Prosegue senza sosta la nostra serie di interviste impossibili con “personaggi” famosi e questa volta abbiamo l’onore di avere con noi uno dei maggiori protagonisti dell’evoluzione umana. Ha segnato da sempre il corso della storia, milioni di persone sono morte nel corso dei secoli per seguire i suoi dettami, infiniti suoi colleghi sono stati bruciati e distrutti perché ritenuti troppo pericolosi e sembra che persino Dio lo abbia scelto come mezzo di comunicazione tra lui e gli esseri umani. Nessun altro oggetto crediamo sia in grado di vantare un simile curriculum.
Stiamo parlando di sua maestà il libro, per cui inizio chiedendogli come si definirebbe a prescindere dell’infinita diversità dei suoi contenuti.
R: Difficile per me dare una risposta univoca su ciò che sono e, ancor di più, su quello che rappresento. Io e tutti i miei colleghi che hanno riempito le biblioteche e i templi del vostro sapere nel corso dei millenni, siamo ciò che più può essere paragonato a voi esseri umani. Non ne esistono due uguali al mondo, diffondiamo emozioni e sentimenti, generiamo altri libri proprio come voi e, sempre al pari vostro, possiamo vantare tra le nostre fila esemplari eccelsi ma anche pessimi soggetti.
L’etimologia del mio vero nome deriva dal latino “liber”, che sta ad indicare la parte più interna degli strati della corteccia dell’albero, quella più tenera sulla quale nei tempi antichi, quando la carta non esisteva, si era soliti scrivere quello che si voleva comunicare. Ma la radice della parola non può non evocare quel significato che un libro ha quasi sempre rappresentato: libertà.
Questo per quanto riguarda il senso stretto del termine che mi rappresenta. Se dovessi poi allargare il campo a ciò che posso significare per tutti coloro che si perdono nella lettura delle mie pagine, allora i significati diverrebbero infiniti, tanto quanto sono infinite le sensazioni e le emozioni che ogni essere umano sperimenta quando decide di leggermi.
Ma se posso spingermi a esternare la definizione che personalmente preferisco, è quella che un libro è una macchina del tempo perché è in grado di farti abbandonare il momento presente e trasportarti con la mente e con il cuore in un periodo storico le cui coordinate le decidi tu. Vuoi mettere la soddisfazione di poter affermare di aver trascorso ore e ore con Omero, Dante, Dostoevskij, Pirandello o addirittura il Buddha. Ma non bisogna dimenticare che leggere un libro è sempre guardare avanti anche se stai andando indietro nel tempo, perché la tua nuova esperienza comincia dove quella dell’autore finisce.
D: Sono incuriosito da ciò che ha detto prima e cioè che anche tra le vostre innumerevoli fila ci sono buoni e cattivi soggetti. Potrebbe essere più specifico al riguardo?
R: Certamente, anche se l’argomento è più complicato di come potrebbe sembrare. Quando ho affermato che tra le nostre fila ci sono anche “cattivi soggetti”, non mi riferivo ai libri in sé stessi, ma solo all’effetto che certe pubblicazioni potrebbero avere su chi ha deciso di leggerli.
Un libro in fondo è la trasposizione del pensiero del suo autore. Persino i testi divulgativi di materie oggettive come ad esempio quelle scientifiche, recano l’impronta indelebile di chi li ha scritti. L’autore non appone la sua firma soltanto in calce, ma in ogni singola frase e concetto delle sue opere. Detto questo, il messaggio veicolato da alcuni libri potrebbe essere neutro o di scarso interesse per molti ma, di converso, potrebbe provocare effetti nefasti su persone deboli o alla continua ricerca di quello che si definisce “bias di conferma”.
Le faccio un esempio per chiarire meglio il concetto. Opere come il “Mein kampf” di Hitler o “Il capitale” di Marx sono soltanto un insieme di idee dei loro autori. Si potrebbero definire folli quelle del primo e visionarie quelle del secondo, visto che la storia ne ha tracciato i confini, ma restano solo idee di qualcuno che un lettore maturo dovrebbe leggere con mente aperta e distaccata, riflettendoci e rigettando quelle che appaiono palesemente dannose.
Certo, non tutti sono in grado di operare questa distinzione e, su menti deboli, certi libri possono sortire un effetto davvero pericoloso. Ma la colpa non è del libro in sé, bensì dell’interpretazione che ne da chi lo legge. Per cui, rispondendo alla sua domanda, non esistono pessimi libri, ma soltanto pessimi lettori.
D: Non può negare però che nell’ultimo periodo si sta avendo una proliferazione di pubblicazioni che stanno facendo scadere il livello generale delle opere letterarie. Come si spiega questo fenomeno? Inoltre, tra tutta questa mole di scritti, non mi dica che non esistono pessimi libri perché ormai chiunque è in grado di scrivere e pubblicare un libro, persino chi non ne ha mai letto uno in vita sua.
R: Non ha tutti i torti. Quello che ha però evidenziato è un fenomeno che riguarda l’intera società e non soltanto l’ambiente letterario. Stiamo vivendo un’epoca di tramonto dei valori in ogni settore e, se il livello culturale generale scende, è ovvio che noi libri siamo i primi a risentirne. Siamo arrivati al paradosso che sempre più gente scrive e sempre meno persone leggono.
Al giorno d’oggi, i libri che incontrano i favori del pubblico sono le biografie di personaggi alquanto insignificanti ed effimeri quali influencer, calciatori, e persone che hanno avuto la ventura di essere protagonisti di episodi di cronaca nera o rosa. È normale che il messaggio che veicolano nel pubblico risulta quasi sempre privo di contenuti e non vale il tempo trascorso nel leggerli. È come andare in un supermercato e acquistare una bottiglia vuota per dissetarsi.
I grandi filosofi e i giganti della letteratura classica che un tempo erano gli unici a potersi fregiare del titolo di scrittori e che hanno fatto la cultura dell’intero genere umano, adesso giacciono impolverati sugli scaffali di librerie e biblioteche anche perché non so se le masse sarebbero oggi ancora in grado di comprenderli.
D: Rimanendo in tema, lei crede quindi che anche il libro sia uno specchio dei tempi e le opere siano figlie del momento sociale che si vive, giusto?
R: Assolutamente sì. Anzi, ritengo che noi siamo probabilmente il termometro più affidabile di una società in un determinato periodo storico. Un tempo avevamo il monopolio della cultura e della diffusione della stessa che è durato secoli e secoli. Poi è venuta la radio e infine la televisione. Con l’avvento di quest’ultima è cambiato tutto.
Le parole sono simboli che obbligano il lettore a mettere in moto la mente e il suo processo immaginativo, a elaborare le immagini che vengono prodotte dai suoi processi deduttivi e mantenere in allenamento coscienza e intelligenza che non sono altro che quelle doti che ci rendono umani.
Da quando la TV ha soppiantato il nostro monopolio, il simbolo è stato sostituito dall’immagine visiva. La mente non deve più “lavorare” per tradurre in immagini soggettive quel simbolo, modellarlo e modificarlo come un artista può fare con la sua creazione. Un’immagine visiva è piatta; è unica e tale resta per chiunque la guardi, non c’è più bisogno di immaginare e creare con la mente. Il prodotto è già lì pronto e non c’è più nessuno sforzo mentale da fare. Se Platone avesse avuto un apparecchio televisivo in casa, non avrebbe mai potuto elaborare la teoria del mondo delle idee.
Ne deriva che la mente umana si è impoverita e impigrita, ha sempre meno lavoro creativo da fare. E non è un caso se il livello intellettivo dell’umanità, dopo un costante aumento nel corso dei secoli, sta registrando una preoccupante decrescita da qualche decennio a questa parte. Sarà un caso? Non sta certo a me dirlo. Ognuno tragga le sue conclusioni.
D: Lei che rappresenta la summa di tutti gli intelletti, cosa ne pensa dell’intelligenza artificiale? Ritiene che possa essere un bene o una sciagura per l’essere umano?
R: Premesso che il termine “intelligenza artificiale” lo ritengo un vero e proprio ossimoro, in quanto le due parole sono inconciliabili, credo che, alla pari di ogni scoperta, dipenderà dall’uso che ne verrà fatto. L’energia atomica è stata una scoperta incredibile ma sappiamo tutti come gli esseri umani l’hanno utilizzata in prima battuta.
Detto ciò, credo che un computer, per quanto potente possa essere, non potrà mai eguagliare le peculiarità della mente umana. Potrà avere una memoria pressoché infinita ma il cervello dell’uomo non è certo riconducibile alla semplice memoria. Tutto ciò che l’intelligenza artificiale potrà fare sarà possibile solo grazie a quelle capacità di immagazzinare semplici dati. Ma la mente umana ha una caratteristica quasi divina che nessun artificio meccanico potrà mai eguagliare: sa creare. Un computer potrà copiare alla perfezione un’opera del Caravaggio ma solo lui avrà saputo creare quell’opera dal nulla e nessuna intelligenza artificiale potrà mai riuscirci.
D: Per concludere, lei crede che il libro, come istituzione, non tramonterà mai? Intendo come forma cartacea, visto che già hanno preso piede forme elettroniche di lettura come gli e-reader che possono contenere una grande quantità di opere nella loro memoria.
R: In linea di principio non sono contrario alla nostra versione elettronica di lettura. Indubbiamente rappresenta una grande comodità per chi legge e viaggia molto. Però il fascino di un libro cartaceo, con la sua copertina rigida, col profumo inebriante di carta e inchiostro nonché la materialità di un’esposizione con altri suoi “fratelli” in una biblioteca, hanno una presenza e un calore che un freddo oggetto elettronico non potrà mai eguagliare. Non è la stessa cosa avere cento libri in bella mostra in una biblioteca oppure avere un piccolo oggetto che contiene quegli stessi libri gettato su un tavolo o su un comodino.
Penso che chi legge soltanto su un e-reader non sia un vero amante dei libri, ma solo un utilizzatore con poca anima. Se quell’arnese dovesse rompersi o venire perso, avreste perduto tutto e la possibilità che ciò avvenga non è proprio così remota. Per distruggere una biblioteca dovrebbe incendiarsi la casa e questa credo sia una circostanza alquanto improbabile. Il libro è stato creato per la ritualità di certi gesti a cui è intimamente collegato, primo tra tutti quello di sfogliare le sue pagine una dietro l’altra, esattamente come passano gli anni nell’esistenza di un essere umano e, alla pari di quest’ultimo, una volta terminata l’ultima pagina, potrai dare un giudizio, positivo o meno, su quel libro o su quella vita vissuta.
