riflessioni

Il giornale di domani

Marco si recava ogni giorno a fare colazione al solito bar sotto casa sua a Milano. Preferiva alzarsi un pò prima e prendersi i suoi tempi ad un tavolino, piuttosto che consumare il suo breakfast in fretta e furia in piedi al banco come facevano quasi tutti. Lo faceva sorridere il fatto che certe persone entravano trafelate, consumavano la colazione in perfetto stile Bolt, si ustionavano col cappuccino a temperatura “piombo fuso”, ingoiavano un cornetto in due morsi spolverandosi lo zucchero sulla giacca neanche fosse stata cocaina, smadonnavano se c’era qualcuno davanti alla cassa a pagare tenendo il cellulare bloccato tra testa e spalla mentre cercavano gli spiccioli, iniziando a mandare a fare in culo le prime persone di una giornata che si prospettava lunga e difficile.
Marco era un cauto ed attento osservatore e cercava di capire cosa passasse per la testa di quella gente, se si sentivano “fighe” o soddisfatte di quello pseudoimpegno, una sorta di sfida al tempo anche se magari non avevano un cazzo di veramente importante da fare se non timbrare qualche busta. Tu corri veloce, dice il tempo, ma io sono più veloce di te. Peccato che quella stessa gente non capisca che il tempo ha sempre ragione lui e tu sei destinato inevitabilmente a soccombere. Il mondo non cambia se tu rallenti, ma se cerchi di accelerare lui comunque va più veloce di te e ti fotte comunque.
Sorseggiando lentamente il suo cappuccino e sbocconcellando il suo cornetto integrale alla crema assaporandone ogni piccolo morso, Marco viveva due realtà; la sua quando abbassava gli occhi su ciò che aveva davanti, e quella del mondo quando li alzava e si guardava attorno.
Una di quelle mattine, tra un piccolo morso al cornetto ed un sorso di cappuccino con le labbra a culo di gallina per non scottarsi, alzò gli occhi su un tizio che ogni tanto aveva notato, seduto come lui da solo ad un tavolino, che era sempre immerso nella lettura di un quotidiano, consumava un toast ed un caffè e poi andava via sempre con un sorriso sulle labbra, con un incedere lento e non rivolgendo mai la parola a nessuno.
Come chi ha l’abitudine di far viaggiare la mente per immaginare cosa facesse quel tizio, Marco pensò che fosse un inguaribile ottimista perchè uno che esce da un bar al mattino in una grande città, dopo aver letto un quotidiano e sorride o è tutto scemo oppure è un monaco zen in incognito che ha perso il treno per il Tibet. Il tizio non gli sembrava potesse essere inquadrato in nessuna delle due categorie, per cui, da quella mattina aveva preso a far caso cosa facesse invece che ostinarsi a guardare sempre gli stessi matti che ripetevano le stesse azioni da robot al banco, dicendo sempre le stesse parole: “Uè Giangi, come va? Mi fai il solito?” Ed il barista: “Buogiorno Dottore, si va avanti, arriva subito”.
Anche il misterioso avventore mattutino del bar, se vogliamo, era un pò ripetitivo nelle sue azioni ma una mattina di venerdì, dopo aver consumato la sua colazione ed aver letto il quotidiano, alzò lo sguardo verso Marco, gli strizzò l’occhio e se ne andò lasciando sul tavolo il suo giornale, indicandolo col dito, cosa che non aveva mai fatto fino ad allora.
Marco non sapeva cosa pensare, arrivò a congetturare che fosse gay e che avesse lasciato un bigliettino col suo numero nel giornale. Per cui, prima di uscire per recarsi al suo studio di architettura, passò con indifferenza davanti a quel tavolo e prese il giornale che vi era stato lasciato.
Appena uscito dal bar, Marco si mise a sfogliare il giornale alla ricerca di qualcosa che non era così sicuro di trovare. Infatti non c’era nessun biglietto o nessuna scritta, era un banale quotidiano con le solite notizie banali. Congresso del PD, Trump ed il suo muro, slavina in montagna e, alla sezione sportiva, i risultati delle partite del campionato.
Un momento! Ma oggi è venerdì! Il campionato verrà giocato tra domani e domenica… Marco istintivamente guardò la data del giornale e per poco non svenne. Era la data del lunedì successivo. Si sfregò gli occhi, doveva esserci un errore ma la data era quella. Cazzo! E adesso? La prima cosa che gli venne in mente fu quella di giocare la schedina, puntare sui cavalli e scommettere tutto su quei risultati che erano già stabiliti solo su quei fogli di carta.
Domenica avrebbe dovuto fare una gita con la sua amica Gloria in Svizzera e non sapeva se raccontare a lei o ad altri quella cosa stranissima, forse lo avrebbero preso per matto. Si recò quindi in una ricevitoria e giocò 2000 Euro tra scommesse e schedine in una attesa della domenica tra il curioso e lo scettico.
Lasciò il giornale sul tavolo di casa e domenica mattina passò a prendere Gloria per la programmata gita in Svizzera, ancora chiedendosi come mai il destino, o chi per lui avesse voluto fargli un simile “regalo” che certamente era stato frutto della sua attenzione ai particolari della vita.
Ma il destino è beffardo e traditore e ti si presenta sotto mentite spoglie. La realtà, anche quella più assurda va interpretata e compresa. Quando poi vivi un’esperienza che va oltre la realtà materiale devi cercare un messaggio che non può essere materiale.
Marco aveva pensato al profitto immediato e non aveva letto tutto il giornale, non accorgendosi che, nella cronaca di Milano, c’era un articoletto di fondo che così riportava: “Tragico incidente automobilistico al confine con la Svìzzera. Marco Camussi, stimato architetto milanese, ha perso la vita insieme ad altre tre persone in un incidente automobilistico avvenuto alle 18… ecc, ecc.
Se dovessero arrivare messaggi da dimensioni diverse, prima di pensare al profitto materiale, pensa alla tua vita.

Ah, l’amour

Mi rendo conto di andare a toccare un argomento delicato che non ha avuto nessuna soluzione fin dalla notte dei tempi: le differenze psicologiche e comportamentali che ci sono tra gli esseri umani quando si interfacciano.
Fino a quando questo rapporto riguarda il lavoro, l’amicizia, la parentela e la conoscenza in generale ci si può convivere, si accetta e si rinuncia, ci si lasciano briciole di ragione in virtù di una convivenza anche un po’ forzata che occupa scampoli di vita ma che spesso non è la vita stessa.
Posso dare ragione a mia madre o a mia sorella, ad una mia amica o conoscente giusto per quieto vivere perchè so che non mi conviene polemizzare… è un armistizio della vita che la gran parte delle persone mette in atto quotidianamente. E’ amore anche quello.
Ma… ma… se l’altra persona è destinata a diventare con te un cuore solo, un’anima sola, una carne sola allora siamo in un territorio misterioso chiamato Amore con la A maiuscola, quello a cui tutti fanno riferimento quando si pronuncia quella parola.
Visto che siamo a San Valentino è chiaro che sto parlando anche e soprattutto di quell’amore. Di “amori” ce ne sono tanti, amor filiale, amor fraterno, amore verso gli amici, le passioni, gli animali, il prossimo in generale, la vita, Dio, e chi più ne ha più ne metta.
Una sola parola per mille vestiti, un concetto che sta bene con tutto e che dovrebbe essere in effetti universale. Forse si dovrebbe amare tutto e tutti nella stessa maniera per essere davvero felici, invece anche l’amore ha i suoi pesi e le sue misure, i suoi abiti da giorno e da sera, le sue svendite e persino la sua bigiotteria come pure le sue falsità.
Iniziamo con la prima domanda? L’amore è innato o si può “imparare”? Domanda difficile. Ognuno risponda a modo suo.
Se ne dovessi dare una definizione, direi che l’amore è dare senza aspettarsi nulla in cambio, e forse è una taglia che può adattarsi a tutti i tipi di questo strano sentimento.
L’amore è quasi uno specchio, se ci sentiamo amati allora siamo felici e disposti a corrispondere lo stesso. Ma l’amore che richiede una contropartita porta con sé una certa dose di dolore.
Viene misurato con il nostro peso e, se una bilancia non ha la stessa, identica quantità su entrambi i piatti, penderà inevitabilmente da una parte o dall’altra… e difficilmente riusciamo a calibrare la nostra bilancia della vita così perfettamente; penderà sempre da una parte.
C’è chi afferma di soffrire pene atroci per amore…mi chiedo perché. La risposta è nelle aspettative, nella pretesa di dover ricevere quella sensazione così enorme che poi ci fa soffrire e spesso ci porta anche a fraintendere avvelenato anche dalla gelosia, sorellastra dell’amore. Quindi si arriva al paradosso che più amiamo qualcuno e più soffriamo perché mettiamo sulla famosa bilancia un peso tale che l’altra persona a volte non è in grado di equilibrare.
Anthony DeMello, in un suo bellissimo libro (Messaggio per un’aquila che si crede un pollo) dice: “Come si possono amare le persone quando si ha bisogno di loro? Le si possono soltanto usare. Se io ho bisogno di te per essere felice, ti devo usare, ti devo manipolare, devo trovare mezzi e sistemi per conquistarti. Non ti posso lasciare libero.”
Forse l’amore non sta in un “rapporto” con una persona bensì in un modo di vivere, in una scelta personale a prescindere da tutto e da tutti.
Ed anche qui, alla pari di altri argomenti già trattati come la felicità, la fede o i sogni si entra in un campo di soggettività personale per cui ognuno ne ha una visione che non può essere uguale a quella di nessun altro sulla faccia della Terra.
Allora amare non è più fare ciò che ci si sente di fare ma fare ciò che l’altro si aspetta e questo non è amore…

Il potere della mente

La nostra mente è forse il più grande mistero dell’intero Universo. In quei pochi etti di materia cerebrale è nascosto uno dei più grandi enigmi irrisolti che, al punto in cui siamo arrivati oggi con le nostre conoscenze scientifiche, non riusciamo ancora a comprendere.
La coscienza, la consapevolezza, i sentimenti non hanno una risposta scientifica che può esprimersi in formule come la composizione del sale o dell’acqua. Sono qualcosa che ancora ci sfugge ma che tuttavia ci ha permesso di progredire fino al punto in cui siamo, mescolando questo difficile cammino tra bene e male.
C’è chi afferma che la fisica quantistica non è ancora stata compresa appieno solo perchè nessuno è mai riuscito ad inserire nelle complesse equazioni il fattore X della coscienza, quella coscienza che, come ha dimostrato il principio assodato della doppia fenditura, influenza la realtà osservata.
Non riusciamo a dare un valore determinato alla coscienza perchè ancora non sappiamo davvero cosa sia nè da dove provenga. Ma è quella che ci permette di pensare, di amare, di comprendere, di inventare, di creare una splendida opera d’arte o una meravigliosa poesia oppure di ferire e far del male a seconda che le tinte di quella stessa coscienza siano chiare o scure.
Ma pensiamo un attimo a questi poteri in maniera concreta e non in un modo “new age”. Esiste un fenomeno di cui si parla molto poco ma che manda in crisi tutta la medicina tradizionale ed è la croce delle potenti case farmaceutiche: l’effetto placebo.
Potremmo definirlo come la misura di tutti quei cambiamenti benefici, fisici e psicologici, causati dalle aspettative consce o inconsce di guarigione di una persona, a prescindere dall’intervento di qualsiasi farmaco.
In altre parole, se un paziente “crede” fermamente nella validità di una terapia, questa funzionerà e lo guarirà a prescindere da cosa gli verrà somministrato, se il farmaco vero oppure una miscela di banale acqua e zucchero, appunto il placebo. L’opposto di questa medaglia è il cd. effetto “nocebo”, la convinzione che se qualcosa credi ti faccia male, allora ti farà male davvero.
Ma come è possibile tutto questo? Pensate che hanno provato ad intervenire chirurgicamente sui pazienti, semplicemente addormentandoli e facendo un semplice taglio superficiale senza intervenire. Ebbene la quasi totalità dei pazienti ha iniziato a guarire e stare meglio, convinta di aver subito un intervento chirurgico risolutivo che invece non è avvenuto affatto.
Questo effetto “misterioso” ma reale fa vacillare il fondamento della stessa medicina moderna.
E qui subentra quel grande mistero irrisolto che è la nostra mente, capace di miracoli grandiosi. In uno dei miei post precedenti ho brevemente descritto che la stessa scienza (di cui la medicina si vanta di far parte), ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che l’osservatore (cioè l’essere umano) influenza la realtà fenomenica che osserva. Se consideriamo queste due affermazioni (il placebo e le scoperte scientifiche della fisica) è dimostrato che noi possiamo modificare la nostra realtà, nel bene come nel male.
Ma se davvero fosse così facile, perchè non riusciamo ad essere tutti in salute e a vivere la vita che vorremmo?
Forse perchè l’essere umano, la “macchina” più complessa conosciuta, è l’unica senza un “libretto di istruzioni”. Persino i pupazzetti dell’uovo Kinder hanno le istruzioni (per i più deficienti), noi invece no. Ci troviamo a maneggiare un’arma potenzialmente letale (il nostro cervello) senza sapere minimamente come funziona. Oggi sappiamo cosa è in grado di fare ma non sappiamo come farglielo fare… io la trovo una cosa terribile, un vero e proprio tormento.
Può guarirci, o, viceversa, farci ammalare, può creare cose meravigliose, gestisce la chimica del nostro corpo, ci fa innamorare ed incazzare, ci fa essere felici o depressi, un’altalena di sensazioni che quesi sempre non riusciamo a governare. Per cui noi siamo in balia della nostra mente quando invece dovrebbe essere l’esatto contrario e lei dovrebbe essere al nostro servizio.
Chi ha voglia di avventurarsi in questo misterioso territorio sappia che esistono dei “trucchi” per governare tutto questo, ma magari ne parleremo in un prossimo post…

Punti di vista

Sapete quali sono le due parole più inutili e dannose di tutti i vocabolari del mondo? Avere ragione.
Avere ragione non esiste. Ogni essere umano sulla faccia della terra ha ragione. La “sua ragione” ovviamente. E’ una visione di come il mondo dovrebbe essere secondo lui e, dal suo punto di vista, è l’unica che esiste e voi non potete farci nulla.
La vita è fatta però di relazioni, di incontri, di confronti e quindi questi sette miliardi (circa) di ragioni si incontrano, si scontrano e si interfacciano in maniera più o meno civile.
L’avere ragione è alla base delle guerre, dei divorzi, dei tradimenti, delle amicizie finite e, a volte, con una maschera di ipocrisia, anche delle storie d’amore.
Siamo tanto stupidi da credere di essere i depositari della verità e chi non la pensa come noi, se siamo persone civili, dissentiamo e rispettiamo, altrimenti lo distruggiamo se ne abbiamo il potere.
Il capo ha sempre ragione, il cliente ha sempre ragione… ma è una ragione ipocrita e falsa perchè deriva da un rapporto di dipendenza che il più delle volte non ci consente di esprimere le nostre idee.
Perchè mai siamo così stupidi da credere che il mondo sarebbe migliore se tutti la pensassero come noi? Vi rendete conto quanto sia assurdo? Se così fosse non ci sarebbe stata nessuna evoluzione, saremmo ancora dell’idea che la terra sia piatta e che sia al centro dell’universo.
E qui interviene il più enorme spreco di energie che un essere umano stupido possa mettere in pratica: cercare di “convincere” gli altri che lui ha ragione e gli altri torto.
Cerchiamo inutilmente di trasformare gli altri in ciò che non sono e non possono essere invece di lasciare la libertà delle loro idee.
Ne risente la pace, quella degli altri, ma soprattutto la nostra perchè è una lotta contro i mulini a vento. Io non sono e non potrò mai essere nella mente di un altro, anche se è la persona a me più vicina del mondo e la cosa più nobile che possa fare è rispettare le sue idee, sforzarmi di capirle, anche se le ritengo sbagliate (per me), ma soprattutto cercare di capire perchè, cosa ha vissuto per pensarla così. Questo è rispetto.
E questo risulta il più delle volte impossibile, perchè le idee sono il frutto di anni ed anni di vita e di esperienze, diverse per ognuno di noi, un mosaico di intrecci umani e di sentimenti che neanche il più elaborato dei computer potrebbe decifrare, quindi non ci resta che il rispetto che DEVE avere la meglio sul cercare di “avere ragione”.
Costringere qualcuno al cambiamento non cambierà mai nulla e se vogliamo bene a qualcuno dovremmo rispettare le sue scelte anche se pensiamo che siano del tutto sbagliate.
Io, ad esempio, ho una anziana madre a cui sono profondamente legato ma che è la persona più distante da me per convinzioni ed idee, per lei la vita è solo una ed è quella che ha scelto, permeata di religione (cattolica) e di assiomi che non si discutono, guai a contraddirla. In fondo ha ragione, chi sono io per cercare di farle cambiare idea?
In fondo la verità esiste indipendentemente dal fatto che ci crediamo o no, mentre una credenza esiste soltanto fin quando ci si crede. E molto spesso si tende a confondere la ricerca della verità con il tentativo di avere ragione…

La giostra

Rispolvero un vecchio scritto di qualche anno fa a cui sono molto affezionato…

A volte ho l’impressione che vivere la vita di tutti i giorni sia come essere su una giostra. Sei sempre in movimento, è un giro che non finisce mai, spesso sali ad occupare il posto che trovi libero o più vicino oppure dove gli altri ti indirizzano, difficilmente ti siedi al posto che vorresti. O forse è dovuto al fatto che ci sali da bambino e quindi sono i tuoi genitori a scegliere quel posto che loro ritengono più bello o più sicuro. Macchine dei pompieri, ambulanze, cavalli, moto…la giostra è una metafora della vita in cui difficilmente puoi scegliere il posto su cui fare quel giro che ti è toccato.

Anche io sono salito su un posto che non avrei scelto se fossi stato libero di scegliere. All’inizio ti piace comunque, l’ebbrezza del girare, il mondo che ti passa davanti, le grida degli altri, ma dopo un po’ ti rendi conto che la cosa si fa monotona, che il paesaggio è sempre uguale, che rincorri e vieni rincorso ma, in fondo, resti sempre dove sei.

Allora pensi di scendere, vorresti vedere come è il mondo visto da un’altra prospettiva. Ma se gli altri ti vedono scendere mentre la giostra sta girando pensano che tu sia pazzo…non si può scendere dalla giostra, non è permesso farlo. Ti sei guadagnato questo giro, hai occupato un posto e adesso devi aspettare che il giro finisca, poi potrai lasciare il posto ad un altro.

Chi sta girando è felice, spaventato, preoccupato, sereno, agitato ma a nessuno viene in mente di scendere. Io ho deciso di scendere, di vedere il mondo con i piedi per terra, non sulla pedana rotante della giostra, manovrata da chi non vuole che tu interrompa quello che ti è stato assegnato. Non funziona così. Rischi di farti male. Il mondo è fatto da tante giostre, ogni città in cui viviamo lo è, più grande o più piccola, in una fiera di paese o in un luna park e chi non ha un posto sulla giostra è un folle, un emarginato.

Ma io l’ho fatto, sono riuscito a scendere indenne e sto guardando il mondo con altri occhi. E mi rendo conto che il mondo, la vita è completamente diversa vista da quella prospettiva. Posso guardare tutto ciò che mi sta attorno con calma, con i miei tempi, fermarmi quando voglio, proseguire quando mi va. Sulla giostra no, devi girare alla velocità di chi manovra e la prospettiva che hai è sempre la stessa, fatta di cose che ciclicamente ritornano sempre.

E guardi anche chi è rimasto sulla giostra…e ti chiedi come hai fatto a rimanerci per tanto tempo, rinunciando alla possibilità di scandire da solo i ritmi della tua meravigliosa esistenza…

Il pianeta delle scimmie

C’era una volta l’uomo. Ancora oggi non sappiamo da dove sia venuta fuori questa strana creatura che ha monopolizzato il dominio del pianeta. Qualcuno si è messo in testa che discendiamo da animali chiamati primati, ma resta un mistero come mai quelle stesse scimmie siano rimaste tali e noi no. Non ha molto senso. Se così fosse, ogni scimmia sarebbe diventata uomo nel gioco lento ed inesorabile dell’evoluzione, invece in uno sputo di tempo (parlando in termini di tempistica universale) ecco apparire una razza che non si è accontentata di dormire, mangiare, bere, cagare e scopare, come farebbe ogni animale che si rispetti, bensì ha creato immense meraviglie alla pari di crudeltà ed atrocità inenarrabili.
Chiunque mastichi un pò di storia non farebbe difficoltà a cercare, a ritroso nel tempo, le origini di questa nostra strana razza. Quando saremmo scesi dagli alberi mangiando banane e ci saremmo messi a studiare le stelle e creare opere d’arte?
Il discorso deve necessariamente partire dalle civiltà più antiche che si conoscono e qui il discorso si complica perchè è chiaro che ci mancano dei pezzi.
A scuola ci fanno studiare le “leggende” dell’antico Egitto, con le loro misteriose piramidi ed i loro culti misterici. Più indietro non si va, ma in una terra chiamata Mesopotamia, quasi mille anni prima degli egizi vivevano popoli che avevano un grado di civiltà che non era da meno: I Sumeri, gli Assiri ed i Babilonesi.
Erano popoli che avevano una scrittura (cuneiforme), conoscevano perfettamente l’astronomia, l’astrologia e la matematica, avevano grandi città, opere architettoniche maestose e codici di leggi in una società che poteva dirsi di avanzata civiltà.
Viene da chiedersi da chi avevano appreso certe complesse cognizioni, visto che prima di loro avrebbero dovuto esserci proprio quelle scimmie che mangiavano banane sugli alberi.
Non è che il buon Charles Darwin ha sbagliato tutto? I misteri sulla provenienza di questa strana specie semiparassitaria sono tuttora aperti e non possono essere liquidati con le storielle che ci hanno insegnato a scuola. Certo, a scuola di cazzate ce ne hanno raccontate e continuano a farlo, per cui non sarebbe affatto strano mettere in dubbio anche questa.
Il Dott. Semir Osmanagich, uno degli antropologi più famosi al mondo ha di recente affermato: “La storia dell’umanità su questo pianeta è la più grande menzogna mai raccontata e scritta. Non vedo l’ora che la verità venga esposta e che i falsi libri di storia vengano bruciati! I mass-media sono complici di un insabbiamento di proporzioni epiche”.
La scoperta, avvalorata dalle analisi al radiocarbonio, di costruzioni piramidali in Bosnia, data la presenza di avanzate civiltà addirittura a 30.000 anni fa! E non sono certo le uniche. In Texas, in Gran Bretagna, in Turchia (Gobekli Tepe), sono state scoperte analoghe strutture databili almeno 20.000 anni addietro. Come mai nessuno ne parla? Forse abbiamo davvero sbagliato tutto e non ce la sentiamo di confessarlo perchè le conseguenze sarebbero enormi?
Dovremmo essere abbastanza aperti per scoprire che tutto è davvero possibile, ed a tale proposito c’è un filologo e scrittore italiano di nome Mauro Biglino che ha esposto, con precisa cognizione di causa, una teoria affascinante basata sullo studio della Bibbia ed in particolare dell’Antico Testamento evidenziando come lì, di Dio non si parli affatto… ma in questo caso si arriva a pestare i piedi anche alla chiesa cattolica ed a mettere in discussione tutto il suo impianto truffaldino che ci devasta da millenni.
Non credete che valga la pena approfondire il discorso senza dare tutto per scontato?

Terremoto castigo di Dio

4 novembre 2016, faccio per scorrere velocemente le notizie sul sito web di uno dei maggiori quotidiani nazionali e vedo troneggiare lassù in cima una notizia che mi fa ridere e preoccupare: l’emittente bigotton-cattolica Radio Maria, proprio quella che anche se sei in mezzo al deserto del Gobi è l’unica emittente che riesci a sentire chiaramente (deve avere ripetitori che neanche la NASA possiede), proprio quella che, giusto a causa della potenza di queste antenne, pare sia il motivo di un incremento delle leucemie infantili per chi ha la disgrazia di trovarsi nel suo raggio d’azione, proprio quella che spara le più grandi cazzate inquinanti per i cervelli della gente, che sono anche peggio dell’inquinamento elettromagnetico di cui dicevo prima, ecco… proprio quella li avrebbe affermato che il recente terremoto nel centro Italia sarebbe stato un “castigo divino” per le unioni civili e che l’Italia avrebbe fatto la fine di Sodoma e Gomorra se non fosse tornata ad adeguarsi ai sani principi della chiesa cattolica.
Lette queste oscenità, ho creduto che quei burloni dei redattori del quotidiano avessero fatto uno scherzo “vintage” retrodatando la pagina al 1600, per cui vado a controllare la data che mi conferma purtroppo che era roba del 2016.
Va detto, a merito del Vaticano, che il CdA di San Pietro si è dissociato da tali affermazioni che sarebbero state considerate “datate al periodo precristiano e non rispondenti alla teologia odierna della chiesa”.
Ma il fratonzo DJ, speaker di Radio Maria, non ha fatto marcia indietro, anzi ha rincarato la dose sparando a zero sui gay peccatori, che avrebbero causato l’ira di Dio, affermando di aspettarci altre sciagure perchè parrebbe, a suo dire (deve avere amicizie ai piani alti), che siano in arrivo altri castighi da parte del Dio in cui lui crede e che sta tirando madonne contro il genere umano a causa dei gay che evidentemente proprio non sopporta.
A corredo del tutto c’era anche la foto del fratonzo DJ, una specie di vecchio rincoglionito con l’espressione ebete di uno che si è appena bevuto una botte intera del vino per officiare la messa, insomma un look ben diverso dai conduttori di Radio DJ o radio 105.
Sotto un certo punto di vista il principio del “disapprovo ciò che dici ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo” (erroneamente attribuita a Voltaire, ma in realtà pensiero diretto della scrittrice Evelyn Beatrice Hall, autrice di una biografia sullo scrittore-filosofo parigino) è sempre stata la base delle mie convinzioni e quindi anche il fratonzo è libero di sparare le sue cazzate.
Ma l’aspetto preoccupante di tutto ciò è che l’abito talare che quel tizio indossa è ancora considerato da milioni di persone fonte di somma autorità, tacita delega a riportare la “parola di Dio” su questa misera Terra a cui infinite persone, tenute nell’ignoranza da gente come lui per millenni, finiscono per credere. E tutto ciò, nell’era della fisica quantistica e dei viaggi nel cosmo, è una cosa assolutamente aberrante.
Ritengo che, alla pari del reato di apologia del fascismo, preso in esame dal legislatore, dovrebbe parimenti essere istituito analogo reato di apologia dell’inquisizione, perchè il fratonzo sono certo che metterebbe al rogo donne e gatti perchè creature del demonio.
La soluzione a tutto questo non sta certo nel mettere a tacere questo ignorante minorato ma nell’istruire il pubblico a cui lui si rivolge, così come una malattia non si guarisce agendo farmacologicamente sulla causa, ma ripristinando l’equilibrio nell’organismo attaccato dal virus.
Per tirare le somme, proporrei che i programmi di radio maria siano affidati a Leone di Lernia che non sa neanche parlare l’italiano ma ha una maturità animica ben superiore, malgrado le sue bestemmie in pugliese, al fratonzo ai cui hanno affidato quella scellerata trasmissione…

Il dramma delle convinzioni

Siamo convinti di essere ciò che crediamo di essere. Io sono fatto così…per quella roba non sono portato…chi mi fa questo con me ha chiuso…sono bello, brutto, alto, magro, grasso, sensibile, attento, distratto…e potrei continuare all’infinito nella marea di attributi che continuiamo a dare a noi stessi per farci belli o cercare di compatire gli altri.
Non siamo niente di tutto ciò. Abitualmente, quando incontro qualcuno gli chiedo: “Tu chi sei?” Le risposte che ricevo il più delle volte mi dicono chi ho di fronte. “Io sono un avvocato, un medico, un ingegnere, un impiegato…”. Altre volte mi dicono “Io sono Maria, Silvia, Patrizia, Marco, Giulio, Antonio…”
Non mi viene da rispondergli che io non gli ho chiesto come si chiamano o cosa fanno nella vita, che la mia domanda era più profonda…ma il 99% delle persone vi darà questo tipo di risposte. Se non lo fa avete davanti una persona speciale.
Nasciamo tabule rase, e, dopo qualche anno, tutto il sistema ci piomba addosso con il suo devastante condizionamento e ci trasforma in avvocati, medici, ecc… e questo è il gradino più basso dell’essere, perché tra un “avvocato” ed un “Antonio”, mi vedo costretto a preferire tutta la vita Antonio.
nessuno ha contezza di non essere davvero né un avvocato, né Antonio ma un qualcosa di unico ed inimitabile di cui non si rende minimamente conto.
Ok la professione non dice una mazza, serve solo ad identificare il tipo di burattino che sei, ma il nome? Puoi davvero dire che quel nome sia davvero il “tuo” nome? Certo che no, diamine, te l’hanno dato altri, magari appioppandoti il nome di uno zio morto giovane o del nonno anche lui scomparso prematuramente…
Vogliamo parlare del cognome? Anche quello non è mica tuo, ti è capitato di diritto per avere avuto la ventura di nascere in quella famiglia, ha la stessa valenza di quando dici “sono italiano”, il che è una cosa che non ha parimenti senso. Se fossi nato anche solo 150 anni fa non avrebbe avuto senso dire “sono italiano” perché l’Italia ancora non esisteva. Allora si è italiani perché si è nati in un’epoca in cui esiste un qualcosa che non si è capito cosa sia che si chiama Italia che oggi esiste e domani magari non esisterà più? Che senso ha?
Eppure noi siamo stati programmati fin dall’infanzia ad essere questi spauracchi con cui abbiamo finito per identificarci. A scuola, in famiglia, in chiesa, alla TV ci hanno indottrinati a schierarci ed a cucirci addosso un’etichetta che non ci appartiene…noi, noi, noi e loro…loro…loro e per millenni si sono fatte guerre per questo, si sono creati falsi dei dalla cui parte tu sei nel giusto mentre gli “altri” sono il nemico. Ma pensate che se esistesse un Dio simile sarebbe contento di tutto questo? Non credo proprio quindi è evidente che non siamo chi crediamo di essere e crediamo in qualcosa che non esiste.
Ma tutto ciò fa paura, significa distruggere tutte le convinzioni che abbiamo, significa che ci rendiamo conto di non sapere più chi siamo davvero perché abbiamo paura di guardarci dentro per scoprirlo e realizzare che abbiamo buttato via la vita identificandoci in una parte che altri ci hanno cucito addosso.
Se aprite la gabbia ad un uccellino nato e vissuto in quella stessa gabbia non avrà mai il coraggio di volare fuori, perché ciò che non conosciamo ci fa ancora troppa paura. Peccato che non conosciamo praticamente nulla di questo ineguagliabile mistero chiamato vita….

Elogio della menzogna

Mi chiedete chi sono? Sapete che se dovessi rispondere conformemente al mio carattere dovrei mentirvi, ma stavolta voglio fare un’eccezione e raccontarvi la verità su ciò che effettivamente sono.
Sono colei che regge il mondo, che fa in modo che ancora le vecchie istituzioni si reggano in piedi, che le famiglie stiano ancora insieme, che le amicizie non vengano gettate quasi tutte nel cesso, insomma che ci si possa ancora guardare in faccia l’uno con l’altro.
Senza di me crollerebbe tutto il sistema. Immaginate un sistema in cui i politici dicano sempre la verità, un mondo in cui mogli e mariti non si raccontassero mai bugie, un ambiente in cui si sia costretti a dire tutto ciò che ci passa per la testa, ve lo immaginate?
Ci sarebbero ovunque guerre, rivolte, divorzi, solitudine ed odio. Non siete pronti per un mondo governato da mia sorella la verità. Lei si accontenta della passerella che tutti voi le concedete, è sempre sotto i riflettori lei, e si bea di questo suo ruolo che le avete concesso, ma sapete che anch’esso è falso come tutto il mondo che vi siete costruiti. Lo fate per comodità e per il bene comune, le concedete un posto in prima fila per ingannarla e cercare di farle credere che è lei la primadonna, ma dentro di voi sapete bene che la vera star sono io, che senza di me non avreste nemmeno un futuro. Lei, senza di me, neppure esisterebbe.
Siete tutti bugiardi, iniziate a mentire da neonati, iniziate con le bugie innocenti quando strillate per un pò di fame e finite per raccontare frottole pietose per cercare di ottenere ciò che credete vi dia la felicità.
Mentite ogni giorno, ogni ora, da svegli ed anche nel sonno, per voi è il miglior modo di difendervi ed in questo modo vivete.
Vi nascondete dietro il fatto che mentire è necessario, e più mentite più apparite brillanti ed ispirate fiducia. Avete imparato a farlo con arte e quell’arte ve l’ho donata io.
Mentire è nella vostra natura, è scritto nel vostro DNA. Io sono nata con voi, quando avete avuto la prima necessità di procurarvi del cibo o un partner. Vi ho donato un cervello più sviluppato proprio per avere la capacità di ingannare il prossimo e per avere il sopravvento l’uno sull’altro. Io sono colei che ha diviso il mondo. Pensate che prima riuscite a dire menzogne e più siete considerati intelligenti quando siete bambini. Più siete sinceri e più venite considerati stupidi. So che vi piaccio.
Ma la mia più grande e somma opera d’arte è quando vi ho insegnato a mentire a voi stessi, e qui siete sprofondati in un baratro senza fine, al punto che non riuscite più a distinguere neanche per voi la verità dalla bugia. Certo vi state facendo del male, ma io non posso morire svelandovi il segreto. sarebbe la mia ed anche la vostra fine.
In fondo io sono neutra, nè cattiva nè buona, è l’uso che voi ne fate che può essere deprecabile e voi avete esagerato, come sempre.
Mi avete dedicato trattati e favole da leggere ai vostri bambini, quella del burattino con il naso lungo mi ha molto divertito, la trovata del cavallo di Troia è stata un capolavoro ma è solo l’ennesima dimostrazione che io sono la forza, il mezzo senza il quale nessuno può avere la meglio sull’altro.
Ma volete sapere qual’è l’apoteosi del mio lento e corrosivo lavoro? Che coloro che fra di voi sono i paladini della verità sono i miei più fedeli sudditi. Mi hanno dedicato addirittura molte religioni e ne hanno fatto una bandiera di verità quando dovrebbero confessare che sono i vessilli della più grande delle menzogne.
Devo confessare che mi ero posta dei limiti per concedervi una vita più comoda ma voi li avete superati e mi avete concesso molto di più di quanto sperassi, su questo mi avete battuto.
Persino ciò che voi chiamate amore senza di me non potrebbe sopravvivere.
Non dimenticate mai che anche la sincerità, a volte, può essere una forma di bugia.
Adesso vado, ma forse non sto dicendo la verità…

Cambiamente/o

Ho sempre visto con disappunto le abitudini, la routine quotidiana, quel ritmico ripetersi di comportamenti che forse hanno come solo fine quello di rassicurare se stessi e gli altri che nella vita esistono dei punti fermi, un campo delimitato in cui riuscire a trovare pace nei confronti del frenetico cambiamento che circonda tutti.

Il bello è che poi cerchiamo di rinchiudere in quel recinto anche le persone che ci sono più care, quasi per creare un mondo nel mondo, per chiudere la porta quando non vogliamo che il male e tutto quello che affrontiamo fuori, entri in quello spazio che ci affanniamo a difendere e puntellare per renderlo il più sicuro possibile.

nessuno però ci è mai riuscito se non per un breve lasso di tempo. Simili comportamenti sono contro natura. Scienza e religione hanno dimostrato che l’esistenza è un continuo cambiamento, una continua vibrazione e resistervi non ha molto senso. “Panta rei” diceva Eraclito qualche millennio fa e sembra che tutto lo confermi.

Perchè noi umani ci ostiniamo a cercare di fermare il tempo? Vorremmo non invecchiare, vorremmo non vedere i nostri figli crescere ed andare via, vorremmo sempre che coloro che amiamo restino accanto a noi, vorremmo non veder mai morire i nostri cari, vorremmo che certe situazioni durassero…già ma nemmeno i più potenti della terra ci sono mai riusciti.

Certe personalità illuminate, mi riferisco a Cristo, Buddha, ed altri non hanno neanche provato a farlo forse perchè sapevano che si trattava di cosa impossibile e se non ci sono riusciti loro vorremmo riuscirci noi, piccoli esseri insulsi?

Ciò che hanno cercato di insegnarci, infatti, è stato quello di lasciar andare, di accettare lo scorrere degli eventi, di non “reagire” al flusso infinito del divenire che governa tutto ed affidarci ad un disegno più grande di noi in cui bisogna solo credere.

Impara a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere…questa la diceva Yoda di Star Wars, ma è sempre la stessa cosa…

Come gli uccelli

Noi esseri umani siamo come gli uccelli, belli come pavoni o brutti come avvoltoi, grandi come struzzi o piccoli come colibrì, eleganti come cigni o goffi come anatre, colorati come pappagalli o neri come corvi e con la nostra mente possiamo volare in alto su cime inaccessibili come aquile reali o non riuscire a staccarci da terra come galline…

Tormento

La vita, come il mondo, non è mai in pianura, è fatta di vette e dislivelli più o meno alti e profondi, sono a strapiombo o a scale e non puoi evitarli. Non esiste un viaggio tutto in pianura. Ho un folle desiderio di viaggio verso l’infinito, una specie di angoscia che mi riesce difficile capire, voglio salire quegli scalini e vedere il mondo da lassù. L’idea mi esalta e mi tormenta, mi afferra il pensiero e non vuole lasciarlo andare.

La vita di tutti i giorni, con i suoi mille fili invisibili, mi trascina verso il basso, mi impedisce di salire ma non mi appaga più. Sono diventato una specie di gabbiano Jonathan Livingstone a cui non sta più bene il misero affannarsi per il cibo quotidiano e che rischia di essere messo ai margini della società organizzata. Vorrei volare in alto, l’idea mi esalta, mi tormenta e mi provoca una nostalgia di qualcosa che so di conoscere ma non so ancora cos’è.