Scrivere

Dopo il post “leggere” ho pensato fosse naturale evidenziare brevemente, a modo mio, l’altra faccia della medaglia di questa febbre che credo pervada un po’ tutti da queste parti. Già, perché chi è drogato di lettura non può esimersi, almeno una volta nella vita, dal cercare di scrivere. E’ un po’ come chi ama un determinato sport. Di solito non si limita a guardarlo nelle sue più alte espressioni ma cercherà, per una sorta di soddisfazione personale, anche di metterlo in atto.
Scrivere è speculare al leggere. Non si può accumulare una simile energia, derivante dall’impetuoso fluire delle parole di più o meno grandi scrittori senza una valvola di sfogo. Come la macchinetta del caffè, se non avesse quella valvola, esploderebbe.
Il fatto che noi bloggers si sia qui, sta a dimostrare che c’è un fondamento in ciò che dico. Se poi osservo che molti hanno scritto opere compiute oltre ai bei post che ho il piacere di condividere, allora deve essere così.
Per la maggior parte delle persone la scrittura è la comunicazione verso molti, mentre la parola, sua sorellastra, è quella verso i pochi presenti. Una frase, un concetto, carichi di significati profondi possono essere sprecati se seminati in un piccolo territorio inadatto a riceverlo. Ma se si pianta quel seme in un territorio più vasto se ne potrebbero raccogliere splendidi frutti, risultato del confronto con menti simili.
Come disse Walter Benjamin, “Il discorso conquista il pensiero, ma la scrittura lo domina”…

46 comments

  1. Sono d’accordo!! Simo, ogni volta che leggo qualcosa di nuovo è come se sentissi la possibilità umana di potenziare l’elasticità dell’apprendimento. E’ bellissimo, incredibile quanti concetti siamo disposti ad immagazzinare soprattutto quando uno scritto ci piace, ma sappiamo benissimo che li immagazzineremmo anche laddove il piacere andasse a scemare; a me piace pensare che siamo delle potenziali biblioteche complete di scomparti, scompartini, scompartucci, dove tutto viene catalogato in ordine di priorità personali; non come un piccì, ma come un insieme di titoli (pensieri) riposti in scafali di cielo (memoria) per essere sfogliati ogni volta che siamo tristi, ogni volta che siamo allegri, ogni volta che ci sentiamo carichi, esausti, ogni volta che sogniamo (cuore). E’ bellissimo leggere, è vero!!!! ^___________________^ e per chi ama anche scrivere è proprio come hai detto :-))))) . Leggere ti carica, ti porta in un posto dove puoi correre a velocità pazzasca senza paura di essere multata :-))))
    Ti porta direttamente, senza deviazione alcuna, nella tua fantasia …

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  2. Non so che dire….anche perché come sai non scrivo, apprezzo molto chi sa farlo bene e penso anche che faccia bene, ma penso anche ci siano molti con velleità di scrittori che farebbero meglio a fare come me ;P

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    1. Silvietta, ci sono anche un sacco di persone che hanno velleità di fare i calciatori, i politici, i medici, i sacerdoti ecc…con risultati disastrosi. A questo punto apprezzo di più chi si sforza di trasmettere comunque un pensiero… può non piacere ma almeno non fa danni 😉

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  3. Ho sempre avuto, nel cassetto dei sogni, quello di scrivere un romanzo. Ci ho anche provato più volte ma mi sono arenata subito. Non credo di essere portata purtroppo. Mi piace invece occuparmi di comunicazione nel mio ambito lavorativo e lo faccio tutte le volte che posso. La cosa mi diverte e quindi non mi stanca. Mi sfogo così. Laura

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  4. Quando si scrive non lo si fa mai per se stessi, non soltanto. Si può scrivere per molti motivi, bisogni, necessità, per conoscersi, superarsi, addomesticare ciò che da dentro ci lacera. In fondo, però, si ha sempre bisogno di essere letti. Di condividere con altri ciò che esce dal nostro estro creativo. Non è garanzia di qualità, certo che no. E’ un richiamo, un “messagge in the bottle” che lanciamo nel mare vasto. E’ un atto al singolare in cerca del suo plurale. Per tornare ad una battuta di qualche giorno fa, Gigi, scrivo ergo sum? Ciao, è un piacere leggerti 😉

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  5. Quando sono in giro tra boschi e colline, umanamente sola come sempre ma in compagnia di tanta natura selvatica, la mente propone pensieri unici e irripetibili. Quei pensieri sono i più interessanti che mi passano dentro. Purtroppo non ho mai con me alcun tipo di supporto per fermarli poiché esco solotanto con me stessa. Raramente riesco a riprodurli quando torno a casa e mi dispiace. Poi penso che, forse, è giusto così. Quei pensieri sono frutto di un momento di vita tra me e la natura, e lei sente che le sto parlando.

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    1. A parte il cellulare (che uso per necessità), l’unico accessorio che porto sempre con me è uno di quei piccoli registratori digitali portatili proprio per non lasciarmi sfuggire quei pensieri, Nadia. Sarebbe un peccato perderli… 😉

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