Meditazione

Provate ad immaginare vostra moglie o vostro marito o il vostro partner, vostra madre o vostro padre, vostro fratello o sorella o il vostro capo o il postino, persone con cui condividete la vita di tutti i giorni per molto o per poco tempo, sedute tranquille in un angolo con luce soffusa, incenso e magari musica rilassante, immobili con gli occhi chiusi a meditare. Non credo sia un’immagine consueta che potreste collegare a quelle persone e magari se le vedeste in quella situazione vi chiedereste cosa diavolo stanno facendo.
Noi occidentali non abbiamo questa cultura, l’abbiamo importata di recente, complice la globalizzazione, dall’oriente, dove invece è praticata da millenni con risultati stupefacenti. Da noi è ancora una pratica un po’ new age, ancora poco compresa nella sua essenza più profonda.
Forse l’abbiamo adattata alle nostre idee, al nostro modo di vita frenetico e quindi la consideriamo una parentesi tra le mille attività che ci riempiono la vita di una giornata frenetica. Ecco, adesso è il tempo dei venti minuti di meditazione, poi devo prendere il bambino a scuola, devo cucinare, finire quella relazione, fare quello telefonate, ecc ecc.
Funziona anche così, ma non è questa la sua filosofia. La meditazione non è un compito da assolvere, una cosa da fare tra le tante, è un fine da raggiungere se vogliamo davvero sperimentarne tutti i suoi effetti.
Quanti di voi ci hanno provato con costanza e continuità? Quanti si sono impegnati veramente e non l’hanno considerata un semplice momento di relax tra le frenetiche attività di una giornata tipo? Vabbè, oggi non ho tempo, magari lo faccio domani…
E se le cose più positive fossero quelle più semplici? Magari non lo si fa perché ci si sente un po’ stupidi. Stare minuti o ore seduti immobili nel silenzio…che roba assurda. E se entra qualcuno e mi vede che cosa penserebbe? E poi come faccio con i bambini che urlano, le cose che ho da fare…e poi c’è in TV il mio programma preferito. E ci perdiamo.
Ma secondo voi, tutti i monaci buddisti o lo stesso Dalai Lama sono dei deficienti che hanno tempo da perdere? Se una pratica sopravvive da millenni ci sarà pure una ragione.
Quella ragione adesso sta arrivando timidamente anche da noi e la pratica della meditazione è addirittura entrata, a sorpresa, a far parte di protocolli ospedalieri in cui si è scoperto che, durante quella stessa pratica, si attivano aree del cervello che consentono a quest’ultimo di rilasciare sostanze che possono modificare il nostro stato di salute, aiutando il corpo nel processo di guarigione, cancellando anche le dannose conseguenze dello stress.
Certo, la lobby delle aziende farmaceutiche non ne è affatto contenta e cerca in tutti i modi di osteggiare certe “deliranti” tecniche che sono gratuite, ma certi medici e scienziati che hanno una coscienza non hanno potuto ignorarne i benefici ed hanno cercato di condividerli, a fatica ma lo stanno facendo.
Io sono convinto che nell’Universo, e quindi sulla Terra, ci sia a disposizione tutto e gratis e ce ne sarebbe per tutti; cibo, energia pulita, cure con le piante, viaggi mentali (pensate alla mescalina, al peyote o all’ahyahuasca) insomma tutto ciò di cui un essere umano avrebbe bisogno per una vita felice ma non ce ne rendiamo conto ed abbiamo lasciato il monopolio di queste gestioni in mano a gruppi di potere che non hanno certo a cuore la salute del genere umano ma solo i loro profitti. E noi soffriamo.
La meditazione è un mezzo di risveglio, io la pratico da anni e non sto qui a raccontare cosa è significato per me, quali grandissimi problemi mi ha aiutato ad affrontare…posso solo consigliarvi di provare, costantemente e senza aspettative. Potrebbe schiudersi un mondo nuovo…

45 comments

  1. E se ti dicessi che io sono abbastanza abituata a meditare? Non in posizione classica, diciamo che avendo letto e studiato varia “new age” per una decina d’anni a livello amatoriale… la cosa mi e diventata spontanea. Per me è normale “non pensare a nulla. Mi estraneo da tutto per un quarto d’ora almeno e lascio che la mia mente si svuoti ed è dopo questa pratica che mi ritrovo le migliori idee o uno stralcio di soluzione ai miei piccoli problemi.
    Inoltre ho provato anche la meditazione visualizzativa. Questa ha in supporto musiche delicate e una voce narrante che accompagna in passeggiate mentali dell’immaginazione. Più che altro è utile per sviluppare la creatività e dare quella forza necessaria a superare gli ostacoli bel nostro percorso di vita quotidiana.
    La consiglio per prima a chi desidera avvicinarsi alla meditazione vera e propria. Ciao Gigi, sempre un piacere passare da qui, non so mai che argomento interessante tu abbia potuto trattare, una sorpresa, sempre.

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    1. Ciao Nadia! La posizione in cui meditare non è affatto importante; si medita come meglio ci si sente. Certo se ti distendi sul letto rischi di addormentarti, mentre la posizione del loto pieno è solo per chi ci ha fatto il callo. Io, ad esempio ho un problema ad un ginocchio e non potrei farlo neanche se volessi 😦 Ma se riesci a fari il “vuoto mentale” senza difficoltà hai n gran dono di natura, oppure un allenamento lungo… 😉

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  2. Allora. Gigi, il discorso è molto serio e tu sei persona che merita attenzione. Noi occidentali, ci piaccia o no, siamo cresciuti nel grembo della cultura cristiana che è cultura (ci piaccia o no) sociale, di impegno, di solidarietà: è atto e non pensiero (il dio che si incarna è testimonianza d’atto e non di distacco) …Ora ciò che dici delle culture orientali, in primis il buddismo, è vero ed è ai confini dell’altezza umana più sublime, ma, come dici giustamente, è tensione alla vita universale concepita così dalla nascita (così come per noi l’atto testimoniale cristiano (e lo dico da ateo laico)…Certo i cristiani non sono tutti Francesco d’Assisi (come tutti i buddisti non sono il Budda) ma io tra lo slancio inumano alla socialità estrema e testimoniale vissuta tra le grida e le risa della gente al silenzio meditativo di epokè metafisica non che posso che scegliere culturalmente il primo…La pratica del buddismo importato nei salotti bene è stata psicologicamente una catastrofe per molti : una sorta di fuga dal reale senza appigli, una socialità autoreferenziale e integralista di basso livello culturale costruita da guru più o meno accreditati. Non me ne volere ma le religioni non si importano, non si inseguono, le si vive, culturalmente dalla nascita (una cosa è il peyotl per gli indiani Tarahumara e una cosa è per noi che di quella cultura nulla sappiamo se non convivendola per decenni.) Un abbraccio e scusa lo spazio che mi sono preso

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    1. Ti ringrazio per il commento che davvero mi onora perché così articolato e pieno di spunti interessanti (cosa che riesci a fare anche scrivendo quattro parole ehehehe). E’ vero ciò che dici, la differenza tra i culti orientali ed il nostro credo cattolico non potrebbe essere più profonda. Qui però, amico mio, il discorso, secondo me, si allarga. Siamo cresciuti permeati di cultura cattolica, lo siamo ancora sino alla cima dei capelli, ma non capisco quelli che “stanno” con Buddha e quelli che invece “fanno il tifo” per Gesù. Questo modo di vedere impregna la quasi totalità del cattolicesimo. Prova a chiedere ad un prete cosa ne pensa di Buddha ed a stento lo avrà sentito nominare. In altre parole, tutto ciò che è diverso da me non mi interessa. La meditazione, secondo me, non ha religione, i buddisti non ne detengono il copyright e se cerchi bene ci sono anche preti cattolici o imam che la praticano. La mia intenzione è proprio quella di “svincolarla” da qualsiasi bandiera religiosa perché riguarda noi stessi e nient’altro. Condivido la critica del “buddismo importato” come dici tu, nei salotti bene…in quei casi i “truffaguru” sono sempre dietro l’angolo… 😉 Come ultima cosa ti chiedo, ed è l’unico punto su cui dissento della tua profonda analisi: Non si può meditare profondamente anche più di un’ora al giorno e poi vivere ugualmente e con più gioia la società con le sue grida e le sue risa? Un abbraccio e buona domenica…

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      1. La meditazione quale pratica laica e svincolata dagli integralismi è un discorso interessante…certo che si può meditare e tornare più forti nel mondo e nelle sue crisi umane…comunque tu hai inteso perfettamente il senso del mio discorso e la sua natura antropologica…I grandi mistici appartengono a tutte le fedi, certo…è possibile il viaggio dell’estasi.(altro tema tutto da affrontare). Un abbraccio, bello parlare con una persona come te.

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      2. infatti ho inteso che saresti andato oltre le singole religioni. Persone come te e come me non sono inquadrabili in certi schemi precostituiti. Siamo menti libere e liberi pensatori e ci muoviamo dialetticamente su un territorio che non è di nessuno…e quando si incontrano persone così è come trovare un tesoro… Grazie Frà…ah complimenti per il Napoli… 😉

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  3. Io pratico meditazione ogni giorno,di solito dopo l’allenamento di Arti Marziali. Guai se non la facessi! La pratico da tantissimi anni e sono momenti in cui mi stacco totalmente da tutto,anche dal mio corpo (ho imparato dai monaci shaolin). É come rinascere,rinnovarsi e ritrovarsi ogni giorn

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  4. Ottima cosa la meditazione. Proprio adesso all’universitá stiamo trattando il tema del “Silenzio”. Io sono cristiana, e anche se tutti penseranno “si fa meditazione pensando a ció che dice Cristo” no, non é vero. Faccio meditazione su me stessa, su cosa cambierei di me, sulle mie esperienze, rifletto molto. In silenzio. Per una volta con il mondo spento. Con una candela magari. Dopo é tutto piú in pace..
    Grazie per la riflessione!!

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      1. Ma a me non sembra stupido! Ti ho appena detto che in realtà mi affascina quel mondo.
        Ora per esempio, lasciando da parte la meditazione, mia madre ( dice) che si prefigge degli obbiettivi. Poi si mette davanti al suo ” gohonzon” ( si chiama così?) Convinta che verranno realizzati. O che quantomeno ci sarà un aiuto da parte di qualche entità.
        Ecco, io credo invece, che quì se non ci aiutiamo da soli nessuno ci aiuta!

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      2. Jasmine, per tre anni sono stato buddista della “corrente” che segue tua madre. E’ il buddismo laico di Nichiren Daishonin ed anche io ho il Gohonzon a casa (lo hai scritto giusto) ma da un po’ me ne sono distaccato. E’ difficile da spiegare ma ogni volta che ci scriviamo vorrei scrivere un sacco di cose…ci sarebbe da parlare per ore ed ore… 😉

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