vita

Unicità

Siamo abituati a guardare ma non ad osservare, a sentire ma non ad ascoltare, a subire ma mai a percepire. Ogni cosa, persona o evento che colpisce i nostri sensi viene recepito e filtrato attraverso le nostre passate esperienze, interiorizzato ed incasellato nell’immancabile dualismo che ci portiamo dietro. Bello o brutto, giusto o sbagliato, amico o nemico. E’ sempre un giudizio interiorizzato e personale, mai obiettivo. In questo mondo l’obiettività non esiste. E quindi sarò bello per alcuni e brutto per altri, le mie azioni saranno giuste per alcuni e condannate da altri, sarò amico di alcuni e nemico di altri…qualunque cosa faccia.

Non danniamoci la vita per piacere a tutti ed essere amici di tutti, non è possibile. Cerchiamo quindi di essere noi stessi senza timori, con la pace e la serenità nell’anima. Un grado più elevato di saggezza porta sempre solitudine e sii contento di avere anche una sola persona accanto che non ti giudica e ti apprezza solo per quello che sei.

Il fantamegamarket

Sabato mattina mi svegliai di soprassalto come se mi fossi ridestato da un incubo. Avevo cullato il sogno di un sabato mattina tranquillo dedicato all’ozio completo, dopo una settimana molto dura ed invece…mi toccava accompagnare mia moglie al centro commerciale per la megaspesa, l’attività più odiata dagli italiani (uomini coniugati).

Ho sempre detestato i centri commerciali, quei megamarket che sembrano dei veri e propri templi eretti al consumismo inutile. Ok, l’uomo deve pur nutrirsi ma se quei supermercati si fossero limitati a vendere quello che era davvero indispensabile (e salutare) per la sopravvivenza di un essere umano, sarebbe bastato un locale grande quanto il cesso di casa mia. Infatti mi trovai a pensare con nostalgia a neanche tanto tempo fa quando quei mostri neanche esistevano e mia madre andava a fare la spesa dal piccolo salumaio di fronte e dal fruttivendolo accanto che conoscevano tutti e da cui avevi persino la possibilità di aprire una linea di credito da saldare quando volevi. Bella comodità…e poi in dieci minuti avevi finito, attraversavi la strada ed eri già a casa…

Del resto non mi ricordo mancasse nulla in tavola neanche allora, nelle occasioni speciali quali i pranzi di Natale o i compleanni, c’era ogni ben di dio che aveva anche un gusto diverso, più forte e genuino di quelli di adesso. Certi sapori li ricordo ancora se faccio mente locale, mentre l’arrosto di ieri sera, avendo avuto la fortuna che non mi fosse rimasto sullo stomaco, non me lo ricordavo neppure.

Allora perchè fare code chilometriche e spendere una fortuna per roba inutile? Mah…misteri del progresso…

Malvolentieri mi metto in macchina con mia moglie accanto, diretti al Fantamegamarket “Le torri”, distante 25 chilometri per poi sorbirmi una coda anche per il parcheggio degna di un concerto degli U2.

Mia moglie Ha in mano uno di quegli opuscoli pubblicitari che ti infilano a pacchi nel portone di casa in cui si elencano tutte le offerte del mese che lei aveva già studiato in precedenza ma che stava diligentemente ripassando nel tragitto in auto come un ragioniere psicotico, elogiando la convenienza di svariati prodotti a prezzi davvero imbattibili.

Pensavo che se avesse messo in conto la benzina consumata e soprattutto l’inestimabile valore del tempo libero che stavamo perdendo, i conti non sarebbero affatto tornati.

Eh già…le offerte! Questa trappola letale in cui cascano tutte le casalinghe del mondo, affascinate da quel luna park di colori che offre merce a prezzi imbattibili. Le donne di casa sono letteralmente ossessionate dalle offerte nei supermarket, comprano una marea di roba assolutamente inutile solo perchè è in offerta. Se avessero venduto la merda in offerta, loro l’avrebbero comprata.

All’interno di quelle cattedrali del consumismo ci sono persino i banchi informazioni perchè davvero rischi di perderti e durante il fine settimana quei posti non hanno niente da invidiare al suk dei paesi arabi dove se perdi un bambino rischi di non ritrovarlo mai più.

Lì dentro si perde la cognizione del tempo, è un luogo dove non vigono le normali leggi della fisica, una sorta di curvatura dello spaziotempo in cui entri con il sole ed esci che è notte fonda perchè sono aperti fino a quell’ora.

Una banale lista della spesa è inutile, per andare a caccia di quello che esattamente ti serve, sarebbe necessario l’Indiana Jones dei tempi migliori. Cerchi una banalissima Peroni? Auguri! Nel settore birre, che occupa due scaffali chilometrici, ci sono bottiglie che ti ubriacano solo a guardarle. Doppio malto, triplo malto, al limone, superalcoliche, analcoliche… Ma, di grazia, a che serve una birra analcolica? Fa schifo! Se non puoi bere alcol perchè te lo ha prescritto il medico evita le bevande alcoliche, punto. Ci sarà un motivo per cui non esiste il gin o la grappa analcolica.

Poi prendi il bigliettino e ti metti in coda al banco gastronomia dove scopri che sei il settantesimo della fila…neanche in Posta all’ora di punta ti ricapita. Il programma è quello di prendere un pò di affettati, che so prosciutto e salame ma il panorama del cimitero suino che si para davanti ai tuoi occhi ha dell’incredibile…salami di grandezze e forme diverse provenienti da paesi che neanche conosci, prosciutti con gradazioni di sale e grasso su cui potresti stilare una tavola periodica, mortadelle al tartufo, al pepe, alle spezie, al rosmarino, alle noci e per i più fantasiosi addirittura salumi con all’interno facce di orsetti e papere disegnate.

Per non parlare dei formaggi…ti serve del grana? Sei antico! Ti guardano male se lo ordini. Lo tengono ancora solo per i nostalgici. Molto meglio il geitost norvegese o l’oscypek polacco (di che sapranno?) o magari una bella ricotta di Yak o due etti di formaggio agli acari tedesco che ti assicurano avere un gusto impareggiabile. Un formaggio agli acari credo mi assicurerebbe solo una notte di feroce diarrea…

Dopo un periodo di tempo in cui avresti potuto vedere il derby in TV ti ritrovi nel reparto più terrificante di tutti i supermercati: gli yogurt!

Ma, di grazia, che bisogno c’è di una varietà simile di un alimento neppure tanto indispensabile? Avete mai provato a contare quante specie di yogurt ci sono in vendita anche in un supermarket di piccole dimensioni? Magari hanno finito la Peroni ma lo yogurt alla papaya o alle erbe alpine non manca mai.

Reparto frutta e verdura. Cerchi un piede d’insalata, mele, pere ed arance? A parte il fatto che hanno un colore che sembra falso come il dispiacere di Barbara D’Urso nelle sue trasmissioni, c’è da dire che sono di un’infinità di fogge diverse e non sai quale scegliere, così finisci per prenderne un pò a casa, tanto non sanno di un cazzo tutte quante.

Mentre faccio queste riflessioni mia moglie ha riempito il carrello di merci in offerta e noto una quantità di pacchi di dentifricio che mi toccherà campare fino a cent’anni per consumarlo tutto, a meno che non lo lasci in eredità ai figli.

Poco prima di avviarsi ad una delle decine di casse, che si rivelerà immancabilmente la più lenta di tutte in base all’infallibile legge di Murphy, mia moglie scova un’offertona non menzionata sul suo opuscolo evangelico. “Guarda! c’è l’olio in offerta, prendiamone un pò di litri!” Sta per aggiungere un pò del prodotto sul carrello che ha raggiunto le dimensioni della piramide di Giza quando la guardo divertito e le faccio: “Cara, il Castrol è un olio per le auto. Non vorrai farmi stasera una frittura di calamari con quello, vero?”

SOS creatività

Siamo davvero in crisi.

Non parlo di crisi economica, quella poco mi interessa dato che mi vanto di capire il minimo indispensabile sull’argomento, giusto quanto basta per gestire con accortezza le mie piccole finanze personali o concludere con sufficiente disinvoltura una partita di Monopoli.

La crisi che più mi preoccupa è quella della creatività, del libero pensiero che, anche in periodi di profonda crisi economica, non si è mai arrestata ed ha trovato sempre le giuste soluzioni per fare uscire gli uomini dai periodi più bui della loro storia.

Negli anni più terribili del XX secolo abbiamo trovato la forza per uscire, più forti di prima, da due devastanti guerre mondiali e un crack economico al cui confronto, la crisi dei nostri giorni sembra grave quanto il morbillo per un bambino.

Eppure non riusciamo più a venirne fuori, annaspiamo in una pozzanghera e diamo tutte le colpe dei nostri mali e problemi (anche personali) alla “crisi”. E non mi si venga a dire che è colpa di governanti inetti e ladroni che hanno portato allo sfascio le istituzioni. Paragonare Bossi e Prodi a Hitler e Stalin sarebbe come dire che Gigi D’Alessio ha stesso talento musicale di Mozart o Chopin. Certo, in quegli anni il mondo aveva i Roosvelt ed i Churchill, noi abbiamo Renzi ed Hollande e questo è un bel punto a vantaggio dei tempi passati…

Ma proprio qui sta la questione. Le crisi hanno sempre prodotto eroi, grandi uomini che sono riusciti a trascinare la società fuori dalle peggiori paludi, oggi, ed in ogni settore, produciamo solo imbecilli. Perchè? E non parlo solo di politica. Elencare le doti negative dei politici e governanti di oggi sarebbe facile come picchiare qualcuno seduto sulla tazza del cesso. Il più “sano” ha la rogna.

Va bene, direte voi, non ci pensiamo…che si fa? Andiamo al cinema a distrarci per vedere un bel film. Ecco…buona idea…che propone il programma? Oggi siamo indecisi tra il cinepanettone con Boldi, De Sica e tette e culo della strappona di turno e Checco Zalone. Poi ci sono Ficarra e Picone, Claudio Bisio e, per i più intellettuali, l’ultimo thriller di Hollywood col vendicatore/giustiziere tutto muscoli e occhiali da sole che spara agli spacciatori/terroristi cattivi di turno ammazzando da solo, nella scena finale, un esercito superarmato di cattivoni malgrado abbia già in corpo 5 o 6 pallottole ed un paio di pugnalate. Mito! Idolo! Che figo! Ma come farà? Io non riuscirei a rispondere al telefono a chi mi propone un nuovo piano telefonico se ho un accenno di mal di testa…

In questo cinematografico deserto del neurone, in questo paesaggio lunare dell’intelligenza filmica mi tornano alla mente i tempi in cui al cinema si sfornavano mensilmente capolavori degni di essere visti e rivisti, infatti lo facciamo ancora oggi con nostalgia.

“Il Padrino”, “C’era una volta in America”, “Salvate il soldato Ryan”, “Carlito’s way”, “I soliti sospetti”, “Pulp fiction”, “Il miglio verde”, “Qualcuno volò sul nido del cuculo”…potrei andare avanti all’infinito e sto citando titoli “leggeri”, film di cassetta che potrebbero non piacere solo ad un deficiente con la meningite.

Li guardavamo rapiti, seduti su scomode sedie di legno pieghevoli rese più morbide solo dalla quantità di cewingum che ci avevano impastato sopra i cretini di turno. Dopo le quattro ore del Padrino, su un sedile che avrebbe fatto venire la scoliosi ad un fachiro, ti alzavi rapito e soddisfatto con un argomento di discussione che sarebbe durato giorni e tornavi a casa con la soddisfazione di aver speso bene i soldi del biglietto.

Oggi ti siedi sprofondando in poltrone hi-tech con tanto di occhialini HD per vedere….cosa? Boldi che cade dalla scala urlando “che dolooooooreeeee” e De Sica che fa il figo toccando le tette dell’ochetta la cui recitazione farebbe apparire Rin Tin Tin degno dell’oscar alla carriera?

Ma possibile che nessuno oggi ha più un’idea nuova che non sia far cadere Boldi dalla scala? Ed ecco che tutto quello che si riesce a fare per far tornare il grande cinema sono i prequel, i sequel e i vari Rocky e Rambo che saranno arrivati al numero 187 con il povero Stallone che, per tirare su qualche lira, combatte ancora spacciatori e terroristi con l’artrite che gli devasta le ginocchia ed il parrucchino per nascondere la pelata. Ma come si fa?

Ok resto a casa a guardare la TV che è meglio…

Che propone oggi il palinsesto? Ehm… Rai1 con il Festival di San Remo, Rai2 con una trepidante fiction ambientata nell’800 con Gabriel Garko prete che fa strage di cuori inaccessibili di suore in un convento, il cui coinvolgimento emotivo forse è solo secondo al polpettone del discorso del Presidente della Repubblica l’ultimo dell’anno.

Rai3 con una biografia di Berlinguer ottima per chi soffre di insonnia, Canale5 con la De Filippi che fa la perfida croupier strappando audience con le disgrazie della gente, risultando falsa come una banconota da 120 Euro.

Ok ma c’è Sky coi suoi mille telefilm americani di supereroi, nani telepati, uomini invisibili, poliziotti integerrimi, vampiri teenagers e, per gli amanti dello sport c’è persino la diretta da Posillipo del campionato mondiale di lancio della pizza.

Altro disastro.

Magari si potrebbe andare ad un bel concerto musicale. Stadi e palazzetti ospitano ogni giorno artisti che fanno musica. Vediamo…abbiamo una band di diciottenni lobotomizzati la cui originalità dei testi e qualità della musica sono profondi come il bidet di casa mia, Lady Gaga che ha avuto almeno il buon gusto di scegliersi un nome in assonanza a quello che le urlerebbero milioni di persone (a parte i suoi neurolesi fans) se mai dovessero trovarsi ad un suo concerto, poi ci sono “le merendine atomiche”, i “cronical diarreah”,gli “urine festival”, i “vomitory”, i “putridity” (esistono davvero!)…ma no, dai, lasciamo stare la musica. Questa gente lascerà un segno indelebile nel panorama musicale come una scoreggia nella bora di Trieste.

Quelli che hanno fatto musica vera o sono morti uccisi dal tempo, dall’alcol, dalle droghe e dall’AIDS o sono troppo vecchi per reggere un concerto di tre ore…

Ok, allora si va sul culturale, andiamo a vedere una bella mostra d’arte. Oggi c’è in esposizione un tale che si chiama Lucio Fontana. Uno che fa arte tagliando le tele o facendoci dei buchi. Ok, non discuto il povero Fontana che, tra l’altro, è morto da un pezzo, ma quale imbecille sta glorificando oggi un’opera d’arte degna del peggior Freddy Kruger? Cercare un messaggio artistico in una tela lacerata da un banale taglierino e faselo pagare centinaia di migliaia di Euro dal miliardario gonzo di turno mi fa pensare ad un’abile messa in scena della Yakuza che governa il deserto dell’arte oggi. Se facessi il critico d’arte azzarderei l’interpretazione che il buon Fontana, nelle sue opere di buchi e tagli si è ispirato alla cosa che più di tutte gli uomini (anche i non artisti) hanno in testa: la figa.

Poi ci sono quelli che sputano sulla tela, quelli che dipingono con la cacca, quelli che fanno dipingere al loro figlio di tre anni e riescono a convincere qualcuno a dire che è “arte astratta che trasuda malinconia sociale mista ad uno scettiscismo mistico tipico delle anime infelici”.

Ma se qualcuno di talento riuscisse oggi a dipingere soggetti al passo dei tempi (non dico Monna Lisa) con la tecnica, i colori e le ombre di un Caravaggio o di un Van Gogh verrebbe cacciato a calci in culo dalle gallerie e bollato come asino? O più semplicemente dobbiamo giungere alla conclusione che uomini così non ne nascono più? Perchè?

Voglio puntualizzare che non sono un nostalgico dei tempi andati, uno di quelli che “si stava meglio quando si stava peggio”, a me piacciono questi tempi di progresso tecnologico, di infinite scelte, di comodità solo qualche anno fa impensabili, ma mi chiedo: non sarà che tutto questo progresso ci ha rammolliti? Non avrà ucciso la nostra creatività, il nostro talento naturale? E non sarà che questa anestesia cerebrale ci impedisce di trovare in noi stessi quella forza delle idee che ci permetta di uscire dalla crisi senza delegare questo compito a dei governanti inetti e ladroni? Se fosse così siamo davvero nella merda…

Svegliamoci, riappropriamoci del nostro tempo e delle nostre funzioni cerebrali invece di sacrificarle a Boldi che cade dalla scala.

Credo che l’unico settore, tra quelli elencati prima che ancora si salvi sia quello della scrittura, dei libri, dove alcune valide e coraggiose voci sempre più isolate cercano di urlare, nel deserto dell’indifferenza, un grido di risveglio delle coscienze creative. Ma oggi si legge sempre meno, preferiamo ad un buon libro il Festival di San Remo, Checco Zalone e Stallone ottantenne che ancora fa strage di cattivoni. Che tristezza…

La mente più illustre che sia mai esistita, Albert Einstein, ai primi del 900 aveva detto: “non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”. Amara verità.