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Le “interviste impossibili”: dialogo con il libro.

Prosegue senza sosta la nostra serie di interviste impossibili con “personaggi” famosi e questa volta abbiamo l’onore di avere con noi uno dei maggiori protagonisti dell’evoluzione umana. Ha segnato da sempre il corso della storia, milioni di persone sono morte nel corso dei secoli per seguire i suoi dettami, infiniti suoi colleghi sono stati bruciati e distrutti perché ritenuti troppo pericolosi e sembra che persino Dio lo abbia scelto come mezzo di comunicazione tra lui e gli esseri umani. Nessun altro oggetto crediamo sia in grado di vantare un simile curriculum.

Stiamo parlando di sua maestà il libro, per cui inizio chiedendogli come si definirebbe a prescindere dell’infinita diversità dei suoi contenuti.

R: Difficile per me dare una risposta univoca su ciò che sono e, ancor di più, su quello che rappresento. Io e tutti i miei colleghi che hanno riempito le biblioteche e i templi del vostro sapere nel corso dei millenni, siamo ciò che più può essere paragonato a voi esseri umani. Non ne esistono due uguali al mondo, diffondiamo emozioni e sentimenti, generiamo altri libri proprio come voi e, sempre al pari vostro, possiamo vantare tra le nostre fila esemplari eccelsi ma anche pessimi soggetti.

L’etimologia del mio vero nome deriva dal latino “liber”, che sta ad indicare la parte più interna degli strati della corteccia dell’albero, quella più tenera sulla quale nei tempi antichi, quando la carta non esisteva, si era soliti scrivere quello che si voleva comunicare. Ma la radice della parola non può non evocare quel significato che un libro ha quasi sempre rappresentato: libertà.

Questo per quanto riguarda il senso stretto del termine che mi rappresenta. Se dovessi poi allargare il campo a ciò che posso significare per tutti coloro che si perdono nella lettura delle mie pagine, allora i significati diverrebbero infiniti, tanto quanto sono infinite le sensazioni e le emozioni che ogni essere umano sperimenta quando decide di leggermi.

Ma se posso spingermi a esternare la definizione che personalmente preferisco, è quella che un libro è una macchina del tempo perché è in grado di farti abbandonare il momento presente e trasportarti con la mente e con il cuore in un periodo storico le cui coordinate le decidi tu. Vuoi mettere la soddisfazione di poter affermare di aver trascorso ore e ore con Omero, Dante, Dostoevskij, Pirandello o addirittura il Buddha. Ma non bisogna dimenticare che leggere un libro è sempre guardare avanti anche se stai andando indietro nel tempo, perché la tua nuova esperienza comincia dove quella dell’autore finisce.

D: Sono incuriosito da ciò che ha detto prima e cioè che anche tra le vostre innumerevoli fila ci sono buoni e cattivi soggetti. Potrebbe essere più specifico al riguardo?

R: Certamente, anche se l’argomento è più complicato di come potrebbe sembrare. Quando ho affermato che tra le nostre fila ci sono anche “cattivi soggetti”, non mi riferivo ai libri in sé stessi, ma solo all’effetto che certe pubblicazioni potrebbero avere su chi ha deciso di leggerli.

Un libro in fondo è la trasposizione del pensiero del suo autore. Persino i testi divulgativi di materie oggettive come ad esempio quelle scientifiche, recano l’impronta indelebile di chi li ha scritti. L’autore non appone la sua firma soltanto in calce, ma in ogni singola frase e concetto delle sue opere. Detto questo, il messaggio veicolato da alcuni libri potrebbe essere neutro o di scarso interesse per molti ma, di converso, potrebbe provocare effetti nefasti su persone deboli o alla continua ricerca di quello che si definisce “bias di conferma”.

Le faccio un esempio per chiarire meglio il concetto. Opere come il “Mein kampf” di Hitler o “Il capitale” di Marx sono soltanto un insieme di idee dei loro autori. Si potrebbero definire folli quelle del primo e visionarie quelle del secondo, visto che la storia ne ha tracciato i confini, ma restano solo idee di qualcuno che un lettore maturo dovrebbe leggere con mente aperta e distaccata, riflettendoci e rigettando quelle che appaiono palesemente dannose.

Certo, non tutti sono in grado di operare questa distinzione e, su menti deboli, certi libri possono sortire un effetto davvero pericoloso. Ma la colpa non è del libro in sé, bensì dell’interpretazione che ne da chi lo legge. Per cui, rispondendo alla sua domanda, non esistono pessimi libri, ma soltanto pessimi lettori.

D: Non può negare però che nell’ultimo periodo si sta avendo una proliferazione di pubblicazioni che stanno facendo scadere il livello generale delle opere letterarie. Come si spiega questo fenomeno? Inoltre, tra tutta questa mole di scritti, non mi dica che non esistono pessimi libri perché ormai chiunque è in grado di scrivere e pubblicare un libro, persino chi non ne ha mai letto uno in vita sua.

R: Non ha tutti i torti. Quello che ha però evidenziato è un fenomeno che riguarda l’intera società e non soltanto l’ambiente letterario. Stiamo vivendo un’epoca di tramonto dei valori in ogni settore e, se il livello culturale generale scende, è ovvio che noi libri siamo i primi a risentirne. Siamo arrivati al paradosso che sempre più gente scrive e sempre meno persone leggono.

Al giorno d’oggi, i libri che incontrano i favori del pubblico sono le biografie di personaggi alquanto insignificanti ed effimeri quali influencer, calciatori, e persone che hanno avuto la ventura di essere protagonisti di episodi di cronaca nera o rosa. È normale che il messaggio che veicolano nel pubblico risulta quasi sempre privo di contenuti e non vale il tempo trascorso nel leggerli. È come andare in un supermercato e acquistare una bottiglia vuota per dissetarsi.

I grandi filosofi e i giganti della letteratura classica che un tempo erano gli unici a potersi fregiare del titolo di scrittori e che hanno fatto la cultura dell’intero genere umano, adesso giacciono impolverati sugli scaffali di librerie e biblioteche anche perché non so se le masse sarebbero oggi ancora in grado di comprenderli.

D: Rimanendo in tema, lei crede quindi che anche il libro sia uno specchio dei tempi e le opere siano figlie del momento sociale che si vive, giusto?

R: Assolutamente sì. Anzi, ritengo che noi siamo probabilmente il termometro più affidabile di una società in un determinato periodo storico. Un tempo avevamo il monopolio della cultura e della diffusione della stessa che è durato secoli e secoli. Poi è venuta la radio e infine la televisione. Con l’avvento di quest’ultima è cambiato tutto.

Le parole sono simboli che obbligano il lettore a mettere in moto la mente e il suo processo immaginativo, a elaborare le immagini che vengono prodotte dai suoi processi deduttivi e mantenere in allenamento coscienza e intelligenza che non sono altro che quelle doti che ci rendono umani.

Da quando la TV ha soppiantato il nostro monopolio, il simbolo è stato sostituito dall’immagine visiva. La mente non deve più “lavorare” per tradurre in immagini soggettive quel simbolo, modellarlo e modificarlo come un artista può fare con la sua creazione. Un’immagine visiva è piatta; è unica e tale resta per chiunque la guardi, non c’è più bisogno di immaginare e creare con la mente. Il prodotto è già lì pronto e non c’è più nessuno sforzo mentale da fare. Se Platone avesse avuto un apparecchio televisivo in casa, non avrebbe mai potuto elaborare la teoria del mondo delle idee.

Ne deriva che la mente umana si è impoverita e impigrita, ha sempre meno lavoro creativo da fare. E non è un caso se il livello intellettivo dell’umanità, dopo un costante aumento nel corso dei secoli, sta registrando una preoccupante decrescita da qualche decennio a questa parte. Sarà un caso? Non sta certo a me dirlo. Ognuno tragga le sue conclusioni.

D: Lei che rappresenta la summa di tutti gli intelletti, cosa ne pensa dell’intelligenza artificiale? Ritiene che possa essere un bene o una sciagura per l’essere umano?

R: Premesso che il termine “intelligenza artificiale” lo ritengo un vero e proprio ossimoro, in quanto le due parole sono inconciliabili, credo che, alla pari di ogni scoperta, dipenderà dall’uso che ne verrà fatto. L’energia atomica è stata una scoperta incredibile ma sappiamo tutti come gli esseri umani l’hanno utilizzata in prima battuta.

Detto ciò, credo che un computer, per quanto potente possa essere, non potrà mai eguagliare le peculiarità della mente umana. Potrà avere una memoria pressoché infinita ma il cervello dell’uomo non è certo riconducibile alla semplice memoria. Tutto ciò che l’intelligenza artificiale potrà fare sarà possibile solo grazie a quelle capacità di immagazzinare semplici dati. Ma la mente umana ha una caratteristica quasi divina che nessun artificio meccanico potrà mai eguagliare: sa creare. Un computer potrà copiare alla perfezione un’opera del Caravaggio ma solo lui avrà saputo creare quell’opera dal nulla e nessuna intelligenza artificiale potrà mai riuscirci.

D: Per concludere, lei crede che il libro, come istituzione, non tramonterà mai? Intendo come forma cartacea, visto che già hanno preso piede forme elettroniche di lettura come gli e-reader che possono contenere una grande quantità di opere nella loro memoria.

R: In linea di principio non sono contrario alla nostra versione elettronica di lettura. Indubbiamente rappresenta una grande comodità per chi legge e viaggia molto. Però il fascino di un libro cartaceo, con la sua copertina rigida, col profumo inebriante di carta e inchiostro nonché la materialità di un’esposizione con altri suoi “fratelli” in una biblioteca, hanno una presenza e un calore che un freddo oggetto elettronico non potrà mai eguagliare. Non è la stessa cosa avere cento libri in bella mostra in una biblioteca oppure avere un piccolo oggetto che contiene quegli stessi libri gettato su un tavolo o su un comodino.

Penso che chi legge soltanto su un e-reader non sia un vero amante dei libri, ma solo un utilizzatore con poca anima. Se quell’arnese dovesse rompersi o venire perso, avreste perduto tutto e la possibilità che ciò avvenga non è proprio così remota. Per distruggere una biblioteca dovrebbe incendiarsi la casa e questa credo sia una circostanza alquanto improbabile. Il libro è stato creato per la ritualità di certi gesti a cui è intimamente collegato, primo tra tutti quello di sfogliare le sue pagine una dietro l’altra, esattamente come passano gli anni nell’esistenza di un essere umano e, alla pari di quest’ultimo, una volta terminata l’ultima pagina, potrai dare un giudizio, positivo o meno, su quel libro o su quella vita vissuta.

Un libro…

“Un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”. (Franz Kafka)

Non smetterò mai di leggere e di scrivere di libri. Potrà sembrare un paradosso ma è così. Leggere mi incanta, è un piacere che pochi si concedono nell’epoca dei social. Per mancanza di tempo, ci si giustifica il più delle volte. Se si trova il tempo per nutrire il corpo si dovrebbe trovare anche quello per nutrire l’anima.
Un libro può essere giocoso, spiritoso, erotico, noioso, toccante, coinvolgente…tutti attributi che cerchiamo ed a volte troviamo anche nelle persone che incrociano la nostra vita. Ma, al contrario di queste ultime, un libro non tradisce mai, non sa fingere. E’ quello che è, se non ti piace puoi metterlo da parte senza rancore. I libri non provano rancore. Danno ma non ti tolgono nulla.
Una persona può mentire, spesso solo per difendersi, un libro non mente mai. Puoi decidere di trascorrere una serata in un qualsiasi locale ma rischi di aver buttato via il tuo tempo. Puoi decidere di trascorrere un pomeriggio in libreria o una sera a leggere e non rischi mai, perché i libri sono amici del tempo e forse sanno come fermarlo.
Il peggiore dei sentimenti che può provocarti è l’indifferenza. Non si può odiare un libro. Una persona ha un volto ed un carattere mutevole, un libro ha solo un’anima ed è sempre quella.
Un libro è un mondo alternativo al mondo di ogni giorno, un oggetto che senza far troppo rumore, ci consegna realtà inimmaginabili, creando quel vuoto nel mondo reale che spesso cerchiamo troppe volte invano, è una droga che non fa danni.
I libri hanno vita propria, credo che non siamo noi a sceglierli, ma sono loro a scegliere noi con quelle copertine ammiccanti ed i loro titoli, proprio come fanno gli abiti e l’aspetto per le persone.
Spesso non ci rendiamo conto che dietro quelle parole c’è tutta l’anima di una persona con cui abbiamo deciso di trascorrere il nostro tempo, famosa o sconosciuta, viva o morta. Volete mettere la soddisfazione di poter dire di aver conosciuto Shakespeare, Omero, Dante, Dostoevskij, Pirandello o addirittura Buddha. Già, perchè un libro trascende il tempo e le distanze e ti fa entrare nel mondo migliore di persone distanti migliaia di chilometri, che parlano altre lingue o che non ci sono più da secoli o millenni. Perchè leggere un libro è sempre guardare avanti anche se stai andando indietro nel tempo, perchè la nostra esperienza comincia dove quella dell’autore finisce.
Un libro, se lo guardate bene, ha la stessa forma di una porta; la apri ed entri in un altro mondo, il mondo di chi lo ha pensato e scritto che diventa adesso il vostro.
I libri hanno cambiato il mondo e non parlo soltanto di quello di chi li legge. Pensate alla Bibbia, al Corano, ai Veda; Senza quei libri il mondo sarebbe ben diverso da come lo conosciamo oggi. I libri sono stati fraintesi, idolatrati, proibiti, censurati, bruciati e raccolti in biblioteche enormi, tanto grandi da far impallidire le cattedrali.
Non è possibile che un libro lasci indifferenti, una sensazione te la provoca sempre, anche se fosse il semplice sonno o la noia.
Non ha importanza ciò che leggi, un libro, se letto al momento giusto, ti sfonda l’anima e ti cambia per sempre.

Ti conosco, mascherina.

“La manipolazione consapevole ed intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica e coloro che padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il Paese”

(Edward Bernays)

Credo che nella vita, se si vuole vivere in maniera dignitosa e soddisfacente, ci si debba sempre chiedere il perchè di ogni cosa, di tutto.
Anche ciò che può apparire scontato e consolidato nel consesso comune, andrebbe analizzato a fondo per chiedersi e, conseguentemente, scoprirne il perchè.
Perchè devo mettermi una giacca e una cravatta ad un matrimonio quando fuori ci sono 40 gradi? Solo perchè è “consuetudine e buona educazione?”. Mi spiace ma non mi basta. Forse perchè se non lo fai saresti oggetto dei giudizi disgustati degli altri? E chi se ne frega!
E’ un esempio banale, ma se vado a caccia di perchè non riesco a trovarne uno che mi soddisfi e sfido chiunque a fare la stessa cosa.
Ma ormai viviamo in un ambiente assuefatto a tutto, dove tutti eseguono comportamenti inutili e distruttivi senza chiedersi mai perchè, e a causa di questo stiamo correndo velocemente verso l’autodistruzione.
Venendo all’oggetto del post, vorrei provare ad analizzare da un punto di vista diverso, poco clinico e più mentale, quel comportamento che è diventato il “must” in questo periodo. L’utilizzo della mascherina.
Non so a voi, ma l’immagine di un essere umano con la mascherina mi ricorda quella di un cane con la museruola, e forse la similitudine è più realistica di quanto possiate immaginare. Al cane togliamo la museruola quando siamo a casa proprio come noi ci togliamo la mascherina appena rientriamo. Il cane deve portare la museruola quando ci sono altre persone, se non c’è gente in giro possiamo togliergliela.
Oggi quel pezzo di stoffa delle più svariate fogge e colori, nato come dispositivo di protezione medica, non è più tale ed i significati psicologici che riveste sono molteplici ma nulla a che vedere con la tanto decantata barriera alla diffusione di un virus qualunque.
Per alcuni è addirittura uno status symbol e, lungi dalla volontà di indossarla a fini di prevenzione, fanno a gara ad esibire in pubblico mascherine griffate di Prada o Vuitton, pagate centinaia di euro al pezzo. Per costoro è fin troppo chiaro che essa è solo un modo di cercare di distinguersi restando comunque nel conformismo più totale, ma questa non è certo una novità.
L’aspetto più strettamente medico non è di mia competenza ma, da profano, se rilevo che i famigerati “esperti” sono divisi sull’utilizzo delle mascherine, laddove molti arrivano ad affermare che arrecano più danno che beneficio, una domanda me la pongo ed appiattirmi dalla parte di coloro che vorrebbero imporla quasi ovunque non mi sembra una buona scelta.
Se ci ragiono sopra, noto che ogni normativa tendente a regolare il loro utilizzo apparirebbe assurda persino ad una scimmia del Borneo, ma il problema è che la maggior parte delle persone indossano una mascherina solo perchè hanno paura e quel pezzo di stoffa è l’evidente vessillo del loro terrore, la loro lettera scarlatta.
Un terrore sapientemente costruito ed alimentato ad arte da una classe politica ignorante e dai loro cani da pastore dei media, a cui si unisce un ristretto gruppo medico di “superesperti” di governo che non credo abbiano a cuore i cittadini ma soltanto le loro poltrone ed il loro portafogli.
Non si tratta di essere bollati come complottisti, negazionisti, cospirazionisti o chissà cos’altro perchè è tutto sotto i nostri occhi ma non lo vogliamo osservare. Osservare significa riflettere, significa chiedersi il perchè, informarsi e poi decidere con la propria testa e questo mi rendo conto che risulta un pò troppo faticoso ai più. Meglio la vecchia, pecorona “riprova sociale”, se lo fanno tutti deve essere giusto così.
Chiunque stia orchestrando questa tragedia, sa benissimo che oggi, manovrare le masse risulta molto più semplice che non in passato. Ai nostri tempi, purtroppo, è un gioco da ragazzi. Chi la pensa così, come ho già detto, viene definito “complottista” e conseguentemente deriso ma quanti sono a conoscenza che la manipolazione delle masse è diventata oggi una vera e propria scienza esatta?
E non pensate che una, due o dieci lauree vi mettano al riparo da questa opera, non sono le persone “ignoranti” quelle più manovrate ma, paradossalmente, sono quelle che hanno portato avanti gli studi.
Gustave Le Bon, Edward Bernays, Noam Chomsky sono nomi che non vi diranno nulla, eppure sono i padri di questa “scienza” e le loro opere andrebbero lette nelle scuole, invece sono dei perfetti sconosciuti. Certe cose, meno si sanno, meglio è. Tutti conoscono Cristiano Ronaldo ma ignorano chi sia Edward Bernays. Il primo è un ignorante giullare giocoliere che diverte il mondo, il secondo è uno che il mondo lo ha cambiato radicalmente.
Tornando alla nostra mascherina, a questo punto, osservando l’assurdità delle norme a riguardo, appare chiaro che essa argina la diffusione del virus alla pari di un ragazzino con la fionda di fronte ad un’orda di barbari armati sino ai denti.
Continuare nel tempo ad indossare una mascherina potrebbe sembrare una cosa del tutto innocua ma non lo è.
Pensate all’impatto psicologico che essa avrà sui soggetti più deboli, primi fra tutti, i bambini. Oggi ci sono bambini per cui la mascherina è diventata la normalità, per loro è normale girare con la bocca coperta e se hai la bocca coperta è come se ti avessero tolto la parola, il diritto di dire la tua liberamente. Psicologicamente, la mascherina non ci protegge dai virus ma ci tappa la bocca e ci stiamo abituando a tenere la bocca chiusa davanti a soprusi che diventano sempre più assurdi.
Sono tutti terrorizzati da un virus che non uccide più nessuno. Io sono terrorizzato da un Paese che tappa la bocca ai suoi cittadini ed ai suoi bambini, e questo è molto peggio della più terribile delle morti.

New Year Day

Sempre attuale…

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A dicembre si gioca il solito incontro di pugilato che finisce per metterti inevitabilmente al tappeto. Si comincia con la serie di jab dell’immacolata e relativo ponte per arrivare al diretto natalizio. Neanche il tempo di incassare il colpo e ti ritrovi disteso dal montante al volto del capodanno. L’ho già detto, ma lo ribadisco: odio le feste.

In questa settimana infernale il problema che sembra assillare la maggior parte delle persone è sempre la stessa: “che si fa a capodanno?”

Ma poi, cazzo, mi chiedo: perché si deve fare per forza qualcosa? Se sei fortunato ed hai casa, animali e famiglia, perché non approfittarne?

Invece no. Se hai un posto a qualche veglione sei uno “di vita”, mentre se non hai alternative sei uno sfigato.

E già…il veglione. L’incubo di questo periodo. Location e compagnia non hanno importanza, sono secondari. L’importante è partecipare. E non importa se fuori nevica…

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Odio le feste

visto che si avvicina il periodo funesto, ribloggo un mio vecchio post, visto che la mia idea è sempre la stessa…

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Non me ne vogliano i cattolici osservanti ma io detesto questo periodo di feste e finta atmosfera natalizia.

E’ falso come una moneta di cioccolata, pieno di un finto buonismo che rende le persone ancora più insopportabili. Dovunque senti dire: “a Natale siamo tutti più buoni”. Ma che cazzo vuol dire? che sei buono un paio di giorni e per il resto dell’anno sei un gran bastardo?

E’ un periodo pieno di forzata allegria e a me infonde una sconfinata tristezza, una specie di inutile armistizio creato dal sistema per far dimenticare i problemi e far spendere soldi alla gente.

Se ti capita qualcosa di spiacevole, tutto quello che ti sta intorno funziona quasi da cassa di risonanza che ti ingigantisce il problema. Stare di merda a Natale è proprio una sfiga…già…perchè se capita a maggio, allora ti senti meglio.

Poi c’è la stronzata immensa dei regali. L’ho sempre pensato…

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Un podio di libri

Girovagando su blog e siti vari della rete ci si imbatte spesso in varie “classifiche” di personaggi noti e meno noti, intellettuali e gente comune che esprime personali gradimenti in merito alle cose più disparate, dalle auto ai sentimenti, dagli sportivi ai difetti umani.

La cosa si fa soggettivamente interessante quando vengono analizzati argomenti che ci appassionano. In tal caso è stimolante mettere a confronto le opinioni che ci conducono, spesso, ad incontrare personalità davvero molto affini alla nostra.

Nel caso di specie parliamo di libri. Ognuno di noi, nella vita, almeno alle scuole dell’obbligo, ha letto un libro. Approcciarsi ad una lettura è sempre qualcosa di particolare che coinvolge il nostro stato d’animo. Si può leggere per interesse, per ingannare il tempo, per distrarsi, per approfondire un argomento che ci sta a cuore, per andare a caccia di emozioni e sentimenti, per lavoro, insomma ognuno sfoglia le pagine di un libro per un motivo, ma in ogni caso un libro non delude mai. Entusiasmo, risveglio, noia, indignazione, amore, un libro lascia sempre una traccia nella vita di chi lo legge, un ricordo che può essere ripreso ed utilizzato in qualsiasi momento della nostra esperienza, tutto il contrario di quello che fa la televisione, con la qualità attuale delle sue programmazioni demenziali.

Un libro riesce, in maniera quasi magica, ad assumere una vita propria del tutto indipendente dal suo autore, di cui spesso non si ricorda neanche il nome, facendoci dimenticare che le sensazioni che ci provoca sono frutto di una mente come la nostra che ha avuto l’ardire (ed il tempo) di mettere nero su bianco il frutto di un’idea.

Ed ecco che, quando si vanno a stilare classifiche dei libri migliori che si sono letti, in base alle esperienze soggettive, si trova un panorama variegato di personalità, di pensieri e di idee oltre che di spunti per ampliare la propria esperienza di lettura. Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei.

Voglio farlo anche io, mettendo in cima alla mia lista 3 libri la cui lettura non impegna neanche tanto, visto che sono di poche pagine, nulla a che vedere, quindi con quei tomi la cui vista preoccuperebbe anche un lettore incallito.

Due di essi sono libri che si potrebbero definire “per ragazzi”, due favole allegoriche che hanno come protagonisti, rispettivamente, un gabbiano ed un bambino.

Il primo è “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach che racconta di un gabbiano emarginato dal suo gruppo perchè voleva inseguire il suo sogno.

Il secondo è “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry che narra del poetico incontro tra un bambino ed un pilota di aerei che è costretto ad un atterraggio di fortuna nel deserto.

Non posso non sottolineare, tra i primi due libri che ho menzionato, una incredibile coincidenza…entrambi gli autori (Bach e Saint-Exupéry) sono aviatori, persone abituate a volare…sarà davvero una coincidenza?

Il terzo è anch’esso una favola: “L’alchimista” di Paulo Coelho che parla della storia fantastica di un giovane pastore, Santiago, alla ricerca del suo cammino interiore.

Non aggiungo altro perchè non è questa la sede, ma molti li avranno letti, magari non saranno nemmeno piaciuti, ma, come per le persone, il rapporto con i libri è una faccenda del tutto soggettiva…comunque, se non lo avete fatto, vale la pena provare.

Al prossimo giro analizzeremo la classifica al contrario…cioè i libri che proprio non siete neanche riusciti a finire tanto li avete giudicati brutti…credo sarà più divertente e forse anche più sorprendente, perchè essere d’accordo su ciò che piace crea meno problemi che essere d’accordo su ciò che non piace.

Gigi Faggella: il mio downshifting

Il mio amico Federico ha voluto concedermi l’onore di postare una mia intervista sul suo interessantissimo blog. Gli ho detto che c’era il rischio di perdere un sacco di follower, anche per i contenuti dei suoi post ma lui ha insistito e quindi ribloggo il tutto in cui si parla un pò di me, anche per spezzare i soliti argomenti scientifici ed esoterici che vi propino…

Avatar di Federico Chigbuh GaspariniFederico Chigbuh Gasparini

Oggi, mio caro lettore, ti presento un’intervista atipica poiché Gigi Faggella è una persona di successo che ha fatto downshifting, cioè ha ridimensionato il suo stile di vita per vivere più in sintonia coi suoi valori.

Una lettura molto interessante anche perché questo blogger ha un grande talento per la scrittura e ha un blog che merita di essere visitato.

Fidati, ne uscirai arricchito.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho compiuto da poco 55 anni e risiedo a Milano. Uso il brutto termine “risiedo” perché in realtà non ci sono quasi mai, infatti da più di un anno passo la maggior parte del mio tempo in un paesino di montagna che mi offre quella tranquillità di vita a cui ho sempre anelato.

Qual è stato il tuo percorso di studi e dove lo hai svolto?

Formazione superiore classica nel liceo della mia città…

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Serendipità

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Mi sono imbattuto più volte in questo neologismo che non ha riscontri nella nostra lingua, infatti, altro non è che l’italianizzazione della parola anglosassone “serendipity”, il cui significato è quello di fare felici scoperte per puro caso, oppure trovare una determinata cosa mentre se ne stava cercando un’altra.

L’etimologia di questa strana parola deriva da “Serendip”, il nome che nell’antichità veniva dato allo Sri Lanka e che si trova appunto in una fiaba persiana, “I tre principi di Serendippo”, che narra dei tre figli di un re che intraprendono un viaggio, incontrando sul loro cammino una serie di indizi che li salvano da molte occasioni difficili. Prescindendo dall’etimologia della parola, trattasi di una di quelle esperienze con cui si ha a che fare più volte di quanto non si pensi.

Applicando il concetto ai grandi eventi potremmo, per esempio, dire che il più famoso dei “serendipitai” della storia sia stato…

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Lo scritto e lo scrittore

Ogni libro, ogni scritto dovrebbe nascere e circolare anonimo. Solo così lo si potrebbe davvero apprezzare con il dovuto distacco. E la fama dovrebbe quindi toccare all’opera più che all’autore. Ma l’odierna “cultura di massa” impone i suoi idoli, personaggi che prevalgono sull’opera e diventano più importanti dell’opera stessa. Uomini e donne che spesso non sono neanche gli autori effettivi dei loro scritti, perché il successo impone ritmi forzati alla creatività e fioriscono professioni come quelle dei ghost writers. Forzare la fantasia è come cercare di imprigionare le nuvole. Lo star system impone all’individuo una prassi di riflettori e partecipazioni televisive che la sua opera non potrebbe fare al posto suo. L’opera diviene il mezzo per l’uomo quando invece, in realtà, è l’uomo che è il mezzo dell’opera. Un’opera, per quanto sia bella, non può partecipare a talk show, TG, quiz, ecc… non può testimoniare quanto sia buono uno yogurt o dimostrare che può far crescere i capelli, insomma non può generare denaro nei mille modi che il sistema ha inventato. Uno scritto può solo essere assimilato ed apprezzato coi sensi, interiorizzato, elaborato ed assorbito e può quindi esibirsi solo su quel privato palcoscenico dell’anima di chi lo legge. Uno scritto può cambiare una vita, può far maturare, farti vedere la vita con occhi diversi, il suo autore però è il solo che può cambiare il conto in banca di parecchie persone anche se ha dimenticato cosa ha scritto nell’opera (se l’ha scritta poi lui davvero, visto che viviamo nel mondo della finzione). Spesso l’opera impallidisce e resta solo il nome dell’autore, simbolo di una inutile garanzia. Mi piace pensare che l’autore sia solo un tramite illuminato tra l’ispirazione di un pensiero universale da trasmettere, tra la pagina coperta di caratteri ed il serbatoio inesauribile di una coscienza collettiva infinita a cui tutti potrebbero attingere se lo volessero davvero.

Ciccio il riccio

Una bella serata di primavera, in una radura, al bar della quercia caduta, gli animali del bosco stavano discutendo dell’organizzazione di un party per celebrare l’inizio della bella stagione con danze e balli in quel largo spazio nascosto nel bosco delle 7 querce.

Zazà la volpe si propose subito come organizzatrice dicendo che avrebbe pensato lei a tutto facendo pagare un certo prezzo per i biglietti di invito, ma tutti gli altri animali, visti i precedenti di creste e maneggi vari che Zazà aveva fatto in precedenza, presentandosi con bosko cola sgasata e pasticcini rubati al discount, decisero che ognuno avrebbe portato qualcosa e la festa sarebbe stata ad ingresso libero…così le dissero di portare solo l’uva.

Tino lo scoiattolo avrebbe fatto preparare alla sua dolce metà dolci di mandorle e ghiande, Gegè la marmotta avrebbe pensato alla frutta con more, mirtilli ed altri frutti di bosco, Mimmo il cervo e Nico il daino ad insalata e pinzimoni, mentre Mario l’orso e Alberto il lupo avrebbero pensato a salsicce e prosciutti. Le bevande sarebbero state appannaggio di Teodoro il castoro che aveva un laboratorio clandestino di whisky ed acquavite sotto la sua diga sul fiume, oltre ad una discreta scorta di casse di birra.

La sera prefissata, Albertino il tasso, nel giro chiamato “il puttaniere” perchè pagava le tasse, montò il suo impianto stereo con l’aiuto di un coro di cicale che lo avrebbero accompagnato dal vivo nell’occasione.

Sotto l’effetto dei drink di Teodoro ben presto la festa entrò nel vivo. Pasquale il cinghiale faceva a gara con Mario l’orso a chi ballava più goffamente, mentre Selene la talpa andava a sbattere continuamente contro tutti e continuava ad invitare a ballare alberelli e cespugli non riuscendo a scorgere la differenza con gli altri invitati.

Luciano l’alce si era messo in disparte, affranto dall’ennesima storia d’amore finita male con una daina dalle curve mozzafiato che però gli aveva piazzato un paio di corna esagerate…era un vizio di famiglia…

Quando Tonino il gufo, guardando il cielo, disse che secondo lui stava per piovere gli arrivò dritta sul becco una ghianda tiratagli da Mirna la lince che gli urlò di non fare il solito menagramo.

In un angolo della radura stava, con un’aria molto triste, Ciccio il riccio, il quale non riusciva ad inserirsi nel clima di divertimento come avrebbe voluto. Con i suoi aculei non gli si avvicinava nessuno, aveva già distrutto un numero considerevole di piatti e bicchieri di plastica ed inoltre aveva bucato quasi tutti i palloncini che erano stati messi per la festa, tanto che ad ogni mossa o passo di danza ne esplodeva uno e tutti dovevano correre a nascondersi pensando che ci fosse qualche cacciatore nei paraggi.

Aveva provato ad invitare una bella leprotta a ballare qualche lento ma dopo la prima puntura lei si era allontanata di corsa. Persino Selene la talpa aveva rifiutato di ballare con lui, per cui il povero Ciccio era lì a rimuginare su cosa fosse passato per la testa del creatore per avergli fatto un fisico simile.

Ad un certo punto notò, al buffet, una splendida riccia che stava mangiando i lamponi portati da Gegè la marmotta e siccome pareva avesse sbevazzato qualche cocktail della cambusa di Teodoro, si stava divertendo a lanciarli in aria cercando di prenderli al volo con la bocca. Naturalmente ne centrava uno su dieci e gli altri si andavano ad infilzare sui suoi aculei che erano per questo motivo diventati di un fantastico rosso.

Ciccio ne restò colpito e si avvicinò alla bella riccia, deciso a fare la sua conoscenza. Nell’avvicinarsi a lei graffiò Casimiro il ghiro che stava beatamente ronfando seduto su un tronco e che gli lanciò una serie di bestemmione che avrebbero fatto impallidire un ultrà dell’Atalanta oltre ad una salsiccia che gli si infilzò tra gli aculei delle parti basse. Dal momento che non aveva intenzione di presentarsi alla bella riccia con un look alla Riccio Siffredi con quella salsiccia posticcia, chiese ad Alberto lupo di togliergliela e quest’ultimo acconsentì, estirpandogli però anche l’aculeo nel quale si era infilzata divorandola in un boccone stile spiedino.

Libero dall’appendice posticcia, Ciccio si spruzzò un pò di eau de sottobosque…che portava sempre con sè e si avvicinò alla bella riccia che stava continuando a ricoprirsi di lamponi. Al lancio dell’ultimo in aria, le si avvicinò tanto che il frutto andò dritto nella bocca di Ciccio che lo masticò con gusto offrendo alla riccia uno sguardo languido e compiaciuto.

“Come ti chiami?” Le chiese.

“Rossella” rispose la riccia.

“Un nome che ti si addice molto, vuoi ballare?”

Con l’eleganza tipica del riccio, Ciccio la portò al centro della pista ed i loro aculei si intrecciarono dolcemente mentre partivano le note di “starway to heaven”…

Morale: anche se vivi una vita da solo, e ti sembra di essere fuori posto quando tutti intorno a te si divertono, ci sono momenti in cui è dolce anche stare sulle spine se c’è qualcuno con cui condividerlo…

 

 

Esperienza scolastica? #Catastrofe

Ribloggo un post di Cris che sto seguendo da poco…le parole del filmato e la sua esperienza mi hanno davvero colpito… in linea con quello che vado affermando da un po’ di tempo a questa parte. Qui si parla di scuola, un argomento che è a me ormai lontano, ma spero che faccia riflettere affinché si limiti lo scempio a cui tuttora sottoponiamo i giovani studenti….

Avatar di HarleyQuinnEndlessLove

https://www.youtube.com/watch?v=2Orx8p31Cso

Prima di leggere vi prego di guardare questo video di Federico Clapis , altrimenti non ha senso.

La prima volta che ho visto questo video, ho pensato : “allora non sono l’unica matta che crede fermamente che il nostro sistema scolastico sia una violenza mentale?”

La mia esperienza scolastica? una tragedia!!!

Iniziando dall’asilo , non volevo andarci.

Urla e pianti tutte le mattine, come la maggior parte dei bambini d’altronde, ma le mie crisi non sono mai finite.

Alle scuole elementari , fingevo ogni giorno mal di pancia , stomaco testa e via dicendo, non seguivo le lezioni in classe, ed in più ero dislessica , avevo molta difficoltà a leggere,nel mio caso quella “dislessia” era solo dovuta ad un rifiuto mentale verso quel contesto.

Alle scuole medie , il coltello nella piaga lo girò, la mia professoressa di Matematica e Scienze, al quanto isterica , e con lo…

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Una favola moderna

Altra favoletta di qualche tempo fa…un’interpretazione personale

Avatar di gigifaggellagecolife

Nel paese di Belgioioso vivevano due vicini di casa molto diversi tra loro. Il signor Massimo Cicala ed il signor Aurelio Formica, coetanei ed entrambi single.

Massimo viveva una vita molto godereccia, amava dare feste, ascoltare musica ad alto volume, bere buon vino, accompagnarsi a molte donne e vivere notti brave, finendo per alzarsi tardi al mattino, forse con un pò di mal di testa ma sempre con un gran sorriso sulle labbra ed una gran voglia di vivere la sua vita così come se l’era scelta. Aurelio lavorava dalla mattina alla sera, non si concedeva distrazioni, sempre attento al cibo, non fumava, non beveva, insomma nessun vizio ed una vita ordinata aspettando la donna della sua vita con cui mettere su famiglia. Forse li accomunava solo il mal di testa al mattino, ma per il resto non potevano avere uno stile di vita più diverso.

Quelle volte che si…

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