Il cappellaio matto

Mi sto allontanando dal branco. Mi sento sempre più solo. Non so quando e come è iniziato. Sia chiaro, non è un grido di aiuto o di sofferenza, no, affatto. E’ il risultato di una costante introspezione che mi porta a riflettere su ciò che conta nella vita. Ho iniziato ponendomi delle domande, tante, troppe. E adesso non so dare una risposta, a nessuna. Per ora. Mi chiedo come facciano le persone a non porsi certe domande sulla loro vita, a non cercare un senso a tutte le difficoltà che gli si parano davanti, a non rendersi conto di essere artefici del loro destino. Perchè un senso deve esserci. Noi siamo più di quello che sembriamo.

E’ meglio proseguire con una benda davanti agli occhi o avere gli occhi aperti quando davanti c’è solo il buio? Forse la domanda andrebbe riformulata. Si è più sicuri a procedere con una realtà virtuale imposta dal sistema o avere il coraggio di togliersi lo schermo e procedere ad occhi aperti nell’oscurità? nel primo caso vedi sempre una luce ma è artificiale, è quella che vedono tutti andando in una certa direzione, tutti conformati alla strada che la realtà virtuale proietta. Emozioni comuni, esperienze comuni, tutto può ricondursi alle regole di un gioco che stiamo giocando come pedine e non certo da protagonisti quali siamo e dobbiamo essere.

Io sto camminando a tentoni nel buio e non vedo quello che gli altri vedono, vedo soltanto loro camminare, scontrarsi, soffrire, discutere andando in una direzione dove il buio è più nero.

C’è chi è convinto di sapere dove sta andando ma va solo dove lo stanno portando. Io invece non so dove sto andando, un pò come la “selva oscura” di Dante, un sentiero di mistero e paura che deve condurre da qualche parte anche se la meta non è chiara.

Ci sono tante, infinite domande che ci si dovrebbe porre se si fa funzionare la mente in modo autonomo. Lo so che non è facile trovare le risposte, ma non capisco come non si possa porsi almeno le domande per sperimentare qualcosa che trascende una vita programmata e, tutto sommato, noiosa. Ti accorgi, senti che ci sono poteri in te che ogni tanto affiorano, ma non ti rendi conto del perchè. Il più delle volte li liquidi con la spiegazione di una banale coincidenza, casualità. E torni a dormire. Ma succedono ancora e ancora. E allora forse devi renderti conto che non sono coincidenze, che ci deve essere un’altra spiegazione ed io ho tutta l’intenzione ed il tempo di trovarla. Forse questa vita non mi basterà, ma non ho intenzione di mollare. E’ una strada da cui non si torna indietro.

Nel paese delle meraviglie di Alice c’è una frase simbolica del Cappellaio matto che dice: “C’è un posto che non ha eguali sulla terra… Questo luogo è un luogo unico al mondo, una terra colma di meraviglie, mistero e pericolo. Si dice che per sopravvivere qui bisogna essere matti come un cappellaio. E, per fortuna…io lo sono”.

10 comments

  1. A leggere un po’ s caso e un po’ no, seguendo il filo della curiosità, per capire come è incominciata, si va indietro nel tempo, di qualche anno, che magari a chi l’ha scritto sembra che ne sono passati cento. Ma per chi legge è tutto nuovo. E a me piace andare indietro, scorrere al contrario, risalire la corrente per scoprire l’inizio del pensiero. 

    E così ecco il post ”Bellissimo numero quattro”. Confessa, eri curioso di sapere quale sarebbe stato il numero quattro! Sì, perché qui c’è bellezza, quella che intendo io, quella che segue il canone dell’armonia degli elementi, che non ha bisogno di specchi per essere consapevole di se stessa. La bellezza che si era nascosta e non ce la faceva più e si svela. E ci rivela. Quello che siamo sempre stati sotto tutti gli strati che pensavamo ci proteggessero. E invece nascondevano tutta la luce, i contorni, la consistenza di quello che siamo davvero sempre stati. E con un po’ di timore rinasciamo. Con un bel pianto forse, come il primo giorno che non ci ricordiamo in un immagine ma in un atavico sentire, è memoria nei sensi. È vero, è un’ operazione folle.  E cominceranno a guardarti strano, come quando hai fatto la permanente perché ti sei sempre sentita riccia dentro. Che esempio scemo dirai, ma è il fuori che salta all’occhio, e allora sì io sono questa qui, proprio lei! Ma torniamo a te che esci dal branco, che prima ti sei solo spostato un po’ ai margini, ma che senso hanno le mezze misure, che non ti sono mai piaciute. E non sei nel buio no davvero. Ma la tanta luce ti acceca, ti ci devi abituare, e ad ogni domanda che ti fai vedi un po’ di più. Prima vedi solo vicino e poi piano piano sempre più lontano. Lontanissimo. E finalmente lo vedi tutto il paese delle meraviglie che sei.

    Buonanotte Gigi! 

    Silvia

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    1. Ti avviso che il mio compleanno è ancora lontano e non sono abituato a ricevere quasi un regalo al giorno ed i tuoi commenti per me sono questo. Letto il commento, devo andare a rileggermi il post e poi rileggere il commento, visto che non mi ricordavo cosa avevo scritto… 🙂 ed è una bella sensazione quella che mi stai facendo provare con questa caccia dei “post bellissimi n.” che saltano a caso indietro nel tempo come elettroni che schizzano via dai loro orbitali. Poi che siano bellissimi lo dici tu ma il tuo giudizio mi lusinga perchè anche tu mi sa che sei del fan club del cappellaio. Adesso il mistero si sposta sul n. 5 sperando che sia all’altezza, altrimenti il tuo viaggio alla Marty Mc Fly indietro nel tempo si arresterà al “post schifoso n. 1” 🙂 ti leggo, sorrido ed annuisco, leggo finalmente un idioma che conosco e ti mando un buongiorno frizzante dalla tana del bianconiglio. Ciao Silvia!

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  2. E la pazzia che fa diversi e migliori. La follia di uscire dal coro per cercare di trovare sempre nuove risposte a sempre nuove domande. E la capacita di stupirsi, vedere col cuore e non accontentarsi mai della mediocrità della “confort zone”. La follia non è per tutti. E solo per chi osa. Chapeau GG. Bellissimo 😉

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