Senza categoria

Facile…difficile

Ribloggo un mio vecchio articolo quando scrivevo solo a me stesso…

Avatar di gigifaggellagecolife

Spesso si tende ad affermare nella vita che le grandi soddisfazioni, le quali danno il più alto senso di benessere alle persone, vengono dalla difficoltà delle azioni che si compiono. Più un’opera è difficile, maggiore è la soddisfazione che ne deriva.

Davvero è sempre così? Il discorso regge allorquando si tratta di creazioni materiali o competizioni sportive. Concludere una maratona è più difficile che correre per 5 o 10 chilometri; scrivere un libro è senza dubbio più impegnativo che scrivere un articoletto di giornale, e la soddisfazione che ne deriva cresce di conseguenza.

Ma se spostiamo il discorso su noi stessi e sui comportamenti che ci potrebbero portare enormi benefici, malgrado all’apparenza sia la cosa più facile del mondo, dipendendo dalla volontà, tutto invece si complica, e non poco. Pensiamo alle cattive abitudini di cui siamo consapevoli che faremmo bene a limitare o sopprimere, del tipo fumare, bere o mangiare…

View original post 320 altre parole

Donne

Riposto un vecchio scritto…oggi non ho voglia neanche di pensare… 🙂

Avatar di gigifaggellagecolife

Parliamo di donne.

Viste dalla parte di un uomo, ovviamente. Il problema è proprio questo: le donne non sono mai gli esseri che un uomo osserva e crede di capire nella sua mente. No, no, niente di più sbagliato. Se un uomo analizza una donna col suo metro di giudizio non capirà mai niente. Ergo, è valido anche il discorso inverso, solo che noi le sottovalutiamo, mentre loro, spesso, ci sopravvalutano.

Un uomo crederà che un “no” è no e che un “si” è un si. Invece per loro esistono solo i “forse” che racchiudono una sola risposta a svariate domande e che sono suscettibili di improvvisi cambiamenti.

Sono un’opera incompiuta, perennemente incompiuta, e si riservano il diritto di cambiare idea in corso d’opera, a seconda di ciò che un uomo fa o dice in quel determinato momento. Però, se si ostinano, cercano disperatamente, anche per mesi o anni, un…

View original post 648 altre parole

La giostra

Avatar di gigifaggellagecolife

A volte ho l’impressione che vivere la vita di tutti i giorni sia come essere su una giostra. Sei sempre in movimento, è un giro che non finisce mai, spesso sali ad occupare il posto che trovi libero o più vicino oppure dove gli altri ti indirizzano, difficilmente ti siedi al posto che vorresti. O forse è dovuto al fatto che ci sali da bambino e quindi sono i tuoi genitori a scegliere quel posto che loro ritengono più bello o più sicuro. Macchine dei pompieri, ambulanze, cavalli, moto…la giostra è una metafora della vita in cui difficilmente puoi scegliere il posto su cui fare quel giro che  ti è toccato.

Anche io sono salito su un posto che non avrei scelto se fossi stato libero di scegliere. All’inizio ti piace comunque, l’ebbrezza del girare, il mondo che ti passa davanti, le grida degli altri, ma dopo un po’ ti…

View original post 302 altre parole

Intuizione

Intuizione è un attimo, una scintilla, un improvviso squarcio nella nebbia del quotidiano. E non arriva da sola, no. E’ ispirazione, capacità creativa, estro. Chi pensa che siano solo colpi di fortuna si sbaglia di grosso. L’intuizione è metodo, pensiero voluto, evoluzioni mentali…e molta chimica. L’intuizione è l’altra faccia della sensibilità. Se sei arido non intuisci le emozioni, le menti degli altri ti sono precluse e non riesci ad avere feeling. La sensibilità però ti porta su un piano pericoloso, perchè capisci i sentimenti prima che si manifestino, riesci ad assorbire emozioni nascenti, ti appropri di sguardi che non sono tuoi, rubi frutti ancora acerbi. Non sempre è positivo. L’intuizione rompe l’apparenza e genera una sensazione impercettibile che ti striscia lievemente addosso, calma e placida, a volte immobile, che resta così anche per un tempo infinito senza che tu riesca a darle retta. Poi torna ad accendersi il pensiero, la nebbia si dirada e la razionalità torna a governare tutto, riportando le cose nella loro scontata ovvietà…

Un libro

Leggere è un piacere che pochi si concedono. Per mancanza di tempo, ci si giustifica il più delle volte. Se si trova il tempo per nutrire il corpo si dovrebbe trovare anche quello per nutrire l’anima.
Un libro può essere giocoso, spiritoso, erotico, noioso, toccante, coinvolgente…tutti attributi che cerchiamo ed a volte troviamo anche nelle persone che incrociano la nostra vita. Ma un libro non tradisce mai. E’ quello che è, se non ti piace puoi metterlo da parte senza rancore. I libri non provano rancore. Danno ma non ti tolgono nulla.
Una persona può mentire, spesso solo per difendersi, un libro non mente mai. Puoi decidere di trascorrere una serata in un qualsiasi locale ma rischi di aver buttato via il tuo tempo. Puoi decidere di trascorrere un pomeriggio in libreria o una sera a leggere e non rischi mai.
Il peggiore dei sentimenti che può provocarti è l’indifferenza. Non si può odiare un libro. Una persona ha un volto ed un carattere mutevole, un libro ha solo un’anima ed è sempre quella.
Un libro è un mondo alternativo al mondo di ogni giorno, un oggetto che senza far troppo rumore, ci consegna realtà inimmaginabili, creando quel vuoto nel mondo reale che spesso cerchiamo troppe volte invano.
I libri hanno vita propria, credo che non siamo noi a sceglierli, ma sono loro a scegliere noi con quelle copertine ammiccanti ed i loro titoli, proprio come fanno gli abiti e l’aspetto per le persone.
Spesso non ci rendiamo conto che dietro quelle parole c’è l’animo di una persona con cui abbiamo deciso di trascorrere il nostro tempo, famosa o sconosciuta. Volete mettere la soddisfazione di poter dire di aver conosciuto Shakespeare, Omero, Dante, Dostoevskij, Pirandello o addirittura Buddha. Già, perchè un libro trascende il tempo e le distanze e ti fa entrare nel mondo migliore di persone distanti migliaia di chilometri, che parlano altre lingue o che non ci sono più da secoli o millenni. Perchè leggere un libro è sempre guardare avanti anche se stai andando indietro nel tempo, perchè la nostra esperienza comincia dove quella dell’autore finisce.
Non ha importanza ciò che leggi, un libro, se letto al momento giusto, ti sfonda l’anima e ti cambia per sempre.

Dialogo con lo specchio

Quella mattina, al suo risveglio, Beppe sentì il rumore della pioggia che batteva incessante sulle imposte chiuse della sua finestra. Mise a terra il piede destro come faceva ogni volta in una specie di strano rituale automatico che lo accompagnava da…quando? Boh, neanche lui ormai se lo ricordava più. Era una di quelle tante, piccole cose che facevano parte del suo essere, il suo codice di riconoscimento che, insieme a tutte le altre manie e pensieri, lo rendeva unico e diverso dagli altri ma alla stessa maniera troppo uguale.
Ancora assonnato si trascinò in bagno, aprendo il rubinetto rosso dell’acqua calda, appoggiando le mani al bordo del lavabo con la testa ancora abbassata e gli occhi chiusi nell’attesa che il flusso dell’acqua raggiungesse la confortevole temperatura necessaria per cominciare la giornata e stabilire i contatti col mondo esterno in quella fredda mattina di febbraio.
Finalmente si decise a sollevare la testa ed aprire gli occhi per guardare il suo viso nello specchio, nei confronti del quale non si vergognava affatto a mostrarsi nelle condizioni border line del risveglio.
Quello che vide lo stupì a tal punto che si lasciò sfuggire un grido strozzato facendo un balzo all’indietro. La sua immagine riflessa lo stava fissando sorridendo. Beppe era consapevole che non c’era proprio nulla da ridere in un lunedì mattina come quello, con una settimana di lavoro stressante che lo attendeva, le vacanze lontanissime, un dolore alla schiena che lo affliggeva da un pò di giorni ed un tempo da cani là fuori pronto a fare da drammatico contorno alla coda in tangenziale che lo avrebbe aspettato di lì a poco.
Beppe richiuse gli occhi ed iniziò a stropicciarseli con veemenza, pensando che fosse uno strano effetto ottico dovuto al fatto che era ancora assonnato e non ben connesso col mondo reale.
Poi, con gli occhi ancora chiusi, si lavò la faccia più volte, allungando le mani sulla sua sinistra per prendere a memoria l’asciugamani e passarselo sul viso. Solo allora riaprì gli occhi lentamente aspettandosi logicamente che lo specchio gli restituisse l’immagine di lui che si passava l’asciugamani.
Ma non fu così. Il suo volto nello specchio era ancora lì che sorrideva. Stavolta, strano a dirsi, Beppe non ebbe la reazione di stupore e quasi paura avuta un attimo prima ma fissò immobile quel volto fin troppo familiare con un’espressione allegra.
“Ma…ma…tu chi sei?” Nel momento esatto in cui l’ebbe pronunciata, quella domanda gli sembrò la più stupida del mondo.
“Chi vuoi che sia?” rispose ironico il Beppe nello specchio, “Sono Beppe”.
“Ma come è possibile tutto questo?…cioè tu dovresti fare quello che faccio io e non stare immobile lì a sorridere mentre io mi sto asciugando la faccia”.
“E questo chi lo avrebbe deciso?” gli chiese l’immagine.
Quella semplice domanda a Beppe sembrò facesse il paio con la stupidità della sua d’esordio in quel dialogo che definire folle era un eufemismo. Però, in effetti, a pensarci bene, non aveva una risposta pronta e disse: “perchè tutti gli specchi riflettono le immagini identiche”.
“Ah bè…qui ti sbagli di grosso mio caro. Ciò che vedi nello specchio è l’esatto contrario di quello che vi è riflesso, quindi tu stamattina sei triste, invece io sorrido”.
La sua mente era incapace di reagire, era come se tutto ciò in cui riteneva di aver creduto fosse stato spazzato via nel giro di un secondo…ed a pensarci bene c’era anche una nota di sarcasmo nella verità che la sua immagine stava descrivendo dall’altra parte dello specchio.
In quel momento Beppe, cercando uno sprazzo di razionalità quando tutto attorno a lui cospirava per fargliela perdere, si aggrappò ad un pensiero che poteva essere la soluzione all’assurdità di quella vicenda. Stava ancora sognando. In effetti non si era mai risvegliato e quel dialogo surreale stava avvenendo mentre lui era ancora disteso nel letto, profondamente addormentato…” e magari fuori c’è anche il sole”.
Quell’idea gli diede un pò di spavalderia, ma…il freddo delle piastrelle sotto i suoi piedi nudi, l’umidità dell’asciugamano che ancora stringeva tra le mani, il suono della sirena di un’ambulanza che passava in quel momento, tutto gli fece capire che era ben sveglio e tutto ciò che stava accadendo era la realtà, o meglio quella che lui credeva fosse la realtà. Darsi uno schiaffo o tirarsi un pizzicotto non avrebbe fatto che confermare il tutto.
“Cosa significa tutto questo?” azzardò a chiedere Beppe alla sua immagine riflessa.
“Significa che tu non accetti che possano esistere altre realtà diverse da quella che la tua mente riesce a concepire. Continui a vivere la tua vita sempre sugli stessi modelli e ti aspetti che qualcosa cambi e invece non cambia mai nulla. Ti sei mai chiesto il perchè?. Oggi io (che sono sempre Beppe) voglio offrirti una visione della vita diversa da quella che sei abituato a vivere, anzi, completamente opposta, come da specchio che si rispetti. Ti sei sempre posto davanti allo specchio per ottenere inconsciamente una risposta visiva alla domanda fondamentale che caratterizza un essere umano: “Chi sono io?”. Ti sei mai chiesto se anche gli altri vedono dal vivo la stessa persona che tu sei abituato a guardare nel tuo specchio? Oppure tu vedi solo quello che riflette il tuo stato d’animo in quel preciso momento? Dimmi un pò, non ti capita a volte di vederti brutto e grasso mentre altre volte ti piaci particolarmente? Credi che dipenda dallo specchio? Non è cambiato nulla da un giorno all’altro, solo cambia l’immagine che hai tu del mondo, te stesso compreso. Non ci fai mai caso, non ci rifletti abbastanza. Vivi la tua vita preconfezionata senza dedicarti un momento a quegli interrogativi che invece hanno un’importanza fondamentale. Perchè? Perchè se indugi su quei pensieri ti senti un pò matto. Non lo fai, non ne parli con gli altri, il pensiero ti sfiora ma poi ti chiedi: cosa penserebbero di me se parlassi di certi argomenti? Quindi eccomi qui per farti capire che oltre la monotona vita di tutti i giorni c’è anche un’esistenza allo specchio che aspetta solo di essere vissuta, e fanculo le opinioni degli altri, ognuno ti vedrà diverso da come vuoi apparire, quindi a che serve cercare di essere qualcosa di definito? Sii felice di come sei, come lo sono io…che poi sono te…solo che tu ancora non te ne rendi conto.”
A quel punto a Beppe cadde l’asciugamani sul pavimento, si chinò a raccoglierlo e quando si rialzò vide la sua immagine riflessa con un’espressione attonita e l’asciugamani in mano.
Fece colazione, si vestì ed uscì di casa.
Quel giorno, malgrado la pioggia, il fatto che fosse lunedì e che ci fosse un traffico infernale in tangenziale, Beppe si ritrovò a sorridere allo specchietto retrovisore della sua automobile.

Una favola moderna

Nel paese di Belgioioso vivevano due vicini di casa molto diversi tra loro. Il signor Massimo Cicala ed il signor Aurelio Formica, coetanei ed entrambi single.

Massimo viveva una vita molto godereccia, amava dare feste, ascoltare musica ad alto volume, bere buon vino, accompagnarsi a molte donne e vivere notti brave, finendo per alzarsi tardi al mattino, forse con un pò di mal di testa ma sempre con un gran sorriso sulle labbra ed una gran voglia di vivere la sua vita così come se l’era scelta. Aurelio lavorava dalla mattina alla sera, non si concedeva distrazioni, sempre attento al cibo, non fumava, non beveva, insomma nessun vizio ed una vita ordinata aspettando la donna della sua vita con cui mettere su famiglia. Forse li accomunava solo il mal di testa al mattino, ma per il resto non potevano avere uno stile di vita più diverso.

Quelle volte che si incontravano al bar sotto casa, Aurelio rimproverava il modo di vivere di Massimo: “Non condivido proprio il tuo stile di vita, è del tutto irrazionale, quando sarai vecchio, se ci arriverai, te ne pentirai, non pensi proprio al tuo futuro”.

“E’ vero”, rispondeva Massimo, “forse un domani sarò malato, solo ed infelice ma sto agendo in modo del tutto razionale. Per me, essere razionale significa essere felice e la mia felicità coincide con l’attimo presente che supera ogni possibile dolore futuro”.

“Sbagli”, rispondeva Aurelio, “la felicità va vista in prospettiva futura e va spalmata su tutta la tua esistenza. Certo, io oggi so che mi privo di qualcosa, ma so che verrò ripagato, che è giusto quello che faccio e quindi investo sul mio lungo futuro”.

Dopo qualche anno Massimo si ammalò e chiese aiuto ad Aurelio, affinchè gli portasse cibo, acqua e medicine, dato che faceva difficoltà anche solo a salire le scale.

Aurelio nel frattempo si era trasferito ed aveva messo su famiglia, per cui declinò la richiesta di Massimo. “Venire a portarti acqua e cibo ogni giorno sottrarrebbe tempo alla mia vita e non posso preferire il tuo benessere al mio. Ma non ti senti adesso in colpa per aver vissuto così dissennatamente? Stai pagando il tuo stile di vita, così come avevo previsto.”

“Certo!” rispose Massimo, “infatti ne sono sempre stato consapevole, ma adesso è adesso ed all’epoca ho agito in modo razionale. Tu invece mi stai rifiutando un aiuto e questo non è molto razionale”.

“L’adesso per me è tutta la vita” rispose Aurelio, ma conosco una maga potentissima che potrebbe prepararti una pozione che ti regalerebbe un anno in perfetta salute. Ma sappi che questa pozione dura solo un anno, dopo di che le tue condizioni si aggraveranno molto di più di quanto non lo siano adesso”. Io non lo farei…

Massimo non esitò un solo istante, ottenne l’indirizzo della maga e si fece subito preparare la misteriosa pozione che lo riportò in salute e gli consentì di riprendere la vita beata che aveva vissuto fino a quel momento che egli cercò quanto più possibile di intensificare.

Dopo un anno esatto Aurelio si ritrovò al capezzale di Massimo ormai gravemente ammalato e quasi agonizzante, chiedendogli: “Ne valeva davvero la pena?”

Massimo, in preda a forti dolori, rispose: “Adesso no di certo, ma prima valeva la pena eccome!”

Aurelio disse a Massimo che conosceva un bravo medico che avrebbe potuto salvarlo ma la cura lo avrebbe reso praticamente immobile e trasformato in un invalido.

“Ah no”, rispose Massimo, “non ho mai investito sul futuro e mai potrei farlo a simili condizioni. Addio!” Massimo morì ed Aurelio visse sino 100 anni un’esistenza grigia, evitando occasioni di felicità che avrebbero potuto trasformarsi in infelicità future.

In punto di morte, Aurelio pensò proprio a Massimo e realizzò in quel momento che, rinunciare nell’immediato a ciò che vogliamo e sentiamo, per costruire un futuro del tutto ipotetico, equivale forse a rinunciare ad esistere.