Il primo sorso di birra

Tra i misteri della nostra natura di esseri umani, ai primi posti c’è quello del gusto per la novità, che tende a scalzare quello che abbiamo già e che, dopo un po’, inevitabilmente ci stanca. In questo restiamo sempre bambini. Provate a dare ad un bambino un giocattolo, lascerà tutto quanto per averlo, tutto passa per lui in secondo piano, il cibo, i genitori, tutto. Lo prende, lo analizza, cerca di scoprire tutti i segreti del nuovo oggetto del suo desiderio, all’inizio lo tratta bene, ci gioca facendo attenzione a non romperlo, trova mille utilizzi per una cosa che spesso non ne ha alcuno, poi, inevitabilmente si stufa ed inizia a trattarlo male, spesso lo rompe sperando di trovarci dentro qualcosa che la sua curiosità non ha ancora scoperto. Alla fine, deluso, lo butta via e non lo degna più di uno sguardo. Avanti il prossimo, arriverà un nuovo gioco con cui ripetere la stessa esperienza.

Noi adulti non siamo molto diversi, in questo non siamo mai cresciuti. Il guaio è che, oltre che con gli oggetti, da grandi facciamo lo stesso con le persone. Non c’è soltanto il gusto irrefrenabile per il nuovo cellulare, il nuovo PC, le scarpe o l’automobile, spesso a seguire la stessa sorte sono le persone che ci vivono accanto. Come dei bambini siamo estasiati dalla novità del nuovo partner, e proprio come un bimbo, durante il primo periodo tutto passa in secondo piano. Cerchiamo di scoprire tutto del nostro nuovo oggetto del desiderio, lo coccoliamo, cerchiamo di non rovinarlo ma quell’implacabile killer che è il tempo non sbiadisce soltanto le immagini, ma anche le persone reali. Ed ecco che, rievocando il bambino che è in noi, cerchiamo la novità, qualcosa o qualcuno che ci faccia rivivere quelle emozioni ormai quasi spente.

Mi sono sempre chiesto se tutto ciò dipenda da una nostra predisposizione genetica al nuovo oppure alla nostra disperata ricerca di qualcosa che però non riusciamo mai a trovare. In questo caso bisognerebbe rivedere tutte le teorie sull’amore, compresa la chimera dell’amore eterno, che si fa sempre più fatica ad accettare. Diciamo la verità. Per un uomo, la vera bellezza delle donne è la novità. Non esistono donne belle, esistono donne nuove. perché le donne nuove ci piacciono di più anche se sono oggettivamente più brutte di quella che già abbiamo.

Sia chiaro, non è una giustificazione a quello che succede alla maggior parte delle coppie, ma deve esserci in noi un gene contro il quale proprio non riusciamo ad andare. E poi io parlo da uomo ma lo stesso discorso può essere fatto anche per l’universo femminile.

Il piacere per qualcuno o per qualcosa è inversamente proporzionale al tempo passato con quel qualcuno o qualcosa. provate a pensare alla differenza tra il primo e l’ultimo sorso di una birra gelata, alla prima leccata ad un cono gelato, al primo morso ad un panino imbottito o alla prima forchettata di un piatto fumante di pasta al ragù…il gusto di quelle “prime volte” ti fa chiudere gli occhi per assaporare l’estasi di un desiderio che si avvera. Ma la birra verso la fine si riscalda, il gelato si scioglie, il panino perde sapore negli ultimi morsi ed il gusto della pastasciutta alla fine non lo senti quasi più, anzi capita spesso che di tutto ciò ne avanzi perché ne hai abbastanza.

Dunque è inutile combattere la nostra natura, siamo eterni bambini, sempre alla ricerca di qualcosa che però si direbbe non riusciamo mai a trovare.

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