Grazie!

Grazie. Una parola che usiamo sempre troppo poco e che invece dovremmo ripetere in continuazione, perché c’è sempre qualcosa o qualcuno da ringraziare ogni minuto della nostra vita.

Grazie al destino (chiamiamolo così) che ha voluto che oggi io sia ancora qui. Il tempo, una volta che ti ha agganciato alla nascita, ti trascina via, facendoti incontrare cose belle ed altre meno belle, il tutto comunque sulla mia personale corsia che si intreccia con gli innumerevoli incroci delle vie del tempo di tanti altri, i quali hanno comunque lasciato in me un segno, un ricordo. A volte istantaneo e subito scivolato via nel pozzo senza fondo dell’oblio ed altre volte profondo ed incancellabile, a prescindere da quanto ci siano stati vicino. Amicizia, amore o affetto non hanno il tempo come unità di misura. Ho parlato per anni con persone di cui ricordo a malapena volto e gesti ed ho invece impressi nel cuore voce, viso e parole di persone incrociate per pochissimo e mai più riviste. Grazie anche a tutti loro per aver reso più ricca la mia vita anche se non lo sapranno mai. Da cosa dipende? Io lo chiamo il linguaggio dell’anima. Questi linguaggi, in alcune persone non li comprendo, in altri li capisco anche senza le parole, e non c’è cosa più stupefacente di due persone che comunicano senza parlare. Credo abbia ragione chi una volta ha detto che la parola ci è stata data per nascondere le nostre emozioni. Ma ci sono persone cui non possiamo nascondere nulla.

Grazie a tutti coloro che mi hanno dedicato anche un solo istante della loro vita, con un pensiero, una parola, una frase, un consiglio, un augurio, un incoraggiamento, una stretta di mano o un aiuto concreto. Siamo sempre contenti quando succede ma non riusciamo mai a compensarlo con tutte le volte che siamo noi ad offrire qualcosa agli altri, sicchè è sempre quest’ultimo aspetto che, solo, ci appare nel bilancio della nostra mente la quale inevitabilmente ci porta a considerarci sempre in credito con l’umanità quando invece non è quasi mai così.

Grazie a tutti quelli che mi hanno anche pesantemente criticato, condannando alcuni miei comportamenti nei confronti loro o di altri. Comunque mi hanno spinto a riflettere, a guardare dentro di me, cosa che raramente ci accade, a processare i miei pensieri per arrivare a concludere che spesso avevano anche ragione. Gesti e parole sono per metà di chi li compie e per metà di chi li subisce. Noi vediamo solo il nostro 50% ignorando completamente l’altra metà.

Grazie ai miei genitori, che mi hanno dato tutto ciò che potevano, anche se quel tutto non era forse quello di cui avevo bisogno, ma erano mossi dal più puro dei sentimenti e l’ho capito solo col tempo.

Grazie a chi mi ha insegnato quello che ora so, a chi ha contribuito alla mia esperienza personale, culturale ed affettiva. Il sapere è frazionato tra tutti quanti e non è detto che un bambino non abbia qualcosa di importante da insegnare ad un premio nobel.

Grazie anche a tutti quelli che, per chissà quale ragione, non ho mai conosciuto abbastanza e tra i quali mi piace sempre fantasticare che ci sarebbero state altre grandi amicizie e grandi amori.

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