vita

Centro di gravità permanente

La prima cosa che viene in mente è la canzone di Battiato…alzi la mano chi ha pensato proprio a quello leggendo il titolo del post, magari canticchiandola un pò. Ah tutti vedo. In effetti lo spunto è quello.

Non si tratta di cercare un punto fisso che dia sicurezza, io suggerirei qualcosa di più profondo. Un punto fisso lo abbiamo tutti. La famiglia, il lavoro, gli amici, anche la squadra di calcio per cui tifi, va bene tutto. Ma è tutto esterno.

Niente a che vedere con la nostra anima, cosa che, allo stato, pochissime persone ascoltano e posseggono del tutto. Magari credono di controllarla invece ne sono controllati.

Se sei in balia di qualcosa di esterno, sarai inevitabilmente alla mercè degli eventi. Se cambiano loro, allora cambierai anche tu e non c’è niente che tu possa fare per evitarlo. Se metti il destino nelle mani di qualcosa al di fuori di te, affidi una bottiglia al mare…il messaggio andrà dove lo porteranno le correnti e tu non potrai farci nulla.

Ti rappresenterai con ciò che credi di essere e di sapere e, se qualcosa non andrà nel verso giusto, darai sempre la colpa agli altri, a quell’esterno che credi ti influenzi sempre. Un comodo alibi, tutto sommato.

Il tuo centro di gravità permanente non è altro che uno stato di coscienza, una centratura dell’essere di chi osserva senza giudicare. Ah questo è difficile, eh?

Chi è centrato credo che cerchi di osservare tutto senza esprimere giudizi, osserva e basta. Stop. Non esiste giusto o sbagliato, esiste una scelta soggettiva.

Nel momento in cui ti sbilanci in un giudizio perdi quel centro, ti schieri da una parte o dall’altra e sei di nuovo nella massa. In quella massa che soffre e che lotta perchè crede che il suo punto di vista sia quello “giusto”. Non c’è mai un punto di vista che sia giusto oggettivamente. Tutti i punti di vista sono in qualche modo giusti secondo gli occhi di chi li osserva.

Credo che la sventura peggiore del genere umano è quella dell’avere ragione. Tutti credono di avere ragione. Con la loro testa però, che non è per nulla disposta ad immaginare cosa passa per la testa degli altri.

Anche perchè chi è che esprime il suo giudizio ultimo su cosa è giusto? Noi non siamo mai uno…siamo tanti (centomila) e siamo nessuno… chi conosce Pirandello non può non essere d’accordo. Anche per noi stessi quello che è “giusto” oggi potrebbe non esserlo domani.

Cerco un centro di gravità permanente…che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente…ecco, proprio questo, il rispetto di se stessi e degli altri. Quante volte ci siamo riusciti? Quante volte siamo riusciti a trovare quella centratura dell’io? Senza, riusciamo solo a trovare tante reazioni dei nostri tanti io, ognuno dei quali pensa a suo modo, e reagisce a suo modo. Se non riusciamo ad essere costanti noi, come possiamo cercare il giusto nelle idee altrui?

Allora osserva e basta, non dare giudizi. Solo così non potrai mai cambiare idea sulle cose e sulla gente….

Schegge

E’ troppo breve questa vita perché si possa capirla ed inseguirne il significato più nascosto;

essa non ti da tregua, ed in un solo istante può prendersi tutto.

Tutto ciò che ti aveva dato sino all’attimo precedente.

Niente va più.

E’ una certezza che non da certezze,

un filo di seta sospeso in un gioco di rasoi.

E’ un’opera magica che sfugge al riflesso della cieca ragione,

e tanto più è ricca quanto più se ne allontana.

Ma la amo questa mia vita, fatta di marmo e di fango,

somma di giorni, uno dopo l’altro.

Cammino attraverso me stesso, sui sassi o sul velluto,

e incontro santi, ladri, vecchi, giovani e vuoti buffoni,

ma finisco sempre con l’incontrar me stesso.

Più mi ci addentro e meno ne capisco, ma voglio vivere sino in fondo

questa oscura farsa dove tutti abbiamo una parte,

e voglio farlo sempre a modo mio.

Magari abbandonando tutto solo per un sogno,

perché bisogna dare un senso a questa vita,

proprio perché forse non ne ha nessuno.

La vita in diretta

Premetto che non guardo quasi mai la TV. E’ un accessorio estetico a casa mia e se non fosse per i tornei del grande Slam di Tennis, qualche concerto di musica classica, qualche film davvero bello e le partite del Cagliari (ebbene si, anche io ho il mio punto debole calcistico), ci potrei scrivere sopra come se fosse una stupida lavagna nera.

Capisco che ci siano persone che la tengono sempre accesa, che si nutrono di essa e di tutto ciò che da quello schermo viene sputato fuori, convinti che se “lo dicono in Tv” allora sia tutto vero.

E allora giù con overdose di telenovelas, serie TV, giochi a quiz demenziali e taroccati, culi e tette danzanti di povere criste senza un briciolo di cervello e dignità, dilettanti allo sbaraglio, critici incazzati che insultano, gente che si picchia, che sviene, conduttori di TG che annunciano migliaia di morti in un terremoto col sorriso sulle labbra o, con lo stesso sorriso compìto da schermo, mostrano foto di bambini spiaggiati come pesci per sbarchi finiti in tragedia…

Ma come si può cercare di migliorare, di evolvere, di imparare se il nostro maestro di vita è quell’infernale rettangolo nero? Che potere ha quell’aggeggio demoniaco?

Mica è poi solo in casa…si sta espandendo come l’ebola in ogni anfratto della nostra vita, ci segue ovunque siamo, ormai l’abbiamo sul cellulare, sul tablet, e persino sugli schermi delle macchine della palestra mentre facciamo sport… E poi i governi combattono il fumo e l’erba perchè alterano le funzioni del cervello. E la TV allora?

Bene, ieri vado a fare un’oretta di corsa sul tapis roulant della mia palestra ed ecco lì che appena parte, appare lo schermo con il programma impostato di default: “La vita in diretta”.

Sarebbe da definire la morte in diretta, però quella del tuo cervello. Lo definiscono programma di informazione, di cronaca, ma che cazzo vi bevete? Questa è ubriacatura di massa, trash Tv, pura spazzatura, merda vera.

A quell’ora in TV ci sono i bambini perdio, come si può inscenare un talk show in cui si discute con battute sorridenti di assassini seriali, pedofili, molestatori sessuali, mariti che picchiano a sangue le mogli, tecniche per gonfiare il seno, una fogna umana inframezzata da spot pubblicitari di farmaci e bambole…pura follia.

Saranno anni che quegli sfigati di conduttori hanno a che fare con gli stessi casi di cronaca che tormentano il nostro Paese e che faremmo bene a dimenticare invece di vederceli riproposti in tutte le salse e con nuove interviste che analizzano aspetti che non esistono.

E vai con il delitto di Cogne, con i vari, presunti assassini di bambine, con le coppie dell’acido, con l’uxoricida a piede libero, con i delitti di Perugia e di Garlasco e così via. Sempre quelli. La magistratura, con l’arsenale di mezzi a sua disposizione non ne ha cavato una minchia. Questi due imbecilli televisivi ed i loro ospiti decerebrati avanzano ipotesi mentre scorrono immagini di sangue e foto da tomba.

Il top poi sono gli ospiti di questo talk show dell’orrore. Starlette che non sanno fare due più due con le bocce in vista che fanno scempio della grammatica, giornalisti tronfi con voglia di apparire e pronti a litigi e scazzottate in diretta a chiunque contraddica le loro teorie, una schiera di psicologi e psichiatri che non riconoscerebbero Jack lo squartatore neanche se confessasse, finti amici del presunto assassino o della vittima che finalmente raccontano particolari che nessuno aveva mai sentito, neanche i magistrati che su quei crimini stanno indagando da anni…

A quel punto mi è venuto un conato di vomito, ho acceso il mio ipod ed ho continuato a correre ascoltando i Pooh che, al confronto, fanno più cultura della Divina Commedia letta in diretta da Dante Alighieri….

Il dio di carta

Nessuna cosa materiale ha importanza in sè. E’ il valore che noi le diamo a renderla davvero importante.

Il denaro, nella sua essenza, è solo un pezzo di carta, ma per convenzione gli assegniamo un valore che spinge alcuni addirittura ad uccidere o ad uccidersi per quegli stessi, stupidi pezzi di carta. In questo mondo puoi avere tutto o niente a seconda di quanta carta hai.

E non importa se sei bello o brutto, se sei buono oppure un gran bastardo, se sorridi o se piangi, se allunghi una mano a chi ne ha bisogno o vai avanti per la tua strada fottendotene del prossimo… ti giudicheranno solo per la carta che hai, la materia più fragile e vile che ci sia, di cui abbiamo fatto un dio. Puoi avere ville, macchine, gioielli ed addirittura persone al tuo completo servizio in cambio di pezzi di carta e questo, se ci pensi bene, è pura follia. Oggi, quel tipo di carta vale più di molte vite umane.

Strappando un paio di banconote puoi rendere povero ed infelice qualcuno, con quella stessa carta puoi comprare un si, un sorriso (falso, ma potresti non accorgertene mai), una stretta di mano, un appalto, un posto di lavoro ed addirittura il governo di intere nazioni, solo se hai abbastanza carta.

E’ la versione folle del vecchio gioco della morra cinese, ma sasso e forbici sono state da tempo messe da parte, oggi ha vinto la carta.

Basta solo un pò di colore ed il volto di qualche personaggio del passato e sei un uomo ricco e rispettato, più di quanto lo sia stato, nella sua epoca, colui che vi è raffigurato.

Il colore ha sempre contato, i bianchi si sono sentiti superiori ai neri per secoli, poi è arrivato il verde a mettere tutti d’accordo ed ora è quello l’unico colore che conta. Il denaro supera le barriere razziali ma oggi rende schiavi a prescindere dal colore della pelle. “Nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo” diceva Goethe.

Si preferiscono gli uomini ricchi agli uomini buoni, si preferisce il denaro senza un uomo ad un uomo senza denaro ed anche questa è follia.

Quei pezzi di carta decidono che cure avrai se sei malato, in che scuola andranno i tuoi figli, dove andrai in vacanza ed addirittura se ci potrai andare, se mangerai bene o se mangerai male. Insomma tutta la tua vita può essere un inferno o un paradiso in base a questa folle convenzione.

Carta contro bontà, carta contro altruismo, carta contro cuore…niente da fare, alla fine vince sempre lei. A causa sua ci viene spesso sottratta quotidianamente la dignità ma non ci interessa poi tanto…ci abbiamo fatto il callo. Ma se ci sottraggono qualche pezzo di carta ci disperiamo, perchè crediamo che anche la dignità abbia un prezzo che con quelli si possa comprare e se pensiamo questo avremo rinunciato anche all’ultimo brandello di anima.

Abbiamo iniziato la nostra storia di esseri umani con le età del ferro e del bronzo che almeno erano metalli nobili ed utili. Oggi siamo nell’età della carta, simbolo dell’inconsistenza assoluta che potrebbe bruciare da un giorno all’altro in un secondo tutti i nostri sogni e le nostre realtà.

Di tutte le sostanze di cui può essere composto Dio, noi ne abbiamo fatto un misero idolo di carta…

https://www.youtube.com/watch?v=lNlAXvEk1Nw

La recita

Recitiamo di continuo. La vita è una grande commedia (o tragedia a seconda dei punti di vista) in cui indossiamo sorrisi, lacrime ed altri invisibili abiti di scena. Lo facciamo per esprimere desideri, pensieri e sentimenti, veri o falsi che siano. Lo facciamo per prevalere sugli altri in una lotta assurda senza ragioni.

Ed abbiamo bisogno del corpo per farlo, con il contorno del linguaggio. Entrambi strumenti fragili che mostrano le crepe della nostra debolezza.

Siamo perennemente divisi tra interiorità spirituale ed esteriorità corporea, cerchiamo disperatamente di essere autentici o di sembrare tali, con il risultato che non riusciamo mai veramente ad essere noi stessi.

Il palcoscenico del teatro su cui recitiamo la nostra parte è il mondo intero e sembra quasi che, per concederci un intervallo a questa recita “a braccio” e senza copione, il nostro regista ci abbia concesso il sonno.

Le rappresentazioni sono le più varie. Vi è la recita amorosa, l’ingannevole attimo dell’amore che ci fa credere di incrociare uno sguardo sincero, il tocco di una mano che ci desidera, un regalo che non pretende di essere ricambiato. Ma anche lo sguardo più innamorato nasconde una qualche dissimulazione ed è questo suo perenne sfuggirci a rendere l’amore così interessante e così triste. Il poter immaginare la perfetta armonia tra corpo e spirito nell’estasi dell’amore fa di noi gli animali che sperano invano, gli esseri più imperfetti del creato.

Persino la morte, il più tremendo degli shock, è occultato con la recita, con un enorme sforzo di autocontrollo, stemperato in riti sociali densi di consolidate formalità.

Oggi non si fanno più progetti di vita stabili che consentivano, un tempo, più spazio alla libertà di essere se stessi. Prima il figlio del droghiere diventava droghiere a sua volta, il figlio del carabiniere aveva un analogo destino nell’Arma e così via. La vita forse era più noiosa, ma più vera. Ma non è sempre stato questo il prezzo da pagare alla tranquillità?

Oggi è tutto cambiato, la recita e la dissimulazione la fanno da padroni. La competizione è diventata molto più aspra. Si è imparato che il successo è di chi ha i riflessi pronti e la mente adattabile, di chi sa fingere e bluffare, di chi sa resistere al destino che da sempre dissemina le nostre strade degli ostacoli più imprevedibili.

Ed ecco che si ha il trionfo dell’autorappresentazione, del mascheramento, dell’impiego strategico del corpo. Astuzia e malvagità sono diventate necessarie per potersi inserire con successo nel moto perenne degli oscuri rapporti di potere.

Dunque cos’è la vita? Un campo minato.

Cos’è la finzione? L’imprescindibile condizione dell’ascesa sociale.

Cos’è l’amore? Il più meraviglioso di tutti gli inganni.

Un senso

Credo che ci sia una domanda che tutti gli esseri umani si siano posti almeno una volta nella vita. Riguarda il senso di quest’ultima. Malgrado sia una domanda tanto comune, è destinata, il più delle volte, a rimanere tale perchè nessuno può pretendere di avere una risposta. Ed allora ti fai la domanda e ti dai la risposta, ma poi ti senti come Marzullo e ti vergogni a dire al mondo che fai pensieri simili e ributti il tutto nello svuotatasche del cervello, dove ci sono tutte le chiavi della vita, ma sono troppe e non sai più qual’è quella che apre il portone principale.

Pochissime menti eccelse hanno avuto il coraggio di esternare un tentativo di risposta e, se lo hanno fatto, è stato perchè avevano le “spalle coperte” da un curriculum di tutto rispetto. Da Socrate fino ad arrivare a Freud, Fromm, Einstein e Dostoevskij ognuno ha detto la sua.

Tu le leggi e cerchi di scoprire se quella chiave griffata si adatta alla tua serratura ma non potrebbe funzionare così perchè ognuno ha la sua. Solo che la vita le ha mischiate ed è questo il vero casino. Il destino beffardo può aver dato a Mario Rossi la chiave di Einstein e viceversa.

Personalmente non sono nessuno rispetto a cotanti geni ma in questo contesto ristretto mi azzardo a dire la mia.

Evitare il quesito equivale a lasciarsi andare, a vivere una vita preconfezionata dalle mode e dai costumi, dai piccoli litigi, dalle invidie, dagli odi, dalla filosofia “dell’io sono migliore di te”, dall’identificarsi con modelli di furbizia e di bellezza che alla fine sono soltanto nella tua testa perchè qualcuno ce li ha messi, ma non sono i tuoi. Resti uno dei tanti fantocci.

Il senso della vita è estorcere felicità a se stessi, nuotare controcorrente come i salmoni, cercare il tuo sentiero vero tra i milioni di strade che ti si pongono davanti ogni ora. E’ un gioco al rilancio, dove devi avere sempre un asso da giocare, e se non ce l’hai devi bluffare e far credere di averlo.

E’ un puzzle che ti hanno consegnato in scatola quando sei nato, coi pezzi mischiati, e tu devi mettere tutti al loro posto se vuoi capire cosa raffigura l’immagine, altrimenti ti giochi il tuo giro invano.

Ci vuole pazienza, non è un gioco per istintivi che non sanno guardare oltre quello che gli succede al momento. La vita non è azione e reazione immediata, è chiedersi il perchè. E la risposta potrebbe arrivare subito, tra un mese o tra anni, non puoi saperlo. le cose lente, in fondo, sono le più belle. Bisogna saper aspettare.

Il senso della vita è trovare un senso in tutto ciò che senso sembra non averne, è non chiedersi mai perchè, proprio perchè chiederselo è il modo migliore per rovinare un miracolo. E’ accettare il buio con un sorriso che nessuno vede. E’ dare al tempo il valore che vuoi tu, non quello che ti dice l’orologio, perchè un giorno dura un’ora quando sei felice ed un’ora può durare un giorno quando sei triste.

Il senso della vita è camminare ed andare avanti e per questo non ti servono le gambe; ci sono persone che vanno a mille su una sedia a rotelle ed altre che restano immobili anche se corrono i 100 metri in 10 secondi netti.

Il senso della vita, in fondo, è solo una questione di punti di vista, e sono questi ultimi che creano le nostre abitudini, le quali, a loro volta, creano noi, in un circolo vizioso dal quale non riusciamo ad uscire.

L’ABC della felicità

Premetto che è la prima volta che mi cimento in questo esercizio per dar seguito ad una delle nomine che mi è pervenuta, ma ritengo che l’argomento meriti una certa considerazione, in quanto trattasi dell’araba fenice che tutti cercano ma che nessuno sa dove trovare.

Un argomento concreto ed ambito ma etereo e sfuggente come il sole che si affaccia tra le nuvole…e credi che il tempo volga al bello, invece riprende a piovere. E quando esci con l’ombrello ti accorgi che non serve più, perchè non avevi capito niente. Ti sembrava una cosa ed il cielo ti ha risposto in altro modo. E’ un pò la metafora della vita.

Le definizioni della felicità sono soggettive, ce n’è una per ogni essere umano, come le impronte digitali o come la definizione dell’amore perchè hanno tratti in comune la felicità e l’amore. Gli ostacoli alla felicità sono nella nostra mente, non nel mondo e forse la felicità è quando, in un determinato momento, non cambieresti nulla della tua vita.

La felicità forse è il motore della nostra esistenza, è la possibilità che diamo a noi stessi di essere ciò che siamo davvero e la possiamo scorgere anche nelle difficoltà che siamo in grado di superare. Sono le cose che ti strappano un sorriso da quando ti svegli a quando ti addormenti. Felicità è un attimo, l’aver messo il punto ad un lavoro difficile, sospirare soddisfatto alla fine di un libro o di un film, ti passa davanti veloce e devi saperla cogliere perchè non sai quando tornerà. E’ ripetibile ma non durevole, dove tutto è dove deve stare, è equilibrio, armonia, nelle cose e con le persone che ti sono vicine.

E’ un sorso di acqua fresca quando hai sete, è il primo squillo del telefono quando aspetti una chiamata, una parentesi che si può chiudere subito, un goal della tua squadra del cuore a tempo scaduto, nel profumo di un fiore, nel canto dei grilli in una notte stellata, che si assapora a piccole dosi. E’ la notizia che aspetti un figlio, è la smorfia di quel figlio quando ti guarda per la prima volta e sorride, è un complimento, un perdono, un parcheggio libero in pieno centro, un abbraccio, la stanchezza dopo una notte di lavoro duro…la felicità è tutto e niente. La felicità va condivisa con chi ci sta a fianco ma va fatta sussurrando perchè pare che la tristezza abbia il sonno leggero.

Venendo alla mia personale interpretazione del suo ABC, direi:

Accettazione: la felicità credo parta da questa rara capacità umana. Accettare se stessi e la vita con tutto ciò che offre. Accettazione da non confondere con rassegnazione. Sai benissimo che ci saranno alti e bassi, gioie e dolori. Nessuno è esente da questo movimento ondulatorio dell’esistenza. Riguarda belli e brutti, grassi e magri, poveri e ricchi, santi ed assassini. La felicità umana è un attimo fuggente ma la pace interiore può essere un traguardo stabile ed infatti non è un caso che nel corso dei millenni, a partire da Buddha, tutte le persone illuminate hanno puntato alla pace interiore, non alla felicità.

Benessere: inteso nel senso di ottimismo. Guardiamo la vita tutti con gli stessi occhi ma abbiamo tutti occhiali diversi. Chi non vede l’attimo vicino, chi non riesce a vedere il lontano futuro, chi ha lenti così scure che vede tutto nero ma nessuno pensa a togliersi gli occhiali e guardare il mondo con i suoi occhi, perché così forse capirebbe il suo concetto di felicità.

Consapevolezza: la felicità sta nella consapevolezza del momento. Potrebbero passarti accanto attimi di felicità, ma se non ne hai consapevolezza andrebbero sprecati come pioggia nel mare. Consapevolezza è non fare scelte, perchè la scelta porta con se il conflitto. Chi è costretto a scegliere è confuso e quindi vive un conflitto. La consapevolezza è scelta di ciò che è, senza alternative. Solo questo può darti la felicità senza il rischio di rimpianti.

Non faccio nomine ma lascio aperta a tutti la strada di una risposta…

Iniziò tutto per gioco

Ho iniziato per gioco. Da quando ho avuto un pò più di tempo a disposizione, mi sono detto: ma perchè non aprire un bel blog, così scrivo quello che mi pare e lo affido al mare nella rete come un messaggio nella bottiglia?

Facebook mi ha stancato, sono stufo di entrarci e leggere i commenti di chi augura buonanotte e buongiorno, che posta cornetti al mattino e piatti di affettati all’ora di cena. Poi le foto dei figli che crescono, dei cani che pisciano in giardino, del costume in spiaggia con la bocca a culo di gallina, dei giochi dementi a cui ti invitano a partecipare…basta! Non ne posso più. Se scrivi qualcosa di decente non ti cagano di pezza, se metti il culo di una gnoccona tutti a sbavare ed a mettere i like. Insomma la profondità di una pozzanghera.

Bè, si bella idea il blog, gli dai una bella grafica, posti le foto, metti i link delle canzoni e video di youtube ma chi cazzo se lo legge? Ma chissenefrega! Io lo faccio per me, per sfogarmi…se qualche viandante della rete, in una sera in cui è fatto di amaro Montenegro, invece che su youporn ci capita per sbaglio, magari mi legge e non si fa le pippe…così ho fatto anche del bene.

Già… in molte cose della vita si inizia per gioco e poi non sai mai dove ti porta. Imbocchi una direzione sconosciuta e ti si aprono scenari inimmaginabili di mondi e persone che sembrano venire da altri pianeti rispetto al tuo ma neanche così lontani perchè sai che hai un etereo ponte per raggiungerli. Ma quei pianeti li esplori, ti piacciono, sono una finestra sull’anima che a volte comprendi, altre volte ti incuriosisce, ma che raramente ti lascia indifferente.

E così inizi a scrivere, a svalvolare come ti riesce meglio, lasciando campo libero alle idee, un pò come girare nudo quando sei solo per casa ed inizi poco alla volta a visitare i luoghi degli altri, di quelli che danno sempre feste ed hanno un sacco di ospiti nello stile di Jay Gatsby oppure in quelli dove si sussurra tra pochi amanti dell’intimità che condividono una passione per l’arte, la fotografia o i bonsai, fino ad arrivare ai reportage di guerra o le macchine d’epoca. Ognuno ha da dire la sua, e visiti locali arredati in fogge diverse, con meravigliosi quadri e foto dai colori che accendono l’anima.

Ci sono quei blog dove vige un religioso silenzio e si commenta quasi senza far rumore, timorosi di dire la cosa sbagliata. Quelli dove ti devi documentare altrimenti rischi clamorose figure di merda, quelli in cui leggi versi e racconti che vorresti aver scritto tu e quelli che sembrano dei bar chiassosi e divertenti in cui ridere e scherzare con gli avventori, da cui non vorresti mai uscire prima di aver bevuto l’ultima birra in compagnia anche se sono le tre di notte e l’indomani ti devi alzare presto (dedica personale ad Avvocatolo).

Poi capisci che dietro quegli scritti, nella loro pirotecnica diversità, ci sono persone, che rispecchiano situazioni già vissute nella vita reale, ma loro sono più spontanee, le capisci e questo ti porta a volerne sapere di più anche se resti uno spettatore al cinema.

Ma niente succede per caso, e gli strani intrecci di quel misterioso regista folle che ha scritto il copione delle parti di questa commedia che è la vita, ti portano ad incrociare sentieri inaspettati, a sentire voci e risate che ti restano dentro, che gratti e proietti in contesti che strappano sospiri e sorrisi.

E così finisce che quello che era iniziato come un gioco ti fa camminare scalzo su terreni sconosciuti, sentire l’erba sotto i piedi (Avvo se la fuma) e ti ritrovi dove non crederesti mai si potesse arrivare partendo da un gioco. Non giudicare mai cose e persone che non conosci…in fondo non conosci mai veramente niente e nessuno, quindi lascia perdere i giudizi ed aspettati di tutto…solo così si può apprezzare la vita.

Era un modo un pò cervellotico per ringraziare tutti quelli che leggo e che mi leggono… e qualcuno in particolare…

Genio

Cos’è il genio?

Rambaldo Melandri, alias Gastone Moschin in quel capolavoro di Mario Monicelli che è “Amici miei”, dice: “E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione”. Quindi il genio è intuizione e l’intuizione è genio.

Fin qui possiamo arrivare a capirlo, ma facciamo un passo oltre. Perchè alcuni hanno la capacità di coglierlo ed altri se lo lasciano sfuggire continuando ad inseguire farfalle svolazzanti che non acchiapperanno mai, continuando a tenere il naso per aria o guardando l’isola dei famosi?

Da dove viene quel lampo, quell’intuizione che ti permette di capire le persone, di dire la parola giusta al momento giusto, senza sparare la solita stronzata precotta e mascherata a beneficio di chi si deve scervellare per capirla? Se la capiscono, resta una stronzata, se non la capiscono puoi anche passare per genio dicendo una stronzata e questo è più comune.

Quella dote particolare che alcuni hanno è in noi ma forse non viene da noi. Cioè non è una cosa che abbiamo nascosta da qualche parte e che tiriamo fuori quando è il momento.

Chi ha dipinto la Gioconda o ha scritto la Divina Commedia o ha scoperto la formula della relatività o ha composto i notturni è indubbiamente un genio. Ma geni si nasce? oppure si può diventarlo? Chi saprebbe rispondere a questa domandona?

Forse si è più propensi a credere che geni si nasca, quindi se non fai nulla per migliorarti, dovresti essere costretto a dibatterti nell’imbecillità per tutto il giro di questa giostra della vita che ti è toccato a questo turno, fino a quando, si spera, ti verrà dato un altro gettone per scendere ancora sulla giostra e riprovarci. I cattolici, ahimè, pare che di gettone ne abbiano uno solo, quindi se lo devono giocare al meglio, altrimenti finisci nel girone degli imbecilli senza passare nemmeno dal via e da lì non esci più…e da quello che si vede in giro tale girone dovrebbe essere già abbondantemente in overbooking, per cui magari, se ti va di culo ti fai qualche millennio tra i lussuriosi o i sodomiti in attesa che il piano regolatore paradisiaco preveda altri alloggi.

E invece…invece no. Pare che, da studi fatti presso l’Università di Cambridge, la genialità può essere coltivata giorno per giorno, lavorando sodo ed impegnandosi con dedizione, avendo degli ottimi maestri.

Forse.., ma ne dubito. A tale proposito rilevo che: 1) Oggi, specialmente in Italia, trovare uno che lavora sodo equivale a trovare vergine Cicciolina. 2) Trovare uno che si impegna con dedizione ricade nel caso 1), ormai le persone neanche riescono a mettere insieme dieci minuti di sesso decente…figuriamoci a dipingere un capolavoro. 3) Essendoci zero allievi da decenni da dove dovrebbero formarsi questi maestri? Oddìo, qualcuno ci prova a fare il maestro senza esserlo, ma inevitabilmente finisce per inciampare sul particolare “buccia di banana” e magari dopo un paio d’ore di discorsi affabulatori per il popolo, quando pensava di avercela fatta, lo senti concludere il tutto con “E ricordate di ammirare il bello nella vita, perchè anche l’occhio va dalla sua parte”. Quando ti accorgi che non è strabico, ecco che ti crolla un mito.

Vorrei concludere con una mia personale ricetta fatta in casa: se vi piace la musica, ascoltatela. Non sprecate la vita a cercare di comporre le note della Polonnaise, vi verrebbe fuori uno scempio. Leggete, leggete il più possibile, di tutto, da Pinocchio alla meccanica quantistica, è un buon inizio anche se non siete in grado di scrivere neanche la “Vispa Teresa”. Non guardate la TV e non leggete i giornali. Sono il primo passo verso la stupidità cronica, è dimostrato da come sono ridotti quelli che scrivono sui giornali ed appaiono in TV. Fate ciò che vi pare, siate felici senza danneggiare gli altri. Forse non diventeremo mai dei geni ma ci faremo un grosso piacere a vicenda, tutti quanti.

https://www.youtube.com/watch?v=zHRoPJtP4zE

My way

Mi piace essere semplice ma anche complicato, perchè il banale stanca. Ho sempre ascoltato tutti ma ho creduto a pochi. Non credo di aver fatto mai del male a nessuno ma non per questo ho abbassato mai la guardia. A volte ho inghiottito più di quanto potessi masticare e quelle volte il tutto mi è rimasto sullo stomaco, ma ho digerito comunque, mi piace questa pazza vita.

Ho avuto tanto, forse anche troppo da lei, ma credo di essermelo meritato e non mi sono mai vantato in giro di cose per cui avrei potuto farlo, ma non sono così, non funziona così. La soddisfazione è bastata a me e questo è già abbastanza. Gli altri fraintenderebbero, come sempre succede e non mi piace dare certe soddisfazioni. Se non sanno, inventano e questo mi diverte, proprio perchè non sanno. Del resto neanche io so chi sono, come si può pretendere che lo capiscano gli altri?

Ogni giorno è un’esperienza nuova, una rinascita e qualcosa può venir meno, qualcos’altro arrivare ma ci sono i punti fermi che ti aiutano nel cammino. Devi saperli scegliere, altrimenti se sei già sei fuori strada, è facile che ti trovi cappottato in un burrone da un momento all’altro. Ma così è la vita se non fai attenzione.

Per tanti l’esistenza è una specie di gara in cui sfoggiare il vestito migliore, la migliore armatura per mostrare quanto sei invincibile (o credi di esserlo), insomma sempre una lotta, quando, si sa, le lotte non hanno mai migliorato nessuno. E’ nella natura umana stare da una parte invece che da un’altra…bene e male, rossi o gialli, uomini o donne, bianchi e neri…ma non ci sono parti, non esiste niente di tutto questo.

Se non stai bene da solo non potrai star bene con nessuno, perchè quel qualcuno sarà solo una pezza destinata a coprire i tuoi buchi per un pò, solo per un pò. Se non sei riuscito a tenerti quello che credevi fosse importante, allora hai sbagliato qualcosa, ma ammettilo, non scaricare le colpe sull’altro, troppo facile così. Così il prossimo sarà quello giusto…ah lo sento, stavolta non mi sbaglio…ma così facendo reiteriamo gli sbagli.

Prima di sbilanciarci dovremmo riflettere, ma la foga di credere che sia arrivata la volta buona ci fa sbroccare ed esporci, per capire che siamo tornati al punto di partenza, se non peggio.

E’ un pò difficile da spiegare, ma io ho deciso di vivere la vita a modo mio…e finora non rimpiango nulla, neanche gli errori, perchè non li rinnego e sono parte di me, piaccia o no….

e questo pezzo potrebbe adattarsi a chiunque…o no?

https://www.youtube.com/watch?v=W5RpZv509vc

Vita

Che argomentone! Qui si può spaziare dalle cazzate più atroci ai pensieri più profondi. Cos’è la vita? Ci saranno tante definizioni quanti esseri umani sul pianeta. Puoi intenderla in senso biologico, religioso, spirituale, ottimista, pessimista, temporale…a voi la scelta.

Se ci pensi, non c’è concetto più indefinito e contraddittorio. C’è chi la ama al punto da sopravvalutarla, chi la odia al punto di non volerla e di togliersela. Noi siamo la vita e la vita non potrebbe esistere senza di noi. La ricreiamo continuamente attraverso i nostri figli ma non possiamo confonderla con l’amore. Quest’ultimo passa e se ne va, la vita che hai generato resta e genererà altra vita.

Puoi vederla ovunque, in un albero, in un gattino o in un cucciolo smarrito, in uno sguardo rubato, nel sole che sorge ogni mattina, e senza il quale nessuna vita sarebbe possibile sotto questo cielo.

La vita attraversa il tempo e si sa che se attraversi qualcosa, costantemente l’attrito ti consuma per questo il tempo consuma la vita che ha sempre avuto il segreto sogno di sconfiggere il tempo. Forse lo ha già fatto e non lo sappiamo perchè sono in molti a credere che la vita non sia soltanto una. I cattolici parlano di vita eterna, non qui ma in un paradiso che non possiamo conoscere, nè forse mai conosceremo. I buddisti e gli induisti parlano di reincarnazione, un percorso ciclico in cui la vita si identifica con l’anima e non con col corpo che la contiene. Non è mia intenzione farne una questione filosofica o religiosa, credete a ciò che più vi piace, ma in entrambi i casi vivetela fino in fondo.

Quanti interrogativi si porta dietro questo concetto. Viviamo in un universo di cui non conosciamo neanche le dimensioni, perchè trascendono la nostra umana comprensione, allora è possibile pensare che la nostra sia l’unica forma di vita?

Fatto sta che, comunque la si intenda, è un concetto radicato nel profondo. Siamo meccanicamente programmati per preservarla, se mi gettano addosso qualcosa alzo un braccio d’istinto per proteggermi, lo stesso meccanismo adotta la vita in tutti i suoi aspetti.

C’è anche chi gioca a fare Dio sulla terra con la vita degli altri, i medici e gli assassini. I primi a fin di bene per preservarla, i secondi per toglierla con la violenza, ma entrambi devono provare, con opposti principi, analoghe sensazioni.

Ci sono quelli per cui è una corsa in cui si battono per arrivare primi, ma ci sono anche coloro che fanno molta più strada rimanendo completamente fermi.

La vita traccia sentieri misteriosi, a volte toglie quando credevi di avere e a volte, improvvisamente, ti da tutto quello di cui hai bisogno. Per alcuni è una strada ripida ed in salita, piena di sassi ed erbacce, per altri un nastro liscio e scorrevole che però regala a tutti la possibilità di andare avanti.

Alcuni la collegano al gusto: forte, amaro, delicato, piccante, dolce, insomma un piatto da gustare senza soffocarsi.

Può essere solo una scatola vuota che ci è stata data affinchè la riempissimo di cose belle da ricordare ogni tanto o, viceversa, da dimenticare.

Forse è una cosa addirittura senza senso se ti guardi attorno, ma se riesci a nascondere la rabbia in un abbraccio, se riesci a trasformare le lacrime in una lezione e riesci a diventare il riferimento di chi non ha conosciuto la tenerezza, quando riesci a trasformare la tristezza in allegria e riesci a preservare la tua dignità nei momenti difficili o quando ami davvero, allora puoi trovarci il senso che forse essa ha…

Feste Milanchic

Mi sono trovato spesso in contesti festaioli in cui vagavo svolazzando come un’ape di fiore in fiore cercando di localizzare il gruppetto che discutesse di cose almeno un minimo interessanti.

Ah quante volte ho rivissuto questa scena in quelle feste nelle quali, se le cazzate le vendessero al chilo, sarebbe stato, ogni volta, un party di miliardari.

Di solito, a causa della cazzoneria eterea degli argomenti percepiti, passo tutto il tempo a girare col bicchiere in mano e finisce che arriva l’ora di tornare a casa che sono ciucco tradito, ho inquinato il fegato ma almeno ho salvato i neuroni.

Di solito gli argomenti variano, ma il filo conduttore è quello di poter vantare meriti personali per far colpo (o invidia) negli interlocutori, che in fondo, si sa, sono tutti della stessa pasta.

Argomenti prediletti (Top ten) nelle feste milanchic:

1) Il lavoro

2) La figa (per soli uomini)

3) la moda e lo shopping (per sole donne)

4) I viaggi

5) Il calcio (per soli uomini, con qualche, sporadica eccezione)

6) La cultura

7) Il sesso (unisex, da non confondere col n. 2)

8) La politica

9) La palestra

10) lo spetteguless

Personalmente, a parte il n. 2 ed i n. 4 e 6, tendo ad evitare gli altri come la peste ma, come sto per dirvi, gli interlocutori di queste feste, fanno scendere il latte alle ginocchia anche ai più accaniti fans dell’argomento.

Il lavoro regna sovrano nei consessi milanchiccosi…è quasi una gara a chi ce l’ha più grosso (mi riferisco al conto in banca che ne deriva, perchè nell’altro senso ci sono parecchi problemi). Sembra una specie di babele di specialisti che si ostinano a discutere ognuno con la terminologia propria del suo ambiente, così può capitare di cogliere sprazzi di conversazioni incomprensibili:

“Ma sai che ieri ho fatto quattro briefing e due call conferences su stock options da Singapore e Las Vegas, ho chiuso un paio di agreements da paura e la mia capa (di cazzo aggiungo io col pensiero, da buon pugliese) mi ha riconosciuto un bonus da sfruttare nel 2067…che figata!

Risposta dell’interlocutore che non solo non ha capito un cazzo, ma neanche gli frega nulla: “Che bomba Giangy, pensa che io, nel mio studio legale, ho partecipato all’accordo di fusione tra Alitalia ed Air France, domani devo andare a Parigi per una due diligence fondamentale per l’accordo e devo portare la borsa al mio boss”. “Ma che sballo Puccy, alla prossima dovremo festeggiare con una magnum di Crystal..offro io”. Non si vedranno mai più.

Altro gruppo “lavoro”:

“Ragazzi, io faccio trading a Piazza Affari, se avete sghei da investire, puntate sulle stock options Eni, con warrants a tre mesi e rating basso, hanno un ottimo benchmark”. Nessuno capisce una mazza, annuiscono per non fare figure di merda e poi vanno a giocare 5 euro alla ricevitoria sotto casa al superenalotto.

Le altre categorie, a titolo esemplificativo, alla prossima…