” della specie, visto che, ad oggi, quasi tutte le risposte ai nostri dubbi esistenziali sono ben lontane dal trovare una risposta soddisfacente, per cui se ne deve dedurre che, in ottica evoluzionistica strettamente intesa, la ragione è stata involutiva.
Ed ecco che una particolare specie di persone inquiete, arrivate ad un certo punto della vita, quando sente che il vegetare tra risposte preconfezionate da altri non gli basta più ed ha troppe domande sul suo taccuino, allora si mette alla disperata ricerca di quel qualcosa che possa giustificare un appagamento al senso della sua effimera esistenza su questo pianeta. E qui mi viene in mente un paragone con alcune specie di uccelli che credo renda bene l’idea.
Il primo stadio è quello della “gallina”, il classico uccello che ha le ali e non vola.
E qui ci sono le galline in batteria, che sono la maggioranza, che conducono un’esistenza segnata, si nutrono in catene industriali sempre uguali, e, quando giunge il loro momento, muoiono in maniera indecorosa anche per la loro specie. Poi ci sono le galline allevate a terra che si differenziano solo per avere uno spazio un pò più grande di quelle sopra ma che conducono un’esistenza non troppo diversa e soprattutto una fine analoga.
E, tra queste due specie, abbiamo descritto oltre il 70% dell’umanità attuale, facendo presente che una gallina non ammetterà mai di essere una gallina. E una gallina non si fa quasi mai domande.
Il secondo stadio è quello del “passero”, un simpatico uccellino dall’anonima livrea di piume marrone che almeno raggiunge l’obiettivo di sollevarsi da terra anche se non di molto. Svolazza tra le cime degli alberi ed ha una visione apparentemente privilegiata del mondo, cinguettando e compatendo le povere galline che non si staccano da terra e sono ingabbiate in percorsi segnati che portano a vite e morti prive di significato.
Il passero, col suo anonimo piumaggio marrone, incontra, durante i suoi voli di ramo in ramo, altri uccelli che volano alla stessa sua altezza, ma dalle livree colorate, con una gamma di colori che vanno dal bianco, al nero al mix di colori variopinti a cui i passeri ambiscono. Addirittura restano estasiati dai pavoni che stanno quasi sempre a terra ma che sanno volare benissimo e cercano di convincere i milioni di passeri a sforzarsi per diventare come loro, oppure cardellini, cinciallegre, canarini, falchi, rondini o qualunque altra razza volatile che non sono loro invece di spiegargli i vantaggi di essere passero.
Quest’ultimo cerca disperatamente di trovare il modo di diventare un falco, una rondine o un canarino, con gli artigli per carpire, un volo veloce per sfrecciare alto nel cielo o un suono melodioso, ma non ci riesce perchè si incasina e non potrà mai riuscirci, col risultato di avere milioni di passeri che invece di essere contenti di volare ed essere passeri cercano di essere falchi, rondini, gabbiani e canarini e per questo sono più depressi ed infelici delle ignare galline.
E siamo al 29% dell’umanità passera che, con il 70% gallina compone il 99% del genere umano.
Il restante 1% appartiene al genere aquila.
Le aquile, al contrario di galline e passeri sono animali in via di estinzione.
L’aquila vola più in alto di tutti e da lassù ha una visione privilegiata del mondo. Le galline forse neanche riesce a vederle ma sa che ci sono. I passeri riesce a scorgerli ed osserva il loro frenetico battito di ali da un ramo all’altro nella speranza di catturare una mosca o un verme per sfamarsi.
L’aquila non vorrebbe essere nessun altro uccello che non sia quello che è.
E’ in cima alla catena alimentare e può cacciare quello che vuole, ma per farlo deve scendere. La sua rapidità di scelta e di attacco non da scampo alle sue prede se decide di ghermirle, ma lo fa solo quando è necessario, non lo fa per il puro gusto di cacciarle. Rettili, mammiferi, altri uccelli come lei…se è necessario ha i mezzi per sopraffarli.
L’aquila è stata il simbolo di popoli quali i babilonesi, gli egizi per cui era l’uccello-anima, i greci, i romani con il loro impero sugli stemmi delle legioni, è citata nella Bibbia, è stato il simbolo di Napoleone ed attualmente è l’emblema degli USA.
Pare che sia l’unico uccello che possa guardare fisso il sole senza procurarsi danni alla vista. I nativi americani ambivano a farsi copricapi con le loro piume, e si potrebbe continuare all’infinito.
Ma che si dicono un’aquila, una gallina ed un passero? la gallina neanche sa che esiste una specie così, il passero le direbbe “vieni ad ascoltare il pavone e l’usignolo e vedrai che ti si apriranno mondi nuovi” .
L’aquila sorride dentro di se e prova pena per i suoi “fratelli” uccelli perchè un pavone l’ha mangiato ieri e l’usignolo neanche gli fa da oliva per l’aperitivo se ha fame.
Ma l’aquila è sola, perchè vola troppo alta ed a quelle altezze manca l’aria e non si avventura nessuno. Non deve sbattere le ali freneticamente come un passero per muoversi, perchè la sua apertura alare le consente di planare a grandi altezze senza il minimo sforzo.
Insomma le galline non si fanno domande, i passeri se ne fanno fin troppe e vanno a cercare le risposte sempre nel posto sbagliato, mentre le aquile hanno cercato a lungo quelle risposte e sono arrivate alla conclusione che, alla maggior parte di esse, non può esserci risposta allo stato attuale, per cui se ne fregano di tutto e scelgono di continuare a volare solitarie in alto nel cielo dove nessun altro può arrivare.

Figli di dio o scimmie evolute?

Fin da quando l’essere umano è apparso sulla faccia della Terra ha cercato di porsi l’unica grande domanda che viene prima di tutte le altre: da dove veniamo?
Sino alla metà dell’800 la risposta era una ed indiscutibile: siamo stati creati da dio a sua immagine e somiglianza e quindi l’unica teoria “accessibile” era quella del creazionismo che aveva come sponsor la chiesa cattolica.
Ma, appunto a metà del diciannovesimo secolo, un biologo britannico, di nome Charles Darwin, sfruttando l’apertura culturale dell’epoca nonchè i suoi lunghi studi scientifici, giunse alla conclusione che la nostra specie sarebbe frutto di un lento processo evolutivo-adattativo che ebbe inizio milioni di anni or sono e che avrebbe portato certi ominidi scimmieschi vissuti centinaia di migliaia di anni fa ad evolversi sino ad arrivare a quelli che siamo oggi.
Ed ecco che, accanto al già citato creazionismo, si è affiancata da poco anche la teoria evoluzionistica la quale, per dirla in breve ed in modo abbastanza terra terra, afferma che dio non c’entra niente e che noi esseri umani altro non siamo che scimmie evolute.
Facile immaginare quanto la chiesa abbia osteggiato questa teoria “eretica”. Se il buon Darwin fosse vissuto ed avesse fatto le sue considerazioni un paio di secoli prima sarebbe finito senza ombra di dubbio sui milioni di barbecue organizzati nelle pubbliche piazze da quei simpaticoni in palandrana nera. Galileo e Giordano Bruno ne sapevano qualcosa. Il primo, per salvarsi le chiappe dovette abiurare, il secondo non lo fece e finì flambè.
Ebbene, al giorno d’oggi, tertium non datur, in altre parole se vogliamo sapere da dove veniamo, o crediamo che ci abbia creato qualche dio, oppure siamo scimmie moderne.
Se uno crede ciecamente alle barzellette che raccontano i simpaticoni in veste nera allora non avrà dubbi e sposerà la prima ipotesi. Atei e scienziati ovviamente sposeranno la tesi darwiniana.
Il grosso problema, se qualcuno va a fondo della questione, è quello che la teoria di Darwin fa un pò acqua da tutte le parti e questo, nel mondo scientifico, è ben risaputo.
In breve, ed è questo il fine di questo post, vorrei evidenziare solo alcune questioni che “non tornano” in base alla teoria darwiniana, ignorando del tutto la favoletta di Adamo ed Eva, del paradiso terrestre, del serpente e della mela perchè a quella ormai non crede neanche il mio gatto.
1) Dal momento dell’apparizione di “homo sapiens”, avvenuta, pare, 300.000 anni fa, l’evoluzione morfogenetica della specie homo si è arrestata ed è iniziata un’evoluzione intellettiva e culturale. Le leggi di adattamento naturali rispondono soltanto alla sopravvivenza della specie in un determinato ambiente e riguardano modificazioni fisiche (pelo, denti, lunghezza degli arti), non certo di sviluppo di una capacità estranea a questo. Se pensiamo a quale “utilità” adattativa abbia la nostra capacità di linguaggio, ecco che la teoria di Darwin non può avere una risposta valida.
2) Se deriviamo da una lenta evoluzione scimmiesca, i siti geologici e paleoantropologici dovrebbero essere pieni di queste “specie intermedie” e invece niente, in altre parole non siamo ancora riusciti a trovare l’anello mancante che ci collegherebbe, senza ombra di dubbio, alle scimmie vissute milioni di anni fa.
3) Domanda: ma se noi deriviamo dalle scimmie, come mai scimpanzè e bonobo sono rimasti tali da milioni di anni, mentre noi siamo apparsi improvvisamente e, in un periodo evoluzionisticamente ed inspiegabilmente rapido, siamo diventati quello che siamo?
4) Questione molto tecnica: il nostro patrimonio genetico è differenziato di circa l’1% da quello degli scimpanzè. Noi abbiamo 46 cromosomi, mentre i simpatici scimpanzè ne hanno 48. L’unica differenza è data dal cromosoma 2, che negli esseri umani si è misteriosamente “unificato” formandone uno molto più lungo, mentre nelle scimmie è rimasto diviso. A detta dei biologi non sembrerebbe affatto una mutazione naturale…
5) L’essere umano ha caratteristiche inadatte a qualunque ambiente naturale del pianeta terra. Non abbiamo peli sul corpo che ci proteggano, nè artigli o zanne per difesa, insomma per sopravvivere in qualunque zona del pianeta siamo costretti a vestirci, costruire armi ed abitazioni pena la morte certa. Inoltre, fattore unico tra tutte le specie, i nostri capelli crescono all’infinito e non è difficile capire come questo fattore non sembra affatto un adattamento evolutivo in quanto i capelli lunghissimi sono sicuramente una caratteristica che va contro la sopravvivenza della specie.
6) Il fattore sanguigno RH-; circa il 15% della popolazione mondiale, peraltro concentrata in particolari zone geografiche, ha il gruppo sanguigno RH-. La sigla RH sta per Rhesus, che è un tipo di scimmia, per cui l’85% della popolazione ha questa proteina sulla superficie dei globuli rossi, il che potrebbe confermare una discendenza da antenati scimmieschi, ma perchè allora non siamo tutti con fattore RH+?
7) Siamo l’unica specie che necessita di assistenza per il parto, mentre ogni altra specie animale vi provvede senza problemi ed in solitudine, oltretutto senza alcun rischio per la salute. Nell’essere umano, invece, il parto deve essere assistito e, ancora oggi, non è esente da rischi, ben consapevoli che da sempre esso ha rappresentato una delle principali cause di morte per la donna almeno sino al 19° secolo. Ma anche oggi, secondo i dati Unicef, nei Paesi in via di sviluppo, si hanno 300.000 decessi all’anno. E’ davvero strano che un momento fondamentale della vita come quello della nascita, sia un evento che può mettere a rischio la stessa continuità biologica della specie.
Di esempi ce ne sarebbero molti altri, ma, dopo queste contraddizioni lascio aperta la questione, anticipando che forse una terza teoria esiste ma ci vuole davvero grande apertura mentale per prenderla in considerazione…

Essere se stessi

Ma che affermazione banale, io sono già me stesso. Questo è quello che risponderebbero miliardi di persone a queste tre semplici parole che racchiudono, magicamente, la ricetta per vivere una vita con molti meno problemi e più soddisfazioni.
E invece non è affatto vero, solo che non lo sapete.
Tutti sono “alla ricerca di se stessi” ma la verità è che non si trovano mai e quindi cosa fanno? Cercano disperatamente aiuto all’esterno in qualcuno che afferma di avere la formula magica per accendere una luce sul cammino dell’esistenza; un’esistenza che per molti sembra non avere senso e forse è proprio così. Ma nessuno vuole accettarlo.
Ed ecco che il mondo intero si divide in due categorie:
1) i batteri semplici, quelli che nascono, crescono, mangiano, si riproducono e muoiono.
A tenere a bada questi esseri monocellulari bastano le religioni tradizionali classiche, con l’idea semplice del paradiso, del dio buono e comprensivo, delle vergini, dei fiumi di latte ecc. Il concetto è banale: tu fai il buono, il povero e l’ignorante qui sulla terra ed andrai in paradiso. Peccato che non ti danno garanzie ed il paradiso non l’ha mai visto nessuno, o perlomeno mai nessuno è tronato indietro a raccontarlo. Ma alle amebe basta, e ne hanno paura, perchè se non fanno i poveri, ignoranti e buoni e non hanno paura di dio andranno all’inferno. Li riconosci perchè parlano solo di calcio, politica, contenuti televisivi, mode del momento, e gossip e vanno in chiesa la domenica perchè…non si sa mai.
2) una specie di batteri più evoluta, pluricellulare, che in generale osteggia le religioni tradizionali. E’ molto fiorente in occidente e si appropria parassitariamente delle religioni alternative orientali cercando di adattarle ad un mondo diverso, come se il pivot dei Lakers volesse indossare gli scarpini da danza di Carla Fracci. Non credono di solito in dio, ma “sentono” che c’è qualcosa che poi nessuno sa mai che cazzo è davvero, e seguono una marea di nuovi guru, ognuno col suo piccolo serbatoio di batteri da nutrire. La classificazione di questi newguru è molto frammentata ma più elaborata rispetto ai rappresentanti delle religioni ufficiali, per andare incontro alle esigenze dei batteri evoluti. Hanno tutti una linea comune che è quella di raggiungere fantomatiche illuminazioni, stati di benessere estatici, distacchi emotivi, pensa positivo, desideralo e lo avrai, il tutto nella frenetica ricerca della “luce” in opposizione all’oscurità da rifuggire. Tu sei quanto, mente quantica, cervello quantico, medicina quantica…parolina magica che neanche sanno cosa significa ma fa fico ed è un brand che fa presa su questa specie di batteri-polli. Li riconosci perchè sono schifati dagli argomenti della prima categoria ed hanno il loro linguaggio new age, joga in 1000 forme, meditazioni a quintali, intricati discorsi sul tutto è uno, la realtà è un’illusione, volemose bene, compassione, amore, mangia vegan, e la loro massima ambizione è la sconfitta del fantomatico EGO, una specie di mostro finale dei videogiochi.
Hanno attuato la “speciazione” e adesso sono pochi e speciali, perchè stanno solo seguendo una via diversa ma parallela a quegli altri, senza rendersi conto che entrambe quelle vie finiscono nello stesso baratro.
I primi si sono rinchiusi in una cella di 4 pareti, i secondi in un labirinto, ma sempre in gabbia sono.
Sia la prima che la seconda categoria umane descritte sono impossibilitate a raggiungere uno stato di benessere e, del resto, i risultati lo dimostrano. Se religioni e newguru funzionassero davvero saremmo tutti più felici invece mi sembra che aumentano sempre di più le nevrosi e le alienazioni e le persone sono sempre più nella merda. Squadra che perde si cambia.
Quindi, cosa resta?
Resta quello che c’è sempre stato. TU ed i tuoi desideri, qualunque essi siano.
Non lasciatevi ingannare da quelli che affermano che per raggiungere l’illuminazione bisogna distaccarsi dall’ego. L’ego sei tu! E non è distaccato dal tuo essere, è parte di te e se cerchi di sopprimerlo con qualche tecnica new age o religiosa del cazzo, si incazza e ti morde di brutto. Ed è quello che sta succedendo a tutti. Eliminando l’Ego, stiamo assistendo ad un suicidio collettivo di massa. L’ego è l’arma che ci è stata data alla nascita per difenderci e devi solo saperla usare, non devi disfartene, altrimenti resterai con le chiappe da fuori, pronto a fare la felicità dei furbacchioni.
In questo mondo un’arma ci vuole sempre, solo devi saperla usare, altrimenti rischi di spararti nelle palle.
Ma allora quale sarebbe la soluzione? L’abbiamo sempre avuta sotto gli occhi senza gli inganni banali delle religioni e senza i segoni mentali dei nuovi guru che se avessero risolto davvero i problemi a cui cercate soluzione rivolgendovi a loro, sarebbero su una spiaggia a bere mojito con belle donne (o uomini) fumando marijuana, e non con le ascelle pezzate di sudore in un seminario in qualche città a raccontar cazzate a 100 euro a pollo, ma devono farlo perchè sono dei poveri cristi come tutti noi che devono sbarcare il lunario.
La soluzione sta in un semplice concetto che, in epoche differenti, è stato espresso da uno che è diventato un famoso santo, da un notissimo filosofo e da un misterioso mago. Quindi, religione, filosofia e mistica esoterica per essere tutti d’accordo ed arrivare alla stessa soluzione.
“Ama e fa’ ciò che vuoi” (Agostino d’Ippona)
“Nulla è vero. Tutto è permesso” (Frederich Nietzche)
“Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge” (Aleister Crowley)
Soluzione anarchica e socialmente scomoda ed inaccettabile, ma l’unica percorribile se si vuole vivere ragionevolmente felici.

Tornare bambini

Ogni essere umano nasce inconsapevole e senza nessuna ambizione. Alla pari di ogni altro essere vivente sul pianeta, egli ambisce solo a “vivere sereno” e, in particolari circostanze, a “sopravvivere”.
I bambini, alla pari degli animali, hanno il solo scopo di vivere felici: cibo, bisogni naturali e una ricerca del divertimento banale che prescinde da ogni considerazione economica. Avete mai visto un bambino aprire i regali la notte di natale? E’ contento, frastornato e sorridente, ma, dopo pochissimo tempo avrà già rotto i suoi costosi regali e lo troverete a sorridere facendo rumore con una bottiglia di plastica vuota.
Gli animali non sono diversi. Noi stupidi umani adulti compriamo ai nostri conviventi pelosi cucce varipinte, griffate e faraoniche, nonchè ogni tipo di giochi, ma loro (mi riferisco ai gatti per esperienza personale) snobbano tutto e si addormentano beati in una scatola di scarpe.
L’unica differenza tra bambini ed animali è il sorriso ed i gridolini di gioia, o, perlomeno, noi stupidi umani adulti, non siamo ancora arrivati a capire il sorriso degli animali ed a interpretare i loro vocalizzi, ma sono convinto che anche loro li hanno pressoché uguali.
Bambini ed animali sono ragionevolmente egoisti. Provate a togliere un giocattolo dalle mani di un bambino, cercherà di impedirlo con tutte le sue forze gridando “Mio!” se ha già imparato a dirlo; provate a mettere le mani nella ciotola del cane più buono mentre sta mangiando, farà un grosso sforzo per non mordervi ma di sicuro almeno ringhierà.
Ma, mentre gli animali, per loro fortuna, restano sempre animali, i bambini, purtroppo, crescono e non ricordano più nulla di ciò che erano, “uccisi” dai metodi educativi degli stupidi umani adulti che credono di fare il loro bene per garantire loro un futuro nella società. Una demenziale opera alchemica al contrario: si prende qualcosa che è oro e la si trasforma in piombo.
Ed ecco che esseri unici, destinati potenzialmente a chissà quali traguardi, vengono orrendamente irregimentati da genitori, scuole, preti e televisione che hanno la mania di creare qualcuno a propria immagine e somiglianza, con questa delirante sindrome di dio che è la rovina del genere umano.
Quell’uomo vissuto un paio di millenni fa, che noi conosciamo col nome di Gesù e di cui non abbiamo capito un cazzo di quello che voleva dire, era costretto a comunicare con parabole perchè già da allora si era reso conto che il mondo era in pessime mani e spiegare certe cose era impossibile con concetti diretti. Probabilmente per questo motivo disse che “per entrare nel regno dei cieli bisogna diventare bambini”. Inutile dire quale scempio la morale cattolica ha fatto di questa frase che, se davvero compresa, lascia a bocca aperta.
C’è anche il rovescio della medaglia in tutto questo e non credo che lo capiranno in molti. Se riesci a compiere il miracolo di tornare bambino davvero, gli adulti non ti daranno più retta, malgrado tu cercherai di avvisarli che stanno sbagliando tutto, perchè…chi vuoi che prenda davvero sul serio le parole di un bambino?

Imagine…

E’ il titolo di una delle più belle e visionarie canzoni mai scritte e probabilmente, proprio per questo, ha avuto un successo che pochi altri brani musicali possono vantare.
Il grande John Lennon ha voluto lanciare un messaggio forte con quella canzone; il suo testo era avanti di secoli sullo stato dell’umanità. Semplice e complicato allo stesso tempo.
Purtroppo quasi tutti probabilmente si sono fermati alla musicalità della sua opera, ammantata dalla fama infinita che il suo autore poteva vantare, ma il suo messaggio era rivolto molto più in profondità.
Immaginare che non esistano più paradisi ed inferni, che tutti possano vivere l’attimo presente, che le religioni ed i confini tra le nazioni scompaiano…
Visionario, certo, ma anche illuminato perchè è questo a cui il genere umano deve aspirare ma sembra così facile da dire e così difficile da attuare.
Io ci aggiungerei anche qualcosa d’altro che in pratica impedisce la realizzazione del desiderio dell’ex Beatle.

La sfida, la competizione tra le persone si è riflessa anche sul piano sportivo, scolastico, lavorativo, quindi immagina se allo stadio non andasse più nessuno a vedere uno spettacolo che, se uno ci pensa bene, è davvero demenziale.

Immagina se nessuno pagasse più l’abbonamento alle pay tv che trasmettono il calcio. Sarebbero costrette ad adeguare i programmi alle rinnovate esigenze delle persone che, ci si augura, saranno un pò più elevate.

Immagina se a votare alle elezioni non ci andasse più nessuno. I politici non sarebbero più eletti e si dovrebbe cambiare tutto il sistema. Magari ne viene fuori qualcosa di buono, perchè tanto peggio di così sarebbe davvero impossibile.

Immagina se tutti si mettessero a leggere i classici della letteratura invece che le biografie di rapper e calciatori…si svilupperebbe una consapevolezza ed una compassione incredibile e la vita di tutti cambierebbe in meglio.

Immagina se tutti lavorassero di meno. Siamo una società ipertecnologica che però non è riuscita a delegare alle macchine nemmeno un minuto del nostro lavoro, anzi lo ha persino aumentato e non si capisce come sia potuto succedere.

Immagina se tutte le persone si svegliassero davvero…

The Ark Lab

Questa volta voglio raccontarvi di qualcosa in cui sono direttamente e personalmente coinvolto.
E’ un progetto che avevo nel cuore da sempre, legato ai miei interessi veri, ma quel qualcosa che governa le nostre vite facendoci credere che siamo noi a decidere, ha stabilito che questo fosse il momento giusto per iniziare questo percorso perchè prima non me ne ha mai data l’opportunità. Quando si guarda un panorama dall’alto si possono cogliere sfumature impensabili rispetto a quelle di cui sei consapevole restando a terra. Era questo il momento per una nuova sfida e l’ho colto.
La bellezza e la sincronicità di tutto questo è che posso condividere questo progetto con amici a me cari, che rappresentano il mio punto di riferimento, insieme ad altre persone, sconosciute, che rappresentano il futuro e la novità, che è quello che ci spinge ad andare avanti per scoprire nuovi orizzonti affascinanti. Passato e futuro riuniti.
Un antico proverbio ebraico afferma: “L’uomo fa progetti e Dio ride”. Io avevo progettato di fare l’avvocato, ma, evidentemente, questa cosa aveva fatto piegare qualcuno in due dalle risate ed ha cercato di farmi capire che ero fuori strada. Mi ricorda vagamente il gioco della “pentolaccia” o “pignatta” che si fa a carnevale quando sei bendato e devi colpire il tuo recipiente pieno di dolcetti ed altre prelibatezze. Senti le risate di chi ha gli occhi liberi che guardano questo poveraccio che tira bastonate nell’aria e ce la mette tutta senza colpire niente, rischiando pure di farsi male, mentre i tuoi dolcetti sono da tutt’altra parte.
Se potessimo tutti giocare a quel gioco-metafora della vita con gli occhi aperti basterebbe un solo colpo per ottenere il premio, quindi qualcuno, dopo essersi fatto grasse risate osservando la mia inettitudine, mi ha tolto la benda dagli occhi perchè finora la pignatta non l’avevo nemmeno sfiorata.
Ok, ma veniamo al dunque. Cos’è The Ark Lab?
Riassumerlo in poche parole non è facile, certamente è qualcosa di unico, di sperimentale, un laboratorio alchemico umano in cui alla base di tutto c’è l’interazione tra chi organizza e tiene determinati corsi e coloro, da ogni parte del mondo, che sceglieranno di parteciparvi.
Non è una “scuola”, almeno non nel senso classico del termine perchè nessuno ha la pretesa di assurgere al ruolo di insegnante; diciamo che è un periodo in cui alcune persone mettono a disposizione di altre una certa esperienza di vita senza pensare che essa sia quella giusta da trasmettere, ma restando aperti alle esigenze ed alle peculiarità di chi ti sta di fronte che sono diverse per ognuno. Noi abbiamo solo stabilito un filo conduttore, il resto sarà una sorpresa per tutti.
Gli argomenti sono raggruppati in tre macrocategorie: tecnologie esponenziali, prasseologia e metafisica. Per noi rappresentano il futuro, infatti sono concetti ancora parzialmente sconosciuti ma siamo sicuri che “risuoneranno” in chi avrà voglia di approfondire gli argomenti.
Ci sarà modo di approfondire il simbolismo attraverso gli archetipi universali, capire perchè il comportamento umano va in una certa direzione e cercheremo di dare nozioni indicative sulle nuove tecnologie e sulla nuova economia.
Immaginate di dovervi sedere in circolo con persone sconosciute e raccontare delle vostre paure, recitare una poesia di autori famosi con la vostra unicità ed il vostro trasporto liberandovi dalle paure di farlo, di interpretare a braccio un’opera teatrale creata tutti insieme o ancora provare a leggere i tarocchi ad uno sconosciuto senza saperlo fare, solo interpretando i simboli, o ancora cercare di colorare la musica. C’è da ubriacarsi anche senza alcol..
Insomma tutto il contrario della routine della vita, per avventurarsi, mano a mano, su sentieri sconosciuti che potrebbero nascondere quella che è la vera strada per la vostra anima. E’ la tana del bianconiglio.
Il tutto in una cornice suggestiva che è la Puglia in un periodo in cui l’estate non ha ancora lasciato il posto al freddo inverno, scoprendo sapori e colori che accompagneranno il colore ed il sapore di qualcosa di nuovo che abbiamo dentro.
Certe cose non possono essere descritte con le parole, bisogna viverle e solo dopo si potrà capirle, ed a quel punto apprezzarle o criticarle.
Mi sono un pò lasciato trasportare dall’entusiasmo di questa novità in cui credo fermamente…per chi avesse voglia di saperne di più, qui sotto c’è il link al sito…
[https://www.thearklab.net/]

L’effetto Dunning-Kruger

Il grande Dostoevsky affermava che “la bellezza salverà il mondo” e la sua ottimistica previsione ritengo possa essere condivisa da molti ma, come in ogni vicenda umana, vi è sempre un lato oscuro che si può riassumere nell’affermazione che “l’ignoranza e la stupidità il mondo lo stanno distruggendo”.
L’ affermare che qualcuno è stupido o ignorante è sempre da adoperare con cautela verbale ma ritengo che, restando a livello di semplice pensiero non espresso, sia l’idea più comune in assoluto che le persone provano quando hanno davanti altra gente che poco sopporta o non la pensa alla stessa maniera.
Forrest Gump semplicisticamente affermava che “stupido è chi lo stupido fa”, ma forse in pochi sanno che ignoranza (nel senso di poca istruzione) e scarsa flessibilità mentale sono direttamente proporzionali alla sovrastima che la persona ha di se stessa. Oh oh, argomento scomodo, vero? Eppure due psicologi americani, David Dunning e Justin Kruger hanno deciso di studiare questo fenomeno da un punto di vista scientifico, riscontrando evidenze empiriche che sono state riassunte appunto con il nome di “effetto Dunning-Kruger”.
In estrema sintesi, le persone meno esperte tendono a sopravvalutare le loro abilità, mentre i più esperti sono insicuri e dubitano sempre delle loro capacità.
Del resto questa evidenza era già nota da millenni, da quando cioè l’uomo forse più saggio di tutti i tempi, il filosofo greco Socrate, candidamente affermò “So di non sapere”, o quando, secoli dopo, il grande William Shakespeare sosteneva che “Il saggio sa di essere stupido; è lo stupido che crede di essere saggio”.
Per i due scienziati americani questo succede essenzialmente per due ragioni: primo, gli stupidi non sono in grado di giudicare oggettivamente se stessi (in linguaggio psicologico questa capacità si chiama “metacognizione”), secondo, non riescono a rendersi conto della superiorità delle abilità altrui. Ciò avverrebbe per l’incapacità di costoro di imparare dai propri errori.
La conferma è poi arrivata dal fatto che è stato verificato che le persone con il quoziente intellettivo più basso si ritengono più intelligenti di quanto in realtà siano.
Al contrario, quindi, i più dotati tendono a credere che ciò che fanno sia semplice e che le loro doti siano comuni.
Tutto questo, però, non deve essere visto come un modo di categorizzare le persone, perchè l’effetto Dunning-Kruger si applica a tutti, non soltanto agli “altri”. Ognuno di noi, in determinate circostanze, potrebbe non essere in grado di valutare correttamente le proprie abilità. Questo accade perchè la nostra mente tende, per natura, a confermare ciò che già conosce e rifiutare tutto il resto.
Le persone incompetenti, nelle strategie che adottano per ottenere successo e soddisfazione, sono schiacciate dunque da un doppio peso: non solo giungono a conclusioni errate e fanno scelte sciagurate, ma la loro stessa incompetenza gli impedisce di rendersene conto. Al contrario, loro hanno l’impressione di cavarsela alla grande.
Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio la lettura del libro di Antonio Sgobba, giovane giornalista italiano, dal titolo “Il paradosso dell’ignoranza, da Socrate a Google”.
L’unico rimedio a questa situazione, che appare molto pericolosa anche all’atto pratico, nei molteplici settori della vita quotidiana, è quello di mantenere la mente aperta perchè abbiamo sempre qualcosa da apprendere dagli altri, bambini ed animali compresi, anzi forse sono queste due ultime e snobbate categorie ad essere i nostri più grandi maestri.

Guerrieri della Luce

Non so se vi è capitato di leggerlo, ma Paulo Coelho ha scritto un bellissimo libricino intitolato “Manuale del Guerriero della Luce”, sviluppando alcune massime di quello che dovrebbe essere il modus operandi di una nuova generazione di persone, uomini e donne, stanchi dello status quo attuale, che hanno voglia di rifondare tutto, senza peraltro rinnegare radici e tradizioni.
Consapevolezza del passato ma anche fiducia nel futuro, il tutto vivendo appieno il momento presente.
Io aggiungo che questo tipo di guerrieri è in aumento in ogni angolo della terra, ancora troppo pochi per potersi accorgere della loro presenza ma stanno lentamente distruggendo il sistema.
Esserlo è facile e difficile allo stesso tempo. Basta amare e rispettare tutto il creato ma bisogna anche disimparare quasi tutto di quello che ci è stato finora insegnato ed in cui crediamo di credere. Bisogna tornare ad essere bambini per imparare tutto di nuovo. Come tali sbaglieremo ancora, ricadremo vittime di antichi pregiudizi e stupidi luoghi comuni che non ci sono in realtà mai appartenuti davvero. La guerra che si combatte è quella della vita che alla fine non risparmia nessuno.
Ci si sente soli, seppure in mezzo a milioni di esseri umani uguali a noi, si hanno da dire cose che nessuno è disposto ad ascoltare e spesso non si saprà da dove cominciare per cambiare le cose, senza correre il rischio di ergersi all’antipatico ruolo di “insegnante”. Non c’è niente da insegnare, soltanto da condividere ciò che si è scoperto ed aspettare di vedere germogliare i semi, se il terreno lo consente.
E’ una strada nuova fatta di incertezze e difficoltà, ben diversa da quella che le persone percorrono da sempre e che sono molto restii ad abbandonare.
Confusione, timore di aver sbagliato, nebbia ovunque, senza che vi siano segnali che ci indichino cosa fare.
Questo è il momento più difficile, ma il Guerriero della luce deve andare avanti e trovare il coraggio di proseguire in quella nebbia senza vedere dove sta mettendo i piedi ed allora sentiremo nel profondo di essere sostenuti da qualcuno o da qualcosa e si cominceranno ad intravedere piccole luci di altri Guerrieri che, come noi, hanno intrapreso lo stesso cammino, vincendo paure ed incertezze.
Non importa capire perchè, a volte, si fanno certe cose, è importante capire quando è il tempo di farle, e quel tempo è ora. E bisogna farle in fretta, se non si vuole restare per sempre indietro lasciandosi sfuggire l’occasione.

Il guardiano della soglia

La verità è sotto i nostri occhi, lo è sempre stata da millenni ma noi continuiamo a non accorgercene, forse oggi meno che mai.
L’esigenza di conformarsi, il timore del giudizio altrui, le credenze indotte che noi crediamo siano le nostre idee, commettendo un errore madornale, Il continuo brusio di fondo della nostra mente di superficie, che ci spinge continuamente a rimpiangere il passato o a sperare in un più clemente futuro, ci fa perdere continuamente l’attimo presente, che, invece è tutto ciò che abbiamo. Ed ecco che sprechiamo tutta la vita con la mente impegnata in qualcosa che non esiste, perdendoci tutto quello che stiamo vivendo in un dato momento. Perchè tutto questo?
Beh, credete che Satana non esista? Esiste eccome, solo che non è affatto il capro con tanto di corna immaginato dall’iconografia cristiana che regna all’inferno mentre il dio barbuto si è presa la competenza sul paradiso. Non può essere così semplice e poi non servirebbe a niente questa situazione.
Inferno e paradiso sono dentro di noi, fuori non c’è nulla e qualcosa si è impossessato della nostra mente di superficie, governando così tutta la nostra vita, soffocando la nostra mente profonda ed intuitiva e nutrendosi della nostra energia sotto forma di sentimenti negativi come rabbia, invidia, tristezza, depressione, avidità, prevaricazione…guardatevi attorno e capire che è così.
La religione cattolica lo chiama Satana (Sh’atan in ebraico significa “l’avversario”), gli induisti li chiamano Asura, la Kabbalah ebraica lo chiama appunto l’avversario o lo sfidante, Carlos Castaneda lo chiama “il voladòr”, nell’omonimo film, con i dovuti adattamenti cinematografici, lo chiamano “Matrix”, insomma un’entità che tiene l’umanità in scacco, governando le menti e facendo credere di vivere una vita fatta di libere scelte quando non è affatto così. Stanno tutti dormendo e non lo sanno.
A me piace un termine rosacrociano, anche perchè una figura del genere non va odiata o combattuta, ma è lì per un motivo: per farci progredire su un cammino che è alla portata di tutti ma che va conquistato. E’ il “Guardiano della soglia”, Cerbero, il drago sputafiamme che non ci permette di passare oltre quel limite se non ce lo meritiamo davvero. Se ci accorgessimo di questa situazione non produrremmo più sensazioni e vibrazioni negative, svilupperemmo una zona di “silenzio interiore” dove lui non può entrare e nutrirsi di quelle stesse emozioni. Una volta che quel campo di silenzio interiore è ben sviluppato e solido allora verremo inondati di una diversa consapevolezza ed il Guardiano della soglia non potrà fare altro che farsi da parte e farci passare, dandoci accesso a “mondi” (nella nostra mente) in cui tutto è possibile…
E’ un percorso non facile, certo, si cade e si soffre, ma ci si rialza ed è possibile se ne avete piena consapevolezza. Se ci riuscite vi si aprono possibilità infinite. Se credete che siano stupidaggini, bene, allora buonanotte e continuate a dormire cullati dal vostro guardiano…del resto il più grande inganno che il diavolo ha fatto all’umanità è sato di fargli credere che non esiste.

Il primato tra i primati

Riprendo un tema che ho già affrontato poco tempo fa.
Ricordo che sin dai tempi della scuola media, nell’ora di scienze, ci veniva insegnato che i nostri antenati erano primati, in altre parole che la nostra specie deriva dall’evoluzione di quegli animali che oggi conosciamo come scimmie. Ricordo anche che, nella nostra innocente cattiveria di ragazzini, a supporto di questa tesi ci fosse anche l’aspetto fisico della nostra vecchia insegnante di scienze, che ricordo si chiamasse Mariuccia e che noi, crudelmente avevamo ribattezzato “Uccia” non per abbreviare il suo nome di battesimo ma quello riferito alla bertuccia che, come si sa, è un primate.
Ricordo ancora l’immagine sul libro con una fila di esseri che partivano da sinistra con una scimmia brutta, curva e pelosa, poi via via un bipede sempre più eretto sino ad arrivare all’ultima figura a destra che sembrava Brad Pitt con la ceretta. Una notevole evoluzione anche di barbieri ed estetiste.
Vi dirò che, a parte la maestra Uccia, a questa storia non ho mai creduto. Certo, in giro si vedeva qualcuno che faceva vacillare le mie certezze, ma ogni tanto mi guardavo allo specchio e dicevo che non era possibile, e poi neanche mi piacevano le banane e le noccioline, quindi…
Oggi non ho cambiato per niente idea ed ho aumentato la mia certezza sulla base di qualche considerazione che vi elenco semplicemente senza addentrarmi altrimenti questo post finisce che lo legge solo qualche discendente di Charles Darwin.
1) Se fosse vero, visto il perenne mutamento della natura, l’evoluzione sarebbe ancora in atto e quindi noi homo sapiens sapiens non saremmo il top dell’evoluzione, il suo punto di arrivo, come è stato detto, ma solo un’altra bestia che gli esseri che abiteranno questo pianeta tra qualche milione di anni guarderanno con orrore sui loro dispositivi didattici (dubito esisteranno ancora i libri, e me ne dispiace). Insomma questa teoria dell’antropocentrismo non mi convince affatto.
2) La seconda è più scientifica che logica: Analizzando il DNA dei fossili di primati vissuti milioni di anni fa e confrontandolo con quelle odierne, si è scoperto che è praticamente identico. In altre parole l’orango di oggi è lo stesso di quello vissuto nella preistoria. Ma allora perchè tutte le scimmie non si sono “evolute”? Perchè alcune sono rimaste tali e quali ed altre avrebbero dato origine ad una specie così diversa?
3) La terza considerazione, che ho appreso di recente e mi ha molto sorpreso, è relativa al nostro gruppo sanguigno. Avete presente le lettere RH con segno più o meno che precedono o seguono il gruppo di appartenenza? Ebbene quelle lettere stanno per “fattore Rhesus”, laddove il rhesus è una specie di scimmia. Una buona parte di noi presenta, sui suoi globuli rossi, questo fattore (quindi sarà RH +) e potrebbe essere un indizio a favore della nostra discendenza scimmiesca, ma altri, il 15% della popolazione, sono RH – e vuol dire che quell’antigene non lo hanno e quindi non hanno nessun nesso genetico coi nostri amici primati. Come la mettiamo?
Vi lascio fare le vostre considerazioni… l’unica cosa di cui posso essere certo è il fatto che la professoressa Uccia era RH +