Chi sa non parla. Chi parla non sa

Nel Tao Te Ching, il vangelo del Taoismo, opera del grande maestro Lao-Tze, vi è un concentrato di saggezza che ad una lettura superficiale potrebbe apparire un insieme di parole prive di significato. Ma una attenta riflessione, insieme ad una predisposizione ad avere un’anima illuminata, possono scoprire segreti assoluti della nostra vera esistenza, che vanno ben al di la della vita che “subiamo” tutti i giorni. Quest’ultima è solo la superficie del mare su cui navighiamo, e può essere calma o in tempesta, ma sotto, per chi non ha paura di immergersi, si trova il silenzio. Se penso al termine “mare”, quindi, cosa intendo? ciò che vedo? La sua superficie, le sue onde, il fatto che sia calmo, mosso o burrascoso? Oppure vado oltre, ad un concetto molto più vasto che comprende tutto quanto, sia ciò che appare e che posso vedere con i miei sensi, sia a quello che la superficie nasconde e che è la vera essenza del mare stesso con tutti i suoi misteri celati? Quanti di noi hanno voglia di mettere la testa sotto ed esplorare quegli abissi? Credo pochi perché la paura di avventurarsi in un elemento misterioso dove ci mancherebbe l’aria che respiriamo non alletta il genere umano. Siamo abituati alla quotidianità, alle nostre rassicuranti, piccole abitudini, creandoci una gabbia, a volte dorata, altre volte infernale, da cui abbiamo paura di mettere il naso fuori per il timore che possa accaderci qualcosa di imprevisto. Ma così facendo, nel corso dei secoli ci siamo addormentati, abbiamo perso del tutto la capacità di percepire i segnali più profondi. Ci accontentiamo di un microcosmo isolato da difendere ad ogni costo, bello o brutto che sia, e questo fa incredibilmente comodo a chi muove le fila della nostra società ai livelli più alti. Mi sono sempre chiesto, fin da quando ero ragazzo: “ma la vita della gente, compresa la mia, che senso ha su questo pianeta?” Ci sono persone che nascono, crescono e muoiono facendo tutti i giorni le stesse cose: alzarsi al mattino per andare a lavorare, pranzare, lavorare ancora ed alla sera, stanchi, cena a casa, TV oppure serata con gli amici prima di andare a dormire. E il giorno dopo si ricomincia… Nel weekend ci si riposa e ad agosto due settimane di vacanza magari da 20 anni nello stesso posto. Giorni tutti uguali, alcuni belli, altri meno che mi riportano alla mente una frase alquanto cinica del grande Ennio Flaiano, il quale diceva che “i giorni indimenticabili nella vita di un uomo sono cinque o sei al massimo. Tutto il resto fa volume”. Ma se ci riflettete bene, avere sotto controllo una società piatta ed uniformata che sgobba per acquistare quello che il sistema propina come status symbol per essere qualcuno, tipo macchine, cellulari all’avanguardia o altre stronzate griffate è un vero gioco da ragazzi, una mandria addormentata che non si pone alcuna domanda a condizione che ogni tanto gli si lucidi e pulisca la gabbia. Per fortuna, però, credo che qualcosa stia cambiando. Il sistema è entrato in crisi e ci sono sempre più persone che stanno aprendo gli occhi, chiedendosi se la vita non sia in effetti qualcosa di più rispetto a quella che intendiamo oggi. Stiamo procedendo verso una nuova era spirituale?

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