Il dramma delle convinzioni

Siamo convinti di essere ciò che crediamo di essere. Io sono fatto così…per quella roba non sono portato…chi mi fa questo con me ha chiuso…sono bello, brutto, alto, magro, grasso, sensibile, attento, distratto…e potrei continuare all’infinito nella marea di attributi che continuiamo a dare a noi stessi per farci belli o cercare di compatire gli altri.
Non siamo niente di tutto ciò. Abitualmente, quando incontro qualcuno gli chiedo: “Tu chi sei?” Le risposte che ricevo il più delle volte mi dicono chi ho di fronte. “Io sono un avvocato, un medico, un ingegnere, un impiegato…”. Altre volte mi dicono “Io sono Maria, Silvia, Patrizia, Marco, Giulio, Antonio…”
Non mi viene da rispondergli che io non gli ho chiesto come si chiamano o cosa fanno nella vita, che la mia domanda era più profonda…ma il 99% delle persone vi darà questo tipo di risposte. Se non lo fa avete davanti una persona speciale.
Nasciamo tabule rase, e, dopo qualche anno, tutto il sistema ci piomba addosso con il suo devastante condizionamento e ci trasforma in avvocati, medici, ecc… e questo è il gradino più basso dell’essere, perché tra un “avvocato” ed un “Antonio”, mi vedo costretto a preferire tutta la vita Antonio.
nessuno ha contezza di non essere davvero né un avvocato, né Antonio ma un qualcosa di unico ed inimitabile di cui non si rende minimamente conto.
Ok la professione non dice una mazza, serve solo ad identificare il tipo di burattino che sei, ma il nome? Puoi davvero dire che quel nome sia davvero il “tuo” nome? Certo che no, diamine, te l’hanno dato altri, magari appioppandoti il nome di uno zio morto giovane o del nonno anche lui scomparso prematuramente…
Vogliamo parlare del cognome? Anche quello non è mica tuo, ti è capitato di diritto per avere avuto la ventura di nascere in quella famiglia, ha la stessa valenza di quando dici “sono italiano”, il che è una cosa che non ha parimenti senso. Se fossi nato anche solo 150 anni fa non avrebbe avuto senso dire “sono italiano” perché l’Italia ancora non esisteva. Allora si è italiani perché si è nati in un’epoca in cui esiste un qualcosa che non si è capito cosa sia che si chiama Italia che oggi esiste e domani magari non esisterà più? Che senso ha?
Eppure noi siamo stati programmati fin dall’infanzia ad essere questi spauracchi con cui abbiamo finito per identificarci. A scuola, in famiglia, in chiesa, alla TV ci hanno indottrinati a schierarci ed a cucirci addosso un’etichetta che non ci appartiene…noi, noi, noi e loro…loro…loro e per millenni si sono fatte guerre per questo, si sono creati falsi dei dalla cui parte tu sei nel giusto mentre gli “altri” sono il nemico. Ma pensate che se esistesse un Dio simile sarebbe contento di tutto questo? Non credo proprio quindi è evidente che non siamo chi crediamo di essere e crediamo in qualcosa che non esiste.
Ma tutto ciò fa paura, significa distruggere tutte le convinzioni che abbiamo, significa che ci rendiamo conto di non sapere più chi siamo davvero perché abbiamo paura di guardarci dentro per scoprirlo e realizzare che abbiamo buttato via la vita identificandoci in una parte che altri ci hanno cucito addosso.
Se aprite la gabbia ad un uccellino nato e vissuto in quella stessa gabbia non avrà mai il coraggio di volare fuori, perché ciò che non conosciamo ci fa ancora troppa paura. Peccato che non conosciamo praticamente nulla di questo ineguagliabile mistero chiamato vita….

45 comments

  1. Più o meno mi sono chiesta le stesse cose, però sotto altri punti di vista. È vero, il lavoro che facciamo, né il nome che ci è dato necessariamente ci rappresentano. Però spesso è la domanda che ci viene posta a vincolare la risposta… in genere la prima domanda che ti viene fatta dalla società è: che fai nella vita? Dando per scontato che ci si riferisca al lavoro… e nessuno si sognerebbe di rispondere “leggo poesie”, “curo un mio caro”, “sto superando un periodo no”, ” guardo gli uccelli” , “ozio”. Devi per forza essere incasellato. E guai se non lo sei, sei automaticamente un fallito, un buono a nulla, un inetto. A me personalmente da fastidio come quesito, perché non dice nulla di ciò che sono, ma in effetti al “chi sei?” risponderei con il mio nome. E per quanto riguarda questo ultimo aspetto, secondo me il discorso è un po ‘ differente. Perché col nome uno ci convive fin dalla nascita e credo che in qualche modo finisca con l’amalgamarsi alla nostra identità, un po ‘ come il nostro aspetto fisico, altra cosa che non scegliamo, ma che inevitabilmente fa parte di noi.

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    1. Il tuo ragionamento non fa una grinza. Ma vedi, dal momento in cui nasciamo e cresciamo diventiamo il risultato di qualcosa che viene sempre dall’esterno. Alcuni di noi (pochissimi) riescono a guardarsi dentro e restano in contatto con quella parte immutabile di se stessi. Altri invece (la gran parte degli esseri umani), si perde del tutto e diventa una sorta di “Matrix” programmato; nome dato, scuola, religione, politica, appartenenza a questo o quello, ecc. Niente di tutto questo è davvero “suo” ma lui crede che lo sia…che quelle idee siano “lui”. Da qui credo derivi quella insoddisfazione che oggi caratterizza tutte le persone del mondo…come hai detto tu, col nome, come con tantissime cose ed idee ci conviviamo e ci amalgamiamo con esse senza riuscire più a distinguere chi siamo davvero… 😉 Grazie Gilda, molto stimolante il tuo commento su un argomento a me molto caro…

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      1. che significa “hai deluso tutti”? Personalmente credo che tu non abbia deluso nessuno, anzi credo che tu sia una persona che ha sete di conoscenza, di curiosità, di gente nuova…non voglio dissacrare le cose in cui magari altri credono…vorrei solo che fossimo tutti uniti in un mondo più altruista… 😉

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      2. Nooo era per ridere perché per me è la pura espressione del consumismo! Io, da brava pecora seguo gran parte del copione…almeno questa volta! Quello che hai scritto di me è vero. La curiosità mi accompagna sempre. Però mi piace la tua ironia che per sdrammatizzare ci sta bene…

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      3. ahhhhh avevo perso il senso del tuo messaggio… 🙂 Vero, sei curiosa, ma non di cose futili, bensì di possibilità di ragionamenti, confronti ed idee a te vicini. Anche tu sei autoironica e riesci a non prendere troppo sul serio ciò che dici e ciò che fai, gettandolo nel mare magnum delle relazioni interpersonali…se qualcosa di buono verrà fuori allora sarà ben accetta, altrimenti pazienza…ma ci tieni a certi valori e su quelli non transigi… che ne dici dell’analisi fatta in casa? 🙂

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      4. basta solo un pò di attenzione e di lettura tra le righe…una cosa che nessuno ha più voglia di fare. Abbiamo dentro di noi tutte le risposte e tutte le capacità che ci servono, ma spesso le disperdiamo in cose futili o egoistiche che non ci portano da nessuna parte. Potrei dirti anche di più, ma per oggi mi fermo qui… 😉

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  2. A dispetto di tutto posso dirti che il mio nome mi calza a pennello per il suo significato e per combinazione anche il significato del cognome…quasi fosse un destino. Per quanto riguarda la professione ti scrivo che la sento parte integrante della mia vita e mi piace un casino quindi, almeno per il mio caso, solo con questi 3 elementi sapresti tantissimo del mio essere più profondo…però in effetti se non mi conosci non puoi pensare che tutto possa essere così calzante… Laura

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  3. Dietro la frase “la mia domanda era più profonda…” io ci vedo un mondo. Il fatto è che nel mondo la superficie e la superficialità vanno a braccetto, e quando si parla di interazione fra le persone il passaggio verso la profondità fa più paura del body jumping.

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    1. Cerdo che alcuni di noi siano qui per un motivo che hanno dimenticato e nel momento in cui ne hanno contezza si trovano spaesati…se non fosse per quel richiamo sottile ma forte che ti porta ad incontrare persone che ti ricordano che sei sulla strada giusta…

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    1. Cara Franca, è normale ed istintivo presentarsi col proprio nome ma mi premeva evidenziare come alla fine noi si sia portati ad identificarsi con qualcosa che ci viene “imposto”. Pensa come sarebbe bello se avessimo la possibilità di scegliere il nostro nome nel momento in cui fossimo in grado di capire e non appena nati. E pensa se si avesse la possibilità di cambiarlo quando ci pare… Certo anche a me il mio non dispiace in fondo ma me lo sono ritrovato senza aver avuto la possibilità di scegliere. Ed oggi viviamo in un epoca in cui ti impongono solo il nome…fino ad un secolo fa correvi il rischio di vederti imposto un marito o una moglie… 😉 Un caro saluto e grazie!

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      1. Il nostro nome dice chi siamo a quelle persone che non ci conoscono. Per noi stessi e per quelli che ci conoscono non c’è bisogno di un nome… tu, per me, sei tu… 😉

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    1. Come dicevo a Franca il nome è lo scudo che mettiamo sempre davanti all’atto di una presentazione ma non è “nostro”. E dimmi un po’…di solito gli altri riescono ad andare oltre per capire subito di te qualcosa di più? 🙂 Baci e grazie!

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  4. dai @silvia credo che Giggino volesse adoperare quello che di solito chiamiamo paradosso… magari si potrebbe rispondere come rispose Dante a Casella nel Purgatorio: “Io mi son un che quando amor mi spira noto/ed a quel modo ch’ei mi ditta dentro vo’ significando”…mica male, vero? 😀

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  5. Ma….scusa Gigi, ma secondo te, io incontro uno per la strada che mi chiede “Tu chi sei?” e io dovrei dirgli quello che ci ho messo decine d’anni a comprendere????? Già gli va bene se gli dico il nome! 😛

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