psicologia

Effetto Barnum

« Hai molto bisogno che gli altri ti apprezzino e ti stimino eppure hai una tendenza a essere critico nei confronti di te stesso. Pur avendo alcune debolezze nel carattere, sei generalmente in grado di porvi rimedio. Hai molte capacità inutilizzate che non hai volto a tuo vantaggio. Disciplinato e controllato all’esterno, tendi a essere preoccupato e insicuro dentro di te. A volte dubiti seriamente di aver preso la giusta decisione o di aver fatto la cosa giusta. Preferisci una certa dose di cambiamento e varietà e ti senti insoddisfatto se obbligato a restrizioni e limitazioni. Ti vanti di essere indipendente nelle tue idee e di non accettare le opinioni degli altri senza una prova che ti soddisfi. Ma hai scoperto che è imprudente essere troppo sinceri nel rivelarsi agli altri. A volte sei estroverso, affabile, socievole, mentre altre volte sei introverso, diffidente e riservato. Alcune delle tue aspirazioni tendono a essere davvero irrealistiche. La sicurezza è uno degli obiettivi principali della tua vita. »
Che ne pensate? Potreste affermare che questo profilo psicologico si adatti a voi? Con molta probabilità risponderete di si, ma questa è una delle riprove di come siamo facilmente manovrabili da chi gestisce certe tecniche, e mi sto riferendo a politici, pubblicitari, venditori, manager o chiunque, nella vita privata, voglia influenzare le vostre scelte.
Si chiama “effetto Forer” o “effetto Barnum”, dai due personaggi che si contendono la sua scoperta. L’ultimo è il fondatore dell’omonimo circo, il quale, molto cinicamente, asseriva che “ogni minuto, sulla terra nasce un pollo. Non è importante quello che vendi, ma come lo vendi ed è quello che richiama i polli”.
Bertram R. Forer è stato invece uno psicologo americano il quale, dopo aver finto di approfondire la conoscenza dei suoi studenti con questionari e colloqui, sottopose loro il profilo che avete letto all’inizio, chiedendo di esprimere con un punteggio da 1 a 5 quanto rispondente fosse la descrizione. La media delle risposte fu 4,2. Quando Forer confessò agli studenti che tutti avevano ricevuto lo stesso profilo non ci potevano credere.
In quelle poche righe è racchiusa una serie di tecniche per indurre un soggetto a convincersi della bontà delle motivazioni e della “sensibilità” dell’interlocutore che risulta così persona profonda ed affidabile.
Pensateci quando qualcuno vorrà vendervi qualcosa, convincervi a votare questo o quello o semplicemente indurvi a compiere o non compiere determinate azioni.
La vita quotidiana è disseminata di trappole e, spesso, siamo stati fregati anche quando abbiamo pensato di avere fatto le nostre scelte liberamente…ah un’ultima cosa, anche se a molti darò una delusione…tutti gli oroscopi sono basati sull’effetto Barnum.

Forza di volontà

Quante volte abbiamo fatto buoni propositi che poi sono miseramente falliti? I periodi classici per questa trappola coincidono quasi sempre con il capodanno, la fine delle vacanze, il compleanno, ma non è esclusa anche la guarigione da qualche malattia. Da domani si cambia, inizio una nuova vita, smetto di fumare, mi metto a dieta, mi iscrivo in palestra, cambio lavoro, da domani voglio essere me stesso… già, essere se stessi, ma io sono già me stesso, ogni giorno credo di essere me stesso, allora che significa questa contraddizione? Se decido di essere me stesso, realizzando determinati obiettivi, vuol dire che finora non lo sono stato.
Forse qualcosa mi ha portato fuori strada? Forse questa mancata realizzazione è la fonte della mia infelicità? Forse qualcun altro sta vivendo la mia vita al posto di “me stesso”?
Fare queste scelte significa forse scommettere su qualcosa che desideriamo e che si trova troppo lontano da noi? Perchè?
Perchè ci manca la volontà, che abbiamo solo a parole ma non riusciamo a tradurre nei fatti, lottiamo e cadiamo, ci rialziamo e andiamo avanti. La routine della vita prende il sopravvento e ci dimentichiamo di quei buoni propositi.
Sembra così facile dire: “domani smetto”, poi non ci riusciamo mai. Educare la volontà è un processo senza fine che risente dei nostri limiti personali, che sono tanti.
Badate bene, non sto parlando di desideri che coinvolgono gli altri o comunque circostanze a noi esterne; se dicessi voglio vincere il superenalotto o conquistare quella persona saremmo fuori dalla sfera del nostro potere personale.
Qui si parla di noi e di nessun altro. Smettere di fumare, chiudere con qualcosa o qualcuno o iniziare una dieta riguarda solo noi eppure non ce la facciamo.
Siamo deboli e questo dovrebbe farci preoccupare.
Eppure sembra così facile… un proverbio cinese dice: “Le grandi anime hanno la volontà, le deboli non hanno che buoni propositi”.

La sindrome dell’impostore

Una delle trappole più infide che la società di oggi ha costruito artificialmente è la cd “sindrome dell’impostore”.
Essa non è altro che la paura di non essere all’altezza per ricevere i riconoscimenti e gli apprezzamenti degli altri.
Il più delle volte, quando raggiungiamo ciò che ci siamo prefissi di ottenere pensiamo che sia dovuto al caso o a fattori esterni, mai a meriti nostri e quindi o subentra la paura di non poter mantenere quel livello oppure la paura che se gli altri sapessero chi siamo veramente non ci stimerebbero così tanto.
Da qualunque lato la si guardi, c’è sempre un divario, più o meno profondo, tra come ci percepiscono gli altri e come noi ci sentiamo realmente. Può essere occasionale, ma arriva spesso a diventare un modo di essere costante perchè il nostro sistema sociale marcio incentiva questo sentire.
I modelli di oggi sono diventati i personaggi del cinema, della TV ed in genere dello spettacolo. Se non sei magro/a come tizio/a o vestito/a come caio/a, sei inferiore; se non hai l’ultimo modello di PC o di smartphone ti guardano con disgusto.
I tuoi genitori hanno fatto sacrifici per iscriverti alla tale università e tu non ottieni i risultati che si aspettano da te, quando magari il tuo sogno è stato sempre quello di recitare in teatro (ricordate “l’attimo fuggente” con Robin Williams?).
Adolescenti che hanno avuto rapporti che emarginano le amiche perchè sono ancora vergini, iniziazioni nei college o nelle scuole, in caserme, appartenenza a sette religiose, ecc. Se non sei schierato ed inquadrato in un gruppo “alla moda” non sei nessuno e da qui nasce la nostra ansia di non essere all’altezza.
Ma all’altezza di che? Ognuno di noi credo sia un essere unico ed irripetibile, come un’impronta digitale o come un fiocco di neve, non ne esistono due uguali, quindi perchè si devono costringere gli esseri umani a somigliare a questo o a quello o a possedere questo o quello per essere qualcuno? Perchè non concentrarsi unicamente sul realizzare se stessi liberi da qualsiasi condizionamento esterno? Perchè questo modo di pensare è ignorato ed anzi avversato? Parlare in prima persona, a questo punto, sarebbe già un traguardo, perchè quando ascolto qualcuno che inizia una conversazione con il “noi” fuggo via a gambe levate perchè è un morto che cammina.
Antony De Mello, a tale proposito ha scritto un libricino che vi consiglio di leggere: “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, perchè se fai nascere un’aquila in una covata di galline questa non scoprirà mai che sa volare e passerà a terra il resto della sua vita credendo di essere un pollo.