vita

Vampiri energetici

Ebbene si, sono tra noi, sono tanti e sono difficili da scoprire. Potrebbero essere nel vostro gruppo di amici, sul posto di lavoro, al club, al bar e persino nella casa in cui vivete.
Sono chiamati anche “vampiri psichici” e non possono fare a meno di succhiare l’energia di chi ne ha in abbondanza perchè loro ne sono perennemente sprovvisti.
Può sembrare una follia ma riflettete. A chi non è mai capitato di provare un certo senso di ansia o nervosismo dopo aver parlato o interagito con una persona particolare?
Vi siete mai sentiti “svuotati”, di cattivo umore dopo l’incontro con qualcuno?
Non avete mai sentito il bisogno di fuggire quando siete a contatto con certe persone che vi irritano o che invadono la vostra sfera, magari vomitandovi addosso lamentele e problemi?
In quest’ambito ci sono vampiri “inconsapevoli”, che non si rendono conto di ciò che fanno, tenendovi magari ore a parlare narcisisticamente dei loro problemi, e (categoria peggiore), quelli consapevoli, che ti ostacolano, ti fanno sentire sbagliato, che infieriscono sui tuoi punti deboli.
Sono individui che non riescono ad affermare se stessi se non attraverso l’annientamento degli altri, perchè se ti vedo più triste di me ne posso trarre giovamento e sentirmi più potente. Non amano essere interrotti se parlano o fanno qualcosa, mentre non si pongono affatto il problema di disturbarti se hanno bisogno di qualcosa. Sono invidiosi, i tuoi successi sono colpi di fortuna, mai risultato di sforzo o fatica e quando ti danno consigli, dicono di farlo “per il tuo bene”. Diffidate sempre da chi pronuncia quelle parole.
Queste persone esistono davvero e tutti ne abbiamo consapevolezza. Vanno evitate, punto e basta. Certo se si tratta di estranei la cosa è semplice, ma non è infrequente che li si abbia in famiglia o sul lavoro e qui iniziano i problemi.
In questo caso ci vuole molta più forza, diplomazia, consapevolezza e fermezza nel non dire sempre di si, nell’acconsentire a tutto, ma occorre ritagliarsi il proprio spazio vitale e tenere fuori il vampiro per quanto possibile, senza farvi trascinare nella loro perenne sofferenza.
E voi ci credete che esistono?

Ama e fai ciò che vuoi

Una citazione che trovo modernissima ed azzeccata anche se è stata pronunciata da un uomo di chiesa più di 1.500 anni fa.
Voglio premettere, in termini matematici, che io sto alla chiesa come un diabetico ad una torta sacher o come un astemio ad un negroni, ma questa citazione mi ha colpito davvero molto, ed anche nel fango si possono trovare delle perle.
Pensavo ad un’interpretazione in chiave moderna della frase del buon Agostino d’Ippona, vissuto nell’ultima metà del 300.
Oggi si tende ad essere educati, rispettosi, very social perchè la società lo richiede.
Esci ed incontri il vicino di casa che ti chiede: “Uè carissimo, come va?” Ovvio che il “carissimo” non è una manifestazione di particolare affetto o amicizia, perchè un lunedì mattina di pioggia a Milano porta solo bestemmie e “vaffanculo”, se ti va bene indifferenza, ma lo dice perchè non si ricorda come cazzo ti chiami. Al terzo o quarto “carissimo” inizia a considerare che non ti conosce nessuno e quindi sei autorizzato a non rispondere neppure. Fa ciò che vuoi. Ma ama.
Scrivi qualcosa su facebook, ricevi messaggi whattsapp, bè devi ricambiare, mettere un like anche se neanche hai letto o capito ciò che scrivono, ciò è molto social e… se tu dai un like a me io poi dò un bel like a te… c’est la vie.
Sapete che vi dico? Fanculo! Non è necessario rispondere a tutti, essere social, educato, ossequioso, rispettoso delle regole.
Quindi seguite la regola del buon Sant’Agostino: Fate il cazzo che volete senza però offendere e danneggiare nessuno. Se qualcuno si offende perchè non hai risposto il problema è suo e non tuo.
Ho reinterpretato il concetto in un modo un pò più crudo ed adeguato ai tempi, ma si sa che i tempi sono cambiati…

Punti di vista

Sapete quali sono le due parole più inutili e dannose di tutti i vocabolari del mondo? Avere ragione.
Avere ragione non esiste. Ogni essere umano sulla faccia della terra ha ragione. La “sua ragione” ovviamente. E’ una visione di come il mondo dovrebbe essere secondo lui e, dal suo punto di vista, è l’unica che esiste e voi non potete farci nulla.
La vita è fatta però di relazioni, di incontri, di confronti e quindi questi sette miliardi (circa) di ragioni si incontrano, si scontrano e si interfacciano in maniera più o meno civile.
L’avere ragione è alla base delle guerre, dei divorzi, dei tradimenti, delle amicizie finite e, a volte, con una maschera di ipocrisia, anche delle storie d’amore.
Siamo tanto stupidi da credere di essere i depositari della verità e chi non la pensa come noi, se siamo persone civili, dissentiamo e rispettiamo, altrimenti lo distruggiamo se ne abbiamo il potere.
Il capo ha sempre ragione, il cliente ha sempre ragione… ma è una ragione ipocrita e falsa perchè deriva da un rapporto di dipendenza che il più delle volte non ci consente di esprimere le nostre idee.
Perchè mai siamo così stupidi da credere che il mondo sarebbe migliore se tutti la pensassero come noi? Vi rendete conto quanto sia assurdo? Se così fosse non ci sarebbe stata nessuna evoluzione, saremmo ancora dell’idea che la terra sia piatta e che sia al centro dell’universo.
E qui interviene il più enorme spreco di energie che un essere umano stupido possa mettere in pratica: cercare di “convincere” gli altri che lui ha ragione e gli altri torto.
Cerchiamo inutilmente di trasformare gli altri in ciò che non sono e non possono essere invece di lasciare la libertà delle loro idee.
Ne risente la pace, quella degli altri, ma soprattutto la nostra perchè è una lotta contro i mulini a vento. Io non sono e non potrò mai essere nella mente di un altro, anche se è la persona a me più vicina del mondo e la cosa più nobile che possa fare è rispettare le sue idee, sforzarmi di capirle, anche se le ritengo sbagliate (per me), ma soprattutto cercare di capire perchè, cosa ha vissuto per pensarla così. Questo è rispetto.
E questo risulta il più delle volte impossibile, perchè le idee sono il frutto di anni ed anni di vita e di esperienze, diverse per ognuno di noi, un mosaico di intrecci umani e di sentimenti che neanche il più elaborato dei computer potrebbe decifrare, quindi non ci resta che il rispetto che DEVE avere la meglio sul cercare di “avere ragione”.
Costringere qualcuno al cambiamento non cambierà mai nulla e se vogliamo bene a qualcuno dovremmo rispettare le sue scelte anche se pensiamo che siano del tutto sbagliate.
Io, ad esempio, ho una anziana madre a cui sono profondamente legato ma che è la persona più distante da me per convinzioni ed idee, per lei la vita è solo una ed è quella che ha scelto, permeata di religione (cattolica) e di assiomi che non si discutono, guai a contraddirla. In fondo ha ragione, chi sono io per cercare di farle cambiare idea?
In fondo la verità esiste indipendentemente dal fatto che ci crediamo o no, mentre una credenza esiste soltanto fin quando ci si crede. E molto spesso si tende a confondere la ricerca della verità con il tentativo di avere ragione…

La giostra

Rispolvero un vecchio scritto di qualche anno fa a cui sono molto affezionato…

A volte ho l’impressione che vivere la vita di tutti i giorni sia come essere su una giostra. Sei sempre in movimento, è un giro che non finisce mai, spesso sali ad occupare il posto che trovi libero o più vicino oppure dove gli altri ti indirizzano, difficilmente ti siedi al posto che vorresti. O forse è dovuto al fatto che ci sali da bambino e quindi sono i tuoi genitori a scegliere quel posto che loro ritengono più bello o più sicuro. Macchine dei pompieri, ambulanze, cavalli, moto…la giostra è una metafora della vita in cui difficilmente puoi scegliere il posto su cui fare quel giro che ti è toccato.

Anche io sono salito su un posto che non avrei scelto se fossi stato libero di scegliere. All’inizio ti piace comunque, l’ebbrezza del girare, il mondo che ti passa davanti, le grida degli altri, ma dopo un po’ ti rendi conto che la cosa si fa monotona, che il paesaggio è sempre uguale, che rincorri e vieni rincorso ma, in fondo, resti sempre dove sei.

Allora pensi di scendere, vorresti vedere come è il mondo visto da un’altra prospettiva. Ma se gli altri ti vedono scendere mentre la giostra sta girando pensano che tu sia pazzo…non si può scendere dalla giostra, non è permesso farlo. Ti sei guadagnato questo giro, hai occupato un posto e adesso devi aspettare che il giro finisca, poi potrai lasciare il posto ad un altro.

Chi sta girando è felice, spaventato, preoccupato, sereno, agitato ma a nessuno viene in mente di scendere. Io ho deciso di scendere, di vedere il mondo con i piedi per terra, non sulla pedana rotante della giostra, manovrata da chi non vuole che tu interrompa quello che ti è stato assegnato. Non funziona così. Rischi di farti male. Il mondo è fatto da tante giostre, ogni città in cui viviamo lo è, più grande o più piccola, in una fiera di paese o in un luna park e chi non ha un posto sulla giostra è un folle, un emarginato.

Ma io l’ho fatto, sono riuscito a scendere indenne e sto guardando il mondo con altri occhi. E mi rendo conto che il mondo, la vita è completamente diversa vista da quella prospettiva. Posso guardare tutto ciò che mi sta attorno con calma, con i miei tempi, fermarmi quando voglio, proseguire quando mi va. Sulla giostra no, devi girare alla velocità di chi manovra e la prospettiva che hai è sempre la stessa, fatta di cose che ciclicamente ritornano sempre.

E guardi anche chi è rimasto sulla giostra…e ti chiedi come hai fatto a rimanerci per tanto tempo, rinunciando alla possibilità di scandire da solo i ritmi della tua meravigliosa esistenza…

Avere fede

A volte vorrei avere meno tempo a disposizione per pensare, perchè se hai un cervello che PENSA hai una pistola carica e devi essere sicuro di saperla usare altrimenti rischi di ammazzarti. Ecco quindi che prende forma il concetto che certe menti sono caricate ad acqua ed altre hanno proiettili pericolosi, l’importante è non rivolgere mai l’arma contro se stessi… bè se è caricata ad acqua fate pure senza problemi.
Voglio specificare che non dico questo per una forma di “superiorità” di certe menti rispetto ad altre, assolutamente no, non esiste superiorità di nessuno rispetto ad un altro, solo differenti maturità animiche, lo dico perchè mi è partito un colpo, mi sono fatto male e ne sto pagando le conseguenze. Non vi dirò di più (per il momento).
Ma qui si innesta il topic di questo post, ed il ragionamento potrà sembrare duro da seguire. O blasfemo da parte dei benpensanti.
Partiamo da un assunto che potrebbe essere discutibile ma in cui mi sento di credere: “O hai fede o ragioni, non puoi fare entrambe le cose”. Ciò starebbe a significare che la fede sarebbe una prerogativa delle anime “semplici”, le quali, non avendo contezza dei reali segreti della vita, si affidano a qualcosa o qualcuno al di sopra di tutto, confidando nei suoi buoni uffici per ottenere ciò che desiderano più ardentemente.
Ma è davvero così?
Un mente razionale direbbe subito che sono cazzate senza senso, che lassù nell’alto dei cieli non c’è nessuno e che credere a certe favole raccontate da gente vestita di bianco o di nero con una croce al collo è pura follia. Ed io sono tra questi.
Ma è solo una questione di prospettiva. Non credo nei partiti politici, nel tifo calcistico, in ogni schieramento umano che affermi “o sei con noi, o contro di noi”.
Quindi se ragioniamo in termini religiosi (il termine “religione” deriva da “religare” che vuol dire legare, vincolare gli uomini sotto lo stesso culto), il concetto non mi sta bene, non mi va di farmi “religare” da nessuno, se non da una bella donna…
Ergo, se devo avere fede dovrei credere a tutto quello che mi raccontano, affidandomi ad un percorso già tracciato ed interpretato da altri sui grandi misteri della vita e sull’esistenza di Dio? No, grazie! Non è un Dio con la barba bianca che sta seduto su una nuvola incazzato e pronto a punire chi non si comporta come dice lui a cui credo.
Ma proviamo per un attimo a superare quelle interpretazioni, quelle bandiere religiose che fanno di qualcuno un cristiano, un ebreo, un musulmano, un buddista o un induista… ognuno di loro ha fede, crede in qualcosa che non può però essere così diverso come vogliono farci credere. Se Dio esiste non può essere che Uno e quindi le lotte sono inutili e dannose e servono solo a metterci gli uni contro gli altri e non è questo che un vero Dio vorrebbe.
Sarebbe vero se ragionassimo in termini di religioni, ma non è vero se andiamo oltre le bandiere e le stesse religioni perchè un Dio o qualcosa di simile ci deve essere per forza.
Quindi se mi offrite un Dio preconfezionato, chiavi in mano, che offre un pacchetto di “viaggio salvezza” nello stile “prendere o lasciare” non posso che mandare a fare in culo chi lo fa.
Ma qualcosa o qualcuno c’è, non è possibile che tutto sia frutto del caso, ce lo conferma la scienza che ha dimostrato che se, ad esempio, l’inclinazione del nostro piccolo pianeta fosse stata diversa di un solo grado, la vita non esisterebbe ed a questa variabile esemplificativa ne dovremmo aggiungere talmente tante altre, nella creazione dell’Universo, che le possibilità di esistere come esseri umani diventerebbero pari a zero.
Poi è venuta fuori, nell’ultimo secolo, la fisica quantistica che ha dimostrato il “collasso della funzione d’onda” stabilendo che la realtà esiste solo nel momento in cui la osserviamo, facendo collassare le infinite possibilità teoriche di ciò che potremmo sperimentare in una determinata situazione allorquando ce ne convinciamo…
Non mi addentro nel discorso perchè sarebbe troppo complesso e confesso di non capirlo appieno neanche io (fior di premi Nobel si stanno scervellando sul punto), ma allora stai a vedere che, se possiamo materializzare la nostra vita da un numero infinito di possibilità, siamo noi il vero Dio…

Destino e libero arbitrio

Credo che sia una domanda che tutti noi ci siamo posti almeno una volta nella vita ed è indubbio che la risposta sarebbe risolutiva sul nostro modo di affrontare l’esistenza che stiamo vivendo su questa terra. Quanto di quello che ci accade viene deciso da noi e quanto, invece, è frutto di casualità o di un destino prestabilito? Immaginate che importanza avrebbe conoscerne la risposta. In fondo tutti noi viviamo la nostra quotidianità come se puntassimo sull’esistenza del solo libero arbitrio, profondamente convinti di essere sempre noi a scegliere, in ogni momento, quello che ci va di fare in base a gusti, volontà e preferenze, con le dovute eccezioni, naturalmente, dettate dalle più radicate convenzioni sociali e dalla legge.
E se, invece, fosse proprio vero il contrario? Se questo “giro di vita” fosse preordinato proprio per farci vivere quelle esperienze, belle o brutte, che portano la nostra anima verso quel percorso di maturazione a cui tutti saremmo destinati in base alle convinzioni di molte ideologie mistiche orientali? Se fosse tutto frutto di quel “grande disegno” che a tutti sfugge ma che potrebbe senza dubbio essere possibile?
Personalmente non credo che quest’ultima ipotesi sia del tutto da scartare, anzi la ritengo la più plausibile. In questo caso dovremmo davvero rivedere il nostro stile di vita. A questo punto dannarsi l’anima e rovinarsi la vita per raggiungere dei propositi che ci siamo prefissati potrebbe risultare del tutto inutile. Incazzature, stress, delusioni, progetti naufragati…potrebbe tutto far parte di un destino che noi non conosciamo ma che ci appartiene inesorabilmente e contro cui non possiamo andare. Osho diceva: “Ciò che dovrà accadere accadrà. E tu hai una sola scelta: andarci insieme o andarci contro”.
Andarci insieme significa accettare, razionalizzare e capire che il destino sceglie spesso strade tortuose per condurci alla meta, che non sono quasi mai quelle che noi abbiamo scelto. A questo proposito c’è una storia zen molto significativa: “C’era una volta un contadino cinese il cui cavallo era scappato. Tutti i vicini quella sera stessa si recarono da lui per esprimergli il loro dispiacere: “siamo così addolorati di sentire che il tuo cavallo è fuggito. E’ una cosa terribile”. Il contadino rispose: “Forse.” Il giorno successivo il cavallo tornò portandosi dietro sette cavalli selvaggi, e quella sera tutti i vicini tornarono e dissero: “Ma che fortuna! Guarda come sono cambiate le cose. Ora hai otto cavalli!” Il contadino disse: “Forse.” Il giorno dopo suo figlio cercò di domare uno di quei cavalli per cavalcarlo, ma venne disarcionato e si ruppe una gamba, al che tutti esclamarono:“Oh, poveraccio. Questa e’ una vera disdetta” ma ancora una volta il contadino commentò: “Forse.” Il giorno seguente il consiglio di leva si presentò per arruolare gli uomini nell’esercito, e il figlio venne lasciato a casa per via della gamba rotta. Ancora una volta i vicini si fecero intorno per commentare: ”Non è fantastico?” ma di nuovo il contadino disse: “Forse.”
Noi tutti facciamo delle libere scelte (libero arbitrio), o almeno pensiamo di farle, ma è anche vero che ci accadono spesso cose che non scegliamo (destino). Ciò potrebbe essere dovuto al nostro karma, quel bagaglio pesante ed invisibile che tutti ci portiamo dietro come risultato di tutte le esperienze della nostra anima immortale. La chiave di tutto, quindi, sta nella consapevolezza, per cui, in tutto ciò che ci accade, bisogna essere consapevoli e semplicemente accettare imparando la lezione. Ma non in modo passivo affermando “è il mio karma e non posso farci niente”, ma scegliere come reagire, usando quell’evento come stimolo per migliorare noi stessi esteriormente ed interiormente. Un karma negativo può essere mitigato dalla nostra consapevolezza o dalle nostre buone azioni, o semplicemente dalla nostra consapevolezza.
Neale Donald Walsh, nel suo libro “Conversazioni con Dio”, afferma che l’anima sceglie tavolozza, colori e tela, indirizzando la vita in diversi modi, ma siamo noi, alla fine che dipingiamo il quadro. Destino e libero arbitrio possono quindi coesistere in questi termini. Possiamo fare alcune scelte ma solo con il materiale che ci è stato dato a disposizione. Se siamo nati alti 1,60 non possiamo lamentarci di non poter diventare delle stelle del basket. Peraltro, l’indirizzo e gli apprendimenti della nostra esistenza, ci si ripresenteranno tante volte quante ne serviranno per capirli ed accoglierli, dapprima in modo dolce, successivamente, poi, se ci ostiniamo ad ignorarli, in modo sempre più severo attraverso attriti e sofferenza. Sta a noi avere l’intelligenza di comprendere i segni distintivi del cammino ed accettarli per quello che sono.
Scrolliamoci di dosso quella visione limitata che continua a caratterizzare ed avvelenare le nostre esistenze, ed impariamo a guardare oltre l’orizzonte. Quando vedete un’isola viene da dire: “Ecco un’isola!”, ma vi sbagliate. Togliete l’acqua, e vedrete che l’isola è collegata alla terraferma.

AAA cercansi sognatori

Non vorrei sembrare monotematico sul tema ma in questo periodo va così.
Ho la sensazione continua che mi sto perdendo qualcosa. Ti svegli al mattino e ti senti quasi in trappola perchè sai che non potrai fare durante la giornata appena iniziata tutto ciò che vorresti fare. Non mi riferisco ai sogni comuni di ricchezza e cazzate tipo lampada di Aladino nel senso di trovare una Ferrari sotto casa o roba del genere. No, è qualcosa di più sottile, si tratta di fili invisibili e subdoli che ti legano ad una routine massificata che ti porta al lavoro, al supermercato, in posta e, se ti va bene, a qualche festa dove parlerai di cose stupide con gente stupida.
Sarò pessimista ma non ce la posso fare a continuare a solcare queste praterie deserte che tutti chiamano “vita”.
Io amo la vita, forse le chiedo un pò troppo e lei, poverina, si rende conto che non può darmi di più perchè mi reputa ingordo, non mi accontento di quel poco che offre e sento la sua voce sottile che mi sussurra: “ma come mai non ti accontenti come fanno tutti?”
Vorrei risponderle che lei può dare molto di più, che forse si è impigrita a furia di accontentare desideri banali, come un mago a cui chiedono di far apparire una colomba dal cilindro, perchè la vita può compiere davvero magie se sappiamo risvegliarla.
Sotto la cenere di ognuno di noi cova un fuoco che non aspetta altro di essere alimentato, per liberare le fiamme di una passione che caratterizza l’anima di tutti, solo che noi non alimentiamo più quel fuoco e lui si è quasi spento.
E qui nasce quella lotta senza quartiere tra noi e la nostra anima che vuole emergere e farci essere ciò che siamo invece che dei nomi con un ruolo ed un solco stabilito alla nascita.
Ed è proprio quel solco che ad ogni risveglio mi sta stretto, perchè vorrei conoscere qualcuno che sappia parlare col cuore e con gli occhi invece di incontrare ovunque persone che ti chiedono “come va?” quando è ovvio che non gliene frega un cazzo. Chiedo troppo?
Lo so, così si vive male. Aspettare una luce in un tunnel è forse un’utopia ma sono un sognatore e voglio credere che alla fine di quel tunnel la luce ci sia e, come diceva John Lennon “you may say I’m dreamer, but I’m not the only one”.
AAA cercansi sognatori, so che non ce ne sono molti ma io non perdo la speranza e continuo a cercare perchè accontentarsi del “meno peggio” non è mai stata la mia filosofia.
C’è un filosofo contemporaneo che si chiama Igor Sibaldi (non so se qualcuno ne ha mai sentito parlare), lui parla di una caratteristica di questo periodo che si chiama “speciazione”. Questo concetto mi ha molto affascinato e credo sia una verità sottile che sta segnando un periodo particolare per poche persone…
Il futuro è tutto da scoprire anche se il presente non ci piace…

Ho sognato

Ho sognato di essere un uomo e di poter vivere la mia vita, ma mi sono accorto che quella vita non era la mia perchè mi era stata donata da altri e chissà quale magica e misteriosa congiuntura ha fatto in modo che io sia apparso in un determinato luogo in quel determinato tempo. Tutto questo ha causato il fatto che io mi sia interfacciato con determinate persone ed abbia ricevuto un’educazione che magari non era proprio in linea con la mia anima che viene chissà da dove e che è il vero mistero irrisolto.
Non siamo noi a scegliere, e questo giro di giostra o ce lo facciamo piacere rinunciando al nostro vero io, oppure soffriamo non dando ascolto alla nostra più intima natura che vorrebbe essere qualcosa di diverso in un luogo diverso.
E’ raro che che la pallina di una roulette caschi proprio nel posto su cui avete scommesso, le possibilità sono davvero molto ridotte e quindi non vi resta che continuare a scommettere finchè quella dannata pallina finisca nel posto giusto e che vi dia la felicità che meritate.
Tutti noi abbiamo questa possibilità ma la maggior parte si alza dal tavolo prima che ciò accada perchè ha paura di perdere quel poco che ha, commettendo l’errore più grande che si possa commettere nella vita: accontentarsi.
Se non mettete in gioco tutto ciò che avete non potrete mai ottenere tutto ciò che avete sempre sognato.
Ecco perchè esistono persone che sono infelici, tristi, a volte depresse; sono coloro che hanno ucciso la loro anima, soffocandola e costringendola in un mondo che non è il suo perchè lei è potente e se non la ascolti te la fa pagare cara.
Sembra tutto così semplice… nasci, cresci, ti sposi con qualcuno che credi vicino ed invece è lontano anni luce (te ne accorgi solo quando è troppo tardi), ma lo hai fatto solo perchè era la prima scelta vicina e quindi non hai saputo aspettare, come accade in tutte le cose della vita, anche quando fai acquisti futili. Come in basso, così in alto…
La vita è una cosa complicata e meravigliosa di cui abbiamo capito poco o nulla e restiamo legati sempre a ciò che quel giro di carte ci ha destinato senza chiederci se esista qualcosa di più, qualcosa che ci renda davvero felici perchè il primo giro non ci basta, non fa per noi.
Allora non dobbiamo arrenderci, dobbiamo combattere, dobbiamo rinunciare a quello che altri ci hanno preparato e che ci hanno convinto che sia giusto perchè ciò che è adatto a qualcuno non è detto che lo sia per noi.
Se la natura o chi per lei ci ha creato unici e diversi l’uno dall’altro non dobbiamo uniformarci e diventare un gregge, ma dobbiamo avere il coraggio di cercare la nostra strada, ognuno la sua, perchè ogni strada è diversa da quella degli altri e dobbiamo vedere come nemici quelli che cercano di uniformarci in una massa che alla fine diventa facile da controllare.
La vita non è facile, anzi è vero il contrario ma se vi osservate dentro senza timori scoprirete che i vostri desideri sono spesso soffocati per un compromesso che non fa parte della vostra vera felicità…

Elogio della menzogna

Mi chiedete chi sono? Sapete che se dovessi rispondere conformemente al mio carattere dovrei mentirvi, ma stavolta voglio fare un’eccezione e raccontarvi la verità su ciò che effettivamente sono.
Sono colei che regge il mondo, che fa in modo che ancora le vecchie istituzioni si reggano in piedi, che le famiglie stiano ancora insieme, che le amicizie non vengano gettate quasi tutte nel cesso, insomma che ci si possa ancora guardare in faccia l’uno con l’altro.
Senza di me crollerebbe tutto il sistema. Immaginate un sistema in cui i politici dicano sempre la verità, un mondo in cui mogli e mariti non si raccontassero mai bugie, un ambiente in cui si sia costretti a dire tutto ciò che ci passa per la testa, ve lo immaginate?
Ci sarebbero ovunque guerre, rivolte, divorzi, solitudine ed odio. Non siete pronti per un mondo governato da mia sorella la verità. Lei si accontenta della passerella che tutti voi le concedete, è sempre sotto i riflettori lei, e si bea di questo suo ruolo che le avete concesso, ma sapete che anch’esso è falso come tutto il mondo che vi siete costruiti. Lo fate per comodità e per il bene comune, le concedete un posto in prima fila per ingannarla e cercare di farle credere che è lei la primadonna, ma dentro di voi sapete bene che la vera star sono io, che senza di me non avreste nemmeno un futuro. Lei, senza di me, neppure esisterebbe.
Siete tutti bugiardi, iniziate a mentire da neonati, iniziate con le bugie innocenti quando strillate per un pò di fame e finite per raccontare frottole pietose per cercare di ottenere ciò che credete vi dia la felicità.
Mentite ogni giorno, ogni ora, da svegli ed anche nel sonno, per voi è il miglior modo di difendervi ed in questo modo vivete.
Vi nascondete dietro il fatto che mentire è necessario, e più mentite più apparite brillanti ed ispirate fiducia. Avete imparato a farlo con arte e quell’arte ve l’ho donata io.
Mentire è nella vostra natura, è scritto nel vostro DNA. Io sono nata con voi, quando avete avuto la prima necessità di procurarvi del cibo o un partner. Vi ho donato un cervello più sviluppato proprio per avere la capacità di ingannare il prossimo e per avere il sopravvento l’uno sull’altro. Io sono colei che ha diviso il mondo. Pensate che prima riuscite a dire menzogne e più siete considerati intelligenti quando siete bambini. Più siete sinceri e più venite considerati stupidi. So che vi piaccio.
Ma la mia più grande e somma opera d’arte è quando vi ho insegnato a mentire a voi stessi, e qui siete sprofondati in un baratro senza fine, al punto che non riuscite più a distinguere neanche per voi la verità dalla bugia. Certo vi state facendo del male, ma io non posso morire svelandovi il segreto. sarebbe la mia ed anche la vostra fine.
In fondo io sono neutra, nè cattiva nè buona, è l’uso che voi ne fate che può essere deprecabile e voi avete esagerato, come sempre.
Mi avete dedicato trattati e favole da leggere ai vostri bambini, quella del burattino con il naso lungo mi ha molto divertito, la trovata del cavallo di Troia è stata un capolavoro ma è solo l’ennesima dimostrazione che io sono la forza, il mezzo senza il quale nessuno può avere la meglio sull’altro.
Ma volete sapere qual’è l’apoteosi del mio lento e corrosivo lavoro? Che coloro che fra di voi sono i paladini della verità sono i miei più fedeli sudditi. Mi hanno dedicato addirittura molte religioni e ne hanno fatto una bandiera di verità quando dovrebbero confessare che sono i vessilli della più grande delle menzogne.
Devo confessare che mi ero posta dei limiti per concedervi una vita più comoda ma voi li avete superati e mi avete concesso molto di più di quanto sperassi, su questo mi avete battuto.
Persino ciò che voi chiamate amore senza di me non potrebbe sopravvivere.
Non dimenticate mai che anche la sincerità, a volte, può essere una forma di bugia.
Adesso vado, ma forse non sto dicendo la verità…

Riflessioni

Avete mai osservato l’incredibile coesione ed armonia del volo sincronizzato degli stormi di uccelli nel cielo? O quei banchi di pesci dove ogni singolo sembra coordinato alla perfezione con gli altri come se fossero tutti guidati da una singola mente? Sono costituiti da molte decine di migliaia di elementi ma assumono forme assolutamente armoniose, si aprono e poi si ricompattano in una danza vitale che noi uomini facciamo fatica a comprendere.
Sia pesci che uccelli non sono “guidati” dai segnali di un “capo-formazione”, sarebbe impossibile effettuare certi movimenti sincroni e continui su input di segnali acustici o visivi. Allora come si spiega?
E’ possibile che sia la manifestazione in natura di un fenomeno per ora verificato solo negli studi di fisica quantistica sull’infinitamente piccolo? Sto parlando dell’entanglement, qualcosa di cui siamo venuti a conoscenza nei laboratori ma che potrebbe essere uno dei pilastri delle leggi della natura.
Questo “intreccio” potrebbe avere manifestazioni palesi anche nel mondo macroscopico e soprattutto in quello psichico. Gli animali lo usano abitualmente, noi no.
Ci troviamo spesso di fronte ad un fenomeno che opera su vasta scala e che ci mostra palesemente in che mare di ignoranza abbiamo vagato per secoli ed in cui andiamo ancora alla deriva.
Ma è tutto normale se ci rendiamo conto di vivere in uno stadio di civilizzazione e di evoluzione di coscienza e conoscenza scientifica che si trova ancora in una fase molto arretrata. Non si può negare che si siano fatti grandi progressi tecnologici, siamo riusciti a gettare uno sguardo in zone inesplorate dell’universo infinito, abbiamo l’intero pianeta in una comunicazione simultanea in ogni momento, siamo arrivati a mettere piede su pianeti lontani (anche se considerare “lontana” una distanza nell’ambito del nostro sistema solare è come mettere un piede oltre la soglia di casa rispetto alle dimensioni dell’Universo), stiamo muovendo i primi passi nella manipolazione genetica, ma l’errore che si è fin qui compiuto è stato quello di concentrarci esclusivamente sul mondo della materia, ciò in cui viviamo e sopravviviamo. Abbiamo imparato a riempire smodatamente il nostro stomaco, cerchiamo piaceri impossibili nella nostra ingordigia di accumulazione del denaro, e siamo talmente presi dalla nostra forsennata ricerca del piacere e delle brame di potere che ci siamo completamente dimenticati della natura duale dell’universo: mente e materia, che interagiscono perennemente tra di loro, con una netta predominanza della prima sulla seconda. Forse crediamo di dominare la materia ma siamo dominati dalla mente e quindi siamo schiavi di qualcosa che la stessa mente potrebbe aver creato. L’entanglement quantistico, quella comunicazione biologica dei pesci e degli uccelli di cui ho detto prima, la telepatia, la telecinesi, e tutto ciò che coinvolge la psiche, lo abbiamo considerato una anomalia di cui non parlare, ma esiste ed è la dimostrazione di un regno metafisico che non riusciamo a comprendere e spiegare per cui lo neghiamo. Ma è fisica, non metafisica. E’ la parte sommersa di un iceberg che solo adesso stiamo iniziando ad intravedere e che ci porterà a scoperte inimmaginabili, un “risveglio” dopo un torpore durato migliaia di anni in uno stato di ibernazione che sembrava non finire mai.
Qualcosa di davvero grande governa la nostra realtà. Nei secoli gli uomini lo hanno chiamato “Dio”, in mille modi diversi, perchè tale realtà la sentiamo ma non la capiamo. Ma la strada è aperta ed abbiamo cominciato ad intravedere che possiamo unire quel “sentire” al “capire” certe dinamiche che fanno parte di una realtà vastissima che pervade l’universo intero.

Wabi – Sabi

Credo che la lettura sia davvero un cibo per l’anima. Si condividono pensieri e stati d’animo unici che ci trasmettono sensazioni che la nostra anima riconosce come “sue” senza bisogno di rileggerle. Risaltano immediate, tutto qui.

E’ quello che mi sta succedendo durante la lettura di un libro che avevo sempre messo in disparte con la classica affermazione “lo leggerò dopo”.

Il lettore compulsivo, alla cui categoria appartengo, lo riconosci dal fatto che compra più libri di quanti sa di riuscirne a leggere. Li prende e li mette da parte come farebbe uno scoiattolo con le noci o Zio Paperone con le monete d’oro e sta li a guardarseli pregustando il momento di quando arriverà il loro turno.

Il libro in questione è “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery, una scrittrice francese che ha creato un piccolo capolavoro, delineando figure umane di una bellezza e poesia incredibili, nel bene e nel male. Ve lo consiglio.

Nel corso della narrazione mi sono imbattuto in un concetto che mi ha molto colpito, proveniente dalla cultura giapponese. Il wabi-sabi.

Allora cos’è il wabi-sabi? Per gli abitanti del Sol levante è un concetto indefinibile, che riguarda uno stato d’animo e non qualcosa di concreto. Un giapponese stesso lo ha definito come il tentativo di spiegare, in termini fisici, il gusto del cioccolato a chi non lo ha mai assaggiato, attraverso la sua forma ed il suo colore.

Il wabi-sabi è una visione del mondo, fondata sull’accoglimento della transitorietà delle cose, derivata dalla dottrina buddista sull’impermanenza di tutte le cose e dai concetti taoistici.

I termini sono intraducibili, come spesso accade per gli ideogrammi orientali, ma il concetto che ho trovato più significativo è associato a quello che è stato uno dei più grandi architetti della storia, Frank Loyd Wright, il quale sosteneva che una costruzione o, in generale, una cosa, dovrebbe comunque avere in se una sua bellezza. La quale non deve derivare dalla forma e dal modo con cui è costituita, nè da cosa le si mette sopra per abbellirla.

E’ la bellezza delle cose imperfette, grezze, senza inutili aggiunte estetiche; la bellezza delle cose semplici, umili e modeste, con tutte quelle particolarità e stranezze che aggiungono eleganza ed unicità a qualsiasi cosa. E’ collegato alla semplicità della cerimonia del tè.

Un documento zen dei primi dell’800 riporta questa definizione: “Wabi significa che, anche nelle ristrettezze, non nasce alcun pensiero di disagio. Anche nelle difficolta’, l’individuo non e’ mosso da alcun sentimento di bisogno. Anche di fronte al fallimento, uno non pensa all’ingiustizia. Se ti senti prigioniero delle ristrettezze, se ti lamenti delle cose che non hai come privazioni, se ti lamenti perche’ le cose non sono andate per il tuo verso, questo non e’ wabi”.

E’ un’elogio dell’imperfezione ed io la trovo una cosa meravigliosa…

Tempo

Il tempo è un’idea, una percezione intima e personale che cambia da persona a persona. Non credo esista un concetto più diverso eppure uguale del tempo.

Esso sembra uguale per tutti, corre alla stessa maniera e non risparmia nessuno. Ma chi ha bisogno di sapere che ore sono deve portare il tempo con sè e, di conseguenza, possedere un orologio. Ma anche gli orologi non segnano mai la stessa ora, ognuno ha la sua ora diversa, quindi ha la sua stima personale del tempo. Ognuno crede che il “suo tempo” sia quello giusto, quello a cui rifarsi per tutto ciò che ha da fare e fa dipendere la propria vita da quei ritmi. Ed infatti in un attimo si nasce ed in un attimo si può morire.

Se il tempo si libera si trasforma. Un tempo breve arriva ad essere scomposto e suddiviso in frazioni sempre più piccole. Per chi corre i 100 metri ogni frazione di secondo è vitale, per chi ha libertà, una frazione di secondo non esiste neppure.

Il tempo è come il mercurio: se lo spargi, tende a ricompattarsi di nuovo, ritrovando la sua integrità.

L’uomo ha creduto di domare e possedere il tempo, rinchiudendolo nei suoi orologi. Qualcuno ha detto che conosciamo bene il valore di un orologio, ma non conosciamo affatto il valore del tempo che esso misura.

Se liberi il tempo scoprirai che scorre in maniera diversa a seconda delle persone. Per alcuni è lento e viscoso come pece, per altri fugge via ed è il metro con cui misurano la vita che passa. Ammazzare il tempo è un pò come suicidarsi quindi.

Le più grandi menti della storia, dagli antichi filosofi greci ai più moderni scienziati fino ad Einstein, hanno cercato di definirlo, di dargli una definizione, di imbrigliarlo in un concetto di fissità che fosse valido nel… tempo. Ma come si fa a fermare il concetto di tempo? Se non puoi fermare lui, come puoi fermare ciò che esso è?

Sant’Agostino diceva, a chi gli chiedeva cos’era, che se nessuno glielo domandava lo sapeva, ma nel momento in cui gli ponevano la domanda non lo sapeva più.

Il tempo ci rende socialmente accettabili se siamo puntuali e riprovevoli se siamo ritardatari, il tempo è croce e delizia degli innamorati e cambia a seconda della sedia su cui sei seduto, se su una sdraio in spiaggia o sulla poltrona del dentista.

Il tempo passa? No, lui resta. Siamo noi che passiamo senza aver capito nulla.