Favola della buonanotte

Era una irrinunciabile tradizione per Adam quella di leggere la favola della buonanotte a suo figlio Jack prima che si addormentasse. Ma quella sera era troppo stanco ed aveva dimenticato gli occhiali di sotto, quindi si trovò costretto ad improvvisare, andando a braccio.

“C’era una volta una nazione potentissima che governava il mondo ed aveva fatto dei suoi valori di libertà il simbolo di tutto il pianeta. Era una grande nazione piena di eroi e paladini con spade o pistole che andavano in giro per la terra a scovare e ad uccidere tutti i cattivi che sfruttavano la gente, e le gesta di questi eroi erano tutte documentate nei film che tutto il mondo poteva vedere al cinema.

Ma esisteva, in un posto sperduto e molto lontano, un uomo molto cattivo che voleva distruggere questa nazione perchè odiava la ricchezza e la bontà della sua gente. Era un vecchio ammalato con una lunga, ispida barba ed un turbante bianco in testa che viveva sepolto nelle caverne di uno sperduto paese dove anche le capre facevano fatica a sopravvivere.

Era nato in una famiglia molto ricca ed aveva moltissimi soldi ma in quel posto sperduto in mezzo al nulla non sapeva proprio cosa farsene, dato che non c’era nemmeno un negozio e tantomeno un supermercato pieno di cazzate come ci sono qui. Aveva provato anche a comprarsi delle belle macchine ma nel paese in cui viveva non c’erano neanche le strade e quindi le auto si rompevano subito e la sua rabbia crebbe sempre di più nei confronti di tutti quelli che avevano a disposizione delle belle strade asfaltate su cui far correre le loro macchine.

Provò ad ordinare su internet alcuni bei costosi vestiti di stilisti famosi ma era troppo magro e poi la polvere glieli sporcava subito; inoltre non c’erano mai feste in quello sfortunato paese quindi lasciò perdere i vestiti e tornò ad indossare la sua camicia da notte ed il turbante.

Siccome era appassionato di calcio provò, con i suoi soldi, ad acquistare una squadra di calcio del suo paese, che chiamò la Kabullentus e contattò persino Messi e Cristiano Ronaldo perchè andassero a giocare nel suo paese, ma lo mandarono tutti a cagare, compresi i giocatori della serie C turca, quindi abbandonò anche il sogno del calcio.

Allora decise che avrebbe utilizzato tutte le sue risorse per vendicarsi del simbolo della ricchezza, che lui pure aveva ma che non poteva sfruttare.

Acquistò molte armi per compiere una serie di attentati contro quell’odiosa nazione e, quando ereditò tutta la fortuna di famiglia, decise che avrebbe sferrato il grande attacco al centro del potere di quel grande Paese.

Organizzò le cose per dirottare tre grandi aerei che si sarebbero abbattuti sui simboli del potere di quella nazione, uccidendo migliaia di persone e perforando le invalicabili difese per cui quel grande Paese era famoso in tutto il mondo. Una specie di videogame dal vivo, visto che non c’era neanche un negozio dove comprare una Playstation 4.

Perforò quelle difese come burro, i suoi soldati passarono indenni tutti i controlli e si misero al comando di quegli aerei che abbatterono due enormi grattacieli e distrussero un’ala dell’edificio più sicuro del pianeta ed il suo nome divenne famoso, dandogli infinita soddisfazione. Adesso poteva morire felice. E così fu.”

Jack aveva ascoltato la favola con l’attenzione rapita che solo un bambino può avere, ci riflettè un attimo poi, sorridendo, disse al suo papà: “Che bella favola fantasiosa! Ma è impossibile compiere tutto questo da parte di un vecchio sepolto nelle caverne di uno sperduto Paese!”

“Infatti, Jack”, rispose suo padre. “Ma pensa che tutto il mondo se l’è bevuta”.

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