Giorno: 30 ottobre 2016

Il dramma delle convinzioni

Siamo convinti di essere ciò che crediamo di essere. Io sono fatto così…per quella roba non sono portato…chi mi fa questo con me ha chiuso…sono bello, brutto, alto, magro, grasso, sensibile, attento, distratto…e potrei continuare all’infinito nella marea di attributi che continuiamo a dare a noi stessi per farci belli o cercare di compatire gli altri.
Non siamo niente di tutto ciò. Abitualmente, quando incontro qualcuno gli chiedo: “Tu chi sei?” Le risposte che ricevo il più delle volte mi dicono chi ho di fronte. “Io sono un avvocato, un medico, un ingegnere, un impiegato…”. Altre volte mi dicono “Io sono Maria, Silvia, Patrizia, Marco, Giulio, Antonio…”
Non mi viene da rispondergli che io non gli ho chiesto come si chiamano o cosa fanno nella vita, che la mia domanda era più profonda…ma il 99% delle persone vi darà questo tipo di risposte. Se non lo fa avete davanti una persona speciale.
Nasciamo tabule rase, e, dopo qualche anno, tutto il sistema ci piomba addosso con il suo devastante condizionamento e ci trasforma in avvocati, medici, ecc… e questo è il gradino più basso dell’essere, perché tra un “avvocato” ed un “Antonio”, mi vedo costretto a preferire tutta la vita Antonio.
nessuno ha contezza di non essere davvero né un avvocato, né Antonio ma un qualcosa di unico ed inimitabile di cui non si rende minimamente conto.
Ok la professione non dice una mazza, serve solo ad identificare il tipo di burattino che sei, ma il nome? Puoi davvero dire che quel nome sia davvero il “tuo” nome? Certo che no, diamine, te l’hanno dato altri, magari appioppandoti il nome di uno zio morto giovane o del nonno anche lui scomparso prematuramente…
Vogliamo parlare del cognome? Anche quello non è mica tuo, ti è capitato di diritto per avere avuto la ventura di nascere in quella famiglia, ha la stessa valenza di quando dici “sono italiano”, il che è una cosa che non ha parimenti senso. Se fossi nato anche solo 150 anni fa non avrebbe avuto senso dire “sono italiano” perché l’Italia ancora non esisteva. Allora si è italiani perché si è nati in un’epoca in cui esiste un qualcosa che non si è capito cosa sia che si chiama Italia che oggi esiste e domani magari non esisterà più? Che senso ha?
Eppure noi siamo stati programmati fin dall’infanzia ad essere questi spauracchi con cui abbiamo finito per identificarci. A scuola, in famiglia, in chiesa, alla TV ci hanno indottrinati a schierarci ed a cucirci addosso un’etichetta che non ci appartiene…noi, noi, noi e loro…loro…loro e per millenni si sono fatte guerre per questo, si sono creati falsi dei dalla cui parte tu sei nel giusto mentre gli “altri” sono il nemico. Ma pensate che se esistesse un Dio simile sarebbe contento di tutto questo? Non credo proprio quindi è evidente che non siamo chi crediamo di essere e crediamo in qualcosa che non esiste.
Ma tutto ciò fa paura, significa distruggere tutte le convinzioni che abbiamo, significa che ci rendiamo conto di non sapere più chi siamo davvero perché abbiamo paura di guardarci dentro per scoprirlo e realizzare che abbiamo buttato via la vita identificandoci in una parte che altri ci hanno cucito addosso.
Se aprite la gabbia ad un uccellino nato e vissuto in quella stessa gabbia non avrà mai il coraggio di volare fuori, perché ciò che non conosciamo ci fa ancora troppa paura. Peccato che non conosciamo praticamente nulla di questo ineguagliabile mistero chiamato vita….