Maschere

Il grande Osho diceva che noi non siamo la nostra personalità. Che questa è solo una maschera che portiamo, non è la nostra vera realtà, il nostro volto originale. Essa andrebbe quindi distrutta per scoprire la nostra individualità.
L’individualità quindi sarebbe la nostra vera essenza, mentre la personalità non è altro che quello che la società ha fatto di noi, o sta cercando di fare.
Oggi non si incentiva l’individualità, ma si forgiano personalità indirizzandole nella direzione voluta da chi ha deciso cosa è bene e cosa è male. Milioni di persone nel mondo conoscono solo la propria personalità senza rendersi conto che c’è qualcosa di molto più grande.
Sono diventati tutti attori, ipocriti, burattini nelle mani di preti, politici, genitori, insegnanti e si ritrovano a fare cose che non avrebbero mai desiderato fare e non fanno ciò che invece hanno sempre sognato di fare. E’ come fare la guerra a se stessi.
Ma la propria natura non può essere distrutta, quindi continuiamo ad avvelenarla. “La facciata di una casa non appartiene a chi ci abita, ma a chi la guarda”, recita un antico detto orientale.
Personalità deriva da “persona”, il nome della maschera teatrale che nell’antica Roma indicava l’attore della commedia. Il militare, il padre di famiglia, il mercante… tutti dovevano essere riconducibili ad una tipologia ben definita nella vita quotidiana. Insomma una maschera, e non si può indossare una maschera senza venirne alla fine pesantemente condizionati.
Possiamo quindi arrivare a concludere che il termine “persona” significa “maschera”.
Quindi siamo tutti persone e siamo tutti maschere. Se volete oltrepassare una maschera guardate l’unico spazio che quest’ultima non copre: gli occhi. Perchè le maschere hanno un grande limite, non possono coprire gli occhi.

59 comments

  1. Questo è il “post bellissimo numero tre”.
    L’individualità è il codice genetico dell’anima.
    Ma l’anima è dentro il corpo, è il nostro mezzo per essere nel mondo. E così ci muoviamo nel mondo, meglio nella società, e in ogni rapporto che instauriamo veniamo “riconosciuti”, prima che come individui, dal ruolo che occupiamo. Fin dal primo momento in cui con il nostro primo respiro diventiamo figli.
    Tutti siamo abituati ad attaccare al nome di qualcuno che conosciamo un caratteristica che è nella maggior parte dei casi il ruolo sociale (non so se è il termine corretto) che meglio lo definisce. Il collega, l’amico, il cognato, il compagno di scuola, la figlia di…e così via. Certo in tanti casi questa caratteristica ci serve per indicare una persona di preciso, per non confonderla, ma pensandoci bene, non esiste per noi un altro modo per “riconoscere” e “far riconoscere” quel preciso individuo. Molti animali annusano e si annusano e si riconoscono. Noi abbiamo il nostro nome, che qualcuno ci ha imposto, che potrebbe non piacerci, che però ci resterà per sempre addosso.
    Per capire che siamo individui dobbiamo avere il coraggio di spogliarci di tutto quello che ci hanno appiccicato e ci siamo appiccati addosso da anni. E comunque non potremmo mai spogliarci di tutto, perché se vogliamo continuare a vivere in una società saremo soggetti sempre e comunque alle sue leggi.
    Però possiamo levarci tante cose. Possiamo imparare ad essere. Possiamo ascoltarci. Possiamo limitare il nostro essere ruolo nei solo ai momenti in cui è socialmente necessariamente richiesto. Per il resto camminare a piedi nudi non solo sulla sabbia al mare ma ogni qual volta vogliamo avere i piedi davvero per terra, se mi passi questa metafora.

    A presto
    Silvia

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    1. Grazie per l’apprezzamento e per il commento che è l’ornamento più bello ai miei pensieri scritti in questo piccolo spazio del mio blog. Come sempre hai centrato perfettamente il problema, i ruoli sociali alla fine ci definiscono e molti commettono il grossolano errore di convincersi di essere quel ruolo…pensa che arrivano persino a farselo incidere sulla lapide…avvocato, notaio, ecc, ecc…tristezza infinita.
      Un passo famoso di una arcinota tragedia di Shakespeare recita: “Oh Romeo Romeo perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome, o se non vuoi, giura che mi ami e non sarò più una Capuleti. Solo il tuo nome è mio nemico: tu sei tu. Che vuol dire “Montecchi”? Non è una mano, né un piede, né un braccio, né un viso, nulla di ciò che forma un corpo. Prendi un altro nome.
      Che cos’è un nome? Quella che chiamiamo “rosa” anche con un altro nome avrebbe il suo profumo.”
      Inutile ribadire che condivido tutto, in particolar modo il finale… Ciao Silvia!

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  2. Mi viene in mente il romanzo via col vento…non ricordo a memoria ma nella descrizione di Rossella c’è scritto che il suo viso è una fusione dei tratti della madre e del padre. Il suo atteggiamento, il suo stare seduta composta è conforme alle richieste della società ecc ma gli occhi sono i suoi e sono indipendenti. È proprio la prima pagina del romanzo e, secondo me, è bellissima! Laura

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  3. Ciò che ha catturato la mia attenzione in primis è stata l’immagine che hai scelto per il post. Le due maschere dalle espressioni agli antipodi. Sai perché? Perché è una porzione del tatuaggio che da anni penso di incidermi addosso ma che probabilmente non farò mai.
    Ad ogni modo.. ti ho letto e sono rimasta piacevolmente colpita, come accade sempre con te. Credo che occorra non dare alle maschere troppo potere, e rimanere noi. Inevitabilmente siamo tante cose e i nostri comportamenti e atteggiamenti si modellano in base alle situazioni e alle persone che ci troviamo davanti. Ma dobbiamo rimanere noi, la nostra essenza più pura non deve essere stuprata. Non dovremmo permetterlo mai.

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    1. Mi fa piacere che ti abbia colpito. Fattelo il tatuaggio, è una cosa bellissima…io li adoro e ne sono pieno. Credo però che oggi stiamo lasciando sempre più spazio alla maschera e sempre meno al nostro vero io, non so perchè stia accadendo ma è così. Va a finire che più spazio lasciamo alla maschera e più il nostro io reclama spazio e probabilmente da qui nascono disagi ed anche malattie fisiche… 😉

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  4. Molto bello quello che hai scritto alla fine, caro Simo …
    Gli occhi 🙂 In effetti me ne faccio poco di una maschera, fosse anche la più bella del Carnevale … quando da sotto spuntano gli occhi da poter guardare ^______^
    Ciaoooooooooooooooooooooooooo Simo, un bacione!!!!!!!!

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  5. Ciao Gigi, io invece mi pongo in una posizione leggermente diversa… nel senso che ho sempre sentito una certa ostilità nei confronti di questo concetto delle maschere e una certa superficialità (passami i termini che poi verranno spero spiegati nel corso del commento) in relazione a quello degli occhi… ora provo a spiegare ciò che intendo…

    ogni persona è un insieme di pensieri, emozioni e quindi reazioni ad un innumerevole numero di variabili, ora per quanto si possa pensare di poter raggruppare questo tipo di azioni, reazioni, emozioni e comportamenti nell’intento di stabilire quindi un concetto di personalità, di definizione caratteriale che permetta poi giudizio o paragone, si ometterà sempre un concetto fondamentale che è l’incedere del tempo e la relazione che esso comporta su ogni individuo.

    Ora capisco che il fine del concetto delle maschere sia quello di arrivare a definire le persone che mentono per volontà o per fini diretti o indiretti… però spesso omette o include nella categoria anche quelle che cambiano comportamento o atteggiamento per una serie di motivi che magari il giudicante non considera. E molto complicato, secondo me ovviamente, arrivare ad una conclusione e quindi definizione di maschera senza aver fatto un analisi che per essere accurata richiede almeno lo stesso tempo che probabilmente è necessario ad un individuo per essere alterato dallo scorrere del tempo.

    Ovviamente ciò non significa che ogni giudizio è sbagliato o privo di senso, ma che forse troppo spesso si abusa di leggerezza in queste attribuzioni.

    Riguardo agli occhi poi credo che siano veramente lo specchio dell’anima, ma allo stesso tempo però non credo che non siano in grado di mentire, anzi… l’anima ha grandissime doti e tra le quali c’è anche quella di governare il nostro corpo verso la direzione voluta… anche gli occhi sanno mentire se chi mente è a sua volta in grado di mentire a se stesso.. e io credo che siano molti di più di quelli che crediamo a praticare o forse meglio dire subire questo potere…

    concludo dicendo che secondo me è l’anima l’unica che non può mentire, solo che vederla è molto complicato se non c’è la libertà, volontà o capacità di condividerla in almeno due persone e nello stesso identico momento…

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    1. Erik, capisco ciò che dici ed in effetti il discorso è molto complesso. Ho voluto generalizzare per questioni di comprensione e di mero spunto di discussione, altrimenti io mi sarei perso e nessuno avrebbe avuto la “pazienza” di leggere tutto. Se ci si addentra nella discussione, in effetti si corre il rischio di includere anche quei cambiamenti che non sono menzogneri, ma solo l’evoluzione naturale di una persona. Credo però che, al giorno d’oggi, l’ago della bilancia penda a favore della menzogna voluta e non di un cambiamento evolutivo dettato dal tempo. Concludo concordando (esclusi gli occhi) che l’anima è l’unica in grado di non mentire come dici tu, ma spesso neanche noi riusciamo ad ascoltarla in maniera efficace…

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  6. Molto vero e bello articolo ….. fermo restando che a voltele maschere ci vogliono anche le corazze sei obbligato ad Averle addosso …. un po’ come la maschera …. la versione moderna della maschera sono gli occhiali quellli scuri soprattutto la gente ti parla mi è “‘capitato spesso e tu non sai dove guardano chi guardano e gli occhi sono lo specchio dell’anima molte volte non ci capisci un cazzo . Le maschere che più ” Mi infastidiscono sono quelle giudicanti o le maschere dei pagliacci che non sanno il rispetto per la sensibilità altrui pensando che tu sei un koglione non riflettendo mai prima di elaborare un pensiero e tradurlo in parole inutili buttate al vento ….comunque sempre belli gli articoli mi permetto di chiamarli così ” C’è” Sempre una profonda verità” in quello Che dici e credo tu sia stato uno dei pochi a dare una svolta un cambiamento radicale e meriti il Massimo riconoscimento in talmsenso di ammirazione per ciò ” Che sei riuscito a fare a mettere in pratica …. come ti ho più ” Volte detto sei di insegnamento per molti anche per me … quindi grazie per ciò che hai dato dai … alla nostra amicizia !!! Con affetto bruno ….

    Inviato da iPhone

    >

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  7. Ciao Gigi, anni fa quando avevo 14 anni, esisteva una tipo album per le poesie come un diario, li hanno scritto dentro i amici un pensiero…

    una mia amica ha scritto un versetto in rima..ma ovviamene in italiano un pò diverso ma provo scrivere il testo…

    (testo originale: “Wenn Du einst in deinem Leben fest auf einem Menschen schaust geh mit Vorsicht ihm entgegen eh Du Dich ihm anvertraust, schau im oft und fest ins Auge ob auch offen ist sein Blick Menschenherzen können lügen doch das Auge kann es nicht” )

    “Quando un giorno di confidi in una persona, ravvicinati con prudenza non fidarti subito, guardalo bene nei suoi occhi osserva se il suo sguardo e sincero,, i cuori umani sanno dire bugie, ma l’occhio no mente”

    buon weekend 🌻

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  8. Riflessioni interessanti e che sento molto mie. Ho cercato proprio di fare questo lavoro su di me: spogliarmi di tutte le sovrastrutture per tornare alle mie origini per capire veramente chi sono e chi vorrei essere.

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  9. Ringrazio sempre i miei occhi infatti….così esposti, chiari, che si vede sempre come sto al di là delle parole e delle maschere…..
    sto leggendo ” il coraggio di essere liberi” di Mancuso e all’inizio approfondisce proprio questo tema persona maschera per ricondurre poi il concetto alla libertà.
    Ciao Gigi!!!! Sempre un piacere risentirti🌕

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  10. si, Giggi, gli occhi… solo gli occhi possono condurre l’un l’altro a uno sguardo interiore… quasi tattile… gli occhi ti toccano l’anima e, ancor più, quando si velano di lacrime s’innesca un sentire emotivo (etimologicamente) che moltiplica il viaggio percettivo… si’ bello guagliò! 😉

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