Autore: gigifaggella

arriva un momento della vita in cui ti rendi conto che stai vivendo un'esistenza che forse non è la tua...non è quello che cercavi. Allora devi avere il coraggio di fermarti e tornare sui tuoi passi, cercando quel sentiero che ti conduca dove vuole la tua anima. E non importa se è poco battuto o in salita, l'importante è che lo senta tuo.

Banconote

Osservavo un video di un professore di economia che faceva notare una cosa davvero interessante a cui nessuno sicuramente ha mai fatto caso. Prendete una banconota in Euro, di un taglio qualsiasi, e noterete che accanto alle varie dizioni dell’ente che l’ha emessa, cioè la BCE (Banca Centrale Europea) c’è il simbolo del copyright che protegge i diritti d’autore.
Ma come? Sulla moneta in corso legale di un Paese sovrano c’è un simbolo di diritto privato?
Già, perchè l’Euro è la più grande truffa criminale che sia mai stata perpetrata a scapito degli ignari cittadini, perchè la BCE è un consorzio di banche privato che ha come azionisti, le banche centrali dei rispettivi Paesi che ne fanno parte. E chi sono i soci di quelle banche? andate su internet a vedere chi sono i soci della Banca d’Italia… rimarrete sconcertati. E’ tutto pubblico per chi ha voglia di scoprirlo, ma nessuno lo dice.
Ma la moneta non dovrebbe essere un istituto di diritto pubblico? Dove sono finite le scritte “pagabile a vista al portatore”? O “la legge punisce i fabbricanti e gli spacciatori di biglietti falsi”? Sulle vecchie lire c’era, oltre alla scritta “Repubblica italiana”, che testimoniava che la moneta era proprietà della Repubblica e quindi del popolo italiano.
Ma gente come Mario Monti, peraltro mai eletto dal popolo e proveniente non si sa bene da dove, ci ha imposto tutto questo, quindi adesso abbiamo una moneta che, in caso di crisi, sarebbe carta straccia perchè è come i soldi di un Monopoli al cui tavolo noi non siamo certo seduti.
Ah, dimenticavo che nessun’altra moneta al mondo ha stampato il simbolo del copyright, neanche il dollaro…
Che sta succedendo? Apriamo gli occhi ed iniziamo a porci qualche domanda…

L’orologio rotto

Ho un vecchio orologio rotto che porto sempre con me.
Una volta correva e segnava il tempo, un tempo fatto di ricordi, di gioie e di paure per chi l’ha guardato con ansia e trepidazione, sapendo che le sue lancette scandivano la sua vita e quella del mondo che lo circondava. Un orologio rotto, per la maggior parte delle persone, non serve più a nulla, è una cosa inutile, ma per me resta un simbolo che racchiude molti significati, una tappa dell’esistenza, una cassaforte magica.
Lo porto per ricordarmi che anche il tempo si può fermare se si blocca il meccanismo che lo misura, perchè senza quel meccanismo non sappiamo più cos’è il tempo. Quindi esso è relativo e non assoluto. Sono arrivato alla stessa conclusione di Einstein attraverso il ragionamento invece che con una formula matematica come ha fatto lui. Non mi daranno il Nobel ma fa lo stesso.
Anche noi esseri umani siamo orologi che misurano il tempo e prima o poi siamo destinati a romperci.
Ma sarebbe bello se qualcuno, in qualche maniera, ci portasse sempre con se, per il ricordo di ciò che siamo stati, per quei momenti, belli ed anche brutti, che abbiamo saputo segnare. Per quelle ore e giorni che hanno lasciato un segno indelebile in chi ci ha camminato accanto in quella scheggia di tempo segnato dai pur limitati giri di tre lancette in un quadrante.

Lo scienziato

Mi chiamo Julius e nella vita ho studiato ed appreso tanto, spinto da una sete di conoscenza che mi ha sempre tormentato, ho letto innumerevoli libri, ho cercato di carpire i misteriosi segreti dell’Universo, ma oggi, all’età di 60 anni e con tre candidature al premio Nobel, dopo tutto ciò per cui ho vissuto, posso dire che al mondo non esiste una biblioteca così vasta che possa insegnarti l’esperienza più di un solo errore che commetti.
Ho sempre amato la vita ed ho creduto che la scienza dovesse essere al servizio di quest’ultima, ho creduto anche che i segreti che l’Universo celava, e di cui io e pochi altri avevamo le chiavi, avrebbero alleviato le sofferenze dell’umanità ma mi sbagliavo.
Gli uomini sono ciechi e crudeli e, per i loro fini egoistici, non esitano a distruggere i loro simili, siano essi dei singoli o milioni di persone, questo dipende dalla quantità di potere di cui dispongono.
Ho amato la ricerca ma ho conosciuto il peccato, volevo essere vita ma sono diventato morte, il distruttore dei mondi.
Avrei potuto ricevere infiniti allori se non avessi avuto una coscienza ma ce l’ho e sono l’unico con cui ci debbo fare i conti, gli altri che ne sanno? Non è colpa mia se non ce l’hanno.
Ho scoperto che una cosa invisibile come l’atomo può avere un’energia tale da salvare il mondo… ebbene ce l’ha ma può anche distruggerlo. Sta a noi la scelta. Evolvere o allinearsi coi barbari delle prime età.
Ora che sono arrivato alla fine della mia vita non so se chiedere scusa o chiedermi perchè mi è stato dato questo “dono”.
Forse, come tutti geni di passaggio su questa terra, sono stato frainteso.

Stelle

A volte capita, in una notte limpida, di alzare gli occhi al cielo e guardare la volta stellata. Viviamo quasi sempre di giorno ed abbiamo lo sguardo fisso davanti o verso il basso, mai verso l’alto. Chi ha lo sguardo rivolto al cielo è giudicato un distratto, un sognatore distaccato dalla realtà, un tipo con la testa tra le nuvole.
Ma quanto si perde della vita non alzando gli occhi al cielo?
Tutte le grandi opere architettoniche tendono verso l’alto, mai verso il basso, così come l’aspirazione dei desideri e della nostra anima tende verso traguardi più alti. Restare incollati a terra non ha mai significato evoluzione.
Le regali aquile volano alte, poche e sole ma godono di cieli azzurri e vista unica. I polli restano a terra, e si sa che fine fanno.
E’ meraviglioso guardare le stelle, ti rapiscono e ti danno un senso di infinito e di mistero che ti fa sentire piccolo piccolo, ma noi siamo fatti della stessa sostanza di quei giganteschi ammassi di energia che ci sembrano così piccoli alla vista e la cui luce ci arriva sfasata di millenni.
Guardate sempre alle stelle, perché, come diceva Oscar Wilde, “Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle”.

Scrivere

Dopo il post “leggere” ho pensato fosse naturale evidenziare brevemente, a modo mio, l’altra faccia della medaglia di questa febbre che credo pervada un po’ tutti da queste parti. Già, perché chi è drogato di lettura non può esimersi, almeno una volta nella vita, dal cercare di scrivere. E’ un po’ come chi ama un determinato sport. Di solito non si limita a guardarlo nelle sue più alte espressioni ma cercherà, per una sorta di soddisfazione personale, anche di metterlo in atto.
Scrivere è speculare al leggere. Non si può accumulare una simile energia, derivante dall’impetuoso fluire delle parole di più o meno grandi scrittori senza una valvola di sfogo. Come la macchinetta del caffè, se non avesse quella valvola, esploderebbe.
Il fatto che noi bloggers si sia qui, sta a dimostrare che c’è un fondamento in ciò che dico. Se poi osservo che molti hanno scritto opere compiute oltre ai bei post che ho il piacere di condividere, allora deve essere così.
Per la maggior parte delle persone la scrittura è la comunicazione verso molti, mentre la parola, sua sorellastra, è quella verso i pochi presenti. Una frase, un concetto, carichi di significati profondi possono essere sprecati se seminati in un piccolo territorio inadatto a riceverlo. Ma se si pianta quel seme in un territorio più vasto se ne potrebbero raccogliere splendidi frutti, risultato del confronto con menti simili.
Come disse Walter Benjamin, “Il discorso conquista il pensiero, ma la scrittura lo domina”…

Il vuoto mentale

L’obiettivo di chi si sforza di meditare, nel senso profondo che questo termine riveste, è quello di mettere a tacere l’assurdo turbinio di pensieri della nostra mente per cercare di darle pace e ritrovare quell’equilibrio che forse tutti andiamo cercando disperatamente. Nel silenzio della mente si riesce ad incontrare davvero se stessi e si scoprono meraviglie, oltre ad una misteriosa energia, non sto scherzando. Sembra una cosa facile ma, se ci provate, scoprirete che così facile non è. Il nostro Ego è nemico della pace. Stare seduto per un’ora senza pensare a niente? Impossibile!
Il vuoto mentale può essere la più alta espressione o, viceversa, la più bassa che un essere umano possa esprimere. E’ come un cerchio che si chiude coincidendo in un unico punto. Infatti ci sono pochissime persone che meditano ore, giorni, anni per raggiungere quello stato come un agognato traguardo e connettersi con qualcosa di superiore, mentre la maggior parte della gente ha la sfortuna di viverci costantemente senza essere connessa con nulla e resta miseramente al punto di partenza…

Leggere

E’ meraviglioso e magico perdersi tra le righe di un libro stampato. Accarezzarne le pagine, sentirne la consistenza magari sottolineando con un vecchio lapis spuntato quelle frasi che colpiscono l’animo, che senti tue come se il suo autore stesse davvero parlando a te in quel momento. Annusare quell’inconfondibile odore di stampa e inchiostro, lasciando libera la mente nei luoghi e nelle idee del contesto, immaginandoseli come se fossi un invisibile spettatore invitato a quello spettacolo.
Leggere quelle parole e poi chiudere gli occhi per rivivere, in modo del tutto personale ed irripetibile, le mosse e i luoghi dei protagonisti, i loro sguardi, le loro sensazioni. Le parole scritte sono armi potenti in grado di toccare le corde dei sensi e creano nella fantasia luoghi e personaggi facendoteli immaginare, amare o odiare come se fossi lì. E’ meglio di un film, un film lo puoi guardare solo passivamente, è lui che detta i tempi e tu sei uno spettatore passivo, non ti da il tempo di riflettere. Un libro no, ti fermi, vivi e rivivi il momento anche se sei imbrigliato da quel filo irresistibile che un’abile mente ha già tessuto e che ti trascina verso l’inaspettato o prevedibile finale.
In un libro il tempo non esiste, è solo una traccia immobile che ti trasporta in ogni epoca del passato o del futuro, che ti fa essere presente ad eventi storici reali o fittizi come se potessi saltare in mille universi paralleli, abitati da maghi con la bacchetta, da draghi, da innamorati folli o da spietati assassini. Un libro è la realizzazione pratica delle teorie della scienza più moderna.
Un bel libro è un biglietto per un viaggio di sola andata che intraprendi nella tua mente, in cui sei libero di scandire le tappe e che, quando arrivi all’ultima pagina del viaggio, ti lascia l’amaro in bocca come una bella vacanza che si conclude o come un vecchio amico che ti lascia.

Mimì & Cocò

Nella foresta di Fashionwood tutti gli animali sfoggiavano meravigliose pellicce, castori, volpi, visoni, orsi bruni e biondi (ossigenati), leopardi, ocelot, persino le nutrie ed i topolini non uscivano mai senza per andare a caccia o partecipare a qualche evento mondano in piazza delle querce. La piazza era il centro del bosco, con locali superchic, ristoranti molto trendy e negozi alla moda.
C’era il bistrot di Craccoyote dove potevi gustare polpette vegan allo zenzero con contorno di patatine fritte in busta e uova di cigno alle spezie. Proprio lì accanto c’era l’atelier di Giontra la lontra che si vantava di aver vestito le migliori star bestie come Topo Gigio, Lassie, Rin Tin Tin e Bruno la Vespa, nonchè svariati cani della televisione, del cinema e della politica.
Tutti gli animali insomma, vestivano pellicce lucide e sfavillanti che si invidiavano a vicenda. La famiglia Visoni, arricchitasi con un allevamento schiavista di nutrie double face, era la più invidiata ma anche i Leopardi, che si vantavano di essere discendenti del cane dell’antico poeta, non erano da meno.
Un bel dì, spuntando da un buco nel terreno, nel pieno centro della sciccosa piazza delle querce, proprio mentre c’era un vernissage nell’atelier di Miaumiau, nota stilista di collari per gatti selvatici e parrucchini per orsi calvi, ecco che arriva una talpa senza alcuna pelliccia che si scrolla di dosso un pò di terriccio, inforca due lenti spesse come fondi di bottiglia e chiede al primo animale che incontra dove poteva trovare un bar per bere qualcosa perchè aveva la bocca impastata di sabbia. Una volpe grigia fuggì subito inorridita chiamando aiuto neanche fosse arrivato un cacciatore.
Proprio in quel momento si trovavano a passare di lì Mimì & Cocò, due castori gay che in realtà si chiamavano Domenico (detto Mimmo) e Calogero, venivano dalla Sicilia in cui avevano iniziato la loro carriera come progettisti di dighe per la mafia, ma siccome non c’erano fiumi e la faccenda puzzava un pò, avevano deciso di mettersi insieme in tutti i sensi e trasferirsi nella foresta di Fashionwood per creare una linea di pellicce sintetiche per animali feriti da armi o tagliole.
Alla vista della povera talpa, che poi di vista ne aveva poca, Mimì disse a Cocò: “Povera stellina! E’ qui in piazza tutta nuda senza la pelliccia! E che antichi occhialacci trash!”
Cocò subito rispose: “Dai Mimì chevìe, cveiamo una linea di occhiali e pelliccia per questo povevo animaletto sfovtunato!”
“Siiii daiiiiii” rispose Mimì, “poi mi sa che questa qui ha nascosto un bel pò di grana sotto terra, minimo avrà un bunker, quindi sarà l’ennesima cretinetta da spennare….oddio spennare no, è già così spennata… ihihihih”
I due si avvicinarono alla talpa a passo svelto, mentre attraversava la piazza un altro stilista famoso, la tartaruga Va Lentino che da più di 200 anni disegnava elegantissimi carapaci da sera per proteggere le pellicce dei ricconi. I due lo ignorarono volutamente e raggiunsero la talpa nella speranza di ottenere qualche entratura nel mondo del sottoterra.
“Cava talpetta” la approcciò subito Cocò, “Ti pvego, seguici nel nostro bistvot che è pvopvio qui dietvo l’angolo, ti offriamo un daiquivi alla banana e discutiamo un pò del tuo tevvibile look. Non puoi mica pvesentavti qui in piazza VIP tutta nuda e con quei tevvibili occhiali….”
La talpa osservò quei due strani castori ingioiellati e rispose: “Amici miei, non avrò una buona vista di superficie come voi, ma laggiù nel profondo gli occhi non mi servono poi molto, perchè abbiamo sviluppato altri sensi con cui comunicare. Non mi servono neanche occhiali o pellicce, cosa me ne farei nel mio mondo? Ho chiesto solo un bicchier d’acqua per dissetarmi ed invece trovo chi scappa impaurito e chi mi vuole vendere qualcosa in base al mio aspetto. Vi ringrazio per l’interessamento, ma me ne torno nel mio mondo e vi lascio alle vostre cazzate”… e la talpa scomparve nel nulla con uno strano sorriso…

Io non sono io

Lo so, lo so, se dovessi esordire con la domanda “ma noi chi siamo veramente?” ecco che si scatenerebbe un casino.
Come, chi siamo? Io sono io, Cavalier commendator Fracazzo da Velletri, onorevole della repubblica, notaio, avvocato, ingegnere, ecc… ecc…. Tutti appellativi che in certe occasioni vengono preceduti dalla frase che personalmente reputo la più alta forma di idiozia che un essere umano può manifestare: “lei non sa chi sono io”. Mi verrebbe da chiedere: “Ma lei lo sa chi è lei veramente?” Un coglione, vabbè ma questo è troppo scontato.
Allora procediamo ad un’analisi attenta della domanda che non è poi così banale. Siamo davvero chi crediamo di essere?
Iniziamo dal nome. Io sono Mario, Giuseppe, Francesco… ok e di cognome? Rossi, Bianchi, Verdi, e così via.
Nulla da obiettare, c’è scritto anche sulla carta d’identità. Mario Bianchi, Giuseppe Rossi… e così via.
Ma questi tizi il nome se lo sono scelto? Ovvio che no, il nome che portiamo ci è stato dato dai nostri genitori senza che noi si sia potuto metter becco. Il cognome ancor peggio, scelta zero. E’ quello della famiglia in cui siamo nati, quindi chi ci ha dato il nome non ha neanche potuto scegliere il cognome.
E’ facile comprendere che non si può essere un qualcosa che ci è stato imposto, credo che siamo molto di più.
Pensate poi a quanto acquisiamo dai nostri genitori. Sicuramente i loro geni fisici, per cui, somaticamente, finiremo per assomigliare più all’uno che all’altra, nei colori degli occhi, dei capelli, nel passo, nelle movenze, ecc…
Ma il carattere ed i pensieri? Le aspirazioni? Il senso della vita? I sogni? Bè quello è tutto un altro discorso, basti pensare anche a quanta differenza di caratteri ci possa essere tra fratelli. Il più delle volte non la pensiamo mai come i nostri familiari, abbiamo ambizioni ed aspirazioni del tutto differenti e se molti seguono le orme professionali paterne o materne vuol dire che hanno soffocato il loro “Daimon” e si sono adeguati ad una vita piatta e priva di aspirazioni, rinunciando ad inseguire il proprio sogno, accontentandosi dei sogni bolliti degli altri.
Ma allora perchè abbiamo il patrimonio genetico dei nostri genitori ma non i loro sogni e le loro aspirazioni?
Perchè, secondo me, siamo su un piano diverso, siamo sul piano di quello che noi siamo veramente, un livello di anima, e l’anima viene da altrove e non ha nulla a che vedere con le leggi biologiche, anzi risponde a leggi diverse a noi totalmente sconosciute.
Millenni fa lo avevano capito, oggi noi lo abbiamo dimenticato. Forse c’è davvero un “piccolo io” che è ciò che crediamo di essere su questa terra, Gianni, Mario, avvocato, professore…
Ma esiste anche un “grande io”, immortale, che in questa vita riveste il ruolo di Gianni, Mario, ecc, come un attore può interpretare la sua parte in un film o in una rappresentazione teatrale. Può essere bravissimo a farlo ma, finita la commedia, tornerà ad essere chi è veramente.
Se avete seguito fin qui le mie folli elucubrazioni, faccio un salto logico successivo. Se dico “Io sono Mario” allora siamo due persone, Io e Mario. Cioè l’Io grande che dice di essere Mario. Ma chi è Io?
Questo lo lascio decidere a voi… se qualche matto ha letto fino in fondo questo post, magari potrà dare una risposta dopo una riflessione…

Requiem per il calcio

Volevo esprimere una considerazione sullo sport, ed in particolare sul calcio, che qui in Italia, ha praticamente superato, in numero di fan e guerre nell’arena con tanto di morti, la vecchia religione cattolica, ormai relegata ad una roba per vecchietti che sperano, in zona cesarini, di guadagnarsi un posto in paradiso dopo tutte le minchiate che hanno combinato qui sulla terra. Mi viene da ridere alla faccia che faranno quando scopriranno che non c’è proprio nulla di quello che gli hanno raccontato per una vita. I preti sono come Vanna Marchi, tu gli fai l’offerta in denaro e loro ti garantiscono un posto in paradiso… più offri e più puoi prenotare una nuvola vista Eden, insomma una bella truffa.
Ma la pretaglia ormai è in disgrazia, governa un pò sulle anime misere ed ignoranti, ma di concreto e temporale non ha più un cazzo, se non un mezzo chilometro quadrato al centro di Roma che certo vale parecchio e pare stiano pensando di vendere alla Carrefour per farci un mega centro commerciale così il Papa & co. se ne vanno tutti ai Caraibi in meritata pensione dopo duemila anni di (dis)onorata carriera.
Gli sport “minori” mantengono, in parte, quello spirito di sana competizione che parte dall’antica Grecia, quando chi veniva incoronato vincitore aveva una corona di alloro che garantiva la trasmissione del suo nome ai posteri. Soldi un cazzo, magari un vitello arrosto.
Oggi se ti nasce un figlio e vuoi investire su di lui, mica penserai di farlo iscrivere a lettere, filosofia o fisica all’università, vero? Così mi muore di fame, povera creatura. Gli regali un pallone e la maglietta della squadra per cui tifi tu e stai a vedere se riesce a fare tre palleggi di seguito.
Se non ci riesce ti deprimi e lo mandi a lavorare subito in fonderia, porta a casa i soldi e non pensare a rincorrere sogni stupidi.
Il calcio oggi è quanto di più devastante ci sia sportivamente, è un business gigantesco che sfrutta la minchionaggine di milioni di persone decerebrate che si puniscono, si sacrificano, si svenano e si deprimono e piangono di sofferenza se la loro squadra perde una partita… figuriamoci obiettivi più alti.
Ragazzini che guadagnano miliardi che vengono venduti come al mercato delle vacche, allenatori che vengono osannati non si capisce per aver fatto cosa, libri scritti in testa alle classifiche, giornalisti strapagati in trasmissioni televisive che parlano del nulla cosmico… a me sembra che siano tutti matti.
Ma la dimostrazione più eclatante della morte del calcio la stiamo avendo in questi ultimi due anni quando sono venuti a fare la spesa qui da noi i cinesi. Inter e Milan, due delle squadre storiche in Italia, ormai sono di proprietà loro e vedi in tribuna questi uomini d’affari orientali attoniti che sorridono appunto come cinesi, che neanche capiscono a che cazzo di gioco si sta giocando, ignorano le regole se non quelle del potenziale profitto economico miliardario ai danni di quella marea di coglioni che urla e si sbraccia per uno spettacolo che non ha più niente di sportivo.
Ridatemi Gigi Riva e quei calciatori che credevano in una maglia senza arricchirsi… oppure pagate e gridate coi cinesi: Fozza Inda!

La sfilata di Miuccia

Ore 19 circa, Milano centro, sto rientrando in Vespa da una spesa al supermarket necessaria, causa sottovuoto critico del mio frigorifero dove l’unica mela presente, causa depressione, aveva tentato il suicidio. Fa freddo e già mi rompe uscire, ma mi tocca, altrimenti mi devo succhiare il ghiaccio dalla vaschetta stasera per cena.
Procedo in fretta e rientro alla base, quando ad un certo punto mi rendo conto che c’è una fila di auto assurda che intasa le strade del centro al punto che neanche uno scooter riesce a passare. Metto la mente in modalità zen e aspetto paziente… Magari c’è un incidente e qualcuno si è fatto male.
Però noto che la tipologia di auto è particolare, tutte di grossa cilindrata, nere e fanno parte di noleggio con autista.
Ma che cazzo succede? Mi faccio strada a fatica, dribblando la fila e facendo il filo agli specchietti ed arrivo al cuore del formicaio, una ressa di gente fuori da una specie di capannone in pieno centro.
Mi blocco perchè non si riesce a passare e, nuovamente fermo, vedo uscire un terzetto di ragazze vestite nel seguente modo:
A) Biondona milfona con capelli giallo evidenziatore ad acconciatura alla cono gelato inguainata in un completo bianco e nero a scacchi e tacco 17 da troione di ordinanza;
B) Ragazzina dark con caschetto nero, trampoli da clown del circo bianchi e soprabito nero alla Neo di Matrix;
C) Trentenne in Tailleur verde Shrek con disegni art decò e cappello in tinta che camminava a passettini come se un cane le stesso mordendo il culo;
Intanto c’è una folla di gente che fa foto coi telefonini, un delirio che non riesco proprio a capire.
Paraculescamente chiedo alle streghe di Eastwick: “Scusate ma che è sto casino? C’è una megafesta di carnevale? Il vostro costume è fighissimo”
Si bloccano e, inorridite, mi dicono: “Ma come, non lo sai? C’è la sfilata di Miuccia Prada”
“Miuccia? Quella dell’asilo?”, rispondo con fare serio avendo capito di avere a che fare con tre imbecilli.
L’asilo in realtà è Mariuccia ma loro non colgono la battuta, mi guardano come si può guardare uno scarafaggio che attraversa la strada. Ma questo dove vive?
Poi notano il mio abbigliamento con tuta grigia modello Rocky Balboa un pò strappata da 40 Euro alla Coin ed il disgusto aumenta, quindi si allontanano parlottando e ridendo su quell’incontro con quel buzzurro ignorante.
Attendo che quella ressa di zombie sfolli un pò, passo e torno a casa a salvare la mia mela nel frigorifero per portarle un pò di compagnia…

Ama e fai ciò che vuoi

Una citazione che trovo modernissima ed azzeccata anche se è stata pronunciata da un uomo di chiesa più di 1.500 anni fa.
Voglio premettere, in termini matematici, che io sto alla chiesa come un diabetico ad una torta sacher o come un astemio ad un negroni, ma questa citazione mi ha colpito davvero molto, ed anche nel fango si possono trovare delle perle.
Pensavo ad un’interpretazione in chiave moderna della frase del buon Agostino d’Ippona, vissuto nell’ultima metà del 300.
Oggi si tende ad essere educati, rispettosi, very social perchè la società lo richiede.
Esci ed incontri il vicino di casa che ti chiede: “Uè carissimo, come va?” Ovvio che il “carissimo” non è una manifestazione di particolare affetto o amicizia, perchè un lunedì mattina di pioggia a Milano porta solo bestemmie e “vaffanculo”, se ti va bene indifferenza, ma lo dice perchè non si ricorda come cazzo ti chiami. Al terzo o quarto “carissimo” inizia a considerare che non ti conosce nessuno e quindi sei autorizzato a non rispondere neppure. Fa ciò che vuoi. Ma ama.
Scrivi qualcosa su facebook, ricevi messaggi whattsapp, bè devi ricambiare, mettere un like anche se neanche hai letto o capito ciò che scrivono, ciò è molto social e… se tu dai un like a me io poi dò un bel like a te… c’est la vie.
Sapete che vi dico? Fanculo! Non è necessario rispondere a tutti, essere social, educato, ossequioso, rispettoso delle regole.
Quindi seguite la regola del buon Sant’Agostino: Fate il cazzo che volete senza però offendere e danneggiare nessuno. Se qualcuno si offende perchè non hai risposto il problema è suo e non tuo.
Ho reinterpretato il concetto in un modo un pò più crudo ed adeguato ai tempi, ma si sa che i tempi sono cambiati…