Gigi Faggella: il mio downshifting

Il mio amico Federico ha voluto concedermi l’onore di postare una mia intervista sul suo interessantissimo blog. Gli ho detto che c’era il rischio di perdere un sacco di follower, anche per i contenuti dei suoi post ma lui ha insistito e quindi ribloggo il tutto in cui si parla un pò di me, anche per spezzare i soliti argomenti scientifici ed esoterici che vi propino…

Federico Chigbuh Gasparini

Oggi, mio caro lettore, ti presento un’intervista atipica poiché Gigi Faggella è una persona di successo che ha fatto downshifting, cioè ha ridimensionato il suo stile di vita per vivere più in sintonia coi suoi valori.

Una lettura molto interessante anche perché questo blogger ha un grande talento per la scrittura e ha un blog che merita di essere visitato.

Fidati, ne uscirai arricchito.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho compiuto da poco 55 anni e risiedo a Milano. Uso il brutto termine “risiedo” perché in realtà non ci sono quasi mai, infatti da più di un anno passo la maggior parte del mio tempo in un paesino di montagna che mi offre quella tranquillità di vita a cui ho sempre anelato.

Qual è stato il tuo percorso di studi e dove lo hai svolto?

Formazione superiore classica nel liceo della mia città…

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Tao Te Ching

Tradotto letteralmente, “Il libro della Via e della virtù”, è una breve opera scritta oltre 2500 anni fa, da un personaggio ammantato da leggenda chiamato Lao Tzu, che letteralmente significa il saggio fanciullo. Tale scritto ha segnato i millenni a seguire attraverso 81 brevi capitoli (5000 parole) che racchiudono potenti verità per chi arriva ad intenderli ed a leggerli con occhi che non sono certo quelli della mente razionale a cui non direbbero assolutamente nulla e che anzi farebbero letteralmente girare la testa.
Da quei brevi versi sono nate una religione ed una filosofia che hanno governato in Cina per moltissimo tempo.
Esistono migliaia di traduzioni del Tao Te Ching ma non ve ne sono due uguali ed è esattamente ciò che dice Lao Tzu nel versetto di apertura allorquando afferma che “Il Tao che può essere nominato non è il vero Tao”, volendo con ciò dire che la vera “Via” non può essere descritta con le sole parole, ma afferrata con l’intuizione del cuore.
In pratica ogni significato che si decida di attribuire al termine Tao e che possa andare bene a tutti non è quello esatto, per cui esso è inconoscibile, al punto che l’autore afferma che “esiste da sempre, non so di chi sia figlio. Ma esisteva ancor prima di Dio”. Parole forti, apparentemente prive di senso ma una lettura completa di questa breve opera può chiarire molti dei dubbi che inevitabilmente affiorano alla mente di chi legge.
E’ un affidarsi ai principi della natura seguendo ed interpretando le sue regole, inneggiando alla flessibilità e mai alla rigidità perchè la rigidità è la caratteristica delle “cose morte”.
Non credo sia esatto classificarlo tra le religioni, anche se in ogni Paese del mondo, Italia compresa, vi sono templi taoisti dove più che altro si medita, più che pregare nel senso letterale del termine. E’ indefinito ed indefinibile, sfugge ad ogni classificazione, è qualcosa a cui non siamo abituati, non fa leva su categorie mentali tipiche di noi occidentali, sembra sia fatto apposta per non essere compreso, ma proprio in questo sta il suo fascino ed il suo mistero.
Dai suoi principi hanno avuto sviluppo discipline ed arti marziali “interne” come il Qigong ed il Tai Chi, anche loro ammantate da un fascino incredibile dove sembra che il praticante danzi in un alternarsi di movimenti fluidi che hanno il solo fine di concentrarsi sull’energia che scorre nel corpo, il “Chi” (si pronuncia “ci”), e di favorirne il corretto flusso, perchè, secondo la filosofia taoista, ogni malattia non è altro che un eccesso o una carenza di “Chi”.
Ha sviluppato un sistema di divinazione fatto di trigrammi ed esagrammi formati da linee continue e spezzate che prende il nome di “Libro dei mutamenti” o I-Ching che affascinò uno come Jung che cercò di scoprirne i misteri per quasi tutta la sua vita.
Il suo simbolo, il Taijitu, la rappresentazione di yin e yang in bianco e nero è forse uno dei simboli più famosi al mondo, anche se non in molti sanno cosa effettivamente rappresenti e quale significato profondo abbia realmente.
E’ una filosofia che rapisce, più si cerca di andarci a fondo e più si scoprono verità attuali, così attuali che si resta allibiti. Ci sarebbe da farne un trattato e forse non si esaurirebbe l’argomento ma uno scambio di idee e pensieri su un simile argomento è una delle cose più belle e profonde a cui si può aspirare. Lo dico perchè mi è capitato.
Come diceva il grande Bruce Lee e per riassumere un concetto centrale del Tao, “Be water, my friend”.

L’estate sta finendo

e un anno se ne va… questo è stato un tormentone di una canzone dei Righeira in voga parecchi anni fa. Meglio non ricordare l’anno altrimenti il peso dell’età mi cade addosso tutto in una volta e rischio di rimanere schiacciato.
Questo periodo atteso un anno intero da tutti volge al termine ma, come tutte le cose della vita, anche questo è soltanto un punto di vista.
Lo è perché vale per noi che viviamo in questa fascia di mondo, per uno che vive in Jamaica dire che è estate o inverno non fa nessuna differenza. Provate a dire che arriva l’estate ad uno che vive in Argentina, certamente si intristisce perché la collega all’arrivo di freddo e gelo mentre si illumina quando sa che sta per arrivare l’inverno.
Insomma anche il perenne fluire delle stagioni è una questione di prospettiva, sociale, ma sempre di prospettiva. La realtà è una visione al nostro cannocchiale della vita e dobbiamo renderci conto che ciò che vedo io nel mio strumento potrebbe essere molto diverso da quello che vede un’altra persona anche se lo abbiamo puntato sullo stesso panorama. Spesso descriviamo cose diverse e perciò non ci capiamo.
A prescindere da questo, suppongo che le vacanze estive siano per la maggior parte delle persone uno dei tre grandi spartiacque dell’anno assieme al capodanno ed al compleanno. Sono le tre grandi boe attorno alle quali girano, come barche a vela durante una regata, una quantità indefinita di buoni propositi, la maggior parte dei quali, se non quasi tutti, è poi destinata a naufragare.
“Al rientro si cambia”, quante volte abbiamo sentito da altri o pensato noi stessi queste parole? Che sia per il lavoro che “così non va”, o per il fumo (“devo assolutamente smettere”) o per la tanto rinviata iscrizione in palestra o per qualsiasi altro proposito che riteniamo importante per la nostra vita, la ripresa della vita abitudinaria nelle città in cui viviamo, ci piace pensarla come una rinascita, un qualcosa che le ferie dal lavoro, comunque le si sia passate, hanno sottratto ad una monotonia che ci spinge a fare sempre le stesse cose e che ci toglie l’entusiasmo di andare a cercare qualche novità o addirittura a cambiare vita. Già, cambiare vita, perché no? Quanti di voi sarebbero disposti a cambiare tutto? A mollare il lavoro e trasferirsi altrove a ricominciare?
Tanti io credo, molti addirittura non lo ammettono neanche a se stessi, adducendo i mille problemi che impedirebbero una vera rinascita quali la famiglia, il lavoro o…boh.
Spero che, se non riuscirete ad aprire un baretto sulla spiaggia ai Caraibi o in qualche altro posto, almeno abbiate la forza di smettere di fumare o di iscrivervi in palestra…

Comunicazione inconscia

A volte capita di percepire la presenza di persone che comunicano, senza volerlo, qualcosa di importante anche senza che le conosciate, anche se le vedete per la prima volta, anche se non sapete affatto chi sono, perchè misteriosamente stimolano la vostra curiosità, da come si muovono, dagli sguardi che hanno, che non sono adatti a quelle persone con cui si accompagnano in quel momento, perchè c’è un velo di insoddisfazione che voi percepite e quegli altri no. Semplicemente non sono nel contesto adatto a loro. Sanno fingere abilmente e col sorriso, perchè sono forti, sanno che nella vita ci può essere di più di quello che stanno vivendo, ma si vivono il momento e va bene così.
Si capisce che forse sono prigioniere di una situazione che non hanno cercato ma che si fanno andar bene perchè hanno abbastanza forza per reagire ed aspettare che qualcuno, arrivato chissà come e chissà da dove, colga quel velato disagio, comprenda quell’invisibile messaggio. Quelle persone si guardano sempre attorno, al contrario di altre che si mostrano soddisfatte o rassegnate, con un sorriso triste rivolto verso il basso.
Sono messaggi inconsapevoli che trascendono i normali canali di comunicazione, ma se si impara a coglierli si può dialogare anche con un sorriso, per far capire di aver capito. Può finire lì oppure no, non ha molta importanza, il destino farà la sua parte.
Sono cose rare e sono le conoscenze teoricamente più profonde, che generano curiosità reciproca, perchè il linguaggio verbale non è la principale fonte di comunicazione, anzi.
A parte le persone profondamente innamorate e perciò già “connesse”, quel linguaggio senza parole risulta sconosciuto a chi non ha le “antenne” per captare una trasmissione che forse viene da una dimensione che non ci è ancora nota ma che esiste e che può rivelare sempre piacevoli sorprese per il futuro.

Pubblicità regresso

Premetto che da molto tempo ho smesso di guardare la TV, che reputo un mezzo inutile e dannoso finalizzato esclusivamente a rendere stupidi miliardi di persone più di quanto già non lo siano di loro.
Certo non è un’affermazione assoluta, nel senso che qualche grande evento sportivo come i tornei dello Slam di tennis o grandi incontri di boxe li guardo ancora e quando si ha a che fare con quell’arnese diabolico non si può sfuggire a quello stalking demenziale che è la pubblicità.
Tralasciando “l’inquinamento da sponsor” di ogni programma e l’inquietante fenomeno dei messaggi subliminali, volevo fare qualche riflessione sulla pubblicità più classica, quella degli spot che fracassano i marroni ogni dieci minuti ai poveri telespettatori.
Che sia TV di stato, privata o a pagamento, gli spot televisivi, in questa epoca di degrado, sono diventati messaggi di una stupidità tale che ti vien voglia di redigere un quadernetto di quelle aziende per porti l’obiettivo di non acquistare mai i loro prodotti. Ne guadagnerai in termini economici e di salute.
A parte il fatto che, per definizione, la pubblicità deve “imbrogliosamente” osannare articoli inutili (altrimenti non ce ne sarebbe bisogno), fate caso prima di tutto a cosa si riferiscono.
Uno spot su due o su tre è di automobili, che non è proprio una merce che uno acquista ogni settimana, seguono farmaci o parafarmaci o vitaminici che non servono a un cazzo e tendono a convincerti che sei malato quando sei perfettamente sano, poi, a seguire, scommesse on line, detersivi, würstel ed altri veleni di cibi pronti o surgelati, patatine fritte, bibite gassate, profumi con testimonial che cuccano come pazzi (e te credo), telefonini, shampoo antiforfora, assicurazioni, calze e mutande, lustracessi e compagnie telefoniche.
Tutta robaccia inutile, espressione del livello di follia schizofrenica di gente che vuole solo venderti ciarpame dannoso indorando il suo messaggio con il piacione, il calciatore o la figa di turno strapagati che mai useranno quegli stessi prodotti. Sono lì per arricchire se stessi e prendere te per il culo.
Si sa perfettamente che quello che fa vendere molti di questi prodotti è solo il loro status symbol, il sentirsi superiori, diversi, staccati dalla massa, ostentando qualcosa che ci renderà particolari, come se chi non ha questi autentici insulti alla ragione fosse un fallito, uno che non ha capito nulla della vita. Del resto, tutto il sistema della attuale crescita si basa sull’inutile, il dannoso, il superfluo, sull’ostentazione.
Con questa forza irresistibile supportata da una pubblicità ossessiva e costosissima, il sistema compra le menti e i voleri delle persone deboli. Torniamo a dire no. Ciò che è inutile e di cui non ho bisogno, io non lo compro. Abbiamo bisogno di aria e acqua pulita, di cibo sano, di relazioni sane, di energia pulita, di un tetto sopra la testa; non ho bisogno di quasi tutto quello che mi proponete e non lo compro. Che crolli il PIL, che chiudano fabbriche inquinanti e che la gente lavori a cose più sane, serie e soprattutto utili.

Rovistare nella spazzatura

Nello scorso febbraio mi aveva colpito una notizia letta sui media per caso: a Bari, in un cassonetto per la raccolta differenziata della carta, sono stati buttati centinaia di libri in ottime condizioni appartenuti ad una persona defunta, i cui eredi, ovviamente, non sapevano cosa farsene.
Dal momento che la cosa è avvenuta proprio di fronte al megastore della Feltrinelli, il contenitore si è trasformato in un negozio gratuito da cui le persone hanno fatto un inaspettato “free shopping”, svuotando completamente il cassonetto.
Devo constatare con soddisfazione che l’assessore, dopo questo evento, ha lanciato una campagna “proteggiamo i libri” con indicazioni precise su dove portare i volumi di chi vuole disfarsi di opere ancora in buone condizioni. Con una sensibilità inconsueta per un politico, l’assessore in questione ha dichiarato: “Gettare un libro significa gettare un pezzo di storia delle persone che lo hanno letto o scritto”.
In fondo non tutti i politici sono ladri e deficienti.
Ebbene, ieri pomeriggio, mentre gettavo la mia bella busta di carta nel bidone della raccolta differenziata del mio condominio, ho intravisto sul fondo, tra un mare di cartacce, due libri nuovissimi.
Come un vero barbone, mi sono infilato nel cassonetto e li ho recuperati, salvandoli dal macero e non nascondo che mi sono sentito come qualcuno che avesse salvato qualcosa di prezioso.
Uno era “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe e l’altro, in inglese, “The magic city” di E. Nesbit.
Il primo è arcinoto ma non l’ho mai letto e quindi ho voluto pensare che l’Universo me lo abbia portato perchè lo facessi.
L’altro non lo conosco ma è bellissimo ed aveva il segnalibro su una pagina dove si parla di leoni con dei fiori secchi tra quelle pagine.
Io sono del leone e sono fissato con tutto ciò che lo rappresenta, casa mia è piena di immagini e peluche di leoni, ne ho uno tatuato e se potessi tenere un leone a casa lo farei, ed anche questo mi è sembrato un segnale.
Ora non mi resta che leggerli…

Altri misteri dell’Universo

Bentornati nell’angolo delle scienze misteriose, in quella parte di universo che ancora ci manca, noi poveri illusi che crediamo di aver compreso tutto, anche come va la vita e soprattutto cosa essa sia.
Ci ha mai sfiorato il pensiero che stiamo giocando ad un gioco di cui non conosciamo assolutamente le regole? Tutto ciò che sappiamo è che siamo tutti seduti a quel tavolo di gioco e facciamo mosse insulse. Pensate a cosa succederebbe ad un giocatore di poker che si sedesse ad un tavolo senza conoscere le regole. In ballo c’è una posta importante ma noi non sappiamo giocare ed improvvisiamo, facendo le mosse sulla base di quello che crediamo di aver capito. Se la maggior parte dell’umanità sta perdendo la sua partita vuol dire che non ci ha capito molto.
E’ innegabile che noi viviamo la nostra vita in base alla materia che ci circonda, che possiamo toccare, in altre parole in base a quella che definiamo “realtà”.
Se poi andiamo ad approfondire gli elementi di cui questa realtà è costituita ecco che iniziano a venir fuori cose assurde a cui è difficile credere, ma a nessuno sembra importare molto perchè è quasi impossibile comprendere.
Sapevate che gli atomi di cui è costituita quella “realtà” sono fatti al 99,99% di vuoto? Sapete che se togliessimo tutto quello spazio vuoto tra il nucleo e gli elettroni che ruotano intorno, tutti i 7 miliardi di abitanti sulla terra avrebbero le dimensioni di una palla da tennis?
E questa sarebbe la realtà, la materia che conosciamo o crediamo di conoscere? Ma c’è di più e qui la cosa si complica un pò.
Quella materia “solida”, quella “realtà” con cui abbiamo a che fare rappresenta meno del 4% dell’universo, il restante 96% non sappiamo cosa sia. E’ la somma di energia oscura più materia oscura, laddove il termine “oscuro” sta a significare che è totalmente invisibile ma c’è, solo che non sappiamo come è fatta, a che serve e quali sono le sue interazioni sulla nostra misera parte di materia “reale”.
Pare che sia ovunque, ci circonda, e forse, come affermano alcuni scienziati come Lisa Randall, costituisce una realtà parallela dove agiscono altri tipi di forze fondamentali diverse da quelle che conosciamo e che non possiamo percepire con i mezzi attualmente a nostra disposizione. Vi sembrerò matto ma queste cose davvero mi affascinano e mi sconvolgono, non riesco ad ignorarle perchè riguardano ciò di cui siamo fatti.
Lungi dall’aver trattato l’argomento, il fine ultimo di questi concetti è sempre lo stesso: stimolare riflessioni o curiosità, porsi domande, laddove l’unica cosa più enorme della materia oscura è la nostra misera, immensa ignoranza.

Blog e libri

Amo il blog e cerco di seguire tutti quelli che offrono validi stimoli di pensiero…e sono tanti. Riflettevo su certi comuni denominatori di tutti. Naturalmente il primo e più ovvio è la scrittura. Se non ami scrivere non apri un blog, e non importa cosa tu abbia da dire o raccontare, la scrittura è un’azione catartica ed è giusto che si comunichi agli altri ciò di cui si ha voglia di parlare, non importa se è un argomento in cui si è esperti o di cui magari si è studiato, se sono cose strettamente personali o semplici storielle umoristiche, l’importante è comunicare e cercare riscontri o anche critiche, perché sono convinto che se si ricevono solo lapidari elogi c’è anche qualcosa che non funziona a dovere…
L’altro denominatore comune è la lettura. Guarda caso, ogni blogger ama leggere. Poi ci sono varie sfumature di questo amore, molte più di cinquanta. C’è chi vi si rifugia nei momenti tristi o di noia, chi vi investe il patrimonio più prezioso che ha, il suo tempo libero, chi lo fa per sete di conoscenza, per apprendere da un corso di lezioni che, unico nel suo genere, ti consente di avere a disposizione professori che magari sono morti da millenni, chi invece sceglie il mezzo più economico per farsi un viaggio in posti che neanche esistono sulle mappe. Ci sono anche quelli letteralmente “addicted”, nella cui categoria mi ci metto anche io, quelli cioè che se non hanno un “libro in corso”, se non ne leggono almeno una pagina al giorno iniziano ad avere crisi di astinenza, respiro corto, incubi ed alterazioni dell’umore. Ebbene si, la scienza ha dimostrato che tutte le sostanze stupefacenti agiscono su recettori cerebrali…perché non potrebbe essere lo stesso anche per la lettura il cui luogo sovrano è proprio la mente?
Conosco molti di voi che sono andati oltre questo amore, che è stato così forte da aver voluto partorire un figlio da questa grande passione, ed hanno creato almeno un libro tutto loro…Norma, Laura, Paola, Nadia e ce ne sono molti altri che magari in questo momento mi sfuggono. Quando entra tanta passione da qualche parte deve anche fuoriuscire e loro ce l’hanno fatta. Sono convinto (e so) che molti altri ci stanno lavorando, con in mente mille idee, come fece Michelangelo quando scolpì il suo celeberrimo David, affermando che lui non aveva fatto granché perché l’opera era già nel blocco di marmo, lui aveva soltanto tolto il superfluo…così mi auguro che quelle opere che già esistono in tante menti già formate, vengano alla luce eliminando soltanto ombre, pensieri e preoccupazioni della nostra vita quotidiana.

Tecnochiesa

Ormai è noto a tutti che la Chiesa sta perdendo colpi ed è in caduta libera. Quando regnava l’ignoranza ed internet era soltanto un’utopia, i preti potevano raccontare tutte le balle che volevano e venivano creduti e temuti perché ti vendevano la cazzata che potevano decidere loro se mandarti all’inferno o in paradiso.
Oggi, con l’avvento delle nuove tecnologie e con la diffusione di una cultura sempre più accessibile a tutti, quelle baggianate non reggono più, ed ecco che disperatamente cercano di adeguarsi ai tempi con trovate che, secondo il mio modesto parere, hanno del ridicolo.
Iniziamo con la “direct line” col paradiso, una linea telefonica dedicata ai peccatori. Tutti i propri segreti confessati via telefono ad un discreto operatore.
Cosi’ una calda e confortevole voce accoglie il peccatore:
“Buongiorno e benvenuti al Filo del Signore, questo servizio vi permette di riconoscere i vostri peccati davanti a Dio e ai fratelli, se volete, e preparare il vostro cuore a ricevere la grazia divina… Per confessarvi premete 2”.
Non sto parlando di uno scherzo o di una provocazione, ma di una linea telefonica dedicata alla confessione aperta in Francia da una società specializzata.
L’iniziativa, comunque non avallata dalla Chiesa ufficiale (ma neanche condannata), propone ai cattolici di confessarsi senza dover necessariamente ricorrere ad un confessionale, al quale pero’, avverte il disclaimer nel sito, non si sostituisce, avvisando che in ogni caso, si tratta di una confessione non sacramentale: non si e’ in presenza di un sacerdote e l’assoluzione, naturalmente, non può essere data. Questo servizio e’ essenzialmente solo un aiuto alla preghiera.
Preghiera il cui costo varia a seconda se si accede al servizio piu’ economico (0,15 centesimi di euro al minuto) o a quello più costoso (0,34 centesimi al minuto); in ogni caso il 40% dell’incasso, e’ scritto nel sito, verra’ devoluto ad una non specificata organizzazione umanitaria. Ma dai…
Composto il numero, la calda e confortevole voce citata in precedenza avvisa gli utenti che per i peccati “gravi e mortali” e’ necessario confidarsi con un sacerdote vero (ergo, loro sono taroccati), perchè è l’unico che può aiutare e concedere loro il sacramento della riconciliazione.
I peccatori, premendo il tasto 1 potranno ricevere consigli utili per la loro fede, premendo il tasto 2 potranno confessarsi e premendo il tasto 3 potranno ascoltare i consigli registrati dagli altri utenti. Poiche’ ognuno e’ libero di fare la sua confessione pubblica registrando la sua dichiarazione dopo essersi pentito, il servizio garantisce a coloro che rifiutano, che le loro parole non verranno registrate o conservate.
Ma non è finita… sullo store di Apple, alla modica cifra di 2,29 Euro troverete (provare per credere), l’app Confession, che guida il peccatore verso il confessionale più vicino.
Insomma si possono raccogliere e leggere le brochure con orari e indirizzi delle funzioni religiose, ricevere in real time le notizie condivise dalla comunità, prenotare la confessione.
Insomma, le vie del Signore sono infinite, ma anche le cazzate della chiesa sembra non abbiano mai fine…

Inferno call center

“Plonto? Buongiolno signole, lei conosce il tlading? Vuole laddoppiale i suoi guadagni in modo facile e sicùlo?”
Si…culo…ma il culo è il nostro e loro lo usano come bersaglio per freccette (per non dire altro di più volgare).
Non ce l’ho con quei giovani poveracci che ti chiamano sul cellulare a qualsiasi ora del giorno, anche loro sono vittime di un sistema sbagliato, sono i nuovi schiavi che, per uno stipendio da fame, collezionano in breve tempo più bestemmie e vaffanculo di un arbitro che non concede un rigore netto alla squadra di casa.
Sei in riunione? Sei seduto sulla tazza del cesso? Stai facendo sesso? Stai dormendo sul divano per un pisolino? Ecco che il demoniaco cellulare vibra e ronza con la fatidica scritta sul display: “sconosciuto”.
Oddio, chi sarà? La Digos?, il Pronto Soccorso? Mia suocera dal Canada? No, è lui o lei, nove volte su dieci con improbabile accento straniero che vuole convincerti ad investire sul trading (ma che cazzo è?), a cambiare compagnia telefonica, della luce, del gas o venderti olio e vini a prezzi imbattibili.
Davvero non so quanti hanno la pazienza ed il garbo di declinare gentilmente l’offerta (non prendo nemmeno in considerazione l’ipotesi che ci sia qualche matto che gli dia retta), perché costoro hanno anche la rara capacità di beccarti quando sei incazzato nero (al giorno d’oggi quasi sempre). Allora immagino il callo che avranno fatto a “vaffanculo” e bestemmioni in dialetti vari, una vera palestra di vita direi.
Personalmente adotto la tecnica della “linea caduta”, la quale mi evita fegato marcio e rimorsi. Appena mi accorgo che sono “loro” ho elaborato un verso gutturo-labiale che ha richiesto settimane di allenamento che mi consente di imitare l’interferenza sulla linea, tipo “grrrfffrrrrrrccccrrrrr” e dopo un secondo schiaccio il tasto di fine chiamata. Rapido ed indolore.
Comunque, visto che ormai è diventato uno stalking, con più chiamate nell’arco di una giornata, ho cercato di informarmi come fare a farli smettere ed ho scoperto che esiste un’istituzione chiamata “Registro Pubblico delle Opposizioni” cui iscriversi, mettere il proprio numero di telefono e così si dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) evitare di ricevere chiamate pubblicitarie. A prescindere che l’home page è in inglese e non capisco perché, io ci ho provato ma mica ci sono riuscito…sia col numero di casa che con quello del cellulare non mi fa mai concludere l’iscrizione che non è neanche complicata…mistero.
Voi sapete che esiste questo registro? Ci siete riusciti ad iscrivervi? Se si, hanno davvero smesso?

Satori

Oggi ho preso uno spunto e fatto una promessa di dedicare questa riflessione a qualcuno che mi ha ispirato l’idea di questo post per cercare di descrivere qualcosa di indescrivibile, qualcosa che solo la millenaria filosofia orientale poteva intuire e che non ha un corrispondente termine nella nostra lingua. Sto parlando del “Satori”.
E’ un termine zen che si potrebbe grossolanamente tradurre con “risveglio improvviso”. E’ come varcare un cancello, ci si potrebbero impiegare anni per avvicinarsi ma potremmo non riuscire a varcarlo mai e vivere nell’inconsapevolezza come fa la maggior parte delle persone.
E’ un momento di risveglio, quel momento in cui ci sentiamo tutt’uno con ciò che stiamo facendo. Non esiste più l’osservato e l’osservatore perché questi termini finiscono per coincidere. Ed è incredibile come anche la fisica quantistica sia arrivata a questa conclusione: la realtà osservata non può essere distinta dall’osservatore.
Quante volte facciamo qualcosa mentre stiamo pensando ad altro? Forse sempre. Il satori è il momento creativo in cui siamo così presi da ciò che stiamo facendo che ci dimentichiamo di dormire, bere, mangiare, perché siamo tutt’uno con la nostra azione, è l’ispirazione di chi crea capolavori. Facile? Scontato? Non succede quasi mai! Non alla gente comune.
Per entrare nella mentalità aperta al satori, dovete semplicemente lasciarvi andare: sappiatelo e abbiate fiducia. Raccoglietevi nel silenzio o in ciò in cui siete impegnati e che vi appassiona e poi ascoltate la vostra mente. Sentirsi liberi dalla continua lotta interiore con la vita è un piacevole preliminare al satori.
Il satori è uno stato nel quale una persona si trova in armonia con la realtà esterna ed interna (interiore), uno stato nel quale la persona coglie pienamente la realtà ed è un’esperienza momentanea, infatti questa è la sua caratteristica fondamentale. Se non è improvvisa non è satori Vi è mai capitato di vivere attimi come questo?

Maschere

Il grande Osho diceva che noi non siamo la nostra personalità. Che questa è solo una maschera che portiamo, non è la nostra vera realtà, il nostro volto originale. Essa andrebbe quindi distrutta per scoprire la nostra individualità.
L’individualità quindi sarebbe la nostra vera essenza, mentre la personalità non è altro che quello che la società ha fatto di noi, o sta cercando di fare.
Oggi non si incentiva l’individualità, ma si forgiano personalità indirizzandole nella direzione voluta da chi ha deciso cosa è bene e cosa è male. Milioni di persone nel mondo conoscono solo la propria personalità senza rendersi conto che c’è qualcosa di molto più grande.
Sono diventati tutti attori, ipocriti, burattini nelle mani di preti, politici, genitori, insegnanti e si ritrovano a fare cose che non avrebbero mai desiderato fare e non fanno ciò che invece hanno sempre sognato di fare. E’ come fare la guerra a se stessi.
Ma la propria natura non può essere distrutta, quindi continuiamo ad avvelenarla. “La facciata di una casa non appartiene a chi ci abita, ma a chi la guarda”, recita un antico detto orientale.
Personalità deriva da “persona”, il nome della maschera teatrale che nell’antica Roma indicava l’attore della commedia. Il militare, il padre di famiglia, il mercante… tutti dovevano essere riconducibili ad una tipologia ben definita nella vita quotidiana. Insomma una maschera, e non si può indossare una maschera senza venirne alla fine pesantemente condizionati.
Possiamo quindi arrivare a concludere che il termine “persona” significa “maschera”.
Quindi siamo tutti persone e siamo tutti maschere. Se volete oltrepassare una maschera guardate l’unico spazio che quest’ultima non copre: gli occhi. Perchè le maschere hanno un grande limite, non possono coprire gli occhi.