vita

Dialogo filosofico

“Si può vivere senza certezze?”

“Si, se si è capaci di sperare. D’altronde sei in grado di nominarmi una sola cosa della cui esistenza puoi essere certo?. Mi puoi citare un solo episodio che, secondo te, sia realmente accaduto?”

“Non so…per esempio, prima, a tavola, tutti e due abbiamo mangiato una bella spigola, te la sei già dimenticata?”

“Certo che non l’ho dimenticata! Ma sei assolutamente sicuro che abbiamo mangiato davvero una spigola?”

“Perchè non dovremmo esserlo?”

“Tu, prima hai detto di credere in Dio…”

“Si, ci credo infatti”

“Immagino che il tuo Dio sia onnipotente”

“Se è Dio, è anche onnipotente, certo!”

“Ebbene…se Dio è onnipotente, non potrebbe avere creato un mondo già in funzione”?

“In che senso?”

“Il nostro mondo, il cielo, il mare, la natura, l’universo, tutto questo spettacolo che ci sta intorno, non potrebbe essere stato creato proprio in questo preciso momento? Supponiamo che tutti si sia nati proprio adesso con una memoria prememorizzata nel cervello in cui crediamo di aver vissuto”.

“In questo caso la spigola….”

“….crediamo di averla mangiata, ma in realtà non è mai esistita. E’ solo una delle tante immagini che la nostra memoria ha avuto in dotazione al momento della nascita”.

“Ma è impossibile!”

Eh no, è solo improbabile…”

Il dubbio

Di chi vi fidereste di più? Di uno che tentenna sempre o di chi sforna certezze in ogni cosa? Di chi ha assoluta convinzione in quello che dice o di chi dubita su ogni cosa? Certo, il primo ha le palle, il secondo è un insicuro.

Uno scrittore riportava, una volta, una frase divertente e sintomatica: “Solo gli imbecilli non hanno dubbi. Ne sei sicuro? Non ho alcun dubbio!”

E’ l’eterna lotta tra il punto interrogativo e quello esclamativo, laddove il primo è simbolo del bene ed il secondo del male.

Chi ha dubbi è quasi sempre una persona tollerante, disponibile al dialogo, insomma una brava persona. Se incontrate gli strenui difensori di certezze, i cavalieri dalla fede incrollabile, allora state in guardia. La fede spesso si trasforma in violenza. Non soltanto quella religiosa, ma anche quella sportiva, qualunque fede cieca. Gli integralisti religiosi, gli ultras del calcio, i brigatisti o terroristi in genere sono parte di quella razza che ritiene di essere detentrice della verità unica, come se potesse davvero esistere al mondo un’unica verità.

Il dubbio è discreto, gentile, pronto a mettere in discussione tutto se si affrontano le ragioni giuste.

L’unico inconveniente è che mi stanno venendo dei dubbi su quanto detto…

Elogio della ripetizione

E’ noto a tutti l’esempio classico della goccia d’acqua che riesce a scavare anche la dura pietra. Ha solo bisogno di tempo e di una lunga ripetizione dello stesso gesto. Poi chi non si è mai reso conto di come i passaggi di viandanti ed escursionisti segnano i sentieri sulle montagne?

La ripetizione è una parte integrante dei protocolli della natura. Si potrebbe arrivare ad affermare che gran parte di ciò che esiste è frutto di una ripetizione, anche la nascita di nuove vite viene da un atto ripetuto.

Il nostro cuore batte allo stesso modo per 3.600 volte all’ora senza mai fermarsi (meno male), compiamo una media di 12 respirazioni al minuto, ed il sangue non smette mai di girare nello stesso percorso.

Tutta la nostra vita è segnata e ritmata dalla ripetizione, ci nutriamo, ci procuriamo il cibo, dormiamo, beviamo, sempre allo stesso modo per un numero infinito di volte, come è sempre stato e sempre sarà.

Ma anche il lavoro, lo sport, l’arte e la scienza hanno in comune la ripetizione di gesti che mirano a miglioramento e perfezione. Perchè la nostra attività sia fluida, potente, equilibrata ed efficace deve essere ripetuta più e più volte.

La ripetizione annoia i dilettanti, infastidisce i mediocri, innervosisce gli indecisi, ma, per coloro che amano bellezza ed armonia, la ripetizione, oltre che accrescere il talento, sviluppa la dote della pazienza, allena la tenacia, aumenta la conoscenza di sè e dei propri limiti, generando efficacia, elasticità, forza ed eleganza.

Non si impara che ripetendo. Una volta non basta mai, dalla ripetizione nasce l’esperienza, la conoscenza, la padronanza di ogni gesto e pensiero.

Come nessun albero nasce già grande o nessun uomo nasce già capace, l’eccellenza nasce con la pratica profonda. Chi si affida alla ripetizione sa che l’intuizione da sola, senza la prima, non porta lontano.

Per questo dico che bisogna insistere, sempre. Qualunque scopo ci si sia posto nella vita, non smettete mai di insistere per raggiungerlo…

Sincronicità

Ci avete mai fatto caso? Avete mai cercato una spiegazione a certi eventi che non sembrano avere nessuna spiegazione razionale? Magari ci capita di pensare a qualcuno che non sentiamo da mesi o anni ed ecco che riappare nella nostra vita con una telefonata o una foto…cerchiamo un suggerimento e ci capita un cartellone pubblicitario che è quel suggerimento alla domanda che ci stavamo ponendo. Di che si tratta? La nostra mente razionale subito prende le distanze…le chiama coincidenze…spesso le ignora o non le vuole riconoscere, ma se ci fosse qualcosa di più?

Se fossero messaggi da una dimensione a noi sconosciuta? E siamo in grado di interpretarli e seguire la strada che forse ci indicano?

Ho sempre pensato che, se quel qualcosa o qualcuno a metà strada tra saggezza e follia che mi ha guidato fin qui, insiste a spingermi in una certa direzione, allora quel qualcosa o qualcuno deve certamente sapere qualcosa che io non so…

Vivere e pensare

Una persona, per migliorare la propria vita, non dovrebbe modificare il suo cervello, ma il modo di utilizzarlo. Chi vuole essere intelligente e felice, paradossalmente dovrebbe diventare de-mente.

Non sono gli eventi della vita che hanno il potere di cambiare il modo di utilizzare il pensiero in un uomo, ma il suo modo di pensare che ha il potere di cambiare gli eventi della vita.

Non è un certo modo di vivere che cambia il modo di pensare, ma è un certo modo di pensare che cambia il modo di vivere.

Fauna da palestra

Oggi pomeriggio, orfano del campionato di calcio, che vede la mia squadra già retrocessa (sono tifoso del Cagliari) mi sono ritirato un pò in palestra, con poca voglia di sudare, nella speranza che l’ambiente me l’avrebbe fatta venire questa voglia.

Ma, dopo le chiacchiere di rito con la bella receptionist, mi sono reso che la voglia che mi era venuta era un’altra, però non si poteva fare e quindi entro in sala.

Giusto per non cazzeggiare passeggiando tra sale e macchinari stile fiera di paese, mi sono scelto l’attrezzo che impegnava meno, quello preferito da tutte le signore che fanno palestra come se fossero dal parrucchiere: io la chiamo la cyclette-sdraio.

E così, con le cuffie che mi sparavano Chopin e Bach nelle orecchie, mi sono messo ad osservare gli elementi che popolano la palestra, perchè quando mi alleno mi concentro e non sto a guardare la fauna presente (a meno che il mio sonar non segnali la presenza di qualche frequentatrice che merita un doveroso break).

La prima categoria è quella degli esaltati, quelli che se anche vai sette giorni su sette, a qualunque ora, li trovi lì a sollevare bilanceri con dischi che sembrano ruote di camion. Hanno le vene gonfie come canyon, il numero minimo di tatuaggi è di 45 e diventano rossi come melagrane quando fanno gli esercizi, accompagnandoli ad urla degne di scimme urlatrici della foresta. Di solito vanno a gruppi e si raccontano di quali prodotti leciti e non si bombano per una massa muscolare che io vedo sempre uguale da anni. definizione: esaltati.

Poi ci sono quelle “alla moda”, che fanno esercizi insulsi che non servono a un cazzo ma devono avere per forza la scarpa in tinta con il completo e la fascia per capelli, si piazzano sul tapis roulant e ci camminano a velocità passeggiata…ma dico, non era meglio andare a fare una passeggiata nel parco, visto che è primavera e c’è il sole? Definizione: comparse

Ancora ci sono gli “improponibili”, uomini e donne decisamente oversize che non hanno voglia di far nulla ma ci stanno perché qualcuno li ha evidentemente obbligati. Uomini con panze da mastri birrai e donne esagerate che li vedi lì da anni ed anche loro sono sempre uguali. Ma scusa, invece che andare in palestra, e si vede che soffri come un cane, perchè non fai un abbonamento all’Oktober fest che risparmi pure e ti diverti? Definizione: calorici

Altra categoria è quella dei “broccoloni”, quelli che non gliene frega un cazzo della palestra e ci vanno per rimorchiare. Si aggirano per la sala individuando la preda come un leopardo con la gazzella e poi attaccano vantando conoscenze di fitness chiaramente inesistenti. Li riconosci perchè dopo due ore sono ancora lì a parlare con la maglietta immacolata ed il gel che incolla i capelli. Definizione: patetici.

Infine ci sono le signore sulle cyclette-sdraio accanto a me che pedalano a velocità lumaca e dopo due ore hanno consumato 25 calorie ma hanno telefonato a 34 persone. Spesso i numeri sono intercambiabili…definizione: lavatrici di coscienza.

Vado a farmi una doccia va…

Evoluzione?

Ogni volta che parlo di qualcosa con mia madre, lei riconduce tutto al “volere di Dio” e quando le faccio notare che non sono d’accordo su una cupa rassegnazione da parte nostra ai voleri di un Dio regista e capriccioso, lei si incazza come una pantera e minaccia di chiamare Don Pino, il parroco che ha fatto un corso di esorcista al CEPU (Centro Esorcisti Parrocchiani Uniti).

Col sorriso sulle labbra vorrei farle notare che l’immagine che ne da la Chiesa è alquanto inverosimile, che non si può credere all’iconografia di un vecchio seduto su una nuvola con la barba bianca ed un triangolo in testa con un occhio al centro, neanche sotto effetto del peyote potrei immaginare un Dio così…poi penso che mia madre non sa nemmeno cosa sia una canna e quindi soprassiedo.

Certo che un pò di quesiti te li poni, ed io, che non mi fido mai di quello che mi propinano già precotto e confezionato, non so davvero che pesci prendere. Ma se discendiamo dalla scimmia (e ci sono parecchie persone che ne sono palese dimostrazione) perchè non siamo rimaste scimmie? Forse perchè su un Facebook delle scimmie si fa difficoltà a riconoscersi? Sai che pacchia stare tutto il giorno nella foresta all’aria pura a fare un cazzo, mangiare banane, trombare e spulciarsi senza curarsi di assicurazioni, bollette, andamento della borsa, vestiti alla moda, automobili e soprattutto senza avere una Tv dove vedere San Remo o la De Filippi?

Ma siamo diventati uomini e ci siamo incamminati verso quella che da millenni è stata definita “evoluzione”…ma a che serve se pensiamo e ci comportiamo ancora come le scimmie, anzi peggio?

Credere per vedere

Crediamo in ciò che vediamo o vediamo ciò che crediamo? A prima vista sembrerebbe la stessa cosa, ma se ci riflettete cambia l’origine del credere. Nella prima ipotesi ci lasciamo trascinare dagli eventi esterni e modelliamo la nostra realtà sulla percezione di tutto quello che capita fuori di noi. Nel secondo caso i riflettori si spostano sull’interno ed in qualche magica maniera diventiamo artefici della nostra realtà.

Uno dei teoremi fondamentali della fisica quantistica afferma che l’osservatore, in qualche misteriosa maniera, modifica l’oggetto osservato, per cui a San Tommaso, che ormai ha fatto il suo tempo, preferisco l’attuale teorema scientifico.

Il guaio è che la realtà che ci circonda ci porta di forza a credere in ciò che vediamo e così si viene trascinati nella prima ipotesi, generando credenze negative che a loro volta creano una realtà che non ci piace, cercando soluzioni laddove non possiamo trovarle.

Mi viene in mente al proposito una simpatica storiella:

“Un tizio, di sera, cammina lungo la strada e passa davanti ad un bar. Alla luce del lampione, lì davanti, vede un uomo ubriaco che si trascina per terra cercando qualcosa.

“Ha perso qualcosa?” chiede il passante.

“Le chiavi della macchina”, risponde l’ubriaco.

“Dove le ha viste l’ultima volta?”

L’ubriaco indica un vicolo immerso nell’oscurità, dopo il palazzo.

“Se le ha perse lì, perchè le sta cercando qui?” chiede il passante?

“Perchè qui è illuminato”.

Vorrei…

Vorrei avere la forza di scegliere, tra le mie mille personalità che si combattono, quella che piace di più a coloro che amo, perchè sarà quella che preferisco anche io.

Vorrei riuscire a dire le parole giuste al momento giusto senza passare attraverso il filtro dei miei pensieri.

Vorrei sentire come una seconda pelle l’affetto di quelli che ho amato e che non mi sono più accanto.

Vorrei capire come funziona l’universo e la vita, perchè mi sa che finora nessuno può dire di averci capito nulla. Insomma vorrei capire perchè è così, in fondo una ragione deve esserci.

Vorrei sapere se davvero esiste al mondo chi ci completa veramente, o se siamo destinati a compiere il percorso da soli.

Vorrei percorrere in moto le strade deserte della terra del fuoco senza incontrare anima viva e sedermi al tramonto a meditare.

Vorrei la pace nel mondo come dice ogni miss Italia che si rispetti.

Vorrei attraversare l’anima ed i pensieri delle persone a cui tengo, per esserci ogni volta che ne hanno bisogno e non lo dicono.

Vorrei ricordare i miei pensieri di bambino perchè è l’unico periodo di cui non ho ricordi da raccontare agli altri, ma forse sono i più importanti.

Vorrei non avere bisogno di dire chi sono e cosa faccio ogni volta che mi presento a qualcuno per non dare impressioni fuorvianti.

Vorrei capire perchè Maria De Filippi e Maurizio Costanzo sono ancora in TV con stipendi da capogiro mentre padri di famiglia fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.

Vorrei capire perchè gente anche per bene si picchia per difendere i colori di una maglia di calcio di undici coglioni che guadagnano miliardi senza che gliene venga niente.

Vorrei capire perchè la gente continua a sostenere un regime politico che ha fallito miseramente da decine di anni senza volere un vero cambiamento.

Vorrei capire tante cose ma mi sa che in questa vita non ce la farò…

La saggezza dei bambini

Mi è capitato di leggere una interessante distinzione su quello che noi siamo veramente. Secondo Gurdjieff noi siamo composti da “essenza” e “personalità”. L’essenza è il nostro vero io, mentre la personalità è tutto ciò che apprendiamo con la crescita, frutto di educazione scolastica, religiosa, familiare, amorosa, ecc. Insomma tutto ciò che non è assolutamente nostro, ma che ci viene inculcato dalla società in cui viviamo.

Ad un certo punto della vita la crescita della nostra essenza si arresta e va avanti la personalità, facendoci essere cristiani o musulmani, interisti o juventini, fedeli o libertini, colti o ignoranti. E ci identifichiamo in questi valori fino al punto da arrivare a muovere guerra ed uccidere chi la pensa diversamente da noi. Ma noi non siamo quelli. Se arrivassimo a capirlo, il mondo sarebbe un posto migliore. Ma siamo tutti addormentati, convinti della forza delle idee della nostra personalità.

Crediamo di essere astuti, svegli e liberi di pensiero, mentre siamo in balìa delle interferenze esterne, delle mode, dimenticando la nostra essenza che è rimasta bambina. Seguiamo le mode degli adulti, politici, attori, calciatori, star televisive dimenticando chi invece avrebbe più da insegnarci…i bambini.

Sono loro, i più puri ed ingenui, quelli non ancora contaminati dalla personalità, che ci aprono gli occhi ed il cuore perchè la loro essenza è ancora intatta, è così come ci è stata data alla nascita ed è quella che abbiamo dimenticato. Sì, proprio quelli che cerchiamo di “imbastardire” a tutti i costi alla vita ed alle nostre devianze, riuscendoci quasi sempre.

Se avete due minuti, date un’occhiata a questo video…

Milano

Dicono tutti che Milano sia una città viva, piena di vita, molto “fescion” (come scrive un mio amico), a cui tanti ambiscono. Milano ha l’Expo, la moda, i musei, la scala del calcio, discoteche VIP, ristoranti dove lasci 300 euro a cranio ed esci con più fame di prima, insomma una città pronta a soddisfare tutti i tuoi istinti più nascosti.

Ci vivo da vent’anni e questa “Milano da bere” me la sono bevuta quasi tutta, rischio la cirrosi o l’avvelenamento… ma ormai è diventata una storia di amore-odio. Mi ha dato tanto e mi ha preso anche tanto. Ho fatto cose che in nessun altro posto avrei potuto fare, ho conosciuto persone che voi umani non potete neanche immaginare…astronavi in fiamme al largo dei bastioni di Melegnano…ah no mi stavo perdendo…

Chiunque conosca un pò questa città sa che non è più la stessa, è arrivata ad un punto in cui o ti lasci trascinare con lei a fondo oppure molli e te ne vai. Come in tutte le storie d’amore che si rispettino.

Forse prima c’era anche il piacere della cultura, della novità e della comunione di persone simili ed io, invece, ho cercato il piacere del divertimento sfrenato frequentando locali che avrebbero fatto impallidire i personaggi di “Star Wars”. Adesso cerco il primo ma non esiste più. E’ rimasto solo il secondo e quello mi ha stancato.

Vorrei tanto continuare a scrivere cazzate in riva al mare per il resto della vita…qui avrei già dato…

https://www.youtube.com/watch?v=eJU8EuktCUw

Il Colosseo….

Fermo in vespa, assorto nei miei pensieri, al semaforo di Piazza 5 giornate a Milano, un auto mi affianca e mi si chiede: “Scusi, il Colosseo?”. OK, penso… ecco il cojone di turno…cerco di non sfancularlo e gli dico: Guardi deve fare altri 500 chilometri…le conviene prendere l’autostrada”…quindi mi vaffanculizza di brutto lui…ci resto male in effetti prima di rendermi conto che il cinema lì di fronte si chiama “Colosseo”…ma dico….