Facile…difficile

Spesso si tende ad affermare nella vita che le grandi soddisfazioni, le quali danno il più alto senso di benessere alle persone, vengono dalla difficoltà delle azioni che si compiono. Più un’opera è difficile, maggiore è la soddisfazione che ne deriva.

Davvero è sempre così? Il discorso regge allorquando si tratta di creazioni materiali o competizioni sportive. Concludere una maratona è più difficile che correre per 5 o 10 chilometri; scrivere un libro è senza dubbio più impegnativo che scrivere un articoletto di giornale, e la soddisfazione che ne deriva cresce di conseguenza.

Ma se spostiamo il discorso su noi stessi e sui comportamenti che ci potrebbero portare enormi benefici, malgrado all’apparenza sia la cosa più facile del mondo, dipendendo dalla volontà, tutto invece si complica, e non poco. Pensiamo alle cattive abitudini di cui siamo consapevoli che faremmo bene a limitare o sopprimere, del tipo fumare, bere o mangiare troppo; pensiamo alla possibilità di perdonare quelli che ci hanno fatto soffrire a causa di gesti o parole che non ci sono piaciute; pensiamo al voler bene a noi stessi sempre e comunque invece che maledirci ogni volta che commettiamo un errore; pensiamo alla possibilità di essere ottimisti sul futuro invece di vedere il male in tutti ed in tutto.

E si badi che non è una questione puramente caratteriale che cambia da persona a persona, ma una costante autodistruttiva del nostro essere di cui non riusciamo a liberarci malgrado siamo consapevoli che una maggiore forza di volontà potrebbe eliminare tutti quei difetti che ci rendono la vita un inferno. Lao Tze diceva giustamente: “Chi conquista il prossimo è potente, chi domina se stesso è invincibile”.

Per la maggior parte di noi le cattive abitudini, radicatesi nell’intera società, sono quasi diventate dei rassicuranti gesti quotidiani e non bastano le infinite motivazioni che dovrebbero indurci a cambiare strada per ottenere gli enormi, conseguenti benefici. Invece di scegliere liberamente il percorso che ci porterebbe ad una vita più sana e più felice, insistiamo follemente su una via che siamo consapevoli essere quella sbagliata, ma non riusciamo a fare altrimenti. Come mai?

La risposta che mi sono dato è che ci manca una sufficiente consapevolezza, quella convinzione interiore e profonda che si armonizza con il nostro io più autentico.La consapevolezza non è come la conoscenza, non si può inculcare come un dato o una nozione qualsiasi, ma rappresenta quella “luce” che eleva la persona al di sopra dell’ignoranza e della massificazione. Consapevolezza è osservare senza giudicare, accettare che altri commettano errori come i nostri e perdonarli se ne siamo la vittima, seguire la nostra anima e non la nostra mente razionale. Abbiamo tutti gli elementi per poterlo fare e cambiare la nostra vita, allora perché non iniziare da subito?

“Oggi è il primo giorno del tempo che ci resta…un giorno buono per incominciare”

63 comments

  1. Per quel che mi riguarda ho visto che non è sufficiente pensare che una cosa nei nostri comportamenti non vada bene e sia da cambiare. Per ottenere il cambiamento, oltre al pensiero, ci deve essere anche la carica emotiva che va nella stessa direzione.forse è quello che tu descrivi come convinzione interiore e profonda. L’insieme dei due (pensiero ed emozione) mi dà la forza di interrompere un’abitudine (o di fare una scelta di vita e portarla a compimento). Cercare di modificare un comportamento avendo come sostegno solo il pensiero o solo la parte emozionale mi ha sempre portato a dei fallimenti e ai conseguenti sensi di colpa…

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  2. Io non so perdonare. Ma col tempo e se ne ho voglia dimentico e questo è il mio perdono secondario.
    A volte.
    Non credo nessuno sia mai consapevole di se stesso, le potenzialità sono infinite e misteriose e quello di cui siamo consapevoli e capaci oggi, domani è già diverso.
    La vita è evoluzione.
    Cambio idea di continuo per poi tornare alla precedente e rifare tutto daccapo. Non me ne compiaccio ma ne ho fatto un’arma se devo dirla tutta. Bianca, sì, ma sempre sveglia.
    Ma non nego quel che è, nè di me, nè dell’altrui. Sarebbe ridicolo. E io vivo di altro.
    Quando capita.
    (mi piace il titolo. perchè l’incontrario mi appartiene)
    un saluto. G.

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    1. Infatti siamo uno, nessuno e centomila, a seconda del tempo e delle esperienze. L’oblio è uno strumento che ci è stato dato di serie alla nascita, confezionato nella scatola del tempo che di solito portiamo al polso. Il perdono no, anzi quel boss burlone l’ha nascosto così bene che facciamo fatica a trovarlo ogni volta che ci serve…ma c’è…come le chiavi della macchina o quell’appunto importante che non sai mai dove si è cacciato… 😉

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      1. inizia ad usare i post it.
        si incollano.
        per non dimenticare il luogo dove perdi le parole e gli appunti.
        (certa che a tempo dovuto saprai ritrovarle. forse. per lasciare la porta aperta alla possibilità. ciao Gì, fai a modo, come si dice dalla mie parti.)

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  3. “pensiamo alla possibilità di perdonare quelli che ci hanno fatto soffrire a causa di gesti o parole che non ci sono piaciute; pensiamo al voler bene a noi stessi sempre e comunque invece che maledirci ogni volta che commettiamo un errore; pensiamo alla possibilità di essere ottimisti sul futuro invece di vedere il male in tutti ed in tutto.”

    Ho ben tre cose su cui lavorare duramente… Onestamente credo si debba ricorrere più al razionale per poter fare ciò che suggerisci, davvero non riesco ad immaginare come affidarsi all’anima possa aiutare ad essere ottimisti o a perdonare chi ci ha volutamente fatto del male… ma è anche vero che quando la rabbia ci possiede tutto si complica. Rifletto mio caro, rifletto…
    Ti bacio.

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      1. Affidiamo tutto all’anima allora…
        Provo a farlo e vediamo che accade. Voglio fidarmi di chi sembra essere molto preparato sull’argomento.

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    1. ehehehehe ciao Pierì…no io ho smesso col fumo (di sigaretta) tre anni fa…ora mi prendo per il culo con la sigaretta elettronica senza nicotina…sul bere, appena posso io amo il negroni, forse avevo esagerato con quello quando l’ho scritto… ma non credo tu abbia bisogno di incentivi etilici quando fai galoppare la fantasia in ciò che scrivi…. 😉

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      1. No infatti… sono già ebbro dei casini da gestire in casa con due genitori anziani e due figli scalpitanti… io nel mezzo a sistemare tutto e tutti… e allora sì che mi viene l’ispirazione! ahahah santa Peroni… prega per noi… santo Negroni… prega per noi… vedi? non vi è neanche un briciolo di umanità, in me… 🙂

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      2. Santo negroni, quando l’ho pregato, mi ha sempre fatto la grazia…tu hai mente salda e spalle larghe…se la vita ti ha assegnato qualche casino da gestire è perché ne hai le possibilità e sono sicuro che lo fai alla grande… 😉

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      3. Alla santa Peroni, al santo Negroni, aggiungiamo San Gigi che mi protegge e mi beatifica con estrema generosità, giacché io – tapino – e pure meschino – per ora sto solo espiando… ma tornerò eh, se tornerò… D’altra parte, avendo bisogno di ben più di una grazia, chiederò la tua intercessione, Carissimo San Gigi!

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  4. Io mi maledico sempre ogni volta faccio un errore. Ma non un errore che tocca solo cose personali, bensì quando ha a che fare con gli altri. Sbagliare nei confronti di qualcuno mi martella e perseguita fino a quando non ho rimediato, o almeno cercato di farlo. E comunque continuo a ricordarlo…

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      1. Male…in tal caso cosa devi farti perdonare? Non potevi saperlo…spesso facciamo scelte che crediamo siano le migliori per tutti ed a volte abbiamo torto….ma se abbiamo agito a fin di bene non dobbiamo rimproverarci nulla…

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      2. A volte si agisce di impulso, magari si ha anche un po’ di ragione, ma poi a farlo capire e spiegarlo è un’impresa. A volte mi rendo conto che dall’altra parte non c’è disponibilità a sentire e questo amplifica il senso di colpa…

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      3. Sì è vero! Se gli altri non vogliono sentire ragione e non si sforzano di arrivare a un confronto effettivo, forse non vale la pena colpevolizzarsi tanto… Non voglio dire così che si è in possesso della ragione, ma solo di aver avuto il merito di averci provato.

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      1. Qui a Roma non lo sanno fare, è una tragedia. Appena si avvicina il cameriere con il bicchiere guardo il colore e l’espressione della mia faccia cambia in base al gradimento.
        Una volta me ne hanno portato uno con il Punt e Mes, capisci? Con il Punt e Mes!!! Perchè è più forte, dicono. Oppure talvolta è rosato perchè mettono 1/2 di gin!
        Non capiscono l’alchimia perfetta del Negroni.
        Per che ora?

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      2. Infatti…ma oggi non c’è più attenzione a questi particolari. Buttano giù di tutto senza curarsi di come è fatto…io a casa mia faccio il barman solo per pochi… 😉

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