Vorrei tornare bambino

Vorrei tornare bambino ma non è una questione nostalgica e di rimpianto, non è un voler tornare indietro nel tempo per essere più giovane e ricominciare, sto bene così come sono e non rinnego nulla di ciò che ho fatto.
Ma quando ero bambino il mondo era più semplice, era un mondo perfetto. Bè, in effetti non lo era ma io lo vedevo così e mi sembrava di dominarlo quel mondo. Mi nascondevo sotto il tavolo convinto che non mi vedessero, avevo protezione da chi mi voleva bene davvero, mi svegliavo euforico la mattina con la curiosità di scoprire le novità della giornata e le novità di un bambino sono inversamente proporzionali alle preoccupazioni di un adulto al mattino. Il timore ha preso il posto della curiosità.
Se qualcosa andava storto potevo simulare un mal di pancia o di denti e ricevere affetto incondizionato, perchè mi credevano anche se palesemente mentivo. Adesso non mi credono più neanche se dico la verità e questo è un bel casino.
Vorrei tornare bambino perchè il Natale contava qualcosa, lo aspettavo un anno intero coi suoi regali, invece quando arriva adesso mi intristisco e non vedo l’ora che passi coi suoi bidoni.
Vorrei tornare bambino perchè mi stupivo per tutto, ogni cosa era nuova, credevo alle persone ed a tutto ciò che mi dicevano, perchè se erano più grandi di me (e non ci voleva molto) portavo loro rispetto e credevo che avrebbero costruito per me un mondo migliore, ma mi sbagliavo.
Vorrei tornare bambino perchè avevo amici che credevano che saremmo stati amici per sempre e non ci saremmo mai ingannati, regalandoci figurine che per noi erano tutto ed era la più grande manifestazione di affetto che potesse esistere. Oggi, a parte alcuni di loro, mi sono rimaste solo le figurine.
Vorrei tornare bambino perchè un lunedì era un giorno come gli altri ed il venerdì non significava nulla.
Vorrei tornare bambino per sbucciarmi le ginocchia cadendo dalla bicicletta o giocando a pallone perchè erano ferite che guarivano in fretta, quasi delle medaglie che sfoggiavi con orgoglio a dimostrazione di un coraggio infantile che nell’ambiente significava molto, più di un capo firmato. Le ferite dei grandi non sanguinano ma neanche si rimarginano così facilmente e te le porti appresso nascondendole perchè sono una debolezza di cui ti vergogni.
Vorrei tornare bambino perchè non c’era una stagione adatta per mangiare un gelato, mentre adesso il gelato in inverno non va più di moda.
Vorrei tornare bambino per avere la libertà di porre domande stupide a chiunque e la risposta in fondo non mi interessava, mentre adesso le domande stupide ce le poniamo tra adulti e ci aspettiamo risposte intelligenti che spesso non comprendiamo.
Vorrei tornare bambino per giocare di nuovo a nascondino per non farmi trovare, mentre adesso per non farmi trovare devo raccontare bugie senza contare sino a dieci.
Vorrei tornare bambino perchè avevo voglia di crescere e di imparare ed il tempo era mio amico, oggi la voglia è rimasta ma ho perso un altro amico.
Vorrei tornare bambino per godermi ogni singolo istante della vita presente senza pensare al passato perchè è troppo poco o al futuro perchè è troppo…

83 comments

  1. Quando ha chiuso splinder, è ormai qualche anno, ho migrato in wordpress tutto il vecchio blog. Lapoetessarossa è nata nel 2006: ho scoperto il mondo dei blog mi è sembrato che avessero inventato il nuovo mondo fatto su misura per me. Ci ho letteralmente buttato dentro tanto di quello che avevo scritto fino a quel momento e che giaceva in qualche cassetto dentro quaderni, fogli, vecchi file word, tante cose scritte ancora con carta e penna.

    Poi tante cose sono nate grazie alle interazioni nella blogsfera. Tante altre invece raccontano tutto il “prima”. Ad un certo punto il blog pare chiudersi con un paio di epigrafi. Non ho mai raccontato fatti precisi, io fuggivo alla ricerca della via giusta. Fuggivo con le parole, cercavo di dare una direzione ai miei desideri, cercavo di nobilitare (non è il termine giusto, non ne trovo uno migliore che non implichi un autogiudicarmi) la mia fuga pratica e assolutamente banale, in una fuga poetica, come se volessi salvarmi la faccia.

    Io parto da un dato: il passato non si può cambiare. La conseguenza poetica di un passato vissuto intensamente è la nostalgia, quando in quel passato riconosci e ritrovi quel te stesso vero e autentico che riusciva a venir fuori. Mi piace abbandonarmi alla nostalgia. E’ quel tipo di memoria che ci dice che abbiamo vissuto bene. Vorresti tornare bambino…vuol dire che sei stato bene nel tuo essere bambino…

    La conseguenza pratica di un passato vissuto intensamente dove il tuo te stesso era ben poco autentico ma adeguato alle aspettative altrui, a modelli dominanti , era un dover essere che non sei in grado di ricondurre ad alcuna scelta veramente ponderata, la conseguenza è la bugia, il doppio come strategia di sopravvivenza.

    Tutto questo castello di compromessi ad un certo punto crolla. Il compromesso è una struttura temporanea con fondamenta traballanti. E se non crolla si crepa a tal punto da diventare inagibile.

    Ho un pezzo della mia vita che vive ancora dentro un grande compromesso. E’ puntellato abbastanza bene, deve reggere ancora qualche anno. Sono consapevole di questa scelta, ci lavoro quotidianamente per tenerlo in piedi (in senso stretto e in senso lato, sono sicura che hai capito) E’ un compromesso dalla lunga storia, e qui i fatti, seppure davvero noiosi, non hanno proprio niente di poetico, sono mera cronaca che per me avrà sempre il peso di un’onta. Magari un giorno te li racconto, ma non qua.

    C’è stato un prima di . E c’è un dopo. Un dopo che è comunque passato. Azzardo un giro di parole, spero di riuscire a farmi capire. In questo momento, esattamente anche adesso, a me interessa il presente, il divenire, ciò che sono adesso, come mi sento, limitando il programmabile allo stretto necessario.

    In tutto questo ci sono stati parecchi anni in cui non ho scritto. Mi mancava da morire. Mi sembrava di soffocare. Non riuscivo. Come se fossi diventata un’altra persona. Ero effettivamente un ‘altra persona. Ero sempre io ma non ero più io. Non so se riesco a farmi capire. Io non ci capivo un cazzo. Mi sentivo persa. A volte evitavo di pensarci. Quando ci pensavo mi angosciavo. Poi è stato come una specie di click. Così atteso che nemmeno mi ricordavo come ci si sentiva. E sono rientrata dentro quella dimensione di cui avevo solo perso la chiave. Ma non è nemmeno questione di chiave. E come quando qualche giorno fa ho scritto “per scrivere”, è venuta fuori in sessantasecondi, con il cervello che stava andando a mille all’ora. Quando mi succede (non mi viene un paragone migliore) è quasi meglio del sesso.

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  2. Buongiorno Gigi e buon lunedì!

    Ho trovato il post bellissimo numero sei. La De Lorean si è posata qui, in un anno imprecisato dell’infanzia.
    Non si può tornare bambini, ma scriverne come hai fatto tu smaschera la tua appartenenza al fun club dei fanciullini (sì, quelli che ti fanno studiare a scuola con il Pascoli), che è una sottosezione del fun club del cappellaio! 🙂

    Esiste un modo di vedere il mondo che per quanto lo scorrere del tempo e l’esperienza cerchino di cancellarlo se ti appartiene non cambia nella sua essenza. L’esperienza è qualcosa di neutro, sta a noi considerarla fonte di complicazioni o arricchimento. E la seconda mi piace molto di più.

    I fanciullini non coniugano il verbo volere ma giocano a desiderare. L’esperienza li ha arricchiti del piacere dell’attesa, quell’”attesa di Natale” che vale oggi per tutto quello che si desidera davvero. Solo così l’appagamento smette di essere il fine di una specie di processo che diversamente si chiama marketing.

    Non esiste il post schifoso numero 1, anche se esistono i post che avremmo scritto in un modo diverso, o quelli che non avremmo voluto scrivere. Ed esiste da qualche parte nella vita del Geco un post che non mi dirà nulla, che non capirò. Ed esisterà da qualche parte un post che mi spiega perché Gigi ha scelto il proprio il Geco per il suo blog. Il geco è un animaletto che mi è sempre stato molto simpatico.

    Mi piace questo blog perché racconta un percorso, perché ha dentro il senso del divenire. Si percepisce il mutamento, l’idea che si può cambiare idea, declinando il desiderio di essere se stessi e di condividere questo desiderio prima dei contenuti.

    A me piace paragonare un blog ad una casa, fatta di tante stanze, ognuna con la propria caratteristica. Alcune stanze hanno la porta aperta, ci entri facile, sono accoglienti, luminose. Alcune stanze sono buie, ci devi abituare gli occhi, le devi percorrere affidandoti al tatto. Ci sono stanze in fondo al corridoio e stanze che quando ci entri non te ne vorresti andare mai. E’ una casa che cambia. Si alza o si allarga, oppure costruisce stanze sotterranee. E poi ci sono le stanze segrete, quelle in cui ti ritrovi dopo che hai inseguito il coniglio bianco , quelle del paese delle meraviglie, così tanto per ripetermi!

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    1. Ciao a te Silvia! Anche se sono in contatto con il vecchio Doc, non riesco mai a prevedere dove la De Lorean si va a posare. Rileggo anche io certi post con piacere e ti confesso che in questi tuoi “viaggi” mi stai aiutando in una operazione introspettiva a cui non avevo mai pensato: quella di notare i miei cambiamenti in questo percorso che ho iniziato un pò di tempo fa in modo del tutto inconsapevole…ma questo è un altro discorso e tu te ne sei accorta…
      Anche questa volta il tuo non è un semplice commento ma noto che a quel club dei fanciullini probabilmente appartieni anche tu.
      Forse esiste il post che non ti dirà nulla ma certamente esiste quello che spiega l’utilizzo del geco come simbolo di questo mio blog 😉
      Mi fa piacere che tu sia capitato in questa casa, per usare il paragone che hai fatto, e che te ne vada in giro per le stanze proprio come Alice…

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      1. Il blog è un social atipico. Anzi per me non è un social. Il social è fatto per condividere l’istante che scade un secondo dopo che lo hai letto, è fatto per il like fine a stessi. Il suo valore sta nel percorso che crea, in un filo che tiene legati i vari post, anche quando la linea narrativa non è così immediata. Spesso anche in un blog dove si pubblicano racconti si percepisce l’evoluzione di chi scrive, il cambiamento del gusto e dello stile. Ti devo confessare che questo mio viaggiare è un po’ colpa del mio percorso, perché sono stata tanto tempo senza scrivere (che significa due cose, senza scrivere con costanza e senza scrivere qualcosa che non fosse un bel autoriciclo) e in questo tempo sterile mi rileggevo per capire che fine avevo fatto. Nel tuo blog esiste un filo che non segue necessariamente la cronologia, ma si percepisce netto che c’è stato un prima molto preciso e poi “tutto” quello che viene dopo. Ti sarà successo che scopri un autore e divori tutta la sua produzione e poi ti disperi se non ha più scritto e non ti resta che rileggere. Ecco non importa quando scrivi, ma se so che prima o poi scriverai, che ci sarà una nuova stanza in cui entrare, io attendo. Per tornare sul tema dell’attesa che è uno dei mie preferiti. E poi se ti piace il Piccolo Principe sospetto che anche a te la Volpe stia simpatica :-).

        Leggere quello che scrive una persona è un modo speciale di conoscerla. Lei si offre al mondo reinterpretando se stessa, mostrando la sua parte più vera, traducendo in parole il suo essere per poter dire “io sono così”. Rinuncia al piacere immediato della conoscenza e dello scambio, domanda tempo a chi la legge. E rischia tantissimo. Perché chi la leggerà, a suo modo, la interpreterà di nuovo, la tradurrà nel sua personale linguaggio, quando la percepirà affine al suo sentire. E chi scrive succede che si rivede da un’angolazione diversa, nuova, una prospettiva a cui non aveva pensato.

        Ecco, mi è partita la supercazzola ma è colpa tua :-), se avessi scritto diversamente sarei stata molto più laconica.
        A presto (non è una minaccia!)
        Silvia

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      2. Vero, il blog è meditativo, un pubblico diario da condividere con chi è interessato ad entrare in risonanza con certi argomenti. I social sono una piazza chiassosa e priva di contenuti le cui caratteristiche tu hai espresso benissimo riguardo alla condivisione di qualcosa che scade un istante dopo. Certe volte mi viene il dubbio che tu mi conosca già…il percorso, il prima e il dopo, la passione per certi autori…
        Solo chi ha compiuto un percorso può riconoscerne le caratteristiche, quindi lo hai fatto anche tu, anche tu hai avuto un prima e un dopo…sta da vedere prima e dopo che cosa…
        Ah è chiaro che la volpe mi è simpatica 😉
        Io amo scrivere e mi piace leggere le interpretazioni che chi legge da a ciò che ho scritto. Certe volte, quando mi rileggo, ho la sensazione di apparire un pò “pesante”, di affrontare argomenti poco “social”. Ma questo, come hai scritto tu, è il mio spazio, la mia parte più vera…
        Come se fosse antani…a me piace leggere quello che scrivi, quindi evviva la supercazzola! A presto!
        Gigi

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      3. Ecco, non voglio con questo dare un giudizio sui social e su FB in particolare. Ho dato il mio contributo ed esaurito l’esperienza. Trovo disarmante quando incontro qualcuno che era amico su FB che mentre mi parla dà per scontato una serie di attività che ha condiviso e che io dovrei conoscere. Tutto questo condividere limita le interazioni sociali vecchio stampo, le modifica e anche quando fai la grigliata con gli amici sembra che la non condivisione sul social tolga il gusto alla salamella.

        Solo due conseguenze due per non ammorbare il commento

        Ho sempre odiato la serata diapositive a casa di amici per vedere i 250 scatti del viaggio di nozze a santo domingo con lei&lui lapalma&iltramonto ma, senza alcuna nostalgia per gli scatti, mi manca tutto il contorno.

        Il numero di persone che mi fanno gli auguri il giorno del mio compleanno è precipitato nemmeno fossi nata il 29 ottobre 1929…

        Se si intuisce un percorso all’interno di un blog, se è chiaro che esiste un prima e un dopo, i fatti diventano il pretesto non il fine. Mi spiego. I fatti sono importanti e fondamentali, ci mancherebbe. Ma sono accaduti. In FB non diventano memoria ma oblio. In un blog diventano materia altra che vive un’altra vita, che percorre altre vie. E’ bello conoscere i fatti, sempre. Ma senza quel voyeurismo tipico del social.

        In un blog nei commenti non vai mai fuori tema, prosegui per associazioni, a volte ti piace l’insieme, a volte ti colpisce il dettaglio. Il post che piace è solo punto di partenza (il like certo che fanno piacere), se ne nascono altri pensieri vuol dire che qualcosa hai trasmesso.

        Ne parlavo poco tempo fa con un amico. La cosa davvero rivoluzionaria per chi legge un blog (e per chi scrive di conseguenza) e che qui tu puoi parlare con l’autore. Perché tu con Asimov a colazione mica ci sei mai andato per chiedergli che faccia ha il suo Mule 🙂 .

        E’ vero anche per me esiste un prima e un dopo. Ma senza quel prima non avrei mai scritto e non avrei scritto tante cose che mi piacciono ancora. Senza quel prima non ci sarebbe stato questo dopo e non ci sarebbe stato nemmeno il silenzio in mezzo. Leggerezza e pesantezza sono sempre dei relativi. Leggere significa imparare, riflettere, leggere ti deve far venire di voglia di cercare, a volte è una sfida alla comprensione, indipendentemente dal mattone o dal frammento di partenza. Non si smette di crescere mai. Ed è tutto fuorché un modo di dire. Tarapia tapioco docet!

        Buona giornata Gigi, a presto
        Silvia

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      4. Cara Silvia, trovo che il blog e FB siano due concetti che non possono essere confrontati, hanno davvero poco in comune. Sono come materia ed antimateria..lo so che palle con sta fisica ma mi perdonerai, mi piace troppo e racchiude un sacco di misteri 🙂
        “serate diapositive”, calo drastico delle telefonate di auguri e contatti in generale sono cose che ci accomunano e non faccio fatica a crederlo. Infatti ci sono commenti che tirano fuori molto altro dai post che hai scritto, che te lo girano e te lo fanno vedere sotto una prospettiva a cui magari non avevi nemmeno pensato e quindi un concetto si dipana in qualcosa che fa riflettere l’autore del post il cui intento era quello di far riflettere chi lo legge. Forse sono stato un pò contorto ma so che mi hai capito. 🙂
        Se dovessi incontrare Asimov in uno dei miei folli sogni, giuro che gli faccio fare un disegnino del Mule e poi te lo giro…
        Prima e dopo rappresentano in fondo il passato ed il futuro ed anche siamo figli del prima che cambia il dopo, io cerco di concentrarmi solo sul presente in un modo tutto mio, perchè, come dice la tartaruga di kung fu panda (tanto per fare una citazione dotta) “ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono…per questo si chiama presente”. Non so, forse sono andato fuori tema rispetto al tuo commento ma con te scrivo senza rileggere, scrivo tutto quello che mi sgorga nei pensieri…
        Buona serata a te, Silvia

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      5. Caro Gigi vado un po’ per associazioni, sono a display ridotto, da app e pasticcio facile. Copio incollo dal mio blog un post vecchissimo, uno scritto che se va bene ha più di vent’anni. Si riconosce che è roba vecchia e roba mia, certi concetti che mi sono cari non riesco proprio a raccontarli diversamente.
        PICCOLO PENSIERO SUL TEMPO

         

        Il presente è il ritmo dell’eternità, che è come una musica armoniosa, della quale noi cogliamo gli attimi, le note più belle.

         PENSIERO UN PO’ PIU’ LUNGO SUL LIBRO E SUL TEMPO

         

        Un libro è un attimo, soltanto un po’ più dilatato. Diventa passato soltanto perché è stato letto, ma rimane nel presente perché fa parte di te per sempre, ti accompagna, può averti cambiato. La vita è troppo breve per poter leggere tutti i libri che si vorrebbero. Io penso che un libro allunghi la vita, o meglio, ne allunghi l’intensità. Il libro è lo strano alchimista del tempo: lo modifica, lo rallenta , lo fa correre. Rileggere è rivivere quel tempo passato, risentire l’odore della carta, toccarne la consistenza, la ruvidità, vedere il bianco ingiallito ai bordi, le pagine piegate, riassaporare quel caffè che ha macchiato la pagina, ritrovare il segnalibro…e le lacrime e le risate, il freddo e il calore, le persone che frequentavi allora, i litigi con tua madre e tuo padre…libro eterno fedele compagno consolatore…il ragazzo che ti ha mollato, le notti insonni e sudate di luglio lombardo appiccicoso e salato, ma estate e di per sé infinitamente bello, e la sabbia insinuata tra le pagine, quella sabbia ritrovata in inverno, che ha l’odore del mare…Il libro è il tempo di un treno, delle scale dell’università.

         

        PENSIERO BREVE SUL LIBRO, IL TEMPO E L’AMORE

         

        Il cuore è il tempo del corpo. Il libro è il tempo del cuore. Il libro è come un amore, per l’emozione, ma più fedele, non tradisce, non abbandona, forse più amico che amante, anche se ci si può far l’amore con le pagine…belle immortali come una poesia letta a voce alta, danzata seguendo il ritmo del verso, godendo del sapore delle parole, linfa vitale dell’anima. Un libro si ama per sempre e non chiede nulla in cambio, se non di riposare quieto in compagnia di altri libri, nell’attesa di essere riletto, o solo toccato, sfogliato… semplicemente amato.

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      6. Ho divagato. Il mio blog quando c’era splinder si chiamava Divagazioni.😊 Vabbè senti a quest’ora mi perdonerai. Il pensiero contorto è chiarissimo. Risponde alla legge che ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delleproprie. Ma ti assicuro, per me è chiarissimo. La fisica quantistica molto meno, ma con me devi avere pazienza, la materia mi affascina ma ho pessimi trascorsi scolastici…
        Quel che volevo dire era sul presente. Direi che l’ora della buona notte o quasi perciò come si diceva da bambini (torniamo al tema del post in zona cesarini) sogni d’oro.
        A domani

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      7. Belle divagazioni…spero che tutti quegli scritti ai tempi di splinder siano raccolti da qualche parte e custoditi perchè ho letto espressioni bellissime sui libri, sul tempo e sull’amore…
        A prescindere dall’ora non vedo cosa ci sia da perdonarti, non mi stancherei mai di leggere queste cose. Ecco, la formula sulle idee chiare ed i gradi di confusione potrebbe valere il Nobel alla fisica applicata al discorso 🙂 Guarda, non so da dove sia venuta fuori questa ardente passione visto che sono stato sempre nemico giurato di numeri e formule matematiche. Insieme a quella sono venuti fuori altri interessi altrettanto inaspettati, del tutto diversi da quelli precedenti, come se ad un certo momento in me fosse emersa prepotentemente una nuova personalità a cui i gusti del vecchio Gigi proprio non andavano bene. E qui dovrei raccontarti che mi è venuta la pelle d’oca quando ho letto alcuni dei principi di una delle altre stranezze che popolano il mio parco letture…la Kabbalah ebraica. Se ti interessa magari nel prossimo scambio di commenti te la racconto…
        Per adesso, all’ufficio cambi della vita quotidiana, converto la tua buonanotte con un buongiorno e ti mando un bacio.

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      8. Buongiorno a te! Questa risposta è una miniera di inviti a divagare a ancora, a raccontare, accende la curiosità (che è femmina e io son proprio femmina in questo!). Se hai pazienza, mi divido tra il dover essere e fare e l’essere che si nasconde e scalpita per dire la sua (la fanciullina, così non andiamo troppo fuori tema!), ti scrivo un po’ di cose che mi hai fatto venire in mente.
        E poi finalmente c’è il sole!

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      9. Allora racconta, divaga, descrivi il sentiero che stai percorrendo…è in salita, in discesa? Cosa vedi attorno? Racconta ed anche io racconterò…azz non so perchè ma mi viene in mente l’accordo tra il Dr. Hannibal Lechter e Clarice Sterling ne “Il silenzio degli innocenti”… 🙂 è ovvio che mi tocca la parte del dottore ma raccontami Clarice…aliud pro alio….ehehehe Godiamoci il sole allora!

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      10. Clarice…Clarice…credi ancora alle coincidenze? Che dirti, io non mi stupisco più di alcuni segni da parte di certe persone (poche). Antenne potenti emettono potenti segnali…vibrazioni di altissima frequenza che sono la playlist preferita della danza dell’Universo. Non per nulla all’ingresso del CERN a Ginevra (giuro che è l’ultima volta e non rompo più con la fisica quantistica 🙂 ) c’è una grande statua di Shiva Nataraja che è l’immagine del Dio Shiva danzante al suono di quelle frequenze che noi ancora non possiamo udire in melodia continua ma percepirle a sprazzi in quel mare di interferenze che ci circonda… 😉

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  3. Un mio manager secondo me ha il grande privilegio di aver conservato l’animo del bambino. Quando ho bisogno di avere uno sguardo differente sulle cose, più aperto e accogliente, mi affido a lui.

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  4. Che bello quello che hai scritto, Simo :-)))) Lo so, lo hai scritto con uno stato d’animo che non si può non percepire; non scherzi mica tu quando vuoi l’attenzione sulla passione che metti nello scrivere 🙂 Eppure … anche se il tema è molto serio e importante, i tuoi modi sono riusciti ancora una volta a commuovere, stavolta (per quanto mi riguarda) di infinita tenerezza …
    Bravo!!!!! ^__________________^

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  5. la parte su cui mi sono focalizzato in questo post per me è stata questa:

    queste cose assumono questo peso solo da adulto, da bambino non avresti mai potuto scrivere ciò che hai scritto in questo post, ciò non le rende meno vere o meno belle.. ma il peso che puoi dargli da adulto non potevi darglielo da bambino, quindi se ora tu non fossi diventato un adulto quelle cose che hai descritto per il te bambino sarebbero state solamente normalità.

    Infondo da bambini tutti vogliono essere adulti… c’è qualcosa di profondamente intricato nella nostra mente umana… che ci allontana dal vivere serenamente il momento..

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    1. Sempre stimolanti i tuoi commenti… in effetti è vero, è come se nel corso della vita fossimo tante persone diverse a seconda dei periodi che viviamo e delle esperienze che facciamo. Non sono neanche lo stesso dei 15 anni o dei 20 o dei 30 o dei 40… e se ci rifletti, in 15 anni non abbiamo più una cellula che sia la stessa perchè si sono tutte rinnovate…quindi continuiamo ad essere sempre noi ma con corpo e mente nuovi…questo è certamente un punto a favore delle teorie mistiche che affermano che non siamo soltanto un corpo… 😉 Ciao Erik!

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      1. infatti, qualche tempo fa riflettendoci con amici dissi che è come se noi morissimo più volte nel corso della vita per poi rinascere all’interno dello stesso corpo con residui consci di memoria… non mi capirono in molti ma quello che hai descritto è proprio quello che intendevo…

        Ciao Gigi, sono i tuoi post a stimolare le mie riflessioni.. 🙂

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  6. Eravamo noi a guadare la vita in modo diverso come tu scrivi e possiamo lo fare ancora adesso se lo vogliamo , che se ne frega di quello che dirà la gente intorno , bon ok nascondersi sotto il tavolo in reunione forse di no
    Abbiamo la fortuna di avere nascosto dentro di noi questo bambino sorridente , euforico …certi non hanno mai conosciuto questa “insouciance” e non possono ritrovarla , tu l’hai nel cuore lo so da tanto tempo 😉

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  7. Ciao Gi! Hai ragione, quante cose si perdono per strada crescendo. Però sai cosa c’è? Tu dovresti solo risvegliarlo il bambino che è in te! Perchè lui non se n’è andato. Io ogni tanto lo faccio ed è bellissimo! Buona giornata Gi. 😘

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  8. Oh Giggi, hai svegliato ricordi d’infanzia in me.. mi ahi commossa… anche io vorrei spesso tornare essere bambina stare con i miei e vedendo il mio mondo come un paradiso dove sono nascosti le grande emozioni della infanzia e adolescenza…

    … ma sono qui in un mondo che si trasforma giorno dopo giorno in un incubo da cui non riesco svegliarmi..

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