Calcetto

Ricordo la squadra in cui ho giocato a calcetto fino a qualche tempo fa. Un’accozzaglia di scarponi come non se n’erano mai visti, ma ci divertivamo, soprattutto coi soprannomi che mi fanno ridere ancora adesso.

Ci definivano “i crociati” perchè una partita su tre, ad uno di noi partiva il legamento del ginocchio per lo sforzo o per qualche intervento scomposto.

In porta c’era Raimondo, detto X-Ray. Era strabico ma un gran tuffatore…peccato si buttasse sempre dalla parte sbagliata.

In difesa c’erano: a destra Pasquale “caramella”, il difensore più scarso che abbia mai calcato i campi di gioco, così chiamato perchè ogni attaccante, anche il più lento, riusciva a scartarlo con una facilità incredibile. A sinistra Gianni “vaselina”. Ogni volta che affrontava il suo avversario entrava in scivolata. Le alternative erano due: o faceva seriamente male all’avversario e veniva cacciato fuori, oppure veniva saltato perchè tutti conoscevano il suo metodo.

Più in avanti facevano la loro porca figura Gino, detto “Galileo” dalla ben nota frase “eppur si muove”, visto che era l’unico che in una partita di calcetto giocava “a zona”, cioè si piantava nel cerchio del centrocampo e non si muoveva.

In attacco c’era Marco “tazzina”, un coattone di Roma che aveva un’orecchio soltanto per averlo perso in una rissa al Testaccio e Carletto, detto “passerotto” per la sua vistosa pancia con due gambette sottili.

Poi c’ero anche io ma tralascio i commenti…

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