Wabi – Sabi

Credo che la lettura sia davvero un cibo per l’anima. Si condividono pensieri e stati d’animo unici che ci trasmettono sensazioni che la nostra anima riconosce come “sue” senza bisogno di rileggerle. Risaltano immediate, tutto qui.

E’ quello che mi sta succedendo durante la lettura di un libro che avevo sempre messo in disparte con la classica affermazione “lo leggerò dopo”.

Il lettore compulsivo, alla cui categoria appartengo, lo riconosci dal fatto che compra più libri di quanti sa di riuscirne a leggere. Li prende e li mette da parte come farebbe uno scoiattolo con le noci o Zio Paperone con le monete d’oro e sta li a guardarseli pregustando il momento di quando arriverà il loro turno.

Il libro in questione è “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery, una scrittrice francese che ha creato un piccolo capolavoro, delineando figure umane di una bellezza e poesia incredibili, nel bene e nel male. Ve lo consiglio.

Nel corso della narrazione mi sono imbattuto in un concetto che mi ha molto colpito, proveniente dalla cultura giapponese. Il wabi-sabi.

Allora cos’è il wabi-sabi? Per gli abitanti del Sol levante è un concetto indefinibile, che riguarda uno stato d’animo e non qualcosa di concreto. Un giapponese stesso lo ha definito come il tentativo di spiegare, in termini fisici, il gusto del cioccolato a chi non lo ha mai assaggiato, attraverso la sua forma ed il suo colore.

Il wabi-sabi è una visione del mondo, fondata sull’accoglimento della transitorietà delle cose, derivata dalla dottrina buddista sull’impermanenza di tutte le cose e dai concetti taoistici.

I termini sono intraducibili, come spesso accade per gli ideogrammi orientali, ma il concetto che ho trovato più significativo è associato a quello che è stato uno dei più grandi architetti della storia, Frank Loyd Wright, il quale sosteneva che una costruzione o, in generale, una cosa, dovrebbe comunque avere in se una sua bellezza. La quale non deve derivare dalla forma e dal modo con cui è costituita, nè da cosa le si mette sopra per abbellirla.

E’ la bellezza delle cose imperfette, grezze, senza inutili aggiunte estetiche; la bellezza delle cose semplici, umili e modeste, con tutte quelle particolarità e stranezze che aggiungono eleganza ed unicità a qualsiasi cosa. E’ collegato alla semplicità della cerimonia del tè.

Un documento zen dei primi dell’800 riporta questa definizione: “Wabi significa che, anche nelle ristrettezze, non nasce alcun pensiero di disagio. Anche nelle difficolta’, l’individuo non e’ mosso da alcun sentimento di bisogno. Anche di fronte al fallimento, uno non pensa all’ingiustizia. Se ti senti prigioniero delle ristrettezze, se ti lamenti delle cose che non hai come privazioni, se ti lamenti perche’ le cose non sono andate per il tuo verso, questo non e’ wabi”.

E’ un’elogio dell’imperfezione ed io la trovo una cosa meravigliosa…

193 comments

  1. ^_^ ma guarda cosa ho trovato giringirando per il tuo blog!! Un post collegato al libro di cui abbiam parlato ieri.
    Tra le prime righe mi Ci ritrovo in pieno! Un disastro essere lettori compulsivi .. sopratutto quando si deve spolverarla libreria o il comodino stracolmo delle “prossime letture” 😉
    Per quanto riguarda il romanzo sai già che la pensiamo allo stesso modo: è indimenticabile.
    Della Barbery ho letto anche il suo primo “Estasi culinarie” , una chicca imperdibile che contiene più di una una sorpresa … e non aggiungo altro.

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    1. infatti ho preso spunto da uno dei dialoghi di madame Renee… io mi sono innamorato perdutamente di quel libro che è salito in vetta alla mia personalissima classifica… “estasi culinarie” l’ho appena scaricato sul Kindle e non vedo l’ora di gustarmelo… 😉

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  2. L’elogio dell’imperfezione. Non c’è nulla di più vero. Avere consapevolezza del momento e del cambiamento. Anni di letture sul buddismo e sono ancora qui che cerco di imparare. Per noi occidentali è a volte complicato compiere le nostre azioni e non pretendere poi immediatamente un profitto o uno stato di immediata felicità. Chi non vorrebbe essere felice? Sono i passaggi intermedi che ci possono portare a ciò, che normalmente sottovalutiamo. Ci manca la calma dell’attesa, la calma del pensiero, caro Gigi.
    Forse sono uscita fuori tema, non so, ma hai scritto un gran bell’articolo !

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  3. Molto difficile essere wabi. Ricordo di aver letto questo libro in una fase di lettura particolarmente compulsiva (funziono ad anni alterni e questo è un anno di magra) e che qualcosa mi aveva infastidita. Peraltro non ricordavo il passaggio particolare a cui fai riferimento, sicuramente profondo e saggio, ma su cui il mio attuale stato d’animo avrebbe da ridire😃. Ed è buffo perché so che domani, invece, potrei essere pienamente d’accordo con te e con l’autrice, a dimostrazione che, talvolta, la bellezza, anche quella che attribuiamo ad un libro, dipende da quanto siamo disposti a riconoscergliene in un determinato momento.

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    1. Questo è vero. Giudizi ed apprezzamenti cambiano con il tempo e con la nostra predisposizione a cogliere certi messaggi. Forse era destino che lo leggessi adesso…magari se lo avessi fatto quando è uscito non lo avrei apprezzato alla stessa maniera… 😉

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  4. Sera!io pure metto in coda i libri! Nora leggo dannati di cooper… Un po meno elegante del tuo!haha!
    Ho una amica giapponese che è un bel po piu grande di me! Devi vedere che donna!è bellissima elegante solare!
    Non puoi capire con che grazia mi ha raccontato la storia delle gheishe, del mondo della scuola e del lavoro in giapo e, del modo in cui essere donna, dove vanno le anime quando non ci siamo più!poi dice se succede qualcosa piangere e disperare non serve. Bisogna rimboccare manoche e ricostruire!
    La bellezza delle cose invisibili! Noi ci affanniamo sempre alla ricerca di qualcosa! Pure io voglio fare giro giro tronco! Haha

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      1. Ah guarda si! Continuiamo a fargli i dispetti a sto nostro povero mondo!
        Perô una bella casetta sull’albero sai che fica! Con la scaletta che tiri su quando non vuoi far entrare nessuno… O se non vuoi far scendere chi c’è la nascondi!
        😜

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      2. da ragazzino, con i miei amici, ci eravamo costruiti un rifugio su un albero, con l’aiuto dei più grandi. Era una cosa stupenda, lo ricordo ancora vividamente, una sensazione bellissima salirci su e stare lontani dal mondo dei grandi… 🙂

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  5. Il piacere dell’imperfezione è un pó come il piacere dell’incompiuto credo..
    sono essenziali.
    un altro scritto ricco di significato di cui ti ringrazio.
    quanto alla quantità di libri che possiedi, io che sono stata a casa tua, ti faccio notare che malgrado sia abbastanza capiente, presto o tardi i libri ti butteranno fuori…

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  6. un mese fa sono andata in libreria e ho comprato tre libri. tre settimane fa sono passata casualmente dalla libreria e ho comprato due libri. due settimane fa mi è sfuggito il mouse di mano e ho scarico tre ebook. ieri non sapevo che fare e sono andata in libreria a comprare due libri. ancora sono a leggere il primo. prossima settimana giuro non compro libri. certo.

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    1. il film infatti voglio vederlo. Ed al libro sono arrivato anche tardi, tanto è vero che tu mi hai più che “triplato”. Credo che anche io gli concederò almeno un bis… lo consiglierò anche a zio Carletto che è rimasto alle avventure di Pinocchio… 🙂

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  7. Credo che chiunque senta il bisogno di crescere interiormente, di evolvere, sia anche un lettore abbastanza compulsivo. Nella lettura si possono trovare spunti per riflettere, per osservarsi, tecniche da applicare nel nostro quotidiano per non farci portare in basso da emozioni pesanti ed inutili. Le parole sono anche frequenze con le quali possiamo risuonare. Se chi scrive cerca di plasmare le parole per trasmettere a chi leggerà le sue emozioni, allora da quelle parole passerà la tua emozione e se chi legge l’ha provata, entrerà in risonanza. E ti comprenderà oltre le parole. Leggendo questo post ho sentito la necessità di condividere l’emozione che rappresenta per te la scoperta prima e la Comprensione poi, al di là delle parole, del significato di wabi-sabi. Buona giornata Gigi

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      1. La sensazione della vibrazione, dell’essere in risonanza (o anche in dissonanza) con qualcosa o qualcuno, secondo me è un modo più profondo di leggere la realtà in cui ci troviamo. E anche qui il punto è esserci e ricordarsi di ampliare la nostra attenzione, utilizzando tutti i nostri sensi contemporaneamente e sapendo che lo stiamo facendo.

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  8. Mi fa molto piacere leggere che anche qualcun altro conosce e apprezza il wabi -sabi! Lo sai che é praticamente la mia filosofia di vita? Infatti io amo stare nella “solitudine” della Natura,nel silenzio dei suoi suoni e fruscíi e contemplare la sua bellezza. E voglio crescere e invecchiare così,serenamente e in pace,senza le contaminazioni dell’inquinata e frettolosa società moderna. E come te sono una lettrice compulsiva! Ho sempre paura di rimanere senza due o tre libri da leggere contemporaneamente 😊

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  9. Qualche giorno fa ho visto un bel servizio sulla cerimonia del tè che mi ha fatto pensare. Noi non potremmo mai farla, perché non avremmo mai la pazienza di adeguarci ai ritmi lenti… Mordiamo la vita con tale velocità, ed a volte disinteresse, che troveremmo superfluo prestare attenzione ad “una tazza di tè”. E con i ritmi si perde anche il gusto delle cose semplici, le uniche in grado di farci apprezzare la vita…

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    1. infatti mi ha colpito proprio questo accostamento con la cerimonia del tè… da noi sarebbe una follia, per loro è sacra. Tra la cerimonia del “cornetto e cappuccino” a cui siamo abituati e quella loro del tè, bè io non avrei dubbi su quale sento più “mia”… 😉

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      1. Rincorriamo il fururo, perché abbiamo paura che ci sfugga, che se ne vada prima del nostro arrivo, e non ci rendiamo conto che ogni istante che esso ci dà lo respingiamo senza riconoscerlo. Il futuro di questo passo mi sa che si stancherà di venirci incontro e diventerà raro da trovarsi…

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      2. Sembra un alibi, ma effettivamente ci manca il tempo. Non so cosa pensare e come agire. Forse c’è troppo da vivere e alla fine viviamo poco o nulla. Un po’ come per il gelato, quando i gusti sono tanti rischi sempre di fare una scelta che non ti soddisfa pienamente…

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      1. Riporto il passo che mi ha colpita “se ti lamenti delle cose che non hai come privazioni, se ti lamenti perche’ le cose non sono andate per il tuo verso, questo non e’ wabi”. Una cosa va migliorata quando percepisci che non è come la vuoi. Che non ti soddisfa e che potresti fare di meglio relativamente alle tue capacità e risorse. Allora il wabi sabi trasmette una specie di immobilità? Mi chiedevo se è questo ciò che afferma questo principio, per il resto mi piace tantissimo, si traduce anche come “bellezza triste” ed è una cosa che sento affine…

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      2. Bella la storia… Penso di aver capito cosa intendi..
        Sai cos’è? Siamo circondati da modelli, inseguiti dalle idee di cosa dovremmo essere e cosa dovremmo fare e calato nel mondo che conosco io il wabi sabi finisce per diventare sinonimo di inettitudine… Invece è così affascinante.

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  10. Bellissimo approccio alla vita. Uno degli episodi più belli del vangelo (ebbene sì, c’è stato un tempo in cui l’ho letto!) è quando Gesù fa notare la bellezza degli occhi di un animale morto che tutti diprezzavano. Trovare la bellezza ovunque, ecco il segreto.

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    1. mi stupisci…avrei giurato che te ne fossi tenuto lontano… 🙂 hai fatto bene ad evidenziare questo passo (io non l’ho mai letto il vangelo), mi sembra significativo… peccato che la Chiesa ha fatto scempio di ciò che è scritto nelle sacre scritture, filtrando quello che più le conveniva…

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  11. Il libro è lì, ma non l’ho ancora letto. E’ lì da un bel po’ a dire la verità. Bella l’idea che ” la bellezza delle cose semplici, umili e modeste, con tutte quelle particolarità e stranezze che aggiungono eleganza ed unicità a qualsiasi cosa.” provo ad applicarla spesso nella mia vita e di trasmetterla a mia figlia. a volte non è semplice…bella la musica! ora chiudo tutto ed esco dall’ufficio. grazie anche della risposta di là.

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    1. E’ un piacere… io l’ho trovato bellissimo il libro. E’ una lettura che richiede un ambiente rilassato. Se ne sconsiglia l’uso, ad esempio, nei tragitti di lavoro con interruzioni multiple 🙂
      Si il wabi-sabi è un concetto meraviglioso, ma di una difficoltà incredibile da attuare in pieno. Buon pomeriggio princess… 🙂

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  12. “L’eleganza del riccio” provai a leggerlo in francese quando, per un caso fortuito, rischiavo di trasferirmi a Parigi. Ma lo mollai ed accettai il fatto di non essere all’altezza della lettura in lingua originale.
    Poi l’ho comprato in italiano e l’ho letto tutto ed ho capito perchè non fossi riuscita ad andare avanti nella versione in lingua originale: mi faceva ca’à.
    Detto questo la stellina te la sei guadagnata perchè io AMO Sakamoto e Merry Christmas Mr Lawrence è uno dei tormentoni a cui sottopongo ciclicamente, per più volte al giorno, per più giorni e settimane, chi lavora in stanza con me. Anche se la versione live che preferisco è un’altra.
    Concludo dicendo che Wabi-Sabi si traduce in italiano con una parola: ribollita.

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  13. Concetto profondo e complesso da capire prima con l’anima e poi razionalmente. Ma da capire assolutamente!
    Per l’accumulo di libri ti capisco. So bene tutti i libri che compro e che ancora non leggo ed ogni volta che riesco a leggere uno di quelli in lista è una grandissima soddisfazione.

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    1. infatti se non lo afferri prima con l’anima sarà difficile apprenderlo con una spiegazione… ormai dai libri sono sommerso…se passo davanti ad una libreria faccio la fine dell’alcolista fuori dall’osteria… mi sono ripromesso di smetterla…dici che esistono comunità di recupero per questa addiction? 🙂

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  14. Ci sono “momenti” che vissuti profondamente fanno vibrare le nostre corde interiori, che si tratti della lettura di un libro,l’assaporare un cibo o ascoltare un suono. Ė quando percepiamo armonia che riconosciamo la bellezza e la perfezione. Nulla va aggiunto e non ė il prezzo o l’etichetta a dare valore a quanto ci circonda. Nella semplicità, dove non ci sono orpelli,possiamo cogliere a piene mani il nostro Essere.

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    1. infatti è proprio questo che volevo esprimere…riuscire a vedere il bello in tutto ciò che ci circonda, senza lasciarci influenzare dai canoni estetici esterni, notoriamente passeggeri e frutto della cultura del momento in cui viviamo…

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      1. Si, infatti se da una parte c’è un freno, dall’altra c’è una sollecitazione ad agire in modo diverso, a sollevare il coperchio delle apparenze.
        Molte volte da ragazza avvertivo delle sensazioni relativamente all’atteggiamento di alcune persone ( diverse da quel che appariva), ma invece di accogliere e mettermi ” in campana”, non facevo altro che dire a me stessa quanto fosse erroneo giudicare senza alcuna certezza.
        Ed era quel pensare errato il giudizio a compromettere la possibilità di preservarmi da delusioni o meglio da ipocrisie. 🙂

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      2. Brava! quelle due menti che ci ritroviamo ci fanno entrare in conflitto. Il conscio però è frutto delle nostre convinzioni indotte dall’ambiente, l’inconscio quello che siamo veramente. Sai, credo che l’origine di quasi tutte le nostre pene derivi dal fatto che diamo sempre ragione alla prima…

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      3. Si,concordo in noi il timore di far emergere la nostra vera natura,soprattutto per non deludere gli altri perché ci potrebbero emarginare. Il nostro nucleo,nostra voce più intima vengono schiacciati da vergogna e silenzio…sino a quando un particolare evento non ci faccia mettere in discussione. Ė un viaggio difficile ma vale la pena.

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      4. Purtroppo i primi ad esercitare pressioni e a farci sentire inadeguati sono i genitori,i quali,tentano di riscattarsi proiettando sui figli compensazioni alle proprie frustrazioni. Dunque si perpetua il medesimo atteggiamento sino a quando non si spezza questo loop. ☺

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      5. direi che quasi mi leggi nel pensiero… se dovessi assentarmi posso lasciarti in custodia le chiavi del blog? ehehehe
        Grazie per le tue parole, trovo davvero molto bello leggere argomentazioni che condivido in pieno… 🙂

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      6. Se ti fa piacere lascia pure le chiavi; non posso che averne rispetto e cura. ☺
        Tra letture ed esperienza si impara a comprendere a ritroso cosa la vita ci ha offerto:quello che ė stato o che avrebbe potuto essere ma,certamente,ė grazie agli ostacoli che di impara a far emergere risorse inaspettate. Per esempio io sono una mancina corretta e l’essere al centro dell’attenzione era solo per sottolineare come fossi “diversa”e dunque da plasmare ad immagine di voleva mi uniformarsi.Da questo ė nata la spinta a difendere la mia unicità e a fare resistenza. ☺

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      7. saprei di essere in buone mani.. 😉
        certi scambi di opinioni personalmente li trovo molto positivi se c’è terreno fertile per confrontarsi.In effetti ricordo che fino a non molto tempo fa si tendeva a sopprimere la tendenza ad essere mancini…trovo la cosa di una stupidità aberrante….

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      8. Anche per me questo confronto ė motivo di arricchimento: un riconoscersi in altri occhi e una consapevolezza che,qualcuno,ė in ascolto dell’eco del cuore,dunque la voce non emette suono invano. Grazie per la tua sensibilità.

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      9. Per fortuna ci sono buoni semi,capaci di portare frutti e di sfidare le intemperie. Hai notato la tenacia di alcune piante? Anche a me conforta sapere di non essere soli e questo da molta forza. Un sorriso ☺

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      10. Ieri mi ha colpito la tua ultima risposta:- ” Cerchiamo di fare ciò che possiamo nel nostro piccolo”,infatti solo le identiche parole che avevo espresso in una conversazione privata ad un amico con il quale ho una collaborazione in un gruppo su Fb. Mi ha fatto sorridere questa coincidenza,forse la frase potrebbe apparire comune ma ė la coincidenza e il modo,quasi fosse una sorta di atto speculare a creare stupore e sorriso. Magari i “complimenti”creano ad entrambi la medesima reazione. ☺

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