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Bar Sport I parte: la colazione

Vorrei iniziare questo piccolo esercizio di stile chiedendo umilmente perdono al vate Stefano Benni, uno dei più grandi scrittori italiani in circolazione secondo il mio modesto parere, che ha saputo inventare capolavori divertenti ma, al contempo, dalla profondità incredibile.

Ricordo di aver letto Bar Sport parecchi anni fa e non c’è stato mai nessun altro libro che mi abbia fatto ridere da solo come uno scemo al pari di quello.

Ogni città, ogni quartiere ha il suo “Bar Sport”. Forse ogni gruppo di persone ha i suoi personaggi caratteristici. Li trovi nelle assemblee condominiali, nei circoli, a scuola, insomma dappertutto.

Nei piccoli centri il bar non è altro che il luogo di ritrovo di comitive e gruppi di persone di ogni età che si sono suddivisi territorio e tavolini come un giocatore di Risiko farebbe sul tabellone, anche con riguardo all’arco temporale della giornata.

Si inizia al mattino con l’ondata isterica dei “colazionisti”, che giocano col tempo, ed in dieci minuti di colazione, 5 li perdono a guardare l’orologio. Sono i “riassuntivi” della giornata appena iniziata. Contano i minuti, cercando di condensare il tempo a disposizione per accontentare tutti. Un saluto al barista, che all’ora della colazione è il protagonista assoluto di quella commedia dell’assurdo che si svolge davanti ai suoi occhi, poi una rapida occhiata in giro per individuare i conoscenti a cui regalare parole mangiate tra i morsi al cornetto ed i sorsi al cappuccino. Quando il tempo a disposizione è scaduto, tracannano il caffè o il cappuccino a 6000 gradi in un sorso solo, provocandosi paurose ustioni e spesso devono aggiungere qualche minuto al ritardo, dal momento che non hanno considerato l’effetto cagarella che quello sconsiderato gesto inevitabilmente innesca. Ciò porta allo spiacevole inconveniente che il cesso del bar, alle 9,30 di mattina, è peggio di quello della stazione di Calcutta a fine giornata.

I dialoghi durante la colazione al bar hanno lo stesso umorismo di una convention di becchini, che va sfumando mano a mano che si avvicina il fine settimana. Quindi, se ti scappa qualche battuta, vedi di accertarti che sia di venerdì, perchè se commetti un simile errore al lunedì mattina (magari pure con la pioggia), ci sono due sole possibilità: o hai vinto al superenalotto o fai il barbiere.

Nel bar ogni categoria umana sceglie la sua fascia oraria per impossessarsi dei locali e delle vettovaglie e dettare le sue regole, quindi al mattino non troverai mai bottiglie di vino, carte e pensionati che ammazzano il tempo. Al mattino è il tempo che ammazza la gente per una sorta di vendetta ricorrente.

Un pensionato col giornale, in un bar alle 8, si nota come Marilyn Manson in smoking bianco ad un ballo di beneficienza o come un pipistrello disteso al sole a mezzogiorno ed il poverino si guarda bene di frequentare luoghi che non offrono il minimo indispensabile per sopravvivere.

Troviamo quindi “l’avvoltoio”, il quale cerca improbabili approcci broccoleschi a quell’orario impossibile, magari sperando in un numero di telefono da poter utilizzare in momenti più calmi e proficui. Costoro sono quelli che ordinano il caffè, scelgono la posizione strategica al bancone e tentano approcci privi di fantasia alle povere avventrici semiaddormentate, nella speranza di trovare a quell’ora la guardia abbassata. Nei vari tentativi (tutti miseramente falliti) il caffè è diventato imbevibile, per cui tale patetico elemento viene in genere definito il “Rocco Sifredda” del bar di mattina.

Poi abbiamo “lo scroccone”, colui che finge di leggere il giornale davanti al bar in attesa dell’attimo in cui individua la sua vittima potenziale. Saluto ipocrita (Ehilà carissimo-magari non si ricorda neanche il nome-) e domanda di prassi (come va?) con lisciatina che suona falsa come una banconota da 150 euro (stamattina ti trovo in gran forma!). Poi si blocca e resta in attesa della fatidica controdomanda: “prendi qualcosa?” Nel caso questa non arrivi, si rimette in postazione a leggere il giornale. Questo elemento di solito lo smascheri perchè la Gazzetta che ha in mano è quella del mese prima ed è un mero strumento di lavoro.

Non è infrequente incontrare quello che viene definito “la gazza ladra” che, altri non è che colui il quale, con ostentata nonchalance, si fotte puntualmente la “Gazza” a disposizione dei clienti del bar, facendola sparire, con abile ed incurante gesto, nella borsa da lavoro. A volte si spinge addirittura a sfilare un pacchetto di caramelle dall’espositore ed è convinto che ti abbia fregato solo perché il barista lo lascia perdere.

Altro tipo da bar mattutino è “l’esigente”, la disperazione di tutti i baristi. Quando entra si crea un’ondata di panico dietro il banco e si racconta di baristi che si sono strappati grembiuli ed abiti in preda alla disperazione. L’esigente è quello che ordina il caffè nel modo più complicato possibile ed ogni vota aggiunge una variante, per cui diventa impossibile memorizzare i suoi gusti. Il caffè può essere ristretto, decaffeinato, in tazza grande, macchiato freddo, schiumato, al ghiaccio, shakerato, doppio, con panna e l’esigente gioca svariate combinazioni di questi elementi ed è pronto a fare un cazziatone al barista che ne sbaglia anche uno come se il suo caffè fosse la formula alchemica per trasformare il piombo in oro. E’ facile che chieda, come accompagnamento, un cornetto alla marmellata di fragoline di bosco ma, a quel punto, rischia un cazzotto in faccia dal barista, quindi, di solito, se ne guarda bene.

Ma, al mattino il più stressato è proprio il barista, che vorrebbe avere sei braccia come la Dea Kalì ed infatti sempre più spesso adesso si notano baristi extracomunitari che così possono tranquillamente bestemmiare nella loro lingua che tanto non li capisce nessuno, ed anche se ti danno dello stronzo, lo fanno col sorriso e quindi tu lo prendi per un complimento, mentre il titolare del bar perderebbe indubbiamente buona parte dei clienti se desse aria ai pensieri nella sua madrelingua.

To be continued….