Ciccio il riccio

Una bella serata di primavera, in una radura, al bar della quercia caduta, gli animali del bosco stavano discutendo dell’organizzazione di un party per celebrare l’inizio della bella stagione con danze e balli in quel largo spazio nascosto nel bosco delle 7 querce.

Zazà la volpe si propose subito come organizzatrice dicendo che avrebbe pensato lei a tutto facendo pagare un certo prezzo per i biglietti di invito, ma tutti gli altri animali, visti i precedenti di creste e maneggi vari che Zazà aveva fatto in precedenza, presentandosi con bosko cola sgasata e pasticcini rubati al discount, decisero che ognuno avrebbe portato qualcosa e la festa sarebbe stata ad ingresso libero…così le dissero di portare solo l’uva.

Tino lo scoiattolo avrebbe fatto preparare alla sua dolce metà dolci di mandorle e ghiande, Gegè la marmotta avrebbe pensato alla frutta con more, mirtilli ed altri frutti di bosco, Mimmo il cervo e Nico il daino ad insalata e pinzimoni, mentre Mario l’orso e Alberto il lupo avrebbero pensato a salsicce e prosciutti. Le bevande sarebbero state appannaggio di Teodoro il castoro che aveva un laboratorio clandestino di whisky ed acquavite sotto la sua diga sul fiume, oltre ad una discreta scorta di casse di birra.

La sera prefissata, Albertino il tasso, nel giro chiamato “il puttaniere” perchè pagava le tasse, montò il suo impianto stereo con l’aiuto di un coro di cicale che lo avrebbero accompagnato dal vivo nell’occasione.

Sotto l’effetto dei drink di Teodoro ben presto la festa entrò nel vivo. Pasquale il cinghiale faceva a gara con Mario l’orso a chi ballava più goffamente, mentre Selene la talpa andava a sbattere continuamente contro tutti e continuava ad invitare a ballare alberelli e cespugli non riuscendo a scorgere la differenza con gli altri invitati.

Luciano l’alce si era messo in disparte, affranto dall’ennesima storia d’amore finita male con una daina dalle curve mozzafiato che però gli aveva piazzato un paio di corna esagerate…era un vizio di famiglia…

Quando Tonino il gufo, guardando il cielo, disse che secondo lui stava per piovere gli arrivò dritta sul becco una ghianda tiratagli da Mirna la lince che gli urlò di non fare il solito menagramo.

In un angolo della radura stava, con un’aria molto triste, Ciccio il riccio, il quale non riusciva ad inserirsi nel clima di divertimento come avrebbe voluto. Con i suoi aculei non gli si avvicinava nessuno, aveva già distrutto un numero considerevole di piatti e bicchieri di plastica ed inoltre aveva bucato quasi tutti i palloncini che erano stati messi per la festa, tanto che ad ogni mossa o passo di danza ne esplodeva uno e tutti dovevano correre a nascondersi pensando che ci fosse qualche cacciatore nei paraggi.

Aveva provato ad invitare una bella leprotta a ballare qualche lento ma dopo la prima puntura lei si era allontanata di corsa. Persino Selene la talpa aveva rifiutato di ballare con lui, per cui il povero Ciccio era lì a rimuginare su cosa fosse passato per la testa del creatore per avergli fatto un fisico simile.

Ad un certo punto notò, al buffet, una splendida riccia che stava mangiando i lamponi portati da Gegè la marmotta e siccome pareva avesse sbevazzato qualche cocktail della cambusa di Teodoro, si stava divertendo a lanciarli in aria cercando di prenderli al volo con la bocca. Naturalmente ne centrava uno su dieci e gli altri si andavano ad infilzare sui suoi aculei che erano per questo motivo diventati di un fantastico rosso.

Ciccio ne restò colpito e si avvicinò alla bella riccia, deciso a fare la sua conoscenza. Nell’avvicinarsi a lei graffiò Casimiro il ghiro che stava beatamente ronfando seduto su un tronco e che gli lanciò una serie di bestemmione che avrebbero fatto impallidire un ultrà dell’Atalanta oltre ad una salsiccia che gli si infilzò tra gli aculei delle parti basse. Dal momento che non aveva intenzione di presentarsi alla bella riccia con un look alla Riccio Siffredi con quella salsiccia posticcia, chiese ad Alberto lupo di togliergliela e quest’ultimo acconsentì, estirpandogli però anche l’aculeo nel quale si era infilzata divorandola in un boccone stile spiedino.

Libero dall’appendice posticcia, Ciccio si spruzzò un pò di eau de sottobosque…che portava sempre con sè e si avvicinò alla bella riccia che stava continuando a ricoprirsi di lamponi. Al lancio dell’ultimo in aria, le si avvicinò tanto che il frutto andò dritto nella bocca di Ciccio che lo masticò con gusto offrendo alla riccia uno sguardo languido e compiaciuto.

“Come ti chiami?” Le chiese.

“Rossella” rispose la riccia.

“Un nome che ti si addice molto, vuoi ballare?”

Con l’eleganza tipica del riccio, Ciccio la portò al centro della pista ed i loro aculei si intrecciarono dolcemente mentre partivano le note di “starway to heaven”…

Morale: anche se vivi una vita da solo, e ti sembra di essere fuori posto quando tutti intorno a te si divertono, ci sono momenti in cui è dolce anche stare sulle spine se c’è qualcuno con cui condividerlo…

 

 

208 comments

  1. Hérisson chiama Riccio, mi sentite? Sul mio blog, post “premio Dedalo” c’è qualcosa per voi. Lo so che siete contrario a queste cose ma ormai il “danno” l’ho fatto ^_^
    ^_^

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      1. Ma ciao!! Sei super assente, insomma mi sto preoccupando. Comunque anche se in vergognoso ritardo buon 2016 in tutto. Ci manchi, mi mancano i tuoi preziosi commenti e pareri e la tua assenza si sente. Rientra qui e nelle nostre case/blog/cuori al più presto. Un abbraccio

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      2. Ciao Principessa…naturalmente auguro la stessa felicità anche a te ed a chi ami…hai ragione, ho latitato un pò ma non vi/ti abbandono e presto rientrerò…mi sono preso solo un periodino di relax…ah grazie per il tuo pensiero, sapevo che eri una persona speciale…un bacio e a presto!

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      3. Grandi assenti,almeno per me ma credo per molti altri amici blogger comuni, tu e Piero. La Vostra presenza e quindi anche l assenza è tangibile soprattutto per ciò che riuscite sempre a trasmettere, da Voi e nelle orme che lasciate da me. Ma ben venga almeno per quanto ti riguarda il relax. Ti aspetto qui ovviamente e a casa mia sei sempre il benvenuto, anzi porta ciabatte e vestiti comodi che ti ospitò anche per giorni 😉

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  2. Che bella favola, mi è sembrato di rivivere i momenti in cui leggevo alla sera le storie ai miei figli..riccio mi è piaciuto fin dal primo momento… .il finale chiude il cerchio, l’accompagnamento musicale perfetto!!!! Io adoro creep 😀

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      1. “E mentre scendevamo lungo la strada
        Con le nostre ombre più alte delle nostre anime
        Lì camminava una donna che noi tutti conosciamo
        Che brilla di luce e vuol dimostrare
        Come tutto in ultimo si tramuta in oro
        E se ascolti molto bene
        La melodia giungerà a te alla fine.
        Quando uno è tutti e tutti sono uno
        Essere pietra e non rotolare.
        E si compra una scala per il Cielo.”

        Anche io ho sempre adorato questa canzone.
        Parole, interpretazione, musica, strumenti. La dolcezza del flauto spezzata dall’irrompere dall’assolo della chitarra elettrica. Qui dentro c’è tutto.
        Non potevi trovare canzone migliore

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      1. Io??? Ah ah il.mio cuore e la.mia anima sono circondati da fili spinati eletrizzati e ci sono.anche un paio di molosso.mooooooooolto arrabbiati che fanno da guardia. Se non bastasse tutto ciò, vi sono pronte un paio di alabarde spaziali ad impedire l accesso…. Sono credibile?

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      1. Scusa dicevo venerdì sera 11 dicembre tieniti libero non fare il fango! Che sto organizzando da Gattullo presentazione libro… se poi vi sono idee legate al gruppo potremml lanciare li la sfida 😂

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  3. ahahah…mi e’ piaciuta un sacco! La versione hard di una favola per bambini che ha tutta l’idea di essere farina del tuo sacco. Ma…che sacco che hai…poeno di sorprese! Mi hai proprio divertita e la morale infondo ci sta a pennello come uno psicologo in quella magica foresta di matti! 😊😊😊😊 Complimenti! Ciao e’ un piacere leggerti.

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      1. mi ha piaciuta tantissimo, e sono felice di averl letto… abbi un buona serata… non ti preocupare non si pò sempre essere qui nel web …a presto ♥

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