zen

Satori

Oggi ho preso uno spunto e fatto una promessa di dedicare questa riflessione a qualcuno che mi ha ispirato l’idea di questo post per cercare di descrivere qualcosa di indescrivibile, qualcosa che solo la millenaria filosofia orientale poteva intuire e che non ha un corrispondente termine nella nostra lingua. Sto parlando del “Satori”.
E’ un termine zen che si potrebbe grossolanamente tradurre con “risveglio improvviso”. E’ come varcare un cancello, ci si potrebbero impiegare anni per avvicinarsi ma potremmo non riuscire a varcarlo mai e vivere nell’inconsapevolezza come fa la maggior parte delle persone.
E’ un momento di risveglio, quel momento in cui ci sentiamo tutt’uno con ciò che stiamo facendo. Non esiste più l’osservato e l’osservatore perché questi termini finiscono per coincidere. Ed è incredibile come anche la fisica quantistica sia arrivata a questa conclusione: la realtà osservata non può essere distinta dall’osservatore.
Quante volte facciamo qualcosa mentre stiamo pensando ad altro? Forse sempre. Il satori è il momento creativo in cui siamo così presi da ciò che stiamo facendo che ci dimentichiamo di dormire, bere, mangiare, perché siamo tutt’uno con la nostra azione, è l’ispirazione di chi crea capolavori. Facile? Scontato? Non succede quasi mai! Non alla gente comune.
Per entrare nella mentalità aperta al satori, dovete semplicemente lasciarvi andare: sappiatelo e abbiate fiducia. Raccoglietevi nel silenzio o in ciò in cui siete impegnati e che vi appassiona e poi ascoltate la vostra mente. Sentirsi liberi dalla continua lotta interiore con la vita è un piacevole preliminare al satori.
Il satori è uno stato nel quale una persona si trova in armonia con la realtà esterna ed interna (interiore), uno stato nel quale la persona coglie pienamente la realtà ed è un’esperienza momentanea, infatti questa è la sua caratteristica fondamentale. Se non è improvvisa non è satori Vi è mai capitato di vivere attimi come questo?

Il vuoto mentale

L’obiettivo di chi si sforza di meditare, nel senso profondo che questo termine riveste, è quello di mettere a tacere l’assurdo turbinio di pensieri della nostra mente per cercare di darle pace e ritrovare quell’equilibrio che forse tutti andiamo cercando disperatamente. Nel silenzio della mente si riesce ad incontrare davvero se stessi e si scoprono meraviglie, oltre ad una misteriosa energia, non sto scherzando. Sembra una cosa facile ma, se ci provate, scoprirete che così facile non è. Il nostro Ego è nemico della pace. Stare seduto per un’ora senza pensare a niente? Impossibile!
Il vuoto mentale può essere la più alta espressione o, viceversa, la più bassa che un essere umano possa esprimere. E’ come un cerchio che si chiude coincidendo in un unico punto. Infatti ci sono pochissime persone che meditano ore, giorni, anni per raggiungere quello stato come un agognato traguardo e connettersi con qualcosa di superiore, mentre la maggior parte della gente ha la sfortuna di viverci costantemente senza essere connessa con nulla e resta miseramente al punto di partenza…

Meditazione

Provate ad immaginare vostra moglie o vostro marito o il vostro partner, vostra madre o vostro padre, vostro fratello o sorella o il vostro capo o il postino, persone con cui condividete la vita di tutti i giorni per molto o per poco tempo, sedute tranquille in un angolo con luce soffusa, incenso e magari musica rilassante, immobili con gli occhi chiusi a meditare. Non credo sia un’immagine consueta che potreste collegare a quelle persone e magari se le vedeste in quella situazione vi chiedereste cosa diavolo stanno facendo.
Noi occidentali non abbiamo questa cultura, l’abbiamo importata di recente, complice la globalizzazione, dall’oriente, dove invece è praticata da millenni con risultati stupefacenti. Da noi è ancora una pratica un po’ new age, ancora poco compresa nella sua essenza più profonda.
Forse l’abbiamo adattata alle nostre idee, al nostro modo di vita frenetico e quindi la consideriamo una parentesi tra le mille attività che ci riempiono la vita di una giornata frenetica. Ecco, adesso è il tempo dei venti minuti di meditazione, poi devo prendere il bambino a scuola, devo cucinare, finire quella relazione, fare quello telefonate, ecc ecc.
Funziona anche così, ma non è questa la sua filosofia. La meditazione non è un compito da assolvere, una cosa da fare tra le tante, è un fine da raggiungere se vogliamo davvero sperimentarne tutti i suoi effetti.
Quanti di voi ci hanno provato con costanza e continuità? Quanti si sono impegnati veramente e non l’hanno considerata un semplice momento di relax tra le frenetiche attività di una giornata tipo? Vabbè, oggi non ho tempo, magari lo faccio domani…
E se le cose più positive fossero quelle più semplici? Magari non lo si fa perché ci si sente un po’ stupidi. Stare minuti o ore seduti immobili nel silenzio…che roba assurda. E se entra qualcuno e mi vede che cosa penserebbe? E poi come faccio con i bambini che urlano, le cose che ho da fare…e poi c’è in TV il mio programma preferito. E ci perdiamo.
Ma secondo voi, tutti i monaci buddisti o lo stesso Dalai Lama sono dei deficienti che hanno tempo da perdere? Se una pratica sopravvive da millenni ci sarà pure una ragione.
Quella ragione adesso sta arrivando timidamente anche da noi e la pratica della meditazione è addirittura entrata, a sorpresa, a far parte di protocolli ospedalieri in cui si è scoperto che, durante quella stessa pratica, si attivano aree del cervello che consentono a quest’ultimo di rilasciare sostanze che possono modificare il nostro stato di salute, aiutando il corpo nel processo di guarigione, cancellando anche le dannose conseguenze dello stress.
Certo, la lobby delle aziende farmaceutiche non ne è affatto contenta e cerca in tutti i modi di osteggiare certe “deliranti” tecniche che sono gratuite, ma certi medici e scienziati che hanno una coscienza non hanno potuto ignorarne i benefici ed hanno cercato di condividerli, a fatica ma lo stanno facendo.
Io sono convinto che nell’Universo, e quindi sulla Terra, ci sia a disposizione tutto e gratis e ce ne sarebbe per tutti; cibo, energia pulita, cure con le piante, viaggi mentali (pensate alla mescalina, al peyote o all’ahyahuasca) insomma tutto ciò di cui un essere umano avrebbe bisogno per una vita felice ma non ce ne rendiamo conto ed abbiamo lasciato il monopolio di queste gestioni in mano a gruppi di potere che non hanno certo a cuore la salute del genere umano ma solo i loro profitti. E noi soffriamo.
La meditazione è un mezzo di risveglio, io la pratico da anni e non sto qui a raccontare cosa è significato per me, quali grandissimi problemi mi ha aiutato ad affrontare…posso solo consigliarvi di provare, costantemente e senza aspettative. Potrebbe schiudersi un mondo nuovo…

Storia zen

C’era una volta un contadino cinese il cui cavallo era scappato. Tutti i vicini quella sera stessa si recarono da lui per esprimergli il loro dispiacere: “siamo così addolorati di sentire che il tuo cavallo è fuggito. E’ una cosa terribile”. Il contadino rispose: “Forse.” Il giorno successivo il cavallo tornò portandosi dietro sette cavalli selvaggi, e quella sera tutti i vicini tornarono e dissero: “Ma che fortuna! Guarda come sono cambiate le cose. Ora hai otto cavalli!” Il contadino disse: “Forse.” Il giorno dopo suo figlio cercò di domare uno di quei cavalli per cavalcarlo, ma venne disarcionato e si ruppe una gamba, al che tutti esclamarono:“Oh, poveraccio. Questa e’ una vera disdetta” ma ancora una volta il contadino commentò: “Forse.” Il giorno seguente il consiglio di leva si presentò per arruolare gli uomini nell’esercito, e il figlio venne lasciato a casa per via della gamba rotta. Ancora una volta i vicini si fecero intorno per commentare: ”Non è fantastico?” ma di nuovo il contadino disse: “Forse.”