Le “interviste impossibili”. Dialogo con la pazienza

“La pazienza è potere. Con il tempo e la pazienza, ogni foglia di gelso diventa seta” – Confucio

L’ospite di questa seduta è ambita e desiderata da tutti ma sono veramente in pochissimi coloro che riescono a conquistarla. E’ una dote naturale oppure la si può approfondire poco a poco? Sant’Agostino affermava che essa è un dono di Dio, ma è davvero così? Possederla concede senza dubbio innumerevoli benefici, eppure è una di quelle virtù a cui non siamo per nulla abituati. E’ sempre a portata di mano nelle situazioni in cui serve, ma quasi sempre la ignoriamo e ci lasciamo andare a reazioni nocive come la rabbia che invece nuoce a noi ed agli altri.

D: “Iniziamo con la prima domanda, semplice e diretta: cosa vuol dire “avere pazienza”?
R: “La risposta è altrettanto semplice ed è insita nella stessa domanda. C’è chi ha pazienza e c’è chi non ce l’ha. Con questo non voglio affermare deterministicamente che ci sono alcune persone che nascono con una certa pazienza infusa e tutti gli altri ne nascono sprovvisti. Non nego che vi sia una certa predisposizione in alcuni soggetti ad essere più pazienti di altri a parità di circostanze, ma, come ogni dote umana posso essere allenata e quindi chi non ha per niente pazienza potrebbe arrivare ad averne un pò, mentre chi già parte da una buona base di partenza, potrebbe stupirsi su dove può arrivare portandomi con se…non per niente si usa dire spesso “porta pazienza”.

D: “Vorrei approfondire l’argomento. Quali sono i requisiti specifici di una persona paziente?”

R: “Sarò più precisa. Molti mi confondono con la rassegnazione o con la svogliatezza, caratteristiche con cui la sottoscritta non ha nulla a che fare. Il mio approccio non è improntato ad una “perdita di tempo”, come molti sono portati a credere, che sono caratteristiche, invece, della svogliatezza e della noncuranza, bensì ad un utilizzo oculato e concreto del tempo stesso, utilizzato in maniera oculata per riflettere, osservare e maturare decisioni. Nel mondo frenetico di oggi, una persona paziente può essere vista come passiva o apatica, mentre un impaziente potrebbe apparire come qualcuno dotato di forza e determinazione caratteriale. Se consideriamo il fatto che quest’ultimo atteggiamento si unisce spesso a rabbia ed arroganza, allora è facile capire come sia un atteggiamento non proprio utile a se stessi ed agli altri. Piuttosto vedo molte analogie tra me e la resilienza, dote che sostiene in maniera incredibile le persone nelle piccole o grandi contrarietà che la vita ci offre. E’ chiaro a tutti che chi è in grado di rialzarsi dopo una caduta è una persona dotata di pazienza. Gli impazienti, quando incontrano ostacoli di qualsiasi genere, e con il loro approccio di ostacoli ne incontrano tantissimi, tendono ad infuriarsi e a dare la colpa a qualcun altro. Le persone pazienti, analizzano le situazioni avverse ed hanno più possibilità di trovare la soluzione giusta.”

D: “Prima ha detto che lei è una dote che può essere appresa ed allenata. Ci può spiegare come si può fare?”

R: “Ho già accennato che nutrirmi non può che produrre una certa quantità di benessere e può migliorare sensibilmente il rapporto con noi stessi e con gli altri. Per rispondere alla sua domanda, posso dire che è una pratica molto facile in teoria ma abbastanza difficile da mettere in pratica. Le abitudini che ci migliorano sono sempre su un percorso lungo ed in salita, mentre quelle che ci danneggiano ci fanno fare meno fatica ma paghiamo sempre un prezzo alto per questa pigrizia comportamentale. Allenare un comportamento paziente può essere fatto nella quotidianità e nei piccoli gesti, sforzandoci di governare le nostre reazioni emotive improvvise, considerando, per esempio, piccoli eventi avversi come opportunità su cui riflettere un pochino, insomma un modo diverso di vivere condizioni che altrimenti considereremmo snervanti e fastidiose. Pensi a qual’è la prima reazione che la maggior parte delle persone ha nei confronti di interlocutori arroganti, irritanti o scortesi: quello che io chiamo “il riflesso dello specchio”, un principio che governa molte azioni umane. Immancabilmente scendiamo allo stesso livello di quelle persone, diventando noi stessi arroganti e scortesi, arrivando certe volte a superare l’arroganza e la scortesia di chi ci sta di fronte. Le sembra un comportamento producente? Se si ha la forza di da fare appello alle mie doti, le garantisco che da quelle esperienze se ne uscirebbe più fiduciosi ed appagati, con la netta sensazione di aver ottenuto una piccola grande vittoria sulla parte peggiore di noi stessi. Come dico sempre, “avere pazienza significa accordarsi amichevolmente con la realtà”.

D: “Non trova che in questa nostra società attuale sia un pò difficile essere pazienti?”

R: “Ne sono perfettamente consapevole. Al giorno d’oggi ogni cosa conduce verso l’impazienza. Siete diventati la società del “tutto e subito” e vi comportate come se il futuro vi facesse una paura matta, per cui ogni vostra azione è portata ad arraffare quanto più possibile…poi domani ci penserò. C’è una enorme pressione della corsa al successo ed alla competizione come mai nelle altre epoche. In passato il tempo aveva una valenza completamente diversa, era, per così dire, più largo e lento e c’era più spazio per la sottoscritta. Oggi è stretto e veloce e quindi sono stata messa molto in disparte. A questo proposito vorrei raccontarle una storiella buddista che parla di me. Mi autocelebro un pò perchè il grande Maestro Buddha era un mio fan accanitissimo.
“Buddha e i suoi discepoli decisero di intraprendere un viaggio durante il quale avrebbero attraversato vari territori e città. Un giorno, quando il sole brillava in tutto il suo splendore, videro un lago molto lontano e decisero di fermarsi per dissetarsi. Poi, Buddha si rivolse al suo discepolo più giovane e più impaziente, dicendogli: “Ho sete. Puoi portarmi dell’acqua da quel lago?”. Il discepolo camminò fino al lago, ma quando vi arrivò notò che un carro trainato da buoi era appena passato e l’acqua, piano piano, divenne torbida. Alla luce di questa nuova situazione, il discepolo pensò: “Non posso dare da bere al maestro quest’acqua fangosa”. Così tornò e disse a Buddha: “L’acqua è molto fangosa. Non penso che sia giusto berla”.
Dopo circa mezz’ora, Buddha chiese di nuovo al discepolo di andare al lago e portargli dell’acqua da bere. Il discepolo, diligentemente, acconsentì. Ma l’acqua era ancora sporca. Tornò e con un tono deciso informò il Buddha della situazione: “L’acqua del lago è francamente imbevibile, faremmo meglio a raggiungere la città più vicina e chiedere agli abitanti che ci diano da bere”.
Buddha non gli rispose e il discepolo rimase sul posto, immobile, senza dire nulla. Com’era da aspettarsi, poco dopo il maestro chiese nuovamente al discepolo di recarsi, per la terza volta, al lago. Non volendo contraddire il Buddha, il giovane si incamminò nuovamente. In cuor suo, però, era furioso perché non riusciva a comprendere l’insistenza di un uomo così saggio.
Incredibilmente, giunto sulla riva, il discepolo vide che l’acqua era perfettamente trasparente, cristallina. Quindi, riempì le borracce di pelle e portò da bere al suo maestro e a tutti gli altri compagni della carovana.
Una volta al cospetto di Buddha, questi gli domandò: “Che cosa hai fatto per pulire l’acqua?”. Il discepolo non capì però la domanda, dato che ovviamente non aveva fatto nulla e non aveva alcun merito in quel cambiamento. Allora il maestro lo guardò e spiegò:
“Hai aspettato. In questo modo, il fango si è depositato da solo e ora possiamo bere dell’acqua pulita Ebbene, anche la tua mente funziona allo stesso modo. Quando è disturbata, devi solo lasciarla stare. Dalle soltanto un po’ di tempo e non essere impaziente. Al contrario, sii paziente. Troverai l’equilibrio da solo. Non dovrai fare nessuno sforzo per calmarla”.

D: “Il suo nome è molto utilizzato nei modi dire…santa pazienza, la pazienza è la virtù dei forti, perdere la pazienza, eccetera. Ma la frase forse più utilizzata è quella che riporta che la “pazienza ha un limite”. E’ davvero così?

R: “Non è affatto vero. Diciamo che ognuno ha un suo personale limite di pazienza che, il più delle volte, è davvero irrisorio. Sono in tantissimi ad essere convinti di avere un limite di pazienza abbastanza alto me non è affatto così. Le persone non mi conoscono affatto. Quel limite, come ho già detto, può essere allontanato sempre di più e non mi risulta affatto che vi sia un confine fino a dove può essere spinto. Credo che tutti conoscano la storia di Giobbe, personaggio a cui è stato dedicato un intero libro della Bibbia. Costui era un uomo molto saggio, onesto, sincero e devoto. Proprio per queste sue attitudini, fu messo duramente alla prova con immani sventure per far vacillare queste sue caratteristiche, ma egli non cedette mai all’impazienza ed alla rabbia ed alla fine, proprio per questa sua fermezza venne premiato da Dio. La morale che se ne trae mi pare chiara. Le difficoltà fanno parte della vita, così come i dolori e le ingiustizie. Se si persegue un fine, però, materiale o spirituale che sia, non bisogna mai lasciarsi andare allo scoramento ed alla disperazione. Avere pazienza da sempre i suoi frutti, è certo così come due più due fa quattro.”

D: “In base alla sua esperienza, sono più pazienti gli uomini o le donne?”

R: “Su questo non ho alcun dubbio. Vado molto più d’accordo con il sesso femminile. Sin dai tempi più remoti, le storie più famose della coltivazione di questa virtù riguardano figure femminili. Tutti conoscono le vicende di Penelope o di Arianna che trascorsero tempi lunghissimi nell’attesa paziente dei loro uomini. Con il relativamente recente ingresso delle donne nei ruoli di potere ad ogni livello della società, devo ammettere che sono venuta un pò meno nelle loro vite, ma non dimentichiamo che una donna riesce agevolmente a ricoprire ruoli come quello di madre, moglie, lavoratrice e persona con una sua vita sociale senza grossi problemi. Fatelo fare ad un uomo ed impazzirà dopo pochissimo tempo.

D: “Per concludere, potrebbe suggerire qualche trucco che possa aiutare nel coltivare questa ambita virtù?”

R: “Abbia pazienza…mi fa una domanda molto difficile, ma cercherò comunque di riassumere qualche caratteristica utile alla mia causa.
Primo, non cercare di cambiare le altre persone. Questo è l’esercizio più inutile che si possa fare. Molti dicono di attendere pazienti che il proprio partner o il proprio figlio o genitore cambi per ottenere un rapporto più soddisfacente con lui o lei. Questo non vuol dire avere pazienza ma essere stupidi. Nessuno è in grado di trasformare un’altra persona in quella che si desidera, non basterebbe una vita intera.
Secondo, se si deve fare una scelta importante di vita, mai affrettare i tempi e decidere d’impulso in base a quel momento. Potrebbe essere un momento di vita sbagliato ed inevitabilmente porterebbe a scelte sbagliate. Fidatevi delle impressioni immediate solo quando avete a che fare con nuove conoscenze, in quel caso si tratterebbe di intuito, ma se si tratta di decisioni sulla vostra vita, allora bevete almeno dieci tazze di tè prima di decidere.
Terzo, se commettete errori, e nella vita ciò è inevitabile, guardate a quegli errori come a degli insegnanti e mai come a qualcosa di cui vergognarsi. Uno sbaglio quasi mai è un fallimento, ma spesso è una preziosa opportunità per correggere il tiro.
Quarto, una persona paziente è una persona che allarga il suo orizzonte. Spesso ci si intestardisce su un unico obiettivo e, se non lo si raggiunge, si soffre. Abbiate i vostri traguardi, ma guardatevi sempre attorno con animo curioso. Potrebbero presentarsi opportunità migliori del falso traguardo che ci si era prefissi.
Infine, non sprecate energie. Non intestarditevi su obiettivi impossibili da raggiungere. In tal caso fermatevi ed aspettate, con pazienza, l’occasione giusta.

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